Fare filosofia con i bambini

Discutere per imparare a pensare con la propria testa

Chi segue da tempo le cose di scuola forse ricorderà lo scalpore destato da un vecchio articolo del filosofo Umberto Galimberti sul quotidiano “La Repubblica” dal titolo “Se i bimbi studiassero Platone”, e che incominciava così: “Perché, oltre l’inglese, non si introduce anche la filosofia nelle scuole elementari?”.

L’articolo fu pubblicato circa venti anni fa (settembre 2004) e all’epoca molti si dichiararono pubblicamente disorientati, interdetti. Di filosofia per e con i bambini si parlava infatti ancora poco in Italia, anche se pratiche filosofiche specifiche avevano cominciato a diffondersi già a partire dal 1970 negli Stati Uniti grazie alle pubblicazioni dello studioso Matthew Lipman. Ideatore della Philosophy for Children (P4C). Lipman, infatti, aveva sviluppato insieme alla collaboratrice Ann Margaret Sharp un vero e proprio curricolo didattico, diffuso oggi a livello internazionale.

Un premio letterario

Nel 2023 nessuno si meraviglia se sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito viene data notizia del Premio letterario nazionale “Mario Lodi – La filosofia con i bambini come nuova paideia”[1]. Si tratta della V edizione del Premio letterario “Mario Lodi” dell’Associazione Amica Sofia, e nel bando si legge che “l’obiettivo finale è quello di favorire una scuola dove la filosofia con i bambini diventi pratica diffusa e dove la creatività, il gioco, l’immaginazione vengano proposti quotidianamente come vie maestre della funzione educativa”.

Una ricerca su internet ci consente poi di saperne di più: Amica Sofia è “un’associazione di promozione sociale per la ricerca e la diffusione delle pratiche di filosofia dialogica nella scuola e nella società, con sede legale presso il Dipartimento di Scienze Umane e della Formazione dell’Università di Perugia che ne è socio fondatore istituzionale”. Sulla stessa pagina web[2] troviamo poi indicazioni di altre associazioni che si occupano degli stessi aspetti.

Perché Mario Lodi?

Mario Lodi non era un filosofo. Perché allora un premio a suo nome che parla della filosofia con i bambini come nuova paideia?

Sappiamo che il termine paideia è di origine greca e, nell’accezione originaria, voleva dire “educazione”. In Grecia assunse però gradualmente il significato di “formazione umana” e di “cultura” nel senso più alto e personale.

Possiamo dire con certezza, dopo aver letto i libri di Mario Lodi, che il suo essere maestro non consisteva nel trasmettere conoscenze ai suoi allievi. La finalità più importante era per luiquella diformare i futuri cittadini democratici, persone libere, creative, dotate di spirito critico in grado di agire responsabilmente nella società. Questo doveva essere realizzato attraverso la pratica quotidiana a scuola. In relazione a ciò era fondamentale aiutare i ragazzi a esporre le proprie idee e ad ascoltare quelle altrui. Per questo motivo le conversazioni e le discussioni caratterizzavano fortemente l’attività didattica: i ragazzi non parlavano solo se interrogati, come avveniva nella scuola dell’epoca, ma partecipavano invece a un discorso collettivo quotidiano. Si parlava di problemi relativi a esperienza di vita, ma anche di problemi sociali come il lavoro, lo sciopero, la guerra e la pace… E da ciò che emergeva si traeva spunto anche per scrivere testi.

La grande attenzione all’oralità, allo scambio e al confronto tra allievi, alle regole da rispettare nel parlare insieme, uniti al fatto che il maestro si metteva in ascolto dei bambini, cambiando così il suo modo di essere rispetto a quello dell’insegnante tradizionale, fanno sicuramente di Mario Lodi un grande innovatore. E pensiamo sia proprio questo uno dei motivi che hanno spinto “Amica Sofia” a parlare di filosofia per i bambini nel premio a lui intitolato.

La filosofia nasce dalla meraviglia

Ritorniamo a Galimberti e al punto da cui siamo partiti. Nel suo vecchio articolo (che oggi appare attualissimo) metteva in evidenza che i bambini si pongono domande filosofiche già dai quattro anni, sono i noti “perché”, fatti a dimostrazione che i piccoli si aprono allo stupore del mondo e, come Aristotele insegna: “La filosofia nasce dalla meraviglia” e perciò pone domande e interrogativi.

Queste domande, a dire di Galimberti, non devono restare inevase: occorre rispondere ma non con frasi del tipo “Le cose stanno così”, come di solito si fa con i saperi che si impartiscono a scuola, ma con un discorso, come quello filosofico, che insinua il sospetto che potrebbero anche essere diversamente. Questo sospetto, che non sigilla la domanda in una risposta, ma la tiene aperta a un ventaglio di possibili risposte, tutte giustificate dalle rispettive argomentazioni, apre il campo alla pluralità delle opinioni, quindi alla tolleranza, quindi alla democrazia, figlia della tolleranza.

Interrogarsi, non insegnare risposte, aprire la mente al dubbio, evitare il dogmatismo, disporsi alla ricerca che è un saper stare nella domanda, finché una risposta non si presenta come plausibile e, nella sua provvisorietà, superabile: questi elementi, per il filosofo, dovrebbero costituire una parte fondamentale del processo di insegnamento/apprendimento a scuola.

Una domanda e tante risposte

Promuovere la filosofia tra i bambini equivale quindi non a farli diventare dei piccoli Platone e Socrate, ma a far loro acquisire un certo tipo di atteggiamento che li porti a ragionare, ad esercitare il pensiero critico-riflessivo attraverso lo sviluppo di processi mentali logico-argomentativi.

Vengono in mente in proposito alcuni volumi di Oscar Brenifier[3], tradotti e pubblicati in Italia nel 2006 da Giunti Editore di Firenze. Si trattava di un’intera collana dal titolo “Piccole grandi domande” e, in ogni libro, venivano proposte in modo giocoso e piacevole, con l’uso di belle illustrazioni, tutte le importanti domande che fanno i bambini.

Nel volume Che cos’è la vita? ad esempio, compaiono le grandi domande: Che cos’è la felicità? Da grande diventerai un campione? Perché la vita è così dura? Perché esiste l’uomo? Perché viviamo?

Il pensiero è un cammino che non finisce mai

L’autore mostra come per ogni domanda può esserci più di una risposta e, nella premessa, scrive che alcune di queste risposte possono sembrare ovvie oppure misteriose o addirittura stupefacenti e disorientanti. Ma tutte possono dare origine a nuove domande perché il pensiero è un cammino che non finisce mai. Si aprono insomma sempre nuove piste davanti a noi.

Ad esempio, alla domanda “Che cos’è la felicità?” si può rispondere dicendo che la felicità è prendere bei voti a scuola, oppure che è fare cose piacevoli, avere un sacco di amici, diventare grandi e ricchi… Si, ma Brenifier ci dimostra che per ognuna di queste risposte ci sono altre domande.

  • Alla risposta “Prendere bei voti a scuola” possono seguire le domande: “Un brutto voto è una tragedia?”, “Per chi sono i bei voti, per te o per i tuoi genitori?”, “E se prendi un bel voto senza averci capito niente?”.
  • A “Diventare grandi e ricchi” possono seguire le domande “Si può essere felici anche se si è piccoli e poveri?”, “E se poi sarai grande ricco… e solo? “Perché non provi ad apprezzare quello che sei oggi?”.

Facciamo filosofia a scuola?

Favorire l’oralità a scuola formulando domande aperte, stimolare la curiosità, gestire discussioni assumendo un ruolo di facilitatore, guida e valorizzatore dei contributi degli allievi, sono tutte strategie del docente che possono aiutare i ragazzi a esprimere le proprie idee anche su argomenti complessi (la giustizia, l’uguaglianza, la diversità, la libertà, i diritti…).

Oggi ci sono moltissime esperienze condotte in tal senso ma, purtroppo, lo sviluppo del pensiero critico da parte degli allievi non costituisce ancora una priorità a scuola. Le attività di scrittura prevalgono su quelle orali e il primato della risposta giusta prevale sulla pratica della problematizzazione, della concettualizzazione, dell’argomentazione. Invece imparare a pensare con la propria testa rappresenta una condizione ineludibile, oggi, nel tipo di società in cui viviamo.


[1] Il concorso bandito il 22 dicembre 2022 aveva come termine di scadenza il 30 marzo 2023.

[2] Amica Sofia. Piccoli filosofi in biblioteca. Associazioni e iniziative in Italia.

[3] Filosofo francese, pseudonimo di François Bierre, ha creato un metodo del dialogo socratico conosciuto a livello internazionale come “Metodo francese” o semplicemente “metodo Brenifier” È autore di molte opere di filosofia per bambini, pubblicate in tante lingue. È anche uno degli autori del rapporto dell’Unesco sulla filosofia nel mondo.