La quotidianità di chi vive ed opera nella scuola si muove a ritmi incalzanti: nel tumultuoso flusso delle attività riservare dei tempi per riflettere sul proprio agire diventa una necessità vitale per non smarrire il senso del proprio cammino. Questa postura riflessiva restituisce a ciascun protagonista del percorso d’istruzione una maggiore consapevolezza, favorendo una lettura più chiara di sé e delle esperienze vissute nel contesto scolastico (studi di J. Pennebaker e S. Beall[1]).
Questa evidenza clinica ricalca, sul piano metodologico, la celebre definizione di William Wordsworth[2] che definì la poesia come “emozione rievocata in tranquillità”. Il passaggio dal tumulto del vissuto immediato alla sintesi della parola scritta genera una conoscenza più profonda delle proprie risposte emotive e delle esperienze vissute sul campo. Il diario di bordo si inserisce esattamente in questo solco, configurandosi come uno strumento capace di tradurre la complessità delle dinamiche scolastiche in memoria attiva.
Sono molti i dispositivi normativi che ne sollecitano l’adozione all’interno delle prassi didattiche e organizzative. Qui vogliamo rintracciare le principali occasioni di impiego di questo strumento, distinguendo tra i contesti definiti dai decreti e quelli suggeriti dalla specificità dei percorsi educativi.
Il diario di bordo nei percorsi di Formazione Scuola-Lavoro
Il primo e più evidente terreno di sperimentazione è legato alla transizione tra l’aula e il mondo esterno. Le giornate trascorse presso un’azienda o un ente in cui si svolge lo stage costituiscono per lo studente, impegnato nelle attività di Formazione Scuola Lavoro, una variazione drastica della propria routine: spazi, relazioni, compiti e ritmi si modificano repentinamente, suscitando reazioni inedite, evidenziando fragilità e portando alla luce risorse personali spesso inespresse.
È prassi consolidata nelle procedure di gestione dei percorsi da parte delle scuole l’uso di un diario di bordo, spesso in formato digitale, su una piattaforma condivisa con i tutor. La cura di questa scrittura offre allo studente l’opportunità di fermare l’esperienza, traducendo l’azione e il vissuto emotivo in un bilancio giornaliero. In questo modo, le impressioni raccolte sul campo non rischiano di disperdersi nel flusso incalzante delle mansioni pratiche, ma si trasformano in un’occasione per fare chiarezza su di sé e sul contesto ospitante.
Sotto il profilo normativo, il quadro di riferimento per queste esperienze – disciplinato dalle Linee guida per i PCTO di cui al DM 774/2019, e oggi ridenominate Formazione scuola-lavoro ai sensi del decreto-legge 124/2023 – attribuisce un valore formale fondamentale alla voce degli studenti. La norma sancisce infatti il diritto dell’alunno a esprimere una valutazione sull’efficacia e sulla coerenza del percorso rispetto al proprio indirizzo di studi, attraverso gli strumenti predisposti dalla scuola, ponendo al contempo il dovere di redigere una relazione finale. L’uso costante del diario di bordo si inserisce come preludio naturale a questa fase, garantendo che il bilancio conclusivo non sia un adempimento estemporaneo, ma l’esito di un effettivo processo di maturazione quotidiana.
L’efficacia orientativa del percorso si amplia notevolmente se la funzione del diario di bordo supera la semplice elencazione delle mansioni svolte o delle competenze apprese. Accogliere la dimensione interiore dello studente, offrendogli lo spazio per esprimere stati d’animo, fatiche e scoperte vissute sul campo, significa fornirgli gli strumenti per una lettura critica dell’esperienza, indispensabile per maturare scelte future consapevoli.
Narrare l’esperienza significa sottrarla alla casualità del momento per attribuirle un significato stabile. Secondo i princìpi dell’orientamento narrativo teorizzati da Federico Batini[3], la rielaborazione scritta del vissuto è il dispositivo chiave per consentire al soggetto di riconoscere le proprie potenzialità e progettare il futuro. È in questo senso che le note del diario di bordo possono offrire la base documentaria autentica per alimentare i dispositivi previsti dal DM 328/2022: popolare di contenuti reali l’E-portfolio e sostanziare il dialogo formativo con i docenti tutor e orientatore, evitando il rischio di una compilazione puramente burocratica.
Il diario di bordo del docente nell’ambito del PEI
Il PEI (Piano Educativo Individualizzato), anche nella sua ultima revisione ad opera del Decreto interministeriale 153/2023, è un documento dinamico, in ragione dell’età evolutiva del soggetto a cui è indirizzato. Per curarne la revisione è prevista una riflessione del Gruppo di Lavoro Operativo (GLO) nel corso dell’anno scolastico. Il lavoro preparatorio del docente di sostegno deve essere supportato da un attento monitoraggio dello studente, attività che può essere agevolata dall’uso di check list e dispositivi standardizzati, di cui si trovano utili esempi nella letteratura di settore. Il diario di bordo si rivela uno strumento prezioso per supportare il docente di sostegno nell’osservazione quotidiana, impedendo che si disperdano quei piccoli segnali e quelle intuizioni estemporanee che spesso orientano le scelte didattiche più efficaci. Rileggere le annotazioni, pur nella loro iniziale frammentarietà, permette di cogliere costanti comportamentali ed evolutive altrimenti invisibili a uno sguardo istantaneo, offrendo materiale fondato per la revisione periodica del PEI.
Il docente di sostegno si trova nella sua peculiare funzione didattica ad essere realizzatore di una vera e propria ricerca-azione, in cui, a differenza dei modelli scientifici tradizionali, l’osservatore resta esterno al fenomeno, egli opera direttamente sul campo per promuovere il benessere e l’apprendimento dell’alunno. In questo paradigma, il diario di bordo costituisce il perno della documentazione e dell’autovalutazione, segnando un passaggio importante dall’agire immediato alla ricostruzione consapevole dell’esperienza. La scrittura favorisce il necessario distanziamento dai fatti, consentendo di analizzarli con maggiore oggettività senza tuttavia neutralizzare la sensibilità del conduttore: impressioni, fatiche e intuizioni smettono di essere elementi di disturbo e si convertono in dati professionali preziosi.
Il diario di bordo per le esperienze collettive: Erasmus+
Il programma Erasmus+ per le scuole secondarie costituisce un’importante cornice progettuale volta a internazionalizzare l’apprendimento attraverso la mobilità e la cooperazione transnazionale. Tali percorsi offrono a studenti e docenti l’opportunità di confrontarsi con contesti culturali differenti, promuovendo lo sviluppo di competenze linguistiche e di cittadinanza fondamentali. Si tratta di esperienze capaci di incidere profondamente sulla crescita personale e professionale sia degli alunni sia dei docenti, impegnati nelle attività di accompagnamento o di job shadowing.
Individuare con regolarità uno spazio di confronto durante la mobilità consente di fissare i punti nodali della giornata e di redigere un documento condiviso, capace di restituire la memoria quotidiana dell’esperienza. Questa pratica consolida la coesione del gruppo in itinere e permette di stabilire un canale di comunicazione costante con la comunità scolastica rimasta in sede, unendo compagni e docenti in un medesimo percorso riflessivo.
Le tracce di queste narrazioni, frequentemente ospitate sui siti web o sui canali istituzionali delle scuole, assolvono a un’importante funzione comunicativa. Nei progetti Erasmus+, d’altronde, la condivisione delle esperienze non costituisce una scelta facoltativa, bensì un preciso vincolo contrattuale. Il linguaggio tecnico del programma definisce questa fase come Disseminazione e sfruttamento dei risultati: un processo strategico volto a trasformare il percorso dei singoli in un patrimonio comune per l’intera comunità educante. In quest’ottica, il diario di bordo si configura come uno strumento ideale per soddisfare i requisiti europei, traducendo il vissuto in valore condiviso.
Il diario di bordo per il dirigente
Nella quotidianità del dirigente si avvicendano molteplici sollecitazioni: sicurezza, interventi sui problemi di carattere disciplinare, contatti con le famiglie, richieste del Ministero, azioni legate alla realizzazione di progetti con fondi dedicati, decisioni nella gestione del personale e tante altre questioni di carattere normativo. La programmazione giornaliera del dirigente scolastico viene costantemente ridefinita dall’urgenza delle contingenze improvvise, tipiche della gestione di una comunità complessa. La redazione costante di un diario di bordo permette di ripercorrere lo sviluppo dei processi organizzativi, offrendo uno spazio per analizzare l’evoluzione delle relazioni interpersonali e l’emergere di nuove intuizioni gestionali. Questo dispositivo, pur mantenendo un carattere volontario e informale, si rivela un prezioso alleato sul piano metodologico: esso fornisce una base documentaria strutturata per il monitoraggio delle azioni di governo richieste proprio dal Sistema di valutazione dei dirigenti scolastici.
Sotto il profilo normativo, con riferimento agli obiettivi fissati per l’anno scolastico 2025/2026, il Decreto Interministeriale 2276/2025 delinea con precisione questo compito. Tra gli indicatori volti a misurare la capacità di orientare l’azione dirigenziale al miglioramento del servizio – in coerenza con il Rapporto di Autovalutazione e il Piano di Miglioramento – la norma include espressamente l’utilizzo di forme di monitoraggio e la rendicontazione dei risultati raggiunti nelle aree organizzative e gestionali direttamente riconducibili all’operato dirigente. Diventa quindi strategico registrare quelle tessere di un monitoraggio quotidiano che, se avesse carattere estemporaneo, rischierebbero di disperdersi, privando il dirigente di evidenze empiriche fondamentali per la compilazione della piattaforma valutativa.
Quando la memoria professionale si fa letteratura
La specificità del diario di bordo risiede nella sua stessa origine etimologica. Mutuato dal lessico della navigazione – dove si registravano i dati tecnici, le rotte e gli eventi salienti della traversata per fini prettamente operativi – questo strumento si distingue dal diario personale propriamente detto per la sua natura strutturata e metodologica.
Nella pratica scolastica, tuttavia, questa dimensione tecnica non ne esaurisce il valore, ma ne costituisce la base per evoluzioni più profonde. La storia della pedagogia italiana dimostra come i resoconti nati per documentare l’azione didattica sul campo o le tappe della ricerca-azione abbiano saputo valicare i confini della rendicontazione professionale per farsi letteratura.
L’esempio emblematico resta l’opera di Mario Lodi, in particolare nei registri che hanno dato vita a “C’è speranza se questo accade a Vho”: quello che era nato come un diario quotidiano della pratica d’aula, si è convertito nella testimonianza universale di un cammino di consapevolezza civile, illuminando la bellezza e la fatica dell’insegnare.
Incentivare l’adozione sistematica del diario di bordo nella quotidianità dei docenti e dei dirigenti significa, in ultima analisi, legittimare una postura di ricerca costante che tutela il benessere di chi opera nella scuola. Riversare sulla pagina la complessità emotiva e organizzativa della giornata può diventare anche un atto di decompressione mentale indispensabile per prevenire il logoramento professionale e governare lo stress da lavoro-correlato. Nel solco tracciato dai suoi celebri precursori, la scrittura si rivela così un dispositivo di protezione e di cura: restituisce dignità all’esperienza ordinaria, trasformando la fatica quotidiana in uno spazio di espressione autentica e di matura crescita professionale.
[1] James Pennebaker e Sandra Beall “Confronting a traumatic event: Toward an understanding of inhibition and disease”, Journal of Abnormal Psychology, 1986. È considerato lo studio pionieristico che ha dimostrato scientificamente, per la prima volta, il legame causale tra la scrittura e la salute psicofisica.
[2] William Wordsworth è stato uno dei più importanti poeti britannici, nato nel 1770 e morto nel 1850, celebre per aver fondato il Romanticismo inglese insieme a Samuel Taylor Coleridge, con la pubblicazione delle Lyrical Ballads (Ballate liriche) nel 1798.
[3] F. Batini (2025), L’orientamento narrativo: le narrazioni per rispondere al bisogno orientativo odierno.



