Do you speak English in your classroom?

Unit 1: CLIL, sempre CLIL, fortissimamente CLIL

La metodologia CLIL: dove eravamo rimasti?

Diffusasi in Italia già fra la fine degli anni ‘90 e i primi anni 2000, la metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning) è stata introdotta nelle scuole secondarie di secondo grado con i D.P.R. 88 e 89/2010, ed è entrata di fatto nelle classi italiane con la nota Miur n. 4969 del 25 luglio 2014, che ne ha disciplinato l’insegnamento su base ordinamentale nelle classi quinte dei licei e degli istituti tecnici (oltre alle terze e alle quarte dei licei linguistici). Tale nota, tuttora vigente, fornisce suggerimenti e indicazioni operative, e detta le norme transitorie, prevedendone un’introduzione graduale: si suggerisce infatti l’attivazione di norma del 50% del monte ore della DNL veicolata in lingua straniera, “in considerazione anche della necessità di dotare gli studenti della padronanza del linguaggio tecnico-specialistico della disciplina della lingua italiana”.

Si precisa che nella fase di prima applicazione della metodologia CLIL negli ordinamenti scolastici possano trovare impiego nella didattica anche i docenti in possesso di una competenza linguistica di livello B2 QCER, pur rimanendo il C1 l’obiettivo finale e ambizioso dei docenti che insegnano parte della loro disciplina attraverso una lingua straniera veicolare, che di norma è l’inglese.

La modalità CLIL è dunque entrata a pieno titolo nel lessico e nella didattica delle scuole italiane, e ha convogliato l’interesse e la partecipazione attiva di tanti docenti di disciplina non linguistica (in particolare, ma non solo, quelli di materie matematico-scientifiche), desiderosi di sperimentare in classe questa significativa innovazione metodologica e, qualora la propria formazione necessitasse di un consolidamento o di un perfezionamento, di formarsi con i corsi posti in essere dall’amministrazione e, in alcuni casi, con percorsi autonomi e certificazioni linguistiche ottenute presso enti riconosciuti dal Miur.

Passato, presente e prossimo futuro

Dal 2010 a oggi si sono succeduti vari decreti e direttive, con cui il Miur si è impegnato in un consistente e diffuso piano di formazione, che fino a oggi ha dato origine a quattro diverse generazioni (fasi) di corsi. La prima di queste generazioni fu affidata a INDIRE (di prossima uscita un approfondimento dell’INDIRE, dal titolo “Report CLIL: esperienza nazionale di formazione docenti”); le successive sono state gestite dal Miur, principalmente attraverso fondi all’uopo destinati dai rispettivi decreti ministeriali (ex legge 440/1997).

Ora le competenze di lingua straniera sono state inserite nel Piano per la formazione dei docenti 2016-19 come una delle nove priorità della formazione 2016-19 (la 4.4) e il Ministro Giannini, nel comunicato stampa di presentazione del piano, il 3 ottobre scorso, ne ha parlato come esempio concreto di compimento delle azioni formative garantite dal Miur, ricordando che “avere insegnanti che, anche insegnando discipline diverse dalla lingua… sono in grado di fare lezione in lingua straniera, con una certificazione ovviamente di livello adeguato, significa dare un’opportunità molto più efficace di raggiungimento delle soglie di competenza degli studenti”.

Le azioni formative per la scuola secondaria di II grado

Limitandoci in questa sede alla sola scuola secondaria di secondo grado, il piano prevede il coinvolgimento di decine di migliaia di docenti, secondo la seguente tabella:

Docenti di lingua e cultura straniera di Scuola secondaria di II gradoPercorso di potenziamento linguistico con elementi di metodologia didattica innovativa10.000Anni scolastici 2016/2019
Docenti di lingua e cultura straniera di Scuola secondaria di II gradoPercorsi di formazione metodologica per il CLIL10.000Anni scolastici 2016/2019
Docenti di DNL di Scuola secondaria di II grado B1 > C1Percorso di formazione linguistica per il raggiungimento del livello C1 (propedeutico al CLIL)20.000Anni scolastici 2016/2019
Docenti di DNL di Scuola secondaria di II grado CLILPercorsi di formazione metodologica per il CLIL10.000Anni scolastici 2017/2018

And now?

L’impegno del Miur è senz’altro cospicuo e diffuso. L’interesse e la partecipazione dei docenti rappresentano già una buona base di partenza. Ora bisognerà attendere le prossime mosse dell’Amministrazione centrale, e quali livelli di governance saranno previsti per quella che possiamo chiamare la quinta generazione di corsi; ci riferiamo in modo particolare al ruolo delle scuole polo per la formazione, delle task force regionali istituite presso gli UU.SS.RR. e degli uffici periferici, all’entità dei finanziamenti e ai destinatari dell’affidamento dei corsi (Università? Associazioni professionali e disciplinari accreditate? Docenti in servizio di comprovata esperienza e con specifici requisiti? Altro?)

Leggiamo inoltre con piacere, fra le linee strategiche del punto 4.4, l’eventuale certificazione, da parte di enti terzi, dei livelli di competenze linguistiche raggiunti, piccolo vulnus dei decreti sinora succedutisi. Ci auguriamo che questo impegno possa davvero diventare realtà.

Finanziamenti per progetti di eccellenza

Il 5 novembre 2016 è scaduto il termine di presentazione delle proposte progettuali finalizzate allo sviluppo della metodologia CLIL di cui all’avviso pubblico inerente l’art. 29 del DM 663/2016. Tale avviso, per il quale sono stati stanziati 1.500.000 euro (600.000 per le istituzioni scolastiche del primo ciclo e 900.000 per quelle del secondo ciclo) ricalcava quasi fedelmente – usiamo l’imperfetto perché il bando è scaduto – analoga iniziativa finanziata con il DM 435/2015, tanto che fra i requisiti del nuovo bando veniva esplicitato il fatto di non aver beneficiato dei fondi di cui all’art. 27 del DM 435/2015.

Nelle scuole del primo ciclo esso riguardava progetti di eccellenza e di ricerca-azione, che dovevano prevedere percorsi o moduli CLIL di almeno 20 ore annuali, da attivarsi in almeno due classi di ogni istituzione scolastica coinvolta; nelle scuole del secondo ciclo potevano invece candidarsi laboratori di apprendimento e progetti di lettura estensiva in lingua straniera, anch’essi con percorsi o moduli CLIL di almeno 20 ore annuali, da attivarsi in almeno due classi di ogni istituzione scolastica coinvolta. Le reti di scuole proponenti potevano essere composte da un minimo di 5 a un massimo di 10 istituzioni scolastiche, con docenti in possesso di un adeguato livello linguistico. Bizzarro, ad esempio, che i docenti della primaria coinvolti dovessero possedere un livello QCER B2, mentre quelli della secondaria di secondo grado solo il B1… Forse si è tenuto conto della presenza nel primo grado dei docenti di lingua straniera?

Attendiamo gli sviluppi, anche in considerazione del fatto che tutti i materiali prodotti (a titolo esemplificativo: power point ipertestuali, giochi educativi interattivi, esercizi, test, questionari multimediali, video ecc.) rimarranno di proprietà dell’amministrazione, che ci auguriamo li metta presto a disposizione di tutta la comunità scolastica.

To be continued…