L’Alfabetizzazione… in un mondo digitale: a che punto siamo?

La Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione

Venerdì 8 settembre è stata celebrata la 51esima International Literacy Day (ILD)[1], la Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione istituita dall’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) nel 1965 e celebrata la prima volta l’anno successivo per enfatizzare in tutto il mondo la grande l’importanza dell’alfabetizzazione verso gli individui, la società, le comunità e promuovere l’attenzione dell’uomo verso la conoscenza dei propri diritti per lo sviluppo sociale e umano.

La Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione si celebra ogni anno in tutto il mondo e riunisce governi, organizzazioni multilaterali e bilaterali, ONG, settori privati, comunità, insegnanti, studenti ed esperti del settore, per evidenziare i successi nei tassi di alfabetizzazione mondiale e riflettere sulle restanti sfide per la promozione dell’alfabetizzazione come parte integrante dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita (cfr. Agenda 2030).

I dati raccolti dall’Istituto di Statistica UNESCO-UIS mostrano che, ancora oggi, l’analfabetismo è una realtà con cui devono fare i conti 757 milioni di adulti in tutto il mondo (due su tre sono donne), mentre 264 milioni di bambini in età scolare ancora mancano di abilità alfabetiche di base.

Il tema dell’edizione 2017: l’Alfabetizzazione in un mondo digitale

Quest’anno la Giornata Internazionale di Alfabetizzazione ha avuto come tema l’”Alfabetizzazione in un mondo digitale” (Literacy in a digital world), con l’obiettivo generale di esaminare quali tipi di literacy le persone devono possedere in una società sempre più digitale e interconnessa (una comunità planeraria direbbe Morin), di riflettere sulle politiche per lo sviluppo delle competenze nell’alfabetismo, di esplorare come le tecnologie digitali possono supportare i progressi verso lo sviluppo sostenibile, al fine di ridurre l’emarginazione digitale di quanti ancora sono esclusi dall’accesso alle nuove TIC e alle tecnologie digitali.

Ancora oggi, purtroppo, circa 4 miliardi della popolazione, più della metà del mondo, non ha accesso a Internet e quasi 2 miliardi non usano un telefono cellulare e vivono all’esterno delle aree con un segnale mobile. Si tratta, quindi, di un “divario digitale” globale in termini di accesso alle tecnologie digitali, al loro utilizzo e impatto.

E proprio per ridurre quel digital divide, che continua a separare “Nord” e “Sud” del mondo (e non solo, ma anche del nostro Paese, come vedremo in seguito), che quest’anno la Giornata Internazionale di Alfabetizzazione mette in evidenza le sfide e le opportunità per promuovere l’alfabetizzazione nel mondo digitale.

La scuola e le politiche d’istruzione, ovviamente, non sono e non possono restare estranee nell’alfabetizzazione digitale, ma giocano un ruolo di primo piano nell’arricchimento degli ambienti scolastici sempre più aumentati dalle tecnologie.

Del resto, come aveva teorizzato lo studioso americano Melvin Kranzberg, la tecnologia (e se volessimo attualizzare diremmo le “nuove tecnologie”), non è buona né cattiva, ma non è neanche neutrale!

Alfabetizzazione digitale in Europa: a che punto siamo?

A marzo scorso la Commissione europea, con un comunicato stampa[2], pubblicava i risultati del DESI (Digital Economy and Society Index), l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società del 2017, uno strumento che illustra la prestazione dei 28 Stati membri in una varietà di settori che vanno dalla connettività alle competenze digitali, alla digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici.

Dall’indice di digitalizzazione dell’economia e della società del 2017 si evince che l’UE registra dei progressi, ma il divario tra i paesi all’avanguardia nel digitale e i paesi che registrano le prestazioni meno soddisfacenti è ancora troppo ampio.

L’Italia, collocandosi al 25° posto su 28 paesi (seguita solo da Grecia, Bulgaria e Romania), nel DESI 2017 è ancora in ritardo in termini di sviluppo digitale rispetto alla media dell’Unione, posizionandosi, così, nel gruppo di paesi a bassa performance[3] e con un forte squilibrio territoriale.

Nuove azioni del PNSD per l’a.s. 2017/2018

Giocoforza vien da pensare al nostro PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale). Con l’inizio di questo nuovo anno scolastico troveranno attuazione le nuove azioni del PNSD presentate durante l’estate dalla ministra dell’istruzione[4] in occasione dell’iniziativa “Il Piano Nazionale Scuola Digitale incontra il Paese” tenutasi lo scorso 26 luglio a Roma.

Le prossime azioni del PNSD annunciate dal MIUR[5] prenderanno il via tra settembre e novembre 2017 e serviranno a lavorare su quattro direttrici: a colmare i divari rimasti andando ad investire dove è più necessario; a consolidare gli investimenti più importanti, come quello sulla formazione dei docenti; a investire sulla comunità del PNSD e sugli innovatori che trainano tutta la comunità scolastica; a creare un ecosistema di innovazione attorno alla scuola, per avvicinare definitivamente scuola e mondo dell’innovazione.

Le nuove azioni del PNSD, investimenti e calendario

StrumentiCompetenze degli studenti e contenutiFormazione e accompagnamento
-laboratori professionalizzanti in chiave digitale (bando il 20 settembre per 140 milioni);

-ambienti innovativi nelle scuole di periferia e sperimentazione digitale contro la dispersione scolastica (bando il 29 settembre per 2,5 milioni);

-assistenza per la manutenzione tecnica ICT delle scuole del primo ciclo (bando il 15 novembre per 5,7 milioni);

-registro elettronico per le classi del I ciclo (bando il 16 ottobre);

-servizi digitali più semplici ed efficienti per le scuole (bando entro il 15 settembre);

-trasformazione digitale: un design nuovo per i siti web delle scuole (ottobre).

Sono previsti, a partire dal 15 settembre, tre gruppi di lavoro al fine di rendere le competenze digitali strutturali negli ordinamenti:

-revisione delle indicazioni nazionali;

-mappatura delle metodologie didattiche innovative;

-uso dei device personali in classe.

Altre azioni riguardano:

-cittadinanza digitale che, grazie al consorzio generazioni connesse, prevede la fornitura alle scuole un kit di attività e un percorso di formazione per accompagnare ogni classe (ottobre);

-call ai territori per sperimentare il pensiero computazionale (ottobre);

-percorsi nazionali per l’educazione all’imprenditorialità;

-iniziative specifiche per le attività STEM in ogni scuola del secondo ciclo (novembre).

Sono previste tre azioni, da realizzare tra ottobre e novembre:

-18 future labs per la formazione, uno per Regione e in ogni snodo formativo;

-18 centri di competenza sulla formazione ai temi del digitale;

-25 milioni per la formazione avanzata sui temi del digitale per tutto il personale della scuola.

Infine, a partire dal 12 settembre 2017, partirà la comunità online degli innovatori della scuola, una  community inizialmente disponibile per 40.000 persone tra animatori digitali,  team per l’innovazione e dirigenti scolastici e successivamente aperta a tutti.

Dualismi territoriali e digitali

Tuttavia, nonostante il massiccio investimento strutturale, l’attivazione di risorse economiche senza precedenti e i meriti che certamente non possono essere disconosciuti al PNSD, molto forti rimangono ancora le differenze tra le macro-aree geografiche del nostro Paese, dove “al Sud addirittura il 41% dei ragazzi non ha mai svolto una lezione con computer, lavagna elettronica, tablet e smartphone” rispetto al solo 7% del Nord (monitoraggio di Skuola.net sulla tecnologia a scuola che ha coinvolto circa 7mila studenti di medie e superiori)[6].

Permane quindi, come del resto acclarato da diverse indagini nazionali e internazionali (ultimo dato: Eurostat, 8 settembre 2017)[7], un forte dualismo territoriale, e non solo digitale, nel nostro sistema d’istruzione, con le regioni del Centro-Nord che superano la media europea OCSE collocandosi e competendo addirittura con le tigri asiatiche e il Mezzogiorno lontano dalla media sia italiana sia OCSE e con uno scarto equivalente a due-tre anni di ritardo scolastico, soprattutto per alcune tipologie d’istruzione.

Sarebbe interessante sapere, nei prossimi mesi, quali ricette proporranno, a tal proposito, le varie forze politiche che si candidano a guidare il “Bel paese là dove ’l sí suona” o se saranno sufficienti quegli “Interventi urgenti per il contrasto della povertà educativa minorile e della dispersione scolastica nel Mezzogiorno” previsti dal recente D.L. 91/2017 (convertito nel frattempo in L. 123/2017) per colmare il cronico divario fra Sud e Nord d’Italia che costituisce una variante strutturale della disuguaglianza italiana complessiva, dove il livello essenziale delle prestazioni che “dovrebbero” essere garantite su tutto il territorio nazionale rimane una previsione costituzionale che, con ogni evidenza, non viene ancora garantita nelle macro-aree geografiche Sud e Sud isole!

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[1] http://en.unesco.org/themes/literacy-all/literacy-day

[2] “Quanto è digitale il tuo paese? L’Europa ha fatto dei progressi ma non ha ancora colmato il divario digitale”, Bruxelles, 3 marzo 2017. http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-347_it.htm

[3] Italy – Digital Economy and Society Index 2017 in https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/scoreboard/italy

[4] Discorso Ministra 26 luglio 2017: http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Traccia+Discorso+Ministra+PNSD/bf8443ad-5a8c-443b-a775-4957684602ac?version=1.1

[5] https://www.slideshare.net/miursocial/il-piano-nazionale-scuola-digitale-incontra-il-paese-i-prossimi-passi

[6] “Didattica digitale, scuole ancora troppo indietro. Italia spaccata a metà” (Skuola.net).  http://www.skuola.net/news/inchiesta/didattica-digitale-computer-smartphone-tablet-lim-ebook-scuola.html

[7] Eurostat: l’Italia migliora, ma troppo lentamente, troppo divario tra Nord e Sud (8 settembre 2017).