Three, two, one, go! Ripartono i corsi CLIL

Una lunga attesa… CLIL non muore si rivede!

Dopo aver trascorso diverso tempo chiusi in un cassetto, rivedono finalmente la luce i corsi CLIL, e lo fanno con la nota della Direzione generale per il personale scolastico n. 49851 del 21 novembre 2017.

Utilizzando i fondi del DM 751/2017 (ex lege 440/1997), nello specifico l’art. 36, viene assegnata per l’organizzazione e l’avvio di corsi linguistici e metodologico-didattici CLIL la cifra complessiva di un milione e cinquecentomila euro, che viene ripartita sulla base dei fabbisogni regionali. Una somma sostanziosa, dunque, che tuttavia arriva ben due anni dopo le ultime azioni nazionali, a completamento dei percorsi formativi avviati con il precedente DM 435/2015. L’insegnamento di una lingua straniera, generalmente l’inglese, veicolato attraverso i contenuti di una disciplina non linguistica[1], è una pratica didattico-metodologica diffusa in tutta Europa che, pur inserendosi in un ampio e interessante dibattito culturale sull’espansione dell’inglese quale lingua universale, itineraria, panterrestre, fu accolto da molti docenti con interesse, partecipazione e addirittura entusiasmo, tanto che le richieste di formazione superarono presto l’offerta.

Dove eravamo rimasti?

Dello stato dell’arte e delle precedenti generazioni di corsi CLIL abbiamo già parlato in precedenti contributi, ai quali rimandiamo[2]. In questa sede ne ricordiamo solo gli ultimi sviluppi e riferimenti normativi:

  • la metodologia CLIL è inserita nel primo dei 17 obiettivi formativi prioritari di cui al comma 7 dell’unico articolo della legge 107/2015. Tali obiettivi, dunque anche quello inerente il CLIL, vengono poi integralmente riportati nel PECUP allegato al DLgs 61/2017 sulla revisione dei percorsi di istruzione professionale (IP), indicando alle istituzioni scolastiche che offrono percorsi di IP di progettare attività finalizzate al raggiungimento di tali obiettivi;
  • il DM 797/2016 (piano di formazione docenti 2016-19) riporta tra le azioni nazionali riguardanti la priorità 4.4 (competenze di lingua straniera) percorsi di formazione linguistica e metodologica per il CLIL rivolti a 40.000 insegnanti. Parte di questi percorsi erano inseriti in un cronoprogramma previsto già a partire dal 2016-17, che tuttavia non è stato poi avviato o monitorato;
  • la nota DGPER n. 47777 dell’8 novembre u.s. stabilisce che le iniziative sulle lingue straniere pianificate dalle scuole-polo per la formazione dovranno tenere conto dei percorsi previsti dal DM 851/2017 e non sovrapporsi a essi.

Le prossime mosse

Le precedenze nelle iscrizioni

La citata nota 49851 affida agli Uffici Scolastici Regionali le azioni da porre in essere per attivare e realizzare i corsi finanziati (76 metodologico-didattici e 64 linguistici, spalmati su tutto il territorio nazionale). Tali corsi sono destinati in via prioritaria ai docenti che nel corrente anno scolastico insegnano una disciplina non linguistica di indirizzo nel quinto anno degli istituti tecnici, e una disciplina non linguistica nel quinto anno dei licei, nonché nel terzo e quarto anno dei licei linguistici. I Dirigenti scolastici candidano i propri docenti e gli UU.SS.RR. definiscono gli elenchi degli ammessi e li trasmettono ai soggetti erogatori dei corsi.

Le scuole-polo

Gli UU.SS.RR. individuano per la gestione amministrativa delle azioni CLIL su scala regionale un’unica istituzione scolastica, selezionandola tra le scuole-polo per la formazione di ambito. I tempi sono piuttosto incalzanti: entro il 4 dicembre gli UU.SS.RR. dovranno comunicare il nominativo alla Direzione Generale; ciò presuppone che la commissione esaminatrice dovrà acquisire le candidature in tempi strettissimi e in tempi altrettanto celeri esaminarle, valutarle e stabilire la scuola assegnataria dei finanziamenti. Dal canto loro, le scuole-polo che desiderano candidarsi avranno pochissimi giorni per elaborare una proposta progettuale coerente, adeguata e di qualità.

Gli enti che erogano i corsi

A questo punto gli UU.SS.RR., d’intesa con la scuola-polo assegnataria dei finanziamenti, individuano, tramite avvisi pubblici a livello regionale, i soggetti che erogheranno i corsi linguistici e le università che erogheranno i corsi metodologico-didattici (in base al DD n. 6/2012 questi ultimi possono essere realizzati esclusivamente dalle università), sulla base di specifici requisiti. Anche tali candidature saranno esaminate da una apposita commissione (la medesima delle candidature delle scuole-polo o un’altra?).

L’avvio dei corsi

Entro il 15 febbraio 2018 gli UU.SS.RR., d’intesa con la scuola-polo individuata a livello regionale, daranno l’avvio ai corsi. Si tratta di una scadenza piuttosto ravvicinata, considerando i numerosi adempimenti richiesti e i tempi tecnici degli avvisi pubblici e delle candidature. Anche in questo caso è prevista l’istituzione di una commissione (la terza?).

Corsi linguistici e corsi metodologici

corsi linguistici standard, per docenti con una conoscenza minima di livello B1, attestabile anche mediante test di posizionamento, avranno la durata complessiva di otto mesi e 130 ore, di cui almeno 60 in presenza; eventuali corsi brevi avranno la durata massima complessiva di sei mesi, con un numero proporzionato di ore in presenza e online. L’attività on-line dovrà essere monitorata da un tutor ed erogata attraverso una piattaforma. I corsi metodologico-didattici, riservati a chi possiede una competenza linguistica pari o superiore al livello B2 QCER, si caratterizzano come corsi di perfezionamento di 20 CFU. Corsi e iscrizioni andranno caricati sulla piattaforma SOFIA.

Oltre l’inglese

Sono previste modalità particolari per le lingue diverse dall’inglese, per le quali potrebbe non essere possibile riuscire ad attivare corsi con almeno 20 docenti. In questo caso viene suggerita l’erogazione di un contributo pro-quota per ogni insegnante (400 euro per la frequenza di corsi standard, 200 per la frequenza di corsi brevi). Lodevole iniziativa, anche se di non semplice applicazione.

Questioni aperte

Restano sul piatto, oltre a quelle già accennate, diverse questioni:

  • Non ci sono riscontri della rilevazione delle classi coinvolte nell’insegnamento CLIL richiesta ai licei e agli istituti tecnici nel mese di marzo tramite funzione SIDI. Tale metodologia è davvero entrata nell’ordinamento o vige ancora una fase sperimentale, con un numero parziale di classi e una percentuale ancora lontana dal 50% suggerito dalla nota 4969 del 25 luglio 2014, tuttora vigente nonostante si parlasse di norme transitorie per l’a.s. 2014-15?
  • Che fine ha fatto la piattaforma miurambientelingue.it che fungeva da anagrafe nazionale dei docenti formati e in formazione CLIL, e nella quale furono investiti tempo e risorse? Non ve n’è menzione nella nota 49851: sarà sostituita da un’altra modalità di monitoraggio e di riscontro?
  • Quali criteri di priorità adottare per la costituzione degli elenchi dei docenti ammessi ai corsi? Ad esempio, fatti salvi i requisiti perfetti di cui si diceva in apertura, si darà la precedenza a chi insegna a tempo indeterminato in un istituto professionale o a un professore di liceo con un contratto a tempo determinato?
  • E, last but not least, l’alta motivazione registrata quando iniziarono i corsi si sarà mantenuta o, stante la discontinuità, non ci sarà più la corsa ai (pochi) posti disponibili? Ci auguriamo ardentemente di no, e che la certificazione CLIL sia ancora una meta agognata e perseguita con impegno ed entusiasmo da tanti insegnanti competenti e preparati.

Inglese sì, ma senza dimenticare il glorioso italiano

Non v’è dubbio che per insegnare una disciplina, seppur parzialmente, attraverso l’uso veicolare di una lingua straniera, sia richiesto ai docenti un’ottima conoscenza sia della disciplina di insegnamento sia della lingua straniera in cui essa è veicolata. Una conoscenza sommaria, modesta, approssimativa non giova agli studenti, anzi forse addirittura nuoce; d’altra parte la lingua italiana non può e non deve in un prossimo futuro essere relegata a lingua degli affetti e della colloquialità. Essa ha una prestigiosa tradizione anche scientifica, e deve continuare a essere la lingua delle scienze e delle arti. I nostri giovani devono avere una solida preparazione che permetta loro di andare in Europa e nel mondo per significative esperienze di studio e di lavoro, e di poter tornare con un bagaglio professionale ed esperienziale tale da consentire loro di utilizzare appieno la nostra gloriosa lingua, di arricchirla di significati e di conservarne, anzi incrementarne le magnifiche potenzialità, in Italia e nel mondo. Se il CLIL perseguirà questa strada, lunga vita al CLIL!

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[1] L’acronimo CLIL sta per “Content and language integrated learning”.

[2] http://www.notiziedellascuola.it/istruzione-e-formazione/news/ripartono-i-corsi-per-insegnare-con-il-clil

https://www.scuola7.it/2017/39/

https://www.scuola7.it/2017/51