Question time… about CLIL

Da sperimentazione ad ordinamento: un passaggio incompiuto

“La presente nota intende offrire alle Istituzioni scolastiche un quadro riassuntivo della normativa che regola l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera secondo la metodologia CLIL e che definisce i requisiti richiesti ai docenti. Essa è finalizzata a fornire suggerimenti su modalità di attuazione e indicazioni operative a licei e istituti tecnici in questa prima fase di applicazione degli Ordinamenti.”

Era il 25 luglio 2014 e la nota 4969, a firma Carmela Palumbo, forniva indicazioni sull’avvio in ordinamento dell’insegnamento di discipline non linguistiche in lingua straniera secondo la metodologia CLIL. A quasi tre anni di distanza, a che punto siamo con l’introduzione di questa metodologia, avviata nelle scuole secondarie di secondo grado con i DD.PP.RR. 88 e 89/2010? È diventata, così come prevede la normativa, una pratica diffusa e generalizzata, oppure la fase di prima applicazione di cui parla la citata nota 4969 è ancora in pieno svolgimento? La didattica CLIL a livello sperimentale è passata a insegnamento curricolare in tutte le quinte classi degli istituti tecnici (in questi ultimi si tratta solo di lingua inglese) e dei licei (dove si parla genericamente di lingua straniera), oltre alle terze e quarte classi dei licei linguistici?

Lo stato dell’arte

Dal 7 al 28 marzo 2017 è stata aperta a SIDI una funzione per la rilevazione delle classi dei licei e degli istituti tecnici coinvolte nell’insegnamento CLIL e delle discipline interessate. Non conosciamo le finalità di questo monitoraggio, ma è ragionevole presumere che la prima di queste sia disegnare una mappatura nazionale dell’avanzamento di quella che è ancora considerata una novità per l’ordinamento delle scuole del secondo ciclo. Sarà interessante sapere se i Dirigenti Scolastici sono riusciti a coprire tutte le classi quinte con personale già formato e a completare il monitoraggio.

Ricordiamo che il requisito “aureo” richiesto dalla norma è il possesso di una certificazione linguistica di livello C1 accompagnata da un titolo rilasciato dall’università al termine di un corso metodologico-didattico del valore di 20 CFU, ma che in questa fase ancora transitoria “può trovare impiego nella didattica della disciplina veicolata in lingua straniera anche il docente in possesso di una competenza linguistica B2 […] e impegnato nella frequenza dei percorsi formativi”[1]. Più difficile immaginare una copertura totale dei licei linguistici, i quali, come da DPR 89/2010, devono introdurre dalle classi terze una DNL veicolata in una lingua straniera e, a partire dalle quarte, aggiungere una seconda DNL in una seconda lingua straniera. Nutriamo seri dubbi sul fatto che, a pochi anni dall’avvio dei percorsi formativi offerti dal MIUR ai docenti di DNL, i licei linguistici possano garantire in tutte le quarte e le quinte due discipline non linguistiche veicolate in due diverse lingue straniere, e attendiamo con interesse gli esiti di tale monitoraggio, che dovrebbe fornire anche un’istantanea delle discipline più frequentemente coinvolte (forse quelle scientifiche, come emerso da precedenti rilevazioni?).

Non si dimentichi infine la piattaforma www.miurambientelingue.it, una sorta di anagrafe nazionale dei docenti in formazione CLIL e dei livelli di competenza QCER conseguiti e da conseguire, che dev’essere costantemente aggiornata, per gli ambiti di propria competenza, dagli Uffici Scolastici Regionali, dalle istituzioni scolastiche di riferimento a suo tempo finanziate, e dalle singole scuole; aggiornamento che in questi ultimi tempi sembra aver subito una battuta d’arresto. Va ricordato, a onor del vero, che la Direzione generale per gli Ordinamenti scolastici, nel 2015 e nel 2016, ha emanato, ai sensi dei DM 435/2015 e 663/2016 (ex legge 440), due avvisi pubblici per lo sviluppo della metodologia CLIL ed azioni didattiche innovative, che hanno assegnato risorse a scuole statali del primo e del secondo ciclo.

Azioni nazionali o formazione per ambiti?

Una seconda finalità della rilevazione di cui sopra potrebbe essere quella di definire il fabbisogno formativo degli insegnanti, al fine di avviare le azioni nazionali di cui alla priorità 4.4 del piano per la formazione dei docenti 2016-2019, di cui parlò l’allora ministra Giannini durante la presentazione del piano presso la Sala della Comunicazione del MIUR il 3 ottobre 2016. D’altra parte, anche la legge 107/2015, al comma 7 del suo unico articolo, inserisce la metodologia CLIL addirittura nel primo dei 17 obiettivi formativi prioritari (valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento all’italiano nonché alla lingua inglese e ad altre lingue dell’Unione  europea,  anche  mediante  l’utilizzo della metodologia Content language integrated learning).

Docenti di lingua e cultura straniera di Scuola secondaria di II gradoPercorso di potenziamento linguistico con elementi di metodologia didattica innovativa10.000Anni scolastici 2016/2019
Docenti di lingua e cultura straniera di Scuola secondaria di II gradoPercorsi di formazione metodologica per il CLIL10.000Anni scolastici 2016/2019
Docenti di DNL di Scuola Secondaria di II grado B1 > C1Percorsi di formazione linguistica per il raggiungimento del livello C1 ( propedeutico al CLIL)20.000Anni scolastici 2016/2019
Docenti di DNL di scuola secondaria di II grado CLILPercorsi di formazione metodologica per il CLIL10.000Anno scolastico 2017/2018

A ben guardare, tre delle quattro azioni dello specchietto precedente, rivolte a 40.000 docenti di scuola secondaria di secondo grado, avrebbero dovuto prendere avvio già dal corrente anno scolastico, ma giunti ormai ad aprile inoltrato ancora non ce n’è traccia. Partiranno in quest’ultimo scorcio di scuola? Oppure, più verosimilmente, stante il lungo silenzio, le 318 scuole-polo della formazione hanno predisposto in autonomia diverse unità formative linguistico-comunicative per rispondere ai bisogni e alle aspettative dei docenti, che in questa fase sono ancora molto alte? Se è così, come evitare le “sovrapposizioni di iniziative, che richiedono precisi standard operativi e che si devono innestare su protocolli nazionali (es.: la lingua inglese per insegnanti di scuola primaria o il CLIL per docenti della secondaria superiore)” di cui parla il “documento di lavoro per lo sviluppo del Piano di formazione docenti 2016-2019” allegato alla nota DGPER 9684 del 6 marzo scorso?

Livelli di governance e standard di formazione richiesti

Se, come emerge dai documenti, il MIUR dovesse tenere per sé la cabina di regia delle azioni riguardanti il CLIL, come ne sarà strutturata la governance? Ci si avvarrà, come nelle quattro generazioni precedenti di corsi, delle scuole-polo individuate dagli USR a seguito di avvisi pubblici, le quali a loro volta affidarono la realizzazione dei corsi, sempre mediante avvisi pubblici, a strutture universitarie e/o formative, ovvero a docenti in possesso di specifici requisiti e professionalità, a seconda che si trattasse di percorsi metodologico-didattici (che devono essere svolti dalle Università) o linguistico-comunicativi? Oppure si demanderà la formazione dei docenti alle scuole-polo che si stanno occupando delle unità formative del piano di cui sopra? Molti docenti sono giunti a una fase intermedia della formazione e sono generalmente motivati a proseguirla. Si chiedono entro quali tempi e in quali forme.

Rimane poi aperta la questione del traguardo richiesto per la certificazione CLIL: il decreto direttoriale del 16 aprile 2012 pose a questo proposito un obiettivo molto ambizioso, descrivendo il profilo del docente CLIL in relazione agli ambiti linguistico, disciplinare e metodologico-didattico, ed esigendo come requisito perfetto il livello C1 QCER accompagnato dal corso di perfezionamento di 20 CFU. Si manterrà questo standard alquanto elevato o si preferirà allargare la platea dei docenti coinvolti, garantendo il B2 quale “livello soglia necessario per poter dire che si insegna qualcosa in un’altra lingua” (parole della ministra nella conferenza stampa di presentazione del piano)?

Ulteriori questioni aperte: orari, esami di Stato, certificazioni

Interessante sarà anche sapere, in base agli esiti della rilevazione SIDI di marzo, per quante ore annuali i docenti veicolano in lingua straniera con metodologia CLIL i contenuti della propria disciplina, stante la nota 4969 che individuava una soglia di norma del 50% del monte ore annuale, “in considerazione anche della necessità di dotare gli studenti della padronanza del linguaggio tecnico-specialistico della disciplina nella lingua italiana”[2].

Non si dimentichi il fatto che la metodologia CLIL ha effetti anche nella struttura dell’esame di Stato, in quanto “l’accertamento del profitto nelle discipline non linguistiche veicolate in lingua straniera dovrà, in sede di esame, mettere gli studenti in condizione di valorizzare il lavoro svolto durante l’anno scolastico…” e, a seguire, “la DNL veicolata in lingua straniera costituirà oggetto d’esame nella terza prova scritta e nella prova orale”[3].

Infine, last but not least, l’interrogativo sulle certificazioni finali. Spetterà ai singoli docenti, una volta formati, rivolgersi a un ente certificatore accreditato, utilizzando all’uopo anche il bonus docente, oppure, come indicato nelle linee strategiche della priorità 4.4 del DM 797/2016 (pag. 36 del piano di formazione), verrà offerta una “eventuale certificazione, da parte di enti terzi, dei livelli di competenze linguistiche raggiunti”?

Più dubbi che certezze, dunque, ai quali ci auguriamo vengano fornite presto indicazioni certe, sia per ottemperare a quanto previsto dagli ordinamenti, sia per non disperdere anzitempo il carattere propulsivo e proattivo di tale innovazione didattica e metodologica, che sinora ha trovato nel corpo docente una significativa spinta alla partecipazione e alla sperimentazione.

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[1] Vedi la citata nota 4969, pagg. 3-4.

[2] Ibidem, pagina 5.

[3] Ibidem, pagina7.