Società a rischio di sviluppo (in)sostenibile

Io porto a scuola “4P+T”, e tu? Prevenire, preparare, proteggere, promuovere e trasformare

Probabilità e impatto dei Rischi Globali

In alcuni corsi di formazione con i docenti sui temi dello sviluppo sostenibile e dell’Agenda 2030 chiedo ai docenti di confrontarsi con “i rischi globali” secondo l’accezione del World Economic Forum. I rischi globali sono definiti come “eventi o condizioni incerte che, se si verificano, possono causare un impatto negativo significativo per diversi paesi o industrie entro i prossimi 10 anni” [1]. Chiedo ai docenti di posizionare una serie di etichette (Figura 1) che corrispondono a rischi di natura Ambientale, Economica, Geopolitica, Sociale o Tecnologica su un quadrante, rappresentando così la loro percezione in termini di Probabilità che tali rischi hanno di accadere e di Impatto che avrebbero se accadessero (Figura 2).
(Questa attività di formazione è stata messa a punto con l’amica e collega ricercatrice Isabel de Maurissens con la quale condivido spesso e volentieri la docenza nei laboratori formativi per insegnanti. Per il supporto realizzativo del materiale che utilizziamo dobbiamo ringraziare anche Micol Chiarantini.) .

Insieme poi discutiamo del risultato, delle difficoltà di collocare alcuni rischi, del grado di accordo sulla percezione che il gruppo ha sperimentato durante l’esercitazione, del posizionamento prevalente di alcuni tipi di rischi (ad es. i rischi Ambientali, con le etichette verdi, sono spesso posizionati nel quadrante in alto a destra ) rispetto ad altri, delle differenze delle rappresentazioni che emergono dai vari gruppi (solitamente dividiamo l’aula in due gruppi), del variare della percezione di rischio rispetto al tempo corrente (in tempo di Coronavirus il rischio di tipo sociale-sanitario “Diffusione delle malattie infettive” si è spostato notevolmente a destra rispetto ai mesi precedenti).

L’interconnessione tra i rischi

Una volta fatto questo, e rinforzata la consapevolezza che abbiamo lavorato sulla “percezione” dei rischi, andiamo a confrontare quanto è emerso rispetto al risultato dell’analoga ricerca (Figura 3) condotta annualmente dal World Economic Forum (WEF) con il coinvolgimento di circa 1.000 rispondenti all’interno della rete di stakeholder del WEF incluse reti professionali e membri dell’Institute of Risk Management [1]. Non lo facciamo tanto per confrontare l’aderenza della percezione emersa nel laboratorio rispetto alla percezione che risulta dalla ricerca WEF, ma piuttosto per mettere in luce punti di vista legati alla percezione di rischio rispetto al genere, all’età, al profilo di expertise ma anche, e soprattutto, per mettere in luce l’interconnessione tra i rischi (Figura 4) che è il vero punto di arrivo (o forse dovrei dire meglio: punto di partenza) dello sviluppo sostenibile.

Le percezioni dei docenti

Figura 1: Etichette dei rischi globali

Figura 2: Percezione di Probabilità (ascisse) vs Impatto (ordinate) dei Rischi Globali. Formazione docenti in servizio, Esercitazione di gruppo, Lucca, Febbraio 2020.

Figura 3: Global Risk Landscape [1]

La mappa della connessione dei rischi globali

Figura 4: Global Risk interconnection map [1]

È insostenibile tutto questo?

Gli impatti fisici dei cambiamenti climatici [ma a questo punto sappiamo che possiamo dire lo stesso anche per gli altri rischi globali, n.d.r.] sono impossibili da ignorare, ma gli esperti cominciano a essere sempre più preoccupati da un’altra, meno ovvia, conseguenza di tale crisi: lo stress che sta provocando sulla psiche delle popolazioni di tutto il mondo. In particolare nel caso dei più giovani.”, sono alcune parole tratte dall’editoriale del 14 febbraio di Valori.it [3].

L’obiettivo dell’attività non è consegnare agli insegnanti la consapevolezza che siamo senza via d’uscita, ma passare loro il desiderio di portare oltre il testimone di un effetto moltiplicatore: se ciascuno di loro accende nei propri alunni la fiducia e gli strumenti per mettere in azione una “resilienza trasformativa”, che sfrutta la spinta derivante dallo shock per compiere un balzo in avanti, piuttosto che cercare di tornare indietro [2, p.70], non c’è dubbio che l’umanità potrà cambiare rotta.

Invitarli a portare questi temi nelle classi dei docenti che incontro vuol dire però fare i conti con una pressione importante. Con uno shock.

Come affrontare “un futuro pieno di shock”?

Enrico Giovannini nel suo volume “Utopia Sostenibile” [2] formula delle considerazioni in relazione alle politiche pubbliche che è necessario mettere in campo per affrontare un futuro pieno di shock. Riportando su un grafico gli shock a cui il genere umano va incontro, rappresenta le “capacità” da mettere in azione in relazione a shock che possono avere bassa-media-alta intensità e variabile durata (Figura 5): se per gli shock a bassa intensità e breve durata occorre “Stabilità” e quindi capacità di assorbimento (il sistema assorbe gli effetti negativi), per gli shock a maggiore intensità occorre “Flessibilità”, per garantire capacità di adattamento (il sistema si deve modificare temporaneamente). Per shock di alta intensità e lunga durata occorrerà “Cambiamento”, ovvero capacità trasformativa (il sistema deve cambiare).

Figura 5. Giovannini, E. “Utopia Sostenibile”, Laterza 2018

Quali interventi può mettere in atto un sistema per garantire queste capacità?

Secondo dove ci troviamo rispetto a quale tipo di shock possiamo Prevenire, Preparare, Proteggere, Promuovere e Trasformare. 4P+T.

“Questo è esattamente ciò che il mondo si è impegnato a fare con l’Agenda 20 30, la quale non è semplicemente un elenco di aspirazioni del tutto irrealizzabile, ma può rappresentare un quadro di riferimento articolato e coerente per leggere la realtà, anticipare gli shock prossimi venturi, preparare il sistema ad assorbirli, ad aggiustarsi o a trasformarsi a seconda dei casi, attraverso politiche integrate e altri processi in grado di portare il mondo su un sentiero di sviluppo veramente sostenibile, in grado di soddisfare le aspirazioni degli esseri umani rispettando i limiti del pianeta e delicati equilibri degli ecosistemi che ci sono stati affidati.” [2, p.70]

Figura 6 Giovannini, E. “Utopia Sostenibile”, Laterza 2018

Nessuna conclusione e un messaggio di auspicio

Sono giorni complessi, questi, per la scuola del nostro Paese. In comune coi nostri amici ad oriente abbiamo sperimentato la messa in atto di una capacità che per ora è di “Flessibilità” – la chiusura straordinaria delle scuole, la riconfigurazione temporanea delle attività didattiche per potere far fronte all’obiettivo del contenimento del contagio di un virus il cui effetto primario ad oggi in Italia, è quello di averci messo profondamente e brutalmente di fronte all’evidenza dell’interconnessione dei rischi globali: Coronavirus e cambiamento climatico sono entrambi figli, fratelli, dello sviluppo insostenibile [4].

L’unico modo per invertire la rotta è mettere in atto tutte le capacità, inclusa quella del “Cambiamento”. Per farlo occorre orientare la conoscenza scientifica perché diventi strumento di progresso, felicità e pace per l’umanità. Nonostante sia il mezzo più lento per produrre cambiamenti sociali, l’educazione è il solo mezzo che possa farlo davvero [5].

Riferimenti per approfondire

[1] World Economic Forum (2020) The Global Risk Landscape 2020 , Survey Results http://reports.weforum.org/global-risks-report-2020/survey-results/global-risks-landscape-2020/#landscape

[2] Giovannini, E. Utopia Sostenibile, Laterza, 2018.

[3] I cambiamenti climatici sono insostenibili anche per la psyche umana, https://mailchi.mp/509e374148ab/12-annii-cambiamenti-climatici-sono-insostenibili-anche-per-la-psiche-umana?e=f579cfb08c

[4] Coronavirus? «Come Sars ed Ebola»: un figlio dello sviluppo insostenibile https://valori.it/coronavirus-pandemie-sviluppo-insostenibile/

[5] Arthur Levine, ex-Presidente del Teachers College, Columbia University in Ikeda, D. Educazione SOKA, Creazione di valore e cittadinanza globale, Esperia, 2003.