La “nuova” valutazione: mi passi quell’emendamento?

A.A.A. Valutazione formativa cercasi

Ha suscitato molto interesse l’approvazione ad opera del Senato della Repubblica di un emendamento alla legge di conversione del Decreto Legge 22/2020 (quello, ricordiamolo, che ha introdotto semplificazioni e adattamenti alle valutazioni di fine anno e allo svolgimento degli esami di stato) che abolisce il sistema dei “voti in decimi” nella scuola primaria e prefigura un nuovo modello basato su “giudizi descrittivi” e indicatori “di livello”.

Ecco l’emendamento approvato:

“2-bis. In deroga all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, dall’anno scolastico 2020/2021, la valutazione finale degli apprendimenti degli alunni delle classi della scuola primaria, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo è espressa attraverso un giudizio descrittivo riportato nel documento di valutazione e riferito a differenti livelli di apprendimento secondo termini e modalità definiti con ordinanza del Ministro dell’istruzione”.

Era una richiesta sollecitata da molte parte negli ultimi mesi: ricordiamo i documenti delle associazioni professionali, gli interventi dell’ex-Comitato scientifico del primo ciclo del quale ho fatto parte, il parere in tal senso del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Dunque, è bene quel che finisce bene… Certamente, ma con alcune puntualizzazioni.

Un anno vissuto pericolosamente….

Molte richieste di superamento del voto in decimi sulle singole discipline derivavano dalla situazione di emergenza che si è determinata nelle scuole italiane a seguito del COVID-19. La frequenza scolastica è stata interrotta da fine febbraio ed è stata sostituita dalla didattica a distanza (DAD). Uno sforzo generoso da parte di tanti insegnanti, al di là dei distinguo dei grandi intellettuali”[1], che hanno cercato di adottare varie modalità (piattaforme, collegamenti sincroni e asincroni, uso dei social, ecc.) pur di mantenere forme di “vicinanza”, di relazione educativa, di insegnamento. Senza specifiche indicazioni o criteri di carattere nazionale, a parte la nota MI 388 del 17 marzo 2020, che però non indicava uno standard di riferimento: quante ore di DAD, quali piattaforme, quale rilevanza didattica e giuridica…

La valutazione al termine dell’anno scolastico

La situazione è apparsa subito assai delicata nella scuola primaria, sia per una minore dotazione di devices da parte dei bambini e delle famiglie, sia per la necessaria “mediazione” e “collaborazione attiva” dei genitori nella realizzazione delle attività a distanza, sia per oggettive difficoltà a sostenere efficaci interazioni educative con il gruppo classe, con piccoli gruppi o a livello individuale. La didattica ne ha certamente risentito e si è posto il problema di “come” valutare gli apprendimenti al termine dell’anno scolastico 2019-2020, di fronte a situazioni così incerte. Il 25% dei bambini non raggiunti o raggiunti assai parzialmente; attività DAD spesso ridotte e magari concentrate su alcuni apprendimenti di base. Era apparso ragionevole spostare la valutazione su un apprezzamento di alcune competenze trasversali (la capacità di auto organizzarsi, la disponibilità all’impegno, la resilienza di fronte alle difficoltà, la creatività di linguaggi, soluzioni, approcci alla conoscenza), quelle – per intenderci – richiamate nelle “Linee guida per la certificazione delle competenze” emanate per il primo ciclo dal MIUR il 9-1-2018. E, dunque, compilare quella parte della pagella (D.lgs. 62/2017) che rimanda proprio alle descrizioni dei processi e del profilo globale dell’allievo: le soft skills piuttosto che le valutazioni su singoli apprendimenti disciplinari.

Il tormentone delle pagelle

Queste riflessioni, che non hanno trovato posto nelle Ordinanze Ministeriali sulla valutazione, specie nella n. 11 del 16 maggio 2020 sugli scrutini, hanno certamente guidato la mano degli estensori dell’emendamento approvato dal Senato, ora in attesa di convalida finale della Camera dei Deputati. Andando però oltre l’emergenza di quest’anno (che tra l’altro non viene affrontata nel provvedimento) e prospettando un intervento di respiro sulla valutazione degli allievi, a partire dal prossimo anno scolastico 2020-21. La questione della valutazione nella scuola elementare e nella scuola media (già, perché fino ad oggi i due gradi scolastici usufruivano dello stesso “trattamento giuridico”) ha una storia recente, fatta di molti tormenti: nel 1977 fu abolito il voto in decimi, con la legge 517/77, ed introdotta una valutazione narrativa, con compilazione di profili; nel 1992 fu sperimentata una scala pentenaria A-B-C-D-E su 5 livelli con descrittori per ogni disciplina; nel 1996 tornarono i vecchi giudizi sintetici (sufficiente, distinto, ottimo, ecc.) ed infine, nel 2008, con la legge 169/2008, si ritornò alla casella di partenza con il ripristino del voto in decimi, riconfermato distrattamente con il D.lgs. 62/2007)[2]. Che dire di questi inesausti cambiamenti nella normativa: certamente le incertezze della scienza docimologica, ma anche la fragilità dei diversi sistemi via via adottati e la loro difficoltà ad essere compresi appieno dalla opinione pubblica, con la metafora tranchant della “casalinga di Voghera”.

Un metodo di lavoro “partecipato”

Alla luce dell’esperienza più recente e dei suoi esiti insoddisfacenti, ma anche buttando l’occhio al panorama europeo, ove nel frattempo si è fatto strada il tema della certificazione delle competenze, è importante che l’adozione di nuove modalità di valutazione avvenga attraverso un processo trasparente e partecipato, con un confronto aperto nel mondo delle scienze dell’educazione e con la possibilità per la scuola di “falsificare” (popperianamente…) le nuove proposte prima della loro adozione. Occorre, cioè, aprire subito un cantiere con almeno 100 scuole primarie (meglio ancora, 100 istituti comprensivi con allargamento alle scuole dell’infanzia e alle scuole medie) che siano disponibili ad impegnarsi in una ricerca sui nuovi strumenti, a saggiarne la fattibilità e la sostenibilità, a preparare il terreno per l’adozione generalizzata durante il prossimo anno scolastico delle possibili innovazioni. L’esempio più recenti di questa metodologia partecipata è stata l’adozione, prima sperimentale e poi generalizzata, dei nuovi modelli di certificazione delle competenze (cfr. Linee Guida, 9-1-2018). Dunque, si potrebbero interpellare i membri del comitato scientifico nazionale che ha elaborato quel modello e che negli ultimi 8 anni hanno accompagnato le scuole del primo ciclo nella attuazione delle Indicazioni Nazionali per il curricolo (DM 254/2012). Magari con l’integrazione di alcuni validi docimologici e con l’assistenza tecnica dei due enti di ricerca del Ministero (Indire e Invalsi).

Le basi culturali della nuova proposta

Ma, in sostanza, quali potrebbero essere le ipotesi su cui il comitato scientifico e scuole dovrebbero lavorare? Ci sarà tempo per entrare nei dettagli, intanto sarebbe importante condividere i principi ispiratori di una moderna cultura della valutazione. Ci sembra utile riassumerli in questa scaletta di lavoro:

1. Descrivere e apprezzare gli apprendimenti, i comportamenti civici e sociali, le competenze.

2. Evitare di trasformare la valutazione sommativa in un’operazione aritmetica.

3. Utilizzare una pluralità di punti di osservazione: la valutazione come ologramma dell’apprendimento e non come blitz docimologico.

4. Apprezzare la progressione dei singoli allievi verso standard definiti.

5. Al di là dei codici prescelti (numeri, lettere, aggettivi) definire rubriche di riferimento.

6. In caso di difficoltà, predisporre interventi differenziati e compensativi.

7. Sostenere e incoraggiare la fiducia, il miglioramento, l’autostima degli allievi.

Si fa presto a dire livelli di apprendimento

Vediamo nel concreto come potrebbero essere le nuove pagelle. Nell’enunciato dell’emendamento approvato dal Senato si fa riferimento a giudizi descrittivi di livelli di apprendimento. Questo criterio esclude che si possa ridurre il tutto al ripristino di giudizi globali “sintetici” (ottimo, buono, ecc.) perché i livelli dovranno riferirsi alle diverse discipline e saranno di carattere descrittivo. Questo passaggio fa propendere per un sistema in cui, disciplina per disciplina, siano individuati diversi livelli ad esempio 5, sulla falsariga di quelli più diffusi a livello europei, ma che troviamo anche nelle rubriche descrittive (articolate in 5 livelli) utilizzate dall’OCSE-PISA e da INVALSI per restituire gli esiti delle prove di apprendimento. Le rubriche dovrebbero mettere in evidenza aspetti/dimensioni diverse di ogni apprendimento disciplinare. Ferma restando l’esigenza di superare la rigida distinzione tra le singole discipline, almeno nei primi anni delle elementari, dove le valutazioni si potrebbero riferire piuttosto ad aree o ambiti di conoscenza.

Rubriche per livelli o rubriche descrittive?

Dalle rubriche diffuse in Europa (pensiamo al Quadro delle Lingue, all’EQF, al DGComp ecc.) i diversi livelli non sono descritti con giudizi di valore (dalla grave insufficienza alla massima eccellenza, come spesso succede nelle delibere sui criteri dei Collegi dei docenti), perché ciascuno mette in evidenza un valore positivo – seppure minimo e parziale – in quanto viene riferito alla progressione degli apprendimenti. Detto in altre parole, un livello iniziale in lingua italiana in quinta elementare non è una insufficienza “assoluta” ma, ad esempio, corrisponde ad un livello adeguato per una classe precedente. Occorrono allora rubriche in progressione (nel nostro caso dalla prima alla quinta elementare e oltre) dove i livelli sono diacronici e rendono visibile il miglioramento possibile.

Una matrice utile ci viene dal DGComp (il quadro delle competenze digitali) in cui ogni livello in progressione descrive la semplicità/complessità del compito, il grado di autonomia del soggetto, il processo cognitivo coinvolto. Dunque il livello non giudica ma consente all’allievo di posizionarsi e di capire quali azioni sviluppare per migliorare il proprio livello.

Ma cosa si comunica ai genitori?

Se una matrice a 5 livelli (o 4 o 6) che descrive la progressione degli apprendimenti è senz’altro ben fondata sul piano docimologico, occorre però trovare una modalità semplice di comunicazione ai genitori. Codici come le lettere ABCDE sembrano molto freddi (ma per le lingue funzionano bene: A1, B2, C1… e sono accompagnati da un aggettivo evocativo: sopravvivenza, soglia, autonomia, parlante nativo ecc.). Gli aggettivi (sufficiente, ottimo…) sembrano troppo spostarsi su un apprezzamento della persona. Del voto abbiamo detto: lì spesso si scivolava nella semplice media aritmetica di valori intuitivi…. Si dovrebbero trovare aggettivi che facciano riferimento alla progressiva autonomia dell’allievo (iniziale, intermedia, avanzata) oppure alla progressiva acquisizione di padronanza e competenza (adeguata, consolidata, ecc.). Qualche scuola si è cimentata pure con gli emoticon!!! E magari verrà un giorno in cui la competenza acquisita si tradurrà nell’acquisizione di badge elettronici, simili alle conquiste che oggi esibiscono gli scout nelle loro divise azzurre[3].

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[1] Ci riferiamo al documento sottoscritto da valenti intellettuali, primo firmatario Massimo Cacciari, “La scuola è socialità. Non si rimpiazza con monitor e tablet”, in “La Stampa”, 18 maggio 2020. https://www.lastampa.it/cultura/2020/05/18/news/la-scuola-e-socialita-non-si-rimpiazza-con-monitor-e-tablet-1.38857890

[2] Cfr. G.Cerini, M.Spinosi, Un’ancora per la valutazione, Tecnodid, Napoli, 2017.

[3] L’elenco ufficiale dei Brevetti di Competenza AGESCI è composto da 16 brevetti: Amico della natura, Animazione Espressiva, Animazione Giornalistica, Animazione Grafica e Multimediale, Animazione Internazionale, Animazione Religiosa, Animazione Sportiva, Guida Alpina, Mani Abili, Nocchiere, Pioniere, Soccorso, Sherpa, Skipper, Timoniere, Trappeur