Imparare a programmare il futuro

L’importanza del coding

Negli ultimi decenni il mondo ha assistito a una rapida trasformazione digitale che ha influenzato ogni aspetto della nostra vita. L’importanza del coding, ovvero il processo di scrittura e sviluppo di codice informatico, è diventata sempre più evidente. Il conoscere i linguaggi informatici e saperli “gestire” è una delle competenze digitali previste nell’area 3 del DigComp 2.2.

Nel mondo della scuola ha antenati importanti come la “tartaruga” di Papert[1], il primo linguaggio di programmazione progettato per i bambini con il LOGO.

I benefici del coding

Non stiamo quindi parlando di una particolare novità ma di un tema centrale e trasversale a tutte le discipline e quindi di una competenza non solo di chi insegna tecnologia e matematica, ma di tutti i docenti.

Non sono poche le ricerche scientifiche che dimostrano i benefici educativi del coding; ad esempio, uno studio pubblicato nel 2014 su “Journal of Learning Analytics”[2] che ha evidenziato un miglioramento delle abilità di problem-solving, della creatività e della capacità critica negli studenti che hanno periodicamente e regolarmente sviluppato attività di coding.

In un mondo in cui la robotica e l’intelligenza artificiale vengono sempre di più introdotte nella quotidianità, il coding insegna agli studenti, in estrema sintesi, come comunicare con le macchine e come risolvere problemi in modo logico.

Il coding aiuta a pensare in modo “computazionale

Il pensiero computazionale è, dunque, la capacità di risolvere problemi complessi in modo logico, creativo ed efficiente, usando anche concetti e strumenti della programmazione informatica. È un insieme di processi e tecniche per analizzare un problema e formulare una soluzione che qualsiasi persona o anche una macchina possa eseguire.

Il pensiero computazionale è una forma di pensiero che esiste da sempre, e che si basa su concetti come l’astrazione, la decomposizione, il pattern matching, l’algoritmo e la generalizzazione. Sviluppare un pensiero computazionale significa, quindi, non solo acquisire nuove abilità tecniche, ma soprattutto imparare a pensare in modo critico, a collaborare con gli altri, a esprimere la propria creatività e a innovare per il bene comune. Permette di creare connessioni tra i vari ambiti del sapere e di scoprire nuovi modi di rappresentare e manipolare le informazioni. Il coding è strumento e processo del pensiero computazionale ed è specifico della programmazione informatica.

Programma il futuro

Nel solco di questo sfondo educativo, il 4 ottobre è stata emanata, con il numero di protocollo 32594, la circolare una circolare avente per oggetto “Programma il Futuro: insegnare in maniera semplice ed efficace le basi scientifico-culturali dell’informatica. A.S. 2023/2024″.

Anche in questo anno scolastico, grazie al protocollo di intesa tra il Ministero dell’istruzione e del merito e il CINI (cioè il Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica), sarà riproposta l’iniziativa rivolta alle scuole di ogni ordine e grado.

Si legge nella circolare che “Il progetto è realizzato con l’obiettivo di sviluppare nelle scuole l’insegnamento dei concetti scientifici di base dell’informatica e l’educazione all’uso responsabile della tecnologia“.

La piattaforma di “Programma il Futuro”[3] accompagna già dal 2014 le attività scolastiche e permette di promuovere in ogni classe attività di coding strutturate e graduate per difficoltà. Ogni classe può trovare una proposta didattica di base, denominata “L’Ora del Codice”. È composta da 24 diversi percorsi di avviamento alle basi dell’informatica, della durata di un’ora ciascuno, di cui 8 indirizzati in modo specifico alla scuola secondaria di primo grado e 4 a quella di secondo grado, gli altri fondamentalmente per la primaria.

Nel progetto sono proposti anche percorsi più approfonditi e specifici graduati per livelli, che sviluppano progressivamente i concetti fondanti dell’informatica come disciplina, pensati ed organizzati in funzione dell’età e dell’esperienza degli studenti.

Di recente sono stati inseriti anche dei percorsi complementari di educazione civica costituiti da sette lezioni per la scuola primaria e tre per la scuola secondaria di primo grado sul tema della cittadinanza digitale consapevole; ancora, sono fruibili cinque lezioni di accompagnamento al funzionamento del computer.

La “code week”

La circolare è stata pubblicata alla vigilia della “code week”[4], cioè la settimana europea del coding, che quest’anno si svolge dal 7 al 22 ottobre. L’iniziativa mira a sensibilizzare i cittadini europei sull’importanza del coding e del pensiero computazionale e incoraggiarli a scoprire il loro potenziale creativo attraverso la programmazione. Vuole anche contribuire a ridurre il divario digitale tra chi ha accesso alle tecnologie e chi no, tra chi le sa usare e chi le sa creare, tra uomini e donne, tra giovani e anziani. Per questo motivo, la code week europea offre una vasta gamma di attività per tutti i gusti e tutti i livelli di esperienza. Si tratta di una manifestazione promossa dal basso da volontari, associazioni, scuole, università, imprese e istituzioni pubbliche. Chiunque può organizzare o partecipare ad un’attività di coding, scegliendo il tema, il pubblico e la modalità che preferisce. Basta registrare l’attività sulla mappa online della code week o partecipare a proposte viciniori.

La formazione specifica dei docenti

Normalmente già da parecchi anni la code week riscuote grande successo nelle scuole, con una partecipazione entusiasta di molte classi di ogni ordine e grado, in particolare del primo ciclo. La partecipazione è fortemente legata allo spirito di iniziativa e alla formazione specifica dei docenti, oggi proposta da molti soggetti istituzionali e non, come i poli formativi su Scuola Futura[5], i corsi dell’Università di Urbino portati avanti dal prof. Alessandro Bogliolo[6], la grande Community internazionale di Scratch[7], nato dal MIT di Boston come LOGO nel 1966[8]. Non mancano quindi materiali e percorsi formativi a disposizione dei docenti e degli studenti.

La formazione dei docenti sul coding è regolata in modo chiaro dalla Legge n. 233 del 29 dicembre 2021 (che converte, corregge ed amplia il decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, recante disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza).

Nel primo comma dell’articolo 24 bis si legge: “Al fine di consentire l’attuazione della linea progettuale M4-C1 – Investimento «Nuove competenze e nuovi linguaggi» del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per favorire e migliorare l’apprendimento e le competenze digitali, a decorrere dall’anno scolastico 2022/2023 e per un triennio, il Piano nazionale di formazione dei docenti delle scuole di ogni ordine e grado… individua, tra le priorità nazionali, l’approccio agli apprendimenti della programmazione informatica (coding) e della didattica digitale”.

Dall’anno scolastico 2025/2026 “il coding è legge”

Il comma successivo della legge pone anche l’attenzione sulla necessità di aggiornare i Quadri di riferimento nazionali del primo e del secondo ciclo, per una riformulazione dei curricoli ed una progettazione più efficace per lo sviluppo delle competenze digitali e l’utilizzo consapevole ed efficace degli strumenti e della rete, indicando come framework di riferimento il DigComp e il DigComp Edu. Si legge: “Entro il termine dell’anno scolastico 2024/2025, con decreto del Ministro dell’istruzione sono integrati, ove non già previsti, gli obiettivi specifici di apprendimento e i traguardi di competenza delle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione e delle Indicazioni nazionali e delle Linee guida vigenti per le istituzioni scolastiche del secondo ciclo di istruzione”.

Il terzo comma dell’articolo 24bis, mirando a dare seguito a quanto previsto nel PNRR con riguardo all’investimento 3.1 «Nuove competenze e nuovi linguaggi», sempre nell’ambito della Missione 4, Componente 1 (“Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle università”) recita: “A decorrere dall’anno scolastico 2025/2026, nelle scuole di ogni ordine e grado si persegue lo sviluppo delle competenze digitali, anche favorendo gli apprendimenti della programmazione informatica (coding), nell’ambito degli insegnamenti esistenti, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

In conclusione

Se dovessimo domattina introdurre nel PTOF delle nostre scuole le attività di coding trasversali a tutte le discipline come percorsi strutturati e non episodici, aiuteremmo i nostri studenti ad imparare a risolvere problemi complessi, perché Il coding insegna a suddividere problemi difficili in compiti più gestibili, migliorando così la capacità di affrontare sfide complesse. Ancora, li aiuteremmo ad apprendere in modo più autentico affrontando problemi reali che non sono artificialmente creati per ottenere risultati “distillati”; a collaborare e a riutilizzare, imparando a lavorare in piccole equipe e sfruttando il lavoro di altri nel pieno rispetto del diritto d’autore. Copiare serve a imparare, una volta tanto!

Infine, come già descritto nel tentare di definire il coding, imparerebbero ad usare la tecnologia e il digitale non in modo passivo ma attivo, con creatività e idee personali ed a scrivere con il codice della tecnologia informatica, dopo aver imparato a leggere e scrivere con i codici linguistici.


[1] https://el.media.mit.edu/logo-foundation/what_is_logo/history.html

[2] https://learning-analytics.info/index.php/JLA/article/view/7533/7631

[3] https://programmailfuturo.it/

[4] https://codeweek.eu/?lang=it

[5] https://scuolafutura.pubblica.istruzione.it/

[6] https://mooc.uniurb.it/wp/codemooc/

[7] https://scratch.mit.edu/

[8] L’ultima creazione del Mit è OctoStudio, una nuova app per imparare il coding anche con lo smartphone