Internazionalizzazione dell’istruzione e formazione

Realizzazione dello Spazio Europeo dell’Istruzione

Dopo la Comunicazione della Commissione Europea “Progressi compiuti nella realizzazione dello Spazio europeo dell’Istruzione” del novembre 2022[1], tutti i sistemi educativi dell’UE hanno potuto utilizzare un Quadro comparativo dei risultati ottenuti, grazie ad un processo di cooperazione in materia di istruzione, decisamente potenziato dai forti investimenti nei Piani di Ripresa e Resilienza.

La domanda esplicita (e sicuramente la scadenza elettorale del giugno 2024 ha funzionato da acceleratore) è stata dunque questa: si è realizzato o no un processo di internazionalizzazione dell’istruzione e della formazione capace di trainare verso l’alto la qualità dei risultati di apprendimento dei giovani europei? Quella implicita potrebbe essere posta in questi termini: in caso di forti disequilibri tra Paesi, è stato avviato un sistema di riforme adeguato agli obiettivi da raggiungere?

La presentazione del Monitoraggio

Nella presentazione del monitoraggio del 2022, la Commissione infatti sosteneva “[…] La probabilità che i bambini (a partire dai tre anni) a rischio di povertà o esclusione sociale partecipino a sistemi di assistenza formale all’infanzia è inferiore di 7,5 punti percentuali. Per i figli di genitori con un basso livello di istruzione la probabilità di abbandonare precocemente gli studi è nove volte superiore e la probabilità di conseguire un diploma di istruzione terziaria è inferiore di 48,6 punti percentuali rispetto ai figli di genitori con un livello di istruzione elevato. Per quanto riguarda le competenze chiave per l’apprendimento permanente, la mancanza di progressi nelle competenze di base può essere dovuta al fatto che il problema fondamentale dell’iniquità non è sufficientemente affrontato. Gli effetti della pandemia possono aver aggravato le disuguaglianze nei risultati scolastici. In tale contesto è improbabile che i traguardi a livello dell’UE siano conseguiti senza porre maggiore attenzione all’equità nell’istruzione”.

Si tratta, però, e nel monitoraggio[2] in questione viene ribadito, di fattori di vulnerabilità già individuati in tutte le indagini internazionali sulle competenze chiave, accompagnate da questionari sulle caratteristiche del contesto scolastico e di vita degli studenti, come TIMMS e OCSE-PISA. È da notare inoltre che il Pilastro europeo dei diritti sociali [2017] ha nel frattempo aggiunto altri due indicatori importanti di cui i sistemi educativi dovranno tener conto per l’efficacia dei processi di insegnamento apprendimento: le disuguaglianze di reddito e di genere.

Traguardi e risultati in progress

Nella Comunicazione, la Commissione ha avuto cura di evidenziare: “La lotta alle disuguaglianze nell’istruzione è stata una priorità fondamentale negli Stati membri. In tutta l’UE è stata attuata un’ampia gamma di misure, quali un maggiore sostegno finanziario alle scuole svantaggiate, programmi di formazione degli insegnanti o l’aumento della disponibilità di personale di sostegno. […] Tuttavia il contesto socioeconomico è ancora il principale fattore predittivo dei risultati scolastici. Sono essenzialmente i bambini e i giovani provenienti da contesti svantaggiati a rimanere indietro per quanto riguarda tutti i traguardi a livello UE”.

Traguardi e risultati in progress

Uno sguardo ai risultati

Il quadro comparativo, costruito sulla base dei risultati dei 27 Paesi UE, in relazione ai 7 indicatori scelti, consente una prima valutazione:

  • 6 paesi dell’UE (Francia, Belgio, Danimarca, Irlanda, Svezia e Spagna) hanno raggiunto l’obiettivo 2030 a livello dell’UE del 96% di bambini di età pari o superiore a 3 anni che partecipano all’ECEC mentre la media dell’UE (92,5% nel 2021) sembra essere stagnante.
  • La percentuale media di dispersione continua a diminuire (9,6% nel 2022) e l’UE è ancora sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo del 2030.
  • Nel 2022, il 60,1% dei neodiplomati dell’istruzione e formazione professionale aveva partecipato all’apprendimento basato sul lavoro durante la loro istruzione e formazione, raggiungendo l’obiettivo di almeno il 60% a livello di UE per il 2025.
  • Il tasso di istruzione terziaria tra i 25-34enni continua ad aumentare e l’UE è sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo per il 2030 di almeno il 45%.
  • I dati a sostegno dell’obiettivo a livello di UE per il 2025 sull’apprendimento degli adulti nei 12 mesi precedenti non sono ancora stati resi disponibili.

A rinforzare la chiamata a responsabilità dei 27 Paesi UE, restano come pietre miliari il riferimento ai dati più recenti del Programma OCSE PISA (alla base dell’obiettivo in materia di competenze di lettura, matematica e scienze) e quelli per l’alfabetizzazione informatica e informativa che provengono dall’International Computer and Information Literacy Study (ICILS) dell’AIE. I dati ICILS 2022, che coprono 22 paesi dell’UE su 27, e sono attesi per la fine del 2024.

La qualità dell’istruzione e la quantità degli investimenti alla base della ripresa

La Commissione Europea ha dettato in realtà anche il calendario per la realizzazione effettiva dello Spazio Europeo dell’Istruzione entro il 2025 e oltre. Nella lettura dei documenti fondativi della terza strategia decennale, si possono costantemente verificare quali punti si siano consolidati come priorità dal 2019 ad oggi e, soprattutto, quali importanti obiettivi siano ancora in fase di costruzione. Certamente la questione delle competenze del 21° secolo e dei nuovi quadri di riferimento (più volte chiamati in causa come necessari) è al centro delle politiche scolastiche già in atto e prossime. La conferma sta negli investimenti settoriali che nei semestri europei hanno fatto confluire ad esempio sul digitale circa il 14% degli importi complessivi. Non deve sfuggire, poi, quanto pesino gli investimenti sull’istruzione e le competenze nelle cosiddette politiche di coesione.

Emerge da questo quadro una UE diseguale, in alcuni casi tanto diseguale da far registrare scarti di percentuale a due cifre per alcuni risultati, non può essere un presupposto credibile all’affermazione dei valori dell’equità e della giustizia sociale, fondativi delle democrazie europee.

La mobilitazione delle risorse nei vari Piani di Ripresa e Resilienza ha voluto rappresentare un aiuto per i sistemi educativi dei paesi membri ad affrontare le sfide ancora aperte. Una verifica di come e se questi fondi siano stati utilmente investiti è partita ancora da giocare.

Le 12 Iniziative Faro dell’Agenda per le competenze

Per comprendere se stiamo effettivamente percorrendo la strada giusta verso l’internazionalizzazione dell’istruzione e della formazione, può essere utile conoscere le 12 Iniziative Faro dell’Agenda per le Competenze per l’Europa[3]:

In questa tabella si evidenziano le priorità e le direzioni strategiche, a cui tutti i sistemi educativi sono stati chiamati a collaborare e per le quali si dovrebbero registrare i risultati ottenuti.

Il focus chiaro sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente lascia ancora una volta intendere che la crisi occupazionale collegata alle transizioni epocali in atto ha profondamente convinto i decisori politici ad affidare ai sistemi educativi un ruolo strategico fondamentale.

Verso una cultura democratica?

Si conferma contestualmente, tuttavia, almeno per alcuni Paesi la difficoltà a tradurre questa consapevolezza in un maggiore investimento sull’istruzione e formazione, almeno in termini di percentuale del PIL.

Il focus sull’equità meriterebbe una riflessione più aperta e sincera sul ruolo e sul significato di inclusione e di diritto al successo scolastico e formativo, perché non ci siano zone d’ombra o tentennamenti. È per noi ancora valido il Quadro di riferimento delle competenze per una cultura della democrazia, pubblicato dal Consiglio d’Europa nel 2018?

Questa competenza, sicuramente complessa, viene definita come capacità di mobilitare e di utilizzare valori, atteggiamenti, attitudini, conoscenze pertinenti e/o una comprensione, per rispondere in modo appropriato ed efficace alle esigenze, alle sfide e alle opportunità che si presentano in situazioni democratiche e interculturali.

In Italia con l’insegnamento obbligatorio di educazione civica si è voluto dare solide basi ai percorsi di costruzione della competenza di cittadinanza nel 21° secolo, in cui la dimensione geopolitica rappresenta uno dei nodi più problematici per la comprensione della realtà e la realizzazione della democrazia e della pace.

Possiamo e dobbiamo fare di più anche in questa direzione? L’internazionalizzazione dell’istruzione e le buone pratiche legate al confronto tra sistemi può sicuramente darci una mano.


[1] COM(2022) 700 final

[2] Il monitoraggio, effettuato nel 2022 sulla base degli indicatori scelti per Europa 2030, è riportato in Education and Training Monitor 2023. Per una lettura analitica dei dati, si rimanda all’Appendice del libro di Maloni l.-Seccia R. Sistemi educativi dei Paesi dell’Unione Europea, Tecnodid Editrice 2024.

[3] Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni. “Una agenda per le competenze per l’Europa per la competitività sostenibile l’equità sociale e la resilienza.