Sfide del prossimo anno scolastico

Le novità da mettere in agenda

Il prossimo anno scolastico si apre con alcune novità che meritano di essere affrontate fin dall’estate, perché richiedono decisioni organizzative, aggiornamenti procedurali e scelte di governance. Si tratta di innovazioni che interessano ambiti diversi, ma che hanno un tratto comune: chiedono alle scuole di trasformare le novità normative in scelte organizzative e responsabilità educative.

Dall’intelligenza artificiale alla sicurezza, dalle attività di cittadinanza attiva e solidale alla tutela del dipendente che segnala illeciti, ecco i principali temi che dirigenti scolastici e staff sono chiamati a mettere in agenda.

L’IA cambia il modo di fare scuola

L’intelligenza artificiale rappresenta una delle sfide più rilevanti con cui le scuole sono chiamate a confrontarsi all’inizio del nuovo anno scolastico. Come osserva Nello Cristianini nel volume Machina Sapiens. L’algoritmo che ci ha rubato il segreto della conoscenza (il Mulino, 2024), il 2023 ha segnato un punto di svolta: da quel momento l’IA generativa è entrata stabilmente nella vita quotidiana, modificando il modo di cercare informazioni, produrre testi, risolvere problemi e prendere decisioni. Questi cambiamenti coinvolgono direttamente anche la scuola, che forma gli studenti a vivere e operare in una società profondamente trasformata dalle tecnologie digitali. Per questo l’intelligenza artificiale richiede una riflessione che va oltre l’introduzione di nuovi strumenti: chiama in causa la progettazione didattica, i processi di valutazione, la formazione del personale e le responsabilità educative dell’istituzione scolastica. L’IA si configura così come un paradigma tecnologico e culturale destinato a incidere in profondità sull’organizzazione della scuola e sui processi di insegnamento e apprendimento.

Rafforzare la missione educativa

La diffusione dell’intelligenza artificiale rende ancora più centrale la missione educativa della scuola. Agli studenti servono conoscenze, capacità di giudizio e senso di responsabilità per utilizzare queste tecnologie in modo consapevole, comprenderne le potenzialità e riconoscerne anche i limiti. La scuola è chiamata ad accompagnare questo processo, aiutando le nuove generazioni a sviluppare competenze che integrino innovazione tecnologica, pensiero critico e responsabilità personale.

È il richiamo che Leone XIV affida all’Enciclica Magnifica Humanitas. Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale (cap. V, paragrafo 238), dove afferma che «educare le nuove generazioni a credere che l’evoluzione delle tecnologie non segue un percorso inevitabile, ma può essere orientata dalla responsabilità personale e collettiva». È un richiamo ai servizi più preziosi al bene comune

Le scuole hanno già potuto avviare questo percorso attraverso le opportunità offerte dal PNRR per la didattica digitale integrata e la formazione del personale scolastico sulla transizione digitale (D.M. 66/2023). È un patrimonio di competenze che oggi trova un naturale sviluppo nell’applicazione delle Linee guida per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche, dell’AI Act europeo e delle Linee guida AgID per la Pubblica Amministrazione, chiamate a tradurre i principi in scelte organizzative e didattiche.

Gli strumenti per governare l’IA

La formazione promossa dal PNRR e i più recenti riferimenti normativi sull’intelligenza artificiale offrono oggi alle scuole un quadro di riferimento sufficientemente definito. Occorre ora tradurre questo patrimonio di competenze e di indicazioni in un assetto organizzativo, capace di orientare l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle attività didattiche e amministrative. Una prima scelta riguarda la collaborazione con il DPO (Data Protection Officer o Responsabile della protezione dei dati), indispensabile per definire criteri di utilizzo rispettosi della tutela dei dati personali, la sicurezza e le responsabilità dell’istituzione scolastica.

Su questa base può essere predisposto un Regolamento per l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale, sottoposto alle deliberazioni del Collegio dei docenti e del Consiglio d’istituto e accompagnato da forme di monitoraggio e aggiornamento periodico. Il Regolamento definisce le condizioni di utilizzo degli strumenti; un Piano d’istituto per l’intelligenza artificiale raccorda invece le scelte didattiche, organizzative e amministrative e ne programma lo sviluppo nell’ambito dell’autonomia scolastica.

Il gruppo di lavoro sull’intelligenza artificiale (GLIA)

L’attuazione del Regolamento e del Piano d’istituto richiede anche un presidio organizzativo dedicato. Per questo è opportuna la costituzione di un Gruppo di lavoro sull’Intelligenza artificiale (GLIA), composto da figure professionali didattiche e amministrative: l’Animatore digitale, il DSGA, docenti con competenze informatiche, docenti con competenze etiche, giuridiche e inerenti al PTOF, insieme agli assistenti amministrativi e, ove presenti, agli assistenti tecnici. La composizione del Gruppo può valorizzare anche l’esperienza della “comunità di pratiche” sviluppata nell’ambito del PNRR ai sensi del D.M. 66/2023, coinvolgendo i docenti che hanno maturato competenze specifiche nel percorso di formazione.

Il GLIA merita di essere inserito nel Funzionigramma d’Istituto e presentato a uno dei primi Collegi dei docenti del nuovo anno scolastico, per la condivisione o la validazione, secondo le scelte organizzative dell’istituzione scolastica.

La costituzione del Gruppo trova infine compimento in uno specifico atto del dirigente scolastico, che ne definisce composizione, compiti e modalità di funzionamento.

Il quadro europeo si consolida

Con l’entrata in vigore, il 2 agosto, di una nuova fase di applicazione dell’AI Act, il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è entrato in una fase più matura di attuazione. A questo percorso si è aggiunta la pubblicazione, il 24 luglio scorso, del Regolamento UE 2026/1744, che interviene nell’ambito del cosiddetto Digital Omnibus on AI.

Una scadenza ancora più rilevante – che coinvolgerà non il prossimo anno scolastico ma il successivo – è quella del 2 dicembre 2027. Con il Digital Omnibus sull’Intelligenza artificiale, entrato in vigore il 27 luglio scorso, l’Unione Europea ha rinviato gli obblighi più complessi per alcuni sistemi ad alto rischio. Il rinvio degli obblighi non modifica la necessità delle scuole di prepararsi fin da subito avviando percorsi formativi per tutto il personale scolastico per un impiego consapevole e documentato dell’Intelligenza artificiale.

La priorità della sicurezza

L’Accordo Stato Regioni del 17 aprile 2025 introduce importanti novità nella formazione sulla sicurezza, rafforzando gli obblighi di formazione e di verifica dell’efficacia dei percorsi formativi. Per le scuole ciò comporta un’attenzione ancora maggiore alla programmazione delle attività, alla documentazione delle verifiche e al monitoraggio dei risultati. La formazione sulla sicurezza entra così a far parte di un processo continuo di verifica, nel quale assume rilievo non soltanto lo svolgimento dei percorsi formativi, ma anche la loro effettiva capacità di incidere sui comportamenti e sull’organizzazione del lavoro.

L’Accordo prevede che il datore di lavoro – nell’ambito della scuola è il dirigente scolastico – debba frequentare un corso specifico di 16 ore, con verifica dell’apprendimento, finalizzato a fornire le conoscenze necessarie per l’adempimento delle proprie funzioni ai sensi dell’art. 18, comma 1, e dell’art. 37 del D.lgs. 81/2008 (Obblighi del datore di lavoro e del dirigente).

Il dirigente scolastico deve anche garantire un aggiornamento quinquennale di 6 ore, in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza. Tutti i corsi (sia per la formazione base sia per l’aggiornamento) possono essere svolti in asincrono. Il superamento della verifica è un requisito imprescindibile per l’ottenimento dell’attestato finale.

L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 prevede una distinzione chiara tra due adempimenti: la verifica dell’apprendimento e la verifica dell’efficacia della formazione che rispondono a logiche, tempi e strumenti differenti. 

Questo quadro normativo introduce un requisito che va ben oltre la semplice erogazione di corsi: richiede di attivare un sistema di verifica che misuri, nel tempo, se la formazione ha davvero modificato i comportamenti dei partecipanti. 

Ciò richiede di assicurare lo svolgimento dei corsi e di attivare gli strumenti di verifica previsti dall’Accordo – questionari, analisi degli infortuni e altri indicatori – monitorandone nel tempo i risultati in collaborazione con l’RSPP. 

Tra le scadenze che richiedono una particolare attenzione rientrano anche quelle relative alla prevenzione incendi negli edifici scolastici.

Scadenze per la sicurezza antincendio

Il Decreto Interministeriale del 31 marzo 2026 precisa le scadenze da osservare per l’adeguamento alla normativa antincendio degli edifici scolastici, stabilendo il termine ultimo del 31 dicembre 2027. Il provvedimento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 81 dell’8 aprile 2026 ed entrato in vigore il 9 aprile successivo, definisce gli obblighi temporali a carico degli enti gestori.

  • Entro l’8 gennaio 2027 deve essere presentata la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) al Comando dei Vigili del Fuoco, con attestazione del rispetto delle disposizioni relative agli impianti elettrici, all’illuminazione di sicurezza, ai sistemi di allarme, agli estintori, alla segnaletica di sicurezza e al registro dei controlli periodici.
  • Entro il 31 dicembre 2027 deve trovare attuazione il completamento di tutti i lavori e l’adeguamento integrale alla normativa antincendio di tutti gli edifici scolastici non ancora a norma.

Per le istituzioni scolastiche diventa quindi essenziale mantenere un costante raccordo con gli enti locali proprietari degli edifici, chiamati a programmare e realizzare gli interventi previsti. Il decreto dispone inoltre, fino al completamento dei lavori di adeguamento, l’effettuazione di almeno due esercitazioni antincendio annuali, aggiuntive rispetto alle prove di evacuazione già previste, coerenti con gli scenari individuati nel documento di valutazione dei rischi. È opportuno programmarle fin dall’inizio dell’anno scolastico.

Le nuove misure per la “condottaâ€

La recente disciplina sulla valutazione del comportamento attribuisce alle azioni di cittadinanza attiva e solidale una specifica funzione educativa nell’ambito dei provvedimenti disciplinari. Le scuole sono chiamate a programmare questi percorsi, a inserirli nel PTOF e a definire le modalità organizzative necessarie per la loro realizzazione. La finalità della nuova disciplina è quella di attribuire ai provvedimenti disciplinari una funzione educativa, orientata alla responsabilizzazione degli studenti e alla ricostruzione del patto di convivenza scolastica.

Le nuove disposizioni sulla valutazione del comportamento, introdotte dalla legge n. 150 del 1° ottobre 2024 nell’ambito del percorso normativo avviato con il cosiddetto “decreto Caivano”, hanno trovato attuazione con il DPR n. 134 e il DPR n. 135 dell’8 agosto 2025, che disciplinano le modalità applicative dei nuovi provvedimenti.

Secondo quanto previsto dal DPR n. 134 dell’8 agosto 2025, per gli allontanamenti dalle lezioni fino a due giorni il Consiglio di classe delibera, con adeguata motivazione, attività di approfondimento sulle conseguenze dei comportamenti che hanno determinato il provvedimento disciplinare. Le attività si svolgono presso l’istituzione scolastica e i docenti incaricati sono individuati dalla scuola nell’ambito della propria autonomia.

Per gli allontanamenti dalle lezioni da tre a quindici giorni, il Consiglio di classe delibera attività di cittadinanza attiva e solidale, commisurate all’orario scolastico relativo ai giorni di sospensione. Le attività, inserite nel PTOF, si svolgono presso strutture ospitanti con le quali la scuola stipula apposite convenzioni, assicurandone il raccordo organizzativo.

A questo scopo gli Uffici scolastici regionali sono stati coinvolti nella predisposizione di elenchi di associazioni di volontariato, ai quali le scuole possono fare riferimento per attivare le convenzioni necessarie allo svolgimento delle attività di cittadinanza attiva e solidale. La definizione di tali collaborazioni rappresenta quindi un passaggio organizzativo da programmare con tempestività.

Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti

La tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti rappresenta un ulteriore ambito nel quale le scuole sono chiamate a rafforzare procedure organizzative e garanzie di trasparenza. L’obiettivo è creare condizioni che consentano di segnalare eventuali irregolarità in un quadro di fiducia, riservatezza e tutela delle persone coinvolte. La normativa sul cosiddetto whistleblowing richiede infatti che le segnalazioni siano gestite attraverso procedure chiare, capaci di tutelare sia la riservatezza del segnalante sia la correttezza dell’azione amministrativa.

La disciplina, introdotta dalla legge n. 179 del 30 novembre 2017 e successivamente aggiornata dalle Linee guida ANAC n. 1, approvate con Delibera n. 478 del 26 novembre 2025, comporta la revisione delle procedure interne, dei regolamenti, delle misure a tutela della privacy e dei percorsi di informazione e formazione del personale. Coinvolge inoltre le relazioni sindacali e richiede uno specifico atto dell’amministrazione scolastica per disciplinare i canali interni di segnalazione.

L’efficacia di queste misure si misura nella capacità dell’istituzione scolastica di coniugare trasparenza, tutela delle persone e corretto funzionamento dell’organizzazione.