Dopo il terremoto: dalle parole (buone) ai fatti (veri)

L’esempio dell’Emilia-Romagna

La notte fra il 23 e il 24 agosto l’Italia è stata colpita al cuore. Il tragico sisma che ha interessato e sta ancora tragicamente colpendo le Marche e il Lazio ci ha travolto e ferito, martoriando una terra che godeva degli ultimi scampoli d’estate, in molte parti si ricongiungeva alla presenza di famigliari raccolti in occasione di festività locali e di saluti prima della ripresa lavorativa.

Come da tempo immemore accade, i drammi portano necessità di assunzione di responsabilità, di individuazione di provvedimenti per riparare ciò che può essere riparato e per evitare fatti funesti che devono essere prevenuti. L’Italia, in occasioni siffatte, sa mostrare tutta la sua forza nella solidarietà e nella vicinanza ai territori colpiti, attivandosi con le proprie mani, con il proprio sangue e con ogni risorse materiale e immateriale per salvare, sostenere e aiutare, con i fatti, i luoghi e le popolazioni colpite dal terremoto. L’onda emotiva, con le sue scene strazianti, riempie i nostri occhi, si fa spazio nei cuori e popola i nostri sonni.

In queste ore e giorni non si può che sperare, sperare di trovare ancora vite, superare ferite, unire famiglie, recuperare qualche bene, ridare spazio ad una prima parvenza di normalità.

Sulle riviste specializzate nel mondo scolastico sono numerosi i contributi su come affrontare il sisma sia dal punto di vista psicologico che sul come mettere in sicurezza le scuole; molte le parole, le iniziative, la voglia di aiutare, di intervenire.

Come persona di scuola e modenese, non posso quindi che proiettarmi immediatamente in una visione di senso e di agire concreto.

L’impatto del sisma non finisce in qualche mese né per quanto riguarda gli effetti materiali né per ciò che concerne gli aspetti psicologici. Le conseguenze sono lunghe, complesse e pesanti e, come ogni processo doloroso, si cicatrizzeranno con il tempo, lasciando strascichi e dolenze.

Il trauma di chi resta è profondo: focalizzando l’attenzione sui bambini e ragazzi la ferita avrà tempi lunghi di elaborazione del lutto e della perdita, sia di persone care che di luoghi, oggetti e configurazioni di vita. La capacità di resilienza, però, appartiene al genere umano e, anche in questo caso, è assegnato il compito alla società civile, oltre che alle istituzioni, in primis alla scuola, di dare speranza e di garantire un orizzonte di futuro.

Occorre, quindi, diluire gli sforzi e darsi un tempo di azione con priorità, ora sull’emergenza, certi che ci sarà tanto da fare per un lungo periodo, senza accantonare il pensiero e farsi distrarre da nuove contingenze.

Ogni azione deve essere improntata e alla vicinanza e alla speranza di un mondo possibile.

Nel 2015 a 1000 giorni dal sisma dell’Emilia-Romagna molte erano ancora le cose da fare, su tutti i versanti materiali e non, nonostante le molte, moltissime azioni realizzate e… proprio in quei giorni accadde il terremoto in Nepal, che pare ora, per molti di noi un ricordo lontano.

Vorrei quindi utilmente fare “memoria” per fornire strumenti, di pronto uso, seppure sviluppati in una realtà diversa, con una collocazione temporale e geografica dissimile, ma che spero possano essere di qualche utilità.

L’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna ha realizzato in tempo reale un “ponte”fra i tanti desiderosi di donare alle scuole e le scuole in ambascia, attraverso il sistema “Adotta una scuola”. All’Ufficio sono pervenute numerose richieste da scuole, privati e associazioni di tutta Italia per individuare istituzioni scolastiche delle province colpite dal sisma cui portare concreto aiuto: dalla raccolta fondi, all’ospitalità, dal gemellaggio alle borse di studio. Il lavoro di coordinamento sulle 4 province interessate dal sisma (Modena, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia) ha permesso di individuare le necessità delle scuole terremotate e, attraverso apposita casella email (ora chiusa essendo venute meno le situazioni emergenziali) sono state raccolte le proposte di solidarietà, successivamente indirizzate alle scuole del cratere, creando un canale effettivo di comunicazione. Si è quindi predisposta la sezione tematica “Eventi sismici” ove è tuttora possibile reperire informazioni e materiali.

L’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna ha predisposto nel 2015 un dossier di approfondimento pubblicato nella rivista on line “Studi e documenti” reperibile sul sito www.istruzioneer.it link diretto http://ww3.istruzioneer.it/studi-e-documenti-home/studi-e-documenti-102014-speciale-due-anni-dopo-il-terremoto/ ove, nel riordinare le tante azioni realizzate, si è lungamente riflettuto sulla “persistenza del sisma”, in termini concreti ma anche di scaffolding del nostro agire quotidiano. Il contributo del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, Stefano Versari, ha ben distinto le azioni legate all’emergenza, da quelle realizzate a seguito del terremoto “persistente”, ossia causate dal lento perseverare della sofferenza e da nuove e inaspettate conseguenze, nonché dallo sciame sismico che, ora come allora, accompagnò per mesi il territorio emiliano, con paura costante e notti insonni.

La priorità in un primo momento, oltre alla messa in sicurezza immediata, è la quantificazione dei danni, che per l’ambito scolastico è riferibile a quali e a quante scuole danneggiate, alle azioni amministrative connesse al funzionamento della scuola (allora fu a maggio – il 20 e il 29 – a chiusura d’anno scolastico con gli adempimenti conclusivi e gli esami di Stato su cui, nel monografico indicato sono indicati dati, numeri e strumenti), oggi è alle porte del nuovo anno scolastico 2016-2017 ed occorreranno giocoforza decisioni relative all’avvio ritardato dell’anno, al recupero, al come e quando far scuola, nonché a come accompagnare comunque la ripresa della scuola come segno di ritorno alla normalità. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha dichiarato che il primo segnale da dare è che le scuole possano riaprire e l’attività scolastica ripartire prima possibile e il Ministro Giannini ha annunciato una task force MIUR per l’avvio regolare dell’anno scolastico.

Non la si veda come un’accelerazione, ma, come accadde nella situazione dell’Emilia-Romagna, la volontà congiunta e unanime fu di far ripartire immediatamente la scuola a 3 mesi dal sisma, poiché la scuola venne riconosciuta come il centro nevralgico della comunità, che attorno a lei si è riunita, creando gli strumenti operativi (rilevazioni, incontri, comitati operativi, risorse umane e materiali…) per una ripresa alla vita normale. Vivere in tensostrutture, in tendopoli, creare luoghi di convivenza forzata è sostenibile in situazione emergenziale, ma non riconduce alla quotidianità. Gli studenti sono i primi a chiedere a gran voce, e lo hanno fatto con strazianti disegni e lettere, di voler tornare a scuola, dai compagni, dagli insegnanti… alla vita. Nel contributo che redassi in monografico, si trovano alcuni riferimenti utili calibrati per l’ambito scolastico, i più prodotti direttamente dalle scuole.

In sintesi, per imparare dal passato e capitalizzare ciò che abbiamo, ora più che mai è necessario lo sforzo di tutti per unire le energie, mettendo da parte i campanilismi, senza frammentarle in rivoli di risorse – anche economiche -, difficilmente censibili e gestibili, unendo cuori e mani, nell’afflato solidale anch’esso persistente e non estemporaneo e fugace.