Una scuola sicura?

XV Rapporto di Cittadinanzattiva

Check up all’edilizia scolastica

Presentato a Roma il 28 settembre 2017, il XV Rapporto di Cittadinanzattiva fa il punto su sicurezza, qualità ed accessibilità delle scuole italiane, che nell’anno scolastico 2017-2018 risultano dislocate in 42.408 edifici frequentati da 7.816.408 studenti in 370.597 classi. Primo destinatario del Rapporto è anzitutto il popolo italiano, chiamato ad esigere con maggior forza l’adeguamento di strutture ed impianti in linea con la necessaria prevenzione dei pericoli. Questo mio convincimento nasce dall’assunto che la civiltà di un popolo si vede dalla cura posta alla formazione delle future generazioni.

Un’indagine sempre più mirata

Quest’anno Cittadinanzattiva ha condotto un’indagine su 75 edifici scolastici di 10 Regioni: Valle d’Aosta, (6), Piemonte (1), Veneto (2), Lazio (2), Abruzzo (8), Campania (23), Basilicata (4), Calabria (11), Sicilia (11), Sardegna (7), tramite la lettura di informazioni e fonti ufficiali.

I dati sono a dir poco deludenti: una scuola su quattro (23%) presenta uno stato di manutenzione del tutto inadeguato, e solo il 3% è in ottimo stato. L’87% dei RSPP (Responsabile del Servizio di Protezione e Prevenzione) o dei Dirigenti ha chiesto interventi manutentivi all’ente proprietario, ma ben in un caso su cinque non è stato effettuato alcun intervento. Nel 14% dei casi è stato effettuato con molto ritardo, nel 43% con qualche ritardo e solo nel 22% tempestivamente. Una scuola su quattro ha chiesto interventi di tipo strutturale, che nel 74% dei casi non sono stati effettuati dall’Ente locale.

La tabella fotografa la preoccupante situazione: aule in cattive condizioni, palestre assenti in più di una scuola su quattro; un terzo dei cortili usati come parcheggio e quasi un quarto invaso da rifiuti o ingombri; un bagno su due senza carta igienica.

Lo stato di….AuleMensePalestre
(mancano nel 28%
delle scuole monitorate)
Distacchi di intonaco26%9%28%
Segni di fatiscenza (muffe e infiltrazioni)30%9%37%
Assenza di porte anti-panico73%44%27%
Barriere architettoniche8%6%19%
Finestre rotte10%12%25%
Finestre senza tapparelle o persiane36%
Pavimenti difformi13%3%5%
Spigoli non protetti25%
Arredi non a norma (o attrezzature danneggiate in palestra)36%29%
Impianti elettrici non adeguati31%37%22%

Un capitolo a sé riguarda il rischio sismico: il 54% degli edifici scolastici italiani si trova in zone a rischio sismico (circa 19.000 insistono nelle zone a rischio più elevato) e solo l’8% è stato progettato secondo normativa antisismica.

Un quadro preoccupante

Riguardo alla sicurezza interna l’attenzione va posta al pericolo crolli (di solai, controsoffitti, tetti e cornicioni; distacco di intonaci e corpi illuminanti): “Solo nello scorso anno scolastico abbiamo avuto notizia tramite la stampa locale di 44 episodi di crolli, con 6 feriti tra gli studenti ed il personale, oltre che danni alle cose e alle strutture. In alcuni casi eventi annunciati e prevedibili, in altri totalmente inaspettati, in altri ancora non prevedibili. Sommando quelli degli anni precedenti, arriviamo a 156 episodi di crolli negli ultimi quattro anni scolastici, con 24 feriti”. Le uscite di emergenza sono segnalate correttamente nel 90% degli edifici, anche se nell’8% sono state trovate chiuse o ingombre di materiali.

Nell’11% delle scuole non è stato trovato alcun cartello che segnalasse il divieto di fumo.

Ben il 28% delle scuole ha subìto atti di vandalismo, per lo più ad opera di soggetti esterni, e il 19% ha registrato episodi di bullismo. Il dato sembra in aumento rispetto agli anni precedenti, e bisogna tener conto che ad essere censiti sono gli episodi noti al Responsabile Prevenzione e Protezione o al Dirigente, e che probabilmente non si dà conto di altri casi di minore gravità.

L’indagine basata sull’accesso civico

“A partire da febbraio 2017 è stato avviato da Cittadinanzattiva un monitoraggio finalizzato ad ottenere, tramite l’istanza di accesso civico, dati ed informazioni utili nell’ambito dell’edilizia scolastica. Le richieste sono state rivolte ai Sindaci di circa un terzo dei Comuni e a quasi tutti i Presidenti di Provincia. Comuni e Province sono i detentori dei dati relativi alla sicurezza degli edifici scolastici, in quanto enti proprietari degli stessi. La scelta è stata motivata dal fatto che gran parte dei dati relativi all’edilizia scolastica non sono ancora stati riversati nell’Anagrafe dell’Edilizia scolastica o non sono aggiornati. Alcune voci, poi, pur non ancora presenti nell’Anagrafe, lo dovrebbero essere quando la Nuova Anagrafe verrà alla luce”.

Su 2821 PEC inviate da Cittadinanzattiva a Comuni, Città Metropolitane e Province di 18 Regioni, hanno risposto 527 amministrazioni, pari dunque al 19%. Questo ha permesso di censire 4401 edifici scolastici e di verificare la scarsa trasparenza delle pubbliche amministrazioni; il Rapporto elenca sinteticamente alcune tipologie di risposte negative ricevute a seguito dell’indagine.

Leggo dal Rapporto: “Le risposte delle pubbliche amministrazioni, nella maggioranza dei casi, denotano una grande difformità nell’attuazione della legge e una scarsa conoscenza delle linee guida dell’Anac” (Autorità nazionale anticorruzione). Le risposte sono “spesso del tutto inappropriate o prive di fondamento normativo, ci troviamo anche di fronte ad una difforme interpretazione ed applicazione della normativa, anche da parte di amministrazioni comunali di una stessa Provincia o Regione. Emblematica, tra tutte quelle ricevute, può essere considerata la risposta di uno dei tanti Comuni interpellati: L’Amministrazione ritiene di non fornire alcuna informazione”.

“Fra le Regioni, le più virtuose nel rispondere sono state: l’Emilia Romagna (94% di risposte pervenute), seguita a larga distanza da Sicilia (44%), Marche (36%), Umbria (34%), Liguria (33%), Lombardia e Veneto (31%). Fanalino di coda la Basilicata con il 3% di risposte, la Calabria (6%), la Campania (9%) e il Piemonte (18%)”.

Le proposte di Cittadinanzattiva

Ho letto con interesse il XV Rapporto anche per le proposte largamente condivisibili, ad iniziare dalla richiesta del Regolamento attuativo del d.lgs. 81/2008, che tenga conto delle specificità dell’ambito scuola. Trattasi, a mio avviso, dell’incomprensibile omissione, da parte del Miur, del preciso dovere d’ufficio previsto dal Testo unico sulla sicurezza in ambito lavorativo (art. 3). A nulla sono valse le numerose interpellanze parlamentari inoltrate su sollecitazione di vari soggetti. Il Decreto interministeriale, atteso ormai da 10 anni, consentirebbe di “definire ulteriori specifiche in merito alle responsabilità in materia di edilizia scolastica rispetto ai datori di lavoro (Dirigenti scolastici) ed alle altre figure preposte alla gestione della sicurezza, come l’RSPP”, come proposto nel XV Rapporto.

Mentre rimando ad un’attenta lettura di tutto il Rapporto, segnalo alcune ulteriori richieste:

  • rivedere il Decreto Ministeriale 18 dicembre 1975, che stabilisce le norme tecniche di edilizia scolastica, ma anche i parametri di qualità, funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica. Solo la Provincia Autonoma di Trento ha approvato una nuova normativa in tal senso, e i frutti sono evidenti a tutti;
  • definire le condizioni e i criteri con cui decidere la chiusura o riapertura delle scuole dopo un sisma;
  • implementare in tutti i Comuni i Piani comunali di emergenza e raccordarli con i Piani di emergenza delle scuole;
  • realizzare una progettazione condivisa tra architetti, progettisti e attori della scuola;
  • creare ambienti scolastici polifunzionali;
  • avviare procedure di controllo ferree su imprese ed enti che realizzano interventi in ambito scolastico, garantendo ai cittadini l’accessibilità alle informazioni e alle documentazioni sui lavori.