Alunni con cittadinanza non italiana: il Rapporto annuale del Miur

Lo sguardo d’insieme

Il Miur ha presentato nelle scorse settimane il Rapporto riguardante le studentesse e gli studenti di origine migratorie relativo all’a.s. 2016-2017, nel quale si rilevano conferme rispetto ai dati degli ultimi anni, ma anche qualche rilevante novità.

Sotto il profilo statistico le/gli allieve/i con cittadinanza non italiana (CNI) ammontano nell’a.s. 2016-2017 a 826.091, con un aumento di oltre 11.000 frequentanti rispetto all’anno precedente (+ 1,4%). Si conferma anche per il 2016-2017 il rallentamento della crescita che, dal 2012, caratterizza il trend della presenza degli alunni stranieri nella scuola italiana. Tale flessione comunque continua a favorire un incremento della loro incidenza sul totale della popolazione scolastica, a causa del costante calo degli studenti italiani dovuto alla nostra crisi di natalità.

Pertanto, in percentuale, nell’a.s. 2016-2017 le/gli alunne/i CNI sono pari al 9,4% del totale, rispetto dal 9,2% dell’a.s. 2015/2016.

Una presenza diffusa

La distribuzione nei vari ordini scolastici degli studenti stranieri risulta la seguente:

a.s. 2016-2017% sul totale generale
scuola infanzia164.82010.7
scuola primaria302.12210.8
secondaria di 1° grado167.4869.7
secondaria di 2° grado191.6637.1
Totale generale826.0919.4

Per quanto concerne le nazionalità di provenienza, nonostante nel nostro Paese si registrino oltre duecento appartenenze etniche, il dato più significativo si concentra in un gruppo molto ristretto; in ordine: Romania (157.806), Albania (111.029), Marocco (102.179), pari rispettivamente al 19,3%, 13,6% e 12,5% del totale degli alunni stranieri (si tratta complessivamente di 371.014 alunne/i su 826.091, pari al 45%). Seguono alunne/i di nazionalità cinese, filippina, indiana, moldava, ucraina,… notevolmente distanziate rispetto alle prime tre.

L’incidenza territoriale

Il dato nazionale del 9,4% di allievi con cittadinanza non italiana rispecchia però una realtà molto variegata sul piano territoriale.

Considerando la situazione a livello regionale, la Lombardia è l’area con il più alto numero di studentesse/studenti CNI (207.979), pari a quasi un quarto del totale. Seguono nell’ordine Emilia Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte. La Campania, invece, risulta la regione con il minor numero di alunni stranieri.

Diverso il peso degli alunni CNI sui contesti scolastici regionali esaminati in percentuale. In questo caso la regione nella quale si registra la più elevata incidenza di studenti stranieri è l’Emilia Romagna, dove quasi il 16% degli alunni è privo della cittadinanza italiana. Seguono: Lombardia (14.7%), Umbria (13.8%), Toscana (13.1%), Veneto e Piemonte (13%), Liguria (12,3%). Questi dati confermano la divisione del Paese in “due Italie”: da un lato il centro-nord, ad elevata presenza di alunne/i CNI, dall’altro il mezzogiorno-isole, dove l’incidenza del fenomeno è decisamente più contenuta.

La distribuzione nelle province

Nel Rapporto viene osservato anche un secondo livello di analisi, quello provinciale. Da questo secondo quadro emerge che le prime 10 province con il maggior numero di studenti stranieri assorbono da sole il 41,3% del totale, pari a 341.404 sul dato complessivo di 826.091.

Le realtà dove in assoluto si registra il maggior numero di alunne/i CNI sono in ordine decrescente: Milano (85.119), Roma (62.100), Torino (38.623), Brescia (32.807), Bergamo (25.152), Firenze (21.164), Bologna (21.145), Verona (19.441), Modena (17.953), Treviso (17.900).

Il quadro però si modifica quando si considera l’incidenza degli alunni stranieri in rapporto alla popolazione scolastica delle singole province. In questo caso al primo posto si colloca Prato con il 24,5%, seguita da Piacenza (21,6%), Mantova (18,4%), Brescia (17,7%) e Asti (17,4%).

La distribuzione nelle scuole e nelle classi

Un aspetto molto importante contenuto nel Rapporto riguarda la distribuzione degli alunni CNI nelle scuole e nelle classi, in quanto tale informazione evidenzia il livello delle aree dove tendono a concentrarsi elevate presenze di studenti stranieri.

Anche in questo caso la disomogeneità territoriale a livello nazionale è molto elevata. Infatti su 56.000 punti di erogazione del servizio scolastico (scuole statali e paritarie), nel Rapporto si sottolinea che: il 20% non ha alcuno studente straniero; il 59% ha una percentuale di alunni stranieri che arriva fino al 15% circa; nel 5,5% la quota di studenti stranieri supera il 30%.

L’analisi per ordine di scuola evidenzia che il grado di concentrazione è tendenzialmente maggiore nel primo ciclo d’istruzione. Infatti nella scuola dell’infanzia la percentuale di unità scolastiche con una presenza di alunni stranieri superiore al 30% è uguale al 6,7% (la più elevata in assoluto); nella scuola primaria la percentuale è pari al 5,3%.

A livello territoriale la distribuzione delle scuole con una percentuale di studenti stranieri superiore al 30% vede al primo posto la Lombardia, con 789 scuole, corrispondenti al 10,5% delle scuole totali. Segue, in valore assoluto, l’Emilia Romagna, con 434 scuole, pari al 12,6% del totale. Come prevedibile, in queste regioni si registra anche il numero più elevato di scuole dove la presenza degli studenti stranieri supera il 50%: 166 scuole in Lombardia, 86 in Emilia Romagna, 75 in Veneto.

Le macro-criticità: infanzia e secondaria superiore

La tendenza alla stabilizzazione del fenomeno migratorio coincide con alcune rilevanti criticità, che si collocano ai poli opposti del nostro sistema d’istruzione: scuola dell’infanzia da un lato, e istruzione di secondo grado dall’altro.

I tassi di scolarità degli alunni stranieri sono pressoché identici a quelli degli italiani nella fascia 6-13 anni (primo ciclo d’istruzione) e 14-16 anni (obbligo d’istruzione). Di fatto, il “vecchio” segmento obbligatorio (istruzione elementare e media) assicura la frequenza degli alunni CNI intorno al 100%.

Il primo dato negativo riguarda invece la scuola dell’infanzia, nella quale la scolarizzazione dei bambini con cittadinanza non italiana risulta del 20% inferiore a quella dei coetanei italiani, rispettivamente il 77% contro il 96%. Quindi “per il secondo anno consecutivo – si legge nel Rapporto – nella scuola dell’infanzia si registra una riduzione dei bambini con background migratorio, pari a circa 1.600 unità in meno ( – 0,97%)”. Considerato però il calo demografico che interessa i nati italiani, l’incidenza dei bambini stranieri sul totale continua a crescere, anche se molto lentamente (da 10,4% dell’a.s. 2015-2016 a 10,7% dell’a.s. 2016-2017).

Le ragioni di questa limitata propensione dei genitori di origine migratoria ad iscrivere i loro figli alla scuola dell’infanzia possono essere ricondotte a: difficoltà di natura economicascarso interesse per un segmento educativo non obbligatorio e, infine, motivi di ordine culturale (le madri preferiscono accudire direttamente i figli, privilegiando un lungo maternage).

La seconda criticità riguarda l’istruzione superiore, soprattutto il secondo biennio della secondaria di 2° grado (fascia d’età 17-18 anni). Nel suddetto biennio si registra uno scarto del 16% tra stranieri e italiani; infatti gli studenti CNI si attestano attorno al 65%, mentre gli alunni italiani arrivano all’81%. Si evidenzia dunque una brusca interruzione della frequenza scolastica dei ragazzi non italofoni, che impedisce al 35% di loro di realizzare una formazione completa, anche in vista dell’inserimento nel mondo del lavoro.

Questo indice di dispersione, successivo all’obbligo d’istruzione (D.M. 139/2007), va attentamente esaminato; ci riserviamo, pertanto, in un prossimo contributo, di analizzare il fenomeno nel più vasto contesto della formazione degli studenti stranieri nella secondaria di 2°grado.