Tra Cittadinanza e Costituzione… le competenze chiave

Iniziative del Miur, opportunità per le scuole

Scade in questi giorni il termine per presentare la candidatura della propria scuola per partecipare al seminario nazionale di Firenze, il 27-28 settembre p.v., organizzato dal Comitato Scientifico Nazionale (CSN) per le indicazioni per il primo ciclo e dedicato al tema “Cittadinanza e Costituzione”. Le modalità e le scadenze per inoltrare la richiesta sono fissate da ogni USR (è opportuno consultare il sito di riferimento: si riporta a titolo di esempio l’avviso dell’USR Emilia-Romagna: http://istruzioneer.gov.it/2018/06/06/cittadinanza-e-costituzione-bando-e-seminario-nazionale/). Ogni regione ha a disposizione un numero limitato di posti, che saranno riservati ai rappresentanti delle scuole che hanno sviluppato esperienze significative nel campo dell’educazione alla cittadinanza (nota MIUR-DGOSV 8601 del 21-5-2018). Non si tratta del tradizionale concorso, perché gli insegnanti invitati si impegnano a portare al seminario nazionale le sintesi del loro lavoro (confrontandosi con altre scuole e con esperti di settore), ma soprattutto diventano un riferimento nel territorio per ulteriori azioni di formazione, di ricerca, di innovazione, che saranno organizzate da ogni USR, avvalendosi dei finanziamenti stanziati con il DM 851/2017 (fondi legge 440). L’iniziativa si rivolge alle scuole del primo ciclo di istruzione.

I contenuti dei laboratori e le candidature

Le esperienze “candidabili” in questa prima fase dovranno far riferimento ai seguenti nuclei tematici:

1A SCUOLA DI COSTITUZIONE

Percorsi ed esperienze didattiche basate sulla conoscenza della Costituzione e la sua concretezza nella vita quotidiana.

2CITTADINANZA E SOLIDARIETÀ SOCIALE

Percorsi di apprendimento contestualizzati in esperienze di servizio alla comunità (es. service learning, cura dell’ambiente, volontariato, supporto a persone, cura di animali, luoghi, beni artistici…).

3LA SCUOLA E LE REGOLE

Percorsi di costruzione e riflessione sulle regole condivise a scuola, nella comunità di vita, nella società e sul loro rispetto a salvaguardia della convivenza e della legalità.

4IL CONTRIBUTO DELLE DISCIPLINE PER LA COSTRUZIONE DELLA CITTADINANZA

Percorsi ed esperienze di studio delle discipline dal punto di vista degli strumenti che offrono per la costruzione della cittadinanza, l’apprendimento permanente, l’inclusione. Esempio: le competenze linguistiche e matematiche a sostegno del cittadino; le arti, la letteratura per lo sviluppo dell’identità personale, sociale, collettiva, ecc.

5LA COSTRUZIONE DELLE COMPETENZE METODOLOGICHE E METACOGNITIVE

Percorsi ed esperienze di sviluppo e valorizzazione delle competenze relative all’imparare a imparare, allo spirito di iniziativa e intraprendenza: saper accedere alle informazioni e utilizzarle nella realtà, individuare e risolvere problemi, prendere decisioni, valutare priorità, rischi, opportunità, scegliere tra opzioni diverse, pianificare e progettare, agire in modo flessibile e creativo, assumere iniziative personali, portare a termine compiti…

6LA CITTADINANZA E LE DIVERSITÀ

Percorsi per la conoscenza, il rispetto e la valorizzazione delle diversità nel loro contributo alla costruzione della convivenza a scuola e nella comunità.

Notiamo, en passant, che due aree coinvolgono i temi della convivenza civile, due i risvolti sociali e inclusivi, due infine il rapporto tra cittadinanza e apprendimento. Questo per dare conto della trasversalità e generatività dell’argomento “Cittadinanza e Costituzione”.

La cittadinanza è lo sfondo delle Indicazioni 2012

L’iniziativa del Miur si inserisce nel quadro delle azioni di accompagnamento delle Indicazioni 2012, che hanno visto alcuni mesi fa la pubblicazione di un documento di lavoro intitolato “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”. Il testo non introduce revisioni o integrazioni alle Indicazioni vigenti, ma sottolinea alcune nuove esigenze formative rese necessarie dal mutato contesto sociale ed economico: scenari economici globali e flussi migratori, emergenze climatiche ed energetiche, prevalere della comunicazione digitale, crisi di valori e di rapporti tra le generazioni, incertezza delle prospettive future. Questi fattori si riverberano nella vita di tutti i giorni e rendono più complesso il compito della scuola, alla ricerca di un nuovo umanesimo, e richiedono certamente un aggiornamento della proposta educativa del 2012 (o meglio una sua attualizzazione, visto che questi temi erano già ampiamente presenti). Ogni disciplina viene messa in discussione per il “senso” che può dare alla formazione di competenze di giovani sempre più cittadini del mondo (anche per contrastare la spinta a rinchiudersi dentro i propri rassicuranti confini). Locale e globale si incrociano nelle nostre classi multiculturali (un quarto dei bambini che nascono in Italia ha almeno un genitore non italiano) e richiedono un impegno più consistente sui temi dell’educazione alla cittadinanza, che non può ridursi solo all’educazione civica.

L’attualità del tema “Cittadinanza e Costituzione”

È pur vero che nel nostro ordinamento scolastico dal 2008 è stato inserito l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” (Legge 169/2008), ma la scelta non ha trovato tutti concordi: gli elementi di trasversalità lo hanno reso più evanescente e non soggetto a valutazione (anche se il recente DM 741/2017 ne richiama la presenza all’interno dell’esame di Stato al termine del primo ciclo). Inoltre non sempre è stato chiarito il rapporto con il più ampio quadro delle competenze chiave europee, di cui una fa espresso riferimento ai comportamenti sociali e civici e nell’ultima versione del 22 maggio 2018 assume proprio la denominazione di educazione alla cittadinanza. In effetti il tema cittadinanza riguarda la formazione di corretti atteggiamenti civici e sociali, l’attenzione al “bene comune” e la “partecipazione attiva” alla convivenza democratica; nel nostro Paese questi valori sono iscritti pienamente nel testo della Costituzione del 1948, che richiede però di essere non solo “conosciuta”, ma praticata nella vita pubblica quotidiana. Una Costituzione, dunque, che si inizia a conoscere all’interno delle aule scolastiche: ma per quante ore? Insegnata da chi? Con quale valutazione in pagella? Con quale intreccio con il “comportamento”? Tutti temi che oggi rispecchiano le emergenze di una società in cui sembrano venir meno rispetto, regole, buona educazione, senso del limite, reciprocità di attenzione. Forse è per questo motivo che sono scesi in campo molti sindaci italiani (guidati dal primo cittadino di Firenze, Nardella), per farsi promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare (che è stata depositata in questi giorni presso la Corte di Cassazione) sull’inserimento nella scuola di 33 ore annue di educazione civica. La raccolta delle firme necessarie, nei prossimi sei mesi, sarà certamente occasione per rilanciare nell’opinione pubblica questi temi: il recupero di un sano civismo, a tutti i livelli, non sopporta la chiusura in un atteggiamento securitario. La conoscenza della nostra Costituzione rappresenta certamente il presupposto di un discorso aperto sulla cittadinanza, rispettoso dei nostri valori identitari ma aperto agli orizzonti di una solidarietà più ampia.

Le competenze per la cittadinanza

La conquista della cittadinanza richiede di innervarsi nella conquista di strumenti di pensiero critico, di argomentazione, di comunicazione e rappresentazione delle conoscenze. Ha dunque bisogno di una scuola capace di promuovere competenze cognitive, sociali, personali; di “usare” le discipline non solo per accumulare conoscenze, ma per promuovere effettivi processi cognitivi, metodo di studio, competenze metacognitive. Ogni disciplina porta un contributo originale alla costruzione di queste competenze trasversali[1].

La padronanza della lingua italiana rappresenta certamente uno strumento fondamentale per una piena cittadinanza, per irrobustire quel “diritto di parola” di cui parla la Costituzione, ma analogamente la conoscenza delle lingue straniere apre ad altri imprescindibili orizzonti. Così l’incontro con il digitale diventa indispensabile, in forma intelligente, attrezzando gli allievi di un pensiero “computazionale” e una frequentazione più assidua con la statistica che si muove nella stessa direzione (quasi in una ottica anti fake news). L’educazione alla sostenibilità può rappresentare l’orizzonte per costruire un mondo dal volto più umano (da conoscere anche attraverso il rilancio di una materia solitamente negletta com’è la geografia), interpretando anche i dettami dell’Agenda 2030 dell’ONU, che il nostro Paese si è impegnato a rispettare nelle proprie politiche nazionali.

Le iniziative del prossimo anno scolastico

Il prossimo anno scolastico dovrebbe dunque vedere la scuola di base italiana impegnata in un’ampia riflessione interna sulla sua capacità di affrontare questi problemi. Il condizionale è d’obbligo, perché in materia di scelte di scenario certamente i nuovi vertici politici potrebbero indicare qualche nuova priorità. Tuttavia una buona alfabetizzazione strumentale e funzionale, il recupero del senso delle regole e di una convivenza ordinata, la modernizzazione dei saperi d’uso (le lingue, il digitale, le scienze applicate, i linguaggi della creatività) sono temi largamente “bipartisan”, e su questo versante non dovrebbero esserci scossoni. I seminari nazionali programmati (settembre: Toscana; febbraio: Lombardia; maggio: Calabria) sui nodi della cittadinanza, del curricolo digitale, dell’educazione alla sostenibilità, saranno accompagnati da iniziative di formazione, di ricerca-azione, di consulenza, che coinvolgeranno insegnanti, reti di scuole, territori. L’idea è quella di un cantiere aperto per la scuola di base, non per apportare rivolgimenti che nessuno auspica, ma per avvicinare di più quanto si fa nelle classi con le previsioni dei documenti ufficiali, in un rapporto di reciproca influenza.

Quale sarà il risultato finale di questa azione di rilettura critica delle Indicazioni? Non immaginiamo “nuove” Indicazioni, ma piuttosto una essenzializzazione di quelle vigenti, con qualche precisazione in più in materia di curricolo digitale e di educazione alla cittadinanza. Le Indicazioni 2012 rappresentano un punto di equilibrio tuttora valido, perché l’idea dei “traguardi di sviluppo delle competenze”, piuttosto che di ruvidi standard di apprendimento, chiede di coniugare la chiarezza sui traguardi comuni da raggiungere con l’attenzione ai singoli, rispettando la progressione personale di ciascun allievo verso i risultati attesi. Un obiettivo ineludibile per una scuola che si rivolge a tutti i futuri cittadini.

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[1] Il recente testo curato da: G. Cerini – S. Loiero – M. Spinosi, Competenze chiave per la cittadinanza, Tecnodid-Giunti, 2018, prova a suggerire questa chiave di lettura, anche con alcune esemplificazioni didattiche.