I dati degli alunni con DSA: più ombre che luci!

Aspetti quantitativi: un fenomeno in aumento

L’Ufficio Statistica e Studi del Miur ha diffuso nell’aprile 2018 i dati degli alunni con DSA relativi all’a.s. 2016-2017. Si tratta di un Rapporto prevalentemente quantitativo, che va ora inquadrato nelle riflessioni contenute nel Documento del Ministero, trasmesso con la nota del 17.5.2018, n. 1143 “L’autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo di ognuno”, già commentata sulle pagine di questa rivista.

Il focus del Ministero offre informazioni di dettaglio sugli alunni con DSA per i vari ordini di scuola, statale e non statale, e uno spaccato sulla distribuzione territoriale di questa tipologia di studenti, fortemente differenziata da realtà a realtà.

Il quadro complessivo che emerge è riportato nella tabella che segue.

Tab. 1 – Presenza di alunni con DSA – A.s. 2016-2017
Ordine di scuolaAlunni con DSATotale alunni% alunni con DSA
Infanzia774*1.518.8430,05%
Primaria53.832*2.764.8101,95%
Sec. I  grado92.4831.711.9545,40%
Sec. II grado107.5252.664.9674,03%
Totale254.6148.660.5742,94%
* per la scuola dell’infanzia e per il I e II anno della scuola primaria si tratta di alunni a rischio di DSA, individuati a seguito di test specifici presso le competenti strutture sanitarie.
Fonte: Miur – DGCASIS – Ufficio Statistica e Studi – Rilevazioni sulle scuole:  a.s. 2016-2017

Il Rapporto analizza anche i dati disaggregati per scuole statali e non statali. In queste ultime la presenza di studenti con DSA è molto contenuta. Nelle paritarie non statali, che nel nostro Paese costituiscono la presenza più significativa rispetto alle istituzioni private, si registrano 17.150 alunni con DSA su un totale di 901.502 (1,9%).

Un dato di grande interesse è anche la serie storica delle diagnosi di DSA, dove si evidenzia un aumento esponenziale dal 2010 al 2017. Infatti, mettendo a confronto il numero di alunni con DSA nell’a.s. 2010-2011 con l’a.s. 2016-2017, siamo passati rispettivamente dallo 0,7% al 2,9%.

La scuola “produttrice” di disturbi?

Come si evince dal riquadro, nella scuola secondaria di primo grado la percentuale degli alunni con DSA è molto elevata, quasi il 5,5% del totale, e si mantiene alta anche nella secondaria di II grado (4,03%).

Nel Rapporto si evidenzia che gli alunni con disturbi specifici di apprendimento sono maggiormente presenti nelle regioni del Nord-Ovest (4,5%) e del Nord-Est (3,5%). Colpisce, di contro, come nelle regioni meridionali tale incidenza sia nettamente più contenuta, pari in media all’1,4%.

Nello specifico i valori più elevati si registrano in Liguria (4,9%), Valle d’Aosta (4,8%), Piemonte e Lombardia (4,5%), Emilia Romagna (4,2%). Per contro, le percentuali più basse sono presenti in Calabria (0,7%), Campania (0,9%), Sicilia (1,1%), Puglia (1,4%).

Tra i quattro disturbi contemplati nella legge 170/2010 (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia), i 254.614 alunni con DSA risultano così suddivisi:

DislessiaDisgrafiaDisortografiaDiscalculiaTot. Gen.
Totale139.62057.25968.87762.877254.614

In termini percentuali gli alunni con dislessia rappresentano l’1,6% del totale degli studenti che frequentano le scuole di ogni ordine e grado.

E la prevenzione?

Come già sottolineato, l’aspetto più eclatante del Rapporto è rappresentato dalla percentuale di studenti DSA che si registra nella scuola secondaria di 1° e 2° grado, rispettivamente il 5,4% e il 4,03%.

Paradossalmente ad una scolarizzazione “prolungata” corrisponde un tasso più elevato di alunne/i che vengono diagnosticati con disturbi specifici d’apprendimento.

Si tratta di un dato contraddittorio che, nella sua complessità, richiede qualche ulteriore approfondimento.

Nelle scuole del Nord-Ovest e del Nord-Est del Paese si sono consolidate prassi didattiche, avviate prima della legge 170/2010, tese a prevenire, nei primi due anni della scuola primaria, fattori di rischio che possono interessare bambine/i con DSA.

Tali progetti dopo la legge 170 si sono estesi anche alle scuole dell’infanzia. Questa sistematica pratica “protettiva” consente di evidenziare con maggiore attendibilità l’entità di alunne/i che, dal terzo anno della scuola primaria, possono essere inviati ai servizi specialistici per un’eventuale diagnosi.

Pertanto la presenza di allieve/i con DSA dovrebbe interessare prevalentemente la scuola primaria, soprattutto negli ultimi tre anni.  I dati del Rapporto ci dicono che così non è.

Una presenza che interroga tutti

La percentuale di alunni con disturbi specifici d’apprendimento esplode invece nella scuola secondaria di primo e di secondo grado. Quali le ragioni di questo fenomeno?

Con ogni probabilità la crescente complessità legata all’acquisizione delle conoscenze basilari, che si riscontra nei gradi scolastici successivi alla primaria, determina il ricorso ad una diffusa “medicalizzazione” del   disturbo.

Spesso nel primo anno della scuola media vengono al pettine   ritardi che si sono cumulati nel quinquennio precedente, in misura tale da richiedere l’invio di ragazze/i alle strutture sanitarie, con conseguente aumento delle diagnosi di DSA o disabilità cognitive.

È probabile, pertanto, che non si tratti sempre di alunni con DSA in senso stretto, quanto di situazioni legate a svantaggi sociali, a forme di deprivazione culturale etc., che determinano condizioni particolarmente difficili sul piano del rendimento scolastico.

In ogni caso il numero degli alunni con DSA, sommato a quello dei ragazzi con disabilità, ammonta nell’a.s. 2016-2017 ad oltre 500.000. Questa presenza costituisce un dato che deve portare il sistema, nel suo complesso, a corresponsabilizzare concretamente tutti gli insegnanti, puntando sulla presenza di docenti altamente professionalizzati in ogni scuola (o rete di scuole), in grado di promuovere forme sistematiche di sostegno diffuso e di accompagnamento personale.