Il pendolo dell’Educazione civica

Un eterno ritorno

Nulla è più nuovo dell’antico. Lo dimostra la storia dell’insegnamento di Educazione civica, in un intreccio, di non breve periodo, tra slanci in avanti e passi indietro, non senza inerzie, sottovalutazioni, ritardi, dispiegati nell’arco d’una sessantina d’anni, dal 13 giugno 1958 – vedremo meglio perché – al 20 agosto 2019, quando il Parlamento ha approvato la legge 92, destinata alla prova, non facile, del prossimo anno scolastico.

Una nuova commissione?

Un dibattito sempre di nuovo ripreso, grazie al lavoro di diverse commissioni, nel corso del tempo, in una varietà di accenti e di propositi. Da ultimo – si dice – sta per completare i propri lavori il gruppo di lavoro presieduto da Lucrezia Stellacci, già capo del Dipartimento per l’Istruzione presso il MIUR. Le apposite Linee Guida dovrebbero – a breve – essere sottoposte al parere del Consiglio Superiore della Pubblica istruzione.

La strada giusta

Certamente la legge 92/2019, frutto di aspirazioni composite, merita ulteriori messe punto dal punto per la sua applicazione concreta, in ordine, sostanzialmente, a due questioni. La prima riguarda il suo inserimento nel curricolo, quindi nell’organico dell’autonomia. La seconda attiene all’esigenza di un amalgama meglio formulato tra i profili disciplinari e progettuali che tale insegnamento comporta.

I temi forti dell’educazione civica

Proviamo a rileggere alcuni passaggi della legge 92/2019.

Art. 1, Principi, comma 2:

“L’educazione civica sviluppa nelle istituzioni scolastiche la conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell’Unione europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilità ambientale e diritto alla salute e al benessere della persona”.

Diritto alla salute

Dopo lo choc del Covid-19, l’educazione alla salute può rivelarsi una risorsa per favorire il reinserimento degli studenti a seguito del lockdown e del non breve periodo vissuto a distanza, in avvio del nuovo anno scolastico, promuovendo azioni di recupero impostate dal PIA (Piano di Integrazione degli Apprendimenti) e dalPAI (Piano di Apprendimento Individualizzato).

33 ore annue

Art. 2, Istituzione dell’insegnamento dell’educazione civica, comma 3:

“Le istituzioni scolastiche prevedono nel curricolo di istituto l’insegnamento trasversale dell’educazione civica, specificandone anche, per ciascun anno di corso, l’orario, che non può essere inferiore a 33 ore annue, da svolgersi nell’ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti. Per raggiungere il predetto orario gli istituti scolastici possono avvalersi della quota di autonomia utile per modificare il curricolo.”

Organico dell’autonomia

Art. 2, comma 4:

“Nelle scuole del primo ciclo, l’insegnamento trasversale dell’educazione civica è affidato, in contitolarità, a docenti sulla base del curricolo di cui al comma 3. Le istituzioni scolastiche utilizzano le risorse dell’organico dell’autonomia. Nelle scuole del secondo ciclo, l’insegnamento è affidato ai docenti abilitati all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche, ove disponibili nell’ambito dell’organico dell’autonomia”.

Agenda 2030 e cittadinanza digitale

Art. 2, comma 5:

“Per ciascuna classe è individuato, tra i docenti a cui è affidato l’insegnamento dell’educazione civica, un docente con compiti di coordinamento”.

Tra le novità indicate all’art. 3, lettera b): Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile; e lettera c) educazione alla cittadinanza digitale, secondo le disposizioni dell’articolo 5.

Pericoli digitali

Agenda 2030 e cittadinanza digitale: quest’ultima può assumere un particolare rilievo in considerazione dell’emergenza epidemiologica e del ricorso alla DAD. Il tema è ripreso nell’art. 5, Educazione alla cittadinanza digitale, alla lettera g):

“essere in grado di evitare, usando tecnologie digitali, rischi per la salute e minacce al proprio benessere fisico e psicologico; essere in grado di proteggere sé e gli altri da eventuali pericoli in ambienti digitali; essere consapevoli di come le tecnologie digitali possono influire sul benessere psicofisico e sull’inclusione sociale…”.

Premonizioni

Evidenziate queste cautele (e premonizioni) del legislatore, è bene ricordare come l’insegnamento di Educazione civica, a parte gli aspetti appena sottolineati, più che una novità, sia la prosecuzione di un impegno che, nella scuola italiana, è in atto da più di 60 anni.

Aldo Moro ministro della Pubblica Istruzione

Anche questa storia ha un incipit. Si potrebbe dire: c’era una volta l’Educazione civica. Grazie ad una felice intuizione di Aldo Moro ministro della Pubblica Istruzione tra il 19 maggio 1957 e il 15 febbraio 1959 con il DPR 585 del 13 giugno 1958.[1]

Pagine che rimangono

Nella premessa del DPR 585, troviamo alcune paginette scritte o ispirate dallo stesso Aldo Moro nelle quali si spiega che:

“Se l’educazione civica mira, dunque, a suscitare nel giovane un impulso morale, ad assecondare e promuovere la libera e solidale ascesa delle persone nella società, essa si giova, tuttavia, di un costante riferimento alla Costituzione della Repubblica, che rappresenta il culmine della nostra attuale esperienza storica, e nei cui principi fondamentali si esprimono i valori morali che integrano la trama spirituale della nostra civile convivenza”.

Il contributo di Aldo Moro

Già giovane deputato alla Costituente – padre ispettore scolastico, madre insegnante elementare – precoce professore universitario, Aldo Moro ha sempre coltivato un rapporto diretto con gli studenti, da ultimo presso l’Università di Roma, come titolare della cattedra di Istituzioni di Diritto e Procedura penale presso la Facoltà di Scienze politiche, e, nonostante gli incarichi di governo, ha proseguito l’attività di ricerca e insegnamento sino a quel terribile 16 marzo 1978, quando fu sequestrato dalle Brigate Rosse con il massacro della scorta: in auto, nelle borse che aveva con sé, anche alcune tesi di laurea di suoi allievi.

La competenza civica

L’interesse per la competenza civica ha costituito un acquisto per tutto il sistema scolastico italiano, poi arricchito dalle sollecitazioni europee: dapprima con la Raccomandazione del 18 dicembre 2006, in riferimento alle competenze sociali e civiche, poi con la Raccomandazione del 22 maggio 2018, a proposito della competenza in materia di cittadinanza.

Dal 1958 al 2008

Abbiam detto 1958. Cinquant’anni più tardi, Educazione civica si trasforma in Cittadinanza e Costituzione, a sua volta inserita nelle scuole di ogni ordine e grado dal Decreto-Legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito nella Legge 169 del 30 ottobre 2008. La sua sperimentazione dall’a.s. 2008-2009 interagisce con la cultura delle soft skills, delle competenze trasversali – formali, non formali ed informali – ovvero in quelle competenze chiave di cittadinanza, così come indicate, per l’obbligo di istruzione, nell’Allegato 2 del DM 139 del 22 agosto 2007:

1. Imparare ad imparare.

2. Progettare.

3. Comunicare.

4. Collaborare e partecipare.

5. Agire in modo autonomo e responsabile.

6. Risolvere problemi.

7. Individuare collegamenti e relazioni.

8. Acquisire ed interpretare l’informazione.

La condotta come competenza di cittadinanza

La stessa valutazione del comportamento, come ha previsto il D.Lgs. 62/2017, “si riferisce allo sviluppo delle competenze di cittadinanza. Lo Statuto delle studentesse e degli studenti, il Patto educativo di corresponsabilità e i regolamenti approvati dalle istituzioni scolastiche ne costituiscono i riferimenti essenziali” (art. 1, comma 3).

Nel colloquio per l’esame di Stato

Sempre secondo quanto prescritto dal D.Lgs. 62/2017, nell’art. 17, comma 10, Cittadinanza e Costituzione rappresenta una delle novità per il colloquio del nuovo Esame di Stato nel secondo ciclo, da inserire nell’offerta didattica e nella Relazione del 15 maggio, quest’anno prorogata al 30 maggio.

Indicazioni nazionali e nuovi scenari

Merita un cenno la nota MIUR 3645 del 1° marzo 2018, presentazione del documento Indicazioni Nazionali e nuovi scenari, elaborato dal Comitato Scientifico Nazionale, a cinque anni e mezzo dal documento sulle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione del 4 settembre 2012 (D.M. 254 del 16 novembre 2012).[2]

EQF e QNQ

In tale nota si mettono in luce: le Raccomandazioni del Parlamento europeo e del Consiglio UE del 18 dicembre 2006 e del 23 aprile 2008 sull’European Qualifications Framework – la referenziazione, in Italia, in data 20 dicembre 2012 con un documento interessante in quanto descrive bene l’intero sistema scolastico e formativo – quindi il decreto 8 gennaio 2018 che ha tradotto l’EQF nel Quadro Nazionale delle Qualificazioni (QNQ).

UE e ONU

In aggiunta, la nota MIUR 3645/2018 mette in rilievo l’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile, sottoscritta in occasione del summit tra il 25 e il 27 settembre 2015 a New York con il coinvolgimento di 193 Paesi per un totale di 169 target e l’indicazione di 17 obiettivi, compreso quello che riguarda la scuola, il numero 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti.

Il curriculum della studentessa e dello studente

In vista del prossimo esame di Stato, bisogna tenere a mente anche l’art. 21 del D.Lgs. 62/2017, sul Diploma finale e curriculum della studentessa e dello studente. Al diploma è allegato, infatti, il Curriculum della studentessa e dello studente, secondo quanto disposto dal comma 2, nell’intreccio tra conoscenze, competenze, abilità.

Il pendolo della legislazione

Ricapitolando, prima Educazione civica (1958), poi Cittadinanza e Costituzione (2008), da ultimo, di nuovo, Educazione civica (2019). Solo che, invece di riconoscere il debito verso l’opera di Aldo Moro, si tende ad accreditare l’idea che la storia ricominci, ogni volta, dall’azione del decisore politico del momento.

Senza clamori

La verità, come si è visto, dice altro: che l’insegnamento di Educazione civica e poi di Cittadinanza e Costituzione si svolge, nella scuola italiana, da oltre sessant’anni; dal 1999 in relazione ai Piani dell’offerta formativa, diventati triennali dal 2015; in qualche caso, da ultimo, facendo ricorso al potenziamento, con risultati, come in genere accade alle cose di questo mondo, tra fatiche e soddisfazioni, e, soprattutto, senza tanti clamori.

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[1] Nitide le osservazioni contenute nel saggio di Luciano Corradini, La dimensione etico-giuridica e culturale della cittadinanza in Competenze chiave per la cittadinanza. Dalle Indicazioni per il curricolo alla didattica, a cura di Giancarlo Cerini, Silvana Loiero, Mariella Spinosi, Napoli, Tecnodid, 2018, pp. 22-34.

[2] Nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione si insiste sul valore di una scuola della “convivialità relazionale” in grado di porre al centro l’“articolata identità” di ogni studente. Sul tema, la nota MIUR 8601 del 21 maggio 2018.