Per non sprecare quanto abbiamo imparato

Un’estate operosa

Normalmente la fine dell’anno scolastico è accompagnata da un momento di riflessione e di autovalutazione che di solito si concretizza nel Collegio dei docenti di fine giugno. Anche quest’anno il rito si è ripetuto ma a distanza e con una valenza emotiva sicuramente diversa: l’incognita della ripresa a settembre.

Adesso, mentre gli alunni sono in vacanza e le famiglie cercano, laddove è possibile, di riprendere un ritmo di vita “normale” e anche gli insegnanti, almeno la maggior parte, sono liberi dalle incombenze lavorative, i Dirigenti scolastici, i loro più stretti collaboratori sono alle prese con tutte le questioni organizzative e logistiche che dovrebbero garantire la ripresa della scuola in presenza a settembre. Accanto a ciò, sui giornali o sui siti o su riviste specialistiche si dibatte su quale possibile scuola si puo immaginare per il futuro non solo quello immediato.[1]

Solo normalità?

Mentre in questo momento tutti i responsabili delle istituzioni scolastiche , dal ministero, alle varie task-force, ai Direttori regionali, ai Dirigenti scolastici sembrano concentrarsi sul “contenitore” scuola (distanza, numero di alunni, spazi, banchi ecc..) se non guardiamo anche, e contemporaneamente, all’organizzazione della didattica rischiamo di fare dei pericolosi passi indietro e attaccarci a ciò che di più sicuro e rassicurante ci possa essere, cioè la didattica trasmissiva, la scuola che valuta e che seleziona; tutto questo, per altro mentre una pluralità di dati ci lanciano segnali di allarme sui rischi di incremento dell’abbandono scolastico, dell’analfabetismo funzionale, della povertà educativa.

Allora cosa possiamo fare per imparare a “governare l’incertezza” , con cui il Covid 19 ci ha costretto a fare i conti, senza perdere quanto abbiamo imparato intanto nei mesi di didattica a distanza e quanto di meglio c’è nella tradizione scolastica del nostro paese?

Spazi organizzati diversamente, probabilmente anche tempi non sempre uguali nell’arco della settimana scolastica, classi già formate con una loro fisionomia di gruppo che probabilmente dovranno essere scomposte, nuove classi che si formeranno perchè inizia un nuovo ciclo scolastico, tutto questo rimanda ad una seria rilettura dei POF delle istituzioni scolastiche , ad un ripensamento della didattica curricolare, delle attività di Progetti orientati allo sviluppo di competenze trasversali. Le scuole, fin dal DPR 275/99, hanno ragionato e hanno messo in pratica spesso con evidente successo per gli alunni, forme di flessibilità organizzativa anche orientate ad azioni di recupero e di potenziamento, collaborazioni con altri soggetti istituzionali, associazioni e enti per la realizzazione di progetti curricolari e extracurricolari nell’area dell’educazione alla legalità, l’educazione alla salute, educazione alimentare, educazione alla sostenibilità e all’ambiente, promozione della lettura, ecc.

Spazi esterni o aule didattiche decentrate

Le attività legate a questo tipo di progettualità sono state spesso svolte in ambienti esterni alle aule scolastiche, con la presenza di esperti e il coinvolgimento di più discipline nell’ottica della trasversalità e della integrazione dei saperi.

Allora adesso non dobbiamo pensare, quando si parla di scuola diffusa, scuola nel territorio, scuola nei musei e nei giardini, a qualcosa di assolutamente nuovo e sconvolgente ma si deve piuttosto provare a dare senso a quanto spesso già fatto, rinnovandolo e rileggendo, in un’ottica nuova, pratiche didattiche già presenti nelle varie istituzioni scolastiche.

Con quale ottica ripartire: recupero intelligente delle cose buone fatte

Poichè i tempi sono sicuramente stretti e il primo settembre i Collegi dei docenti dovranno condividere decisioni sull’organizzazione della didattica e poichè, come ben sappiamo, nelle organizzazioni tutte (e in questo la scuola non è diversa) c’è sempre una certa resistenza al cambiamento, bisognerà assume un atteggiamento di creativo e intelligente recupero di quanto già fatto in vent’anni di esercizio dell’autonomia didattica e organizzativa e di operare una curvatura credibile adatta alla regole di sicurezza e di tutela della salute a cui bisognerà adeguarsi.

Sarà necessario che i Dirigenti scolastici restituiscano una lettura rassicurante, ma critica, del vissuto della scuola anche delle esperienze positive di didattica a distanza che sono state realizzate.

Il catalogo delle buone pratiche possibili

Per non ripartire ogni volta daccapo sarà opportune recuperare:

  • le esperienze di scuola fuori dai locali scolastici che sono state fatte nel corso degli anni, riconoscendone limiti e vantaggi, estendendole in maniera significativa e adattandole alla nuova situazione (si pensi alle esperienze di scuola al museo, alle attività di orientiring, di atletica, ecc);
  • i rapporti con le associazioni, presenti nel territorio di riferimento, che si occupano di attività educative, sportive, artistiche, scientifiche ecc. per sviluppare insieme azioni coerenti con il piano dell’offerta formativa;
  • la documentazione delle esperienze fatte per valutarne la significatività e la possibile riproducibilità in un’ottica di miglioramento;
  • tutte le varie professionalità presenti nella scuola anche quelle personali non direttamente riconducibili alle discipine scolastiche ma che, anche nell’esperienza della DAD, hanno consentito l’attivazione di soluzioni didattiche innovative, creative e insolite;
  • l’integrazione di tutte le esperienze formative che hanno consentito lo sviluppo unitario del curriculo di scuola con attenzione particolare all’inclusione di tutti e di tutte;
  • la collaborazione fra scuole, in un’ottica di rete e di condivisione di spazi e professionalità;
  • un’attenzione maggiore allo sviluppo professionale dei docenti che dovranno essere in grado di rispondere a sfide educative e formative inedite.

Un nuovo patto educativo con la comunità

E’ evidente che la scuola non potrà da sola rispondere alle nuove esigenze educative che l’esperienza dell’isolamento e della didattica a distanza hanno fatto emergere in termini di rafforzamento delle diseguaglianze e di emersione di nuove fragilità. Sarà pertanto necessario ripensare ad un patto educativo incardinato nei territori, che tenga conto delle specificità di ciascuna realtà ma che, nello stesso tempo, riconosca alla scuola, e alla scuola pubblica in particolare, il ruolo di luogo di sviluppo della conoscenza e di costruzione della cittadinanza.

A partire da queste consapevolezze, la progettazione nel nuovo anno scolastico dovrà fondarsi su uno slancio intellettuale condiviso e responsabile da parte di tutta la comunità scolastica, mentre altri soggetti istituzionali dovranno assumersi le responsabilità per sostenere le scuole con adeguate risorse economiche e professionali.

[1] Solo per ricordarne qualcuno: Micromega n.4 luglio 2020; Robinson La Repubblica 4 luglio 2020; gli articoli sulla scuola nella rivista on line www.doppiozero.com