Il DPCM del 24 ottobre 2020

Un’analisi controluce del (terzo) DPCM

Quali sono le questioni sul tavolo, per gestire le attività didattiche in tempi di pandemia, quali i modelli e le procedure che possano rappresentare la vera riorganizzazione di una scuola fondata sull’idea di Calamandrei: scuola come « organo costituzionale », il cui corollario è la necessità di un impegno pubblico nell’aprire e tenere scuole aperte a tutti?

Il passaggio dal “how is” al “to be” impone scelte radicali. Solo queste garantiranno alla scuola un vero rinnovamento strutturale e culturale, capace di reggere le altre sfide della modernità che si profilano, il più delle volte, ancora come innocue nuvole nere all’orizzonte.

Il DPCM del 24 ottobre 2020, pervenuto appena in tempo per permettere, a chi scrive, una rapida lettura alle attesissime disposizioni concernenti la scuola, non impone una sterzata decisa per far riprendere la strada definitiva alla scuola, ormai in attesa perenne delle disposizioni, ora di tal Ministero, ora della Presidenza del consiglio, ora della Regione di appartenenza.

Una lettura “critica” del DPCM 24 ottobre

Provando a leggere in maniera critica si potrebbe così riassumere il tutto:

Questione apertaHow isTo be “possible”DPCM
24 ottobre 2020
Didattica digitale integrata e connettività per tuttiAffidata alle scuole caso per caso. Ha rafforzato le differenze tra i ceti sociali evidenziando come le tecnologie digitali non siano patrimonio dell’intera popolazione ma solo delle classi più agiate.Rendere “access free” la rete 3G dei gestori privati. Essa è considerata obsoleta dal mercato ma ben adeguata al solo scambio dati. In alternativa si possono dare alle scuole codici di accesso privilegiati da distribuire a chi ne abbia necessità. È tecnicamente possibile limitare gli accessi free alle sole piattaforme e-learning riconosciute dall’AGID.
Rendere illimitati i gigabyte sulle schede SIM private quantificando un uso lecito e corretto oltre il quale scatterebbe il pagamento oppure rendere illimitati gli accessi all’ e-learning.
Dotare tutti gli studenti che ne sono sprovvisti di un device LOW COST semplice e funzionale che possa servire agevolmente alla DID
Scuole del primo ciclo lasciate in presenza e scuola del secondo ciclo con didattica a distanza di almeno il 75% del tempo scuola, in presenza di specifiche situazioni di contesto.
Nessun provvedimento per garantire ulteriori miglioramenti delle infrastrutture utili alla didattica a distanza.
Trasporti sicuriAnche in questo caso le differenze di classe si acuiscono. Chi deve servirsi necessariamente dei mezzi pubblici è costretto a subirne le conseguenze più varie: maggiore esposizione al contagio, indisponibilità di corse, ritardi, disservizi e scarsa tutela.Dove possibile, ad esempio per i trasporti su gomma, separare decisamente il trasporto scolastico da quello di comunità, facendo in modo che le corse destinate alle scuole siano realmente asservite ai loro nuovi bisogni organizzativi e non costituiscano un semplice rinforzo del trasporto pubblico locale. I trasporti dovrebbero essere gratuiti e dedicati, avere capolinea presso le scuole e svolgere percorsi concertati con i dirigenti scolastici sulla base dei frequentanti.Non sono stati intrapresi provvedimenti a favore della scuola. In caso di emergenza ratificata dalla singola Regione, le scuole del II ciclo dovranno iniziare le lezioni non prima delle ore nove.
Scuola in presenza nella società del terzo millennio.Chiusure parziali e frequenze alternate. Istruzione formale erogata quasi esclusivamente di mattinaGli edifici scolastici le aule universitarie sono disponibili per l’intera giornata, le classi potrebbero essere impegnate anche nelle ore pomeridiane anche utilizzando, dove possibile le più capienti strutture universitarie.Ingressi differenziati: nelle tratte dove c’è un solo autobus al giorno (moltissime) gli studenti dovranno rimanere un’ora per strada, in attesa dell’ingresso.
Lezioni pomeridiane, se occorrenti ma senza trasporti appositi per la scuola.
Stato giuridico del personale della scuola e contratto di lavoro.Testo Unico art.395 non più adeguato alle caratteristiche della funzione docente.
La struttura del CCNL deriva da una impostazione delle norme pattizie impostata nel 1994.
Contempla esigui spazi di flessibilità del lavoro e scarse possibilità di gestire modelli innovativi della funzione docente ed ATA.
Utilizzare il contratto di istituto come strumento principale dell’innovazione ma liberando i tavoli di contrattazione dalla dipendenza strutturale dal contratto nazionale e optando per un approccio funzionale.
Fondare la funzione docente sulle garanzie costituzionali da una parte e sulla adhocrazia dall’altra.
Favorire ed incentivare forme di flessibilità, di progettualità e di innovazione quando finalizzate al successo formativo.
Nessuna indicazione
Si resta in attesa di un’intesa nazionale derivante dal tavolo negoziale apposito che è stato da tempo convocato a viale Trastevere.

Sono state così confermate le indiscrezioni della stampa parlamentare che avevano intravisto le intenzioni del Governo nazionale – faticosamente ma non del tutto condivise anche nella conferenza Stato-Regioni del 24/10/2020 – da cui “è emersa l’indicazione di non assumere drastiche misure restrittive a livello nazionale”. Il Governatore della Campania ha ammesso che senza condivisione sarebbe improponibile realizzare misure limitate a una sola regione.

Gli interrogativi del DPCM

Il governatore De Luca si rammaricava, ultimamente, del fatto che ogni decisione presa dalla sua giunta apparisse esagerata, salvo diventare, dopo pochi giorni, decisione comune nel territorio nazionale. Nelle situazioni di emergenza, però, una cosa è certa: “Quello che conta oggi non conta domani”!

Non tutti sanno che questo è, storicamente, il motto del popolo napoletano, abituato all’ “hic et nunc” dalla quantità enorme di dominazioni che ne hanno profondamente segnato Storia e Cultura.

Ma cosa accadrà domani? Dovremo dare ragione ai governatori prudenti e razionali che si affidano alle statistiche ed alle previsioni scientifiche, per giustificare scelte drastiche, oppure daremo atto alla “politica del possibile” di aver tentato di trovare, con il recentissimo DPCM, una mediazione, capace di raggiungere i bisogni di tutti, proteggendo gli interessi di ciascuno dei cittadini, nel mentre si pone la massima attenzione verso la salute come diritto non negoziabile, garantito dalla Costituzione?

Il DPCM del 24 ottobre non solo appare una soluzione poco radicale ma pone già degli interrogativi piuttosto seri. Ad esempio, l’innalzamento della didattica digitale integrata al 75% nel secondo ciclo, ad un primo “giro di tavolo” sui social sembra legato alle disposizioni, in tal senso, da parte dell’autorità regionale. In questo modo si vanificano molte possibilità offerte dall’autonomia.

Il modello prevalente, che ispira il legislatore, sembra essere riferito allo studente “medio”, abitante al centro di Roma e frequentante un liceo. Evidentemente chi va a scuola in metropolitana o in autobus urbano rappresenta solo una infinitesimale rappresentanza di utenti della scuola. Peraltro il “buon ragazzone immaginario” che abita dalle parti di Trastevere, gode anche di una linea ADSL di altissima qualità spesso FTTH, come più o meno il 3-5% dei suoi coetanei. Il resto della popolazione studentesca italiana, va a scuola in corriera, abita in contesti dalla bassa densità abitativa e, per questo, con bassa qualità dei servizi e delle infrastrutture.

Banco di prova di un fragile equilibrio istituzionale

Al momento anche nelle norme di emergenza leggiamo chiaramente che, nel cinquantesimo compleanno delle Regioni[1], il sistema delle competenze, dei vari soggetti costituzionali in Italia, mostra crepe di tale portata che fanno presagire crolli, nella macchina amministrativa e nelle relazioni tra i popoli dell’intera Nazione.

Abbiamo brevemente ricordato che perfino i “governatori” talvolta propongono soluzioni che, quando non sono fantasiose, dimenticano il delicato sistema di competenze e di poteri in capo ai vari organi dello Stato. Se è vero che il principio della sussidiarietà, che risiede nel titolo V della Costituzione, riformato nel 2001, impone un avvicinamento degli organi dello Stato ai cittadini ed ai loro bisogni, è pur vero che l’immagine di uno Stato, in cui si gestiscono le emergenze attraverso liti istituzionali e ricorsi al TAR, deve velocemente ripensare al proprio assetto, che ha mostrato ampi limiti e rovinose falle.

Il DPCM 24/10/2020 sarà un ulteriore banco di prova di questo fragile equilibrio di competenze che lascia sempre più sconcertati i cittadini.

La tela di Penelope

Ai più sembra di trovarsi di fronte alla tela di Penelope.

Il nobile manufatto era il simbolo dell’incertezza, vinta ogni notte dalla speranza del ritorno alla normalità , benché la regina di Itaca non conoscesse l’ora ed il modo con il quale tale normalità sarebbe tornata .

Intanto, sui canali di comunicazioni social, l’ennesima dimostrazione, delle distrazioni e della superficialità di chi scrive le norme, si legge nei mille e più dubbi dei Dirigenti scolastici che si interrogano su quello che, in luoghi diversissimi, provocherà, dal giorno 26 ottobre e fino al 24novembre, l’applicazione delle norme dell’ultimo DPCM. Qualcosa non va quando le norme non mettono chiarezza negli Organi Costituzionali come la Scuola, ai quali i Padri costituenti hanno affidato compiti così alti. La politica ne prenda atto!

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[1] Il 16 maggio 1970 fu pubblicata la legge n. 281 che stabilì le entrate finanziarie e disciplinò le prime procedure contabili sui tributi da devolvere ai nuovi soggetti costituzionali.