Intelligenze artificiali e didattiche

Come migliorare l’insegnamento e l’apprendimento

Più che parlare di intelligenza è opportuno parlare di intelligenze artificiali al plurale, considerando quanto siano diverse e varie per caratteristiche tecniche, funzionali e per finalità. In questo contributo parleremo genericamente di AI (Artificial Intelligence) come sostantivo collettivo.  

Ma cosa si intende, esattamente, per AI? “L’intelligenza artificiale è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività. L’intelligenza artificiale permette ai sistemi di capire il proprio ambiente, mettersi in relazione con quello che percepisce e risolvere problemi, e agire verso un obiettivo specifico. Il computer riceve i dati (già preparati o raccolti tramite sensori, come una videocamera), li processa e risponde. I sistemi di AI sono capaci di adattare il proprio comportamento analizzando gli effetti delle azioni precedenti e lavorando in autonomia[1].

L’inizio di una nuova era?

L’intelligenza artificiale non è dunque un semplice software che dobbiamo imparare ad utilizzare, men che meno una estensione di un browser od una applicazione per la generazione di testi o per la creazione di immagini o per le chat “intelligenti” con i bot. Queste sono solo pochissime potenzialità fra centinaia. Siamo di fronte ad uno spartiacque molto simile all’introduzione stessa del digitale, quando per distinzione dalle generazioni analogiche abbiamo cominciato a parlare di nativi digitali. L’introduzione dell’AI sarà così impattante in tutti i settori e gli aspetti della vita di ognuno di noi che nulla sarà come prima, esattamente come quando siamo passati alla dimensione dell’onlife.

Non stiamo dunque parlando di qualcosa di transitorio o trascurabile ma di una nuova dimensione che modificherà (e sta già modificando) la vita quotidiana, l’accesso alla cultura, la content curation, la creazione di contenuti e cultura, la medicina, le scienze, la comprensione linguistica, il marketing, gli spostamenti e i viaggi, l’amministrazione etc. Sarebbe assolutamente ingenuo pensare che l’educazione e la scuola siano esenti da questo abbraccio. Anzi, l’AI ci richiama ad una responsabilità educativa sempre maggiore verso le nuove generazioni e ci chiede in fretta di comprenderne gli impatti, le potenzialità e i possibili utilizzi in classe.

Mentre il parlamento europeo con i recenti atti[2] sta provando a dare le giuste sponde etiche e legislative per preservare e far coesistere sviluppo tecnologico e democrazia, nella quotidianità stiamo cominciando a conoscere le potenzialità di Bing, Chat GPT, Bard (ma non ancora in Europa), Midjourney, Craiyon e di tanti altri “strumenti” e a farci un’idea sempre più concreta del “miracolo” a cui stiamo assistendo.

Imparare a fare le giuste domande

C’è un grande stupore diffuso che genera entusiasmo ma anche paura. Come sempre nascono le ansie millenariste della fine dei tempi sotto la presunta minaccia del mondo robotico contro quello umano e il timore di essere sostituiti dalle macchine. Come sempre queste polarizzazioni non sono mai obiettive e, se da un lato l’AI trasformerà il mondo del lavoro, non è minimamente credibile che l’intelligenza artificiale possa sostituirsi a quella umana. Risulta ormai chiaro che l’AI ci accompagnerà, ci affiancherà nella maggior parte dei nostri processi e delle nostre azioni. Ci darà dati, consigli, informazioni, spunti, soluzioni, idee ma tutto ciò non potrà non passare dalla componente umana. Anche perché l’AI non è perfetta. Per chi sta dialogando con CHATGPT, per esempio, si sarà palesato come davanti a certe risposte sembri il classico studente simpatico con una buona parlantina che però si arrampica sugli specchi.

L’AI ci dà delle proposte che vanno vagliate, rielaborate, migliorate stando attenti alle eventuali “allucinazioni” che l’intelligenza può produrre. Affiancarci dunque e non sostituirci; farci delle proposte da valutare, non scegliere per noi.

Dobbiamo imparare ad avvicinare l’AI imparando a fare le domande giuste per avere le risposte più esatte e puntuali. Questa sarà la vera nuova skill, trasversale, comune a tutti gli ambiti professionali e sociali. Chi saprà fare nel modo giusto le richieste giuste avrà proposte e risposte più attendibili e utilizzabili. Questa sarà la prima competenza di integrazione con l’AI anche nel campo degli apprendimenti e della didattica.

La scuola è pronta?

Ci sono già diverse esperienze ed iniziative sul tema, oltre al fatto che la tematica è fin troppo dibattuta nei convegni e nei seminari, soprattutto dall’uscita di Chat GPT. Al di là delle analisi, necessarie e opportune, sull’AI, è ora necessario capire come concretamente portarla nell’offerta didattica delle scuole, sia come tema/contenuto che come strumento/competenza. Ci sono già alcuni esempi ben sperimentati.

La sfida di Innovamenti Tech sull’AI delle Equipe Formative

Le equipe formative nazionali hanno lanciato all’inizio di questo anno scolastico una nuova sfida di Innovamenti Tech dedicata proprio all’AI[3]. Il riscontro e la partecipazione delle scuole sono stati oltre le aspettative in tutte le regioni d’Italia: centinaia di docenti hanno lavorato in classe sul tema partendo dal kit predisposto dai docenti “equipers” e proponendo, con metodologie didattiche differenti, percorsi di approfondimento e di consapevolezza sull’intelligenza artificiale. Ogni attività è stata sviluppata, documentata, validata da un badge e mappata[4] e messa a disposizione della comunità educante. Questa modalità di lavoro delle Equipe formative è estremamente interessante perché porta i docenti a sperimentare sul campo, ad osservare e documentare quanto sperimentato dando in fase iniziale e in accompagnamento gli strumenti e gli obiettivi per poter proporre al meglio le attività. Occorre prima di tutto conoscere cosa sia l’intelligenza artificiale, capire il suo legame stretto con il mondo dei dati e saggiarne le possibilità operative, riflettere sulle componenti etiche e sui potenziali pericoli. Tutto questo è stato ed è possibile partendo dal Kit di Innovamenti e da proposte creative sviluppabili nella didattica di tutti i giorni, come le classi partecipanti stanno testimoniando.

La scommessa delle scuole Mattarella di Modena

All’IC3 di Modena con il contributo dell’associazione Ammagamma l’intelligenza artificiale è entrata a far parte del curricolo di istituto ed è stato redatto, dopo due anni di esperienza, un Syllabus di durata triennale, nei tre anni della scuola secondaria di 1° grado: si parte dalla scoperta di cosa sia e cosa faccia l’intelligenza artificiale, di come e dove sia presente nella vita quotidiana di ogni persona in rete, arrivando ad un percorso di scoperta incrementale dei meccanismi alla base dei sistemi di apprendimento automatico (Machine Learning) che porti ad una fase creativa e di sviluppo di una attività con l’AI, favorendo un approccio critico e collaborativo. Il Syllabus[5] è open source, strumento prezioso per cominciare a pensare ad una integrazione dei curricoli digitali delle scuole con l’intelligenza artificiale, in linea con gli aggiornamenti contenuti nel recente Digcomp 2.2[6] ricco di spunti ed esempi concreti anche sul tema AI.

Il Servizio Marconi TSI e i suoi docenti sperimentatori

Il lavoro del Servizio Marconi TSI in Emilia-Romagna continua con la valorizzazione e la documentazione delle buone pratiche dei suoi docenti sperimentatori, come Elisabetta Siboni, Luigi Parisi e Maurizio Conti[7] che stanno utilizzando da mesi CHATGPT in discipline e ambiti apparentemente lontani fra di loro, quali l’informatica, la musica, l’insegnamento delle lingue e l’inclusione. La volontà di condividere e diffondere spunti operativi, riflessioni e buone pratiche come queste rimane la leva e lo strumento più efficace per contribuire all’innovazione nelle scuole e allo sviluppo di una riflessione obiettiva e concreta su questo tema.

L’AI per una didattica inclusiva

Piuttosto che vivere perennemente sulla difensiva, con la paura che gli alunni copino, potremmo cominciare ad utilizzare l’intelligenza artificiale come un prezioso alleato didattico. L’AI costituisce ulteriori possibilità di inclusione efficace e personalizzata, offrendo un costante affiancamento agli studenti, personalizzando i contenuti, semplificandoli, rendendoli più schematici, costruendo mappe e liste. In secondo luogo può avere un valore creativo aiutando la fase di attivazione delle idee, di sviluppo delle storie, di costruzione di finali e situazioni diverse. L’intelligenza artificiale si può sfidare, si può emulare, si può superare. Ci può aiutare a trovare soluzioni o a fornirci spunti da cui ripartire o a cui ritornare. Diventa una fedele amica di tanti processi inevitabilmente semplificati e resi più efficaci ma anche la compagna di strada nei processi più complessi, permettendo una vera azione di scaffolding.

L’AI per conversare e risolvere i problemi

Può diventare anche un preparato e simpatico conversatore, interagendo in chat e in ogni lingua, dalle contemporanee alle antiche in dialoghi concernenti argomenti seri o faceti. Basta provare a chattare in latino e ci si accorgerà subito dell’utilità sintattica, morfologia e lessicale dell’esercizio. Fra qualche mese diventeranno ordinari la riscrittura degli audio nelle chat, la traduzione simultanea delle conversazioni in lingua, tutti strumenti che cambieranno molto anche le consuetudini della mediazione didattica con i nostri studenti che non proveranno mai l’ebbrezza di sbobinare o imbarazzarsi per non poter accedere ai significati di una conversazione in lingua.

Ancora, questi sistemi sono molto capaci nel risolvere le equazioni, nel formulare dimostrazioni, nel procedere in varie soluzioni anche algebriche o informatiche, nell’analizzare e risolvere problemi e quesiti se ben accompagnati con domande funzionali e strategiche (da parte dello studente). Soprattutto nella AI generativa di immagini, si può sviluppare un interessantissimo lavoro sulla descrizione in lingua madre o in L2 o proporre concorsi pubblicitari o di idee in competizione con la macchina.

L’AI per dare feedback e valutare

Non è poi così remota la possibilità di utilizzare l’AI come strumento automatico di feedback e valutazione che, a seconda dei livelli registrati, possa personalizzare il materiale didattico ed attuare un supporto tutoring automatizzato. In questa prospettiva l’AI diventerebbe quasi uno strumento intelligente di compresenza con il docente, che potrebbe alleggerire alcuni processi delegando la tecnologia per prendersi maggiormente cura di altri. Più pericoloso considererei un utilizzo dei dati in ottica predittiva degli andamenti scolastici futuri, tecnicamente possibile ma pedagogicamente rischioso anche per eventuali bias che potrebbero minare e vanificare i risultati. Guai a lasciare le scelte ai dati numerici, senza un reale e autentico coinvolgimento dell’elemento umano, soprattutto nella dimensione educativa.

In conclusione

È sempre più chiaro di come nella didattica del 2023 la consegna di un mero compito nozionistico sia sempre più inutile e inattuale; occorre andare verso una didattica che spinga gli studenti a sviluppare micro progetti percorsi, azioni, a fare ipotesi e a formulare più domande possibili. L’AI affiancherà il docente e lo studente nei vari processi di insegnamento e di apprendimento ma questo tema del “come ci faremo affiancare dalla AI” non è solo della didattica ma di ogni altro ambito umano, sociale, politico, culturale, economico. Cominciare a progettare, a discuterne nei dipartimenti e nei collegi, a capirne le potenzialità e le urgenze formative ed educative è quello che possiamo fare ora a scuola. Su come la possiamo utilizzare concretamente in classe, è il momento della sperimentazione e della condivisione delle buone pratiche fra colleghi vicini e lontani.

Con una certezza su cui non siamo ancora sufficientemente né professionalmente ben formati: la dimensione socio emotiva e relazionale dovrà essere sempre più curata e valorizzata perché ci aiuterà ad essere sempre più umani capaci di assegnare nella quotidianità il giusto ruolo e la giusta distanza all’intelligenza artificiale. Una lettura estiva del libro di Ken Robinson e di sua figlia Kate intitolato “Immagina che come creare un futuro migliore per tutti” edito da Eriksson potrebbe essere un buon primo passo per una visione pedagogicamente più coerente e completa, anche dell’introduzione dell’AI nella complessità e unicità di ognuno di noi.


[1] Che cos’è l’intelligenza artificiale.

[2] AI Act: a step closer to the first rules on Artificial Intelligencec.

[3] Scuola futura InnovaMenti_Tech.

[4]  Badge 2022-2023.

[5] IL SYLLABUS Entra nel programma della 1° scuola italiana di intelligenza artificiale per ragazz*.

[6] Da oggi il DigComp 2.2 parla italiano.

[7] ChatGPT? Qualche pensata di chi lo sta usando in classe.