Agenda 2030: a che punto siamo

Ottavo rapporto Asvis 2023: Goal 4

Nel fare il “tagliando”, a metà percorso, ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030, l’Asvis[1] evidenzia andamenti contrastanti: da un lato segnali di positivi avanzamenti nei diversi Goal, dall’altro situazioni di stagnazione se non di regressione che impongono da subito due necessarie “mosse” strategiche: “accelerazione” e “futuro”. Accelerazione per velocizzare le azioni intraprese ma rallentate da eventi imprevisti (Covid-19, crisi Ucraina, ondate migratorie…), futuro per non fallire i traguardi individuati in vista del Summit sul Futuro, fissato dall’ONU per settembre 2024.

Una fotografia in itinere degli obiettivi dell’Agenda ONU 2030

L’impegno dei Governi per l’Agenda 2030 ha prodotto alcuni risultati importanti:

  • riduzione del tasso di povertà estrema (dal 10,8% del 2015 all’8% del 2019) e del tasso di mortalità infantile (da 20 morti ogni 1.000 nati vivi a 18);
  • contrasto più efficace a malattie come l’HIV e l’epatite;
  • aumento della quota di energie rinnovabili (dal 16,7% del 2015 al 19,1% del 2020);
  • ritorno della disoccupazione ai livelli ante 2008, successivamente aumentata, a causa gli avvenimenti già menzionati.

Pur tuttavia l’iter virtuoso si è arrestato. Al momento solo il 12% degli interventi prosegue regolarmente per raggiungere i target prefissati, più della metà, invece, nonostante qualche progresso, sono “moderatamente o gravemente fuori strada” e circa il 30% non ha fatto registrare alcun avanzamento o si trova oggi in una condizione peggiore di quella del 2015.

In particolare l’Unione Europea mostra segni di miglioramento per undici Goal (2, 3, 4, 5, 7, 8, 9, 11, 12, 13, e 16), di peggioramento per tre (Goal 10, 15 e 17) e di sostanziale stabilità per due (Goal 1 e 6). Nel breve periodo (2019-2020) tuttavia, anche a causa della pandemia, si ha un complessivo rallentamento: i Goal che mantengono un andamento positivo tra il 2019 e il 2020 sono soltanto tre (7, 12 e 13), quelli con un andamento negativo sono quattro (Goal 1, 3, 10 e 17) e quelli con un andamento stazionario sono sei (Goal 2, 4, 5, 8, 9 e 16).

E l’Italia?

Tra il 2010 e il 2021 si registrano miglioramenti per otto SDGs:

  • alimentazione e agricoltura sostenibile (Goal 2)
  • salute (Goal 3), educazione (Goal 4)
  • uguaglianza di genere (Goal 5)
  • sistema energetico (Goal 7)
  • innovazione (Goal 9)
  • consumo e produzione responsabili (Goal 12)
  • lotta al cambiamento climatico (Goal 13).

Si evidenzia un peggioramento complessivo per cinque SDGs:

  • povertà (Goal 1)
  • acqua (Goal 6)
  • eco-sistema terrestre (Goal 15)
  • istituzioni solide (Goal 16)
  • cooperazione internazionale (Goal 17).

Mentre rimane sostanzialmente invariata la situazione per quattro SDGs:

  • condizione economica e occupazionale (Goal 8)
  • disuguaglianze (Goal 10)
  • città e comunità sostenibili (Goal 11)
  • tutela degli eco-sistemi marini (Goal 14).

Rispetto alla condizione prepandemia invece, nel 2021 l’Italia mostra miglioramenti soltanto per due Goal (Goal 7 e 8), mentre per altri due (Goal 2 e 13) viene confermato il livello del 2019. Per tutti i restanti SDGs (Goal 1, 3, 4, 5, 6, 9, 10, 15, 16, 17) il livello registrato nel 2021 è ancora al di sotto di quello del 2019, a conferma che il Paese non ha ancora superato gli effetti negativi causati dalla crisi pandemica[2].

Goal 4 “Istruzione di qualità per tutti”: luci ed ombre

La rappresentazione nella tabella 1 descrive, nell’area degli obiettivi a prevalente dimensione sociale, i settori nei quali si sono verificati Progressi significativi o Peggioramenti rispetto ai traguardi prefissati dall’Agenda 2030, utilizzando la seguente scala nominale di valutazione:

  • progresso significativo: mantenendo il trend, è garantito il conseguimento dell’obiettivo;
  • peggioramento: ci si sta allontanando dall’obiettivo.

Tabella 1. Area degli obiettivi a prevalente dimensione sociale (Istruzione)[3]

 Progresso significativo Peggioramento
Raggiungere, entro il 2027, il 33% dei posti nei servizi educativi per l’Infanzia.
Ridurre, entro il 2030, l’abbandono scolastico al di sotto del 9%.
Ridurre, entro il 2030, a meno del 15% gli studenti quindicenni con competenze matematiche insufficienti.
Raggiungere, entro il 2030, il 50% dei laureati tra i 30-34 anni.

Tabella 2: ritardi nel settore Istruzione: serie storica[4]

Dispersione scolastica tra i 18 e i 24 anni[5]Posti nei servizi educativi dai 3 ai 36 mesiLaureati dai 30 ai 34 anniCompetenze numeriche non adeguate per i 15enni
• 2019: 13,3%
• 2022: 11,5%
• Target Agenda al 2030: 9%.
• 2015: 23%
• 2020: 27,2% con persistenti divari territoriali
• Target Agenda al 2027: 33% (Soglia per ora raggiunta solo da 6 Regioni)[6].
• 2019: 27,8%
• 2022: 27,4%
• Target Agenda al 2030: 50%
• 2018: 40,1% (dati Invalsi)
• 2023: 44,1%
• Target Agenda al 2030: meno del 15%.

Le proposte dell’ASVIS per futuri sostenibili in educazione

Tra le iniziative che l’ASVIS ritiene necessarie per rilanciare il nostro sistema scolastico, abbiamo scelto quelle contenute nel documento “Dieci idee per un’ Italia sostenibile”[7] e quelle emerse durante l’evento “Tra povertà e ricchezza educativa: le scuole al centro di alleanze territoriali” del Festival dello Sviluppo Sostenibile, organizzato dai Gruppi di lavoro ASviS sul Goal 4 “Istruzione di qualità” e su “Educazione allo sviluppo sostenibile”, svoltosi a Napoli il 10 maggio 2023.

Tabella 3: Dieci idee per una Italia Sostenibile (selezione)

 AreaProposte
Istruzione[8]1. Migliorare la qualità degli apprendimenti, contrastare la dispersione, potenziare i servizi per l’infanzia, implementare gli investimenti nell’istruzione, al momento limitati al 4,1% del PIL, una cifra del tutto insufficiente.
2. Assicurare una buona formazione dei docenti, con piani pluriennali.
3. Ridurre drasticamente la quota dei soggetti NEET (1,7 mln ca. tra i 15 e i 29 anni, ISTAT, 2023).
Futuro4. Creare un Istituto pubblico di studi sul futuro, con il compito di analizzare gli scenari e individuare i rischi, per evitare di arrivare impreparati e vulnerabili a futuri shock sistemici e per disegnare politiche pubbliche efficaci per le prossime generazioni.
Welfare5. Contrastare povertà dei redditi.
6. Riformare l’attuale sistema di welfare, garantendo la copertura alla popolazione attualmente esclusa, secondo gli obiettivi del Pilastro europeo dei diritti sociali.
7. Definire i livelli minimi di offerta culturale a livello territoriale.
Diritti di cittadinanza8. Garantire la tutela dei diritti di cittadinanza con politiche di inclusione sociale.
9. Adottare politiche di lungo termine rispetto alla crescente denatalità.
10. Definire il ruolo dell’immigrazione nel futuro demografico dell’Italia.

Tabella 3.1: Reti, alleanze, patti di comunità per una scuola sostenibile (Festival di Napoli)

Le scelte derivano dalla constatazione che le seguenti criticità sembrano essere quelle più sottolineate dagli italiani (Vedi: Indagine Ipsos, per conto ASVIS, aprile 2021):
• giustizia intergenerazionale (i giovani si trovano a vivere maggiori difficoltà rispetto alla generazione dei propri genitori);
•insuccesso formativo;
•programmi di studio obsoleti e troppo teorici;
•scarsa preparazione dei docenti;
•ambienti di apprendimento e dotazioni tecnologiche inadeguati;
•limitato supporto agli studenti in difficoltà; edilizia scolastica da riqualificare;
•inefficace capacità orientativa.

Cosa propone l’ASVIS in un’ottica sistemica

1. Giustizia intergenerazionale

Assumere questo paradigma come fondamento di riforme e programmi vuol dire:

  • affermare un principio di solidarietà;
  • ritenere essenziale la valutazione d’impatto delle politiche oggi in agenda;
  • adottare il criterio della “priorità” nella scelta degli investimenti per il futuro;
  • presidiare con intelligenza il meccanismo costi-benefici, per evitare sprechi e dissipazioni.

2.  Ambienti di apprendimento

Costituzione di Reti di scuole che sperimentino innovativi modelli educativo-didattici, integrati dalle TIC[9].

3.  Successo formativo

  • Maggiore attenzione ai bisogni e alle competenze socio-relazionali degli studenti: educazione al rispetto, buon clima di classe, riduzione del disagio giovanile, didattiche attive e collaborative, adeguate competenze digitali, pratiche orientative efficaci, processi valutativi inclusivi…;
  • investimenti potenziati nell’area dei fattori ascritti: lavoro dignitoso per i genitori, contesti capacitanti (micro-ambienti di vita stimolanti), servizi educativi e culturali non marginalizzati, sostegni alle comunità di immigrati, riduzione dei divari territoriali.

4. Preparazione docenti

Percorsi accademici molto più centrati sulle competenze professionali, diversificazione delle carriere, definizione di standard professionali nazionali, obbligatorietà reale non fittizia della FIS (la Legge 79/2022 appare carente) e sistematicità della formazione continua.


[1] La documentazione integrale, a cui si è fatto riferimento, con adattamenti, per questo contributo è consultabile su: www.asvis.it/rapporto-2023/ e www. asvis.it/goal-4-istruzione-di-qualita/. ASVIS (Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile) è una Rete di oltre 320 soggetti nata nel 2016, su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università “Tor Vergata” di Roma, con l’obiettivo di rendere operativa l’Agenda ONU 2030. 

[2] Il cammino dell’Italia rispetto agli SDGs è descritto, nei particolari, alle pagine 97-104 del Rapporto, paragrafo 3.3. Le performance nei diversi Goal sono calcolate con il sistema degli indici compositi, 81 indicatori Eurostat aggregati.

[3] La presentazione completa, con grafici per tutte le aree su www.asvis.it/public/asvis2/files/Rapporto_Asvis/ e nel www.Rapporto_ASViS_2023/Presentazione_Rapporto_ASviS2023_SlideGiovannini_.pdf .

[4] Nel merito leggasi l’articolo di F. Natale, Sappiamo di non sapere? I ritardi dell’istruzione e la disattenzione della politica, www.asvis.it/editoriali/1288-17209/sappiamo-di-non-sapere-i-ritardi-dellistruzione-e-la-disattenzione-della-politica, 14.07.2023.

[5] Sebbene il fenomeno sia in calo, c’è poco da esultare. In Europa già 16 Stati hanno conseguito il target del 9%. Da noi è invece aumentata la c.d. “bocciatura friendly”. Non si perde l’anno, ma si “vince” un debito formativo da recuperare a settembre. Nell’a.s. 2022/2023 tra i promossi del I° anno, circa il 21% ha avuto assegnato almeno un debito formativo e solo un quarto ha recuperato entro settembre (Dati Servizi Statistici MIM). Non ci sono dubbi che questo sistema scolastico è poco sostenibile e che molte “patologie” promanano dalle sue inefficienze. Un solo esempio: il reclutamento e la formazione continua dei docenti.

[6] La Raccomandazione della Commissione Europea del 7.09.2022 propone di portare, entro il 2030, almeno al 50% la quota di bambini che frequentano tali Servizi educativi.

[7] Vds. www.asvis.it/public/ asvis2/files/Pubblicazioni/ASviS_Dieci_idee.pdf. 2022, Decalogo consegnato alle forze politiche; www.asvis.it/archivio-notizie-alleanza/1276-16903/patti-e-alleanze-di-comunita-per-contrastare-la-disper-sione-scolastica – Adattamento.

[8] Proposte oggetto di analisi in www.asvis.it/legge-di-bilancio-2023/.

[9] L’esempio è quello del progetto Next generation schoolls, www. asvis_next_generation_schools.pdf.