IA: il pharmakon delle competenze

La democrazia ibrida, tra insidie tecnologiche e consapevolezza

Gli aspetti più rilevanti del dibattito in corso sugli effetti dell’intelligenza artificiale pongono in evidenza, ormai in maniera notevole, la questione del rapporto tra opportunità e minacce che caratterizza il giudizio sull’utilizzo dell’AI nel quotidiano.

Come ogni processo di cambiamento anche quello che sta pervadendo il mondo con l’intelligenza artificiale pone una quantità di interrogativi e di dubbi soprattutto sulle modalità con le quali ogni cittadino esercita i propri diritti e i propri doveri, partecipa alla vita sociale e politica, si rapporta con il proprio contesto di riferimento e con quello globale. L’impatto dell’intelligenza artificiale è profondamente ambivalente e si configura come un “pharmakon”[1]: può essere sia una medicina che un veleno a seconda della sua governance e in riferimento alla percezione che ciascuno ha del rapporto con lo strumento.

Le minacce dell’IA all’autonomia e alla consapevolezza del cittadino

La libertà di decidere autonomamente e la capacità di comprendere la realtà che ci circonda sono oggi messe a rischio da un uso distorto dell’intelligenza artificiale. Questo pericolo si manifesta attraverso meccanismi a volte evidenti e a volte nascosti, ma capaci di produrre effetti profondi, concreti e misurabili sulla vita quotidiana di ogni persona.

  • L’ipersuasione e la manipolazione si verificano quando la tecnologia viene impiegata per orientare in modo invisibile i nostri pensieri, le nostre preferenze e le nostre azioni. Costruendo messaggi su misura e altamente convincenti, l’algoritmo spinge l’individuo verso determinate decisioni senza che questo se ne accorga, un processo silenzioso che finisce per indebolire il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche e la reale possibilità di scegliere liberamente.
  • La polarizzazione e le bolle di filtraggio derivano dall’impiego dei cosiddetti algoritmi di raccomandazione[2]. Attraverso questi sistemi, si genera una sorta di cassa di risonanza digitale che tende a confermare le opinioni e i pregiudizi che l’utente già possiede, ostacolando il confronto costruttivo tra punti di vista differenti e riducendo quella varietà informativa che è fondamentale per una cittadinanza consapevole. Sebbene questi meccanismi siano nati originariamente per scopi commerciali e di marketing, il loro raggio d’azione può essere esteso anche a finalità meno trasparenti o del tutto illecite.
  • I pregiudizi e le discriminazioni (Bias[3]) si manifestano quando i sistemi di intelligenza artificiale, venendo addestrati su dati parziali o non rappresentativi, finiscono per amplificare le disuguaglianze sociali, razziali e di genere già esistenti. Questo processo genera valutazioni ingiuste in ambiti cruciali per la vita dei cittadini, come l’amministrazione della giustizia o l’accesso al credito bancario, allontanando progressivamente la comunità da un ideale di equità e inclusione.

L’eccessivo affidamento all’automazione (automation bias) può spingere i cittadini alla progressiva erosione del pensiero critico abdicando alla propria responsabilità decisionale e al giudizio critico, delegando acriticamente la verità alla “macchina”. Chiedere all’intelligenza artificiale quello che non riceve risposte dagli umani oppure domandare ciò che non è lecito chiedere alle altre persone, svela un doppio problema: sopravvalutare le capacità dell’IA e sottovalutare la dimensione umana della relazione[4].

Va inoltre considerato il disallineamento normativo che rappresenta un ulteriore e significativo problema. È generato dal forte contrasto tra il ritmo esponenziale con cui evolve l’intelligenza artificiale e i tempi necessari all’approvazione delle leggi destinate a regolarla. Definire un quadro giuridico tempestivo ed efficace si rivela una sfida complessa: la lentezza e l’incertezza che caratterizzano l’iter delle riforme e l’adozione dei regolamenti faticano a tenere il passo con l’estrema velocità dello sviluppo tecnologico.

Le opportunità offerte dalla IA per la cittadinanza attiva

Se progettata e governata secondo principi etici e criteri di sostenibilità tecnica, l’IA si può trasformare in una risorsa straordinaria, capace di valorizzare la partecipazione dei cittadini e rinnovare profondamente il rapporto con le istituzioni[5]. Questa evoluzione positiva richiede tuttavia una trasformazione parallela delle strutture pubbliche, chiamate a ridefinire le proprie modalità operative per cogliere appieno i benefici dell’innovazione e superare i vecchi vincoli strutturali.

È possibile realizzare la modernizzazione della pubblica amministrazione solo nel momento in cui i diversi settori dello Stato adottano stabilmente queste tecnologie per semplificare le procedure burocratiche e ottimizzare l’impiego delle risorse disponibili. L’introduzione, per esempio, di modelli predittivi consente di pianificare meglio lo sviluppo urbano e di gestire con maggiore tempestività le emergenze, aprendo la strada a percorsi di sviluppo fino a oggi inesplorati. In tal caso l’algoritmo agisce come un vero e proprio acceleratore di progresso, guidando la transizione verso un’amministrazione più efficiente, trasparente e orientata all’inclusione sociale.

IA e sostenibilità

Questo potenziale di rinnovamento istituzionale trova la sua naturale estensione su scala globale, offrendo una traccia concreta per affrontare le grandi sfide del nostro tempo. L’intelligenza artificiale, se integrata nelle strategie internazionali, diventa infatti un supporto determinante per il conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, offrendo strumenti avanzati per analizzare, comprendere e prevedere fenomeni complessi come il cambiamento climatico, le disuguaglianze sociali e la povertà.

IA e infrastruttura di servizio

Sul piano locale, questa stessa capacità di lettura e gestione dei dati si traduce in una nuova dimensione urbana. Attraverso l’uso dei sistemi di open data, le città possono impiegare l’algoritmo come una vera e propria infrastruttura di servizio, essenziale per governare la complessità degli ambienti metropolitani in modo più efficiente, trasparente e sostenibile, rinsaldando quel legame di fiducia tra la pubblica amministrazione e la comunità che i rischi di manipolazione rischiavano di logorare.

IA e democratizzazione del sapere

Il superamento dei vecchi confini burocratici e geografici permette inoltre di avviare una profonda democratizzazione del sapere. Rendendo la conoscenza accessibile e diffusa, la tecnologia si fa promotrice di un approccio collaborativo basato sulle tre coordinate fondamentali del coordinamento, della collaborazione e della cooperazione internazionale. Si definisce così una rete di alleanze indispensabile per affrontare problemi sistemici che nessun singolo cittadino, né alcun singolo Stato, potrebbe mai risolvere in totale autonomia.

L’uomo tecnologico cosciente

Questa traiettoria evolutiva culmina nell’affermazione di un nuovo modello antropologico, definito dall’avvento dell’uomo tecnologico cosciente. In questo rinnovato paradigma relazionale, l’essere umano non subisce passivamente lo sviluppo algoritmico, ma evolve insieme a esso. Abbandonando il ruolo di semplice utente esposto ai condizionamenti esterni, l’individuo assume la figura di custode consapevole dei sistemi tecnologici, capace di guidarne l’impiego verso il bene comune, la giustizia sociale e la piena espressione della cittadinanza democratica.

Il modello “Homo AI 0”

Il paradigma dell’Homo AI 0, proposto dagli studiosi Flavio Tonelli ed Emilio Mango[6] rappresenta, quindi, una visione d’avanguardia che supera la tradizionale contrapposizione tra umanità e tecnologia. Non si parla più di una macchina che sostituisce l’uomo, né di un’ostinata difesa nostalgica delle prerogative umane, ma di una vera e propria co-evoluzione relazionale. Questo modello si fonda su tre pilastri essenziali: L’alleanza strategica e la reciprocità, sensibilità contestuale, la finalizzazione dialogica.

  • Il primo principio riguarda la trasformazione mutua e continua tra l’uomo e la macchina. Mentre l’intelligenza artificiale modifica i propri modelli in base agli input umani, l’essere umano evolve le proprie strategie cognitive attraverso l’interazione con l’AI, imparando a navigare spazi di pensiero più ampi e a formulare domande capaci di generare nuovi insight. Il rapporto si sposta, quindi, dalla delega passiva (subire o usare acriticamente l’algoritmo) a una “coreografia delle competenze”, in cui l’intelligenza viene intesa come una qualità condivisa che emerge dall’interazione tra i due soggetti.
  • Il secondo principio è quello della sensibilità contestuale adattiva che impone all’intelligenza artificiale di saper interpretare lo specifico scenario in cui agisce per essere davvero efficace. Questo significa che l’algoritmo deve aprirsi a una comprensione più profonda, capace di cogliere le sfumature culturali, le dinamiche relazionali, il background storico e le implicazioni emotive dell’esperienza umana. Deve superare la rigidità del dato puro per sintonizzarsi con l’ambiente circostante, riconoscendo che ogni interazione è influenzata dai valori, dal vissuto e dagli stati d’animo di una comunità.
  • Nel terzo principio, quello della finalizzazione dialogica, gli obiettivi del sistema non sono imposti rigidamente dall’alto o pre-programmati. Al contrario, essi emergono dal dialogo continuo e dall’esperienza condivisa tra le due intelligenze, affinandosi e adattandosi in base alle scoperte che nascono dalla collaborazione stessa.

Questi principi mirano, in verità con una visione molto ambiziosa, a trasformare il rapporto con l’AI da un semplice utilizzo di strumenti a una vera e propria partnership di co-evoluzione.

Tra Paideia e Nomos: il cammino dell’uomo “cosciente”

Il dibattito sulle molteplici sfide finora esaminate converge verso un’unica, fondamentale consapevolezza: lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non produrrà effetti automatici, né in senso positivo né in senso negativo, sul futuro della cittadinanza. Per evitare che la tecnologia si trasformi in uno strumento di condizionamento di massa è necessario, però, promuovere un’articolata educazione alla cittadinanza digitale, la sola capace di offrire alle persone i criteri necessari per governare la propria presenza in rete e decodificare i tentativi latenti di manipolazione.

La salvaguardia dei presidi democratici richiede un’alleanza strategica tra due dimensioni complementari: da un lato, un’istruzione critica e valoriale, intesa come Paideia, e dall’altro, l’adozione di un quadro normativo solido e tempestivo, espressione del Nomos. L’equilibrio tra questi due fattori può garantire che l’algoritmo rimanga una risorsa costantemente orientata al progresso civile e al rispetto della dignità umana. Da qui, emerge un suggestivo paradosso: concetti nati alle origini della civiltà occidentale e legati alla speculazione filosofica dell’antichità classica conservano intatta la propria forza esplicativa, rivelandosi chiavi di lettura formidabili per interpretare e governare le complessità del nostro presente tecnologico.


[1] Pharmakon (dal greco antico φάρμακον) è un concetto filosofico e linguistico che indica una sostanza che è simultaneamente rimedio e veleno. L’ambivalenza di questo termine racchiude la consapevolezza che il confine tra cura e tossicità è spesso determinato esclusivamente dal dosaggio o dal contesto.

[2] Gli algoritmi di raccomandazione (AI recommendation systems) rappresentano una categoria di algoritmi di machine learning usati per prevedere le scelte degli utenti e offrire loro consigli mirati. Questi sistemi, osservando e registrando le scelte fatte dal singolo utente, presentano quindi contenuti e suggerimenti che gli potrebbero piacere e che permettono di rendere l’esperienza con il servizio molto più intuitiva e immediata. Fonte www.ainews.it

[3] Con il termine “Bias” vengono indicate particolari forme di euristiche utilizzate per esprimere opinioni e giudizi riguardo ad elementi, fatti e comportamenti di cui non si è fatta esperienza o non si ha una conoscenza approfondita.

[4] Vedi articolo di Antonio Scala – CNR – Istituto dei sistemi complessi.

[5] Vedi Intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione: sfide e opportunità.

[6] Flavio Tonelli, Emilio Mango, Oltre L’intelligenza Artificiale, Egea 2026. Vedi anche L. Floridi, Etica dell’Intelligenza artificiale. Sviluppi-opportunità-sfide, R. Cortina 2022 e Piercarlo Maggiolini con Mariagrazia Fugini – le sfide etiche dell’intelligenza Artificiale, Ledizioni 2025.