Il PNRR ha rappresentato, e continua a rappresentare, un’occasione storica per l’edilizia scolastica italiana. Attraverso la Missione 4 – Componente 1 – Investimento 1.1, sono stati destinati 4,6 miliardi di euro alla costruzione, ristrutturazione e messa in sicurezza di nidi e scuole dell’infanzia, con l’obiettivo di realizzare 150.480 nuovi posti nella fascia 0-6 anni entro il 2026[1]. È un investimento che nessuno può permettersi di sottovalutare, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno dove il divario di copertura rispetto al target europeo del 33% resta ancora oggi marcato[2].
Ma un Paese che voglia davvero occuparsi dei suoi bambini più piccoli non può pensare che il compito sia assolto quando si consegnano le chiavi di un edificio nuovo. La realizzazione delle strutture è infatti solo il primo passaggio: perché i nuovi posti si traducano in un effettivo ampliamento dei servizi occorre garantirne l’attivazione e la continuità nel tempo, attraverso personale adeguato, risorse per la gestione condizioni di accesso che consentano alle famiglie di utilizzare concretamente i servizi disponibili. È nel passaggio dai nuovi spazi ai servizi concretamente fruibili che si misura, dunque, la portata dell’investimento realizzato.
Il cemento cresce, le persone restano indietro
Il decreto legislativo 65/2017, che ha istituito il sistema integrato zerosei, aveva individuato fin dall’inizio tre pilastri di pari dignità: gli interventi infrastrutturali, il finanziamento delle spese di gestione dei servizi educativi e, non meno rilevante, la formazione continua del personale educativo e docente unita alla promozione dei coordinamenti pedagogici territoriali. Di questi tre pilastri, il PNRR ha concentrato la parte più consistente degli investimenti sul primo, mentre gli altri due continuano a fare affidamento prevalentemente su risorse ordinarie, non sempre adeguate alle esigenze dei territori. Peraltro, il territorio italiano, dispone già di una rete articolata di servizi educativi per la prima infanzia, non è un deserto educativo da colonizzare ex novo: esistono già, servizi educativi per la prima infanzia, sia all’interno della scuola pubblica – sezioni primavera, poli per l’infanzia annessi agli istituti comprensivi – sia nel sistema paritario e comunale. Queste realtà avrebbero bisogno non solo di nuovi edifici, ma anche di interventi capaci di qualificare gli ambienti educativi esistenti e di assicurare continuità alle attività rivolte ai bambini della prima infanzia.
Zero-sei, una presenza ancora discontinua
Uno degli aspetti più contraddittori riguarda proprio la platea dei destinatari. Molti degli interventi socio-educativi finanziati nell’ambito della Missione 5 – Componente 3 – Investimento 3 comprendono espressamente anche la fascia 0-6 anni, accanto a quelle 5-10 e 11-17. Quando però si passa ad alcuni programmi rivolti direttamente alle istituzioni scolastiche e finalizzati al contrasto della dispersione e dei divari negli apprendimenti, l’attenzione si concentra frequentemente a partire dalla scuola primaria. È accaduto, ad esempio, in specifici avvisi del PON “Per la scuola” e, più recentemente, negli interventi Agenda Sud e Agenda Nord del Programma nazionale “Scuola e competenze” 2021-2027. In questi casi la scuola dell’infanzia è rimasta fuori dalle azioni finanziate, anche quando le sue sezioni appartenevano allo stesso istituto comprensivo destinatario degli interventi. La conseguenza è stata l’esclusione delle sezioni dell’infanzia e dei bambini che le frequentavano dalle attività previste da questi specifici avvisi.
Si determina così una discontinuità tra politiche socio-educative che assumono lo zero-sei come fascia esplicitamente destinataria degli interventi e alcune misure scolastiche di contrasto ai divari e alla dispersione che iniziano dalla scuola primaria.
Dalle risorse ai servizi
A fronte di oltre 19 miliardi di euro destinati dal PNRR al potenziamento del sistema scolastico[3] le risorse rivolte allo zerosei seguono oggi canali differenti, che è necessario leggere insieme. Il Fondo nazionale ordinario per il sistema integrato zerosei dispone nel 2026 di 288,8 milioni di euro, rispetto ai 275,7 milioni del 2025, con un ulteriore incremento previsto per il 2027 e il 2028. A queste risorse si affiancano i 450 milioni destinati nel 2026 ai Comuni per incrementare i posti nei servizi educativi per l’infanzia e concorrere al raggiungimento del LEP del 33%, che salgono a 1,1 miliardi annui nel 2027 e nel 2028.
Il problema si sposta allora dalla sola quantità delle risorse alla loro capacità di tradursi in servizi effettivamente disponibili e sostenibili nei diversi territori. I dati più recenti mostrano infatti che nell’anno educativo 2023/2024 l’offerta nazionale ha raggiunto 31,6 posti ogni 100 bambini sotto i tre anni, con differenze ancora molto ampie: il Centro arriva al 40,4%, mentre il Sud si ferma al 19% e le Isole al 19,5%. L’investimento nelle strutture deve quindi procedere insieme alla capacità degli enti locali di attivare e mantenere i servizi, sostenere i costi di gestione e renderli concretamente accessibili alle famiglie.
Sezioni primavera, una fragilità che ancora permane
La possibilità di trasformare nuovi posti e nuove strutture in servizi educativi effettivamente funzionanti porta direttamente alla questione del personale. L’ampliamento dell’offerta richiede infatti professionalità adeguate, continuità educativa e una programmazione capace di accompagnare nel tempo la crescita del sistema. Proprio su questo versante permangono elementi di fragilità. Le sezioni primavera ne rappresentano un esempio significativo[4]. Nate in via sperimentale con la Legge 296/2006 come servizio rivolto ai bambini tra i 24 e i 36 mesi e successivamente ricomprese dal D.lgs. 65/2017 nel sistema integrato zerosei, continuano a dipendere da modalità di attivazione e finanziamento che non assicurano ovunque la stessa continuità dell’offerta. La loro esperienza rende particolarmente evidente una questione più generale: alla crescita dei servizi deve corrispondere una disponibilità stabile di professionalità educative, sostenuta da modalità di reclutamento coerenti e da una formazione iniziale e in servizio adeguata alle specificità della prima infanzia.
La sfida aperta dagli investimenti non riguarda quindi soltanto quanti nuovi posti sarà possibile creare, ma anche le condizioni professionali e organizzative necessarie perché quei posti possano tradursi in servizi di qualità e duraturi.
Una regia a geometria variabile
La costruzione del sistema integrato zerosei richiede una regia territoriale capace di mettere in relazione servizi educativi e scuole dell’infanzia, soggetti pubblici e privati, professionalità e responsabilità istituzionali diverse. Un ruolo centrale è affidato ai Coordinamenti pedagogici territoriali, previsti dal D.lgs. 65/2017 e successivamente rilanciati dal Piano di azione nazionale pluriennale 2021-2025, che ha destinato alla loro promozione e alla formazione del personale una quota delle risorse assegnate alle Regioni.
Negli ultimi anni la loro diffusione è cresciuta, ma il quadro nazionale resta differenziato. Alla costituzione formale dei CPT non corrisponde infatti ovunque lo stesso livello di operatività, continuità e capacità di raccordo tra servizi educativi, scuole dell’infanzia statali e paritarie, enti locali e soggetti gestori. Il nodo si sposta così dalla semplice presenza del coordinamento alla qualità del suo funzionamento: possibilità di promuovere formazione congiunta, favorire continuità educativa, sostenere il confronto professionale, raccordare servizi educativi, scolastici, sociali e sanitari e contribuire al monitoraggio della qualità dell’offerta. Sono, del resto, proprio le funzioni che la disciplina regionale più recente continua ad attribuire ai CPT[5].
È su questa capacità di funzionare come infrastruttura pedagogica del territorio che si misura una parte importante dell’effettiva integrazione dello zerosei. Gli investimenti negli edifici, l’ampliamento dei posti, la formazione del personale e la qualità educativa dei servizi hanno bisogno di luoghi nei quali possano essere letti e raccordati. Dove questa funzione rimane debole o discontinua, anche risorse consistenti rischiano di produrre interventi frammentati anziché concorrere alla costruzione di un sistema realmente integrato.
Le isole felici che aspettano di diventare arcipelago
Eppure, a macchia di leopardo sul territorio nazionale – senza escludere la Sicilia e il Mezzogiorno – esistono esperienze nelle quali istituzioni scolastiche, Comuni e reti territoriali hanno saputo costruire e mantenere servizi educativi zerosei di qualità, talvolta proprio in contesti caratterizzati da una debole presenza di servizi per la prima infanzia. Non si tratta soltanto di esperienze episodiche: alcune hanno raggiunto negli anni una dimensione e una continuità che consentono di considerarle veri e propri laboratori territoriali del sistema integrato[6]. Queste realtà possono offrire indicazioni utili per comprendere quali condizioni organizzative, professionali e finanziarie ne abbiano consentito lo sviluppo e quali siano invece gli ostacoli alla loro diffusione.
Occorrerebbero avvisi e azioni dedicati che permettano alle istituzioni scolastiche più attive su questo fronte di contare su finanziamenti più consistenti: non solo per ambienti più adeguati, ma anche per potenziare il servizio, ridurre i costi a carico delle famiglie, sostenere adeguatamente le professionalità coinvolte, promuovere la formazione continua del personale educativo e rafforzare la diffusione e l’operatività dei coordinamenti pedagogici territoriali.
Non è tardi per cambiare rotta
Alla fase conclusiva del PNRR, il bilancio dello zerosei restituisce luci e ombre. L’investimento sulle strutture ha avuto una dimensione senza precedenti e può ampliare in modo significativo la disponibilità dei servizi, soprattutto nei territori che ne sono più carenti. La sfida, però, si sposta ora sulla capacità di far vivere quelle strutture e di inserirle in un sistema realmente integrato, nel quale risorse per la gestione, professionalità educative, formazione e coordinamento pedagogico procedano insieme.
I prossimi passaggi saranno quindi decisivi. I nuovi posti dovranno diventare servizi effettivamente attivi e accessibili alle famiglie; le differenze territoriali dovranno essere progressivamente ridotte; i Coordinamenti pedagogici territoriali dovranno poter esercitare concretamente la funzione di raccordo per la quale sono stati previsti. Anche le esperienze che già funzionano possono diventare una risorsa, se vengono conosciute, valutate e utilizzate per comprendere quali condizioni ne abbiano favorito lo sviluppo e possano essere sostenute anche altrove.
La conclusione del PNRR, da questo punto di vista, non coincide con la conclusione della sfida. La prossima programmazione delle risorse europee e nazionali potrà raccogliere ciò che questa stagione di investimenti ha reso possibile e affrontare ciò che è rimasto più fragile. Per lo zerosei significa riconoscere che costruire nuovi posti è stato un passaggio fondamentale; renderli servizi educativi stabili, accessibili e di qualità è il compito che viene adesso.
[1] PNRR Futura, Asili nido e scuole dell’infanzia – M4C1 Investimento 1.1.
[2] Osservatorio Conti Pubblici Italiani, Università Cattolica, Quanto aumenta la disponibilità degli asili nido con il PNRR.
[3] Il Pnrr e la povertà educativa, rapporto dell’Osservatorio #Conibambini.
[4] R. Marchisciana, Sezioni primavera e colori dell’infanzia, Scuola7 n. 288.
[5] Il grado di attuazione dei Coordinamenti pedagogici territoriali resta fortemente differenziato. In Veneto risultano sette CPT, uno per ciascuna provincia, progressivamente costituiti tra il 2019 e il 2021 e indicati dall’USR Veneto come stabilmente attivi; la programmazione regionale 2025 destina inoltre il 5% delle risorse del Fondo zerosei, pari a circa 900.000 euro, alla formazione continua e alla promozione dei CPT. In Sicilia la programmazione 2025 destina 145.855 euro ai Coordinamenti pedagogici territoriali, con riferimento ai nove Comuni capoluogo di provincia. Gli atti reperibili documentano quindi la previsione e il finanziamento dei CPT, ma non consentono di ricostruire con analoga evidenza la loro effettiva attivazione, la continuità di funzionamento e la copertura territoriale.
[6] Un’esperienza significativa è quella dell’Istituto comprensivo “Don Bosco” di Gela, dovela prima sezione primavera è stata attivata nel 2012 e l’esperienza si è progressivamente ampliata fino a raggiungere cinque sezioni nel 2023, il numero più elevato allora presente in un’unica scuola statale siciliana. L’USR Sicilia l’ha presentata a Didacta Italia 2023 come buona pratica per la fascia zerosei. Alla base del progetto, la scelta di ampliare le opportunità educative per la prima infanzia in un territorio caratterizzato da una presenza ancora insufficiente di servizi.



