1° settembre, sarà un nuovo inizio?

Dalla DiP alla DaD

Vorrei riprendere lo spirito dei ragionamenti di Gian Carlo Sacchi sull’ultimo numero di Scuola7 del 15 giugno 2020, n. 189, Pensando al prossimo settembre.

L’anno che sta per concludersi ha potuto giovarsi della didattica in presenza (DiP) sino alla fine febbraio. La didattica a distanza (DaD) è stata indispensabile per affrontare l’emergenza. Una scialuppa a disposizione del naufrago per mettersi in salvo. Ovviamente, prendersela con la scialuppa non ha molto senso.

Sospendere più facile che riprendere

In vista del prossimo a.s. si presenta una situazione completamente diversa, per certi versi rovesciata: non dalla DiP alla DaD, ma dalla DaD verso la DiP.

Sicuramente è più facile sospendere che riprendere.

Tecnologia per un nuovo umanesimo

Non solo. C’è un punto che va chiarito sul piano della cultura didattica, dell’ecologia della mente o, più semplicemente, del buon senso. È sterile ogni contrapposizione tra DaD e DiP. Per far partire il prossimo a.s. in sicurezza occorrono entrambe. L’approccio metodologico, utile e corretto, è quello della Didattica integrata (Di).

La tecnologia deve essere al servizio dei bisogni formativi. Competenza digitale e nuovo umanesimo non sono in contraddizione.

Non c’è un minuto da perdere

La clessidra è rovesciata. I granelli di sabbia scivolano velocemente verso la fine di agosto. E’ questo il momento per fissare un programma di lavoro, che va seguito passo dopo passo. Non c’è un minuto da perdere. Dopo gli esami di Stato, prima della pausa di agosto. Luglio un mese prezioso.

Coscienza del compito

Per farlo, prima di tutto, bisogna dotarsi di una coscienza del compito.

1. Sapere che il prossimo anno sarà figlio di questo e che, quindi, ne erediterà alcune conseguenze.

2. Che non si tratta di ripristinare la scuola di prima, ma di impostare quella del dopo.

3. Indispensabile un approccio innovativo e, al contempo, concreto.

4 Tenendo in relazione tra loro curricolo, organico dell’autonomia, organizzazione del tempo (orari) e dello spazio (logistica).

Linee-guida

Le Linee-guida del Ministero dell’Istruzione sono indispensabili. Sono un contributo le Proposte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per le linee-guida relative alla riapertura delle scuole dell’11 giugno 2020.

Ma è illusorio pensare che le une o le altre risolveranno d’incanto tutti i problemi. Sarà fondamentale far funzionare, all’interno di una cornice nazionale e regionale, un’idea di autonomia finalmente presa sul serio, in grado di favorire un nuovo patto di comunità.

Come avrebbe detto Aldo Palazzeschi: “E lasciateci divertire!”

En passant, segnalo il divertissement di Edscuola (https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=131435), a firma di g.c., che raccconta di un autorevole collaboratore che avrebbe ritrovato, per caso, nei pressi del Casino del Bel Respiro di Villa Pamphilj, dove la settimana scorsa di sono svolti gli Stati generali dell’economia, un plico con dieci schede relative ai temi della scuola tratte dal Progetto Colao.

L’ironia è quella figura retorica che dice qualcosa significando il contrario. E infatti, quelle dieci schede risultano non pervenute. Ma avrebbero potuto, ragionevolmente, essere le seguenti:

Scheda 1 – Rinnovare il patrimonio edilizio della nostra scuola

Scheda 2 – Un asilo nido (quasi gratuito) per tutti i genitori che lo chiedono

Scheda 3 – Istruzione tecnico-superiore (ITS) alla tedesca

Scheda 4 – Tempo pieno per tutti nella scuola di base

Scheda 5 – Le scuole secondarie superiori come “campus”

Scheda 6 – Disabilità e scuola inclusiva

Scheda 7 – Un profilo professionale elevato per i docenti

Scheda 8 – Autonomia scolastica da rilanciare

Scheda 9 – Ripensare i saperi e i curricoli

Scheda 10 – Allora cosa metteremo nello zainetto dello studente?

Ciascuna suddivisa, a proposito del vezzo per gli anglicismi, in tre parti: Check-up, Target, Money.

Un Paese nel Paese

Riprendendo il filo del discorso: il 1° settembre sarà un appuntamento decisivo per il Paese, non solo per il governo.

Attenzione a far corrispondere le parole alle cose, misurandosi puntualmente con le scadenze.

Per un istante vogliamo guardarla in faccia questa realtà, la realtà della scuola, a partire da alcuni numeri?

Proviamo

I dirigenti scolastici sono quasi 8.000, altrettanti i DSGA, altrettante le scuole, 370.000 le classi.

Circa 7 milioni e settecento mila gli studenti (900.000 nella scuola dell’infanzia; 2.500.000 nella scuola primaria; 1.600.000 la secondaria di primo grado; 2.600.000 la secondaria di secondo grado). Dei quali circa 250.000 circa gli alunni con disabilità.

Più 880.000 studenti circa delle scuole paritarie.

Più835.489 docenti,di cui 150.609 per il sostegno.

Più 203.434collaboratori scolastici, assistenti tecnici e amministrativi, vale a dire il personale ATA.

La scuola nazione

Stiamo parlando, in termini demografici, di circa 10 milioni di persone, in un Paese, l’Italia, di 60 milioni di abitanti. L’equivalente di nazioni come l’Austria o l’Ungheria o la Svezia, senza considerare le famiglie, le relazioni che ciascuna porta con sé, i servizi erogati dalla filiera istituzionale, il connesso mondo dell’associazionismo e del volontariato, sportivo ricreativo e culturale.

Al primo posto salute e sicurezza

Fatte queste premesse, non vi è dubbio che la priorità vada posta sul nesso salute e sicurezza, cardine del D.Lgs. 81 del 2008, “testo unico” in questa materia.

Per rendersene conto basta rileggere il Documento del Comitato Tecnico Scientifico, inoltrato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione civile, da uno stralcio del verbale n. 82 della riunione del 28 maggio u.s.

Fatti sociali, non solo tecnici

Davanti, una molteplicità di questioni a cui sovraintendere. Non solo tecnichesociali in senso proprio: informare, consultare, coinvolgere studenti e famiglie, acquisire intese con le OO.SS., impostare collaborazioni con gli EE.LL. anche nella loro qualità di enti proprietari delle scuole.

La concertazione

Proviamo, intanto, a metterli in fila tutti questi soggetti.

In primo luogo, gli studenti, non graditi ospiti, siccome la scuola è casa loro. Vanno ascoltati, resi protagonisti, co-artefici delle soluzioni, insieme alle loro famiglie. Sono importanti gli organi collegiali: Consiglio di Istituto o di Circolo, singoli Consigli di classe o di interclasse. Utili anche i momenti più aperti e informali come comitati o assemblee.

La clausola del C1

Quindi RSU e OO.SS provinciali: ci sono aspetti che riguardano la contrattazione decentrata, il cui primo punto (c1) coinvolge la sicurezza, che potrà così ricevere una degna considerazione senza essere derubricato, come talvolta accade, a favore di altri più appetibili punti come il c2, il c3 e il c4, vale a dire il FIS, i compensi accessori e, per l’ultimo anno, il cosiddetto bonus.

Poi gli EE.LL, dai quali dipende una ricca gamma di questioni, tutte rilevanti, regolate dalla legge 23/1996 sino al DI 129/2018.

Lavorare in team

Infine, due strumenti preziosi: il team salute e sicurezza, in riferimento alla collaborazione tra DS, RSPP, RLS, MC, alla luce di quanto appena sperimentato a seguito della pandemia, e il team digitale, formato da DS, DSGA, Animatore digitale, DPO, responsabile del sito se c’è, prezioso per il PNSD nonché per la DaD.

L’autonomia propriamente intesa non è una enclave ma un sistema articolato di relazioni.

Il PAI

Senza trascurare il lascito di questo tormentato a.s. come l’O.M. n. 11 del 16 maggio 2020che ha arricchito il ventaglio degli acronimi.

Da un lato il PAI: Piano di Apprendimento Individualizzato, predisposto dai docenti del Consiglio di classe per gli alunni ammessi alla classe successiva con voti inferiori a sei decimi, allegato al documento di valutazione finale (comma 1, art. 6).

Il PIA

Dall’altro il PIA: Piano di Integrazione degli Apprendimenti, nel quale sono state indicate “le attività didattiche eventualmente non svolte rispetto alle progettazioni di inizio anno e i correlati obiettivi di apprendimento” (comma 2, art. 6).

Il recupero come strategia

PAI e PIA diventano parti integranti della programmazione scolastica, una consegna per il prossimo a.s. e, forse, non solo.

Si accentua la tendenza verso una progressiva personalizzazione degli apprendimenti.

Il recupero non può essere più un episodio giustapposto alla programmazione, ma un asse strategico composto all’interno di una visione più inclusiva.

La scuola inizia già il 1° settembre

In ogni caso, dal 1° settembre devono essere impostati e avviati corsi integrativi che diventano “attività didattica ordinaria”. Possono concludersi precocemente, ma non è escluso possano accompagnare chi è stato ammesso alla classe successiva per un tempo ulteriore. Non lo decide a priori la norma, ma a posteriori i processi di apprendimento.

Tutto questo rende piuttosto strano il dibattito su quando dovrebbero iniziare le scuole. Forse sarebbe il caso di dare un’occhiata al comma 3 dell’art. 6 dell’O.M. n. 11 del 16 maggio 2020: “le attività relative al piano di integrazione degli apprendimenti, nonché al piano di apprendimento individualizzato (…) hanno inizio a decorrere dal 1° settembre 2020”.

Alcuni rischi

In effetti, non da oggi, il dibattito pubblico sulla scuola presenta ampi margini di miglioramento. Prendiamo le risorse. Sono fondamentali. Eppure non bastano. Non è mai (solo) un problema quantitativo.

Senza le risorse, è del tutto evidente, non si muove un passo. Ma per fare della strada, occorre altro. Un progetto educativo. Un’idea di scuola.

Evitando le visioni astratte, cerchiamo di usare bene ciò che è a nostra disposizione da ormai più di vent’anni – l’autonomia – che può e deve diventare una pratica matura, adulta, pienamente responsabile. Specie in un momento delicato come questo. Attraverso le buone pratiche, tanto più efficaci quanto silenziose.

Le conseguenze psicologiche

Non sono da trascurare le conseguenze meno visibili della sospensione della didattica in presenza. Il prossimo anno avrà anche un profilo di carattere psicologico: la gran parte degli studenti, a parte quelli di quinta per gli esami di Stato nella secondaria superiore, faranno ritorno nell’edificio scolastico dopo sei mesi. C’è da favorire un processo di reinserimento, ambientamento, accompagnamento educativo in senso proprio.

Preziosi gli Sportelli curati dagli psicologi (a seguito di avviso pubblico disciplinato dal D.Lgs. 165/2001, art. 7, comma 6); le collaborazioni con ulteriori servizi messi a disposizione dai Comuni; ma anche l’introduzione dal prossimo a.s. di una nuova fase nella vita dell’insegnamento di Educazione civica, specie per ciò che riguarda la cittadinanza digitale e il diritto alla salute e al benessere della persona.

Questioni strutturali

Poi ci sono non piccole questioni strutturali.

Planimetrie alla mano, aula per aula – senza mai dimenticare che le aule sono 370.000 – procedere alla verifica delle condizioni per una ripresa dell’attività didattica in presenza, nel rispetto del distanziamento. Fisico, non sociale.

Una nuova organizzazione

Sulla base di questi presupposti, occorre valutare il resto: lo scaglionamento di ingressi e uscite, in un congruo arco di tempo, l’organizzazione del trasporto pubblico, l’avvio in orario differenziato, la misura appropriata delle attività, la didattica integrata, nel senso di un coordinato utilizzo di DiP e DaD.

Quindi percorsi distinti e debitamente segnalati per l’ingresso e per l’uscita.

Senza trascurare la rete, la sua efficacia e la sua potenza. Prima l’hardware, poi il software. Qui torna il tema, nevralgico e decisivo, quanto sottovalutato, dei rapporti con l’Ente locale in ordine alla gestione del server.

Il profilo didattico

Veniamo alle questioni di impianto più didattico.

La legge 107 del 13 luglio 2015 al comma 5 ha spiegato che l’organico dell’autonomia si compone di “attività di insegnamento, di potenziamento, di sostegno, di organizzazione, di progettazione e di coordinamento”.

Articolazione di gruppi di classe

L’esigenza di mettere mano ad una “riduzione del numero di alunni e di studenti per classe o per articolazione di gruppi di classi, anche con potenziamento del tempo scolastico o rimodulazione del monte orario” è già prevista nel comma 7, lettera n).

Mettere in relazione

In vista di un anno straordinario come il prossimo, occorre verificare i fabbisogni dell’organico dell’autonomia, valutare l’introduzione di eventuali correttivi, a favore della programmazione didattica e del funzionigramma di ogni singola scuola.

Rivisitare l’organico

Diventa necessario rivisitare attentamente l’organico dell’autonomia – che, come si è visto, è articolato non in “lezioni”, ma in attività di insegnamento, potenziamento, sostegno, organizzazione, progettazione e coordinamento – in relazione alla logistica, per l’ottimale utilizzo degli spazi, e alla tempistica, in riferimento all’orario.

Vi è poi l’aspetto specifico del potenziamento. Una conseguenza della 107/2015 che forse è giunto il momento di considerare in modo più adeguato, in primo luogo per rispetto verso i docenti coinvolti, non di rado costretti ad una forma di “precariato” dentro la scuola nonostante il loro status di ruolo.

OO.SS. e EE.LL.

Quindi: definizione di un quadro orario, sulla base della mappatura degli spazi e del distanziamento, tra DiP e DaD, condivisione con l’utenza, studenti e famiglie, concertazione con la RSU, le OO.SS., gli EE.LL., delineando un organico dell’autonomia interprete dell’esigenza di una didattica integrata.

Alcune cautele

Senza un minimo di disponibilità ad affrontare una fase delicata come questa grazie al metodo dell’auto-correzione, si rischia di ingenerare un effetto-attesa destinato inevitabilmente alla disillusione.

Senza un’autonomia scolastica capace di giovarsi di questo reticolo di relazioni, di questa prospettiva allargata di comunità, il compito rischia di diventare proibitivo.

Missione “possibile”

Vorrei pertanto sottolineare queste parole-chiave: responsabilità, concertazione, partecipazione, condivisione, inclusione.

È una mission impossible? No: è il lavoro da fare. Se lo affronteremo con gli schemi del passato faremo più fatica. La cassetta degli attrezzi deve essere aggiornata. La struttura decentrata del Ministero, gli Uffici scolastici regionali e territoriali possono dare un impulso determinante nell’accompagnare questo processo con un atteggiamento orientante.

Voglia di ricominciare

Si dice che la mancanza di qualcosa ne accentui il desiderio. Nella scuola, a causa del lockdown, è successo qualcosa di simile.

Non ci sarà pianificazione strategica in grado di funzionare se mancherà la voglia di ricominciare. Per ripartire col piede giusto.

Il tema, quindi, non è la disputa tra didattica in presenza o didattica a distanza: ma quale didattica possa essere corrispondente alle necessità, qui e ora e nel tempo che viene, non nel trascinarsi di un passato che non passa: ancora una volta conta solo ciò che può essere realmente al servizio del successo scolastico e formativo di ogni studente.