“Connectio sine qua non”

Per guardare oltre, verso il futuro

1° settembre, avvio del nuovo anno scolastico. Nel giro di due settimane, inizio dell’attività didattica (a seconda del calendario stabilito da ciascuna Regione). Leggendo i titoli dei giornali, tante variazioni su un unico Leitmotiv: il ritorno alla normalità.

Ma è veramente così? Vediamo.

Ritorno alla normalità?

Forse è il caso di rammentare che, negli ultimi due anni solari, negli ultimi tre anni scolastici, nonostante la pandemia, le scuole, nelle condizioni possibili date, non hanno mai smesso di accudire alla propria missione educativa.

Certamente l’esperienza di un alternarsi di didattica in presenza e di didattica a distanza ha contribuito a produrre un sentimento di nostalgia, anche se sappiamo che tornare a prima talvolta non è possibile, altre volte non è ragionevole e neanche del tutto auspicabile.

Quella nostalgia merita di essere interpretata non come un rimpianto ma come una speranza.

Non solo per la scuola, ma anche per la scuola, la sfida non consiste non tornare semplicemente a prima, ma nel guardare oltre, non a quanto è stato, ma a quello che sarà.  Quello del nóstos, in realtà, in questo caso, è un viaggio verso il futuro.

L’orologio della storia

Le lancette della storia non sono come quelle dell’orologio, non seguono traiettorie prestabilite, tanto meno lineari. Ma immaginare che il problema della scuola italiana sia tornare a prima è un vero e proprio fraintendimento. Come se il prima fosse per ciò stesso garanzia di benessere, qualità, successo formativo, soddisfacimento del diritto all’apprendimento. Purtroppo non è così.

La scuola è intimamente fondata sulla socialità e sulla relazione, ma l’idea prevalente secondo la quale la presenza sarebbe la panacea di tutti i mali forse merita qualche più attenta considerazione.

La presenza è un presupposto per affrontare i problemi, a partire dalla dispersione, nella prospettiva di bisogni educativiche richiedono, da un lato, una cornice unitaria, dall’altro un’appropriata e flessibile personalizzazione degli apprendimenti.

Il fuorviante contrasto presenza-distanza

Allo stesso tempo è bene chiarire che la competenza digitale non ha effetti taumaturgici, non è la soluzione di tutti i mali, ma è il linguaggio prevalente nel quale è immersa la generazione di coloro che stanno entrando nel ciclo scolastico.

Il contrasto presenza/distanza è fuorviante. Nessuna giustapposizione. Nessuna contrapposizione. Piuttosto: integrazione tra presenza e competenza digitale. Anche per questo occorre fare attenzione al rischio di involuzioni, semplificazioni, scorciatoie, malintesi rappel à l’ordre, rispetto ad una scuola consapevole dei propri compiti educativi.

Device sì/device no

Competenza digitale significa anche evitare di affrontare in modo sterile il dibattito device sì/device no. È evidente il divieto di usare i cellulari e di ogni altro strumento multimediale per attività non inerenti alla didattica. Si dimentica che tale divieto può riguardare anche la lettura di un giornale o di un libro non attinente all’attività didattica che si sta svolgendo in classe.

Allo stesso tempo, il docente, per validi motivi culturali ed educativi, può autorizzare l’utilizzo in classe di device come di un libro o di un giornale.

La scuola è certamente una comunità, ma è una comunità fondata su proprie regole, per fortuna diverse, meglio osservate di quelle che prevalgono al di fuori della scuola e deve fondarsi sui valori dell’autonomia e della responsabilità di chi apprende e di chi insegna.

Il nicodemismo in campo digitale

Con nicodemismo si intende quel comportamento di dissimulazione che porta a conformarsi alle opinioni dominanti, alle “idee ricevute” tipiche di una certa epoca. Fu l’atteggiamento di quei protestanti che, per evitare la persecuzione della chiesa cattolica, pubblicamente si fingevano cattolici.

Vi sono alcune forme di neo-nicodemismo, tra le quali quella di chi, pur comprendendo che della competenza digitale la scuola non può fare a meno – non potrà mai più farne a meno – per uniformarsi al mainstream prevalente si limitano ad esaltare le magnifiche sorti e progressive, non della scuola nuova, ma di quella di sempre.

Marconi, da progetto a servizio: una pubblicazione online

Proprio per queste ragioni conforta leggere un lavoro interessante, fruibile online (siccome il mezzo è il messaggio) come quello prodotto dall’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna. Una pubblicazione redatta in pieno periodo pandemico ma che intende contribuire a una riflessione, più ampia e aggiornata, sulla didattica digitale integrata.

Titolo: Il Digitale a scuola in Emilia-Romagna, L’attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale in epoca di lockdown e di emergenza sanitaria, prefazione di Stefano Versari, presentazione di Bruno E. Di Palma, per i tipi di Tecnodid, Napoli, 2022[1].

Una storia ispirata alla figura di Guglielmo Marconi (25 aprile 1874 – 20 luglio 1937), il quale, nel 1895, a ventuno anni, dopo una serie di esperimenti, realizza la prima comunicazione a distanza mediante onde elettromagnetiche, “scoprendo” così il telegrafo senza fili.

All’inizio del secolo, al 1901, risale una delle sue imprese: quella di unire ulteriormente, sulla scia di Cristoforo Colombo, ciò che era prima diviso: la vecchia Europa e il mondo nuovo, l’America, grazie al primo collegamento telegrafico attraverso l’Atlantico.

Secondo il sociologo canadese Marshall McLuhan (quello del “villaggio globale”) l’epoca moderna sarebbe legata all’invenzione della stampa a caratteri mobili: la “galassia Gutenberg”. Quella contemporanea alle scoperte di Guglielmo Marconi: la “galassia Marconi”.

Marconi contribuisce a dischiudere l’era che dalla radio arriva al cellulare, il medium dei media, destinato a incorporarli tutti: radio, tv, telefono, computer, con Internet, posta elettronica, social network…

Un gruppo di docenti per i docenti

Il progetto Marconi ha avuto origine nell’anno scolastico 1991/1992 su iniziativa del Provveditorato agli Studi di Bologna e dal 25 febbraio 2009, ha assunto valenza regionale diventando “Servizio Marconi T.S.I.” (Tecnologia per una Società dell’Informazione). Oggi è operativo a supporto delle scuole dell’Emilia-Romagna in tema di tecnologie e innovazione digitale, sino alla più recente Équipe territoriale che affianca il “Servizio” in un lavoro di formazione e di accompagnamento su tutto il territorio regionale finalizzato allo sviluppo del Piano Nazionale Scuola Digitale e al consolidamento delle competenze digitali e didattiche dei docenti.

Il Servizio Marconi T.S.I. nel tempo ha sviluppato, quindi, un’ampia azione di aggiornamento e di approfondimento sia con i corsi in “Sala Ovale” sia con interventi attuati “sul campo”, scuola per scuola. L’ambito di interesse non si limita solo all’utilizzo degli strumenti software e hardware, comprende tutto ciò che coinvolge la scuola, in particolare le metodologie didattiche e gli aspetti socio-culturali che investono docenti, studenti e famiglie. 

Da ciò si evince che la didattica digitale integrata non è una novità legata alla pandemia. Anzi sarebbe opportuno distinguere la vicenda Covid dall’esigenza di metodologie didattiche innovative sorte ben prima del Covid, che, a causa dell’emergenza epidemiologica, hanno subito un’accelerazione nell’ambito di una sperimentazione destinata a proseguire in una prospettiva postpandemica che tutti ci auguriamo possa presto consolidarsi.

La presenza come parte, non come tutto

Il tema vero non è “presenza versus distanza”, “analogico versus digitale”, “cartaceo versus online”, ma se la didattica possa permettersi di continuare ad essere solo trasmissiva o se invece si possa immaginare un maggiore protagonismo degli studenti anche grazie alla competenza digitale.

Il Covid non ha fatto che accentuare questioni preesistenti. Proprio per questo è un’illusione pensare di tornare a prima. La strada, al contrario, è volgere lo sguardo verso un orizzonte di attese di cui la competenza digitale non può che essere componente essenziale.


[1] Collana “I Quaderni dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna”. Quaderno n. 49, luglio 2022. Coordinamento redazionale di Chiara Brescianini. Contributi diRoberto Agostini, Gabriele Benassi, Roberto Bondi, Rosa Maria Caffio, Alessia Cavazzini, Maurizio Conti, Luca Farinelli, Chiara Ferronato, Chiara Fontana, Giovanni Govoni, Ivan Graziani, Rita Marchignoli, Luigi Parisi, Elena Pezzi, Silvia Pirini Casadei, Gianfranco Pulitano, Stefano Rini, Alessandra Serra, Elisabetta Siboni, Manuela Valenti, Vittoria Volterrani.