Il linguaggio dei giovani? Spacca!

Conoscerlo, capirlo… per insegnare meglio

Il linguaggio dei giovani è all’attenzione di esperti di linguistica e sociolinguistica da qualche decennio; da quando cioè, come scrive il linguista e filologo tedesco Edgar Radtke, ai giovani è stata riconosciuta una sorta di autonomia linguistica. Parliamo degli anni ’80, periodo in cui “i rinnovamenti lessicali nell’ambito giovanile sono stati elevati al rango di una vera e propria rivoluzione linguistica. Contrariamente a quanto comunemente si crede tali formazioni nuove sono penetrate nella lingua contemporanea in un modo più massiccio”[1].

Una varietà linguistica informale, espressiva, creativa

Tutti gli studiosi concordano sul boom che il linguaggio giovanile ha avuto negli anni ’80 e poi negli anni ’90: parole nate in specifiche zone, soprattutto nelle città del nord, si sono estese a tutte le regioni italiane grazie ai mezzi di comunicazione di massa e sono state usate nelle situazioni comunicative di tipo informale del gruppo dei pari. Anche oggi è così: i ragazzi usano una varietà di lingua con certe particolarità lessicali e fraseologiche soltanto all’interno del proprio gruppo, con un intento espressivo, ludico e identitario: serve a connotare la propria identità nel gruppo. È una varietà che lo studioso Lorenzo Coveri definisce “una lingua per crescere”[2].

La creatività linguistica che ha sempre spinto i giovani a creare neologismi sembra oggi, a parere degli esperti, essersi un po’ affievolita, nel senso che si è spostata su altri piani della comunicazione, quali ad esempio la creazione di video. C’è una “più generale creatività comunicativa indotta dai social, con il prevalere, grazie anche alle innovazioni tecnologiche, della creatività multimediale e particolarmente visuale (quella che si esprime principalmente attraverso i video condivisi nei social)[3].

Dai giovani… all’italiano colloquiale odierno

Capita a tutti noi di dire che siamo incavolati: usiamo un verbo che è “ben insediato” nell’italiano colloquiale, come scrive lo studioso Michele Cortelazzo[4], un verbo nato in ambito giovanile ma che ha ormai perso tale connotazione identitaria.

Ci sono infatti elementi del lessico giovanile che lo studioso chiama di “lunga durata” nel tempo. Ne sono esempio molte parole transitate ormai nell’italiano colloquiale e che oggi tutti adoperiamo, come cuccare o sgamare, figo, figata,gasato, imbranato ecc.

Inoltre, ci sono voci ormai stabilizzatesi nel linguaggio giovanile tra le quali «si può citare, in particolare, una lunga serie di iperboli come da dio, favoloso, mitico, stupendo e, anche con antifrasi, atroce, bestiale, mostruoso, per ‘bello, fantastico’; una bomba ‘cosa eccezionale’ allucinante, micidiale, osceno, pauroso ‘notevole, eccezionale (sia in senso negativo che in senso positivo)’; pazzesco, da urlo, da paura ‘eccezionale, da non credersi’»[5].

Pensiamo ancora alle tante espressioni che, grazie al linguaggio dei giovani, sono entrate nell’italiano colloquiale. Un esempio per tutti è “essere fuori di testa”, frase diventata recentemente un tormentone anche per effetto della canzone Zitti e buoni dei Måneskin.

Questa locuzione, già esistente, è stata “riciclata” dai giovani. Ce lo ricorda Silverio Novelli sul magazine Lingua Italiana di Treccani[6] quando scrive che l’espressione originaria, ricalcata sull’angloamericano out of mind, si riferiva a persone sotto l’effetto di alcol o droghe. Nel parlato giovanile, però, l’espressione si presta “ad un uso iperbolico, riferito non più a persone sotto effetto di stupefacenti, ma semplicemente a persone che dicono cose irragionevoli, scempiaggini, magari perché troppo agitate, arrabbiate, eccitate. Ecco allora che la locuzione (anche scorciata in fuori, usato assolutamente) è pronta per entrare nel mare magnum dell’italiano, in usi scherzosi, meno marcati, più attenuati (oggi sono proprio fuori di testa, non riesco a concentrarmi sul lavoro)”.

Un lessico innovativo?

Nel lessico giovanile ci sono molte parole innovative che però non funzionano nello stesso modo descritto sopra. Infatti durano poco.

Sarà capitato a molti di noi, ad esempio, di ascoltare teenagers odierni che tra compagni di classe, amici stretti o componenti di un gruppo, si salutano dicendo: bella bro, bella fra, bella raga. Bella non è in questo caso un aggettivo ma è un equivalente di ciao con qualcosa di più (come dire: ciao, è bello incontrarti); bro sta invece per brother (fratello in inglese) e la stessa cosa si può dire per fra (fratello in italiano); raga sta invece per ragazzi. Bro e fra, però, non si usano per i fratelli veri ma per gli amici. Lo scorciamento delle parole avviene in moltissimi altri casi, ad esempio nei nomi di persona: Camilla diventa Cami, Martina Marti, Silvana Silva ecc.

C’è poi il meccanismo dei suffissi, che la lingua sfrutta per formare le parole, e che i giovani utilizzano con molta frequenza per creare nuovo lessico. Con il suffisso “-oso”, ad esempio, nasce figoso (da figo), per designare chi è affascinante, vestito con stile, ma nasce anche scialloso (divertente) da scialla (stai tranquillo!), un termine che è diffuso nel romanesco dei giovani ma con varie sfumature di significato o in altre varianti si usa anche in molte parti d’Italia. Da scialla ha origine sciallato (disteso, rilassato), il già detto scialloso(divertente) e sciallo (divertimento) nel Nord dell’Italia. “È un tipo sciallato” si dice di un amico, che non si affanna mai, che ha la capacità di prendersela comoda[7].

Scialla

Silverio Novelli si chiede, nel caso di scialla, se si tratti di “arabeggiamenti giovanili”[8]. Qualcuno infatti pensa che a livello etimologico si debba fare riferimento addirittura a inshallah, “formula ritualizzata di saluto e devozione islamica che permea il mondo musulmano e racchiude un’intera filosofia di vita e concezione del rapporto tra l’essere umano, la realtà e la divinità”. In realtà questa provenienza non è certa ma, conclude Novelli, “va ricordato che gli affioramenti lessicali (nei gerghi come nella lingua comune) conoscono mille esistenze, morti e rinascite in epoche diverse e in luoghi diversi: «“scialla scialla!” grazie a Dio!, arabo in-šā a-allah!  In genovese, un tempo era una locuzione di allegria usata dai marinai che tornavano a casa dopo lunghe assenze. Ancora nel secolo scorso, la mamma assieme ai bambini la poteva usare come cantilena di saluto al papà».

Seguire o followare?

Nel 2022 il tema del linguaggio giovanile ha caratterizzato la Settimana della Lingua Italiana del Mondo (SLIM) dello scorso mese di ottobre. L’Accademia della Crusca, con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale (MAECI), ha pubblicato per l’occasione un interessante volume dal titolo L’italiano e i giovani e dal sottotitolo Come scusa? Non ti followo[9].  All’interno, i saggi di tredici esperti offrono materiale di riflessione sul linguaggio giovanile e sul rapporto tra la conoscenza dell’italiano e i giovani, anche in relazione ad alcuni linguaggi settoriali. Un indice molto ricco di parole usate oggi dai ragazzi, adolescenti e post-adolescenti, completa il volume.

Il sottotitolo del libro sopra citato è opera degli studenti della seconda liceo della Scuola italiana di Montevideo, in Uruguay, che con la loro proposta hanno vinto il concorso “Inventa il titolo della SLIM 2022”, indetto MAECI per le scuole italiane statali e paritarie all’estero. Un sottotitolo stimolante, esempio di un possibile messaggio scambiato in chat dai ragazzi con un lessico che trae origine dall’inglese: dal verbo to follow, seguire, riferito in particolare a chi segue una persona sui social network (i followers), è stato formato l’italiano followare. Un verbo il cui significato, come sottolinea la curatrice del volume nella Premessa, parrebbe adattarsi a un contesto situazionale “non riferito a quello della socializzazione in rete, ma un trasferimento del verbo nell’oralità o nella scrittura con il semplice significato di ‘non ti seguo’, ‘non ho capito’”.

Bannare

La strategia usata per la formazione di followare è la stessa usata per altre parole che circolano quotidianamente sui social, come ad esempio il verbo bannare, che Treccani ha inserito nel Lessico del XXI secolo dell’Enciclopedia.

Da enciclopedia Treccani

Bannare

Azione punitiva intrapresa nei confronti di utenti che contravvengono alle regole delle comunità virtuali e dei social network, venendone conseguentemente esclusi. L’utente viene bannato (dall’inglese to ban «bandire») perché i suoi comportamenti sono considerati lesivi, scorretti o molesti nei confronti di altri utenti, violando apertamente la netiquette (v.) della comunità o le condizioni di servizio del network: spam, discorsi offensivi, violenza o contenuti sessualmente espliciti sono normalmente oggetto di sanzioni […].

La generazione odierna: i social e la rete

Quella degli anglismi (o anglicismi) è un aspetto messo in luce già da tempo. Tullio De Mauro, nel 2016, scriveva che non si tratta di un fatto nuovo: “da alcuni decenni impetuose ondate di anglismi si riversano nell’uso di chi parla e scrive le più varie lingue del mondo […] In italiano come in altre lingue l’afflusso di parole inglesi dagli anni ottanta ai nostri ha assunto dimensioni crescenti, uno tsunami anglicus. Le ondate somigliano ormai infatti a un susseguirsi di tsunami (parola che si può forse considerare maschile in latino, attratta da maris motus): imponenti ondate che movendo dal mare più profondo investono improvvisamente le acque costiere e i tranquilli porti dei più lontani paesi”[10].

L’uso di anglismi nei giovani costituisce pertanto una conferma del fatto che il linguaggio giovanile nelle sue caratteristiche fondamentali, non è “in antitesi allo sviluppo dell’italiano in generale, ma al più ne amplifica gli esiti (le realizzazioni concrete possono essere specifiche, ma i principi che le generano sono consonanti con quelli che guidano lo sviluppo generale dell’italiano)”[11]. Lo scrive il linguista Cortelazzo nel recente volume della Crusca a cui abbiamo accennato sopra, e specifica che vale ancora oggi quanto da lui affermato circa venti anni fa: per i giovani c’è l’influsso dell’inglese, che può produrre pseudoanglicismi occasionali, “ma trova sostegno nel massiccio inserimento di anglicismi non adattati nel lessico italiano contemporaneo”.

Pseudoanglicismi

Ecco allora che, se un verbo non esiste, lo si inventa utilizzando l’inglese: un ragazzo può ad esempio essere friendzonato: è innamorato di una ragazza ma lei lo mette nella friendzone, cioè lo considera soltanto come amico, rifiuta una possibile relazione amorosa.

“Il verbo friendzonare ha per base friendzone, letteralmente ‘zona d’amicizia’, parola, questa, che entra in circolazione in testi di lingua italiana a partire dal successo e dalla diffusione in Italia di due serie televisive americane: Friends e Scrubs […] Il verbo viene per lo più usato al participio passato, nel passato prossimo (‘Marco ha friendzonato Monica’) e nella diatesi passiva (“Io sono stato friendzonato/a’), anche con valore aggettivale o sostantivato (‘il friendzonato starà male’)”[12].

Anglismi, presenza di tecnologia multimediale, interazione comunicativa sul web e sui social network per gli scambi comunicativi anche scritti. Siamo in una nuova fase, che registra da parte dei teenagers meno innovazioni sul piano linguistico e lo sviluppo di altre forme usate per comunicare. E gli esperti cambiano i loro orientamenti di studio: “Oggi lo studio della comunicazione giovanile deve essere sempre più multidisciplinare: il centro dello studio devono essere la capacità dei giovani di usare, nei casi migliori in chiave innovativa, le tecniche multimediali e il ruolo della canzone, soprattutto rap e trap, per diffondere modelli comunicativi e, in misura comunque ridotta, linguistici innovativi o, comunque, di tendenza”[13].


[1] E. Radtke, Sono l’avanguardia? in Italiano e oltre n. 2 marzo/aprile 1993, La Nuova Italia, Firenze, reperibile in “https://giscel.it/wp-content/uploads/2018/07/ITALIANO-OLTRE-1993-n.-2.pdf”. Nello stesso numero della rivista ci sono sul tema articoli di Emanuele Banfi, Alberto Sobrero, Lorenzo Coveri, linguisti che hanno studiato a fondo il linguaggio giovanile dagli anni ’90 in poi.

[2] L. Coveri, Una lingua per crescere, Cesati, Firenze, 2014.

[3] M. Cortelazzo, in L’italiano e i giovani. Come scusa? Non ti followo, a cura di Annalisa Nesi, Accademia della Crusca, goWare, Firenze, 2022.

[4] https://www.treccani.it/enciclopedia/linguaggio-giovanile_%28Enciclopedia-dell%27Italiano%29/

[5] M. Cortelazzo, in https://www.treccani.it/, cit.

[6] https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/lingua_giovani05.html

[7] Per soddisfare le curiosità su “Scialla” è utile leggere: https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/scialla/891

[8] https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/arabismi.html

[9] L’italiano e i giovani. Come scusa? Non ti followo, cit.

[10] https://www.internazionale.it/opinione/tullio-de-mauro/2016/07/14/irresistibile-l-ascesa-degli-anglismi

[11] M. Cortelazzo, in L’italiano e i giovani. Come scusa? Non ti followo cit.

[12] https://accademiadellacrusca.it/it/parole-nuove/friendzonare/17926

[13] M. Cortelazzo, in L’italiano e i giovani. Come scusa? Non ti followo cit.