Esame di maturità 2026

L’evoluzione del colloquio tra norme e narrazione del sé

L’Esame di Stato 2026, oggi “maturità”, segna una svolta significativa per la scuola secondaria di secondo grado. Configurato dal DL 127/2025 e declinato operativamente dal successivo DM 2/2026, il nuovo impianto si propone di introdurre una rigorosa valutazione delle competenze critiche, civiche e della continuità del percorso formativo dello studente. Il vero cambiamento riguarda la prova orale, ripensata, nelle intenzioni, per privilegiare l’approfondimento critico rispetto al semplice studio nozionistico.

Il colloquio si articola ora su quattro discipline cardine, individuate dal Ministero e comunicate tempestivamente all’inizio dell’anno scolastico: due delle materie orali coincidono con le prove scritte (Italiano e la disciplina d’indirizzo), mentre le restanti due variano in base alle specificità del piano di studi del singolo percorso.

Architettura della prova orale

Della durata indicativa di 40-60 minuti, il colloquio d’esame si configura come una prova su più fasi volta ad accertare sia la maturità personale del candidato, sia le sue competenze disciplinari e di cittadinanza. Come recita l’Art. 22, c. 2 dell’Ordinanza 54/2026, l’orale deve iniziare «[…] con una breve riflessione critica del candidato sul proprio percorso scolastico e personale, anche alla luce delle informazioni contenute nel Curriculum dello Studente». La Commissione conserva, comunque, la possibilità di rivolgere domande e offrire spunti di riflessione, in particolare sui nuclei tematici delle quattro discipline di cui all’art. 1, c1, lett. b) del DM 13/2026. L’obiettivo è far emergere la maturità e la consapevolezza raggiunte dal candidato, valutando non solo la padronanza dei contenuti, la tenuta epistemologica e l’attitudine all’approfondimento, ma anche «la capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze acquisite» per costruire un’argomentazione critica, personale e ben strutturata.

A questa fase segue la sezione dedicata all’analisi critica dell’esperienza maturata nell’ambito dei percorsi di formazione scuola-lavoro o dell’apprendistato di primo livello. Sotto il profilo ordinamentale, i percorsi di formazione scuola-lavoro costituiscono un adempimento obbligatorio che interessa l’intera platea degli studenti dell’ultimo triennio della scuola secondaria superiore. Diversamente, l’apprendistato di primo livello rappresenta una modalità contrattuale specifica, limitata soltanto ai candidati che abbiano scelto tale percorso alternativo di formazione integrata. In sede di colloquio, la presentazione si articola sulla base di un ventaglio di esperienze diversificate: dai tirocini in azienda ai progetti di volontariato, dalle collaborazioni con l’università ai laboratori museali o teatrali, includendo anche la formazione specifica sulla sicurezza e l’imprenditorialità.

Oltre il perimetro dell’esame: flessibilità, competenze e raccordi

Per valorizzare le competenze trasversali e professionalizzanti acquisite, il candidato può scegliere un proprio Capolavoro in base al disposto delcap. 8, c. 3, lett. d delle Linee-Guida per l’Orientamento adottate con il DM 328/2022. Pur trattandosi di un documento d’esame non obbligatorio né oggetto di valutazione numerica, il cosiddetto Capolavoro rappresenta un’ottima opportunità di auto valutazione e di auto orientamento per lo studente che può decidere di richiamarlo automaticamente durante la fase orale per dimostrare concretamente le competenze maturate in contesti formali e non formali. La scelta può ricadere su un lavoro scolastico particolarmente approfondito (una tesina di ricerca, un modello in 3D, un codice informatico, un cortometraggio) oppure su un’attività extrascolastica significativa (il racconto documentato di un’esperienza di volontariato, la vittoria in un campionato sportivo, la creazione di un podcast, un progetto artistico o musicale).

La prova prosegue poi con l’accertamento delle competenze di Educazione Civica (ai sensi della L. 92/2019 e alle Linee-Guida di cui al DM 183/2024).  Qui, la valutazione si concentra sulla capacità dello studente di declinare i principi costituzionali, di sostenibilità e di cittadinanza digitale in chiave trasversale.

Il colloquio si conclude, infine, con l’analisi e la discussione degli elaborati scritti: il candidato è chiamato a commentare le correzioni della Commissione e dimostrare consapevolezza degli eventuali errori e una matura capacità di autovalutazione.

Così strutturato, il colloquio si può tradurre in un confronto aperto ed articolato, capace di bilanciare il perimetro definito dalla Commissione e uno spazio di autonomia entro il quale lo studente può orientare parte della discussione. La qualità della prova potrà dipendere proprio dalla capacità del candidato di raccordare gli stimoli ricevuti con una visione culturale più ampia e con gli interessi maturati durante gli anni della scuola.

L’evoluzione antropologica dell’orale dal 1969 a oggi

Il nuovo approccio al colloquio dell’Esame di Maturità 2026 non si configura come un tornante improvviso, ma come il compimento di un lungo percorso evolutivo. La storia della prova orale riflette le trasformazioni profonde della società italiana, registrandone i mutamenti culturali e istituzionali. Nel corso dei decenni, l’esame ha progressivamente abbandonato la rigidità dell’impostazione nozionistica per aprirsi a una dimensione dialogica, tesa a valorizzare la personalità dello studente e le sue competenze trasversali. Questa transizione ha ridefinito lo statuto stesso del candidato: non più soggetto passivo dell’interrogazione, come alle origini della formula, e non soltanto “regista” della propria esposizione nella stagione delle cosiddette tesine, ma interlocutore dinamico e consapevole, capace di abbozzare una sintesi critica del proprio cammino di crescita.

La riforma Misasi: il trentennio dell’esame tradizionale

Per quasi un trentennio, dal 1969 al 1998, l’Esame di Stato è rimasto ancorato alla formula introdotta dal ministro Misasi, caratterizzata dallo storico punteggio massimo espresso in sessantesimi. In quel lungo periodo, la prova orale si svolgeva in un’atmosfera rigida e squisitamente accademica, percepita molto spesso dai candidati con soggezione. Non si concedeva alcuno spazio ai percorsi personali: mancavano sia lo “spunto iniziale”, sia una griglia di partenza concordata. L’avvio del colloquio era immediato e frontale: il commissario apriva il registro o il programma ministeriale svolto per formulare la prima domanda secca. L’interrogazione, estremamente mirata, verteva su due sole discipline, l’una scelta dallo studente e l’altra stabilita d’ufficio dalla commissione.

La riforma Berlinguer: La stagione della tesina

Il 1999 segna una svolta profonda con l’applicazione della riforma Berlinguer (Legge 425/1997), che introduce la valutazione in centesimi e ridisegna l’architettura del colloquio. In una stagione destinata a estendersi fino al 2018, la prova orale assume una fisionomia multidisciplinare, allargando l’orizzonte a tutti gli insegnamenti dell’ultimo anno. Proprio per stemperare la tensione e dare spazio alla progettualità dello studente, fa il suo ingresso la cosiddetta «tesina». Questo itinerario interdisciplinare, sviluppato nei mesi precedenti attorno a un tema a scelta, offre al candidato la possibilità di rompere il ghiaccio e di avviare il confronto su un terreno familiare, presidiato con sicurezza.

La breve metamorfosi del 2019

Nel 2019 l’esame di Stato riflette le novità introdotte dal Decreto Legislativo 62/2017. La tradizionale «tesina» venne definitivamente accantonata per lasciare il posto a una procedura inedita, basata sulla scelta casuale tra tre buste sigillate. Secondo questo schema, la commissione predisponeva i materiali di partenza – testi, immagini, tabelle o spunti culturali – custoditi in buste anonime; il candidato selezionava un plico al momento dell’inizio della prova e, partendo dallo stimolo proposto, era chiamato a delineare un percorso interdisciplinare coerente. Questa modalità, pur orientata a garantire l’imparzialità, suscitò ampi dibattiti tra docenti e studenti per via dell’estemporaneità dell’avvio. L’esperienza si rivelò tuttavia una parentesi circoscritta alla sola sessione estiva di quell’anno, rimanendo un caso isolato negli sviluppi della scuola italiana.

Gli esami nel periodo pandemico

Negli anni 2020-2022, infatti, sotto l’ombra dell’emergenza pandemica da Covid 19, le prove scritte vennero temporaneamente cancellate. L’Esame di Stato si concentrò così in un’unica imponente prova orale in presenza, scandita da mascherine, gel igienizzante e rigoroso distanziamento interpersonale. L’apertura del colloquio fu affidata alla discussione di un elaborato incentrato sulle discipline d’indirizzo: un vero e proprio progetto di ricerca che i docenti della classe assegnavano al candidato nei mesi precedenti.

Una formula ibrida

Dal 2023 al 2025, con il definitivo ritorno alla normalità della formula pre-Covid regolata dal D.lgs. 62/2017, la prova orale si è assestata su una formula ibrida, multidisciplinare e personale. La Commissione sottoponeva al candidato un materiale di spunto – un breve testo scritto, un’immagine, un problema o un nodo concettuale – strettamente ancorato al percorso didattico della classe, a partire dal quale lo studente era chiamato ad avviare un discorso autonomo dimostrando di saper tessere collegamenti critici e interdisciplinari in tempo reale.

La narrazione del sé nel nuovo orale

Oggi, l’inserimento nel colloquio del Capolavoro e dei percorsi di formazione scuola-lavoro arricchisce l’esame di una forte proiezione verso il futuro. Questi elementi, custoditi nell’E-Portfolio, trovano una sponda naturale nel Curriculum dello Studente, ridefinito dal DM 2/2026 con l’integrazione della nuova sezione curata dall’INVALSI per attestare i progressi e le competenze trasversali. La scelta del candidato di valorizzare tali tappe trasforma la prova orale in un dialogo mirato volto a restituire la fisionomia autentica dello studente, i suoi interessi e le sue prospettive di crescita, sia in ambito accademico sia professionale. In questa nuova dimensione, l’efficacia del colloquio risiede proprio nella capacità del candidato di elaborare una sintesi personale, muovendosi con autonomia e maturità critica tra il perimetro delle discipline e il racconto di sé.