Scuola7

la settimana scolastica


5 settembre 2016, n. 9


In questo numero parliamo di:

Operare nell'emergenza e nel post-terremoto

Attestazione di idoneità statica di una scuola e classificazione delle zone sismiche

Chiamata diretta e mobilità: un primo bilancio

Utilizzazione del personale scolastico nelle zone colpite dal sisma

Supplenze a.s. 2016/17: indicazioni operative

Nuove regole per il pagamento delle supplenze


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Parliamo diConvivere con il terremoto
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Operare nell’emergenza e nel post-terremoto

A distanza di dieci giorni dal sisma di Amatrice e dei paesi limitrofi (tra Lazio e Marche), cessata l’emergenza per cercare di salvare più persone possibili, c’è da affrontare la dura realtà: il terremoto, anche questa volta, ha colpito molto duramente lasciando dolore e distruzione.

In pochi secondi sono svanite certezze, riferimenti e affetti: tanti si trovano ora nella condizione di dover dipendere totalmente da altri.

Le costanti di ogni terremoto

Per chi ha vissuto, sette anni fa, il terremoto dell’Aquila è stato un tornare indietro nel tempo e, repentinamente, si sono riaperte ferite in apparenza sopite, si è riacutizzato un disagio profondo e si sono vissuti di nuovo momenti tragici. Sapere che altri dovranno affrontare periodi difficili spinge però ad andare oltre i propri sentimenti e ad attivarsi affinché ciò che non ha funzionato nel 2009 possa non accadere di nuovo.

I due eventi sismici presentano alcune similarità: l’orario, l’intensità della scossa, il numero elevato di vittime… ma ciò che accomuna tutti i terremoti sono la paura, il disagio, la distruzione, la perdita dei punti di riferimento, stati d’animo che permangono nelle persone anche a distanza di anni. Ecco allora la necessità di imparare dalle esperienze pregresse e cercare di non commettere gli errori fatti in passato. Non esiste un modello da seguire perché le situazioni e le dinamiche degli accadimenti sono sempre molto dissimili tra loro. Esistono però delle metodiche che potrebbero essere attivate adattandole di volta in volta alle singole situazioni.

Le variabili che fanno la differenza

Il ritorno ad un vivere quotidiano delle popolazioni che hanno subito negli ultimi 10 anni gli eventi sismici è stato sicuramente condizionato dalla tipologie orografiche dei luoghi, dalla stagione, dall’impegno di tutti gli operatori (insegnanti compresi), ma anche dalle stesse modalità di intervento.

È indubbio il fatto che la caratteristica fisica del luogo, pianeggiante o montuoso, pesi non poco nel tempestivo arrivo dei soccorsi; che la vastità del territorio colpito, quindi un maggiore o minore numero di centri abitati coinvolti, influisca sull’efficacia degli interventi; che l’intensità del sisma determini effetti diversi sulle persone colpite.

La stagione ed il periodo scolastico corrispondente è un altro punto da considerare. Nell’aquilano e nel modenese gli eventi sismici sono avvenuti in aprile e maggio, praticamente ad anno scolastico quasi concluso: ci si avviava quindi verso la pausa estiva (periodo utile a molti per riprendersi e razionalizzare su ciò che era accaduto). Nella situazione attuale ciò non sarà possibile, perché si va verso le stagioni fredde; nel resto d’Italia, la scuola inizierà fra pochi giorni: chi si troverà a lavorare in quelle zone dovrà “tener duro” fino alle vacanze di Natale.

Attualmente è in atto una corsa contro il tempo (anche per via delle previsioni meteorologiche) per cercare di allestire moduli provvisori per accogliere famiglie e comunità scolastiche, dove gli operatori e gli insegnanti saranno chiamati a portare avanti un lavoro non facile per ristabilire una quotidianità (o meglio una parvenza di quotidianità). Allo stesso tempo, però, essi stessi dovranno essere in grado di gestire situazioni di stress generalizzato: compito non facile per chi è già traumatizzato.

Creare ponti per ritornare alla normalità

Passato il momento mediatico, quando le luci dei riflettori saranno rivolti altrove, sarà necessario affiancare quanti lavoreranno in quelle zone e non sottovalutare la sensazione di solitudine e di impotenza che può venirsi a creare. Ecco allora la necessità di creare ponti tra coloro che, loro malgrado, si sono ritrovati protagonisti di eventi drammatici e che, in un certo senso, hanno acquisito competenze in questo particolare campo.

Il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila - docenti prof. Alessandro Vaccarelli e M. Vittoria Isidori - ha iniziato un percorso di studio e di ricerca-azione sugli effetti che una tale catastrofe può lasciare negli individui (adulti, ragazzi, bambini), a partire dalle conseguenze rilevate nella città dell’Aquila. Sono state messe in evidenza l’importanza dell’intervento educativo-didattico sui fronti della prevenzione, dell’attivazione dei comportamenti resilienti, delle forme di ricomposizione socio-culturale, della resistenza degli individui e delle comunità rispetto alle condizioni avverse che le catastrofi producono. Si sono posti nella condizione di analizzare come e quanto il terremoto e il post-terremoto influiscano sulle attività di studio e di apprendimento, sulle condizioni di vita, sulla progettualità degli studenti.

In questo ambito sono diventati tanto “esperti” da collaborare poi con la Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione e il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna proprio a seguito del terremoto del maggio 2012. Si è cominciato quindi ad analizzare e a confrontare le reciproche esperienze per poter attuare (anche nell’emergenza) una sorta di prevenzione del disagio.

Attualmente il gruppo dell’Università degli Studi dell’Aquila, in collaborazione con associazioni di volontariato ed enti del territorio, partecipa al Progetto Velino for children promosso dalla Comunità Montana del Velino (a seguito del terremoto del 24 agosto di quest’anno) per poter dare nel più breve tempo possibile risposte efficaci alla popolazione in età scolare, alle famiglie, alle scuole (ancora prima dell’inizio dell’anno scolastico, per non trovarsi impreparati e dover poi improvvisare), sia nell’emergenza sia, soprattutto, nel post-emergenza.

Ripartire dalla scuola

In conclusione, portare aiuti alla popolazione non deve basarsi solo sul sostentamento materiale, ma è qualcosa di più profondo. È necessario, anzi vitale, ripartire dalla Scuola perché essa rappresenta il luogo dell’incontro, dello stare insieme, del ritrovarsi e condividere esperienze piacevoli e non, del gruppo che trova la forza per andare avanti al suo interno, per acquisire un proprio ruolo riconoscendosi nella comunità. Andare a scuola è riattivare una routine “tranquillizzante”; è un riappropriarsi dello scorrere del tempo ed è un crescere insieme più che mai utile in questo momento così caotico e disgregante.

Ornella Contestabile

Attestazione di idoneità statica di una scuola e classificazione delle zone sismiche

Il tema dell’idoneità statica, riguardante anche le strutture edili delle nostre scuole, spesso è oggetto di interpretazioni diverse. Tutto questo si spiega con il fatto che la necessità di un documento che attesti l’idoneità statica di una costruzione può scaturire da almeno quattro differenti fattispecie, elencate di seguito:

1. le opere oggetto di condono edilizio;

2. le opere oggetto di accertamento di conformità;

3. le opere soggette all’origine al rilascio del certificato di agibilità;

4. le costruzioni destinate a locali di pubblico spettacolo o di impianti sportivi.

Si analizza in dettaglio quale sia l’obbligo di attestazione dell’idoneità statica nei quattro diversi casi, anticipando fin da subito che:

- Primo caso: l’attestazione di idoneità statica si deve basare sulle norme tecniche vigenti al momento della domanda di condono, e considerando obbligatoriamente le azioni sismiche soltanto nel caso in cui la sismicità della zona era già prevista nel momento della costruzione;

- Secondo caso: l’attestazione di idoneità statica si deve basare sulle norme tecniche e sulla sismicità vigenti sia al momento della costruzione che al momento della domanda di sanatoria (doppia conformità);

- Terzo caso: l’attestazione di idoneità statica si può basare sulle norme tecniche e sulla sismicità vigenti al momento della costruzione, con le specificazioni riportate nel seguito del presente documento;

- Quarto caso: l’attestazione di idoneità statica deve ricondursi alle norme tecniche in vigore al momento della richiesta dell’attestazione stessa, con le specificazioni riportate nel seguito del presente documento.

Sono escluse dalla presente trattazione le attestazioni di idoneità statica necessarie per gli edifici colpiti dagli eventi sismici e/o oggetto di specifiche disposizioni di legge. Come visto sopra, spesso ci si riferisce alla sismicità della zona della costruzione. A tal proposito si ricorda che l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2000, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell’8 maggio 2003, detta i principi generali sulla base dei quali le Regioni, a cui lo Stato ha delegato l’adozione della classificazione sismica del territorio (Decreto Legislativo n. 112 del 1998 e Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 - "Testo Unico delle Norme per l’Edilizia”), hanno compilato l’elenco dei comuni con la relativa attribuzione ad una delle quattro zone, a pericolosità decrescente, nelle quali è stato riclassificato il territorio nazionale.

Zona 1 - È la zona più pericolosa. Possono verificarsi fortissimi terremoti
Zona 2 - In questa zona possono verificarsi forti terremoti
Zona 3 - In questa zona possono verificarsi forti terremoti ma rari
Zona 4 - È la zona meno pericolosa. I terremoti sono rari

Di fatto, sparisce il territorio “non classificato”, e viene introdotta la zona 4, nella quale è facoltà delle Regioni prescrivere l’obbligo della progettazione antisismica. A ciascuna zona, inoltre, viene attribuito un valore dell’azione sismica utile per la progettazione, espresso in termini di accelerazione massima su roccia (zona 1 = 0.35 g, zona 2 = 0.25 g, zona 3 = 0.15 g, zona 4 = 0.05 g).

Zona sismica Accelerazione con probabilità di superamento pari al 10% in 50 anni (ag)
1 ag > 0.25
2 0.15 < ag ≤ 0.25
3 0.05 < ag ≤ 0.15
4 ag ≤ 0.05

L’accelerazione orizzontale massima su suolo rigido e pianeggiante, indicata con ag, è il principale parametro descrittivo della pericolosità di base utilizzato per la definizione dell'azione sismica di riferimento per opere ordinarie (Classe II delle Norme Tecniche per le Costruzioni). Convenzionalmente, è l'accelerazione orizzontale massima su suolo rigido e pianeggiante, che ha una probabilità del 10% di essere superata in un intervallo di tempo di 50 anni.

Aldo Domenico Ficara

Utilizzazione del personale scolastico nelle zone colpite dal sisma

Il personale della scuola residente nei comuni colpiti dal sisma dello scorso 24 agosto, in costruzioni crollate, inagibili o indisponibili, può essere utilizzato a domanda, anche a disposizione, nel comune di residenza o viciniore. Le domande vanno presentate agli Uffici Scolastici Regionali entro l'8 settembre.

Con ordinanza 2 settembre 2016 prot. n. 666 il Miur ha disposto i criteri generali di utilizzazione del personale docente, educativo e A.T.A. nei Comuni colpiti dal sisma.

Il personale docente, educativo ed ATA con contratto a tempo indeterminato, titolare nelle scuole dei Comuni del "cratere sismico" (di cui all'elenco predisposto nella seduta del Consiglio dei Ministri del 25 agosto 2016) presta servizio nella scuola di titolarità, pure funzionante presso strutture temporanee. L'utilizzazione avviene anche a disposizione, purché non ci siano posti vacanti e disponibili nello stesso comune e nella stessa tipologia di posto e/o classe di concorso.

Il personale docente, educativo ed ATA con contratto a tempo indeterminato, residente nei Comuni del "cratere sismico" in costruzioni crollate, inagibili o indisponibili, può essere utilizzato a domanda, anche a disposizione, nel comune di residenza o viciniore, secondo le proprie necessità. A tal fine sono posti in essere gli interventi più idonei per adeguare le consistenze dell'organico di diritto alle situazioni di fatto.

In subordine a tale personale, il personale docente, educativo ed ATA con contratto a tempo indeterminato, residente nei Comuni del "cratere sismico", può essere utilizzato a domanda sui posti disponibili presso istituzioni scolastiche collocate, in ordine di priorità, nel comune di residenza, nella relativa Provincia o in province limitrofe.

Tutto il personale interessato può presentare domanda di utilizzazione, anche utilizzando il mezzo postale, all'Ufficio Scolastico Regionale di destinazione, entro l'8 settembre. L'Ufficio scolastico regionale provvede ad assegnare la sede di servizio entro il secondo giorno lavorativo successivo alla ricezione dell'istanza.


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Mappa INGV dei rischi di sismicità

Come donare in favore delle popolazioni coinvolte

Per sostenere le popolazioni colpite dal sisma è possibile donare 2 euro inviando un sms solidale o effettuando una chiamata da rete fissa al 45500. Grazie al protocollo d'intesa tra Dipartimento della Protezione Civile e operatori di telefonia fissa e mobile, i fondi raccolti saranno trasferiti dagli operatori, senza alcun ricarico, al Dipartimento della Protezione Civile, che provvederà a destinarle alle Regioni. Informazioni utili e aggiornamenti sono disponibili sul portale della Protezione Civile e nella sezione dedicata sul sito del Ministero dell'Interno.

Chiamata diretta e mobilità: un primo bilancio

In mezzo al guado degli organici

“Adda passa’ ‘a nuttata”, per parafrasare il grande Eduardo. Ed è passata. La foga, l’entusiasmo, i timori, le paure che la “chiamata diretta” ha ingenerato nel mondo della scuola, sono ormai sopiti, se non fosse per alcune improvvide dichiarazioni di qualche dirigente o per alcune chiose di qualche rappresentante politico.

Ma tali dichiarazioni e chiose sono emblematiche di due punti sensibili della chiamata diretta:

- l’azione dei dirigenti scolastici, in bilico tra una leadership amministravo-gestionale ed una di stampo più privatistico;

- il modello di scuola di riferimento, tra la possibile deriva aziendalistica o il recupero di una autonomia significativa.

Un esempio di questi giorni: la tradizionale distinzione in organico di diritto ed organico di fatto sembrerebbe superata da alcune scelte della legge 107/2015 che parla di organico dell’autonomia. Ciò non toglie però che la scuola abbia ancora molti dubbi, che si muova tra incertezze e timori e che i dirigenti possano commettere facili errori.

Miti e riti della chiamata diretta

A cosa è servita la chiamata diretta? A rifornire le scuole di docenti selezionati secondo il proprio fabbisogno? Teoricamente sì, se davvero il dirigente (la scuola) avesse potuto scegliere secondo una modalità di reclutamento del personale tipica di un’azienda privata. Ma per quanto ci si sforzi di andare in quella direzione, la scuola rimane territorio caratterizzato dalla normativa pubblicistica, anche se fortemente condizionata dalla c.d. “privatizzazione” del pubblico impiego.

Quali sono stati gli “spazi” della “chiamata diretta”? Assai residuali, ovvero limitati solo ai docenti già assegnati ad una titolarità di ambito, secondo modalità definite dal piano straordinario di assunzioni della legge 107/2015 e vincolate a regole ben precise. Quindi, diventano attendibili quelle chiose, prima citate, laddove si dice che «la chiamata diretta “vera” è un’altra cosa», mentre questa non è altro che una ulteriore burocratizzazione da parte dei dirigenti della procedura di selezione.

Le prospettive dell’organico potenziato

E qui veniamo al nodo gordiano dell’autonomia della scuola, che da 16 anni vive in un incantesimo mai spezzato, in una specie di iato tra ciò che è normato e ciò che è vissuto.

Se si prova ad analizzare il comma 3 della L. 107/2015 (nella parte in cui richiama l’art. 4, comma 2, del DPR 275/1999) si vedono tutte le congruenze. In particolare:

- quelle che riguardano l'articolazione modulare del monte ore annuale, cui è stato aggiunto nel comma 3, “ivi compresi attività ed insegnamenti interdisciplinari” (che peraltro nel comma 2 dell’art. 4 era il punto e);

- quelle che attengono alla “definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l'unità oraria della lezione e l'utilizzazione, nell'ambito del curricolo obbligatorio” (che nel comma 3 della L. 107/2015 diventa: programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo del curricolo e di quello destinato alle singole discipline, anche mediante l’articolazione del gruppo classe”).

La vera novità del comma. 3 della L. 107/2015 sta nella lettera b): «il potenziamento del tempo scolastico anche oltre i modelli e i quadri orari, nei limiti della dotazione organica dell'autonomia di cui al comma 5, tenuto conto delle scelte degli studenti e delle famiglie». È proprio nel rinvio al comma 5 che è assegnato l’organico dell’autonomia. Tale organico altro non è che quello risultante dal “piano di assunzioni a tempo indeterminato” (v. comma 95), per i docenti iscritti nelle graduatorie di merito e in quelle ad esaurimento. Per questi si è poi è provveduto ad un piano altrettanto straordinario di “mobilità territoriale e professionale su tutti i posti vacanti dell’organico dell’autonomia” (v. comma 108) «per tutti gli ambiti territoriali a livello nazionale». Dunque, si tratta solo di docenti assegnati agli ambiti per l’ampliamento dell’offerta formativa.

Come sono avvenute le assegnazioni

L’Amministrazione ha dovuto porre in essere un nuovo algoritmo sulla base delle contestazioni sopravvenute e dei tentavi di conciliazione.

Infatti, se per ogni sede il docente ha espresso più di una preferenza, e se il sistema informativo, sulla scorta dell’algoritmo preimpostato, non è andato a considerare tutte le preferenze, ma una sola, il risultato scontato è che il docente ha avuto attribuita una collocazione non confacente rispetto alle proprie scelte, sia in termini di sede che di preferenze, ma anche di punteggio spettante. Ad es. sulle sedi scelte per posto comune o di inglese per la primaria, un docente che avesse indicato entrambe le scelte, per diverse sedi, si sarebbe potuto trovare al posto X in graduatoria, mentre avrebbe avuto diritto ad una posizione Y, se solo si fosse tenuto conto, per ogni sede, di entrambe le scelte.

Chi ha scelto i docenti

Ma non basta. Si è anche verificato che i docenti assegnati agli ambiti non corrispondevano alle classi di concorso di cui avrebbero avuto bisogno le istituzioni scolastiche autonome per realizzare la loro offerta formativa (PTOF) e il piano di miglioramento (PDM).

Si dirà: con la chiamata diretta per competenze ogni scuola avrebbe potuto risolvere questa asimmetria. Ma con la chiamata diretta i dirigenti scolastici non potevano fare altro che visionare i curricula dei docenti già assegnati a quell’ambito, secondo la funzione SIDI, e sperare di trovarne qualcuno rispondente all’offerta formativa della scuola, quindi pubblicare coraggiosamente un “avviso” e magari procedere anche ad un “colloquio” con l’interessato.

Le polemiche non sono mancate in questa fase, e vanno da riflessioni di natura personale, fino a tesi più ampie e generalizzate, tanto da far richiedere da parte dei sindacati della scuola l’intervento della giustizia amministrativa.

Il ruolo dell’amministrazione (periferica)

Che ruolo hanno avuto i vecchi “Provveditorati”, quelli che una volta gestivano le nomine del personale della scuola?

Il loro spazio è stato molto limitato: tutto, come è noto, è gestito a livello informatico su piattaforme dedicate dove arrivano i dati relativi alle assunzioni, e a questi si deve dare esecuzione (salvo le direttive che passano dalle Direzioni Generali degli Uffici Scolastici Regionali).

Ma il lavoro richiesto è stato comunque frenetico: tra mobilità, utilizzazioni e assegnazioni provvisorie, conciliazioni approntate per porre rimedio agli errori dell’algoritmo, tra scampoli di assunzioni per il personale dell’infanzia e per il personale ATA (che anch’esso fa capolino in questa grande tornata assunzionale).

Il governo vanta tuttavia che per la prima volta, dopo tanti anni, sono stati assunti ben 90.000 docenti. Ed è questo il risultato che conta veramente. Un risultato che ha visto, però, come effetto immediato, il travaso al Nord di insegnanti del Sud. Al Nord, infatti, si trovano servizi scolastici più ampi e articolati e un tempo pieno più diffuso, che si traducono in posti di lavoro per i docenti.

Quale futuro prossimo

Un ritorno al territorio d’origine degli insegnanti che sono stati costretti ad abbandonarlo è possibile. Ma bisogna rafforzare i servizi e le opportunità formative per gli studenti del Sud; bisogna saper fare squadra, condividere ed utilizzare la rete, attivare gli Enti Locali. Una volta superata questa fase è anche possibile tornare ad un’assunzione di tipo regionale e non nazionale, attraverso una chiamata diretta nel vero senso del termine: se una scuola ha bisogno di un docente di lingua inglese, il dirigente deve essere messo nella condizione di poter scegliere il migliore, il più affidabile per i suoi studenti, magari con il supporto finanziario della stessa comunità.

Si potrebbe ricorrere ad una Local Authority come in Inghilterra? Perché no, se solo si volesse concepire l’autonomia (tanto esibita) in termini di partnership, ovvero di alleanza tra governo centrale, autorità locali e associazioni degli insegnanti; se solo si riconoscesse che il corpo docente è definito da principi, come la responsabilità per il proprio compito, e da prassi, come la negoziazione sindacale, anziché da doveri imposti per via gerarchica, con il conseguente conflitto con l’autorità. Solo in tal caso potrebbe iniziare una nuova era: quella, appunto, dell’autonomia.

Mavina Pietraforte

 

1 Cfr. http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs220716

 

Un'Agenda per la Scuola

Un planning per l'autunno

In questi giorni è in uscito il nuovo numero di AGENDA della SCUOLA, rivista trimestrale.

Per gestire la complessità della scuola occorrono, oltre alle competenze amministrative, competenze relative alla gestione del personale, alla progettazione organizzativa, alla gestione del cambiamento, alla comunicazione organizzativa. Non dimentichiamo, ancora, l'integrazione con la cultura economica, che proietta la scuola in una logica diversa, fatta di budget, di risorse, di costi e di risultati.

Solo con l'esercizio sinergico di tante competenze la scuola può assolvere alla propria funzione, che racchiude in sé diverse anime che non devono negarsi a vicenda, né prevalere le une sulle altre.

AGENDA della SCUOLA, come è ormai tradizione, anche nel numero in uscita si compone di due parti: la prima si dispiega con l'attività scolastica dal mese di settembre e si conclude con novembre. In questo trimestre vengono trattati sinteticamente gli argomenti cogenti, suddivisi in 6 aree, rilevanti e rappresentative, in cui si articolano le competenze e gli interventi dei dirigenti scolastici, direttori SGA, assistenti amministrativi e le altre figure di coordinamento e supporto gestionale ed organizzativo:

1. la programmazione didattica e finanziaria

2. la gestione delle risorse professionali dell'Istituto

3. la gestione degli alunni e l'organizzazione delle attività didattiche

4. la pianificazione dei servizi amministrativi, tecnici e generali

5. la gestione delle risorse finanziarie e strumentali dell'Istituto

6. le attività di valutazione e rendicontazione

Questa prima parte, suddivisa in sei ambiti, è arricchita da scadenzari e cronogrammi che individuano chiaramente chi fa cosa, perché e quando; particolare attenzione viene data agli attori della scuola.

Nella seconda parte come sempre ci sono le due sezioni: Spunti per il miglioramento e gli Approfondimenti.

La sezione della rivista Spunti per il miglioramento, curata da Maria Antonia Moretti, nell'a.s. 2016/17 porrà il focus principalmente sull’individuazione di percorsi di analisi e di miglioramento degli esiti in riferimento ai Risultati nelle prove standardizzate nazionali. In questo numero, attraverso 7 Schede Operative si prendono in esame i dati [resi non riconoscibili] - prove 2015 - di un IIS del Nord Italia a livello d’Istituto, in prospettiva gestionale-organizzativa. Nel numero successivo, in consegna ai primi di dicembre, si approfondiranno i dati - prove 2016 - a livello di classe e delle singole parti delle prove, compreso il confronto di dettaglio tra contenuti delle prove e risultati ottenuti in prospettiva “pedagogico/didattica”.

La prospettiva assunta è quella di «utilizzare i risultati [INVALSI] per comprendere, in termini comparativi e di riflessione, come promuovere il miglioramento all’interno delle scuole». (1)

L’approfondimento “Come cambia l’attività negoziale delle scuole alla luce del nuovo Codice degli Appalti (d.lgs 50/2016)di Susanna Granello prende spunto dal nuovo Codice dei Contratti Pubblici, d.lgs. 18.04.2016, n. 50, per una riflessione operativa, in apertura, sulle novità introdotte del nuovo codice e, subito a seguire, su quali di questi aspetti, innovativi e non, siano direttamente applicabili alla scuola. Il paragrafo “Come fare” offre una sintetica procedura sull’attività negoziale, che accompagna i vari passaggi da effettuare con modelli, formulari e indicazioni di facile uso.

L’approfondimento “La scuola in ospedale: un sevizio integrato ed inclusivo” di Domenico Trovato propone uno sguardo globale su un servizio educativo di grande rilevanza, percepito, a torto, ai margini dell’offerta formativa della Scuola.

Si sviluppa in diversi paragrafi, argomentando sulla condizione dell’alunno malato, sia nelle Sezioni ospedaliere sia nell’istruzione domiciliare, sull’evoluzione della normativa dedicata, sul profilo del docente “ospedaliero”, sulla risorsa costituita dalle TIC per le prassi didattiche.

L’appendice operativa fornisce, in un’ottica di scuola inclusiva, percorsi di apprendimento/unità di lavoro, moduli didattici, strategie aggiornate per gli operatori scolastici.

Susanna Granello

 

Esperienze amministrative - Agenda della Scuola

 

(1) “Invalsi in pratica. Facciamo il punto con Paolo Mazzoli”, in La Vita Scolastica, 20 aprile 2016, http://www.giuntiscuola.it/lavitascolastica/magazine/articoli/invalsi-in-pratica-facciamo-il-punto-con-paolo-mazzoli/dem.

Concorso dirigente scolastico: preparati con noi

Il prossimo concorso per dirigente scolastico partirà in autunno e porterà all’assunzione di 1000 nuovi presidi. In data 13 luglio il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha emesso il parere sul relativo Regolamento; seguiranno il vaglio del Consiglio di Stato e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Per la prima volta la procedura sarà su base nazionale: sono previste tre prove (preselezione, scritto e orale), e a seguire un corso e un tirocinio della durata di 4 mesi ciascuno.

Per prepararsi al meglio ad affrontare le prove previste dal Regolamento, Tecnodid@Formazione, in collaborazione con Irsef-Irfed, presenta una piattaforma rivolta a tutti coloro che intendono partecipare al concorso.

Si tratta di un insieme articolato di prodotti professionali e percorsi mirati, particolarmente utili anche a tutti i dirigenti attualmente in servizio, e a tutte le figure intermedie che svolgono funzioni di supporto all’organizzazione e alla didattica.

Ogni sezione della piattaforma è curata da una rete accreditata di collaboratori Tecnodid@Formazione e Notizie della Scuola, tra cui: Alessia Auriemma, Roberto Baldascino, Antonia Carlini, Nicoletta Casale, Giancarlo Cerini, Susanna Granello, Sandra Molinaro, Vanna Monducci, Maria Antonia Moretti, Maurizio Muraglia, Cinzia Olivieri, Luciano Rondanini, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone... e da qualificati esperti Irsef Irfed, tra cui: Paolo Bonanno, Patrizia De Cuia, Elio Formosa, Mario Guglietti, Paola Serafin ed altri.

www.notiziedellascuola.it/formazione

Supplenze a.s. 2016/17: indicazioni operative

Diramate da parte del Miur le annuali istruzioni in merito al conferimento delle supplenze al personale docente, educativo ed A.T.A. I relativi contratti, come disposto dalla Legge c.d. “Buona Scuola”, non possono superare la durata complessiva di 36 mesi, anche non continuativi.

Con nota 1 settembre 2016 prot. n. 24306 il Miur ha fornito istruzioni ed indicazioni operative in materia di attribuzione di supplenze al personale scolastico per l’a.s. 2016/17.

Ai sensi dell’art. 1, comma 131  della legge 107/2015, dal 1° settembre 2016 i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con il personale docente, educativo ed A.T.A. presso le istituzioni scolastiche ed educative statali per la copertura di posti vacanti e disponibili non possono superare la durata complessiva di 36 mesi, anche non continuativi.

Analogamente a quanto avviene per le assunzioni a tempo indeterminato, la stipula del contratto, opportunamente perfezionata dal Dirigente scolastico attraverso le funzioni del sistema informativo, rende immediatamente fruibili gli istituti di aspettativa e congedo previsti dal CCNL. È inoltre estesa al personale a tempo determinato la possibilità di differire la presa di servizio per i casi contemplati dalla normativa (es. maternità, malattia, infortunio, etc…).

Nel caso in cui al primo periodo di assenza del titolare ne consegua un altro, o più altri, senza soluzione di continuità o interrotto da giorno festivo, o da giorno libero, ovvero da entrambi, la supplenza temporanea, accertata la necessità, viene prorogata nei riguardi del medesimo supplente già in servizio, a decorrere dal giorno successivo a quello di scadenza del precedente contratto.

Le informazioni riguardanti le operazioni di conferimento delle supplenze (disponibilità dei posti ed ogni loro successiva variazione, calendari e sedi delle convocazioni ecc.) devono essere pubblicate in tempo utile sui siti istituzionali degli UU.SS.RR., in modo che le relative procedure, fasi e adempimenti risultino il più possibile chiari e accessibili.

La nota riporta le istruzioni distinte per il personale docente, educativo e ATA, e contiene indicazioni puntuali relativamente a: supplenze brevi, posti di sostegno, licei musicali e coreutici, conferimento di ore di insegnamento pari o inferiori a 6 ore settimanali, supplenze su posti part-time, priorità di scelta della sede, assunzioni ai sensi della Legge n. 68/99, presentazione della documentazione di rito.


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Nuove regole per il pagamento delle supplenze

Firmato lo scorso 31 agosto il decreto che stabilisce l’obbligo di pagamento degli stipendi delle supplenze brevi entro 30 giorni dalla fine del mese in cui si è svolto il servizio.

Se ad oggi non esiste una scadenza-limite per il pagamento dei supplenti, ora il provvedimento firmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell’Istruzione e il Ministro dell’Economia, stabilisce tempi certi per gli stipendi delle supplenze brevi e saltuarie del personale scolastico: scatterà infatti l’obbligo di pagamento entro massimo 30 giorni dalla fine del mese in cui è stato svolto il servizio.

Il nuovo sistema prevede una procedura articolata in più passaggi, ognuno con tempi scanditi. L’attuazione delle nuove regole sarà sottoposta ad apposito monitoraggio per verificarne l’efficacia.


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© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

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