Scuola7

la settimana scolastica


12 settembre 2016, n. 10


In questo numero parliamo di:

Quante ore di formazione dovremo fare?

Organico dell’autonomia dichiarato o realizzato: in attesa di tempi migliori

Riparte la valutazione esterna delle scuole

Immissioni in ruolo a.s. 2016/17

Cittadinanza e Costituzione: progetti a.s. 2016/17

Musica e Scienze a scuola: insediati i Comitati

Dopo il sisma: ripartiamo dalla Scuola

Adesione scuole alla Rete Nazionale UNESCO


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Parliamo diLe ore per la formazione obbligatoria
< Trascina

Quante ore di formazione dovremo fare?

…l’obbligo non è un formalità…

Spesso negli incontri tra i docenti, nei collegi, nei social network, rimbalzano notizie circa le novità in materia di formazione in servizio per gli insegnanti, che la legge 107/2015 definisce “obbligatoria, permanente, strutturale”. Mentre è abbastanza semplice dare un significato all’aggettivo “permanente” (perché ci richiama all’idea di una formazione non una tantum, non spot, non un-corso-e-via, ma ad un percorso che continua nel tempo) e all’aggettivo “strutturale” (perché allora la formazione non è abbellimento di superficie, ma si intreccia fortemente con la didattica, il lavoro in classe, lo sviluppo della professionalità docente), più complesso è affrontare il nodo della “obbligatorietà”. Si nota anche un certo “nervosismo” da parte delle organizzazioni sindacali (le prese di posizione sono numerose). Ma cosa significa, in concreto, “obbligo”? La formazione impegna direttamente la responsabilità etico-professionale di ogni docente, richiede un’autonomia culturale e scelte motivate, e non può essere considerata un normale impegno di servizio, da subire perché previsto dal “mansionario”. Certo, potrebbe anche diventare una formalità impiegatizia, ma non è questo l’obiettivo che ci si augura.

...ma cosa dice il Contratto di Lavoro?

C’è dunque il tema contrattuale, cioè la collocazione degli obblighi e del tempo per la formazione in servizio all’interno dei diritti/doveri degli insegnanti. Il contratto è fermo da troppi anni e il lavoro del docente sta cambiando, si arricchisce di funzioni, di impegni, di modalità assai più articolate della vecchia cara “ora di lezione”. Il tempo di lavoro degli insegnanti, fermo ad una regolamentazione da anni ‘50, è una questione da affrontare con molta sincerità e decisione. Così pure la formazione, che non può essere lasciata alla totale discrezionalità. Appunto, è necessario un adeguamento complessivo del Contratto di Lavoro. Quello vigente, che risale al quadriennio 2006-2009, è totalmente reticente in materia di formazione in servizio. Infatti, pur affermando che la formazione in servizio è costitutiva della professione docente (art. 29: la formazione fa parte integrante della “funzione docente”), si “dimentica” poi di collocarla negli spazi contrattuali del tempo di lavoro: infatti non è menzionata né nelle prime 40 ore di impegni aggiuntivi, né nelle seconde 40 ore di impegni collegiali, né è riportata nel paragrafo degli impegni di servizio non quantificati (ad es.: scrutini, colloqui con i genitori, correzione dei compiti, ecc.). Dunque, una clamorosa dimenticanza, che però non può diventare oggi un alibi per non prendere decisioni in materia di formazione un po’ più coraggiose di quelle lasciate alla formula sibillina del “diritto-dovere”.

...formarsi oggi per far un buon Contratto domani…

È evidente il rischio di un braccio di ferro tra organizzazioni sindacali (che rivendicano l’esigenza di un nuovo contratto) e Governo (che con la legge 107/2015 ha innovato per via legislativa la materia). C’è una via d’uscita? Noi pensiamo che sia necessario un gentlemen agreement (un accordo tra gentiluomini), in cui sperimentare le nuove modalità previste per la formazione (che non prevedono solo ore in presenza, ma anche ricerca in classe, confronto sulle didattiche, lavoro in rete, verifiche sul campo, tutoraggio), definire il profilo delle attività riconoscibili (nella forma del credito formativo del valore di 25 ore, di cui però solo 6/8 in presenza). È ragionevole ipotizzare che ogni anno la scuola possa stabilire gli indispensabili impegni “interni” da richiedere ai docenti, anche con approfondimenti specifici a livello di territorio. Ci saranno poi le attività liberamente decise dagli insegnanti (non dimentichiamo che la Card di 500 euro annui serve a questo). Si tratta di trovare un equilibrio (fifty-fifty?) che veda da un lato la scuola farsi avanti con le sue esigenze di miglioramento (che riguardano l’intera comunità professionale e a cui non ci si può sottrarre), dall’altro l’insegnante coltivare le sue libere determinazioni culturali (che riguardano la sua professionalità). Ad esempio si potrebbe ipotizzare un credito a testa: uno per la scuola, uno di tipo personale (con la necessaria flessibilità), iniziando a dare consistenza, visibilità, documentazione all’aggiornamento ben fatto e ben organizzato, attraverso la certificazione. Ciò già succede in altri settori professionali (es.: la sanità). Questo rodaggio sperimentale potrebbe poi essere la base per definire, a ragion veduta, le caratteristiche della prossima contrattazione tra le parti. Tutti disporrebbero di qualche idea in più e di “credits” accumulati sul campo, di cui chiedere il giusto riconoscimento.

...prime anticipazioni sul Piano Nazionale di formazione (comma 124 legge 107/2015)

Che ci sia un Piano nazionale è previsto dalla legge 107/2015. Ci sono lavori in corso che hanno già prodotto una consistente elaborazione, che è stata in parte anticipata, in alcuni incontri, alle associazioni professionali degli insegnanti e alle organizzazioni sindacali. La formazione si inserisce in una prospettiva di sviluppo professionale, che vede al centro la scuola e gli insegnanti, e assume un carattere operativo-riflessivo attraverso l’adozione di nuovi strumenti: l’osservazione in classe, il portfolio delle competenze, la documentazione didattica, il bilancio di competenze, ecc. Senza troppa burocrazia e con molta professionalità. Il MIUR starà leggero: individua alcuni obiettivi strategici (il digitale, le lingue, le competenze, l’inclusione, ecc.), assegna le risorse (parliamo dei 40 milioni annui previsti dalla legge 107, ma anche di ulteriori fondi: europei, ecc.), definisce criteri di qualità, ma affida la concreta realizzazione delle iniziative alle scuole, meglio se associate in rete, e a scuole-polo o snodi formativi nel territorio. Nasce dunque l’esigenza di una nuova capacità di progettazione della formazione: a livello nazionale (magari anche con qualche iniziativa diretta esemplare), a livello territoriale (chiamando le scuole a forme di autogoverno e dando sostanza alle reti).

…cosa può fare, concretamente, una scuola?

In questi anni gli insegnanti hanno continuato ad aggiornarsi. Alcune azioni hanno segnato un passaggio importante e anche qualche cambiamento in positivo. Ricordiamole: la formazione dei docenti neo-assunti, la pluralità di interventi sul digitale, le misure di accompagnamento sulle Indicazioni per il primo ciclo, progetti e didattiche per competenze, il lavoro sul Sistema Nazionale di Valutazione. Più faticose sono apparse in altri settori: il CLIL, le lingue straniere nella scuola primaria, le didattiche disciplinari, l’alternanza scuola-lavoro, l’integrazione e la disabilità. Oggi le risorse si preannunciano più consistenti e più preciso sembra l’impegno per rinnovare i metodi, i contenuti, la ricaduta sulla didattica. Alcuni mesi fa sono state diffuse alcune prime linee di lavoro che vanno in questa direzione (la nota MIUR n. 35 del 7 gennaio 2016). Le scuole stanno inserendo nel PTOF anche il Piano di Formazione: è un obbligo di legge ed è un’esigenza legata all’analisi dei RAV (Rapporti di Autovalutazione) e allo sviluppo dei Piani di Miglioramento. Ogni scuola dovrà poi rinnovare, adattare, regolare il proprio PTOF (entro il 15 ottobre di ogni anno) e quella sarà certamente una sede giusta per definire nuovi indirizzi per il piano di formazione che impegnano gli insegnanti. Nel frattempo sarà reso noto il Piano Nazionale (cioè il quadro di riferimento) entro cui collocare le decisioni di reti, scuole e insegnanti. È prevedibile che un consistente budget sia messo a disposizione di ogni ambito territoriale e delle scuole che ne fanno parte.

Il problema vero, dunque, non è solo quello delle ore obbligatorie da quantificare e dei corsi di aggiornamento da frequentare, ma l’opportunità di “ripensare” a fondo il senso, le caratteristiche e il valore della formazione per una piena professionalità dei singoli operatori e per consolidare il lavoro collaborativo nella scuola.

Giancarlo Cerini

Organico dell’autonomia dichiarato o realizzato: in attesa di tempi migliori

La nota MIUR n. 2852/2016

Il Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione del MIUR ha fornito con la nota 5 settembre 2016, n. 2852 alcune indicazioni operative sull’organico dell’autonomia in una logica unitaria e funzionale al miglioramento della qualità dell’offerta formativa.

Per lo più si suggeriscono alle scuole una serie di possibili aree di azione, tanto nell’ambito didattico quanto in quello di coordinamento e di supporto organizzativo, in cui utilizzare le unità di personale docente assegnate come potenziamento all’interno dell’organico dell’autonomia.

In sintesi le aree sono le seguenti:

- supporto all’organizzazione scolastica della singola scuola o della rete di scuole;

- sostegno alla realizzazione del piano di formazione del personale docente, anche prevedendo specifiche figure di sistema nell’ambito della formazione in ingresso e dell’aggiornamento in servizio;

- articolazione modulare dei tempi e della struttura della didattica;

- apertura e articolazione delle classi;

- diffusione della didattica laboratoriale;

- introduzione di insegnamenti opzionali;

- rafforzamento della didattica inclusiva e individualizzazione e personalizzazione dei percorsi formativi, in particolare a vantaggio delle esigenze degli alunni con disabilità e degli alunni stranieri;

- apertura pomeridiana delle scuole per iniziative rivolte a studenti, famiglie, personale scolastico, con particolare attenzione alla didattica orientativa, alle azioni previste nell’ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), oppure nell’ambito delle attività di alternanza scuola lavoro, con esplicito richiamo alla possibilità di utilizzare la modalità dell’impresa formativa simulata;

- potenziamento delle attività didattiche laboratoriali nei percorsi dell’Istruzione Professionale (IeFP) per il conseguimento delle qualifiche triennali;

- sostenibilità delle sostituzioni per assenze brevi.

La nota insiste molto, e giustamente, sull’aspetto unitario dell’organico del personale docente, senza distinzione tra docenti storici e nuovi arrivati. Viene, infatti, espressamente sottolineata l’uguaglianza contrattuale tra docenti curricolari (cioè i docenti che coprono le ore di insegnamento frontale) e di potenziamento (cioè quei docenti che realizzano attività progettuali, di ampliamento o di didattica laboratoriale, o anche che ricoprono incarichi organizzativi interni), intercambiabili per tutto l’orario o per parte di esso ed ormai tutti rientranti senza alcuna distinzione nell’organico dell’autonomia, in maniera suggestiva descritto come un’unica comunità di pratiche che (…) progetta e realizza le attività, ottimizzando le risorse professionali disponibili. È, infatti, il dirigente scolastico che assegna ai docenti tutti dell’organico dell’autonomia ruoli e compiti maggiormente funzionali alle competenze possedute ed alla realizzazione dell’offerta formativa della scuola. Va, comunque, tenuto presente che solo le cattedre di insegnamento curricolare, in caso di assenza del titolare, danno luogo alla nomina di personale supplente.

Suggerimenti utili

Nell’indicare possibili soluzioni organizzative, la nota richiama alcune esperienze significative nell’utilizzo dell’organico di potenziamento già condotte dalle scuole nel precedente anno scolastico, suggerendo una serie di attività in cui coinvolgere i docenti da assegnare ai posti di potenziamento, tutte, ovviamente, riferibili alle priorità formative elencate dal comma 7 della Legge 107/15.

Per il primo ciclo, ad esempio, sono risultate significative le esperienza a sostegno della costruzione del curricolo verticale, oppure l’ampliamento del tempo scuola, realizzato anche nelle scuole dell’infanzia, inteso come misura di prevenzione della dispersione scolastica. In generale è suggerito anche l’utilizzo delle cattedre di potenziamento in attività di recupero delle competenze disciplinari degli alunni o per la valorizzazione delle eccellenze o, ancora, per l’implementazione di metodologie laboratoriali o basate sull’apprendimento in lingua inglese di discipline non linguistiche (CLIL).

La nota fa espresso riferimento anche all’ipotesi della legge n. 107/2015 che suggerisce la nascita di nuovi ruoli professionali all’interno dell’organico dell’autonomia con compiti di coordinamento a sostegno dell’organizzazione scolastica. Il comma 68, ad esempio, fa espresso riferimento a figure di docenti responsabili di ruoli di coordinamento espressi da reti di scuole, oppure il comma 31 prevede l’individuazione di docenti cui affidare il coordinamento delle eventuali attività opzionali introdotte dalle scuole del secondo ciclo ai sensi del comma 28, mentre il comma 59 indica la stessa possibilità di individuazione di personale per l’affidamento del coordinamento delle azioni funzionali al Piano nazionale per la scuola digitale, tutti incarichi sui quali si potrebbe prevedere di utilizzare i docenti delle cattedre di potenziamento, garantendo la continuità dell’azione del docente, soprattutto per assicurarne l’efficacia e tutelarne la professionalità.

Ricerca di coerenza… a tutti i costi

La nascita dell’organico dell’autonomia è stata da subito salutata come uno degli strumenti più innovativi della riforma scolastica, che maggiormente avrebbe dato nuovo impulso alle istanze progettuali delle scuole e fornito spazi concreti per la realizzazione della tanto attesa autonomia scolastica, rimasta nel limbo delle buone dichiarazioni, ma priva di misure concrete che ne consentissero la fattibilità.

A distanza di quindici anni, l’impianto della Legge 107 ha fatto riemergere il principio di un organico docente funzionale alle esigenze, tanto organizzative quanto didattiche, delle scuole. Peccato, però, che si sia continuato a registrare un gap tra il dichiarato e il realizzato, preannunciato per il primo anno dell’organico potenziato (a.s. 2015/2016), ma inaspettato per l’anno in corso, in cui le scuole hanno dovuto nuovamente accontentarsi della conferma dell’organico dell’autonomia assegnato in ragione del piano straordinario di assunzioni piuttosto che delle progettualità presentate.

Appare, quindi, stridente, il richiamo diffuso nella nota del 5 settembre alla ricerca di coerenza tra priorità, traguardi e obiettivi di processo evidenziati nel RAV, le azioni dei Piani di Miglioramento e l’utilizzo dell’organico dell’autonomia. È innegabile che il raccordo tra le scelte didattiche ed organizzative fatte dalle scuole per realizzare la propria offerta formativa mirando al miglioramento del servizio scolastico deve trovare un raccordo tra le analisi condotte, la programmazione delle azioni e l’impiego delle risorse, soprattutto quelle professionali, a disposizione, ma è corretto capire la sequenza delle scelte. Un conto, infatti, è progettare al meglio avendo chiari gli obiettivi ed avere la possibilità di chiedere le risorse necessarie, altro è utilizzare al meglio le risorse a disposizione, adattandole.

Sarà vera autonomia?

Appare, dunque, evidente che l’organico dell’autonomia rappresenta un’importante e positiva opportunità dalla sicura portata innovativa, ma non si può ancora parlare di realizzazione dell’autonomia. Nella pratica, infatti, siamo ancora lontani dalla dichiarata valorizzazione della progettualità scolastica, sacrificata, si spera solo per il momento, in ragione della necessità di assorbire il piano straordinario di assunzioni.

La finalità strategica, dunque, che si vuole attribuire all’organico dell’autonomia e che in più punti la nota ministeriale richiama, è più una speranza per il futuro che una constatazione della situazione reale, anche se è innegabile la tendenza verso un’organizzazione flessibile delle scuole che magari, nel tempo, potranno davvero realizzare scelte coerenti con le legittime istanze autonomistiche.

Per un approfondimento su questo ed altri temi connessi all’organico dell’autonomia ed alla sua ricaduta a lungo termine nell’organizzazione scolastica, si rimanda all’editoriale in pubblicazione nel prossimo numero di Notizie della Scuola.

Maria Teresa Stancarone

Immissioni in ruolo a.s. 2016/17

Resi noti da parte del Miur i contingenti sui quali disporre le assunzioni a tempo indeterminato per la scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, sia per posti comuni che di sostegno. Le operazioni dovranno concludersi entro il 15 settembre.

Con nota 7 settembre 2016, prot. n. 25272 il Miur trasmette il decreto 7 settembre 2016 prot. n. 669 di determinazione dei contingenti, e i prospetti contenenti il numero dei posti vacanti e disponibili presenti in ogni provincia/regione, suddivisi per tipo posto, classe di concorso per la scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado. I prospetti riportano, altresì, i titolari senza sede, cui non è stato ancora assegnato un ambito o una scuola e che quindi risultano titolari su codice provinciale. Di seguito la tabella riassuntiva:

Grado istruzione

posti comunicati in O.D. 2016/17

titolari 2016/17

vacanze su O.D. 2016/17

contingente nazionale per nomine

esubero provinciale

Infanzia Comune

81.517

77.885

3.632

3.632

0

Primaria Comune

214.256

210.269

3.859

3.859

0

I Grado Comune

137.178

129.859

7.570

7.570

257

II Grado Comune

216.780

212.821

7.438

7.438

3.540

Totale posti Comuni

649.731

630.834

22.499

22.499

3.797

Infanzia Sostegno

6.937

6.150

787

787

0

Primaria Sostegno

35.458

31.417

4.043

4.043

2

I Grado Sostegno

28.179

23.237

4.943

1.845

1

II Grado Sostegno

25.892

25.366

546

546

58

Totale posti Sostegno

96.466

86.170

10.319

7.221

61

complessivo Comune + Sostegno

746.197

717.004

32.818

29.720

3.858

 

A decorrere dall’a.s. 2016/2017 i ruoli del personale docente sono regionali, articolati in ambiti territoriali.

I docenti vincitori di concorso dovranno esprimere, prioritariamente, la preferenza per l’ambito territoriale di nomina a livello regionale e, successivamente, i docenti immessi in ruolo dalle graduatorie ad esaurimento esprimeranno la preferenza per l’assegnazione dell’ambito di titolarità all’interno della propria provincia.

Al fine di consentire la realizzazione delle operazioni di nomina è prevista apposita funzione SIDI al link Immissioni in ruolo: Fascicolo personale scuola – Gestione corrente – Assunzioni e Ruolo, per permettere l’immeditato inserimento del docente a sistema e che consente, preliminarmente, l’assegnazione dell’ambito territoriale al docente neo immesso in ruolo.

Nell’ipotesi in cui si registrino posizioni di esubero a livello regionale, gli UU.SS.RR. provvedano a rideterminare la disponibilità regionale effettiva al netto dell’esubero ed a ripartire il contingente di nomina in maniera proporzionale tra le province.

  • Le immissioni in ruolo per la scuola secondaria di I e II grado avverranno attraverso le tabelle di corrispondenza (di cui al decreto dipartimentale n. 635 del 8 luglio 2016), tra le classi di concorso previste dal D.P.R. n. 19/2016 e quelle definite dal D.M. 39/98.
  • Limitatamente ai docenti ancora inseriti nella prima fascia delle G.A.E. cui era consentita l’iscrizione in due province, l’accettazione di una proposta di assunzione in un ambito territoriale consente, nello stesso anno scolastico, di accettare un’eventuale altra proposta a tempo indeterminato per altra classe di concorso, posto o per una diversa tipologia di posto nel medesimo ambito territoriale ovvero in altro ambito territoriale della medesima o diversa provincia.
  • Solamente in caso di immissione in ruolo da diversa graduatoria, di merito o ad esaurimento (presenza di candidati iscritti in G.A.E. di una provincia e nella graduatoria di merito di altra regione) è consentita l’accettazione di un’eventuale altra proposta di assunzione a tempo indeterminato anche per lo stesso insegnamento o tipologia di posto in un ambito territoriale di diversa provincia.
  • Ad eccezione delle graduatorie di merito della scuola dell'infanzia di cui al D.D.G. n. 82/2012 per le quali la rinuncia alla nomina in ruolo comporta la cancellazione dalle graduatorie di merito e ad esaurimento, negli altri casi la rinuncia di una proposta di assunzione a tempo indeterminato determina la cancellazione esclusivamente dalla graduatoria della classe di concorso/posto corrispondente.

 

Tempistica

Le operazioni di competenza degli UU.SS.RR. dovranno concludersi entro il 15 settembre. In particolare entro il 10 settembre si provvede all’assegnazione degli ambiti territoriali ai docenti destinatari delle nomine in ruolo per il 2016/17 al fine di consentire l’immediata attivazione della procedura di individuazione per competenze.  L’inserimento a SIDI del curriculum da parte dei docenti è previsto dal 7 settembre al 13 settembre.

L’individuazione per competenze dovrà concludersi inderogabilmente entro il 13 settembre, con l’inserimento a sistema, da parte del dirigente scolastico degli incarichi conferiti.  Quindi gli UU.SS.RR. dal 14 settembre provvederanno all’assegnazione alle scuole dei docenti che non risultino essere stati individuati dal dirigente scolastico o che avranno rifiutato la proposta di incarico.


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Cittadinanza e Costituzione: progetti a.s. 2016/17

Anche quest’anno Miur e Parlamento rinnovano la collaborazione per offrire alle scuole strumenti di progettazione e riflessione, all’interno dei percorsi didattici curricolari, sui principi e l'attualità della Carta costituzionale. Presentati i sei bandi per le iniziative del corrente anno scolastico. Entro il 30 settembre dovranno essere individuati i referenti regionali.

La nuova edizione, per l’a.s. 2016-17 del Concorso "Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione", bandito da Miur, Camera e Senato,  e rivolto alle scuole superiori, presenta tra le novità un premio al miglior progetto sull'articolo 11 della Costituzione, con particolare riferimento alle istituzioni dell'Unione Europea, in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma. Gli altri riconoscimenti premieranno le scuole per progetti in forma di video, e-book, siti Internet e blog che valorizzino la Costituzione e dimostrino capacità di ricerca, originalità, efficacia didattica e comunicativa. Premi speciali poi per l'utilizzo delle più avanzate tecnologie informatiche e per progetti di promozione della legalità.

Come i parlamentari, gli alunni delle classi quinte delle primarie e prime delle secondarie di primo grado potranno cimentarsi con l’ideazione e l’elaborazione di una nuova legge (Progetto del Senato e del Miur "Vorrei una legge che..."); le classi seconde delle scuole secondarie di primo grado potranno riflettere sull’attualità della Dichiarazione universale approvata dall'ONU nel 1948 e sui diritti umani calpestati nel mondo (Progetto "Testimoni dei diritti", sempre di Miur e Senato); grazie al Progetto "Parlawiki – Costruisci il vocabolario della democrazia" (di Camera e Miur) le classi quinte delle scuole primarie e quelle delle scuole secondarie di primo grado potranno inoltre spiegare alcune parole chiave della democrazia in forma multimediale.

Ancora, per le scuole ritorna la possibilità di conoscere da vicino il Parlamento, attraverso le visite a Palazzo Madama (“Un giorno in Senato”) e a Palazzo Montecitorio (“Giornata di formazione a Montecitorio”), per conoscere da vicino le istituzioni e i loro compiti previsti dalla Costituzione.

I bandi sono diramati con nota 6 settembre 2016, prot. n. 9969. I nominativi del Referenti regionali incaricati di curare la diffusione la realizzazione questi progetti devono essere comunicati alla Direzione generale per gli ordinamenti e la valutazione del sistema nazionale di istruzione, entro il 30 settembre 2016, al seguente indirizzo di posta elettronica: giuseppe.caratozzolo@istruzione.it.


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Riscoprire la leadership per dirigere scuole – Scanno, 29 ottobre - 1 novembre 2016

Un nuovo appuntamento con la formazione e l’aggiornamento firmato Tecnodid editrice: dal 29 ottobre al 1° novembre si svolgerà a Scanno (AQ) il Seminario nazionale “Riscoprire la leadership per dirigere scuole”, rivolto a dirigenti scolastici, aspiranti dirigenti, insegnanti e figure di staff.

In compagnia di relatori esperti dell’attuale panorama scolastico, parleremo tra l’altro di: Organizzazione e leadership della scuola; Progettazione, valutazione e miglioramento; Esiti formativi ed ambienti di apprendimento; Valorizzazione delle risorse umane; Gestione finanziaria ed organizzativa.

Inoltre sono previsti Workshop specifici per aspiranti dirigenti e Seminari sulle nuove linee guida per la valutazione dei dirigenti.

Intervengono: Sergio Auriemma, Roberto Baldascino, Antonia Carlini, Giancarlo Cerini, Paola Di Natale, Mario G. Dutto, Guglielmo Rispoli, Paola Serafin, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone.

 

Vai al programma completo ed al modulo di iscrizione.

http://www.notiziedellascuola.it/eventi

 

Riparte la valutazione esterna delle scuole

Nei prossimi mesi altre 200 scuole visitate dai NEV

Un primo bilancio positivo

Al termine della prima fase della valutazione esterna delle scuole è possibile tracciare un primo consuntivo dell’esperienza: un bilancio provvisorio, certamente, ma comunque significativo, considerato che dal mese di aprile sono state visitate 175 istituzioni scolastiche, e che gran parte di esse ha già ricevuto la restituzione in presenza dei risultati da parte dei Dirigenti tecnici.

In effetti, questo era considerato il passaggio più complesso e delicato del sistema delineato dal D.P.R. 80/2013 e dalla Direttiva 11/2014. Prima dell’avvio delle verifiche erano emersi nel mondo della scuola timori e diffidenze verso l’arrivo di team di “ispettori” pronti a passare al vaglio con severità documenti, ad individuare lacune e mancanze, a mettere in luce incongruenze; si ventilava la possibilità di impatti molto negativi, determinati soprattutto dalla diffusione di rapporti e di “pagelline” che avrebbero, questi sì, creato graduatorie e finito per condizionare le scelte delle famiglie. Nulla di tutto ciò è accaduto; in genere, anzi, è emerso con chiarezza che non si tratta di ispezioni, che l’atteggiamento non è censorio, che, al contrario, si intende offrire un feed-back dell’auto-analisi compiuta dalle scuole nei RAV in ottica formativa, nella direzione di un reale e consapevole miglioramento. Alla fine della visita, non pochi NEV si sono sentiti dire da Dirigenti e docenti che, se avessero avuto prima contezza delle modalità effettive di svolgimento e dell’effetto sortito, l’avrebbero sollecitata loro, la valutazione esterna.

Un RAV dal volto umano

Le ragioni di tali effetti positivi e tutto sommato imprevisti possono essere ulteriormente esplorate. Va detto anzitutto che i valutatori esterni hanno il compito di approfondire la lettura dei diversi aspetti dell’organizzazione scolastica e delle priorità di miglioramento, in un’ottica multi-prospettica: ponendosi come “amici critici”, per riprendere un’espressione usata da Castoldi, ripercorrono l’intero processo di analisi, tenendo conto di tutte le evidenze a disposizione. Si tratta di un vero e proprio processo di ricerca, situato nell’azione e nel contempo distante da essa, in quella dinamica di affinità/differenza, appropriazione/lontananza che rende possibile, in prospettiva ermeneutica, ogni genuina comprensione.

In tale processo i RAV e i PdM per così dire prendono vita ed assumono fattezze concrete, quelle dei professionisti che li hanno materialmente elaborati, degli allievi di cui ci si prende cura ogni giorno, dei genitori che alla scuola, in quel contesto, affidano i propri figli. A fare la differenza è il rilievo che assumono le persone e la relazione: nel dialogo riflessivo con esperti esterni emergono infatti elementi che in prima battuta non erano stati magari sufficientemente considerati o che meritavano una diversa valorizzazione, aspetti che negli spazi spesso stringati dei documenti non hanno trovato posto, e ciò stimola ad individuare nuove ed ulteriori piste da seguire per migliorare.

Rafforzare l’identità della scuola

Un altro aspetto riguarda quello che appare come un rafforzamento della comunità al proprio interno: se le organizzazioni educative sono state descritte, da un ampio filone di studi, come contesti caratterizzati da legami deboli, da processi decisionali del tipo garbage can (“cestino dei rifiuti”), al punto da poter essere considerate delle “anarchie organizzate”, la presenza a scuola dei NEV, a giudicare dalle prime visite, ha fatto emergere uno spirito di corpo talvolta inatteso, generato o rinsaldato un’identità collettiva. Nella trasformazione di un gruppo in una “mente collettiva” giocano infatti un ruolo essenziale principi che si attivano nella trama del sistema di valutazione: il principio di riflessività anzitutto, poi quello di identificazione (riconoscersi-in) e quello del riconoscimento (essere-riconosciuto-da). Infine va sottolineato il ruolo del cosiddetto “conflitto positivo”, emergente soprattutto nella dinamica della valutazione esterna: un conflitto che non è scontro, anzi, come ha mostrato Lewis Coser in un suo classico testo (1), crea vincoli tra le persone più che la semplice adesione a valori politicamente corretti, e contribuisce all’identificazione di un orizzonte di significati condiviso.

Il protocollo di visita

Con il nuovo anno scolastico parte una nuova serie di verifiche, che si concluderà nel mese di dicembre; la struttura del percorso di valutazione esterna è stata già resa nota dall’Invalsi, ma vale la pena di evidenziarne sinteticamente gli aspetti salienti.

Precisiamo anzitutto che le Istituzioni scolastiche coinvolte sono state individuate tramite una procedura di campionamento casuale stratificato: ciò significa da un lato che tutte le scuole italiane hanno avuto uguale probabilità di essere selezionate, dall’altro che il campionamento ha tenuto conto di alcuni criteri, come la tipologia e il grado scolastico, nonché la numerosità delle scuole nelle diverse aree geografiche.

Circa una settimana prima della visita, la scuola riceverà una telefonata ed un’e-mail dal Dirigente tecnico incaricato di coordinare il NEV. In questo primo contatto si confermeranno le date e si condivideranno nel dettaglio le modalità della verifica: il Dirigente scolastico tra l’altro riceverà un prospetto delle attività previste, in modo che possa provvedere all’organizzazione necessaria.

La visita dura 3 giorni, durante i quali il NEV raccoglie informazioni attraverso analisi di documenti, visita degli spazi e dei laboratori, interviste individuali e di gruppo. Queste ultime costituiscono il focus del percorso, in quanto hanno lo scopo di esplorare il punto di vista dei vari componenti la comunità: oltre al Dirigente scolastico e al DSGA verranno ascoltati docenti con incarichi organizzativi, docenti disciplinari e di sostegno, personale ATA, rappresentanti dei genitori e degli studenti. In un incontro finale con il Dirigente, il suo staff ed il gruppo interno di autovalutazione, il NEV fornirà una comunicazione informale circa le conclusioni cui è pervenuto, per chiudere in trasparenza quello che, ne siamo convinti, rappresenterà per ogni scuola un importante momento di apprendimento organizzativo.

Paola Di Natale

 

(1) L. Coser, The Functions of Social Conflict, Free Press, New York 1976.

Musica e Scienze a scuola: insediati i Comitati

Si sono insediati il 7 e l’8 settembre presso il Miur, sono entrambi presieduti da Luigi Berlinguer, e rimarranno in carica per tre anni: si tratta dei due rinnovati Comitati Nazionali di esperti per la promozione e diffusione nella scuola rispettivamente della cultura e della pratica musicale, e della cultura scientifica e tecnologica.

Tra gli obiettivi dei Comitati, quello di dare supporto all’attuazione della normativa nei relativi ambiti di competenza, in particolare per quanto previsto da La Buona Scuola. Hanno compiti di supporto, consulenza, progettazione, coordinamento, monitoraggio e proposta per la realizzazione di percorsi formativi mirati.

Il nuovo Comitato nazionale per l'apprendimento pratico della musica, nominato con Decreto 30 giugno 2016 prot. n. 529, si arricchisce del contributo di personalità provenienti dal mondo artistico e musicale a livello nazionale, come il trombettista Paolo Fresu e il pianista jazz Danilo Rea.

Il Comitato vuole favorire la creazione di un sistema integrato per l’implementazione della pratica musicale e la dimensione estetica e storica della musica, in tutti gli ordini di scuola. E ancora: di ampliare il numero delle scuole che svolgano, organizzino e progettino, nei Piani triennali dell’Offerta formativa, percorsi in favore dell’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti; di proporre percorsi di formazione del personale docente e dei dirigenti scolastici; di coinvolgere gli Enti locali e i privati per promuovere politiche educative a favore del patrimonio musicale. E, sempre tra gli obiettivi, il coinvolgimento degli artisti e delle personalità che lavorano in ambito musicale per sostenere percorsi di ricerca e azioni da attuare.

Il Comitato per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica, di cui al Decreto 30 giugno 2016 prot. n. 530, ha l’obiettivo di Definire le Linee di indirizzo con indicazioni programmatiche sui curricoli nei vari ordini di scuola, la formazione specifica degli insegnanti e le modalità del loro reclutamento. Tra gli obiettivi anche quello di contribuire a far crescere la consapevolezza che scienza e tecnologia rappresentano fattori fondamentali per lo sviluppo economico e la crescita culturale e civile del Paese. Sempre tra gli obiettivi: dare impulso all’innovazione didattica e fornire indicazioni ed indirizzi metodologici per contrastare l’esclusione, soprattutto di quei giovani che non riescono a inserirsi, dopo la scuola, nel mondo del lavoro perché non hanno una adeguata preparazione tecnico-scientifica.


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Dopo il sisma: ripartiamo dalla Scuola

Nell’ambito delle iniziative di solidarietà a favore delle popolazioni colpite dal sisma dello scorso 24 agosto, il Miur ha attivato la casella e-mail ripartiamodallascuola@istruzione.it, per raccogliere proposte e offerte al fine di garantire un sostegno concreto per insegnanti, studenti e famiglie nel percorso di ripresa della normale vita scolastica.

La nota 8 settembre 2016 prot. n. 6569 evidenzia come, per le popolazioni colpite dal sisma, la prima campanella è un segnale importante di ritorno alla normalità, perché la Scuola è il centro di ogni comunità.

Per questo motivo, considerato l’alto numero di offerte di aiuto e solidarietà pervenute agli uffici del MIUR da tutta Italia, è stato attivato l’indirizzo mail dedicato ripartiamodallascuola@istruzione.it per realizzare un Piano nazionale di aiuto e di intervento a medio-lungo termine.

Le istituzioni scolastiche di tutta Italia possono inviare le loro proposte e offerte di solidarietà di varia natura: ospitalità degli studenti, gemellaggi tra scuole, progetti educativi da realizzare direttamente sui luoghi colpiti o in differenti sedi, materiale didattico, testi vari o qualsiasi altro tipo di aiuto.


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Adesione scuole alla Rete Nazionale UNESCO

Istruzioni e tempistica per la presentazione, da parte delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, dei progetti volti all’adesione alla Rete Nazionale delle Scuole Associate U.N.E.S.C.O. (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) per il prossimo a.s. 2016-2017.

Il sistema delle Scuole Associate all'U.N.E.S.C.O. è stato istituito nel 1953, e ha visto l’adesione dell’Italia a partire dall'anno scolastico 1957-58.

L’obiettivo è quello di stimolare le istituzioni scolastiche ad integrare gli insegnamenti curriculari con programmi e progetti educativi a vocazione internazionale, orientati sulle principali tematiche U.N.E.S.C.O., quali ad esempio:

  • la tutela dei Diritti Umani e della diversità culturale;
  • la realizzazione dell’“Agenda 2030” per lo sviluppo sostenibile;
  • l’educazione al turismo culturale;
  • l’educazione interculturale;
  • lo sviluppo e la promozione dell’educazione alla Pace e alla Cittadinanza;.
  • la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e linguistico, materiale ed immateriale.

Le scuole interessate ad associarsi alla Rete dovranno compilare il modulo allegato alla nota 26 luglio 2016, prot. n. 8389 e trasmetterlo agli indirizzi ivi indicati entro il 30 novembre 2016.

I progetti saranno esaminati e, dopo l’eventuale approvazione, l’Istituto richiedente riceverà la qualifica di “Scuola Associata all’U.N.E.S.C.O. membro della Rete Nazionale ASpNET - U.N.E.S.C.O. - Italia” e potrà fregiarsi del logo del citato Network Internazionale.

Le scuole associate dovranno trasmettere entro il 30 giugno 2017 una relazione finale delle attività svolte,  corredata dai relativi materiali e prodotti, e con l'indicazione del link della pubblicazione dei lavori.


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Concorso dirigente scolastico: preparati con noi

Il prossimo concorso per dirigente scolastico partirà in autunno e porterà all’assunzione di 1000 nuovi presidi. In data 13 luglio il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha emesso il parere sul relativo Regolamento; seguiranno il vaglio del Consiglio di Stato e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Per la prima volta la procedura sarà su base nazionale: sono previste tre prove (preselezione, scritto e orale), e a seguire un corso e un tirocinio della durata di 4 mesi ciascuno.

Per prepararsi al meglio ad affrontare le prove previste dal Regolamento, Tecnodid@Formazione, in collaborazione con Irsef-Irfed, presenta una piattaforma rivolta a tutti coloro che intendono partecipare al concorso.

Si tratta di un insieme articolato di prodotti professionali e percorsi mirati, particolarmente utili anche a tutti i dirigenti attualmente in servizio, e a tutte le figure intermedie che svolgono funzioni di supporto all’organizzazione e alla didattica.

Ogni sezione della piattaforma è curata da una rete accreditata di collaboratori Tecnodid@Formazione e Notizie della Scuola, tra cui: Alessia Auriemma, Roberto Baldascino, Antonia Carlini, Nicoletta Casale, Giancarlo Cerini, Susanna Granello, Sandra Molinaro, Vanna Monducci, Maria Antonia Moretti, Maurizio Muraglia, Cinzia Olivieri, Luciano Rondanini, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone... e da qualificati esperti Irsef Irfed, tra cui: Paolo Bonanno, Patrizia De Cuia, Elio Formosa, Mario Guglietti, Paola Serafin ed altri.

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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

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