Scuola7 17 luglio 2017, n. 51

Scuola7

la settimana scolastica

17 luglio 2017, n. 51


In questo numero parliamo di:

L’Italia può diventare la boutique dell’industria (Intervista a V. Boccia, a cura di A. Crusco)

Concorso per dirigenti scolastici: ai nastri di partenza (M. Spinosi)

L’inglese a scuola, in Italia e in Europa (L. Zauli)

Alternanza scuola-lavoro (D. Ciccone)

Donazione libri di testo nelle zone colpite dal sisma

Organici personale ATA 2017/18

Portfolio dirigenti scolastici con incarichi presso il Miur

Alternanza scuola lavoro: percorsi all’estero

Ricostruzione carriera docenti trasferiti in altra provincia

Graduatoria finanziamenti per laboratori musicali, coreutici e sportivi


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diCONCORSO DIRIGENTE
Ai blocchi di partenza
< Trascina

L’Italia può diventare la boutique dell’industria

Intervista al Presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia

Scuola e imprese, un dialogo non sempre facile ma indispensabile, a partire dall’alternanza scuola-lavoro. Ma non solo. I comitati tecnico-scientifici, le chance occupazionali, il bollino qualità dell’alternanza, le potenzialità di industria 4.0. Questo e altro nell’intervista esclusiva a Vincenzo Boccia.

A.C.


Il rapporto tra scuola e imprese in Italia è tra i più complessi. Il mondo delle imprese lamenta una scarsa attenzione della scuola verso i “saperi” utili per lo sviluppo economico del Paese, mentre la scuola teme un’invasione di campo del mondo esterno verso la sua funzione culturale disinteressata. Su quali basi potrebbe avvenire un dialogo tra i due mondi? 

Il primo passo è abbandonare l’idea che scuola e lavoro appartengano a due mondi separati, che non possono contaminarsi. Deve essere vero invece il contrario. 

Oggi nel nostro Paese un’impresa su cinque fatica a trovare giovani con le competenze adeguate, eppure la disoccupazione giovanile si attesta intorno al 40%. Le imprese investono dove c’è capitale umano avanzato, ragion per cui la scuola deve aprirsi al mondo esterno e alle imprese che possono e devono costituire un interlocutore privilegiato. Gli strumenti già ci sono - pensiamo ai Comitati Tecnico Scientifici o all’alternanza scuola-lavoro - occorre rafforzarli e diffonderli su tutto il territorio nazionale. 

Confindustria ha messo in campo iniziative per far dialogare mondo delle imprese e mondo della scuola? Riguardano solo la formazione di tipo tecnico-professionale o anche quella più spiccatamente generalista? Anche la scuola di base? 

Confindustria è in prima linea per una formazione che favorisca l’occupabilità dei nostri giovani. E sono moltissime le iniziative messe in campo anche dalle associazioni industriali del nostro sistema per collegare scuole e imprese. Si tratta di un impegno diffuso da Nord a Sud, che interessa tutti i gradi del sistema di istruzione: dalle scuole elementari ai dottorati industriali. Certo, un focus particolare è dedicato alla filiera dell’istruzione tecnica e professionale, ma non manca l’attenzione ai licei. 

Orientamento, formazione dei docenti, promozione della cultura d’impresa, diffusione della didattica attiva, di quella laboratoriale e digitale, e ovviamente il rafforzamento dell’alternanza scuola-lavoro sono attività rivolte a tutte le scuole.   

L’alternanza scuola-lavoro è una delle novità della “Buona scuola”, però sta mettendo a dura prova le istituzioni scolastiche. Ad esempio il mondo dei licei non abituato agli stage… Non sempre le esperienze sono di qualità, e qua e là affiorano anche comportamenti non corretti (utilizzo intensivo degli studenti come manodopera…). Cosa risulta all’osservatorio Confindustria? Quale può essere il “senso” di questa esperienza? 

L’alternanza scuola-lavoro riconosce finalmente anche in Italia il diritto degli studenti di imparare lavorando, come già avviene nei paesi più avanzati d’Europa. Si tratta di una svolta importantissima per i nostri ragazzi che in questo modo possono avvicinarsi al lavoro, testare le proprie capacità, prendere consapevolezza delle attitudini e delle potenzialità che hanno e inserirsi più agevolmente nel mercato del lavoro. Non possiamo permettere che esperienze di scarsa qualità sminuiscano questo fondamentale risultato, anche perché la quasi totalità delle imprese che hanno raccolto la sfida dell’alternanza si è impegnata a fondo per costruire percorsi di elevata qualità, capaci di dare ai giovani migliori chance occupazionali. 

Si è parlato di un “bollino blu” che Confindustria rilascerebbe alle aziende “virtuose” in materia di alternanza. In cosa consiste? E, in generale, come introdurre miglioramenti all’attuale organizzazione dell’alternanza? 

Il Bollino per l’Alternanza di Qualità (BAQ), che partirà dal prossimo anno scolastico, è la risposta di Confindustria proprio a quei comportamenti non corretti, cui lei accennava prima. Il Bollino premierà infatti le imprese che si distinguono per la realizzazione di percorsi di alternanza scuola-lavoro di elevata qualità, attivando collaborazioni virtuose con le scuole e i centri di formazione professionale. Attraverso il Bollino vogliamo innalzare la qualità dei percorsi di alternanza scuola-lavoro e creare le condizioni affinché le scuole possano realizzare veri percorsi di crescita per i ragazzi. Già oggi in tutto il Paese molte imprese svolgono un lavoro di grande valore, che però è poco conosciuto. Il Bollino consentirà a queste eccellenze di emergere e stimolerà molte altre imprese a seguirne l’esempio, facendo altrettanto. 

La ringrazio, presidente Boccia, per le sue risposte. Un’ultima battuta: Industria 4.0. È uno scenario da temere o da auspicare? 

È senz’altro una grandissima opportunità. Le tecnologie digitali sono un driver fondamentale della crescita, la chiave per aumentare la nostra produttività e la nostra competitività, tenendo però sempre presente che l’intelligenza umana ha la sua marcia in più nella creatività. Quella stessa creatività per cui gli italiani non hanno rivali. 

Per questo, se saprà giocare bene le sue carte nella partita di Industria 4.0, l'Italia potrà diventare la boutique dell'industria del mondo, realizzando prodotti sartoriali sempre più personalizzati, ma in chiave industriale. 

Antonio CRUSCO

Intervista a cura di Antonio Crusco

Concorso per dirigenti scolastici: ai nastri di partenza

Mariella SPINOSI

“Fusse che fusse la vorta bbona”

È dal 2013 che stiamo aspettando fiduciosamente il nuovo concorso per dirigenti scolastici. La carenza degli organici dirigenziali costituisce una delle principali cause delle difficoltà di gestione delle nostre scuole e crea, soprattutto, disparità di trattamento nei confronti degli studenti.

Stiamo temporeggiando da 4 anni. Era stato infatti annunciato dall’art. 17 della legge 128 dell’8 novembre 2013. Erano state definite le procedure e gli adempimenti: l’8 marzo dell’anno successivo sarebbe dovuta essere la data di avvio, e il 1° settembre 2015 la data di assunzione dei futuri vincitori.

Nel frattempo, però, sono intervenuti nuovi fattori, si sono presentati alcuni problemi e ci sono stati cambiamenti di rotte (cfr. A. Prontera in Scuola7 n. 43, 22 maggio 2017). Sono aumentati conseguentemente i posti vacanti, le reggenze, e con questi anche i disagi delle scuole e soprattutto dei dirigenti in servizio.

Azioni, procedure, adempimenti

Il ministro Fedeli qualche mese fa aveva rassicurato scuole e dirigenti promettendo l’uscita del bando entro l’estate e la conclusione delle procedure in tempi utili perché i vincitori potessero assumere servizio nell’anno scolastico 2018-2019. Anche se l’estate non è ancora finita, temiamo tuttavia che la pubblicazione del bando possa slittare a settembre. Non è ancora noto il parere del Consiglio di Stato sul nuovo regolamento (provvedimento propedeutico all’emanazione del bando vero e proprio), che delinea una rinnovata procedura concorsuale, né sappiamo se il Miur ha apportato modifiche a seguito di alcuni suggerimenti del CSPI espressi nella recente seduta del 13 luglio 2017. I bene informati riferiscono, però, che a breve tutto sarà reso noto, ma non sappiamo ancora la data esatta della pubblicazione del Regolamento definitivo (si ipotizza entro il 23 luglio), e neanche quella dell’emanazione del bando (forse a settembre?). Si può anche ottimisticamente pensare che le due operazioni siano invece più ravvicinate. Resta tuttavia il dubbio che l’insieme delle procedure e delle conseguenti operazioni possa completarsi in tempi utili affinché i neo-dirigenti possano assumere servizio nella data promessa dallo stesso Ministro. Ricordiamo tutti i passaggi necessari:

  • pubblicazione del nuovo Regolamento;
  • pubblicazione del bando;
  • tempi tecnici necessari per raccogliere le domande;
  • tempi tecnici necessari per allestire la prova preselettiva;
  • prima selezione e predisposizione della prova scritta;
  • correzione della prova scritta e pubblicazione dei risultati;
  • avvio prova orale;
  • conclusione prove orali;
  • formazione (2 mesi);
  • tirocinio (4 mesi);
  • relazione e colloquio;
  • pubblicazione graduatorie;
  • assunzione in servizio.

Non possiamo di certo prevedere le date di ogni passaggio, ma possiamo realisticamente ipotizzare che prima del mese di novembre p.v. sarà molto difficile che venga espletata la prova preselettiva.

La prova preselettiva: numero di item e punteggio

Il primo scoglio da superare è proprio la prova preselettiva. Ci sono alcuni punti di attenzione. Per esempio: il numero degli item; il relativo punteggio che determina l’ammissione alla prova successiva; ma soprattutto la tipologia degli item e la loro eventuale pubblicazione preventiva.

Nelle precedenti bozze di regolamento si faceva riferimento ad una prova preselettiva di 50 item. Ora sembra invece che il numero sia stato portato a 100. Il meccanismo di funzionamento del sistema di assegnazione del punteggio sembrerebbe scoraggiare le risposte casuali. Si attribuisce, infatti, 1 punto per ogni risposta esatta, - 0,30 per le risposte sbagliate e 0 punti per le risposte omesse.

Sembrerebbe inoltre certo che non ci sarà bisogno di raggiungere un punteggio prestabilito per superare la prova. Nel 2011 si parlava di una quota minima di 80/100. Ora, invece, il numero dei candidati ammessi alla prova scritta sarà pari a tre volte quello dei posti disponibili, ivi compresi gli “ex aequo”, cioè tutti quelli che conseguiranno un punteggio pari al candidato collocato nell’ultima posizione utile.

Questa scelta mette bene in evidenza la natura della prova preselettiva: non si vuole accertare attraverso questo primo passaggio la qualità della preparazione dell’aspirante dirigente, quanto piuttosto pre-selezionare un numero di candidati parametrati al fabbisogno, e tale che possa essere gestito facilmente attraverso prove concorsuali. In tal modo si evita anche l’ipotesi di numeri troppo bassi, cioè inferiori ai posti messi a concorso. 

Pubblicazione preventiva degli item?

L’attuale schema di regolamento prevede la pubblicazione dei quesiti. Nell’art. 8, comma 6, si dice infatti: “I quesiti sono estratti da una banca dati resa nota tramite la pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova”.

È la stessa scelta del precedente concorso a dirigente scolastico del 2011, su cui però bisognerebbe tornare a riflettere, proprio ad evitare i pesanti problemi che allora l’amministrazione è stata costretta a fronteggiare.

L’ipotesi alternativa potrebbe essere invece quella di non rendere noti i quesiti predisposti. Lo stesso Comitato Tecnico Scientifico, che il Miur dovrà nominare subito dopo l’uscita del bando, potrebbe prepararne un numero più limitato (es. 500), tale da permettere comunque un’estrazione casuale della batteria di test, che metta i candidati nelle stesse condizioni. È la procedura utilizzata nella prova preselettiva dell’ultimo concorso a dirigente tecnico, che sembra invece non aver comportato ricadute negative.

Quindi, anche se a livello teorico entrambe le soluzioni vanno analizzate attraverso i punti di forza e le relative criticità, non si possono ignorare le esperienze pregresse. È questa anche una raccomandazione dello stesso CSPI nel parere espresso il 13 luglio 2017.


Qualche vantaggio…

Il Miur, se resta confermata questa impostazione, dovrà predisporre un repository di oltre 5000 item (standard di riferimento) prima della prova, e da questo estrarre, secondo pesi percentuali stabilite per le 9 aree tematiche, i 100 item per ogni candidato. È pur vero che alcune amministrazioni ricorrono usualmente alla pubblicazione preventiva. Ci riferiamo alla Giustizia, ma soltanto per le qualifiche di magistrato e notaio; ai ruoli amministrativi per il Senato e per la Camera; alla Guardia di Finanza per gli allievi finanzieri. Ma ciò non rappresenta sicuramente un obbligo per tutti i ministeri.

Emerge un’idea un po’ esasperata di “trasparenza”. È un conto che una amministrazione pubblica debba sempre rendere conto della correttezza del proprio operato; è un conto farlo attraverso strumenti che possano avere ricadute negative. Il principio della trasparenza sollecita un controllo diffuso da parte del cittadino sull'operato delle istituzioni e sull'utilizzo delle risorse. Divulgare preventivamente gli item è sicuramente un atto di trasparenza che potrebbe prevenire comportamenti non corretti, irregolarità ed anche fenomeni corruttivi. Ma le esperienze del precedente concorso indurrebbero a riesaminare tale scelta. Basti pensare alle innumerevoli denunce per i quiz sbagliati, per quelli imprecisi, per quelli opinabili. L’amministrazione ha dovuto ritirare preventivamente centinaia di item già pubblicati (975 test su 5750), rispondere alle querele e provvedere, successivamente, anche a sanare alcune situazioni con ulteriori provvedimenti legislativi.

La pubblicazione degli item non tutela preventivamente l’amministrazione da possibili contenziosi (oggi c’è una tendenza al “ricorso facile”). Sono proprio i contenziosi che attualmente costituiscono i maggiori ostacoli nei confronti dell’efficacia del servizio pubblico.


Ma tanti rischi…

Per elaborare oltre 5.000 item occorrono tempi lunghi. È difficile che esperti (art. 13, comma 2), pur autorevoli e competenti (docenti universitari, magistrati della Corte dei Conti, avvocati di Stato, dirigenti scolastici e tecnici…), possano garantire, in un arco temporale assai limitato, la qualità assoluta dei test. Il numero è tale che qualsiasi professionista, chiamato a costruire, per esempio, 100 item su un argomento, cadrà, giocoforza, nella logica del dettagli. Questo confermerà l'impressione che a contare nelle professioni dirigenziali siano solo i frammenti e i nozionismi. Per gli aspiranti dirigenti, i 5.000 quesiti potranno diventare un buon eserciziario per la memoria, ma non garantiranno alcuna competenza vera, quella che li aiuterà ad affrontare e risolvere i problemi reali. Né arricchiranno il loro curricolo professionale. 

Questo concorso, più volte rinviato, sta creando una platea importante di insegnanti interessati. Molti di essi stanno studiando da anni ed in maniera seria; sicuramente si sono messi più volte alla prova ed avranno pure acquisito conoscenze approfondite; avranno sicuramente una preparazione diversa da coloro che lo tenteranno potendo contare solo su una buona memoria.

Se, invece, gli esperti avranno il compito di impegnarsi su un numero limitato di item (500 o poco più), si può realisticamente pensare che il risultato possa essere ineccepibile, sia sul piano formale sia sulla qualità e pertinenza dei contenuti. Potrà essere un buon aiuto per selezionare persone a partire dalle loro capacità logiche e riflessive.

In attesa del bando, alcuni consigli utili

Considerando che, con tutta probabilità, la prima prova non sarà effettuata prima del mese di novembre, i tempi sono tali da invogliare a concorrere anche coloro che fino ad oggi non ci hanno pensato: c’è uno spazio temporale sufficiente per uno studio adeguato. A patto, però, che si incominci subito.

È chiaro che bisogna superare lo scoglio della prova preselettiva. Ma per avere qualche garanzia non si può aspettare che siano pubblicati i 5000 item: i 20 giorni utili non sarebbero comunque sufficienti per padroneggiare le domande proposte, a meno che non si possa contare su una memoria “oltre la norma”.

Gli aspetti tematici su cui bisogna prestare attenzione saranno sicuramente quelli suggeriti dall’art. 10 del regolamento (cfr. Tab. 1).


Tab. 1 – Art. 10, Schema Regolamento

Versione su cui il CSPI ha espresso parere nella seduta del 13 luglio 2017

I cinque quesiti a risposta aperta vertono sulle seguenti materie

a)   Normativa riferita al sistema di istruzione e di formazione e agli ordinamenti degli studi in Italia, con particolare attenzione ai processi di riforma in atto

b)   Modalità di conduzione delle organizzazioni complesse, con particolare riferimento alla realtà delle istituzioni scolastiche ed educative statali

c)    Processi di programmazione, gestione e valutazione delle istituzioni scolastiche, con particolare riferimento alla predisposizione e gestione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa, all’elaborazione del Rapporto di Autovalutazione e del Piano di Miglioramento, nel quadro dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e in rapporto alle esigenze formative del territorio

d)   Organizzazione degli ambienti di apprendimento, con particolare riferimento all’inclusione scolastica, all’innovazione digitale e ai processi di innovazione della didattica

e)    Organizzazione del lavoro e gestione del personale, con particolare riferimento alla realtà del personale scolastico

f)    Valutazione ed autovalutazione del personale, degli apprendimenti, dei sistemi e dei processi scolastici

g)   Elementi di diritto civile e amministrativo, con particolare riferimento alle obbligazioni giuridiche e alle responsabilità tipiche del dirigente scolastico, nonché del diritto penale, con particolare riferimento ai delitti contro la Pubblica Amministrazione e in danno di minorenni

h)   Contabilità di Stato, con particolare riferimento alla programmazione e gestione finanziaria presso le istituzioni scolastiche ed educative statali e relative aziende speciali

i)     Sistemi educativi dei Paesi dell’Unione Europea

Non pensiamo, infatti, che tali tematiche possano subire cambiamenti. Si tratta innanzitutto di studiare in maniera mirata, e poi di provare a rispondere a domande altrettanto mirate. Per esempio, la piattaforma Tecnodid – alla luce dei contenuti del concorso – mette a disposizione più di 100 documenti di base aggiornati e, per ognuno di essi, una serie di test che aiutano a riassumere idee, informazioni e concetti. Ma non basta. Bisogna abituarsi anche a spaziare da un argomento all’altro, e per questo (sempre nella piattaforma suggerita) si può fruire di un’apposita sezione che permette di simulare costantemente la prova preselettiva. Ci si potrà impratichire utilizzando batterie di 50 o 100 domande prese casualmente da tutte le aree dell’art. 10 (cioè da un repository di oltre 1500 item), e in maniera diversa ogni volta che il test viene ripetuto.

Bisogna inoltre tener presente che, dai risultati della preselezione alla data per la prova scritta, i tempi saranno altrettanto limitati. Allo stato attuale sappiamo infatti che la seconda prova consisterà in cinque quesiti a risposta aperta oltre a due quesiti in lingua straniera. Ciascuno dei due quesiti in lingua straniera sarà a sua volta articolato in cinque domande a risposta chiusa, che intendono verificare la comprensione di un testo nella lingua prescelta dal candidato tra inglese, francese, tedesco e spagnolo (livello B2 del CEFR).

Sarebbe utile e ragionevole incominciare subito a mettersi alla prova per costruire risposte ai quesiti con l’obiettivo di imparare a farsi capire ed apprezzare (essere brevi, chiari, essenziali, ma anche ben strumentati). Torneremo in maniera più dettagliata su questi argomenti in una prossima news, non appena saranno resi noti regolamento e bando.

A cura di Mariella Spinosi

Donazione libri di testo nelle zone colpite dal sisma

A seguito di un accordo operativo il MIUR e l’Associazione Italiana Editori, è previsto un piano di distribuzione straordinaria e gratuita di libri di testo per le famiglie degli studenti residenti nei comuni colpiti dagli eventi sismici del 2016. La richiesta del beneficio va effettuata on line entro il 25 luglio.

L’accordo estende la donazione predisposta dall’Associazione Italiane Editori anche ai comuni colpiti dai sismi successivi a quello di agosto 2016.

Con nota 10 luglio 2017 prot. n. 3476 il Miur fornisce le indicazioni per la donazione relativa all’a.s. 2017/2018 dei libri di testo in adozione nelle istituzioni scolastiche secondarie di I e di II grado e limitatamente ai nuclei familiari residenti in uno dei 140 comuni individuati dal decreto n. 189/2016.

Sarà effettuata una rilevazione volta a verificare la sussistenza, da parte dei richiedenti, dei seguenti criteri:

  • residenza in uno dei comuni appartenenti al cratere sismico;
  • inagibilità abitativa certificata;
  • eventuale stato di disoccupazione e/o perdita dell’attività produttiva, determinato/a a causa degli eventi sismici.

I richiedenti all’atto dell’iscrizione dovranno autocertificare il reddito complessivo, fino ad un massimo di 32000,00 euro, cosi come da documento ISEE. L’amministrazione si riserva il diritto di richiedere la documentazione in originale.

La richiesta del beneficio dovrà essere effettuata entro il 25 luglio 2017 attraverso la piattaforma online raggiungibile all’indirizzo: http://terremoto.areearischio.it.

A chiusura delle iscrizioni, coloro che hanno attenuto il beneficio riceveranno al proprio indirizzo di posta elettronica le indicazioni per scaricare il voucher digitale per il ritiro dei testi.

Gli stessi potranno essere richiesti presso le librerie situate nel comune di residenza o nei comuni limitrofi, individuate dall’Associazione ALI Confcommercio.

La fornitura gratuita sarà limitata ai soli libri di testo in adozione; sono esclusi dal beneficio vocabolari e altri sussidi tecnici alla didattica.


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Organici personale ATA 2017/18

I criteri e parametri per la determinazione degli organici del personale ATA e le tabelle con la consistenza della dotazione organica relativa al prossimo anno scolastico 2017/8 con relativa ripartizione regionale. Disponibili fino al 20 luglio le funzioni del SIDI per la convalida e le elaborazioni dei dati di organico.

Con nota 10 luglio 2017, prot. n. 29817 il Miur ha trasmesso lo schema di decreto interministeriale con le disposizioni concernenti la definizione dei criteri e dei parametri per la determinazione degli organici del personale amministrativo tecnico ed ausiliario (a.t.a.) delle istituzioni scolastiche ed educative, unitamente alle tabelle A, B, C, D, E ed F concernenti la ripartizione regionale delle dotazioni organiche per l'anno scolastico 2017/18.

La ripartizione triennale tra le diverse regioni è stata effettuata tenendo conto sia dei dati della popolazione scolastica presenti al sistema informativo sia del dimensionamento della rete scolastica.

La successiva ripartizione provinciale delle dotazioni organiche del personale A.T.A. dovrà essere oggetto di adeguata informativa con le organizzazioni sindacali firmatarie del vigente contratto collettivo nazionale di comparto. Analoga informativa dovrà essere attivata a livello provinciale per il riparto tra le diverse istituzioni scolastiche.

Con la suddivisione dei contingenti deve essere operato l'accantonamento di una quota di posti pari al tre per cento della dotazione organica provinciale. I posti in questione devono essere utilizzati nella determinazione dell'organico di diritto prioritariamente per la completa fruizione, da parte delle scuole, dell'organico spettante dall'applicazione delle tabelle e poi per salvaguardare le esigenze di funzionamento delle istituzioni scolastiche, in particolar modo del primo ciclo, ovvero le istituzioni scolastiche caratterizzate da situazioni di particolare complessità quali la frequenza di alunni disabili, o esigenze legate ad una significativa consistenza di laboratori e reparti di lavorazione nella medesima istituzione scolastica, l'eventuale frammentazione della medesima sede in un consistente numero di plessi e/o succursali, la gestione di specifiche situazioni di disagio locale, la presenza di zone connotate da fenomeni di abbandono e dispersione scolastica, ecc..

Queste le dotazioni organiche complessive per i diversi profili:

  • assistenti amministrativi: 46.822 unità
  • assistenti tecnici: 16.175 unità
  • collaboratori scolastici: 131.143 unità
  • DSGA: 7.994 unità

Gli Uffici scolastici regionali effettuano il monitoraggio delle varie fasi di determinazione degli organici, anche al fine di garantire che la consistenza effettiva dell'organico di diritto approvato, corrisponda, all'unità, a quella indicata nella tabella "A" relativa alla dotazione complessiva assegnata a ciascuna Regione.

Le funzioni informatiche del SIDI per la convalida e le elaborazioni dei dati di organico sono rese disponibili improrogabilmente entro il 20 luglio. Di conseguenza anche il termine ultimo di comunicazione al SIDI delle domande di mobilità e dei posti disponibili è il 20 luglio mentre la data di pubblicazione dei movimenti è l'8 agosto. Entro il 10 agosto, infine, saranno trasmessi i contingenti provinciali per le immissioni in ruolo.


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Portfolio dirigenti scolastici con incarichi presso il Miur

Sono aperte dal 14 luglio al 31 agosto, sul Portale del SNV, le funzioni per la compilazione online del Portfolio relativamente ai Dirigenti scolastici con incarichi presso l’Amministrazione centrale e periferica del Miur, altra amministrazione dello Stato, enti pubblici o privati, con retribuzione a carico dell’Amministrazione scolastica.

Lo ha comunicato il Miur con nota 11 luglio 2017 prot. n. 8603. Per la compilazione del Portfolio i Dirigenti scolastici dovranno accedere al Portale del Sistema nazionale di valutazione – Area Dirigenti – Portfolio DS (raggiungibile all’indirizzo  http://ext.pubblica.istruzione.it/portfoliods/login). Per un ottimale utilizzo delle funzionalità, si consiglia di servirsi di browser diversi da Internet explorer.

I Dirigenti scolastici che sono già in possesso di credenziali per l’accesso al Portale utilizzeranno queste stesse per entrare nell’area riservata.  Ai Dirigenti che, invece, ne sono sprovvisti, verranno fornite via e-mail le modalità per accedere al portale.

Eventuali richieste di chiarimento e/o di supporto potranno essere avanzate all’indirizzo email snv@istruzione.it.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici una piattaforma completamente rinnovata

In previsione del prossimo concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD per la preparazione al concorso in una versione completamente rinnovata, alla luce del Regolamento e degli ultimi scenari normativi. Nello specifico, la piattaforma è stata:

- aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;

- integrata con ulteriori contenuti formativi;

- arricchita con nuovi saggi di approfondimento;

- ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

1) Simulazione prova preselettiva

2) Contenuti professionali delle prove

3) Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Regolamento. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

L’inglese a scuola, in Italia e in Europa

Lorella ZAULI

Tante lingue, troppe lingue, una lingua per tutti?

Linguistic diversity is part of Europe’s DNA.” Esordisce così il rapporto Eurydice sull’insegnamento delle lingue straniere a scuola in Europa (Key data on Teaching languages at school in Europe – 2017 edition). La varietà linguistica è indubbiamente un patrimonio da preservare, e migliaia sono gli idiomi parlati nel mondo, decine dei quali purtroppo a rischio di estinzione. Nel 2014 Tullio de Mauro affermava che “In Europa son già 103” (il numero è un’evocazione letterario-mitologica), chiedendosi in maniera un po’ provocatoria se fossero troppe per una democrazia come quella europea. Entrare nel merito di questo dibattito diffuso, vivace e molto interessante, porterebbe troppo lontano. Certo è che nel mondo contemporaneo e globale una lingua veicolare universale è necessaria, e non v’è dubbio che questa lingua sia diventata, per una serie di ragioni anche extralinguistiche, l’inglese, che ora a livello internazionale è la lingua dei commerci, della tecnologia, delle scienze, della rete e via dicendo. Un’interessante lettura storica, sociologica, filologica, linguistica la offre il confronto a due voci – Beccaria e Graziosi – che si trova nel recente libro Lingua Madre. Italiano e inglese nel mondo globale[1].

Il citato rapporto Eurydice conferma che l’inglese è la lingua straniera studiata dalla maggior parte degli alunni nell’istruzione primaria e secondaria di quasi tutti i paesi europei (nel 2014 l’inglese era studiato dal 97,3% degli alunni durante l’intero periodo dell’istruzione secondaria inferiore, e rispetto a dieci anni fa un numero sempre maggiore di studenti lo apprende già a partire dall’istruzione primaria).

Come si stanno muovendo i sistemi scolastici europei?

Le 180 pagine del rapporto Eurydice dicono tanto altro ancora: sono ricche di contenuti e di cifre sulle politiche educative e sull’insegnamento delle lingue straniere; cifre e contenuti sono frutto della combinazione di dati statistici e informazioni qualitative sui sistemi educativi europei, e sono presi da diverse fonti, quali Eurydice, Eurostat, OCSE/PISA e TALIS; tali dati sono distribuiti su sessanta indicatori e suddivisi in cinque capitoli: contesto, organizzazione, partecipazione, insegnanti e processi educativi.  

Ci rivelano ad esempio che:

  • Rispetto a dieci anni fa, gli studenti nell’istruzione primaria imparano una lingua straniera in più tenera età, anche se il monte ore ad essa dedicato rimane modesto.
  • Sempre rispetto a dieci anni fa, un numero maggiore di studenti impara due lingue straniere nell’istruzione secondaria inferiore: erano il 46,7% nel 2005 e il 59,7% nel 2014; in alcuni paesi lo studio della seconda lingua straniera non è un obbligo, ma un diritto.
  • Francese, tedesco e spagnolo sono rispettivamente la seconda (33,7%), la terza (23,1%) e la quarta (19,1%) lingua straniera studiata nella scuola secondaria inferiore. Altre lingue, monitorate in quanto studiate da almeno il 10% degli alunni di un paese, lo sono principalmente per ragioni storiche o di prossimità geografica, come l’italiano in Austria, Slovenia, Croazia e Malta. Mentre il francese è in lieve diminuzione rispetto a dieci anni fa, il tedesco è rimasto stabile nell’istruzione primaria e secondaria inferiore, ed è in leggero calo nelle scuole superiori; lo spagnolo sta conoscendo un incremento percentuale nelle scuole superiori, mentre è stabile nelle secondarie inferiori.
  • Il livello di conoscenza delle lingue atteso da parte degli studenti si attesta generalmente sull’A2 al termine della scuola secondaria inferiore, e sul B2 alla fine della secondaria superiore. Per quanto riguarda la seconda lingua straniera, l’obiettivo è meno ambizioso: A1-A2 nel primo ciclo e B1 nel secondo. Fa eccezione l’Italia, che al termine del secondo ciclo si aspetta il B2 anche per la seconda lingua.
  • Al termine delle superiori, il livello di conoscenza si certifica generalmente con un esame, ma non sempre si utilizza la scala QCER.

La conoscenza delle lingue

Il Rapporto Eurydice segnala anche che:

  • Molti paesi europei prevedono supporti linguistici per i migranti neo-arrivati (dalle classi ponte con insegnamenti intensivi – generalmente limitati a uno o due anni - all’adattamento individualizzato dei curricoli, all’integrazione diretta nelle classi corrispondenti all’età anagrafica; l’Italia fa parte di questo gruppo di stati). Sono pochi i paesi che prevedono una preparazione specifica per i docenti che insegnano ai migranti non ancora parlanti la lingua della scuola.
  • In molti paesi europei la maggioranza dei 15enni parla anche a casa la lingua della scuola (91%); quelli dove a casa si parla maggiormente una diversa lingua sono Spagna, Turchia e Russia, e nei 2/3 dei casi si tratta di immigrati.
  • Studiare una lingua straniera è obbligatorio in quasi tutti i paesi europei. Alcuni sistemi educativi stabiliscono quale lingua straniera debba essere studiata da tutti, mentre altri lasciano la scelta a scuole, studenti e famiglie. Generalmente l’inglese è la lingua straniera che gli alunni studiano per prima.
  • Il 98,6% degli studenti di secondaria inferiore impara una lingua straniera, e ben il 59,7% due o più lingue straniere.
  • Nella maggioranza dei paesi la prima lingua straniera si studia per 10, 11 o 12 anni; in pochi paesi fra i 7 e i 9 anni; in Italia 13. In dieci paesi gli studenti studiano obbligatoriamente 3 o 4 lingue straniere.
  • In molti paesi le lingue minoritarie e regionali (sono 57 e si stima vengano parlate da 40-50 milioni di persone) sono parte dei curricoli scolastici.

L’insegnamento dell’inglese nella scuola primaria italiana

Rispetto all’insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria, il rapporto Eurydice informa che spesso è un docente generalista ad averne la responsabilità, mentre in alcuni altri paesi tale insegnamento è affidato a insegnanti specialisti (qualificati per insegnare una o due discipline) o semi-specialisti (qualificati per insegnare un gruppo di almeno tre diverse discipline). L’insegnamento obbligatorio della prima lingua straniera inizia fra i 6 e gli 8 anni nella maggioranza dei paesi europei, al punto che è aumentato in maniera significativa il numero di anni totali di insegnamento.

È con la legge 53/2003 che l’Italia introduce lo studio della lingua inglese già dal primo anno della primaria. A livello normativo, dunque, le premesse per un insegnamento di qualità ci sono. Sono di per sé sufficienti? Manca forse qualcosa? È indubbio che un ruolo significativo lo giochi la preparazione dei docenti, ai quali è richiesto il livello QCER B1, che in questi ultimi tempi viene attestato dal superamento del concorso con annessa prova di lingua. Ma per chi insegna da tanti anni? Secondo quanto prescritto dal DPR 81/2009, i docenti specialisti nel giro di pochi anni avrebbero dovuto lasciare il posto agli specializzati (generalisti). Specialisti tuttavia ce ne sono ancora.

Il Miur, in collaborazione con Indire, ha organizzato negli ultimi anni due serie, i cosiddetti contingenti, di corsi triennali di preparazione, linguistico-comunicativi e didattico-metodologici, che prevedono un’attestazione finale da parte dei Centri linguistici di Ateneo, ma il cui percorso non è stato sempre lineare, avendo fra l’altro subito nel tempo diverse interruzioni. Sono in fase di completamento i corsi del secondo contingente, e i docenti di alcuni territori in queste settimane sono alle prese con il CEPT (Certificate of English for Primary Teachers).

Prospettive per la formazione in servizio dei docenti

Che cosa ci si aspetta in futuro? Il DM 797/2016, Piano triennale di formazione dei docenti, ha inserito nella priorità 4.4 diversi ambiziosi obiettivi di coinvolgimento e preparazione del personale docente, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, ma secondo il cronoprogramma sarebbero dovuti partire già nel 2016. Confidiamo nell’inizio del prossimo anno scolastico, chiedendoci sotto quali forme essi verranno (verrebbero?) realizzati, anche per dare attuazione al DPR 81/2009.

Si potrebbe forse organizzare corsi di inglese anche all’interno della formazione triennale affidata gli ambiti territoriali; tuttavia in primo luogo non basterebbero e in secondo luogo lo stesso Miur suggerisce di “evitare sovrapposizioni di iniziative, che richiedono precisi standard operativi e che si devono innestare su protocolli nazionali (es.: la lingua inglese per insegnanti di scuola primaria e il CLIL per docenti della secondaria superiore)”[2].

La metodologia CLIL nelle scuole secondarie di secondo grado italiane

Lo studio Eurydice di cui sopra parla diffusamente anche della metodologia CLIL, ricordandone la definizione, la diffusione, i requisiti richiesti ai docenti; in linea di massima, per poter insegnare una disciplina non linguistica attraverso il CLIL (in Italia nelle quinte classi di licei e istituti tecnici, più terze e quarte dei licei linguistici), gli insegnanti devono avere un’ottima conoscenza sia della disciplina di insegnamento sia della lingua straniera in cui essa è veicolata. Quindici sistemi educativi europei richiedono a tale scopo titoli ed esperienze aggiuntive. Il livello minimo richiesto è espresso quasi sempre con il QCER e va dal B2 al C1. In una tabella analitica e descrittiva, la riga corrispondente ai requisiti necessari in Italia contempla il C1 e un anno di corso universitario (metodologico-didattico) corrispondente a 60 crediti. In effetti questi sono i requisiti “aurei” previsti dal nostro ordinamento; è però vero che siamo ancora in una fase transitoria, della quale abbiamo ampiamente parlato in un recente contributo sul numero 39 di Scuola7. Nulla sembra cambiato da allora: non si hanno notizie dell’attivazione di percorsi dedicati, e niente è trapelato neppure degli esiti del monitoraggio CLIL a SIDI, che gli istituti tecnici e i licei hanno compilato nel mese di aprile.

Risposte in tempi brevi?

Che cosa possiamo dunque aspettarci dai prossimi mesi? Il nostro recente contributo su Scuola7 presentava più domande che risposte. Ai quesiti di ieri e di oggi ci auguriamo che il Miur voglia e possa dare a breve riscontri positivi, già a partire da settembre, per rispondere sì ai bisogni formativi dei docenti e all’attuazione della normativa, ma in primo luogo per offrire ai ragazzi le opportunità di studio e gli standard di qualità già previsti dal vigente ordinamento.

Lorella Zauli

[1] Gian Luigi Beccaria, Andrea Graziosi, Lingua madre. Italiano e inglese nel mondo globale, Il Mulino, 2015, Bologna.

[2] “Documento di lavoro per lo sviluppo del Piano di formazione docenti 2016-2019. Questioni operative”, trasmesso con nota della DGPER n. 9684 del 6.03.2017, pag. 3.

Alternanza scuola-lavoro

Incentivi alle imprese

Domenico CICCONE

Novità in materia di alternanza

Più volte sollecitati, come necessaria sterzata per riconnettere la scuola ed il lavoro, oltre i concetti stessi di alternanza scuola-lavoro (ASL) e apprendistato, arrivano provvedimenti, concreti e reali, per sgravi totali triennali dei contributi INPS in favore di giovani assunti a tempo indeterminato, provenienti da percorsi scuola-azienda, per un numero di ore prestabilito.

A fare chiarezza, fornendo indicazioni in merito, la recente circolare Inps 109/17, che rende noti termini e modalità per l'applicazione delle disposizioni contenute nel comma 308 e seguenti della legge di Stabilità 2017 (L. 232/2016).

Infatti detta ultima normativa, con la finalità ambiziosa di promuovere occupazione stabile, ha introdotto l’esonero triennale dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, nella misura   massima   di   euro   3.250,00 annui, per le assunzioni a tempo indeterminato, anche in apprendistato, effettuate in favore di ex studenti provenienti da percorsi ASL.

Per favorire l’occupazione dei giovani formati

Con la circolare   l’Istituto fornisce le indicazioni e le istruzioni per  la  gestione  degli adempimenti previdenziali che garantiscono l'esonero contributivo, per ciascun dipendente per il quale dovesse scattare l’assunzione, con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, presso lo stesso datore di lavoro che ha sottoscritto convenzioni e consentito stage aziendali per:

  • percorsi di alternanza scuola-lavoro;
  • periodi di apprendistato finalizzati:
    • alla qualifica e il diploma professionale;
    • al diploma di istruzione secondaria superiore;
    • al certificato di specializzazione tecnica superiore;
    • all'alta formazione.

L'accesso allo sgravio contributivo, che il disposto attiva e valorizza  in termini occupazionali, riguarda le attività svolte da  scuole secondarie di II grado, Enti che erogano percorsi IeFP, Istituti tecnici superiori (ITS)  e Università che realizzano, presso le aziende, periodi di stage o crediti formativi. La prima condizione è che il monte ore delle attività di alternanza svolte, per ciascuna delle tipologie indicate, non sia inferiore al 30%. Per le scuole secondarie questo limite minimo si quantifica in almeno 120 h nei percorsi dei Tecnici e dei Professionali, e di almeno 60 h nei Licei. La seconda condizione è ben più gravosa: essa prevede un tetto massimo annuo di spesa per lo Stato nell'erogazione dei benefici contributivi. Il tetto, stabilito dalla Legge, è variabile negli anni dal 2017 al 2022. Le disposizioni concrete, siccome riferite soltanto agli anni 2017 e 2018, dovrebbero garantire 9.900 assunzioni nel primo anno e 18.900 nel secondo.

Questa apparente rivoluzione si rivolge unicamente ai datori di lavoro privati, sia imprenditori sia non imprenditori. Sono escluse tassativamente dai benefici le pubbliche amministrazioni; stranamente rientra nella seconda categoria, dei datori di lavoro non imprenditori, una folta schiera di enti che pochi avrebbero immaginato: Enti pubblici economici o enti ecclesiastici e morali, Istituti case popolari "trasformati" in enti pubblici economici o consorzi di bonifica. Una varietà di tipologie che sembra scaturita dal "cacciavite" di un riparatore o di un manutentore "istituzionale", piuttosto che dalla penna di un ente pubblico previdenziale.  

Il quadro degli incentivi contributivi

Quindi, fatta ancora eccezione per contratti domestici, agricoli ed intermittenti, ecco che si chiarisce finalmente il gruppo di fattispecie che, a domanda, può beneficiare dell'incentivo.

Provenienza formativa

Attività in termini quantitativi

Percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP) definiti dalle Regioni ai sensi del d.lgs. n. 226/2005.

Almeno 297 ore annue in alternanza.

Attività di alternanza svolte per almeno il 30% del monte ore previsto dalla L. 107/2015.

Attività di 120 ore negli istituti tecnici e professionali e a 60 ore nei licei.

Monte ore previsto dai rispettivi ordinamenti per le attività di alternanza nei percorsi universitari.

Tirocini, tesi di laurea in azienda ecc. secondo i limiti stabiliti dalle autonomie universitarie.

Alternanza realizzata nell'ambito dei percorsi ITS di cui al capo II del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008.

Almeno 600 ore di tirocinio.

L’esonero contributivo si applica ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato - entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio - studenti che abbiano svolto, presso il medesimo datore di lavoro, periodi di alternanza scuola-lavoro per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione e ricerca.

Nel caso dell'alta formazione (ad esempio un progetto di ricerca) il suddetto termine di sei mesi decorre dalla conclusione dell'attività o del progetto. Sono interessanti, inoltre, le forme di cumulabilità dell'esonero con alcuni incentivi che, sia pure limitati a quelli che assumono natura economica, consentono interessanti sinergie di risparmio per molte aziende (ad esempio gli incentivi per l'assunzione delle categorie protette).

Cosa farà l’Inps, cosa farà la scuola

L'accertamento dei presupposti per la fruizione dell’incentivo per l’assunzione agevolata sarà svolto dai super ispettori dell'Inps, anche mediante il sistema informativo del Miur. Ovviamente saranno indispensabili i documenti fondanti qualsiasi rapporto scuola-impresa per le attività di alternanza scuola - lavoro: Convenzione con relativo Patto formativo individuale e fogli di presenza dello studente, oppure il cartellino aziendale attestante le presenze.  

La circolare richiede che la scuola rilasci una dichiarazione dalla quale risultino sia la durata che le caratteristiche del percorso. Questa "piacevole" molestia burocratica, che restituisce dati positivi in ordine agli esiti in uscita, non spaventerà, di certo, nessuno dei dirigenti scolastici.

Specifiche disposizioni, ma sostanzialmente omologhe, attengono poi all'apprendistato, di cui alla normativa 81/2015. Anche in questa fattispecie ricorrono le condizioni per esoneri contributivi e assunzioni agevolate. Tuttavia, per le scuole secondarie di II grado, tranne che in pochissime aree dell'Italia dove si stanno consolidando sacche di eccellenza, l'apprendistato non è un modello consolidato, al pari dell'alternanza.

Il debole impatto degli incentivi Inps

Appena pubblicata, e sono pochissimi giorni, la circolare non ha attirato i consensi sperati. Non rappresenta, in quanto tale, un provvedimento strutturale e, benché sorretta da una norma primaria, pare allontanare sensibilmente il modello italiano dall’idea dominante del "sistema duale" che tutti si aspetterebbero realizzato.

Incentivare le aziende che offrono disponibilità all'ASL è giustissimo; tuttavia anche una minima riflessione di merito sui recenti provvedimenti induce a concludere che i vantaggi occupazionali saranno trascurabili. Nell'alternanza scuola-lavoro, nel prossimo anno scolastico di messa a regime, saranno impegnati circa un milione e mezzo di studenti, e questo dato numerico, se non maggiore, sarà consolidato nei prossimi anni; in termini quantitativi significa che, per soddisfare almeno le soglie minime, devono essere svolti quasi duecento milioni di ore annue di attività ASL. Gli incentivi "a sportello" della legge 232/2016, recepiti dalla circolare 109/2017, potranno soddisfare soltanto qualche migliaio di richieste. E sembra evidente e condivisibile che la norma, in questo momento, risponda più ad esigenze e pressioni datoriali che alle vere istanze della scuola secondaria superiore.

L’alternanza non è “addestramento” precoce

L'alternanza è una metodologia didattica dal forte impatto per gli studenti, in termini di costruzione di competenze. Queste ultime devono essere trasversali a tutti i piani del profilo culturale e professionale che caratterizzano ciascuno degli indirizzi della scuola secondaria superiore. Se non strutturate in maniera rigorosa e aderente al profilo atteso, le auspicate attività rischiano pericolosamente di diventare "addestramento" al lavoro e strumento del mercato occupazionale. La sensazione, piuttosto condivisa, che emerge in queste ore sulla circolare Inps, è che essa appaia, spesse volte, in contrasto con le disposizioni della Guida operativa per l'alternanza scuola-lavoro e con i chiarimenti interpretativi recentemente emanati dal Miur. La visione del modello metodologico è, infatti, varia e mutevole, a seconda della parte che lo analizza. Non vorremmo che le aziende fossero animate solo da interessi di accesso agevolato al mercato del lavoro, senza nessuna mission sociale sottesa.

Appare indispensabile un Decreto Interministeriale (Miur, Lavoro, Mef) che regolamenti, una volta e per tutte, quanto finora rimasto semplice, sebbene nobile, intenzione.

Domenico Ciccone

Alternanza scuola lavoro: percorsi all’estero

Disponibile l’elenco delle Camere di Commercio italiane all’estero che hanno manifestato interesse a partecipare alle azioni di alternanza scuola lavoro, ovvero di tirocinio/stage, svolte all’estero, a valere sul Programma Operativo Nazionale “Per la Scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020.

Nell’ambito del bando PON per il finanziamento delle attività di alternanza scuola-lavoro (avviso pubblico 5 aprile 2017 prot. n. 3781), sono previsti, tra l'altro, percorsi di alternanza scuola-lavoro e tirocini/stage in ambito interregionale o  all’estero. In particolare, l’avviso pubblico prevede un finanziamento destinato a:

  • percorsi di alternanza scuola-lavoro all’estero per i licei e gli istituti tecnici e professionali, finalizzati ad un’integrazione con il mondo del lavoro in un contesto organizzativo transnazionale che favorisca lo sviluppo di competenze capaci di facilitare l’integrazione culturale, linguistica e lavorativa all’estero;
  • tirocini/stage aziendali in ambito interregionale e all’estero per gli Istituti Tecnici Superiori (ITS), che intendono offrire agli studenti la possibilità di completare e valorizzare la loro formazione arricchendola con la maturazione di una ulteriore esperienza o in ambito interregionale o all’estero in un contesto lavorativo avanzato che fornisca competenze di particolare innovatività tali da favorire le successive scelte di lavoro.

I percorsi all’estero possono essere effettuati in uno dei Paesi europei, Stati membri che hanno istituito un’agenzia nazionale che partecipa in maniera completa al programma Erasmus+ http://www.erasmusplus.it/erasmusplus/paesi-partecipanti/.

Con nota 30 giugno 2017 prot. n. 7881 il Miur comunica che le istituzioni scolastiche che scelgono di realizzare percorsi di alternanza scuola-lavoro e di tirocinio/stage in ambito transnazionale dovranno indicare, sia in fase di presentazione della richiesta che in fase di definizione della struttura, il Paese di destinazione in quanto il costo dell’intervento è correlato a parametri prefissati nell’ambito dei costi standard. In nessun caso il Paese indicato ed inserito nella proposta potrà essere modificato in corso di attuazione.

La suddetta nota riporta in allegato l’elenco delle Camere di Commercio italiane all’estero che hanno manifestato interesse a partecipare alle azioni di alternanza scuola lavoro, ovvero di tirocinio/stage, svolte all’estero, a valere sul citato Programma Operativo Nazionale.


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Ricostruzione carriera docenti trasferiti in altra provincia

In considerazione del fatto che quest’anno è stato anticipato il trasferimento interprovinciale dei fascicoli del personale docente, il Miur ha diffuso alcune istruzioni per la presa in carico delle pratiche di ricostruzione carriera del personale destinatario di tali trasferimenti.

Per consentire le operazioni di avvio dell’anno scolastico 2017/18 (invio CV per passaggi da ambito a scuola; conferimento incarichi triennali; invio istanze di utilizzazione e assegnazione provvisoria) è stata anticipata l’esecuzione delle procedure di trasferimento interprovinciale dei fascicoli del personale docente di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado, e la procedura che riguarda i docenti di II grado sarà eseguita l’ultima settimana di luglio.

Con nota 10 luglio 2017 prot. n. 1681 il Miur chiarisce che le pratiche di ricostruzione carriera del personale destinatario di tali trasferimenti:

  • se sono ancora in istruttoria, o se non sono state ancora aperte, non possono essere concluse dalla scuola/UST di attuale titolarità;
  • se complete ed istruite correttamente, ma rimaste inavvertitamente nello stato "in istruttoria" possono essere portate nello stato "stampata" attraverso intervento tecnico in base dati.

La modifica/ricalcolo/cancellazione delle sole pratiche di ricostruzione carriera nello stato "stampata" o "registrata" può essere effettuata dalla scuola e dall'UST di destinazione.

Le nuove pratiche, invece, possono già essere istruite dalla scuola/UST di nuova titolarità.


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Graduatoria finanziamenti per laboratori musicali, coreutici e sportivi

Pubblicata da parte del Miur la graduatoria relativa all’avviso PON per la realizzazione di laboratori nelle istituzioni scolastiche con sezioni ad indirizzo musicale, coreutico e sportivo: 270 progetti finanziati in 266 le scuole, per uno stanziamento complessivo di quasi 26 milioni di euro.

Arrivano nelle scuole le risorse stanziate con l’Avviso pubblico lanciato dal Miur lo scorso febbraio nell’ambito del PON Programma Operativo Nazionale (FSE-FESR) 2014-2020 “Per la Scuola Competenze e ambienti per l’apprendimento”. Il Miur ha pubblicato la graduatoria dei progetti.

Lo stanziamento complessivo è di 25.690.719 euro. Nello specifico, i Licei musicali e coreutici (124 progetti) riceveranno 18.565.368,36 euro, mentre i Licei scientifici ad indirizzo sportivo (146 progetti) riceveranno 7.125.350,71 euro.

La regione con il maggior numero di progetti finanziati è la Campania, con 43 progetti, per un importo complessivo di 913.175,56 euro. Seguono la Toscana, con 27 progetti ai quali andranno 2.431.179,66 euro, la Lombardia, con 24 progetti e 2.520.348,74 euro, e il Veneto, con 22 progetti finanziati per 1.988.168,18 euro.

I fondi consentiranno alle istituzioni scolastiche con sezioni ad indirizzo musicale, coreutico e sportivo di migliorare il livello di attrezzature e strumentazioni a disposizione degli studenti per poter combinare maggiormente teoria e pratica. In particolare:

  • i licei musicali e coreutici potranno potenziare gli ambienti didattici e i laboratori per l’approfondimento delle discipline di indirizzo e per la realizzazione di attività musicali e/o coreutiche; attivare laboratori multimediali dotati di attrezzature per la realizzazione di attività musicali mediante le tecnologie digitali;
  • i licei scientifici a indirizzo sportivo potranno, tra l’altro, valorizzare le attitudini, le capacità e le preferenze personali degli studenti, dando loro gli strumenti per padroneggiare le proprie abilità motorie, le tecniche sportive e le nozioni di scienze motorie.

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Summer School Ischia 2017

Una scuola per le competenze nel sistema, nell’organizzazione, nelle professionalità

Dal 23 al 25 luglio il mondo della scuola sarà protagonista della Summer School Ischia 2017, l’appuntamento annuale che Tecnodid dedica alla formazione e all’approfondimento dei temi di maggiore attualità.

Attraverso quattro sessioni di lavoro, in cui si alterneranno relazioni, workshop e question time, faremo il punto sugli scenari attuali, per poi addentrarci in concetti chiave, quali: competenze, alternanza, curricolo verticale, valutazione, miglioramento, rendicontazione. Quindi rivolgeremo uno sguardo alle novità in vista, alla luce delle deleghe attuative della legge 107/2015. Infine tireremo le somme cercando di dare risposta alle questioni che emergeranno.

Relatori: Sergio Auriemma, Alberto Bottino, Antonia Carlini, Giancarlo Cerini, Paola Di Natale, Nilde Maloni, Paolo Mazzoli, Alan Pona, Guglielmo Rispoli, Rosa Seccia, Mario Sironi, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone, Rossella Stornaiuolo.

Interviene Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria.

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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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