Scuola7 6 novembre 2017, n. 65

Scuola7

la settimana scolastica

6 novembre 2017, n. 65


In questo numero parliamo di:

La nuova valutazione (M. Spinosi)

Verso lo zerosei: primi passi per l’attuazione (L. Lega)

I finanziamenti per l’alternanza (D. Ciccone)

Educare al rispetto (R. Stornaiuolo)

Carta del docente: restituzione somme non spese

Istruzione 0-6 anni: fondi alle regioni

Fake news: arriva il decalogo anti-bufale

Piano nazionale per l’educazione al rispetto

Anagrafe Studenti iscritti ai CPIA


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diLa nuova valutazione
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La nuova valutazione

Cosa cambia nella scuola e in classe con i nuovi decreti

Mariella SPINOSI

È dal 2010 che annualmente insegnanti e dirigenti si incontrano a Scanno con esperti accreditati per riflettere sugli impegni sollecitati di volta in volta dalle riforme in atto.

Una delle questioni sempre attuali resta ancora la valutazione. Il D.lgs 62/2017 e i provvedimenti ministeriali dell’ottobre scorso (DM 741, 742 e nota 1865) hanno rilanciato alcuni nodi di fatto mai risolti.

La valutazione, per il nostro modello educativo, costituisce un tema assai divisivo. C’è di fondo la paura, diffusa e mai superata, che valutare significhi selezionare, fare graduatorie, escludere… e quindi mettere a dura prova l’attenzione nei confronti dei più deboli. L’inclusione è un elemento fondativo della nostra cultura pedagogica.

Ma c’è stata anche una continua indecisione istituzionale che ha caratterizzato le scelte politiche ed amministrative degli ultimi decenni. Dal 1977 ad oggi le scuole sono state messe alla prova con idee e modelli formali assai differenti: dalle schede descrittive della legge 517/1977, ai cinque livelli alfabetici (A, B, C, D, E) che hanno avuto però vita assai breve (1992-1996), agli aggettivi sintetici come sufficiente, buono, ottimo (1996-2008), per ritornare poi al voto decimale imposto dalla stretta culturale della legge 169/2008. Una stretta che ha messo a dura prova le scuole più virtuose, quelle che generalmente non si limitano ad applicare, ma considerano la ricerca e l’innovazione come l’aspetto costitutivo del miglioramento.

Nei tre giorni seminariali (3, 4 e 5 novembre 2017) tutto ciò è diventato oggetto di approfondimento, grazie alla presenza di relatori e formatori preparati e, soprattutto, all’impegno e alla serietà di tutti i partecipanti. Sono stati affrontati:

  • temi mai risolti, come la certificazione delle competenze;
  • questioni risolte in maniera piuttosto approssimata, come i criteri per la promozione o la bocciatura;
  • scelte che continuano a far discutere, come quella dei voti in decimi;
  • opzioni che rimettono in gioco alcune consuetudini delle scuole, come la valutazione del comportamento;
  • cambiamenti abbastanza importanti, per esempio gli esami di Stato del primo e secondo ciclo d’istruzione;
  • innovazioni significative come quelle relative alle prove Invalsi che vengono sfilate dall’esame di Stato, ma diventano requisito obbligatorio per l’ammissione;
  • novità assolute come l’introduzione della lingua inglese nelle prove Invalsi.

Scarica le slide introduttive del seminario [PDF - 2,96 MB]

Le slide introduttive sono liberamente accessibili a tutti. I restanti materiali utilizzati a Scanno (slide, documenti, relazioni) saranno via via pubblicati sul sito notiziedellascuola.it e riservati a coloro che hanno partecipato al seminario.

Mariella Spinosi

Verso lo zerosei: primi passi per l’attuazione

Loretta LEGA

Una “concertazione” necessaria

Il giorno 2 novembre u.s. la Conferenza Unificata (il tavolo istituzionale ove siedono assieme i rappresentati dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali) ha approvato due importanti atti per avviare l’attuazione del decreto legislativo 65/2017 relativo al sistema educativo integrato “zerosei”. In particolare è stato dato il via libera al Piano di azione pluriennale per lo sviluppo dello zerosei (previsto dall’art. 8 del Decreto) ed al Piano di riparto dei finanziamenti disponibili. Si tratta di una cifra consistente, 209 milioni per il 2017 messi a disposizione dal d.lgs 65 cit., la “copertura” più elevata tra gli otto decreti delegati, che diventerà strutturale negli anni successivi con finanziamenti in incremento. Il coinvolgimento della Conferenza è indispensabile in una materia, quella dei servizi educativi 0-3 anni, che è di stretta pertinenza delle Regioni (come ha ricordato la Corte Costituzionale nella recente Sentenza n. 284 del 22-11-2016). La sfida è assai complessa perché lo zerosei deve vedere la compartecipazione dello Stato (che ha la titolarità giuridica sul sistema di istruzione 3-6 anni) e delle Regioni (per lo 0-3), anche se il D.Lgs. 65/2017 affida il “pilotaggio” dell’intero sistema allo Stato, e per esso al Miur. Il Piano di azione, in questa prima stesura, è assai sobrio e non esplica in maniera articolata le azioni che si potranno sviluppare nei prossimi anni, ma si limita a delineare le coordinate di fondo, peraltro già presenti nel decreto legislativo.

La ripartizione dei fondi

I fondi disponibili saranno versati direttamente ai Comuni (anche in forme associate), per sostenere lo sviluppo del sistema “zerosei” nel territorio di competenza. È evidente che la cifra, pur consistente, non esaurisce i costi complessivi dell’intero sistema, ove ad esempio “magna pars” è rappresentato dalle scuole dell’infanzia statali, per le quali il maggior onere è dovuto al personale docente impegnato in 43.107 sezioni (organico 2017-18). I nuovi fondi statali, ai quali si dovranno aggiungere fondi messi a disposizione dalle Regioni (nella misura di un 20% di compartecipazione per il 2018 e del 30% a partire dal 2019), aumentano comunque il budget che il nostro Paese destina all’infanzia.

È prevedibile che i fondi, in questa prima fase, andranno a rinforzare i servizi educativi per i bambini da 0 a 3 anni, perché è questo il settore più carente nel nostro Paese. È quindi necessario sia espandere i servizi educativi là ove non sono presenti, soprattutto nelle regioni del sud, sia sostenere il funzionamento dei servizi là ove sono già diffusi (come nelle regioni del centro-nord), tenendo conto dei costi crescenti che tendono ad allontanare gli utenti dal servizio. In effetti uno degli obiettivi dello “zerosei” è quello di fare uscire i nidi d’infanzia dall’area dei servizi a domanda individuale, quindi di natura privatistica e assistenziale. Ecco perché i criteri di assegnazione dei fondi tengono conto sia del numero dei bambini residenti nelle diverse regioni (per il 40% del budget), sia dei bambini già frequentanti i servizi (per il 50%), oltre che, per un 10%, delle realtà non servite dalle scuole dell’infanzia statali. Complessivamente, ad un primo sguardo, la distribuzione sembra avvantaggiare le Regioni già ricche di servizi educativi.

Cosa si potrà finanziare?

L’accordo mette in evidenza le spese finanziabili, sulla base di “tipologie prioritarie di intervento” che saranno individuate dalle diverse Regioni, che raccoglieranno e vaglieranno le “istanze”  dei Comuni (singoli o associati). Si parla di costruzione, riadattamento, rifunzionalizzazione di strutture educative (ma sappiamo come questi interventi richiedono tempi medio-lunghi), di spese per il funzionamento (che si riferiscono in massima parte al personale educativo, tenuto conto dei parametri numerici necessariamente “ridotti”) e per esplorare e sostenere lo sviluppo di nuove tipologie (come i poli infanzia 0-6 o le sezioni primavera). Un settore oggetto di intervento è legato all’istituzione dei coordinamenti pedagogici e alla formazione del personale educativo e insegnante. Opportunamente l’Accordo ricorda che, in materia di formazione in servizio, occorre raccordarsi con il PNFD (Piano nazionale formazione dei docenti: DM 797/2016), che mette a disposizione degli ambiti territoriali finanziamenti che dovranno tener conto anche dei bisogni formativi di chi opera nel settore “zerosei”, magari attraverso progetti co-finanziati dai diversi soggetti.

C’è anche il polo infanzia

Va anche ricordato che altri  finanziamenti sono stati messi a disposizione del sistema zerosei per la costruzione di nuovi edifici di “edilizia sperimentale” e innovativa, ove accogliere i poli infanzia. Si tratta di ulteriori 150 milioni di euro dedicati, che consentiranno di costruire “materialmente” alcuni poli infanzia (da uno a tre) in ogni regione italiana. Il tema è assai suggestivo, perché entra direttamente nel merito della cornice pedagogica dello zerosei con le sue parole chiave di “cura, accoglienza, corpo, relazione, corporeità, routine, bisogni primari” (tipiche nei nidi d’infanzia) e di “apprendimento, linguaggi, campi di esperienza, curricolo, competenze” (tipiche delle scuole dell’infanzia). Il polo dovrebbe mettere al centro del proprio progetto educativo la condivisione di questi principi pedagogici, vedendo come questi caratterizzano le diverse età della vita e dello sviluppo dei bambini. Il polo, dunque, non è solo un progetto edilizio, ma un modo di sperimentare modalità innovative di continuità educativa per l’infanzia. Si tratta di poche strutture sperimentali nel nostro Paese, che potranno però generare interessanti prospettive educative. In una condizione analoga sono le sezioni primavera, circa 1.600 in Italia, per le quali ci si poteva aspettare più incisività dall’accordo Stato-Regioni. Il decreto 65/2017, come ribadito nel recente accordo, prevede la stabilizzazione e il consolidamento delle sezioni primavera, da interpretare come utile banco di prova della cultura dello zerosei. Accogliere bambini dai 24 ai 36 mesi in strutture adeguate e con un progetto educativo ad hoc richiede lo sviluppo di professionalità appropriate: è naturale prevedere che in una sezione primavera possano operare, fianco a fianco, educatrici di infanzia, insegnanti di scuola dell’infanzia, assistenti educative. Ma questa è, ad onor del vero, una nostra libera interpretazione.

Cosa resta da fare?

Con gli Accordi in Conferenza Unificata siamo appena ai primi passi dello zerosei. È auspicabile che a questa prima cornice facciano seguito altri passaggi, indispensabili per dare respiro più ampio all’intero settore. A tal fine due ci sembrano le operazioni indispensabili.

Sul piano culturale occorre dar vita alla “Commissione tecnico-scientifica” nazionale, che dovrà elaborare Orientamenti educativi per il nido (0-3 anni), che oggi mancano, e dovrà coordinare la progettualità di nidi e scuole dell’infanzia (queste ultime già dotate di proprie Indicazioni nazionali per il curricolo/2012) attraverso la definizione di linee guida pedagogiche 0-6. Questa prospettiva dovrà essere rispettosa delle diverse identità dei nidi di infanzia e delle scuole dell’infanzia, e del pluralismo pedagogico che caratterizza questo segmento educativo.

Sul piano della gestione sarà costituita una “cabina di regia” paritetica Stato-Regioni (con 8 rappresentanti) per regolare lo sviluppo dell’intero sistema e monitorare l’uso corretto dei finanziamenti. Resta poi decisiva la questione dell’organico di potenziamento per la scuola dell’infanzia statale. Come è noto nella tabella dell’organico di potenziamento allegata alla legge 107/2015 (per n. 55.258 posti aggiuntivi) manca la scuola dell’infanzia, con grave pregiudizio non solo per l’immagine, ma per le possibilità di un’efficace organizzazione. Ci riferiamo ai temi della compresenza (citata nel d.lgs 65/2017), del coordinamento pedagogico (valorizzando le migliori professionalità presenti anche nella scuola statale), del tempo disteso e della qualità degli ambienti di apprendimento. Si attendono quindi le scelte che saranno operate in sede di definizione complessiva degli organici del personale docente, per introdurre il “potenziamento” anche nella scuola dell’infanzia (Ministero dell’Economia permettendo). La strada, dunque, è ancora in salita.

Loretta Lega

Carta del docente: restituzione somme non spese

Con un avviso pubblicato sul portale Carta del docente, il Miur comunica che solo a partire dai primi giorni di dicembre sarà possibile visualizzare gli importi non spesi nei precedenti anni scolastici (o i bonus non validati). Tali somme andranno utilizzate durante il corrente anno scolastico.

Lo slittamento ai primi di dicembre della restituzione delle somme residue dell’a.s. 2016/17è volto a consentire il completamento delle procedure informatiche ancora in corso per il controllo dei dati amministrativi e contabili delle somme non spese nei precedenti anni scolastici.

Questo il testo dell’avviso:

Dal 14 di settembre è stata riattivata la piattaforma per la carta docente. Ciascun insegnante in possesso di una utenza SPID (chi ne è a tutt'oggi ancora sprovvisto può richiederla qui: Come richiedere SPID) potrà accedere da subito al bonus dei 500 euro previsti per questo anno scolastico 2017-2018. Nel frattempo si comunica che, per consentire il completamento delle procedure informatiche ancora in corso per il controllo dei dati amministrativi e contabili delle somme non spese nei precedenti anni scolastici, sarà possibile visualizzare tali importi (o i bonus non validati) a partire dai primi giorni del mese di dicembre, ed utilizzarli durante il corrente anno scolastico. Si sottolinea l'importanza di utilizzare i numeri del contact center solo dopo aver consultato le domande frequenti e le istruzioni. A partire dal 14 di settembre anche gli esercenti potranno validare i buoni e procedere, come di consueto, alla successiva fatturazione.

I docenti che non sono mai riusciti a registrarsi e che si rivolgono ai diversi canali di assistenza sono invitati a specificare sempre il proprio codice fiscale ed il nome dell’Identity Provider presso il quale è stata attivata l’utenza SPID.


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Istruzione 0-6 anni: fondi alle regioni

Siglata lo scorso 2 novembre in Conferenza Unificata l’intesa sul Piano pluriennale di azione nazionale per il Sistema integrato di istruzione 0-6 anni, con l’assegnazione alle Regioni di 209 milioni di euro. Prevista anche la costituzione di Poli per l’infanzia, con una soglia massima per la contribuzione da parte delle famiglie.

Lo scorso 2 novembre in Conferenza Unificata è stata siglata l’intesa per la presentazione del Piano pluriennale di azione nazionale per la promozione del Sistema integrato di educazione e di istruzione per i bambini in età compresa dalla nascita sino ai 6 anni. Dopo il via libera di oggi in Conferenza Unificata, il Piano viene inviato al Consiglio dei Ministri e potrà poi partire concretamente.

Il Piano, di durata triennale, prevede l’assegnazione alle Regioni di 209 milioni di euro, che vengono erogati dal Miur direttamente ai Comuni beneficiari, in forma singola o associata, per finanziare interventi in materia di edilizia scolastica, sia con nuove costruzioni che con azioni di ristrutturazione, restauro, riqualificazione, messa in sicurezza e risparmio energetico di stabili di proprietà delle amministrazioni locali. Le risorse sosterranno anche parte delle spese di gestione per l’istruzione 0-6 anni, con lo scopo di incrementare i servizi offerti alle famiglie nonché di ridurre i costi che devono sostenere.

Il Fondo per il 2017 è ripartito tra le Regioni nel modo seguente:

  • per il 40% in proporzione alla popolazione di età 0-6 anni, in base ai dati Istat;
  • per il 50% in proporzione alla percentuale di iscritti ai servizi educativi al 31 dicembre 2015;
  • per il 10% in proporzione alla popolazione di età 3-6 anni, non iscritta alla scuola dell’infanzia statale, in modo da garantire un accesso maggiore.

Il piano rappresenta una delle principali novità della legge 107/2015 (Buona Scuola), che per la prima volta ha stanziato risorse specifiche per il potenziamento dei servizi offerti alle famiglie e l’abbassamento dei costi sostenuti dai genitori.

Il d.lgs. n. 65/2017, attuativo della legge 107, prevede inoltre la costituzione di Poli per l’infanzia, anche aggregati a scuole primarie e istituti comprensivi, che serviranno a potenziare la ricettività dei servizi e sostenere la continuità del percorso educativo e scolastico. Viene prevista la qualifica universitaria come titolo di accesso per il personale, anche per i servizi da 0 a 3 anni, nell’ottica di garantire una sempre maggiore qualità del sistema. Per la prima volta sarà istituita una soglia massima per la contribuzione da parte delle famiglie.

Il Ministro Valeria Fedeli ha sottolineato come grazie alla legge 107 i servizi per l’infanzia escano dalla dimensione assistenziale, per entrare a pieno titolo nella sfera educativa. L’obiettivo è lavorare in sinergia con tutte le istituzioni coinvolte per offrire alle famiglie strutture e servizi ispirati a standard uniformi su tutto il territorio nazionale.

La tabella con il riparto regionale del Fondo


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




I finanziamenti per l’alternanza

Domenico CICCONE

Nuove risorse, ma inadeguate

Sulla base del DM 15 ottobre 2015, che stabilisce i parametri per il calcolo delle risorse, per il funzionamento e per l’alternanza scuola-lavoro, da assegnare annualmente agli istituti scolastici, nonché delle successive norme finanziarie che hanno significativamente ridotto l’ammontare dei finanziamenti[1], è possibile formulare una previsione che ipotizza, con margine di errore pressoché pari a zero, lo stanziamento in favore delle attività per il corrente anno scolastico. Ci ha pensato la FLC che, elaborando e pubblicando la tabella che segue, ha riaperto e stimolato ulteriormente il dibattito intorno alla “Via italiana all’Alternanza scuola-lavoro”, che si caratterizza per due aspetti fondamentali:

  • estensione generalizzata ed obbligatoria della metodologia dell’alternanza scuola-lavoro (ASL) a tutte le classi del triennio conclusivo della scuola secondaria di secondo grado;
  • esiguità delle risorse in favore dell’ASL, che rende davvero difficile il suo regolare svolgimento, soprattutto in zone economicamente depresse e in territori complessi dal punto di vista sociale e geografico, dove i servizi connessi all’ASL sono più onerosi.

In base all’elaborazione della FLC CGIL, che fa riferimento ai dati degli studenti iscritti al secondo biennio e quinto anno di tutte le filiere della scuola secondaria di II grado, i parametri per studente per il 2017/18 sono i seguenti:

Parametro annuale per alunno

(01/09/2017 – 31/08/2018)

Licei

43,18

Istituti Tecnici

86,36

Istituti Professionali

86,36

Fonte: Elaborazione FLC CGIL su dati MIUR “Anticipazione sui principali dati della scuola statale” - settembre 2017, e sui criteri di ripartizione di cui al DM 834/2015.

Ma quanto costa l’alternanza scuola-lavoro?

L’analisi del parametro pro capite è oltremodo interessante, laddove la si legga con l’occhio attento del contabile abituato alla gestione dei centesimi. Infatti, a fronte di una siffatta quota annuale, e tenuto conto che, generalmente, i progetti triennali di ASL delle scuole spalmano in maniera omogenea su ogni anno di corso il monte dell’intero triennio, gli studenti delle classi terze, quarte e quinte dovranno compiere mediamente 134/400 ore di ASL nei tecnici e nei professionali, e 67/200 ore nei licei. Questo porta il contributo massimo, per ogni ora di attività svolta da uno studente, esattamente a 0,64 centesimi di euro. Questa quota deve comprendere:

  • le spese per il trasporto;
  • il pagamento del tutor scolastico a parametro contrattuale (17,5 €/h);
  • le eventuali spese di vitto (ancorché in convenzione con le mense aziendali, quando le attività si protraggono per l’intera giornata);
  • i materiali di consumo o per opportune esercitazioni;
  • eventuali spese di personale diverse dal tutor;
  • le spese obbligatorie per la formazione in materia di sicurezza;
  • le spese opportune per la formazione degli studenti, utile all’orientamento iniziale in azienda ed alla capitalizzazione dell’esperienza in uscita per un orientamento formativo e lavorativo efficace; indispensabile, quest’ultima, a non far rimanere l’esperienza dell’alternanza un isolato esercizio di stile, senza alcuna concreta conseguenza positiva sul progetto formativo individuale di ciascuno studente.

Incentivare anche le aziende

Certamente le scuole riusciranno a fare miracoli anche per quest’anno scolastico, nonostante la persistente e colpevole assenza di un piano di incentivi per le aziende che partecipano, con responsabilità e coraggio sociale, alla riconnessione dei saperi insegnati a scuola con quelli della società civile e del mondo economico-produttivo. Le ultime opportunità in merito, segnalate a suo tempo in questa rubrica, normate dalla circolare Inps n. 109 del 10 luglio 2017 (Alternanza scuola lavoro ed esonero contributivo assunzioni), sono estemporanee ed episodiche, e non hanno affatto aperto le porte delle aziende alle scuole nei rispettivi territori.

Peraltro, se è vero che la qualità di un servizio è anche legata alla congruità dei suoi costi, laddove congruità significhi ragionevolezza, appare davvero una chimera riuscire a far quadrare i conti in presenza di così ridotti finanziamenti.

Novità per l’istruzione professionale

Segnaliamo, per completezza di informazione, che tra due anni, in presenza di un adeguato progetto formativo individuale, come previsto dal DM 61/2017, anche lo studente iscritto e frequentante la classe seconda degli istituti professionali potrà accedere alle esperienze di ASL. Siccome questo è un elemento altamente qualificante della Riforma e, con ragionevole presunzione, tutte le scuole vorranno avvalersene, anche per definire nuovi e stimolanti assetti didattici in favore della peculiare platea dell’istruzione professionale, sarebbe opportuno e di buonsenso investire nelle giovani generazioni, rendendole ancor più connesse non solo ad una rete web veloce ma, più opportunamente, ad un reticolo di relazioni e di esperienze tali da renderli capaci di affrontare le sfide “globali e glocali” pronte ad attenderli.

Un’esperienza da qualificare e sostenere

Molti studenti degli istituti superiori impegnati in ASL hanno protestato, ultimamente, contro le attività svolte, e stigmatizzato in maniera accesa alcune modalità, oltremodo strane, che avrebbero caratterizzato diversi progetti. Supporre un atteggiamento di speculazione di qualche azienda, che approfitterebbe dell’ASL per reclutare manodopera a costo zero, non è una novità. In qualsiasi contesto e processo possono insinuarsi modelli e pratiche negativi. L’attenzione alla corretta applicazione delle norme, dovere dei dirigenti e dei professori delle scuole impegnate, deve fare la differenza. Di certo la scarsità di risorse e l’impossibilità di riconoscere alle aziende alcunché, in termini economici e di incentivo, non giova alla piena e positiva realizzazione di una metodologia, quella dell’ASL, dalle larghe vedute e dalle opportunità praticamente illimitate.

Domenico Ciccone

[1] I finanziamenti iniziali previsti dal comma 39 della legge 107/2015, ammontanti a 100 milioni di euro a regime, sono stati ridotti di circa 4 milioni, e rischiano di essere ulteriormente “limati” dall’estensione dei contributi per l’alternanza alle scuole paritarie.

Educare al rispetto

“Rispetta le differenze”: il Miur lancia un piano per contrastare le discriminazioni tra i banchi di scuola

Rosa STORNAIUOLO

Nei giorni scorsi la Ministra Valeria Fedeli ha presentato il Piano nazionale per l'educazione al rispetto che, ispirandosi ai principi espressi dall’articolo 3 della Carta Costituzionale, si pone come obiettivo quello di promuovere nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado un insieme di azioni educative e formative volte ad assicurare la promozione e lo sviluppo delle competenze trasversali, sociali e civiche, che rientrano nel più ampio concetto di educazione alla cittadinanza attiva e globale, e sono finalizzate al contrasto di ogni forma di discriminazione legata al sesso, alla razza, alla lingua, alla religione, alle opinioni politiche, alle condizioni personali e sociali.

Si tratta di un lodevole pacchetto di iniziative, teso ad educare i nostri giovani all’assioma che la bellezza dell’essere comunità può essere vantata solo se le differenze esistenti nella nostra natura umana sono motivo di condivisione, confronto, rispetto, vicinanza, reciprocità.

Per diffondere i contenuti e i messaggi del Piano, il Ministero ha lanciato anche una campagna sui social con l’hashtag #Rispettaledifferenze, che accompagnerà la pubblicazione di materiali dedicati e di video.

Il Piano di educazione al rispetto nel dettaglio

Ecco alcuni dei punti nodali del Piano finalizzato al contrasto delle violenze e discriminazioni tra i banchi di scuola: chiara e condivisibile definizione di cosa si intenda per stereotipi di genere, richiamo al primato educativo dei genitori ed alla necessaria collaborazione tra scuola e famiglia affinché i messaggi formativi non risultino distonici, esplicitazione del concetto secondo cui la differenza uomo-donna è all’origine della vita, contrasto alla violenza sulle donne e a tutte le forme di discriminazione.

Il Piano si articola in dieci azioni.

1 - Portale noisiamopari.it

Sarà ampliato e rinnovato il portale noisiamopari.it, realizzato dal Miur per raccogliere e condividere buone pratiche, materiali didattici, percorsi di formazione finalizzati al contrasto degli stereotipi e delle discriminazioni.

2 - Linee guida Nazionali

In attuazione del Piano sono state emanate le Linee guida nazionali, documento elaborato da un gruppo di studio istituito presso il Miur. Ciascuna istituzione scolastica, in seguito a confronto interno e con tutta la comunità scolastica, è chiamata ad il integrare il PTOF con le azioni da implementare necessariamente al fine di contrastare la violenza e la discriminazione.

3 - Linee di orientamento per la prevenzione ed il contrasto del cyberbullismo

Sono state emanate anche le Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, previste dalla legge 71/2017; esse saranno uno strumento flessibile e aggiornabile per rispondere alle sfide educative e pedagogiche legate alla costante evoluzione delle nuove tecnologie.

Il portale del Miur per le azioni di prevenzione e contrasto al bullismo ed al cyberbullismo è www.generazioniconnesse.it.

4 - Promozione dell’educazione al rispetto nelle scuole

In attuazione del Piano presentato, le scuole saranno chiamate a proporre azioni innovative finalizzate al superamento della discriminazione e del pregiudizio, mediante progettualità che saranno finanziate con risorse a valere sul PON Scuola 2014/2010 e sulla Legge 440/1997.

Si coinvolgeranno, infine, almeno duecento scuole nella costituzione di una rete permanente di riferimento su queste tematiche.

5 - Calendario delle religioni

Già da quest’anno, il 4 ottobre tutte le scuole sono state chiamate a celebrare la “Giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse”, per rafforzare, attraverso delle iniziative concrete, il dialogo e il confronto reciproco, il senso di tolleranza e di incontro verso l’altro. Al tal fine è stato realizzato pure il “calendario del dialogo e delle feste della Comunità”, disponibile sul sito www.noisiamopari.it.

6 - Lotta al discorso d’odio

Il capitolo del Piano dedicato al ‘digitale’ e al corretto uso della rete si arricchisce anche della lotta al discorso d’odio, partendo dal “Manifesto della comunicazione non ostile”. È questo l’obiettivo di un progetto che parte dal Protocollo d’Intesa tra il Miur e l’ATS Parole Ostili, per promuovere una maggiore consapevolezza dell’utilizzo degli strumenti digitali e per costruire un vero e proprio diritto alla cittadinanza digitale. Inoltre il Miur dallo scorso anno ha avviato, in collaborazione con la Delegazione italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa, un’azione di sensibilizzazione e informazione sul tema dell’istigazione all’odio on line, promuovendo in tutte le scuole secondarie di secondo grado la conoscenza del Vademecum “No hate speech”.

7 - Formazione docenti

Essendo la formazione necessaria misura di accompagnamento di qualsiasi processo attivato, sono previsti anche percorsi specifici per i docenti, implementati con fondi a valere sul PON Per la Scuola 2014/2020.

8 - Distribuzione della Costituzione nelle scuole

Il Piano prevede anche un’operazione che simbolicamente racchiude tutto il discorso sulle pari opportunità a scuola: la distribuzione agli studenti di ogni ordine e grado di una copia della Costituzione della Repubblica Italiana, al fine di divulgarne i valori fondanti ed in occasione delle celebrazioni per i 70 anni dall’entrata in vigore della nostra Carta fondamentale.

9 - Osservatori nazionali

Il Miur si avvarrà di una serie di Osservatori per monitorare, integrare e rafforzare il Piano nazionale per l’educazione al rispetto.

Nello specifico sono attivati l’Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e l’Intercultura, l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica e l’Osservatorio nazionale per il monitoraggio e la promozione delle iniziative in ambito educativo e formativo sui temi della parità tra i sessi e della violenza contro le donne.

10 - Verso un nuovo patto di corresponsabilità educativa

A dieci anni dall’emanazione del primo patto di corresponsabilità, istituito con DPR 235/2017, il prossimo 21 novembre sarà presentato il nuovo Patto di corresponsabilità educativa, per rinsaldare il rapporto fra scuola e famiglia.

Un segnale che apre alla speranza

Sicuramente il Piano di educazione al rispetto è uno strumento per portare a sistema azioni che le scuole già da anni implementano nella quotidiana pratica didattica, per promuovere l'educazione e la formazione alla cittadinanza di genere come strumento di prevenzione e contrasto di ogni violenza.

Tuttavia in una società complessa e variegata, dove la diversità è all’ordine del giorno e rappresenta la vera ricchezza dell’umanità, un piano di azioni che solleciti a conoscere, riconoscere e valorizzare le differenze nella logica del rispetto, della pari dignità, della reciprocità, è sicuramente una misura epocale encomiabile per garantire alle giovani generazioni una migliore qualità della vita; in altre parole un documento che in maniera decisiva afferma che "educare al rispetto, alla parità tra i sessi, alla prevenzione della violenza di genere" è un dovere da parte di tutti, e si traduce in un efficace strumento culturale per liberare i nostri giovani dai “lucchetti mentali” dei pregiudizi e degli stereotipi, rendendoli dei cittadini glocali, capaci di pensare globalmente ed agire localmente.

Non un punto di arrivo, quindi, ma una serie di stimolanti spunti per educare alla parità, alla differenza e alla reciprocità, nella convinzione che l’incontro delle differenze è all’origine della vita.

La strada è lunga, ma averlo messo nero su bianco è un segnale forte che apre alla speranza.

Rosa Stornaiuolo

Fake news: arriva il decalogo anti-bufale

Presentato lo scorso 31 ottobre a Roma, dal Presidente della Camera Laura Boldrini e il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, un decalogo contro le bufale, per permettere ai ragazzi di difendersi dalle false notizie che circolano in rete: otto punti, più due che saranno stilati direttamente dagli studenti.

  1. Condividi solo notizie che hai verificato;
  2. Usa gli strumenti di Internet per verificare le notizie;
  3. Chiedi le fonti e le prove;
  4. Chiedi aiuto a una persona esperta o a un ente davvero competente;
  5. Ricorda che anche internet e i social network sono manipolabili;
  6. Riconosci i vari tipi e gli stili delle notizie false;
  7. Hai un potere enorme: usalo bene;
  8. Dai il buon esempio: non lamentarti del buio, ma accendi la luce.

Gli ultimi due punti saranno stilati direttamente dagli studenti, attraverso uno strumento di scrittura cooperativa che il Miur metterà a disposizione delle scuole sul proprio sito.

Obiettivo del decalogo è contrastare uno dei rischi più frequenti durante la navigazione in Internet: quello di incappare in notizie non verificate o false, la cui circolazione può creare rischi per la società o diventare pericolosa per le persone. Un fenomeno che si può battere solo dando alle nuove generazioni gli strumenti per risalire alla fonte delle notizie e distinguere le informazioni corrette da quelle scorrette.

Il progetto riguarderà 4,2 milioni di ragazzi delle scuole secondarie di I e II grado, e fa parte di un più ampio pacchetto di azioni che il Ministero sta mettendo in campo sul tema del controllo delle fonti e per l’educazione civica digitale. Tali azioni rientrano infatti nelle indicazioni sul potenziamento dell’offerta formativa previste dalla legge 107/2015 (Buona Scuola).

È previsto anche un pacchetto di materiali didattici per gli insegnanti.

Fra i partner del progetto ci sono la Rai, la Federazione degli editori (Fieg), Confindustria. Ma anche importanti attori della Rete come Facebook e Google, strategici per incidere sulla radice del problema: le piattaforme su cui circolano le cosiddette fake news.

Scarica il decalogo


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Piano nazionale per l’educazione al rispetto

Presentato lo scorso 27 ottobre dal Miur il Piano nazionale per l’educazione al rispetto, volto a promuovere nelle scuole una serie di azioni educative e formative per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione, la prevenzione e contrasto del cyberbullismo.

Con nota 27 ottobre 2017 prot. n. 5515 il Miur comunica che sul sito www.noisiamopari.it è pubblicato il Piano  nazionale per l'educazione al rispetto, finalizzato a promuovere in tutte le scuole d’Italia una serie di  azioni educative e formative tese alla promozione dei valori sanciti dall’art. 3 della Costituzione.

Attraverso l’approfondimento delle tematiche riportate nel Piano, le istituzioni scolastiche sono chiamate ad avviare azioni tese a coinvolgere studenti, docenti e genitori, al rispetto delle differenze e al superamento dei pregiudizi.

Fanno parte del Piano:

Ulteriori indicazioni operative nonché materiali per l’approfondimento delle tematiche proposte saranno pubblicati all’interno del Portale www.noisiamopari.it. Le scuole sono invitate a segnalare iniziative e buone pratiche già svolte sui temi oggetto delle Linee Guida Nazionali al fine di consentire una mappatura nazionale di dette progettualità ed un’opportuna divulgazione delle migliori esperienze.

All’interno della piattaforma troveranno spazio materiali didattici e strumenti informativi di scambio e di supporto con l’obiettivo di svolgere un’azione capillare di informazione sui temi dell’educazione al rispetto reciproco e delle pari opportunità. Per l’invio delle segnalazioni potrà essere utilizzato l’apposito modulo di invio pubblicato sul Portale.

Le Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo hanno lo scopo di dare continuità a quelle emanate nell’aprile del 2015, apportando le integrazioni e le modifiche necessarie in linea con i recenti interventi normativi. Il portale di riferimento del Miur per le azioni di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo è: www.generazioniconnesse.it. Sul portale sono state pubblicate le Linee di Orientamento citate e saranno pubblicati anche i materiali di supporto per i docenti referenti individuati presso le singole istituzioni scolastiche.

Le altre azioni del Piano nazionale per l’educazione al rispetto sono:

  • promozione dell’educazione al rispetto nelle scuole
  • calendario delle religioni
  • lotta al discorso d’odio
  • formazione docenti
  • distribuzione della Costituzione nelle scuole
  • Osservatori nazionali
  • gruppo di lavoro verso un nuovo Patto di corresponsabilità educativa

Con il Piano nazionale per l’educazione al rispetto vengono stanziati 8,9 milioni di euro per progetti e iniziative e per la formazione delle e degli insegnanti. Nello specifico: 900.000 euro per l'ampliamento dell'offerta formativa, 5 milioni (fondi PON) per il coinvolgimento di 200 scuole nella creazione di una rete permanente di riferimento su questi temi; 3 milioni per la formazione delle e dei docenti.


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Anagrafe Studenti iscritti ai CPIA

Entro il 12 dicembre le sedi dell’unità amministrativa dei CPIA devono effettuare la rilevazione dei dati sugli iscritti ai percorsi di istruzione di primo livello, di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana, nonché ai percorsi di arricchimento e di raccordo, e la relativa trasmissione tramite le apposite funzioni sul portale SIDI.

Al fine di consentire il completamento e la messa a regime del nuovo sistema di istruzione degli adulti, l’Anagrafe Nazionale degli Studenti deve contenere anche i dati degli alunni iscritti ai percorsi di istruzione degli adulti.

Vengono, pertanto, rilevati i dati relativi ai frequentanti:

  • i percorsi di istruzione di primo livello (primo periodo didattico e secondo periodo didattico);
  • i percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana;
  • gli interventi di ampliamento dell’offerta formativa (percorsi di arricchimento e percorsi di raccordo).

La rilevazione dev’essere effettuata dalle sedi dell’unità amministrativa dei CPIA, vale a dire dalla sede centrale e dai punti di erogazione di primo livello (sedi associate).

Per gli stranieri frequentanti i suddetti corsi viene comunicata anche la partecipazione alla sessione di formazione civica e di informazione.

La trasmissione dei dati riguarda anche i percorsi svolti presso gli istituti penitenziari.

Con nota 27 ottobre 2017 prot. n. 2539 il Miur comunica che i dati devono essere comunicati entro il 12 dicembre 2017.

La trasmissione avviene utilizzando le specifiche funzionalità messe a disposizione sul portale SIDI – area Gestione Alunni, che consentono di gestire in maniera differenziata i Percorsi di Alfabetizzazione e i Percorsi di I livello. Per accedere al sistema occorre usare il profilo “Utente CPIA”, selezionare l’anno scolastico ed il codice meccanografico d’interesse.

Preliminarmente vengono trasmessi i dati relativi all’a.s. 2016/2017, e successivamente possono essere inseriti i dati relativi all’a.s. 2017/2018. Le frequenze per l’a.s. 2017/2018 dei percorsi di secondo livello, realizzati dalle unità didattiche dei CPIA, sono comunicate a cura delle istituzioni scolastiche di secondo grado.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

OFFERTA LANCIO: fino al 10 novembre sconto 20%

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo



Una piattaforma completamente rinnovata

In previsione del prossimo concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD per la preparazione al concorso in una versione completamente rinnovata, alla luce del Regolamento e degli ultimi scenari normativi. Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Regolamento. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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