Handicap

L’approvazione del D.lgs. 96 del 28-8-2019, che modifica e integra il precedente decreto delegato scaturito dalla legge 107/2015 (D.lgs. 66/2017), ha aperto una riflessione sulle condizioni necessarie per la migliore integrazione degli allievi disabili nelle scuole di ogni ordine e grado. La nuova normativa mantiene l’ancoraggio all’ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute) quale sistema di codificazione della disabilità, un criterio che va oltre il semplice dato medico o biologico per inoltrarsi anche nell’analisi del contesto sociale e di vita del soggetto. Ne scaturisce un Progetto Educativo Individualizzato che dovrà coinvolgere tutto il gruppo classe nel percorso di integrazione e non il semplice supporto di un docente di sostegno (v. Leoni, 151). Su questa figura, meritoriamente introdotta negli anni settanta del secolo scorso (Legge 517/1977), hanno finito con l’accentrarsi tutte le risorse per l’integrazione (tant’è che oggi i docenti di sostegno sono oltre 150.000) a scapito di una più diffusa condivisione dei processi (v. Rondanini, 158). Ad esempio, sono importanti tutte quelle figure come gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione, gli educatori, il personale non docente, che possono intervenire di fronte a bisogni che non sono equiparabili al semplice insegnamento. Questi profili sono assai differenziati (v. Nutini, 150) e manca una declaratoria nazionale, richiesta dal D.lgs 66/2017. Anche la natura di queste figure dovrebbe essere meglio specifica ed il loro apporto ricondotto ad una visione unitaria, anche sotto il profilo contrattuale (v. Nutini, Ventura, 160). La qualità dell’inclusione (v. Stornaiuolo, 161), che coinvolge ormai migliaia di operatori, richiede la presenza di personale altamente qualificato e desta clamore la constatazione dell’estrema precarietà dei docenti specializzati (oltre un terzo non sono di ruolo, in conseguenza del principio della “deroga”) e della carenza di formazione specificata (v. Lega, 164). La scelta dell’integrazione degli alunni disabili qualifica certamente il nostro sistema educativo in ottica inclusiva e di pari opportunità, ma ha anche dato vita a fenomeni di ipercertificazione del disagio: si pensi che oggi il numero degli alunni certificati come portatori di DSA (disturbi specifici di apprendimento) è assai simile al numero degli alunni in situazione di handicap (certificati in base alla legge 104/1992): 3,2% contro il 3,1% (2017-18). Un dato allarmante, che interroga esperti e mondo della scuola, in quanto si manifesta soprattutto durante la frequenza alle scuole secondarie di I e II grado (v. Nanni, 152).