Valutazione

Sul fronte della valutazione gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da numerose incertezze. Si è proceduto a completare il ciclo della valutazione delle scuole, secondo il Sistema Nazionale (DPR 80/2013), con la richiesta a tutte le istituzioni di procedere alla rendicontazione pubblica dei propri risultati (cfr. M.Lagozzo, M.T.Stancarone, D.Previtali, La rendicontazione sociale, Tecnodid, 2019). Il MIUR ha fornito un proprio format elettronico (v. Stancarone, 148), che ha facilitato il compito delle scuole. Ma, appunto, l’operazione ha perso un po’ del mordente iniziale, quando attorno al RAV (Rapporto di Autovalutazione) si erano accese molte speranze. Si ha come l’impressione che abbia finito con il prevalere l’attenzione agli aspetti formali delle diverse fasi del processo (autovalutazione, piano di miglioramento, valutazione esterna, rendicontazione sociale) a scapito di una effettiva messa in discussione delle pratiche organizzative e didattiche. In effetti, il “miglioramento” dei risultati degli allievi non è immediatamente dietro l’angolo, come dimostra la “durezza” dei dati OCSE-PISA che confermano livelli non adeguati di preparazione dei nostri quindicenni (v. Imperato, 163). Non è cioè scontato passare dalla conoscenza delle condizioni critiche, che le valutazioni di sistema ci mettono a disposizione, alla decisione di modificare le pratiche didattiche. Ivi compreso un dialogo educativo franco ed efficace con studenti e genitori (v. Sozzi, 163). Occorrono formazione continua del personale, lavoro collaborativo, attitudine a mettersi in discussione (v. Bortone, 165). La valutazione, anche quella riferita direttamente agli apprendimenti dei singoli alunni, resta un problema per la scuola italiana, ancora alle prese con gli effetti “aritmetici” del voto in decimi, reintrodotto nella scuola di base nel 2008 (v. Mion, 159); o alle tormentate vicende della “maturità” per la quale sono state apportate alcune modifiche di natura amministrativa, con la reintroduzione di una traccia scritta di carattere storico (per altro scarsamente gettonata dai maturandi negli anni precedenti) e l’eliminazione della scenografia delle tre buste propedeutiche alla prova orale (v. Piras, 162).