Scuola7 26 giugno 2017, n. 48

Scuola7

la settimana scolastica

26 giugno 2017, n. 48


In questo numero parliamo di:

Ius soli: cittadini di questa terra (D. Ciccone)

Certificazione delle competenze per il primo ciclo (M. Spinosi)

C'era una volta l'esame di terza media... (C. Buonopane)

Maturità: cercando un altro esame (di Stato) (P. Davoli)

Assegnazioni provvisorie: siglata l’intesa

Interventi contro la dispersione scolastica nel Mezzogiorno

Nuovi modelli di certificazione: questionario on line

Mobilità scuola dell’infanzia: pubblicati i risultati

Certificazione attività complementari di educazione fisica

APE sociale: pubblicato il Regolamento


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diIus soli: cittadini
di questa terra
< Trascina

Ius soli: cittadini di questa terra

Domenico CICCONE

A proposito di ius soli

Il dibattito sulle nuove modalità di acquisizione della cittadinanza ha recentemente animato l'opinione pubblica e la scena parlamentare del Senato della Repubblica che, esercitando la funzione di Camera alta nel nostro sistema di bicameralismo perfetto, ha rimesso in discussione molte delle questioni sottese al Disegno di Legge 2092, già approvato alla Camera dei deputati fin dal 2015.

Come si diventa cittadini italiani, oggi

Con riferimento al diritto alla naturalizzazione o alla cittadinanza possono essere generalmente considerati due diversi modelli:

  • Ius sanguinis (diritto di sangue), inteso come diritto di cittadinanza che si ottiene oppure si eredita in base alla propria parentela;
  • Ius soli (diritto di territorio), espressione giuridica che, senza alcun riguardo alla nazionalità dei genitori, indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza dell’essere nati sul suo territorio.

Questi due modelli principali di naturalizzazione sono ampiamente utilizzati in tutto il mondo anche mediante declinazioni particolari e complesse, di volta in volta adattate alle caratteristiche sociali, giuridiche, economiche e geografiche di ogni Paese.

In Italia la normativa di riferimento per l'acquisto della cittadinanza è la Legge 91/1992 che contempla lo ius sanguinis quale unica modalità di acquisizione automatica della cittadinanza.

Alla presenza di particolari condizioni ed in via residuale, è anche possibile, con la normativa vigente, acquisire la cittadinanza italiana non per nascita ma jure soli per:

  • coloro che nascono nel territorio italiano e i cui genitori siano da considerarsi o ignoti o apolidi;
  • coloro che nascono nel territorio italiano e che non possono acquistare la cittadinanza dei genitori, in quanto la legge dello Stato di origine dei genitori esclude che il figlio nato all’estero possa acquisire la loro cittadinanza;
  • i figli di ignoti che vengono trovati (a seguito di abbandono) nel territorio italiano e per i quali non può essere dimostrato, da parte di qualunque soggetto interessato, il possesso di un’altra cittadinanza.

La terza via: ius culturae

 Fatte salve alcune fattispecie particolari e modalità agevolate (filiazione, adozione, doppia cittadinanza), una persona, nata in Italia da genitori stranieri, può chiedere la cittadinanza dopo il compimento dei 18 anni (col termine perentorio di un anno), a condizione che abbia risieduto dalla nascita in Italia, senza soluzione di continuità ed in maniera legale. La legge vigente, nella sua normale applicazione, estromette, per diversi anni, dalla cittadinanza e dai suoi benefici, decine di migliaia di bambini, nati e cresciuti in Italia, che parlano italiano, usano il dialetto locale e, tuttavia, sono considerati "ospiti", anche se nessuno di loro si sente tale.

Nel contempo, grazie allo ius sanguinis "perfetto", lontani discendenti di immigrati dispersi nel mondo intero, ottengono facilmente la cittadinanza italiana.

La forte sofferenza della situazione italiana, che richiede, a detta dei relatori del DDL 2092, soluzioni non comuni, ha delineato, in sede parlamentare, l’affiancarsi di un terzo modello che, per esplicita ammissione, guarda non già all'Italiano o discendente di Italiani ma allo straniero immigrato in Italia, privo di ascendenza italiana, in tempo di considerevoli e ormai inevitabili flussi di immigrazione verso lo "Stivale".

Il disegno di legge muove, pertanto, fuori dell'alveo dello ius sanguinis e, pur di non ammettere uno ius soli assoluto, escogita un modello di compromesso che viene definito "temperato" dallo ius culturae.

Ius soli, a condizion che…

Vediamo nello specifico quali saranno le forme di acquisto della cittadinanza italiana per nascita; passeremo poi ad analizzare le altre modalità contemplate nel Disegno di Legge.

Secondo la proposta, acquisterebbe la cittadinanza iure soli chi è nato nel territorio della Repubblica italiana da genitori stranieri, dei quali almeno uno sia in possesso del diritto di soggiorno permanente o del permesso di soggiorno di lungo periodo, ed abbia in corso effettiva residenza almeno quinquennale in Italia.  Questi permessi sono sottoposti ad una disciplina ferrea, di concessione e di mantenimento, che non si limita a negarli agli stranieri pericolosi per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato, ma contempla innumerevoli e particolari fattispecie tali da non rendere affatto semplice e scontato l'ottenimento e la permanenza.

La nuova modalità di acquisto della cittadinanza italiana per nascita, prevista dal disegno di legge, si realizza mediante dichiarazione di volontà, espressa da parte di un genitore o di chi eserciti la responsabilità genitoriale, purché in possesso dei requisiti sopra descritti.

La dichiarazione della volontà di acquisire la cittadinanza italiana deve essere espressa, dal genitore o tutore, entro il compimento della maggiore età dell'interessato. Quest'ultimo, se nessuno lo ha mai fatto per lui, può inoltrare richiesta di acquisto della cittadinanza, entro due anni dal raggiungimento della maggiore età (termine espanso dal DDL: attualmente è di un anno).

Come si vede, la ratio della legge è rivolta alla naturalizzazione delle nuove generazioni, in maniera tale da consentire una scelta consapevole e responsabile.

È l’istruzione che rende cittadini

Ma cosa accade nel caso in cui la persona sia nata in Italia da genitori non aventi i requisiti prescritti oppure non sia nata qui ma vi giunga in tenera età?

Si introduce, in questo caso, una modalità di acquisto della cittadinanza a seguito di percorso formativo, detta ius culturae, una novità per l'ordinamento italiano.

Beneficiario è il minore straniero, che sia nato in Italia privo dei requisiti per ottenere la cittadinanza iure soli o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età.

Egli acquista di diritto la cittadinanza qualora abbia frequentato regolarmente un percorso formativo, per almeno cinque anni, nel territorio nazionale.

Tale formazione consiste in uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di IeFP con titolo finale. Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva di tale corso.  Anche per tale nuova modalità deve essere espressa una manifestazione di volontà da un genitore, legalmente residente in Italia, entro il compimento della maggiore età dell'interessato.

Il Paese dei diritti e dei doveri

Le innumerevoli opinioni di noi italiani sull'argomento stanno anche mostrando sfaccettature inaspettate, mettendo in evidenza paure, insicurezze e timori di sostituzione etnica. Il dibattito parlamentare farà il suo corso, smaltendo in qualche modo la congerie di emendamenti presentata per contrastare l'approvazione del DDL 2092, ma tutto fa supporre che il suo esito non sarà scontato e facile. Tuttavia una riflessione sul modello di ius culturae previsto appare quasi naturale. Se è vero che l'Italia, con queste nuove norme, potrebbe essere strumentalmente percepita come Stato nel quale esisteranno maggiori possibilità di ottenere la cittadinanza rispetto al passato, è innegabile che la nostra Nazione voglia proporsi come modello, culturale e di cittadinanza, di riferimento nel Mediterraneo. Le famiglie dei Paesi in via di sviluppo, o con gravi problemi economici e politici, potranno intravedere, nella scuola e nella formazione in Italia, una via privilegiata per l'accesso alla cittadinanza ed ai suoi diritti, in uno Stato come il nostro che, almeno ai loro occhi, appare avanzato e moderno.

È straordinaria la facilità con cui si dimentica che siamo stati, per decenni, un Paese di emigrazione, e che i nostri connazionali hanno beneficiato della scuola, del lavoro e dei diritti di cittadinanza a loro concessi nel mondo intero.    

Domenico Ciccone

Certificazione delle competenze per il primo ciclo

Rilevazione sulla terza annualità

Mariella SPINOSI

Tre anni di sperimentazione “partecipata”

I modelli di certificazione delle competenze sono stati riproposti alle scuole del primo ciclo, con alcune semplificazioni, attraverso una nota del febbraio scorso (Prot. n. 2000 del 23.2.2017). Le modifiche apportate sono scaturite dagli esiti dei monitoraggi condotti nei primi due anni di sperimentazione.

È pur vero che i tempi di avvio e riavvio delle sperimentazioni non sempre sono stati in sintonia con i tempi ed i ritmi delle attività didattiche ed istituzionali, ma la risposta delle scuole è stata fin da subito consistente e partecipata. Ciò grazie anche ad un comitato scientifico nazionale (CSN), che ha accompagnato l’adozione del modello sperimentale fin dal primo anno 2014-2015.  Ora sono circa 3000 le istituzioni scolastiche che si sono messe alla prova, riflettendo soprattutto sugli strumenti di miglioramento della didattica e dell’apprendimento. È a queste scuole che si rivolge la nuova “rilevazione” del Miur (Prot. 6945 del 16 giugno 2017).

Una rilevazione prima del modello definitivo

Sappiamo che il recente D.lgs. n. 62/2017[1] (comma 3, articolo 9) prevede l'adozione definitiva di modelli nazionali, con un apposito decreto. La certificazione dovrà essere rilasciata sia al termine della scuola primaria sia al termine del primo ciclo di istruzione (comma 2, dell’articolo 9). L’obiettivo, quindi, della rilevazione è anche quello di fornire al legislatore utili indicazioni per la stesura di un buon decreto che tenga conto degli aspetti (messi alla prova dalle scuole) che hanno retto sul piano pedagogico e su quello comunicativo, per leggibilità e fruibilità.

Va tuttavia rilevato che già nel D.lgs 62/2017 sono ben indicati i criteri da seguire. Sembrano assai chiari e molto più articolati rispetto a quelli abbozzati nel Regolamento dell’autonomia del 1999[2] e soprattutto rispetto ai criteri indicati per il secondo ciclo d’istruzione. Questi ultimi risentono invece della mancanza di una riflessione comune ed allargata nella comunità professionale. Per il primo ciclo d’istruzione nel decreto 62/2017 si specificano i seguenti aspetti:

  1. il riferimento al profilo dello studente nelle Indicazioni nazionali per il curricolo;
  2. l’ancoraggio alle competenze chiave individuate dall’Unione europea, così come recepite nell’ordinamento italiano;
  3. la definizione, mediante enunciati descrittivi, dei diversi livelli di acquisizione delle competenze;
  4. valorizzazione delle eventuali competenze significative, sviluppate anche in situazioni di apprendimento non formale e informale;
  5. la coerenza con il piano educativo individualizzato per le alunne e gli alunni con disabilità;
  6. l’indicazione, in forma descrittiva, del livello raggiunto nelle prove a carattere nazionale (…) e delle abilità di comprensione e uso della lingua inglese.

Sono criteri che non si discostano dalle indicazioni già scaturite dagli esiti del precedente monitoraggio e sono pressoché identici a quelli riportati nella traccia per la relazione conclusiva dello staff regionale (allegato 3)[3] su cui i redattori sono chiamati ad elaborare sintetiche osservazioni. La nuova rilevazione sarà, comunque, una ulteriore garanzia se su tali criteri ci confermeranno le sintonie con le scuole.

Rispondere ad un questionario

Le scuole, che hanno partecipato all’adozione sperimentale dei modelli di certificazione delle competenze nel primo ciclo, sono invitate a redigere un questionario on line entro il 10 luglio. Il fine è quello di raccogliere le osservazioni relative al terzo anno di sperimentazione (allegato 1). Gli item del questionario riguardano, oltre i dati delle scuole[4], notizie su come è stata adottata la sperimentazione; sull’apprezzamento dei diversi aspetti del modello; sull’incidenza del ri-orientamento della didattica; sul livello di comunicazione e di fruibilità. Alla fine del percorso (item 23) si chiede anche di esplicitare chi ha elaborato le risposte, se il dirigente scolastico da solo, se lo staff di direzione, oppure il docente referente o funzione strumentale, se lo ha fatto il gruppo di progetto o il comitato tecnico-scientifico, o lo stesso collegio dei docenti… È una informazione che, oltre a dare conto di come le scuole si organizzano nel periodo estivo, permetterà forse di capire, seppure in via inferenziale, il livello di condivisione delle risposte date. Resta comunque Il rischio che il questionario venga vissuto come un ulteriore adempimento formale e non come un invito ad una più approfondita riflessione nella comunità professionale.

Realizzare focus territoriali

C’è, però, una seconda proposta (allegato 2) che potrebbe invece essere più funzionale: quella di realizzare in ogni territorio regionale alcuni focus per un confronto tra le scuole sperimentali. Si suggeriscono per questo alcune domande stimolo e si forniscono indicazioni metodologiche. Gli esiti, che dovranno essere sintetizzati entro il 15 luglio 2017 (allegato 3), sotto forma di osservazioni, problemi e soluzioni adottate, possono costituire un ulteriore supporto per i decisori politici.

I focus rappresentano sicuramente una delle modalità vincenti per una rilevazione di tipo qualitativo dei trend territoriali. Un focus è una occasione preziosa per poter rileggere l’esperienza in maniera meno autoreferenziale, attraverso il confronto e grazie agli stimoli dei conduttori. I tempi indicati (a chiusura delle attività scolastiche) rischiano però di mettere in crisi una operazione di qualità: i docenti vivono notoriamente la stanchezza di fine anno; il personale amministrativo, tecnico e direttivo è concentrato sui tanti adempimenti che in questa fase vanno portati a sintesi. Rispondere ad un questionario e realizzare un focus sono di fatto operazioni leggere sul piano quantitativo ma, perché gli esiti siano efficaci, richiedono attenzione e comportamenti metodologicamente corretti.

Resta il fatto che la tempistica di tale rilevazione conferma ancora una volta che il lavoro delle istituzioni scolastiche riguarda l’intero anno solare, ivi compresa l’estate, e smentisce l’immaginario collettivo che lo percepisce solo in rapporto alle attività didattiche.     

Raccordo con la certificazione dell’obbligo e con il secondo ciclo

Sarà interessante capire quali rapporti ci saranno tra il futuro modello certificativo per il primo ciclo, quello per il quinquennio, anch’esso previsto dal D.lgs 62/2017 (art. 21), e il modello per l’obbligo d’istruzione (DM 9/2010). Quest’ultimo è operativo già da diversi anni, ed è l’unico di fatto esistente[5]. Nel D.lgs 62/2017, a parte un richiamo in premessa, non è rinvenibile alcun riferimento che faccia presagire sviluppi, modifiche o future sinergie. 

Per il secondo ciclo ricordiamo che il format relativo all’esame di Stato è tuttora regolato dal DM del 3 marzo 2009, n. 26. Esso prevede l’elencazione di alcune informazioni importanti come: discipline del curricolo, crediti, durata dei corsi, durata oraria complessiva…, ma non l’esplicitazione delle competenze acquisite dagli allievi. Nel comma 3 dell’art. 21 ci sono nuove indicazioni per il modello di diploma finale e di curriculum (che dovrà essere allegato al diploma). Nel comma 2 si individuano alcuni “oggetti” specifici che dovranno essere riportati nel curriculum:

  • le discipline ricomprese nel piano degli studi, con l’indicazione del monte ore;
  • le attività svolte in ambito scolastico ed extrascolastico (con particolare riferimento all’alternanza) con le relative competenze;
  • i livelli di apprendimento (in forma descrittiva) conseguiti nelle prove Invalsi.

Si evince subito che, mentre il decreto attuativo della certificazione delle competenze per il primo ciclo (art. 9, comma 3) ha come fondamento tutto il processo di approfondimento delle scuole avviato con la circolare 13 febbraio 2015, n. 3, ciò manca del tutto per la scuola secondaria di secondo grado. L’iter di questo secondo decreto sarà assai più complesso, anche perché le scuole del secondo ciclo sono meno omogenee di quelle del primo, e sono ancorate su storie culturali e professionali assai distanti (si pensi, per esempio, alla profonda diversità tra i professionali e i licei classici).

Un percorso non facile

Tuttavia il percorso che intravediamo non sarà facile neanche per il primo ciclo. Innanzitutto perché resta sempre insoluto il problema della comprensibilità e “compatibilità” sociale tra il documento di valutazione e quello di certificazione. Il primo riguarda le discipline, con espressione in voti in decimi, e il comportamento; il secondo riguarda il profilo e le competenze chiave, ed utilizza enunciati descrittivi. Ci sono difficoltà oggettive, malgrado l’impegno sperimentale delle scuole, a rendere a tutti accessibili i “comportamenti” (cognitivi, sociali, affettivi…) che sottendono la descrizione di un traguardo di competenza. La condivisione del linguaggio richiede un processo culturale e sociale molto lungo. A ciò si aggiunge anche il nuovo impegno di inserire nel documento, sempre in maniera descrittiva, i livelli raggiunti nelle prove Invalsi. Un’operazione che deve essere ancora avviata.

Un’altra questione, su cui forse fino ad oggi non si è lavorato in maniera proficua, è quella della valorizzazione degli apprendimenti non formali ed informali. Quasi tutte le scuole sono in grado di costruire progetti di integrazione con il territorio e di favorire gli studenti nei loro percorsi personalizzati. Ma sono poche le istituzioni che riescono a riconoscere le competenze, a valorizzarle, a considerarle parte integrante del curricolo.

Non va neanche sottovalutata la difficoltà a dare senso all’indicatore “aperto”, al fine di consentire una conoscenza “personalizzata” dell’allievo. Se non ci saranno approfondimenti, ricerche e studi mirati su questo settore, si rischia di ridurlo ad una formula generica priva di utilità.

Mariella Spinosi

[1] Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (GU n.112 del 16-5-2017 - Suppl. Ordinario n. 23).

[2] Il primo l’impegno dello Stato a produrre dei modelli di certificazione delle competenze attraverso decreto risale al DPR 275/1999, articolo 10, comma 3: “… saranno “adottati i nuovi modelli per le certificazioni”. Tali modelli dovranno indicare: “le conoscenze, le competenze, le capacità acquisite e i crediti formativi riconoscibili”.

[3] Si parla anche qui di: a) ancoraggio del modello di certificazione alle competenze chiave europee e al profilo degli allievi (connessioni, rapporti, coerenza ecc.); b) descrizione e codificazione dei 4 livelli di acquisizione delle competenze; c) modalità di adattamento dei modelli in relazione agli allievi disabili o con disturbi specifici di apprendimento o per altre situazioni particolari; d) uso dell’indicatore “aperto” per consentire una conoscenza “personalizzata” dell’allievo; e) leggibilità del modello, da parte di genitori, insegnanti, allievi.

[4] Ci si domanda sempre perché non sia ancora possibile un accesso automatico ai dati esistenti, e perché ogni volta bisogna ri-digitare le informazioni già acquisite a sistema.

[5] Non consideriamo infatti né i diversi formati per l’istruzione professionale, le cui competenze sono certificate secondo indicatori a carattere regionale, e neanche il modello, abbastanza recente, per l’educazione degli adulti (CM 48/2014).



Una bussola per le deleghe
I nuovi decreti legislativi

a cura di Giancarlo Cerini, Mariella Spinosi
contributi di: Sergio Auriemma, Antonia Carlini, Giancarlo Cerini, Paola Di Natale, Nilde Maloni, Gianna Prapotnich, Angelo Prontera, Paola Serafin, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone.
pagg. 256, giugno 2017
euro 22,00

per informazioni



Assegnazioni provvisorie: siglata l’intesa

È stata firmata il 21 giugno al Miur l’ipotesi di CCNI annuale sulle utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del personale della scuola. Per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico le operazioni dovranno essere concluse entro il 31 agosto.

Grazie alle procedure di utilizzazioni e assegnazioni provvisorie, i docenti e il personale Ata possono chiedere, per un anno, una sede di lavoro più vicina al luogo di residenza per gravi e certificati motivi di salute, per dare assistenza a parenti conviventi con disabilità, per ricongiungersi al nucleo familiare.

Nella provincia di titolarità si potrà presentare domanda di assegnazione provvisoria per i seguenti motivi:

a) ricongiungimento ai figli o agli affidati di minore età con provvedimento giudiziario;

b) ricongiungimento al coniuge o alla parte dell’unione civile o al convivente, purché la stabilità della convivenza risulti da certificazione anagrafica;

c) gravi esigenze di salute del richiedente comprovate da idonea certificazione sanitaria;

d) ricongiungimento al genitore convivente qualora non ricorrano le condizioni di cui ai punti a) o b).

Non ci sarà il blocco triennale per neo assunti sulle assegnazioni provvisorie, sono aumentate le tutele per le lavoratrici madri e per i genitori beneficiari delle precedenze legge 104/92 per l’assistenza ai figli. Il contratto mette al centro anche i diritti degli studenti con disabilità: i posti di sostegno non potranno essere dati in assegnazione provvisoria a personale non specializzato.

La presentazione delle domande è prevista per il mese di luglio, e sarà disciplinata con apposita circolare.


articolo originale


Interventi contro la dispersione scolastica nel Mezzogiorno

Ci sono anche misure per l’istruzione nel decreto legge pubblicato lo scorso 20 giugno in Gazzetta Ufficiale, che detta disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno. In particolare è prevista una procedura selettiva per la realizzazione di interventi di durata biennale per il contrasto della dispersione scolastica.

Il decreto legge 20 giugno 2017, n. 91, recante “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno” e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 20 giugno 2017, comprende anche misure dedicate all’istruzione.

L’articolo 11 dispone che entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto legge, con decreto Miur di concerto con i Ministri dell'interno e della giustizia, saranno individuate le aree di esclusione sociale, caratterizzate da povertà educativa minorile e dispersione scolastica, nonché da un elevato tasso di fenomeni di criminalità organizzata, con l’obiettivo di realizzare specifici interventi educativi urgenti nelle regioni del Mezzogiorno volti al contrasto della povertà educativa minorile e della dispersione scolastica.

Verrà quindi indetta una procedura selettiva per la presentazione di progetti recanti la realizzazione di interventi educativi di durata biennale, volti al contrasto del rischio di fallimento formativo precoce e di povertà educativa, nonché per la prevenzione delle situazioni di fragilità nei confronti della capacità attrattiva della criminalità.

Possono partecipare alla procedura le reti di istituzioni scolastiche presenti nelle aree individuate, che abbiano attivato partenariati con enti locali, soggetti del terzo settore, strutture territoriali del CONI, delle Federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate e degli enti di promozione sportiva o servizi educativi pubblici per l'infanzia, operanti nel territorio.

La procedura sarà finanziata nell'ambito delle risorse del PON Per la scuola - competenze e ambienti per l'apprendimento 2014/2020.

L’articolo 12 disciplina il costo standard per studente delle università statali, ovvero il costo di riferimento attribuito al singolo studente iscritto entro la durata normale dei corsi di studio, tenuto conto della tipologia di corso, delle dimensioni dell'ateneo e dei differenti contesti economici, territoriali e infrastrutturali in cui opera l'università. Il costo standard per studente costituisce parametro di riferimento per la ripartizione annuale di una percentuale del fondo di finanziamento ordinario (FFO).

Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge, con decreto Miur, acquisti i pareri di CRUI e ANVUR, si provvede alla rideterminazione del modello di calcolo del costo standard per studente sulla base dei seguenti criteri e relativi indici di costo:  criterio del costo del personale docente; criterio del costo del personale tecnico amministrativo; criterio dei costi di funzionamento e di gestione delle strutture didattiche, di ricerca e di servizio dei diversi ambiti disciplinari.

I suddetti criteri e relativi indici sono integrati di un ulteriore importo di natura perequativa che tenga conto della diversa accessibilità di ogni università in funzione della rete dei trasporti e dei collegamenti.

Il decreto ha validità triennale e trova applicazione a decorrere dall'anno 2018 ai fini della ripartizione di una percentuale del FFO, al netto degli interventi con vincolo di destinazione.


articolo originale


Nuovi modelli di certificazione: questionario on line

Fino al 20 luglio le scuole che hanno partecipato all’adozione sperimentale dei modelli di certificazione delle competenze nel I ciclo, sono invitate a compilare un questionario on line per raccogliere le osservazioni relative al terzo anno di sperimentazione. Gli esiti della rilevazione saranno utili per l’applicazione del D.lgs. n. 62/2017.

La rilevazione è rivolta a tutte le istituzioni scolastiche che hanno partecipato alla sperimentazione e che intendono fornire le proprie osservazioni sugli aspetti più qualificanti della proposta sperimentale. Gli esiti di tale rilevazione saranno particolarmente utili nella fase di applicazione del D. lgs. n. 62/2017 che prevede l’adozione con decreto ministeriale di modelli nazionali per la certificazione delle competenze al della scuola primaria e del primo ciclo di istruzione.

Con nota 16 giugno 2017 prot. n. 6945 il Miur illustra le azioni di rilevazione:

  • per raccogliere le osservazioni delle scuole partecipanti alla sperimentazione è stato predisposto un questionario, disponibile on line all’indirizzo https://it.surveymonkey.com/r/monitorcompetenze_2017, cui le scuole potranno accedere tra il 20 giugno e il 10 luglio 2017. L’elaborazione dei dati sarà curata a livello nazionale da un apposito gruppo di lavoro e restituita agli staff regionali per una successiva analisi locale. Per informazioni o chiarimenti è disponibile l’indirizzo di posta elettronica: competenzeosv@istruzione.it
  • per acquisire ulteriori informazioni qualitative dalle diverse realtà territoriali, si chiede ad ogni staff regionale di organizzare entro la prima decade del mese di luglio alcuni momenti di confronto tra scuole sperimentatrici, possibilmente in forma di focus territoriali, ove registrare osservazioni, problemi, soluzioni adottate. Gli elementi raccolti, sulla base di un format comune di sintesi, dovranno essere inoltrati al Miur - Direzione Generale per gli Ordinamenti scolastici e per la valutazione del sistema scolastico d’istruzione entro il 15 luglio 2017 (all’attenzione del Dirigente tecnico Daniela Marrocchi, email: daniela.marrocchi1@istruzione.it) e saranno oggetto di lettura ai fini di una conoscenza più approfondita degli esiti della sperimentazione in atto.

Gli esiti della rilevazione forniranno elementi informativi utili per l'elaborazione di un report nazionale sul terzo anno di sperimentazione.


articolo originale


Summer School Ischia 2017

Una scuola per le competenze nel sistema, nell’organizzazione, nelle professionalità

Dal 23 al 25 luglio il mondo della scuola sarà protagonista della Summer School Ischia 2017, l’appuntamento annuale che Tecnodid dedica alla formazione e all’approfondimento dei temi di maggiore attualità.

Attraverso quattro sessioni di lavoro, in cui si alterneranno relazioni, workshop e question time, faremo il punto sugli scenari attuali, per poi addentrarci in concetti chiave, quali: competenze, alternanza, curricolo verticale, valutazione, miglioramento, rendicontazione. Quindi rivolgeremo uno sguardo alle novità in vista, alla luce delle deleghe attuative della legge 107/2015. Infine tireremo le somme cercando di dare risposta alle questioni che emergeranno.

Relatori: Sergio Auriemma, Alberto Bottino, Antonia Carlini, Giancarlo Cerini, Paola Di Natale, Nilde Maloni, Paolo Mazzoli, Alan Pona, Guglielmo Rispoli, Rosa Seccia, Mario Sironi, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone, Rossella Stornaiuolo.

Interviene Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria.

Vai al programma completo ed al modulo di iscrizione.

 

C'era una volta l'esame di terza media...

Cinthia BUONOPANE

Il “senso” degli esami di Stato

È tempo di esami per i nostri alunni, e giornali e siti web rivolgono in questi giorni la loro attenzione essenzialmente allo svolgimento delle prove che riguardano gli studenti della secondaria di secondo grado. Gli esami conclusivi del primo ciclo di istruzione restano infatti generalmente nell'ombra, relegati ad un ruolo di relativa importanza, quasi del tutto oscurato dal mito della "maturità". Eppure si tratta di un appuntamento importante, il primo vero esame affrontato dagli studenti dopo l'abrogazione, con il D.L.vo. 59/2004, di quelli di licenza elementare. Soprattutto non può essere sottovalutato che l'aspetto fondamentale di questo esame, come ben evidenziato dal D.M. 26/8/1981, è senz'altro la sua caratterizzazione educativa, rappresentando la possibilità, offerta all'alunno, di dare prova della propria capacità di rielaborazione e di riorganizzazione delle conoscenze acquisite, anche in vista delle scelte successive. Si tratta, in sostanza, di una sorta di bilancio sia dell'attività svolta dall'alunno, sia dell'azione educativa e culturale compiuta dalla scuola, oggi quanto mai cogente in rapporto alle procedure di autovalutazione e di valutazione ormai consolidate nel nostro sistema scolastico.

Una prova ora pluridisciplinare

I richiamati criteri orientativi per gli esami di licenza media, finalizzati proprio a sottolinearne il valore formativo, di orientamento, di conoscenza di sé, di valorizzazione delle capacità, risultano particolarmente evidenti nelle indicazioni ministeriali che hanno riguardato nel tempo il colloquio pluridisciplinare. Ci sembra di poter dire, infatti, che si tratti di linee guida che hanno mantenuto nel corso degli anni la medesima impostazione, pur a fronte di quadri ordinamentali mutati, mirata in particolare a scongiurare il rischio di trasformare il detto colloquio in "interrogatori" separati sulle diverse materie, così come in un insieme di conversazioni indipendenti tra di loro, tali da far risultare la prova d’esame come un controllo dissociato dei soli contenuti acquisiti attraverso le discipline.

In verità non sempre, nelle prassi d'esame, si è effettivamente evitato che il colloquio si risolvesse in un repertorio di domande e risposte su ciascuna disciplina, né che si consentisse agli studenti di illustrare pseudo-mappe concettuali elaborate con lo scopo nemmeno tanto recondito di pre-fornire alla commissione gli argomenti del colloquio, magari attraverso collegamenti del tutto forzosi tra le discipline, e che nulla o poco hanno a che fare con la possibilità di valutare anche il livello di padronanza di competenze trasversali, come la capacità di esposizione e di argomentazione, di risoluzione dei problemi, di pensiero riflesso e critico, di valutazione personale.

Un colloquio a misura di profilo

Sarà probabilmente necessario che il Miur, nel previsto decreto che dovrà dettagliare le modalità di articolazione e di svolgimento delle prove d'esame, ritorni in maniera ancora più decisa ed incisiva su tali aspetti, anche alla luce di quanto indicato nel D.L.vo 13 aprile 2017, n. 62, con il quale, com'è noto, si è data attuazione ad una delle otto deleghe contenute nella L. 107/2015. L'articolo 8 del detto decreto, infatti, indica esplicitamente come il colloquio pluridisciplinare debba essere finalizzato ad un accertamento coerente con quel Profilo delle competenze al termine del primo ciclo di istruzione che le Indicazioni per il curricolo 2012 fissano come prescrittive, oltre che come riferimenti ineludibili per gli insegnanti, bandendo in via definitiva ogni possibile virata verso apprendimenti fini a se stessi o "inconsistenti esercizi verbosi".

Le prove Invalsi nell’esame

Ma il citato decreto attuativo contiene anche alcune importanti innovazioni, che troveranno applicazione dal prossimo anno scolastico. Tra tutte, forse, quella di maggiore impatto riguarda l'espunzione delle prove Invalsi, i cui risultati non influiranno più sul voto finale, ma la cui partecipazione resta comunque obbligatoria, rappresentando requisito di ammissione agli esami, ed il cui svolgimento è previsto entro il mese di aprile. Inoltre alle prove di italiano e matematica si aggiunge la prova di inglese, i cui livelli di apprendimento verranno accertati attraverso prove di posizionamento su abilità di comprensione e uso della lingua.

Salutata da insegnanti e studenti come una misura quasi salvifica, se non altro per il merito di ridurre lo stato d'ansia che molte delle leggende correlate a questa tipologia di prova hanno contribuito ad alimentare, tale innovazione ha il merito di "incrociare" con maggiore determinazione la responsabile autonomia delle istituzioni scolastiche, ma anche di rinforzare la ratio profonda delle prove stesse, che costituiscono infatti essenziali elementi per la valutazione di sistema, più che per la valutazione degli apprendimenti tout court. Tuttavia non può non rilevarsi, di contro, il rischio di un eventuale rafforzamento di tentazioni autoreferenziali, anche tenendo conto della nuova composizione delle commissioni esaminatrici, il cui presidente non sarà più un soggetto esterno, ma lo stesso dirigente scolastico.

Funzione formativa e funzione certificativa

Un'altra innovazione particolarmente significativa è contenuta nel c. 13 dell'art. 11, che costituisce un'inversione di rotta rispetto alle disposizioni contenute nel D.M. n. 5669/2011. A differenza di quanto previsto da quest'ultimo, infatti, gli alunni per i quali sia stata diagnosticata una particolare gravità del disturbo di apprendimento, e che siano esonerati dall’insegnamento delle lingue straniere, seguendo un percorso didattico personalizzato, sosteranno prove differenziate, coerenti con il percorso svolto, con valore equivalente ai fini del conseguimento del diploma.

Al di là delle ulteriori novità del decreto attuativo, ciò che comunque dovrà ancora una volta prevalere è la capacità della scuola di coniugare il valore formativo della valutazione con la sua ineludibile funzione certificativa, riuscendo in più a desumerne elementi conoscitivi fondanti per le proprie doverose iniziative per il miglioramento dell'offerta formativa.

Cinthia Buonopane

Maturità: cercando un altro esame (di Stato)

Paolo DAVOLI

Un impianto, per ora, confermato

Come diceva un collega ispettore alla riunione dei presidenti delle commissioni dell’esame di Stato delle scuole superiori, la novità dell’esame di quest’anno è che non ci sono novità. E così ci troviamo come tra color che son sospesi, tra un già (una macchina non priva di criticità, ma che quest’anno ripropone lo schema collaudato e rassicurante di procedure note) e un non-ancora (il nuovo esame disegnato dal D.lgs 62/2017 agli articoli 12-21). Anche qualche ansia da eccesso di zelo di alcune scuole (“ma quest’anno per gli scrutini delle classi terze bisogna già usare le nuove tabelle dei crediti?”) è stata tranquillizzata dal Ministero.

Interni vs esterni: tra crediti e prove d’esame

L’impianto del nuovo esame come disegnato dal decreto 62/2017, delegato dalla legge 107/2015, ricalca quello attuale nella struttura della commissione: due classi condividono un presidente e tre commissari esterni, a cui si aggiungono i tre interni. Il dibattito tra commissione interna ed esterna accende periodicamente gli animi, come la formazione della Nazionale di calcio. Molti sostengono che la commissione mista spezza l’autoreferenzialità dei docenti della classe e consente di verificare l’operato delle scuole. Questa è stata la scelta di continuità del legislatore. Altri osservano che, per un esame che viene superato dal 99,5% degli studenti ammessi e il cui esito è prevedibile all’85% dai 25 punti di credito assegnati dal Consiglio di Classe, una commissione interna con presidente di garanzia esterno sarebbe più che sufficiente. Tra l’altro, l’innalzamento del credito scolastico a 40 punti, previsto dal decreto 62/2017 in conseguenza dell’abolizione della terza prova, rinforzerà tra due anni questa tendenza alla conferma del percorso scolastico. In effetti, quando la commissione interna fu prevista fino al 2007 dalla ministra Moratti, nessuno osservò andamenti più lassisti rispetto alle percentuali attuali, difficilmente superabili. E con una parte dei 150 milioni di euro all’anno che si spendono ora, si potrebbe aumentare il controllo esterno anche sulle scuole paritarie rinforzando il corpo ispettivo, o immaginare forme differenti di verifica esterna come il blind review di parte delle prove (come accade in altri paesi dell’Est e del Nord, dove equipe indipendenti correggono le prove e ne restituiscono i risultati alle commissioni interne). Il dibattito continuerà... 

La terza prova: una promessa non mantenuta

La grande novità è però l’abolizione della terza prova, che è stato un laboratorio di autonomia fallito. E quando il legislatore ne ha preso atto e l’ha eliminata, in pochi hanno sofferto. Ma non era nata così, e non era scritto che dovesse andare così. La normativa prevedeva infatti che[1] “la terza prova è espressione dell'autonomia didattico-metodologica ed organizzativa delle istituzioni scolastiche ed è strettamente correlata al piano dell'offerta formativa utilizzato da ciascuna di esse. Essa è a carattere pluridisciplinare”. Quali sono i fattori che hanno fatto sì che essa si trasformasse quasi ovunque in una mortificante giustapposizione di quesiti mono-disciplinari lottizzati tra quattro discipline (quelle non coinvolte in prima e seconda prova)? Per quale motivo le scuole si sono limitate alle sole tipologie “a”, “b” e “c”, trascurando le promettenti tipologie “d” “e” ed “f” che consentivano la giusta multidisciplinarità progettuale tra le discipline di indirizzo presidiate dall’autonomia delle scuole? Forse una certa “pigrizia monodisciplinare” del nostro insegnamento, forse il timore di giocare le libertà e le novità che pure la legge ci mette a disposizione, forse la mancanza di accompagnamenti ministeriali (le riforme lasciate a se stesse si spengono). Credo che una riflessione su questo sia necessaria, per evitare che gli strumenti di autonomia nelle mani delle scuole restino inattuati.

Prove Invalsi e certificazione

Altro piatto forte è l’ingresso nell’esame della prova standardizzata (Invalsi). Chi avrebbe preferito il suo inserimento nel punteggio d’esame può comunque apprezzare che essa sia condizione di ammissione all’esame, e che nel curriculum associato al diploma ne siano indicati gli esiti in forma descrittiva, insieme alla certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese. Anche l’ingresso della prova di inglese, coerente con il Quadro Comune Europeo di Riferimento, è una novità (attesa).

I cambiamenti preannunciati per i prossimi anni

Sono molti gli altri cambiamenti, meno eclatanti ma che chiederanno la nostra attenta riflessione. La prima prova potrà essere strutturata in più parti, anche per consentire la verifica di competenze diverse: si potrà superare la “forma-tema”, abbandonata ora anche nei concorsi a cattedra? La seconda prova potrà vertere su più discipline che caratterizzano il corso di studi, creando quella “multidisciplinarità possibile” che la terza prova non è riuscita ad attivare; una parte della prova (solo per i professionali?) verrà predisposta dalla commissione. Verranno pubblicati quadri di riferimento per la redazione delle prove, come ormai prassi nelle prove standardizzate italiane ed internazionali, e griglie di valutazione comuni. Il colloquio si svolgerà non su “domande” (ora spesso “interrogazioni” accostate tra loro) ma su testi, documenti, esperienze, progetti, problemi posti dalla commissione, e su una relazione del candidato (basata non su improbabili “tesine” ma sull’esperienza di alternanza scuola-lavoro). C’è il superamento della necessità della sufficienza in tutte le discipline, che consentirà maggiore trasparenza rispetto alle effettive carenze dei candidati. I criteri di gestione degli studenti con disabilità e DSA sono integrati nella nuova normativa. Appaiono ammorbiditi i criteri di attribuzione delle lodi. Qualche maggiore attenzione sui candidati esterni ridurrà lo spazio mortificante anche se minoritario dei “diplomifici”, valorizzando le tante paritarie che operano al meglio.

Insomma altri cantieri attendono la nostra progettazione, e forniscono uno sfondo di riferimento anche per le ultime due tornate del “vecchio” esame. 

Esami oggi: non banalizzare, non drammatizzare

Quale consiglio si può dare quindi a chi anche quest’anno vive l’impegnativo lavoro delle commissioni? Non banalizzare: pur non essendo più la prova di ingresso nella vita adulta che era quarant’anni fa, in una scuola più elitaria e che deteneva ancora un sostanziale monopolio tra le agenzie formative dell’adolescenza, resta tuttavia una prova puntuale alla fine di un percorso formativo importante, in cui emergono tratti della personalità degli studenti che possono riservare sorprese anche positive. Ma anche non drammatizzare. L’attenzione troppo spinta a procedure e dettagli burocratici non ci faccia dimenticare che qui si attiva una delle dimensioni nobili della funzione docente, quella della valutazione, che richiede di concentrarci sugli studenti e non sulle cose che tanto ci occupano, come le dinamiche interne alle commissioni, i programmi svolti dai colleghi, i verbali, le medie, il bilancino dei punteggi. Ciascuno cresce solo se sognato, scrive Dolci: in questo rito di passaggio alle scelte della vita adulta, sognare cosa potranno diventare queste giovani donne e uomini è uno dei compiti che il nostro mestiere ancora ci assegna.  

Paolo Davoli

[1] Legge 425/1997 come modificata dalla legge 1/2007.

Mobilità scuola dell’infanzia: pubblicati i risultati

Disponibili i risultati delle procedure di mobilità relative alla scuola dell’infanzia: il Miur ha inviato agli Uffici scolastici territoriali gli elenchi dei trasferiment, che sono in corso di pubblicazione sui relativi siti.

Quest’anno le domande di mobilità per la scuola dell’infanzia sono state 15.994, di cui 12.814 per cambiamento di sede e 3.180 per passaggi in un diverso grado di istruzione. Il 46,6% delle richieste è stato soddisfatto, 1.012 docenti hanno potuto cambiare regione.

Il cronoprogramma anticipato delle operazioni per l’avvio del nuovo anno scolastico, previsto dal Miur per il 2017, ha l’obiettivo di garantire alle studentesse e agli studenti continuità didattica e docenti in cattedra fin dal primo giorno di scuola.

Il comunicato stampa del Ministero sottolinea la discontinuità rispetto al passato: la pubblicazione dei trasferimenti è avvenuta secondo la scadenza fissata e comunicata agli insegnanti, con anticipo rispetto alla procedura dello scorso anno. Inoltre la mobilità di quest’anno è ordinaria e su base volontaria, mentre nel 2016 la mobilità straordinaria prevista dalla legge dopo il piano di assunzioni aveva riguardato il 100% dei posti, con la conseguenza che molti docenti erano stati costretti a spostarsi, e numerosi alunni avevano dovuto cambiare insegnanti all’inizio dell’anno.

Le regole della mobilità sono state concordate dal Miur con i sindacati, come previsto dalla legge. Con l’accordo si è deciso di destinare il 30% dei posti vacanti alle docenti e ai docenti che chiedono di cambiare sede di lavoro e il 10% a quelli che chiedono di cambiare grado di istruzione, per trovare il giusto contemperamento tra le esigenze del personale e quelle di continuità didattica.


articolo originale


Certificazione attività complementari di educazione fisica

Entro il 21 luglio le scuole destinatarie dell’assegnazione delle risorse economiche per il finanziamento delle attività complementari di educazione fisica devono certificare lo svolgimento delle attività per l’a.s. 2016/17.

Con nota 14 giugno 2017 prot. n. 3075 il Miur illustra le modalità di certificazione finale per l’a.s. 2016/17.

Le istituzioni scolastiche interessate avranno cura di rendicontare le attività svolte e dovranno formulare la richiesta contestuale per il relativo finanziamento, attraverso l’utilizzo di una procedura informatica di certificazione.

Fino al 21 luglio  2017 sul portale www.campionatistudenteschi.it sarà attiva la funzione di “Certificazione svolgimento attività” (Step 6 - Certificazione delle Attività), accessibile dal menu a tendina “Area riservata scuole”.

Il corretto inserimento dei dati prevede i seguenti passaggi:

  • -spuntare una delle tre opzioni presenti (svolgimento totale dell’attività dichiarata a inizio di anno scolastico / svolgimento parziale o richiesta di un importo inferiore a quello assegnato / mancato svolgimento o svolgimento senza la necessità di finanziamento);
  • caricare in formato .pdf, in un unico file, la “Dichiarazione di svolgimento attività sportiva” firmata dal Dirigente Scolastico;
  • effettuare il salvataggio dei dati cliccando sulla voce “Salva i dati”.

In caso di necessità gli Istituti scolastici potranno richiedere ulteriori informazioni, o segnalare eventuali problematiche, inerenti alla procedura sopra descritta, al seguente indirizzo di posta elettronica: info@campionatistudenteschi.it.


articolo originale


APE sociale: pubblicato il Regolamento

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Regolamento di attuazione in materia di APE sociale, che disciplina le condizioni per avere accesso all’indennità e la documentazione richiesta. Le domande vanno presentate alla sede INPS di residenza entro il 15 luglio.

Il DPCM 23 maggio 2017, n. 88, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 138 del 16 giugno 2017, disciplina le modalità di attuazione delle disposizioni relative all'indennità denominata APE sociale (art. 1, co. 179-186, L. n. 232/2016).

 

Condizioni per l’accesso all’APE sociale

Può conseguire l'APE sociale il soggetto iscritto all'assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla gestione separata, che ha cessato l'attività lavorativa, non è titolare di un trattamento pensionistico diretto, ha compiuto almeno 63 anni di età e si trova in una delle seguenti condizioni:

  • è in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni, si trova in stato di disoccupazione per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale ed ha concluso da almeno tre mesi di godere dell'intera prestazione per la disoccupazione a lui spettante;
  • è in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni e al momento della richiesta assiste da almeno sei mesi il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado, convivente, con handicap in situazione di gravità;
  • è in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni e riconosciuto invalido civile di grado almeno pari al 74 per cento;
  • è un lavoratore dipendente in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 36 anni, che alla data della domanda di accesso all'APE sociale svolge da almeno sei anni, in via continuativa, una o più delle attività elencate nell'allegato A del suddetto decreto.

 

Presentazione della domanda

La domanda di accesso all'APE sociale l'interessato va presentata alla sede INPS di residenza.

I soggetti che si trovano o verranno a trovarsi entro il 31 dicembre 2017 nelle condizioni richieste, presentano domanda per l'accesso all'APE sociale entro il 15 luglio 2017. I soggetti che verranno a trovarsi nelle predette condizioni nel corso dell'anno 2018 presentano domanda entro il 31 marzo 2018. Le domande presentate oltre i termini stabiliti, e comunque non oltre il 30 novembre di ciascun anno, sono prese in considerazione solo se residuano le necessarie risorse finanziarie.

Le condizioni per l'accesso all'APE sociale devono essersi realizzate già al momento della presentazione della domanda, ad eccezione del requisito anagrafico, dell'anzianità contributiva, del periodo almeno trimestrale di conclusione della prestazione per la disoccupazione, e del periodo di svolgimento dell'attività lavorativa in via continuativa, che devono, comunque, maturare entro la fine dell'anno in corso al momento di presentazione della domanda.

Unitamente alla domanda l'interessato produce una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà circa la sussistenza al momento della domanda o il realizzarsi entro la fine dell'anno delle condizioni, nonché la documentazione a riprova della sussistenza, già al momento della domanda di riconoscimento, delle relative condizioni.

 

Corresponsione dell’APE sociale

In esito all'esame della domanda, l'INPS comunica all'interessato entro il 15 ottobre dell'anno 2017 ed entro il 30 giugno dell'anno 2018:

  • il riconoscimento delle condizioni, con indicazione della prima decorrenza utile, qualora a tale ultima data sia confermata la sussistenza delle condizioni e sia verificata la sussistenza della relativa copertura finanziaria;
  • il riconoscimento delle condizioni, con differimento della decorrenza dell'APE sociale in ragione dell'insufficiente copertura finanziaria;
  • il rigetto della domanda qualora non sussistano le necessarie condizioni.

L'APE sociale è corrisposta a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, alla maturazione di tutti i requisiti e all'esito del positivo riconoscimento, e fino al conseguimento dell'età anagrafica prevista per l'accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia.

In fase di prima applicazione del presente decreto e per le sole domande presentate entro il 30 novembre 2017, l'APE sociale è corrisposta con decorrenza dalla data di maturazione delle condizioni, e comunque con decorrenza non anteriore al 1° maggio 2017.

L'APE sociale è erogata mensilmente per dodici mensilità l'anno, è pari all'importo corrispondente a quello della rata mensile della pensione di vecchiaia calcolata al momento della domanda e non può in ogni caso superare l'importo mensile di 1.500 euro lordi, non soggetto alla rivalutazione.

Le istruzioni Inps


articolo originale


Per gli aspiranti dirigenti scolastici una piattaforma completamente rinnovata

In previsione del prossimo concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD per la preparazione al concorso in una versione completamente rinnovata, alla luce del Regolamento e degli ultimi scenari normativi. Nello specifico, la piattaforma è stata:

- aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;

- integrata con ulteriori contenuti formativi;

- arricchita con nuovi saggi di approfondimento;

- ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

1) Simulazione prova preselettiva

2) Contenuti professionali delle prove

3) Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Regolamento. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

Iscrizione alla newsletter di «Scuola7»

Per ricevere la newsletter di «Scuola7» inserire la propria e-mail nella pagina di iscrizione.

Si potrà annullare l'iscrizione a questa newsletter in qualsiasi momento.

Archivio numeri precedenti «Scuola7»

Per la consultazione dei numeri precedenti di «Scuola7» visitare http://www.scuola7.it/archivio.