Scuola7 11 settembre 2017, n. 57

Scuola7

la settimana scolastica

11 settembre 2017, n. 57


In questo numero parliamo di:

Una scuola a “fisarmonica”? (G. Cerini)

L’anticipo pensionistico (APE) (F. Rubino)

L’Alfabetizzazione… in un mondo digitale: a che punto siamo? (A. Prontera)

Vaccinazioni: primi provvedimenti di esclusione dai servizi? (C. Olivieri)

Carta sull’alternanza scuola-lavoro: ok dal Consiglio di Stato

Aggiornamento graduatorie terza fascia ATA

Prove INVALSI: disponibili i dati per le scuole

Ambiente on line Indire per docenti neoassunti

Ricostruzione di carriera: presentazione domande


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diCicli: una scuola a fisarmonica
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Una scuola a “fisarmonica”?

Vietato ai maggiori di 18 anni

Giancarlo CERINI

Un dibattito di fine estate?

Ha fatto scalpore, soprattutto sulle prime pagine dei grandi quotidiani nazionali, l’ipotesi di riaprire il discorso complessivo sui cicli scolastici, anche immaginando soluzioni radicalmente innovative, come il termine del percorso scolastico a 18 anni di età (rispetto agli attuali 19) o la riduzione della scuola secondaria di II grado ad un quadriennio oppure il “compattamento” del primo ciclo (elementari e medie) con una durata ridotta dagli attuali otto a sette anni complessivi. Queste ipotesi si sono intrecciate anche con la proposta di estendere l’obbligo di istruzione a 18 anni, lanciata dalla Ministra dell’istruzione Fedeli.[1]

Nulla di nuovo sotto il cielo, si dirà! Queste proposte erano state fatte già vent’anni fa al tempo del riordino dei cicli promosso dal Ministro Berlinguer, con la scansione 7 + 5 (cioè 7 anni di scuola di base e 5 anni di scuola secondaria) che però inizialmente si configurava come un 6 + 6 (cioè 6 anni di scuola primaria e 6 anni di scuola secondaria…all’inglese). 

Sappiamo come è finita: la legge 30/2000 sui cicli fu abrogata dal Ministro Moratti, che ripiegò – con la legge 53/2003 - su un più rassicurante primo ciclo (di 8 anni: primaria e secondaria di I grado) e un secondo ciclo di 5 anni (con la sostanziale riproposizione di licei, tecnici e professionali), anche in questo caso accantonando le velleità innovative del prof. Bertagna (allora consulente del Ministro), che avrebbe visto volentieri una scuola di base ottennale (scandita in bienni) e una scuola secondaria quadriennale, fortemente canalizzata in licei ampi da un lato e istruzione professionale “forte” alla tedesca, dall’altro. Un sistema “duale” che nel nostro paese stenta a farsi strada.

Le proposte in campo

Oggi questo dibattito ritorna quasi immutato ed il rischio è che nasca già “vecchio”, quasi un tiro alla fune tra chi vorrebbe accorciare il percorso complessivo o ridurre questo o quel segmento e chi invece ritiene intoccabile la durata complessiva. Insomma, un problema di contenitori piuttosto che di contenuti, con motivazioni non sempre cristalline o rese esplicite. Vediamole in sintesi:

  1. Una ipotesi accreditata vede l’istruzione secondaria superiore articolarsi in un quadriennio (questa, al momento è la proposta più concreta, tanto è vero che è già oggetto di sperimentazione da alcuni anni ed ora si intendente estenderla di un campione di 100 scuola, ma con una sola classe per scuola). Il MIUR ha firmato in proposito un apposito decreto nel mese di agosto: http://3.flcgil.stgy.it/files/pdf/20170801/decreto-ministeriale-agosto-2017-sperimentazione-percorsi-quadriennali-di-istruzione-secondaria-di-secondo-grado.pdf
  2. Sullo sfondo resta l’idea di un intervento di restyling del primo ciclo, ove la preferenza va all’integrazione di elementari e medie, all’insegna del curricolo verticale e del contesto dell’istituto comprensivo ormai generalizzato all'88% delle scuole di base.
  3. Minoritaria appare la proposta di un anticipo della scuola primaria a 5 anni, fidando nella migliore “prontezza” dei bambini di fronte alle sollecitazioni di ambienti di apprendimento oggi assai pervasivi.

Criticità ed effetti collaterali negativi

Sarebbe fin troppo facile mettere in evidenza i limiti di queste diverse opzioni, perché il rischio è che siano interpretate come mantenimento dell’attuale impostazione culturale, pedagogica, metodologica avendo l’ansia di dover concludere prima, magari per uno scontato omaggio all’Europa (ma solo metà dei paesi europei conclude a 18 anni il percorso scolastico)[2].

Questo vale in particolare per il “liceo quadriennale” che è oggetto di sperimentazione, ove viene assicurato il mantenimento dell’attuale quadro curricolare (discipline, obiettivi, contenuti) reso più fluido e sostenibile attraverso più efficaci metodologie didattiche. Sorge il dubbio che un percorso “agevolato” sia pensato su misura per gli allievi più “brillanti” e sarebbe interessante capire come sarà composta l’unica classe sperimentale di un istituto (forse sarà la I^ A….?). Insomma, quasi una abbreviazione per merito, assai competitiva (per altro eccezionalmente prevista anche dall’attuale ordinamento).

La “fusione” in un unico percorso di base dei due segmenti attuali del primo ciclo sembra rispondere ad un processo naturale: se si lavora bene “insieme” nell’istituto comprensivo è possibile ottenere buoni risultati anche avendo a disposizione un anno in meno! L’ipotesi è tutta da verificare, perché oggi i processi di alfabetizzazione (strumentale, culturale, emozionale…) richiedono tempi distesi anche a fronte di situazioni fortemente differenziate (nuove povertà, immigrazione, contesti familiari problematici, ecc.) che vanno affrontati con molta cura, per non consegnare a 13 anni un allievo ancora più fragile alla scuola che segue[3].

Con le stesse motivazioni si potrebbe “congelare” l’idea di anticipo, che oggi è facoltativo ma solo per un quadrimestre (Legge 53/2004). Il mondo della pedagogia non vede di buon occhio questa forzatura “alfabetica” e mette in campo l’esempio dei paesi scandinavi ove la scolarizzazione formale viene posticipata a 7 anni, con risultati a distanza molto positivi.

Parliamo di contenuti e di finalità

Di fronte a questo tiramolla le riflessioni più ragionevoli hanno cercato di mettere in risalto le questioni reali da affrontare:

  • La società della conoscenza e dell’innovazione continua richiede un investimento maggiore (e non minore) sull’istruzione, ma anche una maggiore efficacia di questo percorso “lungo” per tutti. Ad esempio, non è sufficiente estendere l’obbligo di istruzione a 18 anni (già oggi c’è un obbligo formativo), se non corroborato dalla capacità di offrire risposte anche differenziate ad allievi molto diversi. Sarebbe molto utile interrogarsi sulla qualità dell’attuale obbligo a 16 anni (e sulla evanescente certificazione delle competenze che viene rilasciata in esito).
  • E’ pur vero che la richiesta del futuro riguarda le “soft skills”, quindi capacità creative, iniziativa, prosocialità, resilienza, ma queste dovranno innestarsi su competenze culturali che richiedono un periodo di sedimentazione significativo. Rispetto a questa esigenza ha facile gioco chi propone di dedicare il quinto anno dell’istruzione superiore alla conoscenza del “900” in tutte le sua implicazioni letterarie, storiche, scientifiche, artistiche[4].
  • Molti ritengono che la durata dell’istruzione sia un falso problema, perché il nodo vero è la capacità del sistema scolastico (così com’è fatto) di catturare l’attenzione e la partecipazione dei giovani, di fornire un “senso” all’esperienza scolastica, in definitiva di migliorare la qualità dei risultati dei ragazzi e quindi le loro opportunità future. Si citano gli alti tassi di dispersione (circa il 15% degli allievi non termina il percorso), ma il buco nero è il livello deprimente della preparazione e degli apprendimenti per ancora troppi ragazzi[5].

Dunque ogni progetto che si rispetti dovrebbe partire da qualche ragionevole ipotesi di soluzione di queste criticità.

Una modesta proposta su cui riflettere

Ci permettiamo, a questo punto, di arricchire la discussione con qualche considerazione finale, partendo da alcune variabili “assegnate”:

  1. Non ridurre, ma possibilmente aumentare gli investimento verso l’istruzione, in termini di risorse, personale, innovazione;
  2. Promuovere una riforma a misura di “ragazzi”, che veda cioè maggiore iniziativa, autostima, decisione da parte degli allievi;
  3. Favorire soluzioni curricolari che possano distendere in periodi significativi (ad esempio i bienni didattici) il percorso formativo, attraverso un lavoro di maggior raccordo tra gli insegnanti, sia all’interno del gruppo docente, sia tra docenti di ordini scolastici diversi, anche attraverso l’assunzione di nuove funzioni (meno insegnamento frontale, più tutoraggio, specie ai piani “alti”);
  4. Affrontare il nodo più critico del nostro sistema, che si manifesta a 14 anni nel passaggio dalla scuola di base (con profili di formazione troppo fragili) a scuole secondarie rigidamente e socialmente stratificate.

Quindi?

Alcune ipotesi organizzative (e di ordinamento) potrebbero favorire una maggiore efficacia dell’intero percorso formativo, anche con l’obiettivo di rilasciare un titolo di studio a 18 anni. Si tratta di misure che attengono la programmazione delle scuole sul territorio, una più forte autonomia didattica, una maggiore flessibilità e libertà di organizzazione. Ci riferiamo a:

  1. SCUOLA DI BASE DI OTTO ANNI: Rendere effettivo il percorso unitario di base degli istituti comprensivi, attraverso la pratica del curricolo verticale, da articolare in bienni (ogni biennio potrebbe essere curato di un consiglio di classe/biennio integrato, si pensi al biennio 5^ primaria e 1^ media)[6]. Il baricentro del comprensivo dovrebbe spostarsi verso l’alto, con obiettivi formativi più solidi da raggiungere a 14 anni, con una scansione 4+4.
  2. STUDENTI CON PIU’ INIZIATIVA: Mettere al centro il curriculum dello studente (Legge 107/2015) con maggiori opzioni a disposizione, in particolare rafforzando la possibilità di scegliere una parte del curriculum degli studi (opzionalità). Serve una effettiva autonomia della scuola: ad esempio la quota del 20% di autonomia – già prevista sulla carta - dovrebbe essere fissata per legge (bloccando solo l’80% di tempo, con orari, discipline, cattedre);
  3. ISTITUTI SUPERIORI COME HUB: Caratterizzare ogni istituto scolastico superiore con uno specifico asse culturale (umanistico, scientifico, linguistico, tecnologico, sociale, economico, ecc.), ma con una diversificazione “interna” all’istituto dei percorsi (lunghi, brevi, disinteressati, operativi, professionalizzanti) adatti ai diversi tipi di intelligenza e attitudine dei ragazzi. Ogni singolo istituto dovrebbe essere un HUB che apre più possibilità (non solo scolastiche, ma anche laboratori, botteghe, stage, start up….);
  4. ULTIMO ANNO DESCOLARIZZATO: Rendere molto più mobile l’ultimo anno dell’istituto superiore (ad esempio, attraverso una scansione curricolare 4 + 1), descolarizzandolo e facendolo diventare un anno di esperienze, di nuovi incontri, di orientamento “praticato”. In uno scenario in continuo movimento è indispensabile proiettare i ragazzi che si possono diplomare a 18 anni verso l’Università, l’Europa, il mondo del lavoro, l’alta formazione, l’esperienza outdoor. Gli insegnanti di questo “quinto anno” dovrebbero trasformarsi in tutor di alto livello, per accompagnare gli allievi in percorsi fortemente caratterizzati.

[1] http://www.lastampa.it/2017/09/02/cultura/scuola/fedeli-cos-accorcer-una-scuole-medie-svolta-ritorno-sui-banchi-ecco-tutte-le-novit-davenia-se-la-scuola-ha-bisogno-mXcdBoKNBgIoDsx8SY8CkN/pagina.html

[2] A.Rosina, Il falso problema della scuola fino a diciott’anni, in “La Repubblica”, 25 agosto 2017.

[3] Sulla funzione della scuola media dibattono da posizioni diverse: C.Cornoldi, G.Israel, Abolire la scuola media? Il Mulino, Bologna, 2015.

[4] A.Asor Rosa, La scuola nelle mani di barbari, in “La Repubblica”, 26 agosto 2017.

[5] M.Veladiano, Scuola, l’obbligo fino a 18 anni non è la priorità, in “La Repubblica”, 24 agosto 2017. Una scuola buona non dipende dalla sua lunghezza, ma “dalla qualità, dalla bellezza, dalla capacità di offrire esperienze significative che permettano di essere a scuola in modo personale, vigoroso, attivo”.

[6] Scrive A.Gavosto (Fondazione Agnelli): “occorre smussare il passaggio, creando continuità didattica fra elementari e medie attraverso un maggior coordinamento fra i rispettivi docenti”. A.Gavosto, La missione che serve alle medie, in “La Stampa”, 3 settembre 2017.

Giancarlo Cerini

L’anticipo pensionistico (APE)

Fulvio RUBINO

APE sociale e APE volontaria…

L’ultima Legge di Bilancio ha cercato di introdurre istituti pensionistici che tentano di arginare gli effetti negativi devastanti della riforma Monti-Fornero (art.24 del D.L.201/2011 convertito, con modificazioni, dalla L. 214/2011): in particolar modo l’A.PE. (Anticipo Pensionistico) per la cui applicazione effettiva erano indispensabili i decreti attuativi.

Dopo oltre otto mesi dall’emanazione della norma istitutiva, è arrivata alla fine la lunga telenovelas dell’A.PE perché il 4 settembre u.s., il presidente Gentiloni, ha firmato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) per rendere operative l’A.PE. volontaria, l’A.PE. aziendale e la R.I.T.A, cioè per attuare effettivamente i diversi tipi di anticipo pensionistico (per un periodo minimo di 3 mesi e un periodo massimo di 3 anni e 6 mesi) per coloro che perfezionano almeno 63 anni di età anagrafica e almeno 20 anni di anzianità contributiva. Ricordiamo che l’A.PE. social è già operativa da qualche mese tanto che la presentazione delle istanze è scaduta nel mese di luglio scorso.

L’APE, cioè un prestito…

L’A.PE. consiste in un prestito bancario di 12 mensilità, adeguato e garantito dalla pensione di vecchiaia. La sua applicazione sperimentale inizia dal 01.05.2017 e termina nel 2018 (art.1, co.166 e seguenti, legge di Bilancio 2017). I beneficiari sono i lavoratori dipendenti pubblici, i lavoratori dipendenti privati, i lavoratori autonomi e gli iscritti alla Gestione Separata, mentre sono esclusi i liberi professionisti iscritti alle casse professionali. Il prestito bancario ottenuto verrà restituito con rate mensili per 20 anni (per tutte le mensilità compresa la tredicesima) con trattenuta direttamente sulla pensione erogata dall’INPS, con la possibilità dell’eventuale estinzione anticipata. La restituzione del prestito inizierà con il pagamento della pensione effettiva al perfezionamento del requisito di vecchiaia (oggi 66 anni e 7 mesi di età anagrafica). Dopo i 20 anni, con il completamento della restituzione del prestito, la pensione sarà pagata per intero.

Chi può richiedere l’APE?

I requisiti per accedere all’A.PE. sono:

  • avere maturato un’età di almeno 63 anni;
  • avere maturato una anzianità contributiva di almeno 20 anni;
  • maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi;
  • avere maturato una rata di prestazione pensionistica mensile, al netto della rata di rimborso del prestito bancario, pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (nel 2017 il trattamento minimo ammonta a 501,89 euro al mese);
  • non essere titolare di pensione diretta o di assegno ordinario di invalidità.

Coloro che fossero interessati all'A.PE. volontaria dovranno, attraverso il patronato o direttamente online, chiedere all’INPS la certificazione dell’importo della pensione maturata nonché la certificazione del possesso dei requisiti di accesso che sono richiesti. Dopo tale certificazione, la banca trasmetterà all’INPS il contratto di prestito ovvero l’eventuale comunicazione di rifiuto. In caso di rifiuto la domanda di pensione decade e sarà priva di effetti. In caso di concessione del prestito, dal momento in cui il contratto è reso disponibile, il richiedente avrà 14 giorni per esercitare il diritto di recesso (in tal caso la domanda di pensione decade e sarà priva di effetti). Inoltre, la norma prevede la possibilità che il datore di lavoro del settore privato, degli enti bilaterali o dei Fondi di solidarietà, con il consenso del lavoratore, possa intervenire con un versamento (in un’unica soluzione all’INPS, correlato alla retribuzione percepita prima della cessazione dal servizio) al fine aumentare la pensione e ridurre la percentuale di incidenza della rata di ammortamento sulla futura pensione del lavoratore.

Agevolazioni fiscali

Per completezza di informazione ricordiamo che la rendita ponte erogata prima del pensionamento effettivo non concorre a formare reddito ai fini dell’I.R.Pe.F. (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) e che a fronte degli interessi e del premio assicurativo, che verranno pagati, sarà riconosciuto un credito di imposta, al massimo del 50% dell’importo (un ventesimo degli interessi e dei premi assicurativi), e che sarà applicato direttamente dall’INPS a partire dalla prima rata di pensione.

Nonostante la pubblicazione tardiva rispetto a quanto previsto dalla norma istitutiva, gli effetti saranno retroattivi a partire dal 1° maggio 2017.

Ulteriori passaggi operativi

Prima che il DPCM divenga ufficialmente operativo, però, il provvedimento non solo dovrà attendere la registrazione presso la Corte dei Conti e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma è necessario che vengano sottoscritte le convenzioni ABI (Associazione Bancaria Italiana) e ANIA (Associazione Nazionale Italiana fra le imprese Assicuratrici) relative ai costi finali ed effettivi del prestito ponte che assicurerà la rendita temporanea mensile fino alla decorrenza effettiva della pensione (le convenzioni sono necessarie anche per la scelta delle banche e delle assicurazioni che dovranno erogare il prestito ed assicurare per la pre-morienza il lavoratore). Sarà necessaria ed indispensabile, anche, la specifica circolare dell’INPS.

Facciamo un po’ di conti

Le ipotesi su cui il team economico della Presidenza del Consiglio sta lavorando prevedono da un Tan di erogazione dell’Ape del 2,7% e un Tan in fase di restituzione del 2,8%, con un premio assicurativo pari al 30-32% del capitale. Come previsto dal dispositivo è contemplata una commissione per il fondo di garanzia dell’1,6% e una detrazione fiscale del 50% sulla quota degli interessi e del premio assicurativo (così come indicato dall’ultima legge di bilancio). Su queste basi l’incidenza della rata di restituzione sulla pensione netta, per ogni anno di anticipo, dovrebbe aggirarsi tra il 4,2% e il 4,6%.

Infine, sullo scenario politico delle pensioni dobbiamo rilevare, per dovere di cronaca, che lo scontro tra Governo e le Organizzazioni Sindacali è sul punto di esplodere per l'aumento automatico dell'età pensionabile in base alla speranza di vita degli italiani: i sindacati chiedono di bloccarlo, come anche parte del Parlamento.

Fulvio Rubino

Carta sull’alternanza scuola-lavoro: ok dal Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha dato il via libera alla Carta dei diritti e doveri delle studentesse e degli studenti in Alternanza Scuola-Lavoro. Si compie così un ulteriore passo avanti verso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento, cui si affiancherà l’apertura di una piattaforma dedicata e l’organizzazione degli Stati generali nazionali dell’alternanza.

La Carta dei diritti e doveri delle studentesse e degli studenti in Alternanza Scuola-Lavoro mira a garantire il pieno rispetto dei diritti dei giovani coinvolti nei percorsi di alternanza (come quello all’informazione chiara, trasparente e puntuale sulle attività che andranno a svolgere, o quello al riconoscimento degli apprendimenti conseguiti nelle fasi formative teoriche e pratiche) e a definirne i doveri (primo fra tutti il rispetto del Patto formativo e delle regole di comportamento e antinfortunistiche).

Il provvedimento, che aveva già avuto parere positivo da parte del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, sarà ora inviato nella sua versione definitiva, che recepirà anche le osservazioni migliorative proposte dal Consiglio di Stato, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il necessario riscontro. Passerà poi al Ministero della Giustizia per il visto del Guardasigilli e per il successivo inoltro alla Corte dei Conti per la registrazione. L’iter si concluderà con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Intanto il Miur ha siglato con il Comune di Milano un Protocollo per far sì che l’Alternanza Scuola-Lavoro possa essere praticata sempre di più non solo nelle imprese, ma anche con gli enti pubblici e privati e con il terzo settore.

Allo scopo di vigilare affinché i percorsi di alternanza vengano svolti in maniera corretta, sarà anche lanciata una piattaforma dedicata, che raccoglierà le buone pratiche e le segnalazioni di eventuali anomalie. Inoltre entro dicembre è prevista l’organizzazione degli Stati generali nazionali dell’alternanza, che saranno un’occasione di dialogo e confronto con gli stakeholder e le imprese.


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Aggiornamento graduatorie terza fascia ATA

Pubblicato da parte del Miur il decreto relativo all’aggiornamento delle graduatorie di circolo e di istituto di terza fascia del personale A.T.A. per il triennio 2017-19. La domanda di inserimento o di conferma dev’essere prodotta in modalità cartacea dal 30 settembre al 30 ottobre. Specifiche disposizioni verranno diramate per la domanda on line di scelta delle sedi.

Con nota 1 settembre 2017 prot. n. 37883 il Miur trasmette il decreto 30 agosto 2017 n. 640 con cui è indetta la procedura di aggiornamento della terza fascia delle graduatorie di circolo e di istituto del personale ATA per il triennio scolastico 2017-19.

Nei  casi di prima iscrizione nelle graduatorie di istituto, l’aspirante dovrà presentare domanda di inserimento.

Gli aspiranti già inclusi nelle graduatorie di circolo e di istituto di terza fascia del precedente triennio di validità, invece, dovranno presentare domanda di conferma nel caso in cui non abbiano conseguito nuovi titoli di valutazione rispetto al triennio precedente, oppure aggiornare la propria posizione inserendo le dichiarazioni relative ai titoli di valutazione conseguiti successivamente al precedente triennio di riferimento, o già posseduti ma non dichiarati.

Le domande di partecipazione alla procedura, redatte secondo i modelli che saranno in seguito pubblicati sul sito del Ministero, potranno essere presentate dal 30 settembre al 30 ottobre con modalità tradizionale, ossia tramite raccomandata a/r ovvero consegnati a mano oppure mediante l’utilizzo della posta elettronica certificata:

  • domanda di inserimento (modello D1) o di conferma e aggiornamento (modello D2): tali modelli dovranno essere indirizzati ad una prescelta istituzione scolastica statale della provincia d’interesse. La domanda di inserimento o di conferma/aggiornamento deve essere prodotta per la stessa ed unica provincia.
  • modello di depennamento dalle graduatorie permanenti o ad esaurimento della provincia di attuale iscrizione, da indirizzare all’ambito territoriale della provincia dalle cui graduatorie si chiede il depennamento, al fine di iscriversi nelle graduatorie di istituto di diversa provincia. Il suddetto depennamento avrà efficacia dalla data di pubblicazione delle graduatorie definitive di terza fascia.

In una fase successiva sarà possibile invece, presentare il modello on line di scelta delle sedi, secondo modalità e termini che saranno successivamente comunicati.

Sarà resa disponibile per le istituzioni scolastiche apposita funzione on-line di supporto nella valutazione delle domande e nell’attribuzione del relativo punteggio.

Notizie della scuola dedicherà all'argomento un fascicolo monografico, contenente tutta la normativa ministeriale e un ampio servizio redazionale.


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Prove INVALSI: disponibili i dati per le scuole

A partire dallo scorso 4 settembre sono stati rilasciati, alle circa 8.000 istituzioni scolastiche interessate, i dati delle Prove Invalsi 2017, scaricabili collegandosi all'area riservata alle scuole. Disponibile anche il tutorial aggiornato per la lettura dei dati.

Il comunicato Invalsi sottolinea il forte anticipo nella restituzione degli esiti rispetto all’anno scorso, al fine di favorire un più ampio utilizzo dei dati stessi a supporto dell’organizzazione dell’attività didattica dell'anno scolastico appena iniziato.

Tra i risultati forniti, il personale scolastico potrà trovare la stima dell'“effetto scuola”, ossia del valore aggiunto rappresentato della scuola, ottenuto scorporando dai risultati delle prove l'incidenza di fattori esogeni sui quali la scuola non può agire (come, per esempio, il peso del contesto sociale, la preparazione pregressa degli allievi, etc.).

Un’importante novità introdotta quest’anno è la possibilità di verificare l’evoluzione dei risultati delle singole classi nel corso di tre anni (2014-2017) attraverso l’ancoraggio delle prove tra un livello scolare e l’altro (II e V primaria; V primaria e III secondaria di I grado).

Per l'interpretazione di tavole e grafici, all'interno dell’area Restituzione dati, è disponibile il tutorial aggiornato a supporto delle scuole.


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Una bussola per le deleghe

I nuovi decreti legislativi

Le otto deleghe attuative della Buona scuola riguardano aspetti rilevanti del nostro sistema di istruzione: per comprendere i nuovi scenari che si vanno a delineare, Tecnodid propone “Una bussola per le deleghe” (a cura di Giancarlo Cerini, Mariella Spinosi - pp. 256, ed. giugno 2017, euro 22,00).

Il volume contiene i testi integrali degli otto decreti legislativi, corredati di analisi e commenti curati da esperti delle materie interessate. Schede di sintesi e quadri sinottici consentono di orientarsi al meglio nel corpus delle norme, rintracciandone i contenuti essenziali; ulteriori schemi ricostruiscono il quadro delle risorse finanziarie messe a disposizione, e illustrano i provvedimenti secondari (regolamenti, decreti, intese, atti di indirizzo) di prossima emanazione.

Contributi di: Sergio Auriemma, Antonia Carlini, Giancarlo Cerini, Paola Di Natale, Nilde Maloni, Gianna Prapotnich, Angelo Prontera, Paola Serafin, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone.

per informazioni



L’Alfabetizzazione… in un mondo digitale: a che punto siamo?

Angelo PRONTERA

La Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione

Venerdì 8 settembre è stata celebrata la 51esima International Literacy Day (ILD)[1], la Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione istituita dall’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura) nel 1965 e celebrata la prima volta l’anno successivo per enfatizzare in tutto il mondo la grande l'importanza dell'alfabetizzazione verso gli individui, la società, le comunità e promuovere l'attenzione dell'uomo verso la conoscenza dei propri diritti per lo sviluppo sociale e umano.

La Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione si celebra ogni anno in tutto il mondo e riunisce governi, organizzazioni multilaterali e bilaterali, ONG, settori privati, comunità, insegnanti, studenti ed esperti del settore, per evidenziare i successi nei tassi di alfabetizzazione mondiale e riflettere sulle restanti sfide per la promozione dell'alfabetizzazione come parte integrante dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita (cfr. Agenda 2030).

I dati raccolti dall’Istituto di Statistica UNESCO-UIS mostrano che, ancora oggi, l’analfabetismo è una realtà con cui devono fare i conti 757 milioni di adulti in tutto il mondo (due su tre sono donne), mentre 264 milioni di bambini in età scolare ancora mancano di abilità alfabetiche di base.

Il tema dell’edizione 2017: l’Alfabetizzazione in un mondo digitale

Quest'anno la Giornata Internazionale di Alfabetizzazione ha avuto come tema l’"Alfabetizzazione in un mondo digitale" (Literacy in a digital world), con l'obiettivo generale di esaminare quali tipi di literacy le persone devono possedere in una società sempre più digitale e interconnessa (una comunità planeraria direbbe Morin), di riflettere sulle politiche per lo sviluppo delle competenze nell'alfabetismo, di esplorare come le tecnologie digitali possono supportare i progressi verso lo sviluppo sostenibile, al fine di ridurre l’emarginazione digitale di quanti ancora sono esclusi dall’accesso alle nuove TIC e alle tecnologie digitali.

Ancora oggi, purtroppo, circa 4 miliardi della popolazione, più della metà del mondo, non ha accesso a Internet e quasi 2 miliardi non usano un telefono cellulare e vivono all'esterno delle aree con un segnale mobile. Si tratta, quindi, di un "divario digitale" globale in termini di accesso alle tecnologie digitali, al loro utilizzo e impatto.

E proprio per ridurre quel digital divide, che continua a separare “Nord” e “Sud” del mondo (e non solo, ma anche del nostro Paese, come vedremo in seguito), che quest'anno la Giornata Internazionale di Alfabetizzazione mette in evidenza le sfide e le opportunità per promuovere l'alfabetizzazione nel mondo digitale.

La scuola e le politiche d’istruzione, ovviamente, non sono e non possono restare estranee nell’alfabetizzazione digitale, ma giocano un ruolo di primo piano nell’arricchimento degli ambienti scolastici sempre più aumentati dalle tecnologie.

Del resto, come aveva teorizzato lo studioso americano Melvin Kranzberg, la tecnologia (e se volessimo attualizzare diremmo le “nuove tecnologie”), non è buona né cattiva, ma non è neanche neutrale!

Alfabetizzazione digitale in Europa: a che punto siamo?

A marzo scorso la Commissione europea, con un comunicato stampa[2], pubblicava i risultati del DESI (Digital Economy and Society Index), l'indice di digitalizzazione dell'economia e della società del 2017, uno strumento che illustra la prestazione dei 28 Stati membri in una varietà di settori che vanno dalla connettività alle competenze digitali, alla digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici.

Dall'indice di digitalizzazione dell'economia e della società del 2017 si evince che l'UE registra dei progressi, ma il divario tra i paesi all'avanguardia nel digitale e i paesi che registrano le prestazioni meno soddisfacenti è ancora troppo ampio.

L'Italia, collocandosi al 25° posto su 28 paesi (seguita solo da Grecia, Bulgaria e Romania), nel DESI 2017 è ancora in ritardo in termini di sviluppo digitale rispetto alla media dell'Unione, posizionandosi, così, nel gruppo di paesi a bassa performance[3] e con un forte squilibrio territoriale.

Nuove azioni del PNSD per l’a.s. 2017/2018

Giocoforza vien da pensare al nostro PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale). Con l’inizio di questo nuovo anno scolastico troveranno attuazione le nuove azioni del PNSD presentate durante l’estate dalla ministra dell’istruzione[4] in occasione dell’iniziativa “Il Piano Nazionale Scuola Digitale incontra il Paese” tenutasi lo scorso 26 luglio a Roma.

Le prossime azioni del PNSD annunciate dal MIUR[5] prenderanno il via tra settembre e novembre 2017 e serviranno a lavorare su quattro direttrici: a colmare i divari rimasti andando ad investire dove è più necessario; a consolidare gli investimenti più importanti, come quello sulla formazione dei docenti; a investire sulla comunità del PNSD e sugli innovatori che trainano tutta la comunità scolastica; a creare un ecosistema di innovazione attorno alla scuola, per avvicinare definitivamente scuola e mondo dell’innovazione.

Le nuove azioni del PNSD, investimenti e calendario

Strumenti

Competenze degli studenti e contenuti

Formazione e accompagnamento

-laboratori professionalizzanti in chiave digitale (bando il 20 settembre per 140 milioni);

-ambienti innovativi nelle scuole di periferia e sperimentazione digitale contro la dispersione scolastica (bando il 29 settembre per 2,5 milioni);

-assistenza per la manutenzione tecnica ICT delle scuole del primo ciclo (bando il 15 novembre per 5,7 milioni);

-registro elettronico per le classi del I ciclo (bando il 16 ottobre);

-servizi digitali più semplici ed efficienti per le scuole (bando entro il 15 settembre);

-trasformazione digitale: un design nuovo per i siti web delle scuole (ottobre).

Sono previsti, a partire dal 15 settembre, tre gruppi di lavoro al fine di rendere le competenze digitali strutturali negli ordinamenti:

-revisione delle indicazioni nazionali;

-mappatura delle metodologie didattiche innovative;

-uso dei device personali in classe.

Altre azioni riguardano:

-cittadinanza digitale che, grazie al consorzio generazioni connesse, prevede la fornitura alle scuole un kit di attività e un percorso di formazione per accompagnare ogni classe (ottobre);

-call ai territori per sperimentare il pensiero computazionale (ottobre);

-percorsi nazionali per l’educazione all’imprenditorialità;

-iniziative specifiche per le attività STEM in ogni scuola del secondo ciclo (novembre).

Sono previste tre azioni, da realizzare tra ottobre e novembre:

-18 future labs per la formazione, uno per Regione e in ogni snodo formativo;

-18 centri di competenza sulla formazione ai temi del digitale;

-25 milioni per la formazione avanzata sui temi del digitale per tutto il personale della scuola.

Infine, a partire dal 12 settembre 2017, partirà la comunità online degli innovatori della scuola, una  community inizialmente disponibile per 40.000 persone tra animatori digitali,  team per l’innovazione e dirigenti scolastici e successivamente aperta a tutti.

Dualismi territoriali e digitali

Tuttavia, nonostante il massiccio investimento strutturale, l’attivazione di risorse economiche senza precedenti e i meriti che certamente non possono essere disconosciuti al PNSD, molto forti rimangono ancora le differenze tra le macro-aree geografiche del nostro Paese, dove “al Sud addirittura il 41% dei ragazzi non ha mai svolto una lezione con computer, lavagna elettronica, tablet e smartphone” rispetto al solo 7% del Nord (monitoraggio di Skuola.net sulla tecnologia a scuola che ha coinvolto circa 7mila studenti di medie e superiori)[6].

Permane quindi, come del resto acclarato da diverse indagini nazionali e internazionali (ultimo dato: Eurostat, 8 settembre 2017)[7], un forte dualismo territoriale, e non solo digitale, nel nostro sistema d’istruzione, con le regioni del Centro-Nord che superano la media europea OCSE collocandosi e competendo addirittura con le tigri asiatiche e il Mezzogiorno lontano dalla media sia italiana sia OCSE e con uno scarto equivalente a due-tre anni di ritardo scolastico, soprattutto per alcune tipologie d’istruzione.

Sarebbe interessante sapere, nei prossimi mesi, quali ricette proporranno, a tal proposito, le varie forze politiche che si candidano a guidare il “Bel paese là dove ’l sí suona” o se saranno sufficienti quegli “Interventi urgenti per il contrasto della povertà educativa minorile e della dispersione scolastica nel Mezzogiorno” previsti dal recente D.L. 91/2017 (convertito nel frattempo in L. 123/2017) per colmare il cronico divario fra Sud e Nord d’Italia che costituisce una variante strutturale della disuguaglianza italiana complessiva, dove il livello essenziale delle prestazioni che “dovrebbero” essere garantite su tutto il territorio nazionale rimane una previsione costituzionale che, con ogni evidenza, non viene ancora garantita nelle macro-aree geografiche Sud e Sud isole!

[1] http://en.unesco.org/themes/literacy-all/literacy-day

[2] “Quanto è digitale il tuo paese? L'Europa ha fatto dei progressi ma non ha ancora colmato il divario digitale”, Bruxelles, 3 marzo 2017. http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-347_it.htm

[3] Italy – Digital Economy and Society Index 2017 in https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/scoreboard/italy

[4] Discorso Ministra 26 luglio 2017: http://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Traccia+Discorso+Ministra+PNSD/bf8443ad-5a8c-443b-a775-4957684602ac?version=1.1

[5] https://www.slideshare.net/miursocial/il-piano-nazionale-scuola-digitale-incontra-il-paese-i-prossimi-passi

[6] “Didattica digitale, scuole ancora troppo indietro. Italia spaccata a metà” (Skuola.net).  http://www.skuola.net/news/inchiesta/didattica-digitale-computer-smartphone-tablet-lim-ebook-scuola.html

[7] Eurostat: l’Italia migliora, ma troppo lentamente, troppo divario tra Nord e Sud (8 settembre 2017).

Angelo Prontera

Vaccinazioni: primi provvedimenti di esclusione dai servizi?

Cinzia OLIVIERI

La circolare congiunta del 1 settembre ed il decreto di esclusione dall'accesso ai servizi

Imperversa la discussione sul nuovo obbligo vaccinale introdotto dal D.L. 73/2017, in particolare dopo la pubblicazione della circolare congiunta dei Ministeri dell'Istruzione, Università e Ricerca e della Salute.

Infatti giacché per l'art. 3 comma 3 del DL 73/2017 la presentazione della documentazione richiesta è requisito di accesso per i servizi educativi per l'infanzia e le scuole dell'infanzia, anche private non paritarie, la nota del 01-09-2017 ha stabilito che, ove il genitore/tutore/affidatario non vi provveda  entro l'11 settembre 2017 o, nel caso di dichiarazione sostitutiva, entro il 10 marzo 2018 il minore non in regola con gli adempimenti vaccinali sarà escluso dai servizi ma rimarrà iscritto per essere riammesso successivamente alla presentazione di tale documentazione.

Il diniego all'accesso è comunicato formalmente con provvedimento motivato che compete, sebbene manchi esplicita disposizione, al dirigente scolastico, che riceve la documentazione ed all'uopo l'USR Emilia Romagna ha fornito un modello e suggerimenti operativi.

La Regione Veneto, che ha proposto ricorso per questione di legittimità costituzionale avverso il DL 73/2017, aveva comunicato un decreto di moratoria, di cui poi è stata annunciata la revoca, nell'applicazione della indicata misura di restrizione della frequenza,  sul rilievo che l’articolo 3 bis prevede solo dal 2019  la decadenza dall'iscrizione in conseguenza dell'inadempienza agli obblighi documentali.

Ulteriori adempimenti per le scuole

Deve ritenersi che siano posti a carico del dirigente non solo gli adempimenti relativi all'acquisizione della documentazione e comunicazione all'Asl ma anche l'assunzione dei provvedimenti di diniego di accesso o di decadenza.

Proprio per supportare scuole e famiglie, chiamate a ricevere e produrre centinaia di certificazioni, con ulteriore carico delle segreterie, nell'immediatezza la Regione Toscana (ma non solo) il 24 agosto scorso ha siglato un accordo con le tre aziende sanitarie, l'USR e l'Anci che prevedeva la trasmissione degli elenchi degli iscritti alle Asl per la verifica delle situazioni vaccinali e successivi adempimenti, anticipando sostanzialmente le misure di semplificazione dell'articolo 3 bis  per cui i dirigenti, dal 2019, entro il 10 marzo, trasmettono l'elenco degli iscritti nell'età dell'obbligo all'Asl competente, che restituisce entro il 10 giugno gli elenchi recanti l'indicazione dei soggetti  non in regola con gli obblighi  vaccinali e che  non abbiano presentato  richiesta  di  vaccinazione o non  ricadano  nelle condizioni di esonero, omissione o differimento. Quindi, nei successivi 10 giorni sono tenuti ad invitare i   genitori, i tutori o gli affidatari a depositare, entro il 10 luglio, la   documentazione   comprovante   l'effettuazione   delle vaccinazioni, l'esonero, l'omissione, il differimento ovvero la presentazione della   formale   richiesta   di   vaccinazione, che entro il 20 luglio è trasmessa all'Asl. Il mancato deposito è nello stesso termine comunicato all'azienda sanitaria per gli adempimenti di competenza, con conseguente dichiarazione di decadenza dall'iscrizione.

Il parere del Garante

A tal fine, è stato chiesto urgente parere al Garante della Privacy, il quale con provvedimento del 1° settembre 2017 si è espresso favorevolmente riguardo alla trasmissione degli elenchi degli iscritti da parte delle scuole all'Asl, ma con un comunicato stampa ha precisato che non è possibile invece il flusso inverso dalle Asl alle scuole, mancando adeguato regolamento.

La Regione Toscana ha quindi inviato una nuova richiesta di parere al Garante in merito all'accordo, specificando che la comunicazione da parte delle Asl alle scuole e agli uffici comunali dei nominativi degli iscritti non in regola con gli obblighi vaccinali avverrebbe in modo tale da trasmettere solo i nominativi degli iscritti e la condizione di eventuale irregolarità vaccinale, senza ulteriori dato sensibile inerenti alle singole vaccinazioni, patologie o condizioni particolari di esenzione.

Tanto rileva anche ai fini dell'applicazione dello stesso art. 3 bis del decreto.

Presupposti del diniego all'accesso all’istituzione scolastica

Il diniego all'accesso segue la mera mancata presentazione della documentazione, prescindendo dall'accertamento dell'inadempimento dell'obbligo vaccinale. La decadenza invece è dichiarata a seguito del riscontro in merito delle aziende sanitarie.

La circolare del 1 settembre ha precisato quali certificazioni devono essere consegnate entro l'11 settembre alle scuole e cioè:

  • documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie;
  • documentazione comprovante l'avvenuta immunizzazione per malattia naturale;
  • documentazione comprovante l'omissione ovvero il differimento;
  • copia della richiesta di vaccinazione all'asl.

L'effettuazione delle vaccinazioni ovvero, solo per quest'anno, la prenotazione possono essere autocertificate ai sensi del DPR 445/2000, ma entro il 10 marzo 2018 occorrerà depositare la relativa documentazione.

Diniego all'accesso e presenza a scuola di alunni non vaccinati

A prescindere dalla palese circostanza che il provvedimento di diniego all'accesso o di decadenza non riguarda la scuola gli alunni in età d'obbligo, può accadere che:

  • il genitore/tutore/affidatario non ha consegnato la certificazione nonostante l'assolvimento dell'obbligo vaccinale. In tal caso, improbabile ma non impossibile, all'alunno verrebbe ingiustamente negato l'accesso, ma il problema è presto risolto con il deposito della documentazione.
  • il genitore/tutore/affidatario ha presentato entro l'11 settembre dichiarazione sostitutiva. Il minore (punto 2. della circolare) avrà accesso ai servizi quanto meno fino al 10 marzo 2018, termine entro cui dovrà integrare la documentazione.
  • il genitore/tutore/affidatario ha regolarmente presentato alla scuola copia della richiesta di vaccinazione all'Asl ovvero dichiarazione sostitutiva, per l'a.s. 2017/2018. Il minore avrà accesso ai servizi almeno fino al 10 marzo 2018, termine entro cui dovrà essere integrata la documentazione. 
  • Il minore non ha ancora completato il ciclo vaccinale poiché, come precisato dalla Circolare del Ministero della Salute del 16 agosto 2017 al punto 4., il recupero dei non vaccinati o dei vaccinati parzialmente “necessita di una valutazione da parte del sanitario” per cui non sono determinabili i tempi di regolarizzazione.

Dall'accertamento dell'inadempimento alla sanzione

Ai sensi dell’art. 3 comma 2 i dirigenti sono tenuti semplicemente a segnalare la mancata presentazione della documentazione nei termini previsti entro i successivi dieci giorni all’Asl, la quale poi dovrà attivarsi per gli “adempimenti di competenza”.

Quindi i genitori/tutori/affidatari (comma 4 articolo 1) sono convocati dall'Asl per un colloquio informativo e sollecitare l'effettuazione del vaccino.

La circolare del Ministero della salute del 16 agosto 2017 precisa al punto 4 che, accertato l'inadempimento, l'ASL convoca il genitore/tutore/affidatario rivolgendo “un invito scritto alla vaccinazione, eventualmente corredato di materiale informativo”. Ove questi non risponda, viene nuovamente convocato a mezzo raccomandata a/r “per un colloquio, al fine di comprendere le motivazioni della mancata vaccinazione e di fornire...una corretta informazione”.  Quindi l'ASL provvede a contestare l'inadempimento, indicando un termine entro cui “far somministrare al minore il vaccino”. Solo laddove tale inadempienza persista, “è comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cento a euro cinquecento”. 

A prescindere dalla tempistica, non breve, sempre la Circolare del 16 agosto contempla la possibilità che l'esclusione segua solo il persistente inadempimento dopo la contestazione e nelle more continui la frequenza: “La contestazione dell’inadempienza nei confronti di un minore che abbia iniziato a frequentare il servizio educativo dell’infanzia in attesa di vaccinazione, che però non viene successivamente effettuata per motivi non imputabili all’organizzazione del servizio vaccinale o a intervenuti problemi di salute del bambino, tali da controindicare la vaccinazione stessa, rappresenta motivo di esclusione dal servizio educativo”.

Quanto all'irrogazione della sanzione amministrativa pecuniaria, consistente nel pagamento di una somma individuata in un limite minimo e massimo, il decreto richiama poi le disposizioni del capo I, sezioni I e II, della legge legge 689/1981 di depenalizzazione e la  Circolare del 16 agosto  chiarisce:

  • è applicata una sola sanzione, a prescindere dal numero di vaccinazioni omesse”. In caso di più violazioni della medesima disposizione è comminata una sanzione maggiorata;
  • è applicata “un’unica sanzione, ai fini della determinazione della quale si terrà conto del numero degli obblighi vaccinali non adempiuti”;
  • “la sanzione per la medesima violazione non sarà comminata nuovamente all’inizio di ogni anno scolastico”;
  • sarà comminata una nuova sanzione solo si incorra “successivamente, nella violazione di un nuovo e diverso obbligo vaccinale, singolo o coniugato (ad esempio, omettano di sottoporre il minore a un diverso vaccino previsto a una età seguente)”;
  • “la sanzione estingue l’obbligo della vaccinazione ed impedisce solo ed esclusivamente l'accesso ai servizi educativi dell'infanzia ed alle scuole dell'infanzia fino all'adempimento.

Criterio di formazione delle classi

Se quindi i casi di presenza di alunni non vaccinati è tutt'altro che remota, l'adempimento all'obbligo vaccinale rileva in relazione all’osservanza degli adempimenti, a carico dei dirigenti, di cui all’art. 4 del decreto, per il quale i minori che si trovano nelle condizioni di omissione o differimento dell’obbligo vaccinale “sono inseriti, di norma, in classi nelle quali sono presenti solo minori vaccinati o immunizzati” in numero non superiore a due. Il comma 2 prevede che i dirigenti scolastici “comunicano all'azienda sanitaria locale, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due minori non vaccinati”.

Che l'adempimento all'obbligo vaccinale possa diventare anche criterio per le iscrizioni in eccedenza?

Quello che è certo è che ancora si attendono novità, specie con l'avvio dell'anno scolastico.

Cinzia Olivieri

Ambiente on line Indire per docenti neoassunti

Il prossimo 28 settembre chiuderà l’ambiente online Indire dedicato alla formazione neoassunti dello scorso a.s. 2016/17. I docenti e i tutor che ancora non avessero provveduto sono invitati a scaricare rispettivamente il Dossier finale e l’Attestato di tutoraggio. Dal 20 novembre la piattaforma per i neoassunti di quest’anno.

L’accesso all’ambiente online dedicato alla formazione dei neoassunti nello scorso anno scolastico 2016/2017 sarà possibile solo fino al prossimo 28 settembre.

Dal momento che a partire dal giorno successivo, 29 settembre, la piattaforma non sarà più disponibile, i docenti che lo scorso anno scolastico hanno svolto il loro periodo di prova e che ancora non hanno proceduto a scaricare il Dossier finale, sono invitati a farlo quanto prima.

Analogamente non sarà più disponibile dalla stessa data (29 settembre) anche l’ambiente dedicato ai docenti che lo scorso anno scolastico hanno svolto la funzione di tutor di docenti neoassunti. Pertanto anche i tutor che ancora non lo hanno fatto devono provvedere ad accedere all’ambiente per scaricare l’Attestato di svolgimento della loro attività di tutoraggio.

Il nuovo ambiente dedicato ai docenti neoassunti e con passaggio di ruolo nell’anno scolastico appena iniziato, sarà aperto dal 20 novembre 2017.


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Ricostruzione di carriera: presentazione domande

Dal 1° settembre al 31 dicembre ciascun docente può inoltrare la domanda di ricostruzione di carriera alla propria istituzione scolastica di titolarità o sede di incarico triennale. Disponibili le funzioni SIDI per la presentazione delle domande, la dichiarzione dei servizi e la verifica da parte delle scuole.

La legge n. 107/15, all’art. 1 comma 209, ha previsto che le domande per il riconoscimento dei servizi agli effetti della carriera del personale scolastico siano presentate al Dirigente scolastico tra il 1° settembre e il 31 dicembre di ciascun anno; entro il successivo 28 febbraio il Miur comunica al Ministero dell’economia e delle finanze i dati relativi alle suddette istanze.

Con nota 1 settembre 2017, prot. n. 17030 il Miur comunica che sul SIDI è disponibile la funzione “Richiesta di Ricostruzione Carriera”, fruibile tramite il portale delle Istanze On Line, attraverso la quale ciascun docente potrà inoltrare la domanda di ricostruzione di carriera alla propria istituzione scolastica di titolarità o sede di incarico.

Con la “Dichiarazione Servizi” il docente potrà inviare l’elenco dei servizi utili ai fini della ricostruzione, validando quelli già inseriti a sistema o inserendo quelli che eventualmente non vi risultano, quelli svolti presso istituzioni scolastiche non statali o presso altre Amministrazioni.

La scuola alla quale viene indirizzato l’elenco dei servizi provvederà alla verifica dei medesimi, avvalendosi anch’essa delle funzioni appositamente attivate a SIDI ed emetterà il relativo decreto di ricostruzione.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici una piattaforma completamente rinnovata

In previsione del prossimo concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD per la preparazione al concorso in una versione completamente rinnovata, alla luce del Regolamento e degli ultimi scenari normativi. Nello specifico, la piattaforma è stata:

- aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;

- integrata con ulteriori contenuti formativi;

- arricchita con nuovi saggi di approfondimento;

- ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

1) Simulazione prova preselettiva

2) Contenuti professionali delle prove

3) Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Regolamento. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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