Scuola7 25 settembre 2017, n. 59

Scuola7

la settimana scolastica

25 settembre 2017, n. 59


In questo numero parliamo di:

Abbasso il tema, evviva il riassunto? (S. Fasoli)

Migliorare la qualità della formazione in servizio (R. Rovetta - F. Gallo)

Lo smartphone in classe: un mezzo di istruzione o di distrazione di massa? (R. Baldascino)

Voglio fare il dirigente! (M.T. Stancarone)

Aggiornamento Anagrafe Nazionale degli Studenti

Bando per la semplificazione amministrativa delle scuole

Sperimentazione didattica studenti-atleti

Smartphone in aula: a breve le Linee Guida

Concorso dirigenti scolastici: pubblicato il Regolamento


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diNuovi esami di stato
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Abbasso il tema, evviva il riassunto?

Simonetta FASOLI

Una svolta per l’educazione linguistica?

Su la Repubblica del 18 settembre u.s. è stata pubblicata una lunga intervista al professor Luca Serianni, docente di Storia della lingua italiana alla Sapienza, appena nominato consulente dal Miur con l'incarico di coordinare una task force di esperti "per arginare le carenze linguistiche degli studenti alle Medie e Superiori" (così scrive la giornalista).

L’enfasi del titolo, che parla di "svolta", e la corposità degli argomenti affrontati suggeriscono un supplemento di ragionamento, che vada oltre l’istantaneità dei commenti sui social. La "svolta" consisterebbe nella rivisitazione delle prove d'esame (scritto di italiano di terza media, poi quello della Maturità): "l'idea è quella di introdurre la tipologia testuale del riassunto", come afferma il professore. Il riassunto andrebbe a sostituire, nella prova d’esame, il tema, che a giudizio dell’intervistato renderebbe gli studenti inclini a inutili lungaggini retoriche.

Ma esiste ancora il tema?

Anzitutto, quando si mette mano ad una qualsiasi "innovazione" e ad una delicata opera di revisione, è buona regola verificare lo stato dell'arte del bersaglio individuato: nello specifico, è il caso di far presente che il "tema" classicamente inteso, quello su cui si sono cimentati molti delle passate generazioni (tra cui di sicuro il prof. Serianni) nell'esame scritto di licenza media, e dunque nelle attività didattiche, non esiste più da ben oltre un trentennio: precisamente dal 1981!

Andando a rileggere il D.M. 26 agosto 1981- criteri orientativi per gli esami di licenza media, si possono agevolmente trovare non solo le indispensabili informazioni di prima mano, ma alcuni motivi ispiratori tuttora preziosi per un’azione innovatrice, che, opportunamente ricontestualizzati, la renderebbero efficace, sensata, attendibile.

Come avrebbe dovuto essere l’esame di terza media?

Già ad una lettura mirata della Premessa (esemplare per sobrietà e linearità espositiva) emergono elementi di rilievo. Esemplificando: l’intento di rendere le prove d’esame coerenti con i precedenti interventi legislativi, da quelli del 1977 (L. 348, L. 517) ai “conseguenti nuovi programmi di insegnamento, approvati con D.M. 9 febbraio 1979”; ancora, la “caratterizzazione educativa” dell’esame, che significa l’esclusione di ogni accertamento di conoscenze meramente nozionistico, con suggerimenti di tipo metodologico volti a  correggere la frammentazione disciplinare tipica della scuola media. Nello specifico della prova scritta di italiano (cui si fa riferimento nell’intervista), lo sfondo pedagogico è certamente l’educazione linguistica dei Programmi del ‘79, con due idee-cardine: 1) l’intento di porre l’alunno/a di fronte a una “varietà di sollecitazioni”, vale a dire di tipologie testuali, di registri, di finalità sia in fase di fruizione che in fase di produzione; 2) la valenza formativa disciplinare, che consiste in buona sostanza nella piena opportunità data all’alunno di “esprimere se stesso”, con riferimento alle “indicazioni programmatiche dell’italiano, lettera a)”.

Quali pratiche di scrittura mettere alla prova?

Coerenti con questo sfondo le indicazioni sulle "tracce" da proporre ai candidati, riferite a tre tipologie su cui ognuno potesse scegliere; in nessuna di queste è riconoscibile il “tema” nella sua classica accezione. Mentre il “riassunto”, che viene proposto, a quanto sembra, dal professor Serianni in alternativa al tema, non è certo compreso tra le prove: ma se ci si interroga sulle finalità didattiche di una simile forma testuale, non è difficile vedere che sono implicate nelle tipologie delle tracce alcune fondamentali operazioni mentali sottese alla scrittura del riassunto stesso (selezione dei contenuti, organizzazione dell’esposizione attorno a nuclei essenziali, distinzione tra il punto di vista di chi scrive e di chi riporta lo scritto…).

Un lavoro di rivisitazione delle prove potrebbe, insomma, rifarsi al processo virtuoso che ha messo capo al provvedimento del 1981. Partire pure, se si vuole, dalla fine del percorso (l’esame), ma restando ancorati all’impianto che attualmente caratterizza la scuola secondaria di primo grado: quelle Indicazioni nazionali per il curricolo (2012) che offrono un insieme organico dal punto di vista culturale, pedagogico e didattico. Il Decreto del 1981, proprio in quanto coerente con il disegno riformatore dispiegato dal 1977 al 1979, contribuì a orientare le pratiche didattiche, in molti casi valorizzando esperienze di innovazione “dal basso”, che le norme avevano raccolto e sistematizzato sul piano istituzionale.

Ripartire dalla scuola che lavora bene sulla lingua

Un analogo processo può attivarsi adesso, a partire da una conoscenza approfondita, diacronica e non solo sincronica, della scuola: avvalersi per questo anche dei docenti, del sapere esperto maturato su quel terreno fecondo che è la scuola agìta e ri-pensata, è indispensabile. Diversamente, anche le più prestigiose risorse del mondo accademico possono incorrere in ipotesi di lavoro fragili perché facilmente confutabili, non tanto sul piano della disputa astratta, quanto su quello dei processi reali.

Partire da ciò che è, nelle sue stratificazioni storiche, senza nostalgie paralizzanti, e comunque senza quel “nuovismo” inconcludente di cui da tempo la scuola è ostaggio. Il presente e il futuro della scuola si radicano in un terreno profondo: a volte si scopre che il meglio è già stato fatto, e che la più audace innovazione è non permettere che sia distrutto.

Simonetta Fasoli

Migliorare la qualità della formazione in servizio

La collaborazione con le università, con le associazioni professionali e con altri enti di formazione

Renato ROVETTA
Franco GALLO

Come coinvolgere i soggetti esterni nel Piano di Formazione (DM 797/2016)

Il presente intervento intende individuare e analizzare sinteticamente alcune criticità emerse nel corso del primo anno di realizzazione del Piano Nazionale Formazione Docenti, in relazione all’obiettivo di promuovere e favorire la progettazione e la gestione delle iniziative formative anche in collaborazione con le università, le associazioni professionali e con altri enti di formazione.

Tale obiettivo operativo – costantemente auspicato e sollecitato nelle diverse note di accompagnamento al Piano nazionale, quale condizione per la piena realizzazione di un sistema territoriale di elevata qualità ed efficienza, finalizzato alla formazione iniziale e in servizio del personale docente – non si è in alcun modo realizzato nel corso del primo anno di attività, almeno per quanto sia noto. Le cause sono da imputare a fattori in parte contingenti (il tempo limitato per la progettazione e gestione delle attività formative nel primo anno), in parte più strutturali (la rigidità di un modello di gestione amministrativa di tutte le fasi dell’intero processo, con particolare riferimento all’individuazione dei fornitori e ai limiti dei compensi).

I riferimenti normativi essenziali

Nota Miur 2915 del 15/09/16 - Prime indicazioni per la progettazione delle attività di formazione destinate al personale scolastico:

“È punto qualificante della progettazione il coinvolgimento di associazioni disciplinari e professionali, università e soggetti che a vario titolo erogano formazione e che siano promotori di didattiche innovative e partecipate, se coerente con il piano delle scuole e delle reti”.

Nota Miur 3373 del 01/12/16 - Piano per la formazione docenti – Trasmissione D.M. 797 del 19 ottobre 2016:

“… gli staff regionali coordinano la progettazione delle attività delle scuole polo della regione, tenendo conto del contesto territoriale, dei possibili raccordi con università, enti di formazione e di ricerca, anche attraverso la costituzione di gruppi di lavoro, comitati scientifici, nuclei di progettazione, ecc.”

D.M. 797 del 19 ottobre 2016 - Piano per la Formazione dei Docenti 2016-2019:

“La ricchezza del rapporto e dello scambio di competenze e ruoli che le università costruiscono con le scuole nella elaborazione dei cur­ricoli di studio e di tirocinio per la specializzazione e l’insegnamento, divengono quindi spazi reali di evo­luzione del sapere professionale di entrambe e terreno per la costruzio­ne di alleanze formative valide, non solo per la definizione dei contenuti della formazione iniziale, ma anche nella prospettiva della formazione continua”. (pag. 11 cap. 2.7: In coerenza con la formazione iniziale)

“Come approccio comune a tutte le priorità della formazione, andranno valorizzate scuole e gruppi di insegnanti, nonché associazioni disciplinari e professionali, università e soggetti che a vario titolo erogano formazione e che siano promotori di didattiche innovative e partecipate”. (pag. 25 cap. 4: Le priorità del prossimo triennio)

“L’amministrazione scolastica territoriale, in primis gli Uffici Scolastici Regionali, nel rispetto delle direttive e delle azioni dirette poste in essere dal Ministero, cura l’accompagnamento delle attività territoriali ed in particolare si occupa di: […] - Promuovere il sistema della formazione del personale docente attraverso la valorizzazione delle risorse accademiche e professionali attive nel territorio, anche mediante la stipula di specifici accordi finalizzati a facilitare e ottimizzare l’incontro di domanda e offerta qualificata di formazione.” (pag. 59 cap. 5.2: Cosa fanno le articolazioni territoriali del Miur)

“Questo è il senso dell’apertura del sistema alle strutture universitarie, alle istituzioni scientifiche come gli enti pubblici di ricerca, all’as­sociazionismo professionale e disciplinare. In particolare, con le Uni­versità saranno studiate le possibili connessioni con i modelli di formazione iniziale; sarà valutato l’impatto e il fall-out delle azioni di tirocinio nelle scuole; saranno promosse azioni specialistiche (come master e corsi di alta professionalità); saranno diffuse esperienze di ricerca didattica condivisa e laboratori scuola-università”. (pag. 63 cap. 5.4: Il ruolo della ricerca)

“In un’ottica di sussidiarietà orizzontale, l’area vasta dell’associazionismo professionale (di carattere generale e disciplinare), il mondo delle agenzie formative, i centri di ricerca, gli enti locali e il mondo imprenditoriale (si pensi all’area dell’editoria e del digi­tale) possono arricchire e qualificare l’ambiente di apprendimento professionale per i docenti” (pag. 63 Cap. 5.5: Il ruolo degli enti accreditati/qualificati)

Nota Miur 9684 del 06/03/17 - Documento di lavoro per lo sviluppo del piano di formazione docenti 2016-2019 – Questioni operative – Allegato:

3.5 - La scelta dei formatori e le forme di partenariato con altri soggetti

È opportuno effettuare procedure pubbliche per la selezione dei formatori da impegnare nelle attività formative. Potranno così essere formulati elenchi di formatori con carattere pluriennale, anche a livello di ambito, sulla base della comparazione dei curricula e della valutazione di esperienze pregresse, con l’indicazione degli ambiti tematici di interesse e delle disponibilità (tempo e territorio). Gli elenchi consentono ai direttori dei corsi di procedere con trasparenza all’individuazione motivata dei formatori in grado di gestire nei modi più adeguati l’attività formativa. Gli elenchi devono essere pubblici e comprensivi dei curricula dei formatori.” […]

  • I formatori, delle diverse tipologie (esperti, tutor, ecc.) e gli Enti accreditati e/o qualificati

Si suggerisce che ogni scuola polo capofila della formazione predisponga avvisi pubblici per raccogliere le disponibilità di esperti-formatori per iniziative da sviluppare nei progetti di territorio. Gli avvisi dovrebbero privilegiare le competenze e le expertise convalidate in esperienze sul campo, piuttosto che i soli titoli accademici.

Analoghi avvisi o manifestazioni di interesse possono essere rivolte ad associazioni o enti accreditati per lo sviluppo in partenariato di iniziative di formazione, da formalizzare anche con convenzioni. Anche nel rapporto con Università o altri organismi di per sé accreditati è opportuno acquisire manifestazioni di interesse a mettere a disposizione il loro know how. Anche Enti Locali e Aziende sanitarie possono essere coinvolti mediante appositi accordi e convenzioni, su aspetti specifici di contenuti rientranti nelle competenze di legge”.

L’esperienza delle scuole-polo per la formazione[1]

Nel corso del primo anno di attività è risultata generalizzata l’adozione del modello operativo suggerito dall’Allegato alla Nota Miur 9684 del 06/03/17, ovvero l’effettuazione di “procedure pubbliche per la selezione dei formatori”. In sostanza lo schema procedurale adottato dalle “scuola-polo per la formazione” è risultato il seguente, sia pure con strumenti e modalità operative diversificati:

  1. Rilevazione, quasi ovunque on-line, dei bisogni/priorità formative sia delle scuole, sia dei singoli docenti. Quelli delle scuole, rilevati principalmente tramite i dirigenti scolastici, hanno raccolto i dati essenziali dei RAV (priorità di miglioramento e obiettivi di processo) e le aree dei Piani di Formazione di maggior interesse. Anche i singoli docenti hanno potuto manifestare il loro interesse indicando quali tra le nove aree del PN ritenessero prioritarie.
  2. Predisposizione di un catalogo di iniziative/moduli formativi (titoli) corrispondenti ai bisogni e alle priorità formative rilevate dalle scuole e dai docenti. Per ogni modulo sono stati sinteticamente individuati obiettivi, contenuti, competenze in uscita e ordini di scuola coinvolti.
  3. Avviso/bando pubblico per l’individuazione dei formatori per ciascun titolo di corso/modulo formativo presente nel catalogo, con la definizione di una specifica graduatoria per ciascun titolo/modulo formativo, spesso a sua volta suddivisa in graduatoria di formatori/docenti interni alla rete e graduatoria di formatori/esperti esterni (docenti di altre reti, professionisti, ricercatori e docenti universitari). Le graduatorie, stilate sulla base di un punteggio attribuito in base ai criteri del bando/avviso, hanno visto in gran parte prevalere docenti interni alle scuole della rete o di altre reti, anche perché i punteggi previsti nei bandi intendevano valorizzare l’esperienza dei formatori svolta nel contesto scolastico. Assai pochi sono risultati i liberi professionisti e altri esperti; sporadici o nulli i docenti/ricercatori universitari.
  4. Avviso/bando per l’individuazione dei tutor d’aula, appartenenti alla scuola sede del corso, con il compito di curare la logistica del corso e assistere il docente in aula.

Le criticità emergenti nell’attuazione del Piano

La realizzazione degli avvisi/bandi per l’individuazione dei formatori ha evidenziato diverse criticità:

  1. la difficile gestione di una pratica complessa in tempi assai ristretti;
  2. una qualità dei formatori (in termini di efficacia in aula) non sempre garantita, soprattutto nel caso dei docenti interni;
  3. la totale assenza di “fornitori” non individuali, di enti organizzati e qualificati (enti, associazioni professionali, università, …).

In generale, anche in conseguenza della procedura amministrativa adottata, è risultata debole la fase di progettazione di ciascuno specifico percorso formativo, in gran parte limitata all’individuazione del solo titolo del corso e della sua struttura organizzativa essenziale; progettazione alla quale non hanno in alcun modo partecipato i formatori individuati attraverso il bando, in quanto precedente a tale individuazione.

Tale procedura amministrativa, peraltro corrispondente a quella sollecitata dall’Allegato alla Nota Miur 9684 del 06/03/17[2], sembra non essere sempre in grado di garantire gli adeguati standard di qualità dei soggetti e dell’offerta di formazione, più volte richiamati dalla  normativa già ricordata e, più in generale, dal nuovo sistema di accreditamento adottato dal Miur con la Direttiva n. 170/2016.

Non risulta, almeno in questa prima fase e in modo diffuso, che sia stata praticata da alcuna scuola-polo la procedura ugualmente prevista dall’Allegato, laddove suggerisce di rivolgere la procedura dell’Avviso pubblico/manifestazione di interesse anche “ad associazioni o enti accreditati per lo sviluppo in partenariato di iniziative di formazione, da formalizzare anche con convenzioni”; e, più avanti, “anche nel rapporto con Università o altri organismi di per sé accreditati è opportuno acquisire manifestazioni di interesse a mettere a disposizione il loro know how. Anche Enti Locali e Aziende sanitarie possono essere coinvolti mediante appositi accordi e convenzioni, su aspetti specifici di contenuti rientranti nelle competenze di legge”.

Appare evidente che la partecipazione di enti di formazione (università, associazioni ecc.) al processo di formazione dei docenti, sia in termini di progettazione delle azioni formative sia in termini di realizzazione, potrebbe contribuire ad innalzare il livello della “qualità” degli interventi formativi, e ad ampliare il ventaglio delle proposte.

Gli strumenti giuridici e amministrativi per la gestione della formazione

Avviso pubblico, manifestazione di interesse, accordi, convenzioni, associazioni temporanee di scopo… È evidente come sia necessario fare chiarezza sugli strumenti giuridici e amministrativi, propri dell’attività negoziale delle scuole autonome in relazione alle procedure di acquisizione di beni e servizi, più opportuni ed efficaci in funzione dell’acquisizione dello specifico servizio “attività formativa”, che, per caratteristiche proprie, pur essendo ovviamente anch’esso sottoposto ai principi generali di corretta gestione amministrativa (prevalentemente l’imparzialità più che l’economicità), dovrebbe poter contare su procedure specifiche, finalizzate a valorizzare esclusivamente la qualità e l’efficacia (elementi non sempre facilmente ponderabili) dei processi/servizi formativi.

In particolare appare necessario approfondire l’analisi delle nuove procedure negoziali per l’individuazione dei contraenti (Nuovo codice appalti, Regolamento modifica DM 44/01), anche al fine di valorizzare tutte le forme di semplificazione dell’attività negoziale specifiche del settore scolastico (es. affidamento diretto entro la somma di € 2.000 [€ 10.000 da bozza nuovo DM 44, art. 47] o altro limite più alto stabilito dal C.d.I., con solo obbligo di motivazione).

È auspicabile che tale azione di approfondimento degli strumenti giuridici e amministrativi più utili ed opportuni, finalizzata a rendere più efficace e flessibile la gestione delle procedure di individuazione dei soggetti organizzati e non solo individuali (enti, associazioni professionali, accademie, …) interessati, disponibili e qualificati alla co-progettazione e alla realizzazione di percorsi formativi di qualità, sia realizzata a livello centrale e diffusa attraverso l’aggiornamento delle Note operative già pubblicate negli ultimi mesi.

A livello regionale, vista anche la richiesta di supporto manifestata dalle istituzioni scolastiche, ed in particolare dalle scuole-polo, per l’individuazione di procedure in grado di semplificare gli aspetti amministrativi, coniugando efficacia e qualità della formazione, potrebbe risultare utile la messa a disposizione di strumenti e  modelli standardizzati, che renderebbero omogenee, oltre che efficaci e flessibili, le modalità di gestione delle procedure di individuazione dei soggetti formatori (in particolare enti, associazioni ecc.) da parte dei diversi ambiti.

Promuovere il coinvolgimento di università, enti accreditati, associazioni qualificate

Appare, al contrario, assai opportuno dare corso localmente – a livello regionale e su sollecitazione diretta dello staff operante presso ogni USR – a quanto previsto dal Piano Nazionale per la Formazione dei Docenti quale compito specifico dei livelli di governance regionali, finalizzato a promuovere localmente il “sistema” di formazione dei docenti attraverso la “valorizzazione delle risorse accademiche e professionali attive nel territorio, anche mediante la stipula di specifici accordi finalizzati a facilitare e ottimizzare l’incontro di domanda e offerta qualificata di formazione”.

In tale prospettiva è ipotizzabile puntare, in tempi medio-brevi, alla formalizzazione di uno specifico “Accordo quadro” a livello regionale che definisca, partendo da una precisa analisi dei bisogni, il contributo che ciascuno dei soggetti coinvolti è interessato e disponibile a fornire per la progressiva strutturazione di tale “sistema regionale”, nonché le potenzialità formative offerte da ciascuno dei partner (anche per una più efficace gestione del bonus docente).

I soggetti utilmente coinvolgibili sono:

  • le Università presenti sul territorio regionale (risulta che ogni università abbia già individuato un delegato alla formazione dei docenti);
  • le associazioni professionali (ADI, AIMC, ANDIS, APEF, CIDI, DIESSE, DISAL, FNISM, Legambiente, MCE, UCIIM, IRASE, IRSEF-IRFED, Proteo Fare Sapere, AIF, ANISN, …) operanti nel territorio regionale e storicamente attive per la formazione dei docenti;
  • gli enti e i soggetti accreditati ai sensi della Direttiva 170/2016.

Una prima proposta operativa in tal senso, già presentata e in corso di discussione nell’ambito dello staff regionale di supporto dell’USR Lombardia, punta alla promozione di una “giornata di studio e riflessione” - entro la fine del 2017 - con il coinvolgimento di tutti i soggetti sopra indicati, nonché dei dirigenti delle scuole-polo per la formazione, e con la proposta di discussione e approvazione di un documento comune che potrebbe costituire la base per l’Accordo quadro di cui sopra.

Renato Rovetta e Franco Gallo

[1] Ci si riferisce principalmente a quanto è stato possibile verificare monitorando la progressione della attività dei poli formativi in provincia di Pavia e, in particolare, negli ambiti 30 (DS Panzarasa) e 31 (DS Canevari), ma anche a quanto raccolto in altri contesti territoriali in ambito regionale.

[2] Curiosamente il paragrafo 3.5 dell’Allegato, pur essendo intitolato “La scelta dei formatori e le forme di partenariato con altri soggetti”, non riporta alcuna indicazione operativa in merito a dette “forme di partenariato”.

Aggiornamento Anagrafe Nazionale degli Studenti

Istruzioni per le operazioni coincidenti con l’avvio dell’anno scolastico: fino al 27 ottobre saranno disponibili le funzioni per l’aggiornamento dei dati sulle frequenze per le scuole di ogni ordine e grado. Per le scuole secondarie a partire dal 15 ottobre sarà possibile indicare i progetti svolti dal singolo studente e le certificazioni acquisite.

Con nota 19 settembre 2017 prot. n. 2224 il Miur fornisce istruzioni in merito alle operazioni di aggiornamento dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti coincidenti con l’avvio dell’anno scolastico per le scuole, statali e paritarie, dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado, compresi i percorsi di secondo livello.

Una prima novità di quest’anno è la funzione “Consolidamento frequenze”: le scuole hanno a disposizione un cruscotto riepilogativo delle informazioni presenti al SIDI (frequenze e dati di scrutinio) e riferite all’anno scolastico 2016/2017, per verificarne la relativa completezza e correttezza.

Un’altra novità riguarda la modalità di inserimento degli alunni che si avvalgono dell’istruzione parentale: a tal fine è stato introdotto un nuovo stato in aggiunta a quelli di “frequentante”, “trasferito” e “interruzione di frequenza”.

Le funzioni di aggiornamento dei dati sulle frequenze vengono pertanto rese disponibili sul SIDI (“Avvio anno scolastico”)  fino al 27 ottobre 2017. La comunicazione dei dati prevede due fasi:

Fase A – da effettuare esclusivamente sul SIDI – nella quale andranno inserite le informazioni strutturali, a seconda del grado di scuola.

Fase B, nella quale le scuole comunicano i dati legati alla frequenza dell’alunno (dati anagrafici e posizione scolastica) scegliendo tra due modalità operative: 1) inserimento tramite le funzioni SIDI; 2) invio flusso da pacchetto locale di fornitore certificato.

Dopo il completamento di tutte le attività di avvio tramite la funzione “Chiusura attività di avvio”,  si passa alla gestione ordinaria dell’Anagrafe: ciascuna istituzione scolastica deve provvedere a mantenere puntualmente aggiornate le posizioni scolastiche dei propri alunni, registrando tempestivamente ogni evento (nuovi ingressi, trasferimenti, ritiri, abbandoni).

A partire dal 15 ottobre è possibile, per le scuole secondarie di I e II grado, indicare i progetti svolti dal singolo studente e le certificazioni acquisite (ad esempio certificazioni linguistiche, informatiche, ecc.) durante l’anno scolastico.

Il dirigente scolastico ha a disposizione un nuovo strumento, presente nel menu di Anagrafe, riepilogativo delle attività di anagrafe di propria competenza, per verificare la completezza e correttezza dei dati comunicati dalla scuola.


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Bando per la semplificazione amministrativa delle scuole

Una procedura di selezione per individuare un’istituzione scolastica o rete di scuole, che supporti la D.G. Risorse Umane e Finanziarie del Miur nello svolgimento di attività volte a semplificare modalità e strumenti di gestione amministrativo-contabile delle scuole. Domande entro il 29 settembre.

Con decreto direttoriale 15 settembre 2017, n. 1502 il Miur ha emanato un bando finalizzato all’individuazione di una istituzione scolastica ed educativa statale, o di una rete di scuole, che supporti la Direzione Generale per le Risorse Umane e Finanziarie, nello svolgimento di attività volte a semplificare e ad uniformare le modalità e gli strumenti legati alla gestione amministrativo contabile delle scuole, con particolare attenzione ai processi di programmazione, registrazione contabile e consuntivazione.

Il bando è rivolto alle istituzioni scolastiche ed educative statali, di ogni ordine e grado d’istruzione, o loro reti, costituite o costituende, organizzate territorialmente e coordinate da una scuola capofila individuata all’interno della rete stessa. Il progetto riguarderà:

  • la definizione e la descrizione dei processi operativi di programmazione, registrazione contabile e consuntivazione;
  • il disegno dei modelli di bilancio, con particolare riferimento alla possibilità di evolvere il Piano dei Conti e la scheda illustrativa finanziaria in funzione delle specifiche esigenze informative ed operative manifestate dalle Scuole;
  • il disegno di un cruscotto che consenta alle scuole di monitorare e verificare l’andamento complessivo della gestione contabile;
  • la descrizione dei requisiti per l'adeguamento degli attuali applicativi gestionali.

Le candidature dovranno essere tramesse al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca entro e non oltre le ore 12.00 del 29 settembre 2017, esclusivamente mediante posta elettronica certificata all’indirizzo dgruf@postacert.istruzione.it e dovranno riportare nell’oggetto la seguente dicitura: “Proposta progettuale per attività di semplificazione in materia di gestione amministrativo contabile”.

I candidati dovranno trasmettere una proposta progettuale che non superi complessivamente le 20 pagine e che contenga:

  • la presentazione dell’istituzione scolastica o della rete di scuole;
  • la descrizione delle specifiche esperienze pregresse nella realizzazione di progetti aventi ad oggetto tematiche amministrativo-contabili;
  • la descrizione delle modalità di realizzazione delle attività, descrivendo, a titolo esemplificativo, specifici interventi di miglioramento e semplificazione sia dei processi di lavoro che degli strumenti utilizzati adoperati nella gestione finanziario-contabile
  • la descrizione dell’organizzazione complessiva del progetto, del relativo coordinamento e del piano di lavoro di massima proposto;
  • eventuali proposte migliorative rispetto agli obiettivi elencati nel bando.

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Sperimentazione didattica studenti-atleti

Indicazioni operative per l’attuazione del Programma sperimentale, previsto dalla Buona Scuola, per sviluppare una didattica innovativa dedicata a tutti gli studenti-atleti di alto livello iscritti negli Istituti secondari di secondo grado. Domande di partecipazione entro le ore 12.00 del 18 ottobre.

Il decreto Miur n. 935/2015, emanato in attuazione dell’art. 1, comma 7 lettera g) della Legge n. 107/2015, ha fornito l’opportunità alle istituzioni scolastiche interessate di prendere parte ad “…un Programma sperimentale, mirato ad individuare un modello di formazione per sviluppare una didattica innovativa supportata dalle tecnologie digitali e relativa valutazione, dedicata a tutti gli studenti-atleti di alto livello iscritti negli Istituti secondari di secondo grado statali e paritari del territorio nazionale”.

L’obiettivo è quello di supportare la programmazione di azioni efficaci che permettano di promuovere concretamente il diritto allo studio e il successo formativo anche degli studenti praticanti un’attività sportiva agonistica di alto livello.

Con nota 11 settembre 2017 prot. n. 4379 il Miur fornisce alle scuole le istruzioni per aderire al programma.

Gli istituti secondari di secondo grado con studenti-atleti di alto livello sono invitati a redigere un Progetto Formativo Personalizzato (PFP), approvato dal Consiglio di classe, e individuare un docente referente di progetto (tutor scolastico) e un referente di progetto esterno (tutor sportivo) segnalato dal relativo organismo sportivo, dalla Federazione sportiva o dalle Discipline Sportive Associate o Lega professionistica di riferimento.

La sperimentazione prevede una modalità base di partecipazione, tramite l’esclusiva approvazione del progetto formativo personalizzato (PFP), e/o una modalità avanzata di partecipazione con richiesta specifica di utilizzo di un’apposita piattaforma digitale, quale strumento integrativo a supporto della didattica con metodologia e materiali condivisi.

Al fine di supportare le scuole aderenti, il Miur ha pianificato attività di accompagnamento e formazione professionale, specifica per i docenti coinvolti, che saranno avviate nel mese di ottobre.

La nota reca in dettaglio i requisiti di ammissione alla sperimentazione. Le domande di partecipazione dovranno essere inviate esclusivamente attraverso il portare www.monitor440scuola.it seguendo la relativa procedura guidata, che consentirà l’accesso per l’inserimento delle proposte entro e non oltre le ore 12.00 del 18 ottobre 2017.

Gli istituti scolastici saranno ammessi fino ad esaurimento del numero di accessi disponibili, secondo l’ordine di arrivo delle richieste pervenute, fatta salva la verifica dei da parte della Commissione Ministeriale.


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Una bussola per le deleghe

I nuovi decreti legislativi

Le otto deleghe attuative della Buona scuola riguardano aspetti rilevanti del nostro sistema di istruzione: per comprendere i nuovi scenari che si vanno a delineare, Tecnodid propone “Una bussola per le deleghe” (a cura di Giancarlo Cerini, Mariella Spinosi - pp. 256, ed. giugno 2017, euro 22,00).

Il volume contiene i testi integrali degli otto decreti legislativi, corredati di analisi e commenti curati da esperti delle materie interessate. Schede di sintesi e quadri sinottici consentono di orientarsi al meglio nel corpus delle norme, rintracciandone i contenuti essenziali; ulteriori schemi ricostruiscono il quadro delle risorse finanziarie messe a disposizione, e illustrano i provvedimenti secondari (regolamenti, decreti, intese, atti di indirizzo) di prossima emanazione.

Contributi di: Sergio Auriemma, Antonia Carlini, Giancarlo Cerini, Paola Di Natale, Nilde Maloni, Gianna Prapotnich, Angelo Prontera, Paola Serafin, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone.

per informazioni



Lo smartphone in classe: un mezzo di istruzione o di distrazione di massa?

Roberto BALDASCINO

Smartphone: apocalittici o integrati?

Già alla fine dello scorso anno scolastico una dichiarazione del sottosegretario Faraone, che si era espresso in favore dell’uso dello smartphone a scuola, aveva suscitato opinioni contradditore negli addetti ai lavori. Dopo la pausa estiva, all’inizio di quest’anno scolastico, la Ministra Fedeli ha riconfermato ufficialmente tale presa di posizione, preannunciando anche l’imminente istituzione di una commissione di studio ad hoc, in merito alle potenzialità positive nell’apprendimento che l’uso degli smartphone in classe offrirebbe agli studenti. Come sempre accade quando si parla di tecnologie, il mondo della scuola, e non solo, appare diviso tra incondizionati fautori delle novità e strenui luddisti avversi a qualsiasi cambiamento.

In particolare la dichiarazione della Ministra ha suscitato una forte reazione oppositiva, se non una vera e propria ondata di sdegno, da parte di molti che paventavano uno scenario scolastico apocalittico di distrazione di massa con studenti intenti a videogiocare o a chattare nei social network invece di seguire con attenzione e partecipazione le lezioni. In effetti molti avevano frainteso la dichiarazione della Ministra, interpretandola come una sorta di completo endorsement a favore di una libertà assoluta e incondizionata per lo studente di utilizzare lo smartphone a scuola. È stata necessaria un’ulteriore precisazione della stessa Ministra, in cui si indicava l’ovvietà che tale uso poteva avvenire solo per motivi didattici.

Much ado for nothing – Molto rumore per nulla

Il titolo della commedia di Shakespeare Molto rumore per nulla sintetizza meglio la realtà e, per certi versi, l’inutilità di questa diatriba tra sostenitori e contrari agli smartphone in classe. Le dichiarazioni del Ministero non fanno altro che avallare ciò che già da molto tempo è possibile attuare nelle singole scuole. L’utilizzo dello smartphone è già del tutto legittimo se serve per la didattica e per rendere maggiormente partecipi e attivi gli studenti. Tale opportunità deve essere semplicemente esplicitata ed enunciata all’interno del regolamento di istituto. Sarà poi il docente che, di volta in volta, deciderà quando e come strutturare l’attività.

Nel regolamento di istituto si stabiliscono le modalità tecnico-didattiche di tale utilizzo, che possono comprendere o meno anche l’impiego della connessione internet dell’istituto invece che l’abbonamento privato dello studente. In sintesi, al di là delle passate e recenti dichiarazioni ministeriali, l’uso degli smartphone in aula è sempre stato possibile, rispettando le modalità e le condizioni decise ed enunciate nel regolamento di istituto. In aggiunta, come espresso dal Garante per la privacy, è anche possibile impiegare gli smartphone e le altre tecnologie personali per registrare le lezioni, previo consenso del docente, ed esclusivamente per un successivo uso privato. Nell’opuscolo La scuola a prova di privacy[1] c’è un paragrafo intitolato “Registrazione della lezione e strumenti compensativi”, che spiega le modalità per un utilizzo che non vada a ledere la privacy né del docente né degli stessi studenti.

B.Y.O.D. e generazione Z

Lo smartphone è uno strumento tecnologico avanzato in grado di sostituire i computer grazie alla potenza di calcolo ed a sofisticate applicazioni. Anche le limitazioni ergonomiche connesse con lo schermo sono in parte superate, in quanto ormai la dimensione utile visiva ricopre l’intera superficie dello smartphone. La generazione Z dei ragazzi nati tra il 1995 e il 2010, che frequenta attualmente le scuole, ha avuto, nel bene e nel male, un profondo “imprinting” da smartphone. Si tratta dello strumento tecnologico con cui sono cresciuti. Per questo motivo è considerato un’appendice insostituibile, integrata al loro modo di vivere e di relazionarsi con gli altri. Ciò che è mancato è stata una mediazione degli adulti per far comprendere meglio vantaggi e limiti di un uso consapevole.

Di fatto lo smartphone sta surclassando qualsiasi altra tecnologia come computer e tablet. In realtà lo smartphone è anche per gli adulti uno strumento irrinunciabile. Costituisce un vero e proprio ufficio portatile e fonde insieme il lavoro, gli interessi, il tempo libero e il divertimento. Ormai da anni le aziende utilizzano il metodo BYOD (Bring Your Own Device), permettendo l’uso per lavoro delle tecnologie personali. Tale metodo può essere traslato alle scuole e nelle classi prive di tecnologie. Con particolari software[2] il docente può sincronizzare la propria presentazione con le tecnologie degli studenti. Gli stessi smartphone possono diventare dei risponditori per i test che il docente pubblica nelle piattaforme online tipo Moodle. I sensori presenti negli smartphone possono essere usati per simulazioni e misurazioni scientifiche.

Smartphone or not smartphone, that is the question

L’incertezza amletica, se utilizzare in classe o escludere del tutto gli smartphone, è sentita in molti paesi europei. Poco o niente si conosce sulle ricadute nell’apprendimento di un suo uso intensivo in classe. Nel Regno Unito è stata compiuta nel 2015 una ricerca dal CEP (Centre for Economic Performance) su Ill Communication: Technology, Distraction & Student Performance[3] (La cattiva comunicazione: tecnologia, distrazione & performance dello studente). L’indagine ha riguardato le scuole superiori di quattro città britanniche. I risultati di tale indagine, molto circoscritta, hanno fatto emergere possibili effetti negativi sull’apprendimento degli studenti, dovuti alla distrazione tecnologica che determina intermittenti cali di attenzione. Le performance sono state misurate tramite test. Non è però esplicitato quale sia stato l’approccio didattico impostato dai docenti prima di effettuare le prove di verifica.

Come avviene per le attività didattiche tradizionali/analogiche, è fondamentale per un docente sviluppare un progetto didattico, o un’unità di apprendimento, in cui siano esplicitati gli obiettivi cognitivi, socio-affettivi, e come raggiungerli per ampliare le possibilità di successo formativo. Tale condizione è ancora più pressante quando l’attività è mediata da qualsiasi tecnologia. Solo in questo modo si può eliminare la tentazione di utilizzi tecnologici casuali ed estemporanei poco proficui e forieri di inconcludenza didattica.

Roberto Baldascino

[1] Si può scaricare l’opuscolo al seguente link:
http://194.242.234.211/documents/10160/0/Vademecum+%22La+scuola+a+prova+di+privacy%22+pagina+doppia+(anno+2016).pdf.

[2] Il servizio online offerto da Beamium permette di sincronizzare le diapositive del presentatore con tutte le altre tecnologie delle persone che seguono la presentazione. Il sito di riferimento è https://www.beamium.com.

[3] Beland L, Murphy R, Discussion Paper No 1350: Il Communication: Technology, Distraction & Student Performance, ed. CEP (Centre for Economic performance), May 2015 ISSN 2042-2695. Il report può essere scaricato al seguente link: http://cep.lse.ac.uk/pubs/download/dp1350.pdf.

Voglio fare il dirigente!

Maria Teresa STANCARONE

Un tranquillo weekend di Regolamento

Tra proclami e attese, tra rimandi e motivati cambi di rotta, finalmente è stato pubblicato il Regolamento (Decreto 3 agosto 2017, n. 138), in cui vengono definiti le modalità di svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica, la durata del corso e le forme di valutazione dei candidati ammessi. Giusto in tempo per consentire agli aspiranti dirigenti scolastici un weekend settembrino di lettura e sottolineatura dei passaggi più importanti della procedura, un iter che si presenta complesso e che lascia presagire un periodo temporale di svolgimento impegnativo.

Proviamo allora ad analizzare insieme, sinteticamente, il regolamento appena pubblicato, focalizzando i passaggi principali e i contenuti del programma concorsuale, aspetti che troveranno ampio spazio di approfondimento fin dal prossimo numero di Notizie della scuola e nei successivi.

Sintesi della procedura concorsuale in attesa del Bando di concorso

Il Regolamento descrive le modalità di svolgimento del concorso che, sebbene nazionale, sarà organizzato su base regionale.

Requisiti di ammissione

Per partecipare alla procedura concorsuale occorre essere un docente cosiddetto di ruolo, cioè con contratto a tempo indeterminato confermato in ruolo, in possesso di diploma di laurea magistrale, specialistica ovvero di laurea conseguita in base al previgente ordinamento, di diploma accademico di secondo livello rilasciato dalle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, ovvero di diploma accademico di vecchio ordinamento congiunto con diploma di istituto secondario superiore. La principale novità rispetto alle precedenti tornate concorsuali è che i cinque anni di servizio richiesti possono essere stati maturati anche prima della conferma in ruolo, conformemente alla disciplina ed alla giurisprudenza europea e comunitaria in materia.

Eventuale prova pre-selettiva

Qualora il numero dei candidati al concorso per l’ammissione al corso di formazione sia superiore al triplo dei posti disponibili a livello nazionale (evento che si considera scontato), è prevista una prova pre-selettiva organizzata su base regionale, che consiste in un test computer based strutturato in cento quesiti a risposta multipla sugli stessi contenuti oggetto della prova scritta. La base-dati da cui saranno prelevati i quesiti sarà pubblicata sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova.

Concorso di ammissione al corso di formazione dirigenziale

Coloro che superano la prova pre-selettiva, accedono al concorso di ammissione al corso di formazione dirigenziale, composto da una prova scritta e una prova orale. Alla prova scritta viene ammesso il triplo dei candidati rispetto ai posti disponibili per il corso.

La prova scritta consiste in:

a) cinque quesiti a risposta aperta su:

  • normativa scolastica e ordinamenti;
  • teorie delle organizzazioni  complesse;
  • programmazione, gestione e valutazione delle istituzioni scolastiche autonome;
  • gli ambienti di apprendimento;
  • organizzazione del lavoro e gestione del personale scolastico;
  • valutazione ed autovalutazione del personale, degli apprendimenti e del sistema scolastico;
  • elementi di diritto civile, amministrativo, penale;
  • contabilità di Stato e gestione finanziaria della scuola;
  • sistemi educativi dell’Unione Europea;

b) due quesiti in lingua straniera basati sul livello B2 del CEF (il candidato può scegliere tra inglese, francese, tedesco e spagnolo), ciascuno articolato in cinque domande a risposta chiusa sugli ambienti di apprendimento ed i sistemi educativi dell’Unione Europea.

La prova orale verte sugli stessi contenuti della prova scritta, e prevede la risoluzione di un caso riguardante la funzione del dirigente scolastico, oltre alla verifica delle conoscenze informatiche e della lingua straniera prescelta dal candidato.

Corso di formazione dirigenziale e tirocinio

Il corso di formazione dirigenziale è svolto presso le università, ed è organizzato in due mesi di formazione generale, per un totale di 240 ore, e quattro mesi di  tirocinio, integrati da sessioni di formazione erogabili anche a distanza. Le modalità organizzative ed i contenuti delle attività di formazione sono declinati dal Miur, sentita la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), per garantire uniformità ai percorsi in caso di coinvolgimento di più università.

Di seguito i contenuti dei quattro moduli formativi:

MODULO FORMATIVO A

Gestione unitaria delle istituzioni scolastiche: l’autonomia scolastica.

Organizzazione del sistema educativo di istruzione e formazione.

Organizzazione degli ambienti di apprendimento, con particolare riferimento all’inclusione scolastica e alla progettazione.

Innovazione digitale e metodologica.

Alternanza scuola-lavoro: attori e progetti.

Reti tra scuole e rapporto con il territorio.

MODULO FORMATIVO B

Organizzazione del lavoro, gestione e valorizzazione del personale scolastico, con particolare attenzione alla formazione in servizio.

La programmazione e la gestione dell’organico dell’autonomia.

Leadership per l’apprendimento e il successo formativo degli studenti, con particolare riferimento alle tematiche relative all’inclusione scolastica e all’orientamento.

Management e relazione con gli stakeholders esterni ed interni.

La rendicontazione sociale al servizio dell’autonomia scolastica e dei processi di valutazione.

MODULO FORMATIVO C

La responsabilità civile, penale ed erariale del dirigente scolastico.

La gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche, con particolare riferimento al bilancio annuale e alla sua correlazione con la programmazione triennale dell’offerta formativa. Gestione contenzioso scolastico e procedimenti disciplinari.

Diritto di accesso e trasparenza.

Sicurezza sui luoghi di lavoro.

La disciplina dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, applicata al contesto delle istituzioni scolastiche. Relazioni sindacali.

MODULO FORMATIVO D

Il processo di valutazione delle istituzioni scolastiche e del personale scolastico, con particolare riferimento ai dirigenti scolastici.

Il Piano Triennale dell’Offerta Formativa.

Il Rapporto di Autovalutazione e il Piano di Miglioramento delle istituzioni scolastiche.

Progettazione e rendicontazione di attività finanziate con fondi nazionali ed europei.

Al successivo tirocinio, della durata di quattro mesi, da svolgere con il tutoraggio del dirigente scolastico preposto ad una delle istituzioni scolastiche individuate dagli UU.SS.RR., accede chi ha seguito almeno 180 ore del monte ore generale previsto per il corso di formazione dirigenziale. Al termine del tirocinio i candidati, per i quali il dirigente scolastico tutor certifichi la frequenza di almeno i tre quarti dei giorni di effettivo funzionamento della scuola, svolgono una prova scritta che consiste in un elaborato di carattere teorico-pratico sulle materie oggetto dei moduli formativi. Coloro che la superano sono ammessi al colloquio finale, che consiste in quattro domande estratte dal candidato, una per ciascuno dei moduli formativi, nonché in una domanda di carattere tecnico-pratico relativa al tirocinio svolto. E poi, forse, c’è il ruolo.

Quale profilo professionale per la dirigenza delle scuole

La procedura concorsuale che abbiamo sinteticamente descritto rende chiara la complessità del ruolo, ed evidenzia i diversi ambiti nei quali il dirigente scolastico deve sapersi muovere, dimostrando di possedere competenze professionali che presuppongono, comunque, la necessità di un continuo aggiornamento. È anche per questo che il Regolamento prevede di valorizzare, in termini valutativi, le esperienze professionali ed i titoli culturali inerenti la funzione dirigenziale scolastica, rispetto a titoli di servizio ed alle esperienze professionali più strettamente riconducibili alla funzione docente.

Il profilo del dirigente che ne ricaviamo è coerente con quanto descritto dalla legge 107/15 (commi da 78 a 94) ed evidenzia, attraverso la complessità della procedura, il valore strategico della dirigenza per garantire la qualità ed il miglioramento del servizio di istruzione.  

Nel corso dell’espletamento delle prove si assiste, inoltre, ad una sorta di staffetta tra i costruttori delle prove ed i valutatori: il passaggio del testimone va, infatti, dal Comitato tecnico-scientifico istituito con decreto del Ministro per la redazione delle prove della prima fase concorsuale (art. 13 del Regolamento), alla Commissione esaminatrice dei candidati al concorso di ammissione al corso di formazione dirigenziale, nominata con decreto del direttore generale (art. 15 del Regolamento), per arrivare alla Commissione, sempre nominata dal direttore generale, del corso di formazione dirigenziale e tirocinio (art. 18 del Regolamento).

A questo si aggiungano il coinvolgimento delle università, la dichiarata modalità operativa dei moduli formativi, con la previsione dell’esame di casi pratici e l’utilizzo delle tecniche della simulazione e del role-playing, e l’impegnativa procedura di tirocinio in situazione, che infatti presuppone il semiesonero dal servizio per i candidati (ma non le spese di viaggio, vitto e alloggio, che restano a carico dei partecipanti), aspetti che contribuiscono a descrivere l’investimento importante richiesto a chi vuole intraprendere la strada per l’accesso al ruolo della dirigenza scolastica.

Dirigente sì, ma… scolastico

Affrontare una procedura concorsuale non è mai facile, perché ci impegna emotivamente e professionalmente. Ci offriamo volontari per essere valutati, con l’obiettivo di vedere riconosciuto il nostro impegno e raggiungere l’esito atteso: diventare dirigente. Peccato che, accanto a questa qualifica, l’accezione “scolastico” la carichi di incombenze e responsabilità, e troppo spesso la svuoti di riconoscimenti e consensi. Non si vuole certo con questo scoraggiare le legittime aspirazioni di accesso al ruolo della dirigenza scolastica, ma si vuole piuttosto sottolineare quanto la complessità del ruolo presupponga una profonda consapevolezza della dedizione e del tempo necessari a svolgerlo, e quanto i continui tentativi di delegittimazione sociale e politica che subisce possano essere frustranti. Chi oggi vuole intraprendere la professione del dirigente scolastico deve farlo perché ha una forte motivazione, e perché crede davvero che quel profilo professionale, che prima abbiamo fatto emergere dalla lettura del Regolamento, possa e debba essere volano per il miglioramento del servizio di istruzione, e per l’innalzamento della qualità formativa del nostro Paese e dei nostri giovani. Se cosi è, vinca il migliore!

Maria Teresa Stancarone

Smartphone in aula: a breve le Linee Guida

Costituita al Miur una commissione incaricata di redigere le “Linee guida per l’utilizzo dello smartphone in aula”. Il documento verrà diffuso tramite una circolare che sarà inviata a tutte le scuole, e segna un’apertura del Miur verso un uso consapevole dei dispositivi elettronici come nuovi strumenti didattici.

«Li vedo e li frequento, i ragazzi. E so che non si può continuare a separare il loro mondo, quello fuori, dal mondo della scuola». Con queste parole si apre una lunga intervista rilasciata dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, al quotidiano “La Repubblica”, e pubblicata lo scorso 12 settembre.

Siamo di fronte a un’apertura del Miur verso l’uso degli smartphone durante le ore di lezione, che va a ribaltare la prospettiva finora in auge, che vedeva nei dispositivi elettronici “un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente, configurando pertanto un’infrazione disciplinare”.

Così recitava la direttiva 15 marzo 2007, n. 30, recante “Linee di indirizzo ed indicazioni in materia di utilizzo di telefoni cellulari e di altri dispositivi elettronici durante l'attività didattica, irrogazione di sanzioni disciplinari, dovere di vigilanza e di corresponsabilità dei genitori e dei docenti”. A distanza di dieci anni si va verso una modifica di questi orientamenti, attraverso l’emanazione di nuove “Linee guida per l’utilizzo dello smartphone in aula”.

Lo scorso 15 settembre, infatti, si è insediata un’apposita commissione ministeriale incaricata di redigere il documento, la cui diffusione è prevista a breve tramite una circolare che sarà inviata a tutte le scuole.

«Quello che autorizzeremo – dice il Ministro – non sarà un telefono con cui gli studenti si fanno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico». Lo smartphone, infatti, «è uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che dev’essere governata». Il riferimento è a docenti e genitori, che dovranno guidare i ragazzi a un uso consapevole di questi strumenti.


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Concorso dirigenti scolastici: pubblicato il Regolamento

Sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 20 settembre è stato pubblicato il Regolamento che definisce le nuove modalità di selezione e reclutamento dei dirigenti scolastici. Seguirà la pubblicazione del bando. Previsto un corso-concorso in tre fasi per la copertura dei posti disponibili per il prossimo triennio 2018-2021.

Al corso-concorso possono partecipare le docenti e i docenti e il personale educativo di ruolo con almeno cinque anni di servizio. Tre le fasi previste per la selezione: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole.

Leggi il Regolamento

Prova preselettiva

La fase concorsuale prevede una prova preselettiva unica a livello nazionale nel caso in cui le candidature siano almeno tre volte superiori ai posti messi a bando: 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali. La prova sarà svolta al computer. Sarà ammesso allo scritto, in base al punteggio ottenuto (il massimo è 100), un numero di candidate e candidati pari a tre volte il numero dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale.

Prova scritta

  • cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei.
  • due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei.

Prova orale

I candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera.

Corso di formazione e tirocinio

I candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.

Sono previsti due mesi di lezione in aula  e quattro di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza. Al termine le candidate e i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale. Saranno dichiarati vincitori del corso-concorso le candidate e i candidati che saranno collocati in posizione utile in graduatoria generale di merito.

 

Nel comunicato stampa di presentazione il Miur sottolinea come le procedure di assunzione consentiranno di abbattere il fenomeno delle reggenze: i numeri del bando terranno conto delle necessità attuali e del turn over dei prossimi anni.

Preparati con noi al concorso


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici una piattaforma completamente rinnovata

In previsione del prossimo concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD per la preparazione al concorso in una versione completamente rinnovata, alla luce del Regolamento e degli ultimi scenari normativi. Nello specifico, la piattaforma è stata:

- aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;

- integrata con ulteriori contenuti formativi;

- arricchita con nuovi saggi di approfondimento;

- ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

1) Simulazione prova preselettiva

2) Contenuti professionali delle prove

3) Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Regolamento. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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