Scuola7 27 novembre 2017, n. 68

Scuola7

la settimana scolastica

27 novembre 2017, n. 68


In questo numero parliamo di:

Concorso a DS: inizia la corsa ad ostacoli

Una forma mentis adeguata per affrontare la prova preselettiva (R. Baldascino)

Contratto di lavoro: eppur si muove… (M. Gissi)

Three, two, one, go! Ripartono i corsi CLIL (L. Zauli)

Don Milani, un educatore ancora scomodo oggi (P. Silimbani)

Cessazioni dal servizio dal 1° settembre 2018

Piano didattica innovativa per le materie scientifiche

Comunicazione infortuni: nuove funzioni SIDI

Acquisizione dei 24 crediti nelle istituzioni AFAM

Sicurezza nelle scuole: interventi per 2,7 miliardi

A gennaio il nuovo Patto di corresponsabilità


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diConcorso a ostacoli:si comincia con i test
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Concorso a DS: inizia la corsa ad ostacoli

Scarica le slide di sintesi del bando

Il 24 novembre u.s. finalmente dopo quattro anni di attesa è stato pubblicato il bando per il concorso a DS nella Gazzetta Ufficiale, serie speciale, n. 90. Se non ci saranno incidenti di percorso, a partire dall’anno scolastico 2019-2020 le istituzioni scolastiche potranno contare su 2425 nuovi dirigenti. È un evento quasi “straordinario”, mentre sappiamo che le scuole – per ben funzionare – avrebbero bisogno di eventi ordinari e sistematici (ad esempio, di evitare il pernicioso fenomeno delle “reggenze”). È straordinario per l’attesa (quasi quattro anni), ma lo è anche per la complessità del percorso stesso. Si presenta, infatti, come una gara (soprattutto con se stessi) a quattro ostacoli: la preselezione, la prova scritta, la prova orale e la prova finale, dopo un lungo periodo di formazione e tirocinio. L’ostacolo che al momento appare più insidioso è proprio quello iniziale: la preselezione in forma di testing. È un sistema a quiz non specificatamente finalizzato a scegliere “i migliori”, quanto piuttosto a ridurre il numero degli aspiranti dirigenti che, diversamente, diventerebbe ingestibile sul piano organizzativo.

A breve, la casa editrice Tecnodid metterà a disposizione un fascicolo di “Notizie della scuola” interamente dedicato al concorso, con suggerimenti operativi su come affrontare gli argomenti di studio, su come esercitarsi per superare le prove, soprattutto su cosa fare per non arrivare impreparati alla prova scritta.

Sono già disponibili 20 slide di sintesi del bando, a cura di Mariella Spinosi, mentre Roberto Baldascino fornisce di seguito preziosissimi consigli per affrontare la prova preselettiva.

(La redazione)

Una forma mentis adeguata per affrontare la prova preselettiva

Roberto BALDASCINO

Le caratteristiche della prova

Come ben si sapeva da tempo, e come già era successo nel concorso precedente per dirigenti scolastici, il primo scoglio da superare è la prova preselettiva. Per molti candidati sarà la prima esperienza con tale modalità concorsuale. Inoltre il fatto che la prova sia attuata tramite il computer renderà tale attività ancora più temuta. Il bando precisa che la prova preselettiva scatterà nel caso in cui le domande presentate dagli aspiranti dirigenti scolastici superino di tre volte i 2416 posti messi a concorso. Dando per scontato l’ovvietà di tale accadimento, è opportuno esaminare le caratteristiche tecniche di come si presenterà tale prova, per poi formulare alcuni consigli su come affrontarla nel migliore dei modi.

Nell’articolo 6 del bando si delineano le seguenti caratteristiche:

  • la prova nazionale sarà decentrata nelle sedi che gli UU.SS.RR. predisporranno; è svolta in maniera computerizzata e anche in più sessioni;
  • i quesiti cui rispondere saranno cento a risposta multipla;
  • ciascun quesito ha quattro opzioni di risposta, di cui una sola corretta;
  • l’ordine dei 100 quesiti somministrati sarà diversificato per ciascun candidato;
  • i quesiti saranno estratti da una banca dati di 4.000 quesiti, resa nota tramite pubblicazione sul sito internet del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova preselettiva;
  • la prova ha la durata di 100 minuti, al termine dei quali il sistema interrompe la procedura e acquisisce definitivamente le risposte fornite dal candidato fino a quel momento;
  • prima dell'acquisizione definitiva il candidato può sempre correggere le risposte già date;
  • la prova preselettiva assegna un punteggio massimo di 100,0 punti, ottenuti sommando 1,0 punti per ciascuna risposta esatta, 0,0 punti per ciascuna risposta non data e sottraendo 0,3 punti per ciascuna risposta errata;
  • il punteggio della prova preselettiva è restituito al termine della stessa;
  • supereranno la prova i primi 8700 candidati;
  • sono, altresì, ammessi tutti i candidati che abbiano conseguito nella prova preselettiva un punteggio pari a quello del candidato collocato nell'ultima posizione utile.

Cento minuti per cento domande

Cento minuti per cento domande potrebbero sembrare pochi, in realtà tutto dipenderà dalla lunghezza dei testi delle domande e dei quattro item di risposta. Se ci saranno molti testi lunghi la prova potrebbe diventare una corsa estenuante contro il tempo, con un alto rischio di errori dovuti soprattutto ad una lettura superficiale, frettolosa e/o parziale dei quesiti.

Al momento non si sa se nel software che i partecipanti utilizzeranno saranno presenti alcune modalità per segnalare le risposte non date, oppure se ci sarà la possibilità di inserire dei segnaposto (o flag: bandierina digitale di segnalazione). In caso positivo i partecipanti potrebbero evidenziare le domande in sospeso o le risposte incerte e, quindi, avere la possibilità di rivederle più velocemente in un secondo tempo. Ciò sarebbe molto utile, anche perché, come esplicitato nell’art. 6, nella sede di esame non si possono portare neanche semplici fogli su cui prendere appunti.

Un altro aspetto importante è la penalizzazione delle risposte errate. La valutazione negativa (-0,3) è un elemento che ogni partecipante deve tenere bene in considerazione, ed evitare il più possibile risposte casuali, in quanto anche pochi centesimi di differenza nel punteggio finale potrebbero fare la differenza tra il superamento o l’esclusione dal concorso.

Consigli generali

È ovviamente impossibile offrire delle regole auree su cui basarsi per ottenere con certezza il successo nelle prove oggettive. Il numero delle variabili che possono incidere nella prova è infinito. Tale variabilità non è solo legata alle conoscenze acquisite e alla capacità di memorizzazione dei candidati, ma anche agli esperti chiamati a predisporre i 4.000 quesiti. Qualche dubbio sulla correttezza dei quesiti ci resta per l’esperienza del precedente concorso: nel 2011 ben 975 test su 5750 risultarono sbagliati e subito eliminati. È difficile che il Comitato Tecnico Scientifico, pur autorevole e competente, possa garantire, in tempi limitati, la correttezza assoluta di 4.000 quesiti sia nella formulazione delle domande, sia nella correttezza delle risposte.

La correttezza è un elemento decisivo, ma al momento imperscrutabile, almeno fino a quando non si procederà alla pubblicazione dei quesiti.

Suggeriamo comunque alcuni comportamenti, di senso comune, per affrontare al meglio la prova preselettiva:

  • pensare già alla possibile risposta durante la lettura della domanda, per verificarne immediatamente la corrispondenza con i quattro item proposti;
  • leggere attentamente il testo della domanda stando attenti alle possibili negazioni inserite nella frase (Es. Quale dei seguenti elementi non entrano nel piano di miglioramento?). Una lettura affrettata e una conoscenza molto sicura della tematica, può creare una sorta di “cecità” di fronte alla “negazione”, determinando un errore del tutto evitabile;
  • comparare gli item a livello di struttura e di lunghezza. Alcune volte (ma non sempre!!!) un item più articolato e leggermente più lungo degli altri tre, potrebbe nascondere la risposta esatta;
  • ma si potrebbe verificare il contrario: gli esperti che formulano i test possono creare item errati più articolati e più lunghi degli altri;
  • rispondere sempre prima alle domande in cui ci si sente sicuri, tralasciando momentaneamente le altre (per non perdere troppo tempo), anche per capitalizzare un margine di tempo prezioso per controllare alla fine le risposte omesse;
  • interpretare la razionalità degli item. In genere nei quattro item proposti uno è assurdo o privo di fondamento, un altro è solo in parte probabile e rappresenta un distrattore generico. I due item rimanenti hanno una veridicità abbastanza simile tra loro: uno rappresenta un distrattore plausibile ma errato, mentre l’altro coincide effettivamente la risposta esatta[1].

Esercitarsi prima della pubblicazione dei quesiti

Un vecchio proverbio recita “Practice makes perfect” ovvero “la pratica rende perfetti”. Ciò implica che prima che vengano rese pubbliche le domande è necessario esercitarsi il più possibile. Un suggerimento è quello di un allenamento a due fasi, che possono essere eseguite anche parallelamente.

La prima fase consiste nello studiare le tematiche oggetto della prova (i contenuti oggetto del test sono esplicitati nel bando e richiamano le nove aree tematiche dell’art. 10 del regolamento). Durante lo studio è necessario comprendere quali contenuti si prestino meglio alla formulazione di possibili quesiti e, nel caso, evidenziarli nel testo. Libri che sintetizzano le varie tematiche oggetto della prova e/o corsi online sono strumenti essenziali, anche dal punto di vista organizzativo, in quanto facilitano la calibrazione della tempistica e la suddivisione temporale dello studio.

La seconda fase consiste nell’esercitarsi in prove simulate svolgendo dei test in modo da creare un’abitudine mentale allo stress che la prova temporizzata genera (v. Piattaforma Concorso DS, simulazione prova preselettiva).

Esercitarsi dopo la pubblicazione dei quesiti

È strategico concentrare l’attenzione nell’ultimo periodo, da quando i test diventeranno pubblici, su come organizzare uno studio ben temporizzato e proficuo. Ognuno ovviamente ha le proprie modalità di apprendimento, di revisione e di memorizzazione, ma anche in questo caso alcuni consigli generali potrebbero migliorare i risultati.

A livello di tempistica, nel momento in cui verranno pubblicate le domande ci saranno almeno 20 giorni di tempo per esercitarsi. Ciò significa che tutta l’attività dovrà essere ben finalizzata ad uno studio accurato esclusivamente sulle 4000 domande. Nel precedente concorso era possibile scaricare la pubblicazione con tutti i quesiti e le relative risposte. Se si seguirà la stessa modalità, si tratterà di compiere un intenso lavoro di memorizzazione ed esercitazione, che potrebbe essere orientato da alcune strategie:

  • memorizzare la domanda insieme alla sola risposta esatta (trascurando del tutto gli item distrattori), preferendo inizialmente uno studio per tematica;
  • evidenziare le domande con le relative risposte risultate più ostiche, in modo da ritornarci velocemente e ripassarle più volte;
  • sottolineare, nelle domande e soprattutto negli item, se sono evidenti, gli elementi o le strutture linguistico-grammaticali che appaiono comuni o simili, tali che portano a desumere la risposta esatta. In alcuni casi coloro che elaborano le domande e gli item di risposta hanno dei comportamenti sintattico-semantici ricorrenti, paragonabili a veri e propri modus operandi.

Fissare meglio le informazioni

Nel caso in cui sia possibile simulare le prove preselettive digitalmente, si potrebbero privilegiare alcune strategie che aiutano a fissare meglio le informazioni:

  • esercitarsi su alcuni test per ordine tematico, mantenendo sempre le cento domande per cento minuti;
  • studiare, soprattutto nella fase di revisione (post prova simulata), le domande errate in modo da memorizzarle;
  • svolgere parallelamente alcune prove simulate miste, così come verranno proposte nel concorso, e concentrarsi anche in questo caso sulla memorizzazione degli errori;
  • cercare di aumentare di volta in volta il più possibile la velocità di esecuzione delle prove simulate;
  • strutturare l’organizzazione tempistica globale, in cui i primi 15 giorni siano dedicati maggiormente alle aree tematiche e gli ultimi cinque prevalentemente alla simulazione dei test misti, così come avverranno nel concorso.

La possibilità di memorizzare e allo stesso tempo di allenarsi allo stress emotivo, e al mantenimento continuativo della concentrazione per tutto il lasso di tempo della prova informatica, è sicuramente la migliore forma di esercitazione. Un ulteriore aiuto, inoltre, potrebbe derivare dall’apprendere forme di lettura veloce ed appropriate tecniche mnemoniche.

Roberto Baldascino

[1] Si intende genericamente con il termine distrattori gli item considerati di “disturbo”, sia a livello cognitivo, sia a livello temporale, in quanto fanno perdere tempo nella loro interpretazione.

Contratto di lavoro: eppur si muove…

Maddalena GISSI

C’è una luce in fondo al tunnel?

Con l’emanazione dell’Atto di indirizzo all’Aran è stato finalmente avviato il rinnovo dei Contratti collettivi nazionali di lavoro nel settore pubblico. Una spinta decisiva in questa direzione l’aveva data la Corte Costituzionale: con la sentenza n. 178/2015 aveva rilevato che le misure restrittive sulla contrattazione collettiva non potevano assumere natura strutturale, pur lasciandone impregiudicati, per il periodo ormai trascorso, gli effetti economici.

Dopo 7 anni di blocco della contrattazione nella pubblica amministrazione, alla sentenza della Suprema Corte è seguito l’Accordo siglato il 30 novembre 2017 con le Organizzazioni sindacali, con l’impegno del Governo ad una nuova definizione del modello delle relazioni sindacali, all’inserimento anche nel settore pubblico della cosiddetta fiscalità di vantaggio (detassazione e decontribuzione) della retribuzione accessoria legata alla produttività, ed a garantire aumenti contrattuali comunque  non inferiori a 85 euro mensili medi. Si è riaperta così la prospettiva del rinnovo del Contratto collettivo di lavoro per circa 3 milioni e 200mila dipendenti pubblici.

La specificità della scuola

In questo contesto la scuola si trova però in una situazione particolare. Il settore è stato interessato in questi anni da intensi interventi legislativi che ne hanno modificato le modalità di organizzazione del lavoro ed introdotto obblighi ed adempimenti nuovi, accompagnati nel contempo da provvedimenti di riduzione degli organici del personale, recentemente recuperati solo in parte per i docenti.

Agli impegni sempre più gravosi richiesti (si pensi ad esempio alle recenti norme introdotte in materia di obbligo vaccinale o cyberbullismo, o alle limitazioni nella sostituzione del personale assente) non è corrisposto un coerente intervento sulla situazione retributiva. 

Le retribuzioni del personale della scuola sono decisamente inadeguate se si assumono a riferimento parametri europei, e sono quelle che nella P.A. hanno subito la maggiore perdita negli ultimi 10 anni, collocando il personale in fondo alla scala retributiva nel settore pubblico.

La #scuolabenecomune

Appare dunque evidente che per la scuola occorre un impegno particolare; è necessario riconoscere che si tratta di un’infrastruttura essenziale per lo sviluppo del Paese. I sindacati più rappresentativi del settore hanno accompagnato le azioni per il rinnovo del Contratto con una campagna nazionale, utilizzando il significativo hashtag  #scuolabenecomune.

La campagna, che ha avuto il proprio riferimento ideale nel modello della scuola di Barbiana di Don Milani, ha previsto una serie di iniziative in tutta Italia, culminate simbolicamente il 18 novembre scorso al Teatro Giotto di Vicchio, comune del quale fa parte Barbiana. È stata così avviata, ed è ancora in atto, la sottoscrizione di un Manifesto per la scuola, che rilancia un’idea di scuola come bene comune che appartiene al Paese, aperta e inclusiva, fondata sul pluralismo, sull’autonomia e sulla collegialità. Il Manifesto sottolinea l’urgenza di un’alleanza con le Istituzioni pubbliche e la società civile, e del riconoscimento del lavoro e della professionalità di tutto il personale della scuola.

Il rinnovo del CCNL e la valorizzazione del lavoro nella scuola

Per quanto riguarda gli aspetti retributivi, vi sono alcuni nodi che sono comuni a tutto il pubblico impiego. Tra questi la limitatezza delle risorse previste nel disegno di legge di bilancio e la sterilizzazione degli effetti degli incrementi stipendiali rispetto alle soglie reddituali del cosiddetto “bonus 80 euro”. Il superamento di queste soglie a causa degli incrementi contrattuali potrebbe di fatto far perdere il diritto al bonus, assorbendo pertanto gli effetti economici degli incrementi.

Abbiamo apprezzato l’impegno parziale inserito nel decreto fiscale, ma aspettiamo la piena copertura degli oneri derivanti dall’intera neutralizzazione del bonus.

Come abbiamo visto, vi è però anche una specifica questione scuola in ragione del basso livello delle retribuzioni in questo settore, per il quale le OO.SS. richiedono al Governo un’attenzione particolare. Sono state avanzate proposte perché tutte le risorse a vario titolo previste dalla legge 107/2015 confluiscano nei fondi contrattuali per l’Istruzione, e affinché venga costituito anche un Fondo ad hoc volto alla progressiva armonizzazione delle retribuzioni del personale alla media europea. Le OO.SS. hanno inoltre indicato soluzioni per reperire altri fondi, e hanno fatto pervenire alle Confederazioni alcune proposte operative che sono al vaglio dei rappresentanti del Governo e degli esponenti politici che hanno mostrato interesse, ed hanno acquisito la documentazione presentata durante le audizioni.

Le parti sociali chiedono dunque l’introduzione in legge di bilancio di misure specifiche per la scuola.

Una diversa regolazione del rapporto di lavoro

Non meno rilevanti sono gli aspetti di regolazione del rapporto di lavoro.  L’Atto di indirizzo di Comparto affida al rinnovo contrattuale il riordino e il coordinamento delle disposizioni in relazione al recupero di coerenza giuridica, logica e sistematica, che in questi anni è andata smarrendosi a causa delle numerose incursioni legislative sul settore scuola.

Alcuni istituti contrattuali potranno essere regolati in modo omogeneo per Istruzione, Università e Ricerca, ma molti aspetti richiederanno una specifica disciplina, in ragione della particolarità dei settori. Nella scuola inoltre alcuni nodi delicatissimi derivano dalle innovazioni introdotte dalla legge 107/2015, e possono trovare una nuova articolazione anche grazie alle recenti modifiche apportate al Dlgs. 165/2001. Sono note le molteplici problematiche che in questi ultimi due anni hanno creato conflitti e contenziosi tra le diverse componenti scolastiche, a partire dalle procedure per la definizione dei criteri per il bonus premiale; anche l’annosa questione della formazione in servizio dovrà trovare una definitiva soluzione in grado di coniugare gli impegni del personale e la qualità delle iniziative formative. Non meno specifiche sono le questioni relative ai dirigenti scolastici nell’Area dirigenziale.

Avanti piano

Si tratta pertanto di un rinnovo contrattuale di particolare complessità, perché la nuova struttura del Comparto dell’Istruzione e della Ricerca, e le innovazioni introdotte nella regolazione del rapporto di lavoro per via legislativa, non consentono una semplice manutenzione dell’esistente, ma richiedono soluzioni nuove e coerenti su questioni per le quali le posizioni della parte datoriale e dei sindacati non sono così vicine.

La lentezza con la quale sono stati avviati i lavori per il rinnovo del CCNL è probabilmente un segno di questa complessità.

Non solo è stata oltremodo ritardata l’emanazione dell’Atto di indirizzo del Comparto - firmato solo il 19 ottobre scorso - ma anche l’avvio delle trattative risulta essere ancora interlocutorio.

Auspichiamo che si possano trovare con ragionevole tempestività valide soluzioni contrattuali, anche alla luce dell’ormai imminente scadenza della legislatura.

Maddalena Gissi

Cessazioni dal servizio dal 1° settembre 2018

Trasmesse da parte del Miur le indicazioni operative inerenti le cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2018. Il termine per la presentazione delle domande è fissato al 20 dicembre per il personale docente, educativo ed ATA, al 28 febbraio per i dirigenti scolastici.

Con decreto 23 novembre 2017 prot. n. 919 il Miur fissa al 20 dicembre 2017 il termine per la presentazione, da parte del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola, impiegato con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, delle domande di cessazione per raggiungimento del limite massimo di servizio, di dimissioni volontarie, di trattenimento in servizio per il raggiungimento del minimo contributivo, con effetti dal 1° settembre 2018.

Entro il medesimo termine:

  • i soggetti che hanno già presentato le domande di cessazione per raggiungimento del limite massimo di servizio, di dimissioni volontarie, di trattenimento in servizio per il raggiungimento del minimo contributivo possono presentare la relativa domanda di revoca.
  • sono presentate le domande di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale da parte del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola che non ha raggiunto il limite di età o di servizio, con contestuale riconoscimento del trattamento di pensione.

La circolare 23 novembre 2017 prot. n. 50436 comunica che le domande di cessazione dal servizio e le revoche delle stesse devono essere presentate con le seguenti modalità:

  • il personale Dirigente Scolastico, docente, educativo ed ATA di ruolo, ivi compresi gli insegnanti di religione, utilizza esclusivamente la procedura web POLIS “Istanze on line”. Al personale in servizio all’estero è consentito presentare l’istanza anche con modalità cartacea;
  • il personale delle province di Trento Bolzano ed Aosta presenta le domande in formato cartaceo direttamente alla sede scolastica di servizio/titolarità.

Le domande di trattenimento in servizio continuano ad essere presentate in forma cartacea.

Nella domanda di cessazione gli interessati devono dichiarare espressamente la volontà di cessare comunque o di permanere in servizio una volta che sia stata accertata la eventuale mancanza dei requisiti.

Le domande di pensione devono essere inviate direttamente all’Ente Previdenziale, esclusivamente attraverso le seguenti modalità:

  • presentazione della domanda on-line accedendo al sito dell’Istituto, previa registrazione.
  • presentazione della domanda tramite Contact Center Integrato (n. 803164)
  • presentazione telematica della domanda attraverso l’assistenza gratuita del Patronato.

Il termine per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio da parte dei dirigenti scolastici è il 28 febbraio, come previsto dall’art. 12 del CCNL 15 luglio 2010 dell’area V della dirigenza.

Successive indicazioni saranno fornite con riguardo alle cessazioni dal servizio di coloro che hanno avuto il riconoscimento delle condizioni di accesso all’APE sociale.


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Piano didattica innovativa per le materie scientifiche

Gli adempimenti da porre in essere per attivare e realizzare i corsi metodologico-didattici per l’insegnamento delle discipline A28 - Matematica e scienze e A60 - Tecnologia destinati ai docenti della scuola secondaria di I grado. Entro il 4 dicembre saranno selenzionate le scuole-polo cui assegnare le risorse.

Il numero di docenti beneficiari in questa prima fase dedicata alla formazione dei formatori è: 2 docenti della A28 e 2 docenti della A60 per ciascun ambito territoriale di tutto il territorio nazionale (n. ambiti 319) per un totale di n. 1.276 docenti così ripartiti: n. 638 di A28 e n. 638 di A60.

Con nota 21 novembre 2017, prot. n. 49780 il Miur comunica che le candidature delle scuole-polo per la formazione saranno valutate e selezionate da Commissioni nominate dai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali. La valutazione prevede un punteggio massimo di 100 punti nel rispetto dei seguenti criteri:

  • efficacia nella gestione organizzativa di precedenti progetti formativi in favore di personale scolastico con particolare riferimento alla formazione scientifico-tecnologica (max 30 punti);
  • dotazione di strutture laboratoriali di ambito scientifico e tecnologico (max 20);
  • efficacia della gestione amministrativo-contabile dei progetti di formazione ivi compresi gli aspetti di rendicontazione (max 20 punti);
  • qualità e fruibilità dei materiali prodotti dai corsisti nel corso delle iniziative formative che si intende porre in essere e che le istituzioni o reti si impegnano a divulgare (max 30 punti).

Ciascun Ufficio scolastico regionale individua e comunica, entro il 4 dicembre 2017 all’indirizzo formazione.scuola@istruzione.it, l’istituzione scolastica selezionata tra le scuole polo per la formazione a cui assegnare le risorse finanziarie previste.

Le candidature dei docenti saranno proposte dalle Istituzioni scolastiche e corredate da curriculum vitae. Saranno selezionati prioritariamente:

  • docenti di ruolo in servizio che maturino il diritto alla pensione non prima di dieci anni;
  • docenti nell’anno di prova e di formazione;
  • che abbiano frequentato corsi di formazione metodologico-didattica con particolare riguardo alla didattica laboratoriale e a quella orientativa;
  • che abbiano già svolto attività di formazione nel ruolo di formatori o tutor in progetti organizzati da Enti accreditati/qualificati e Università, per la formazione dei docenti.

Gli Uffici Scolastici regionali comunicheranno entro il 18 dicembre 2017 l’elenco dei docenti individuati all’indirizzo di posta elettronica formazione.scuola@istruzione.it.

Il Piano di Ricerca e formazione per una didattica innovativa in ambito scientifico-tecnologico nella scuola secondaria di primo grado si articolerà nelle seguenti fasi:

  • 1 Corso per la Formazione dei formatori che si svolgerà dall’8 al 12 gennaio 2018 presso la scuola polo individuata nel Lazio per un totale di n. 15 ore di lezione, con l’obiettivo di produrre le linee guida del progetto e i materiali per la formazione che saranno usati dai docenti formatori e dai docenti tutor durante la formazione.
  • 3 Seminari interregionali che si svolgeranno dal 15 al 19 gennaio 2018 per la presentazione e l’apertura delle attività di formazione che si svolgeranno nelle tre città individuate dagli USR delle Regioni Lombardia, Lazio e Campania.
  • 18 Corsi di formazione regionale che si svolgeranno da febbraio ad aprile 2018. Ogni singolo corso sarà così articolato: una giornata di 4 ore di lezione frontale e di lavoro di gruppo e 2 giornate di 4 ore ciascuna in attività di laboratorio. I gruppi potranno essere costituiti al massimo di 25 discenti, se il numero è superiore il corso sarà replicato per il numero di giornate necessarie a completare l’elenco dei discenti. Se il corso regionale ha un numero di discenti inferiore a 20 sarà possibile accorpare i corsi secondo il criterio della interregionalità.
  • 16 ore di formazione a distanza su piattaforma e-learning.

La ripartizione regionale delle risorse finanziarie è stata determinata secondo il Decreto Direttoriale 21 novembre 2017 prot. n. 1223. È necessario assicurare l’avvio delle attività formative entro gennaio 2018.


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Comunicazione infortuni: nuove funzioni SIDI

È stata adeguata, in collaborazione con l’INAIL, l’area applicativa SIDI Gestione Denunce di infortunio, al fine di gestire le Comunicazioni di infortunio a fini statistici e informativi come previsto dalla normativa vigente (decreto legislativo n. 81/2008 e successive modifiche e decreti applicativi).

La Comunicazione di Infortunio è l'adempimento obbligatorio, previsto e sanzionabile per legge, a fini statistici e informativi, al quale è tenuto il datore di lavoro in caso di infortunio sul lavoro dei lavoratori dipendenti o assimilati che comportino l’assenza di almeno un giorno escluso quello dell’evento. Per l’invio della comunicazione di infortunio la durata della prognosi riportata sul certificato medico deve essere compresa nell’arco di tempo da uno a tre giorni escluso quello dell’evento.

Nel caso un infortunio nasca con una prognosi inferiore ai tre giorni che successivamente, a seguito di ulteriore certificato medico, diventi superiore ai tre giorni, il datore di lavoro dovrà inviare inizialmente la Comunicazione di infortunio e poi, ricevuta notizia del prolungamento di prognosi, la Denuncia di infortunio.

L’obbligo normativo dell’invio della comunicazione prevede, come per la denuncia, che il datore di lavoro invii la comunicazione entro le 48 ore dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico.

Con nota 20 novembre 2017, prot. n. 2736 il Miur comunica che accedendo all’area SIDI “Gestione Denunce di Infortunio INAIL” sarà possibile selezionare la tipologia di adempimento: Comunicazione di Infortunio / Denuncia di Infortunio.

Selezionando Comunicazione di Infortunio, sarà possibile procedere con l’inserimento di una nuova comunicazione scegliendo la gestione “conto stato” oppure “ordinaria”. Terminata la compilazione di tutte le sezioni sarà possibile procedere con l’invio in cooperazione applicativa della comunicazione di infortunio.

Il buon esito dell’invio della comunicazione sarà notificato all’utente tramite un apposito messaggio, con relativa ricevuta di ritorno. Una volta inviata con esito positivo, la comunicazione di infortunio non potrà essere rettifica e/o integrata.

A differenza delle denunce, per le comunicazioni di infortunio il modulo del datore di lavoro, in formato pdf, sarà disponibile solo in caso di invio con esito positivo e sarà quello restituito dall’ente assicurativo, così come avviene per la ricevuta di invio.

Come per la denuncia, è prevista la figura del delegato, in qualità di chi compila e autocertifica la comunicazione, che potrà essere prescelto dal proprio datore di lavoro, responsabile del procedimento amministrativo, mediante abilitazione all’utilizzo delle preposte funzioni con le usuali modalità di profilatura:

  • i dirigenti scolastici, come referenti della sicurezza (provvisti del profilo di amministratore per l’area Denunce di Infortunio INAIL), potranno procedere autonomamente profilando il proprio personale delegato;
  • i dirigenti amministrativi potranno rivolgersi al proprio referente della sicurezza richiedendo l’abilitazione del proprio personale delegato.

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Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata, alla luce del Bando e degli ultimi scenari normativi.

Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Bando. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione



Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo

Three, two, one, go! Ripartono i corsi CLIL

Lorella ZAULI

Una lunga attesa… CLIL non muore si rivede!

Dopo aver trascorso diverso tempo chiusi in un cassetto, rivedono finalmente la luce i corsi CLIL, e lo fanno con la nota della Direzione generale per il personale scolastico n. 49851 del 21 novembre 2017.

Utilizzando i fondi del DM 751/2017 (ex lege 440/1997), nello specifico l’art. 36, viene assegnata per l’organizzazione e l’avvio di corsi linguistici e metodologico-didattici CLIL la cifra complessiva di un milione e cinquecentomila euro, che viene ripartita sulla base dei fabbisogni regionali. Una somma sostanziosa, dunque, che tuttavia arriva ben due anni dopo le ultime azioni nazionali, a completamento dei percorsi formativi avviati con il precedente DM 435/2015. L’insegnamento di una lingua straniera, generalmente l’inglese, veicolato attraverso i contenuti di una disciplina non linguistica[1], è una pratica didattico-metodologica diffusa in tutta Europa che, pur inserendosi in un ampio e interessante dibattito culturale sull’espansione dell’inglese quale lingua universale, itineraria, panterrestre, fu accolto da molti docenti con interesse, partecipazione e addirittura entusiasmo, tanto che le richieste di formazione superarono presto l’offerta.

Dove eravamo rimasti?

Dello stato dell’arte e delle precedenti generazioni di corsi CLIL abbiamo già parlato in precedenti contributi, ai quali rimandiamo[2]. In questa sede ne ricordiamo solo gli ultimi sviluppi e riferimenti normativi:

  • la metodologia CLIL è inserita nel primo dei 17 obiettivi formativi prioritari di cui al comma 7 dell’unico articolo della legge 107/2015. Tali obiettivi, dunque anche quello inerente il CLIL, vengono poi integralmente riportati nel PECUP allegato al DLgs 61/2017 sulla revisione dei percorsi di istruzione professionale (IP), indicando alle istituzioni scolastiche che offrono percorsi di IP di progettare attività finalizzate al raggiungimento di tali obiettivi;
  • il DM 797/2016 (piano di formazione docenti 2016-19) riporta tra le azioni nazionali riguardanti la priorità 4.4 (competenze di lingua straniera) percorsi di formazione linguistica e metodologica per il CLIL rivolti a 40.000 insegnanti. Parte di questi percorsi erano inseriti in un cronoprogramma previsto già a partire dal 2016-17, che tuttavia non è stato poi avviato o monitorato;
  • la nota DGPER n. 47777 dell’8 novembre u.s. stabilisce che le iniziative sulle lingue straniere pianificate dalle scuole-polo per la formazione dovranno tenere conto dei percorsi previsti dal DM 851/2017 e non sovrapporsi a essi.

Le prossime mosse

Le precedenze nelle iscrizioni

La citata nota 49851 affida agli Uffici Scolastici Regionali le azioni da porre in essere per attivare e realizzare i corsi finanziati (76 metodologico-didattici e 64 linguistici, spalmati su tutto il territorio nazionale). Tali corsi sono destinati in via prioritaria ai docenti che nel corrente anno scolastico insegnano una disciplina non linguistica di indirizzo nel quinto anno degli istituti tecnici, e una disciplina non linguistica nel quinto anno dei licei, nonché nel terzo e quarto anno dei licei linguistici. I Dirigenti scolastici candidano i propri docenti e gli UU.SS.RR. definiscono gli elenchi degli ammessi e li trasmettono ai soggetti erogatori dei corsi.

Le scuole-polo

Gli UU.SS.RR. individuano per la gestione amministrativa delle azioni CLIL su scala regionale un’unica istituzione scolastica, selezionandola tra le scuole-polo per la formazione di ambito. I tempi sono piuttosto incalzanti: entro il 4 dicembre gli UU.SS.RR. dovranno comunicare il nominativo alla Direzione Generale; ciò presuppone che la commissione esaminatrice dovrà acquisire le candidature in tempi strettissimi e in tempi altrettanto celeri esaminarle, valutarle e stabilire la scuola assegnataria dei finanziamenti. Dal canto loro, le scuole-polo che desiderano candidarsi avranno pochissimi giorni per elaborare una proposta progettuale coerente, adeguata e di qualità.

Gli enti che erogano i corsi

A questo punto gli UU.SS.RR., d’intesa con la scuola-polo assegnataria dei finanziamenti, individuano, tramite avvisi pubblici a livello regionale, i soggetti che erogheranno i corsi linguistici e le università che erogheranno i corsi metodologico-didattici (in base al DD n. 6/2012 questi ultimi possono essere realizzati esclusivamente dalle università), sulla base di specifici requisiti. Anche tali candidature saranno esaminate da una apposita commissione (la medesima delle candidature delle scuole-polo o un’altra?).

L’avvio dei corsi

Entro il 15 febbraio 2018 gli UU.SS.RR., d’intesa con la scuola-polo individuata a livello regionale, daranno l’avvio ai corsi. Si tratta di una scadenza piuttosto ravvicinata, considerando i numerosi adempimenti richiesti e i tempi tecnici degli avvisi pubblici e delle candidature. Anche in questo caso è prevista l’istituzione di una commissione (la terza?).

Corsi linguistici e corsi metodologici

I corsi linguistici standard, per docenti con una conoscenza minima di livello B1, attestabile anche mediante test di posizionamento, avranno la durata complessiva di otto mesi e 130 ore, di cui almeno 60 in presenza; eventuali corsi brevi avranno la durata massima complessiva di sei mesi, con un numero proporzionato di ore in presenza e online. L’attività on-line dovrà essere monitorata da un tutor ed erogata attraverso una piattaforma. I corsi metodologico-didattici, riservati a chi possiede una competenza linguistica pari o superiore al livello B2 QCER, si caratterizzano come corsi di perfezionamento di 20 CFU. Corsi e iscrizioni andranno caricati sulla piattaforma SOFIA.

Oltre l’inglese

Sono previste modalità particolari per le lingue diverse dall’inglese, per le quali potrebbe non essere possibile riuscire ad attivare corsi con almeno 20 docenti. In questo caso viene suggerita l’erogazione di un contributo pro-quota per ogni insegnante (400 euro per la frequenza di corsi standard, 200 per la frequenza di corsi brevi). Lodevole iniziativa, anche se di non semplice applicazione.

Questioni aperte

Restano sul piatto, oltre a quelle già accennate, diverse questioni:

  • Non ci sono riscontri della rilevazione delle classi coinvolte nell’insegnamento CLIL richiesta ai licei e agli istituti tecnici nel mese di marzo tramite funzione SIDI. Tale metodologia è davvero entrata nell’ordinamento o vige ancora una fase sperimentale, con un numero parziale di classi e una percentuale ancora lontana dal 50% suggerito dalla nota 4969 del 25 luglio 2014, tuttora vigente nonostante si parlasse di norme transitorie per l’a.s. 2014-15?
  • Che fine ha fatto la piattaforma miurambientelingue.it che fungeva da anagrafe nazionale dei docenti formati e in formazione CLIL, e nella quale furono investiti tempo e risorse? Non ve n’è menzione nella nota 49851: sarà sostituita da un’altra modalità di monitoraggio e di riscontro?
  • Quali criteri di priorità adottare per la costituzione degli elenchi dei docenti ammessi ai corsi? Ad esempio, fatti salvi i requisiti perfetti di cui si diceva in apertura, si darà la precedenza a chi insegna a tempo indeterminato in un istituto professionale o a un professore di liceo con un contratto a tempo determinato?
  • E, last but not least, l’alta motivazione registrata quando iniziarono i corsi si sarà mantenuta o, stante la discontinuità, non ci sarà più la corsa ai (pochi) posti disponibili? Ci auguriamo ardentemente di no, e che la certificazione CLIL sia ancora una meta agognata e perseguita con impegno ed entusiasmo da tanti insegnanti competenti e preparati.

Inglese sì, ma senza dimenticare il glorioso italiano

Non v’è dubbio che per insegnare una disciplina, seppur parzialmente, attraverso l’uso veicolare di una lingua straniera, sia richiesto ai docenti un’ottima conoscenza sia della disciplina di insegnamento sia della lingua straniera in cui essa è veicolata. Una conoscenza sommaria, modesta, approssimativa non giova agli studenti, anzi forse addirittura nuoce; d’altra parte la lingua italiana non può e non deve in un prossimo futuro essere relegata a lingua degli affetti e della colloquialità. Essa ha una prestigiosa tradizione anche scientifica, e deve continuare a essere la lingua delle scienze e delle arti. I nostri giovani devono avere una solida preparazione che permetta loro di andare in Europa e nel mondo per significative esperienze di studio e di lavoro, e di poter tornare con un bagaglio professionale ed esperienziale tale da consentire loro di utilizzare appieno la nostra gloriosa lingua, di arricchirla di significati e di conservarne, anzi incrementarne le magnifiche potenzialità, in Italia e nel mondo. Se il CLIL perseguirà questa strada, lunga vita al CLIL!

Lorella Zauli

[1] L’acronimo CLIL sta per “Content and language integrated learning”.

[2] http://www.notiziedellascuola.it/istruzione-e-formazione/news/ripartono-i-corsi-per-insegnare-con-il-clil

http://www.scuola7.it/2017/39/?page=2

http://www.scuola7.it/2017/51/?page=1

Don Milani, un educatore ancora scomodo oggi

Paola SILIMBANI

Le passioni forti per l’educazione

Don Milani scuote ancora le nostre coscienze, perché si ribella alla scuola che presuppone discriminazione sociale, che disattende al dettato costituzionale della rimozione degli ostacoli al diritto di istruzione.

Il suo è stato un impegno strenuo a portare gli ultimi a un livello alto. Questa istanza continua ad appartenerci, e a metterci in crisi di fronte ai ragazzi problematici, e non solo a quelli discriminati. Spesso ci sentiamo impotenti nella complessità dell’emergenza educativa che affrontiamo ogni giorno, nella scuola di oggi di ogni ordine e grado.

Per la mia generazione Don Milani ha segnato sicuramente uno spartiacque tra la scuola che abbiamo frequentato da studenti e quella in cui abbiamo creduto, scegliendo la professione di docenti.

Vangelo e Costituzione

Don Milani è stato una personalità ricca e propositiva, che ha avuto come primo obiettivo quello di individuare la vera funzione della scuola come luogo della ricerca di una verità capace di scalzare preconcetti, luoghi comuni, convenzioni, alibi ideologici, che di fatto hanno mortificato il processo di costruzione di una scuola e di una società democratiche.

Vangelo e Costituzione l’hanno portato ad individuare l’urgenza dell’istruzione, nella padronanza della parola, come un diritto da acquisire con fatica. Si è posto come autorità severa per comunicare ai ragazzi una dedizione al suo obiettivo: uscire dall’emarginazione per raggiungere la libertà del pensiero critico. Lo fa in modo "autoritario", ma con l’autorevolezza di chi conosce lo sforzo e l'impegno della conquista: “saper usare la parola distingue chi comanda da chi è destinato ad obbedire”.

È la lingua che ci fa uguali…

Don Milani parte dalla lingua madre con un approccio comunicativo sociale, collaborativo e curioso, dalla lingua dell’agire quotidiano, dalla lingua del lavoro, indispensabile per l’apprendimento della lingua della comunicazione autentica.

Il fatto che reclami una funzione sociale della lingua è perché parte dalla pragmatica della comunicazione, sostanziale presupposto della costruzione del pensiero. Se non si intercetta questo potenziale comune, e non gli si dà lo spessore attraverso la disciplina del codice linguistico, si rischia di enfatizzare e di cristallizzare questo potenziale, senza innestare la marcia del passo successivo, che è appunto quella dell’apprendimento strutturato e sistemico della lingua.

L’educazione alla cittadinanza attiva

Il processo di insegnamento-apprendimento vede di volta in volta il giovane come soggetto attivo, come interlocutore attento e curioso del fenomeno che sta indagando, mai solo, ma sempre in interazione, in collaborazione, in aiuto reciproco con altri interlocutori, adulti, educatori, giornalisti, uomini di cultura, artisti, professionisti, tutti coloro che hanno qualcosa di vero da dirti, compagni di scuola, in un approccio dinamico mai concluso. Questo è ciò che per noi oggi è l’educazione permanente, un apprendimento sociale, che realizza la cittadinanza attiva attraverso un sapere costruito in maniera responsabile e collettiva.

Per questo Don Milani boccia chi ideologicamente imposta una scuola progressista fondata sui diritti acquisiti e non su una doverosa pratica di apprendimento. “Padroni nell’edificio della lingua” per entrare nel linguaggio ed esserne responsabili. L’uguaglianza, che è suo obiettivo, si basa proprio sulla complessità di dare occasioni diverse di incontro, di scambio e di apprendimento a bisogni e potenzialità diversi.

Il tempo della ricerca e della riflessione

La grande novità di Don Milani, che permane anche come sfida per la scuola del terzo millennio, si gioca sul criterio base del tempo. È il tempo dell’attesa di una domanda, di una ricerca, di un dialogo, della correzione degli elaborati, fino ad arrivare all’efficacia comunicativa e non alla risposta immediata. Per costruire il sapere la scuola diventa un laboratorio, dove si sperimenta la ricerca delle informazioni, oggi facilitata dalle nuove tecnologie informatiche, dove la memoria di un lavoro collettivo rimane, e su cui si può sempre intervenire.

Per realizzare questa scuola è uscito dagli schemi istituzionali della scuola pubblica, con i limiti di allora, e ha fondato la scuola popolare di S. Donato e poi Barbiana. Sono luoghi emblematici, luoghi significativi e autentici della crescita democratica, dell’esperire, dell’incontrare testimoni ed esperienze culturali alte e molteplici, con il rigore e l’obbedienza alla parola, limata come uno scultore toglie la materia in eccesso per arrivare all’essenza e al cuore della forma. Questo era il metodo del testo collettivo impresa comune, laboratorio didattico in cui ognuno faceva la propria parte.

Le tante “Barbiana” di oggi

L’esperienza di Barbiana oggi è riscontrabile in tante realtà di periferia, di conflitto, di confine, di nuovi disagi che incontrano i vecchi disagi irrisolti; rimangono sempre esperienze eroiche, perché basate sull’urgenza e non su una volontà democratica di cambiamento, non su una riflessione matura sulla scuola o su un processo di cambiamento.

Paola Silimbani

È in corso di pubblicazione il volume di Luciano Rondanini "Don Lorenzo Milani. La lezione continua" edito dalla Tecnodid.


Acquisizione dei 24 crediti nelle istituzioni AFAM

Il Miur ha fornito chiarimenti sulla documentazione e alle attività necessarie per l'acquisizione presso accademie e Conservatori dei 24 crediti formativi accademici quali requisito per l'accesso al concorso nei ruoli di docente nella scuola secondaria.

I chiarimenti vengono forniti con nota 17 novembre 2017 prot. n. 32688. La certificazione attestante il raggiungimento dei 24 CFA dovrà essere rilasciata esclusivamente dall'Istituzione presso la quale gli stessi sono stati acquisiti. Nel caso di competenze acquisite nel corso del curriculum precedente dello studente, la suddetta certificazione dovrà comunque essere presentata in un unico documento che verrà rilasciato dall'Istituzione che per ultima in ordine di tempo ha erogato le attività formative richieste.

Per quanto riguarda i costi del certificato finale si rinvia ai limiti di costo espressamente individuati all'art. 4 commi 1 e 2 del DM 616/2017. Per quanto attiene ai costi degli eventuali attestati si rinvia ai regolamenti interni delle Singole Istituzioni AFAM.

Laddove vengano riconosciuti come validi più di 24 CFA in due dei quattro ambiti previsti, è comunque necessario conseguire almeno 6 CFA in uno degli altri due ambiti rimanenti per poter ricevere la certificazione necessaria ai fini concorsuali.

I crediti acquisiti all'interno del percorso per i 24 CFA possono essere contati anche per il soddisfacimento dei requisiti, espressi in termini di crediti in determinati SAD, per l'accesso alle classi di concorsuali per l'insegnamento.

Il semestre aggiuntivo è riconosciuto agli studenti iscritti a un corso accademico triennale e biennale delle Istituzioni AFAM che facciano domanda per acquisire totalmente o anche parzialmente i 24 CFA come crediti aggiuntivi e non curriculari.

Non si ritiene possano introdursi limitazioni numeriche all'accesso degli aspiranti candidati. Nel caso di difficoltà logistiche della singola Istituzione, la stessa potrà eventualmente attivare Convenzioni con altre Istituzioni, al fine di soddisfare e sostenere le richieste di iscrizione o replicare più cicli del percorso nel corso dello stesso anno accademico.


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Sicurezza nelle scuole: interventi per 2,7 miliardi

In occasione della Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, lo scorso 22 novembre il Ministro fedeli ha firmato due provvedimenti che sbloccano in totale 2,7 miliardi di euro per l’adeguamento sismico delle scuole e gli interventi nel triennio 2018-2020.

L’evento organizzato a Roma per la celebrazione della Giornata ha visto la firma di un decreto di autorizzazione di 1.058 milioni di euro ai comuni per l’adeguamento sismico delle scuole, e di un Protocollo di intesa con la Bei (la Banca europea per gli investimenti) e la Cassa depositi e prestiti che dà avvio alla programmazione 2018-2020 per 1,7 miliardi (di cui 400 mln residui della precedente).

Inoltre è stata inaugurata la mostra dei 51 progetti vincitori del concorso Scuole Innovative previsto dalla Buona scuola, cui hanno partecipato 1.238 progetti per scuole all’avanguardia, sostenibili e a misura di studente, efficienti dal punto di vista architettonico e energetico.

Ancora, è stato annunciato che il progetto di scuola nato dalle idee dei ragazzi e reso realizzabile grazie al contributo dell’architetto Mario Cucinella sarà realizzato nella zona di Macerata.

È previsto un programma per la formazione sulla sicurezza in raccordo con la Protezione civile e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.


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A gennaio il nuovo Patto di corresponsabilità

A dieci anni di distanza dall’emanazione del Patto di corresponsabilità, lo scorso 21 novembre si è tenuto al Miur un incontro per il rinnovo del documento. Insieme al Ministro Fedeli anche Giuseppe Fioroni, Ministro dell’Istruzione nel 2007, anno di nascita del Patto.

L’incontro, intitolato “Verso il nuovo patto di corresponsabilità”, ha avviato i lavori per innovare e rinnovare il testo, coerentemente con i cambiamenti in atto nella società contemporanea.

I rappresentanti dei Forum delle associazioni dei genitori e degli studenti, alcuni protagonisti del mondo scuola, i componenti del tavolo tecnico che sta curando anche i lavori per la definizione di una proposta di riforma sulla rappresentanza, hanno illustrato un pacchetto di proposte di modifica.

Tra queste: l’estensione del Patto alla scuola primaria, una  maggiore chiarezza del procedimento sanzionatorio, il miglioramento e il rafforzamento della comunicazione fra scuola e famiglia e fra scuola e studenti.

Alla base degli aggiustamenti restano i principi informatori di legalità, condivisione e convivenza tra le parti, affinché si possa migliorare la comunicazione tra giovani, famiglie e scuole e rafforzare la partecipazione responsabile di tutti i soggetti di fronte alle nuove sfide educative.

Si propone anche di modificare il nome da Patto Educativo di Corresponsabilità a Patto di Corresponsabilità Educativa, modifica che trova il proprio asse fondante nel principio di collaborazione e dialogo tra tutte le componenti della comunità scolastica, nell’ottica di una rinnovata alleanza fra scuola e famiglia, fra scuola e studenti, in una unione di intenti, in un clima di condivisione che metta al centro l’interesse dei ragazzi.

Il Ministro Fedeli ha assicurato che i lavori proseguiranno a passo spedito, e ha annunciato una nuova versione del Patto entro gennaio.


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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