Scuola7 29 gennaio 2018, n. 75

Scuola7

la settimana scolastica

29 gennaio 2018, n. 75


In questo numero parliamo di:

Caro amico ti scrivo… (M. Muraglia)

Valutazione dei dirigenti: primi exit-poll (M.T. Stancarone)

Si scrive device, si legge smartphone (R. Baldascino)

Un manifesto per un’alternanza scuola-lavoro di qualità (D. Ciccone)

Sistema integrato zero-sei: in Gazzetta Ufficiale il Piano di azione

Istituito il Quadro nazionale delle qualificazioni

Concorso dirigenti scolastici: nomina commissione

Cessazioni dal 1 settembre 2018: istruzioni

Nuove frontiere per l’insegnamento della filosofia

Affidamento del servizio di cassa: questionario


Settimanale di informazione scolastica.
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Parliamo diCaro amico ti scrivo...Le prove d'esame di terza media
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Caro amico ti scrivo…

Le prove scritte per l’esame di terza media

Maurizio MURAGLIA

La Commissione “Serianni”

L’art. 7 del DM 741/2017, che discende dal D.Lgs. 62/2017, individua finalità e tipologie della prova scritta di italiano prevista per l’esame di Stato che conclude il primo ciclo. Sappiamo che il Miur ha incaricato una commissione, presieduta dal prof. Luca Serianni, di elaborare un documento di orientamento per la redazione di tale prova.

La commissione era composta da Massimo Palermo, ordinario di linguistica italiana all’università per stranieri di Siena, Nicoletta Frontani, docente di lettere presso il liceo classico “Augusto” di Roma, Antonella Mastrogiovanni, docente e collaboratrice dell’Invalsi, Carmela Palumbo, Capo del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del Miur. Non si comprende perché la componente docente sia stata attinta dal liceo classico e non, com’era certamente possibile e auspicabile, dallo stesso primo ciclo di istruzione cui si riferisce il testo.

Le proposte per la prova scritta

Le indicazioni della commissione contengono, dopo una breve premessa, delle linee-guida per l’elaborazione delle tracce riferibili alle tre tipologie individuate dal decreto: testo narrativo e descrittivo (A), testo argomentativo (B), comprensione e sintesi di un testo (C). Il decreto prevede anche la possibilità di una prova strutturata in più parti riferibili alle tipologie anzidette. Per ciascuna delle tipologie il documento enuncia principi didattici e propone esempi.

Val la pena qui, al di là del dettaglio che è possibile rilevare da un’attenta lettura del testo, evidenziare alcuni principi di fondo, che peraltro vengono da lontano. Basti dire che la presunta mediatica presa di distanza dal vecchio “tema” che questo documento sosterrebbe ha già superato i quarant’anni di vita, se si considera l’anno di pubblicazione delle Dieci Tesi per un’educazione linguistica democratica, la cui rilettura comunque gioverebbe ancora a tutti gli insegnanti di italiano.

Scritture e riscritture

Proprio l’idea di un insegnamento linguistico dal respiro educativo sembra trapelare dai suggerimenti della commissione. La lingua, concepita quale veicolo di cittadinanza, per essere “imparata” dev’essere agita, situata, finalizzata. E gli insegnanti del primo ciclo sono invitati a costruire la padronanza linguistica gradualmente “fin dal primo anno del ciclo”, con evidente richiamo alla verticalità che sorregge l’impianto delle Indicazioni Nazionali. È un effetto di retroazione, quel che l’esame deve produrre, fondato sul principio che l’acquisizione di padronanze linguistiche non si ottiene dall’oggi al domani, ma si sostanzia di pratiche reiterate e rese consapevoli.

Tra queste il ruolo-principe lo assume quella del riassunto, suggerito addirittura in premessa. Anche in questo caso la semplificazione mediatica ha parlato di ritorno del “vecchio riassunto” addirittura come prova di esame (La Repubblica: “La rivincita del riassunto, da noioso compito a casa a prova di esame”), ma in realtà sotto questo nome occorre rubricare la feconda pratica della riscrittura, a cui il documento attribuisce grande valore formativo.

Gli usi della lingua

A leggere il documento si scorge chiaramente un orientamento didattico funzionalistico, volto allo sviluppo di competenze comunicative e linguistiche. Si parla infatti di apprendimento attivo, rinforzato da tracce e stimoli di scrittura contestualizzati, e gli esempi proposti assumono l’aspetto di compiti autentici: “immagina che…”, “il tuo racconto ha come scopo…” ecc. Da questo punto di vista si può ritenere che la didattica sottesa agli orientamenti per le tracce di esame sia coerente con l’elaborazione ministeriale rinvenibile nelle Indicazioni nazionali (2012) e nelle Linee guida per la certificazione delle competenze (2018). Va detto anche che la commissione, che si accinge a porre mano alla prova di italiano dell’esame finale delle superiori, avrà agito secondo criteri di continuità tra i due cicli.

Non mancano riferimenti alla creatività e al piacere della lettura. Il documento, cioè, vuole evitare che l’idea di traccia orientata o strutturata, con consegne certamente meno generiche di quelle del vecchio tema, finisca per coartare gli slanci creativi degli allievi e per mortificare il desiderio di leggere. Si propone un equilibrio, dunque, tra dimensione strutturata e orientata delle tracce e libera attitudine inventiva dei discenti.

La verifica della comprensione di un testo

Un punto del documento sembra contenere un’ambiguità forse riconducibile alla preoccupazione di accreditare le prove Invalsi di italiano quali stimoli capaci di fare emergere la comprensione dei testi. Nell’illustrare la tipologia C, dopo un ulteriore elogio della pratica di scrittura, gli estensori del documento scrivono che “una prova del genere (di riscrittura di un testo) rappresenta anche un’occasione per verificare l’effettiva comprensione di un testo dato, attraverso domande a risposta chiusa che propongano affermazioni ricavate dal testo, secondo l’alternativa vero/falso o attraverso domande a risposta multipla”. Non si capisce se la comprensione di un testo dato si manifesti attraverso la riscrittura (che è un’attività aperta o semiaperta) oppure attraverso item chiusi. Questi ultimi vengono proposti in chiusura di documento quali possibilità di verifica della comprensione.

In realtà la questione di come sia possibile verificare davvero la comprensione di un testo rimane aperta. Il documento si occupa delle prove di esame e propone esempi aperti, di creazione orientata, riscrittura, contestualizzazione e interpretazione. Soltanto in chiusura strizza un occhio benevolo alle risposte multiple strutturate.

Quante valutazioni? Alcuni perché

Due mesi prima dell’esame agli allievi sarà proposta la prova standardizzata che ha altre caratteristiche, che includono conoscenze grammaticali. Poi gli alunni riceveranno una valutazione in decimi della prova di italiano, che confluirà nella valutazione globale dell’esame e infine nella media del tutto col voto di ammissione. Usciranno quindi dal primo ciclo con un voto in decimi. Contestualmente riceveranno la certificazione delle competenze con l’indicazione di un livello per la padronanza in lingua madre ed un livello per la prova Invalsi affrontata due mesi prima (con descrittori elaborati dallo stesso Istituto e comunicati alle scuole). Da tutte queste valutazioni qualcuno, che riceve l’allievo nel secondo ciclo, dovrà comprendere con quale padronanza linguistica egli si presenta.

Questione complicata, quella valutativa, che ovviamente esulava dagli scopi della commissione.

Maurizio Muraglia

Valutazione dei dirigenti: primi exit-poll

Maria Teresa STANCARONE

L’Osservatorio nazionale sulla valutazione della dirigenza scolastica

Il 19 gennaio al Miur si è riunito l’Osservatorio nazionale sulla valutazione della dirigenza scolastica, e nel corso dell’incontro sono stati restituiti dall’Amministrazione i primi dati sul processo valutativo realizzato lo scorso anno scolastico 2016-17. L’analisi condotta accende i riflettori sulle caratteristiche della dirigenza scolastica nel nostro Paese, poiché per la prima volta sono stati indagati il profilo del dirigente scolastico e la specificità delle azioni realizzate. L’Osservatorio nazionale sulla valutazione della dirigenza scolastica, istituito dall’art. 12 della direttiva n. 36 del 18 agosto 2016, ha infatti, tra gli altri compiti, quello di analizzare i fattori di miglioramento del sistema nel suo complesso, verificando l’impatto della valutazione sullo sviluppo professionale dei valutati, per cui risulta imprescindibile approfondire alcuni dei dati emersi.

Tralasciando di entrare nel merito di alcune questioni, ancora in discussione tra le parti, come la ricaduta della valutazione sulla retribuzione di risultato dei dirigenti o gli strumenti in uso per la valutazione, quello che qui ci interessa sottolineare è il ventaglio di dati disponibili, a partire da quelli forniti dalla sezione anagrafica del portfolio di quanti lo hanno compilato (67% a livello nazionale).

Il profilo del dirigente scolastico in Italia

In premessa della nostra analisi appare fondamentale, oltre che doveroso, sottolineare che quello che emerge è un profilo culturale alto, dove il 63% dei dirigenti scolastici possiede più di un titolo di studio oltre la laurea, un dirigente su quattro partecipa attivamente al dibattito scientifico, dichiarando almeno una pubblicazione, e anche il livello di certificazioni possedute (informatiche e linguistiche) descrive attenzione all’aggiornamento e alla formazione, a dispetto dell’assenza di agevolazioni e card…

È innegabile anche la matrice umanistica della dirigenza scolastica, poiché le principali tipologie di lauree dichiarate dai dirigenti vanno dalle materie letterarie alla pedagogia, alle lingue straniere e alla filosofia, mentre il possesso di lauree scientifiche resta di gran lunga inferiore. L’analisi, in questo caso, andrebbe approfondita, per comprendere se questo sia dovuto ad una particolare attenzione e rispondenza di questo tipo di formazione con il ruolo di leader educativo o, piuttosto, non sia dettato dal maggiore ventaglio di opportunità lavorative che si apre ai laureati in altri settori che continuano, purtroppo, ad essere più attrattivi in termini di carriera e riconoscimenti.

Una poltrona che scotta?

Altro dato da analizzare è quello relativo alla permanenza del dirigente scolastico nella stessa sede scolastica, visto che il 50% di coloro che hanno compilato il portfolio dichiara di restare nella stessa istituzione scolastica al massimo per tre anni. Sarà opportuno paragonare il dato nazionale con quello dei singoli territori, per comprendere se il dato restituito è influenzato dal numero di neoimmessi dell’ultima procedura concorsuale (2012) o se sia, invece, determinato dalle caratteristiche lavorative e da una vita media nella stessa sede che si avverte esaurita nell’arco di un triennio. In questo caso sarà interessante vedere quali scelte di politica scolastica si vorranno adottare per migliorare e sostenere la qualità di lavoro dei dirigenti scolastici, al fine di renderla maggiormente sostenibile e produttiva. Non va trascurato, infatti, che, se l’obiettivo dell’intero sistema di valutazione è il miglioramento del servizio, la permanenza del dirigente nella sede scolastica è una variabile fondamentale per fare in modo che le scelte adottate si trasformino in fattori di successo.

La percezione di sé del dirigente scolastico

Anche la parte del portfolio dedicata all’autovalutazione, sezione facoltativa, è stata evidentemente percepita come un utile strumento di riflessione ed autoanalisi del proprio operato, considerato che la stragrande maggioranza dei dirigenti che ha partecipato al processo valutativo ha deciso di compilarla. La percezione di sé che ne consegue è decisamente positiva, poiché il 95% di chi l’ha compilata dichiara un’alta percezione della propria azione dirigenziale, dimostrando una profonda consapevolezza del ruolo svolto per il buon funzionamento della scuola. È innegabile, comunque, che una concentrazione così alta in uno stesso range di analisi suggerisce la necessità di intervenire sulle rubriche di autovalutazione perché siano più concrete e funzionali allo scopo. Ma si sa che l’intero processo è in fase di definizione, ed è scontato aspettarsi degli aggiustamenti per la seconda annualità della valutazione (2017-18).

Le aree di azione del dirigente scolastico

Un altro dato da sottolineare, anzi sicuramente il più interessante, è quello relativo alle scelte dei dirigenti in merito alle azioni professionali documentate nel portfolio. Poiché ogni dirigente poteva scegliere di descrivere le proprie azioni collegandole alle aree di processo riferite al Rapporto di autovalutazione della scuola, i dati forniti restituiscono innanzitutto il profilo di un dirigente attento ai processi didattici, alla costruzione di ambienti di apprendimento inclusivi e rispettosi delle peculiarità di alunni e studenti. In particolare, quando il dato restituito viene declinato nelle singole azioni realizzate e documentate attraverso il portfolio, ciò che si nota è un’attenzione strategica alla condivisione delle priorità fissate dalla scuola, e la consapevolezza del ruolo formativo della valutazione degli apprendimenti. Nello specifico, si confermano il valore inclusivo della nostra scuola e la consapevolezza che il successo formativo è favorito dall’innovazione metodologica, che i dirigenti dichiarano di promuovere e sostenere.

Per approfondire l’analisi consultando direttamente i dati, si rimanda al sito http://www.notiziedellascuola.it/news/2018/gennaio/valutazione-dirigenti-scolastici-i-dati-del-portfolio.

Non resta, allora, che attendere che siano individualmente resi noti agli interessati i provvedimenti di valutazione adottati dai direttori degli uffici scolastici competenti per territorio, e verificare l’impatto dell’intera procedura valutativa sulla crescita professionale dei dirigenti scolastici.

Maria Teresa Stancarone

Sistema integrato zero-sei: in Gazzetta Ufficiale il Piano di azione

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il documento del Consiglio dei Ministri che disciplina l’attuazione del Piano di azione nazionale pluriennale per la promozione del Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni.

Con delibera del Consiglio dei Ministri 11 dicembre 2017, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 20 del 25 gennaio 2018, è adottato il Piano di azione nazionale pluriennale per la promozione del Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni, di cui all'art. 8 del d.lgs. n. 65/2017.

 

Interventi

Il Piano ha un’articolazione triennale e prevede interventi riconducibili alle seguenti tipologie:

  • nuove costruzioni, ristrutturazione edilizia, restauro e risanamento conservativo, riqualificazione funzionale ed estetica, messa in sicurezza meccanica e in caso di incendio, risparmio energetico e fruibilità di stabili di proprietà delle amministrazioni pubbliche;
  • finanziamento di spese di gestione, in quota parte, dei servizi educativi per l'infanzia e delle scuole dell'infanzia, in considerazione dei loro costi e della loro qualificazione;
  • formazione continua in servizio del personale educativo e docente, e promozione dei coordinamenti pedagogici territoriali.

 

Finalità

Gli interventi del Piano definiti dalla programmazione delle regioni perseguono le seguenti finalità:

  • consolidare ed ampliare la rete dei servizi educativi per l'infanzia a titolarità pubblica e privata convenzionata, con riduzione della soglia massima di partecipazione economica delle famiglie;
  • stabilizzare e potenziare le sezioni primavera;
  • ampliare e sostenere la rete dei servizi per bambini, in particolare nei territori in cui sono carenti scuole dell'infanzia statali;
  • riqualificare edifici scolastici di proprietà pubblica, già esistenti e sottoutilizzati, e promuovere la costruzione di nuovi edifici, anche per costituire poli per l'infanzia;
  • sostenere la qualificazione del personale educativo e docente.

 

Risorse

Il Piano definisce la destinazione delle risorse disponibili nei limiti del Fondo nazionale di cui all'art. 12 del d.lgs. n. 65/2017 e in relazione alle ulteriori risorse messe a disposizione dagli altri enti interessati. L'assegnazione di risorse si realizza esclusivamente come cofinanziamento della programmazione regionale dei servizi educativi per l'infanzia e delle scuole dell'infanzia. Le regioni assicurano un finanziamento pari almeno al venti per cento per l'anno 2018 e, a partire dall'anno 2019, pari al trenta per cento delle risorse assicurate dallo Stato.

È costituita presso il Miur una Cabina di regia con funzioni di supporto, monitoraggio e valutazione dell'attuazione e dell'efficacia degli interventi del Piano.

 

Cronoprogramma

Questo il cronoprogramma del Piano:

  • entro il mese di febbraio di ciascun anno di vigenza del Piano il Miur, sentita la Cabina di regia, definisce le linee strategiche d'intervento e promuove un'intesa, avente ad oggetto il riparto del Fondo;
  • entro il mese di marzo le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano definiscono le tipologie prioritarie di intervento, le relative caratteristiche, nonché le modalità di presentazione delle istanze;
  • entro il mese di aprile i comuni, in forma singola o associata, inviano alle regioni le richieste relative all'attuazione del Piano;
  • entro il mese di giugno le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano definiscono la programmazione territoriale e ne danno comunicazione al Miur;
  • entro il 31 luglio il Miur provvede ad erogare direttamente ai comuni le risorse.

In via transitoria, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro il 31 gennaio 2018, trasmettono al Miur le tipologie di interventi attuati o da attuare.

 

Monitoraggio

Entro il 30 novembre le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, previa acquisizione dei dati forniti dai comuni, trasmettono al Miur una relazione dettagliata, avente ad oggetto il monitoraggio degli interventi, con riferimento alle risorse impiegate, alla loro gestione ed al raggiungimento delle finalità. Gli esiti del monitoraggio sono posti a base della determinazione del riparto delle risorse del successivo anno di vigenza del Piano.

Al fine di monitorare l'attuazione annuale del Piano di azione nazionale, la Cabina di regia ha il compito di proporre al Ministro le linee strategiche e di valutare il concorso degli interventi inseriti nelle programmazioni regionali al raggiungimento degli obiettivi strategici.


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Istituito il Quadro nazionale delle qualificazioni

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il provvedimento che istituisce il Quadro nazionale delle qualificazioni rilasciate nell'ambito del Sistema nazionale di certificazione delle competenze di cui al d.lgs. n. 13/2013, con la funzione di raccordare il sistema italiano delle qualificazioni con i sistemi degli altri Paesi europei.

Con decreto MLPS-MIUR 8 gennaio 2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 20 del 25 gennaio 2018, è istituito il Quadro nazionale delle qualificazioni (QNQ) quale strumento di descrizione e classificazione delle qualificazioni rilasciate nell'ambito del Sistema nazionale di certificazione delle competenze.

Il QNQ rappresenta il dispositivo nazionale per la referenziazione delle qualificazioni italiane al Quadro europeo delle qualifiche, con la funzione di raccordare il sistema italiano delle qualificazioni con i sistemi degli altri Paesi europei.

Il QNQ ha, altresì, l'obiettivo di coordinare e rafforzare i diversi sistemi che concorrono all'offerta pubblica di apprendimento permanente e dei servizi di individuazione e validazione e certificazione delle competenze:

  • migliorando l'accessibilità, la trasparenza e la permeabilità delle qualificazioni;
  • facilitando la spendibilità delle qualificazioni in ambito nazionale ed europeo;
  • promuovendo la centralità della persona e la valorizzazione delle esperienze individuali, anche attraverso l'individuazione e validazione e la certificazione delle competenze acquisite nei contesti non formali e informali, ivi comprese quelle acquisite in contesti di apprendimento basati sul lavoro;
  • contribuendo alla qualità della formazione e all'accrescimento delle competenze possedute dagli individui in una prospettiva di crescita personale, civica, sociale e occupazionale.

La referenziazione al QNQ delle qualificazioni dell'offerta pubblica di apprendimento permanente consente l'inclusione delle qualificazioni nel Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali.

Il QNQ si sviluppa:

  • su tre dimensioni descrittive delle competenze in termini di: conoscenze; abilità; autonomia e responsabilità. Tali dimensioni si articolano in descrittori che esplicitano funzionalmente le suddette dimensioni, al fine di adeguarle al Sistema nazionale di certificazione delle competenze;
  • in otto livelli caratterizzanti la crescente complessità degli apprendimenti rispetto alle suddette dimensioni. In fase di aggiornamento del Rapporto italiano di referenziazione delle qualificazioni al Quadro europeo delle qualifiche, laddove richiesto dalla specificità delle qualificazioni, possono essere previste sotto-articolazioni interne agli otto livelli.

La referenziazione al QNQ è obbligatoria per tutte le qualificazioni ai fini della validazione e certificazione nell'ambito del Sistema nazionale di certificazione delle competenze.

Le procedure di referenziazione al QNQ sono gestite dal Punto nazionale di coordinamento dell'EQF presso ANPAL, avvalendosi dell'INAPP per la valutazione indipendente delle proposte di referenziazione.

Il processo di referenziazione si articola in quattro fasi:

  • avvio: l'ente pubblico titolare o organismo presenta istanza al Punto nazionale di coordinamento dell'EQF completa degli elementi descrittivi e connotativi della qualificazione, ivi compresa una proposta di referenziazione della qualificazione al livello EQF;
  • istruttoria: il Punto nazionale di coordinamento dell'EQF istruisce le istanze di referenziazione della qualificazione al QNQ;
  • valutazione indipendente: l'INAPP, formula una valutazione indipendente dell'istanza di referenziazione e redige un parere obbligatorio non vincolante;
  • approvazione e pubblicazione: il Punto nazionale di coordinamento dell'EQF delibera la referenziazione al QNQ e il conseguente inserimento nel Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali ovvero nella sezione «Qualificazioni referenziate al Quadro Nazionale delle Qualificazioni non ricomprese nel Repertorio nazionale».

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Concorso dirigenti scolastici: nomina commissione

Istruzioni in merito all’iscrizione nell’elenco degli aspiranti alla nomina nella commissione esaminatrice dei candidati al concorso per dirigenti scolastici. Candidature entro il 22 febbraio per le posizioni di Presidente, commissario e componente aggregato.

La Commissione del concorso per dirigenti scolastici è composta da un presidente e due componenti, e può comprendere anche soggetti collocati in quiescenza da non più di tre anni.

Il presidente è scelto tra magistrati amministrativi, ordinari, contabili, avvocati e procuratori dello Stato, dirigenti di amministrazioni pubbliche, ove possibile diverse dal Miur, che ricoprano o abbiano ricoperto un incarico di direzione di uffici dirigenziali generali, professori di prima fascia di università statali e non statali. Soltanto in caso di comprovata carenza di personale nelle qualifiche citate, la funzione di presidente è esercitata da dirigenti amministrativi o tecnici, anche appartenenti all’amministrazione scolastica centrale e periferica o da dirigenti scolastici, con un’anzianità di almeno dieci anni.

I componenti sono designati uno fra i dirigenti scolastici con un’anzianità di almeno cinque anni di servizio e l’altro fra i dirigenti tecnici oppure fra i dirigenti amministrativi di comprovata qualificazione nelle materie oggetto del concorso, in entrambi i casi con un’anzianità di almeno cinque anni.

La commissione è integrata da un componente esperto per ciascuna delle lingue straniere prescelte dai candidati (inglese, francese, tedesco e spagnolo). I componenti aggregati esperti di lingua straniera sono designati indifferentemente tra i professori universitari di prima o seconda fascia della relativa lingua ovvero tra i docenti di ruolo abilitati nell’insegnamento per le classi di concorso della relativa lingua, in quest’ultimo caso purché in possesso di almeno cinque anni di servizio specifico.

In sede di prova orale, alla commissione è aggregato un ulteriore componente esperto in informatica. I componenti aggregati esperti di informatica sono designati tra i docenti di ruolo abilitati nell’insegnamento della classe di concorso A-41, purché in possesso di almeno cinque anni di servizio specifico.

All’atto della nomina, il presidente e i componenti della Commissione e delle sottocommissioni del concorso dovranno dichiarare per iscritto – pena decadenza della nomina stessa – che non sussistono condizioni personali ostative all’incarico.

Con avviso 16 gennaio 2018 prot. n. 2757 il Miur comunica che coloro che intendano proporsi come Presidente, componente o componente aggregato della Commissione dovranno far pervenire la propria candidatura, corredata da un curriculum vitae, entro il 22 febbraio 2018. È disponibile sulla piattaforma Polis un’apposita funzione per la presentazione delle istanze.

Gli aspiranti non appartenenti al Miur potranno utilizzare, in alternativa all’istanza Polis, la casella di posta elettronica certificata corsoconcorsods@postacert.istruzione.it.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata, alla luce del Bando e degli ultimi scenari normativi.

Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 100 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Bando. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione



Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo

Si scrive device, si legge smartphone

Roberto BALDASCINO

Non fraintendiamo: l’uso deve essere didattico

Una questione controversa, che da qualche tempo anima il dibattito pubblico, riguarda l’utilizzo degli smartphone a scuola. Il dibattito era già “caldo” una decina di anni fa. Nel 2007 l’allora ministro Fioroni dovette emanare una circolare che ne vietava l’uso in classe, anche a causa di alcuni fatti incresciosi di cyberbullismo accaduti all’epoca. In dieci anni molte cose sono però cambiate. Le varie dichiarazioni del Miur, nella figura prima del sottosegretario e poi, l’anno scorso, della Ministra, sono andate in tutt’altra direzione. Sicuramente hanno riacceso il dibattito, in realtà mai sopito, tra fautori ed oppositori delle tecnologie personali a scuola.  Il contrasto è diventato particolarmente accesso poiché la dichiarazione della Ministra fu in parte fraintesa. Alcuni la interpretarono come un vero e proprio endorsement a favore di un uso indiscriminato dei cellulari durante le ore di lezioni. Lungi dall’essere vero: la Ministra chiarì che l’uso era condizionato esclusivamente alla finalizzazione didattica. Se il docente aveva programmato un’attività che contemplava l’uso dei cellulari come strumenti interattivi di studio e di ricerca, il loro utilizzo era del tutto lecito.

A regola di PUA (Politica Uso Accettabile)

Al di là di tali diatribe e considerazioni, in molti regolamenti di istituto è quasi sempre previsto e consentito l’uso didattico degli smartphone sotto la supervisione dei docenti. Tale condizione è ulteriormente regolata dalla PUA (Politica d’uso accettabile della rete e delle tecnologie) elaborata da ogni istituzione scolastica. La PUA descrive dettagliatamente come le tecnologie e la rete devono essere utilizzate responsabilmente all’interno della scuola. Essa è rivolta non solo agli studenti, ma anche al personale scolastico, e per conoscenza alle famiglie. Tutti devono essere consci e informati non solo delle potenzialità, ma anche dei rischi presenti nell’uso delle tecnologie, in particolare quando sono connesse in rete. Gli studenti e tutto il personale scolastico devono essere consapevoli anche dei comportamenti non ammessi e inaccettabili. Nella PUA sono specificati, tra l’altro, i controlli a campione che la scuola adotta per monitorare l’ottemperanza a tali condizioni di utilizzo, e i relativi provvedimenti sanzionatori.

Gestire la complessità dei device a scuola

Nelle istituzioni scolastiche fino a qualche anno fa ci si confrontava facilmente con le poche tecnologie presenti. Essenzialmente si trattava di PC, per lo più desktop, collocati fisicamente nei laboratori. C’era un regolamento del laboratorio in cui, oltre a stabilire le norme di utilizzo e di sicurezza, si arrivava finanche a specificare quali erano le discipline “elette” che potevano contare su tali strumentazioni. Più recentemente, con l’incrementarsi delle tecnologie e il loro posizionamento direttamente all’interno delle classi, il grado di complessità è notevolmente aumentato. È evidente che tutte le tecnologie di proprietà dell’istituto, indipendentemente dalla loro localizzazione, hanno una loro specifica funzione didattica e/o amministrativa (registro elettronico) ben regolata. Se sono posizionate nelle aule, servono soprattutto per sperimentare e diffondere la didattica digitale. Per i docenti significa avere strumenti innovativi per rendere le lezioni più stimolanti e interattive; per gli studenti significa diventare attivi protagonisti. L’incremento nella complessità non deriva tanto dall’eterogeneità del parco tecnologico, tra videoproiettori, televisori e LIM di diversa marca, accumulatosi nel corso del tempo, ma dalla presenza dei device portatili personali degli studenti.

Il termine inglese device è una parola per indicare un dispositivo generico. Tale anglicismo tecnico ormai ampiamente utilizzato è compreso da tutti. La sua declinazione al plurale sta ad indicare la babele di tecnologie che circondano l’individuo. Ma più in particolare la parola è molto usata quando ci si riferisce ai dispositivi mobili (smartphone, tablet, netbook e pc convertibili) e/o indossabili (smartwatch, occhiali e visori 3d, braccialetti digitali-fitness tracker), che hanno una pervasività del tutto nuova, in quanto o seguono o sono integrati nella persona. Di fatto tali tecnologie costituiscono la scatola nera in cui sono registrate le attitudini, le preferenze e i comportamenti. Per questo motivo hanno un profondo impatto emotivo.

BYOD: il decalogo per un uso corretto dei device mobili a scuola

La necessità di regolare la complessità generata dalle strumentazioni portatili personali a scuola era già stata preannunciata da qualche tempo. Si era insediata un’apposita commissione di esperti con il compito di elaborarla. Qualche giorno fa il Miur ne ha pubblicato il risultato nella forma di un decalogo. In questo elenco ci si riferisce alla gestione/utilizzo a scuola delle tecnologie mobili di proprietà degli studenti secondo la metodologia didattica BYOD (Bring Your Own Device). Nel metodo BYOD le azioni didattiche sono progettate in modo tale che gli studenti possano usare la propria tecnologia mobile in classe. Nell’immagine sottostante è riportato il decalogo.

Per un uso responsabile delle tecnologie

I dieci argomenti presentati, in realtà, possono essere letti come abbinati concettualmente a due a due tra loro. Raggruppate così, le dieci voci diventano cinque elementi tematici, che sono:

  • lo sviluppo di un’attitudine positiva al cambiamento prodotto dalle tecnologie;
  • la promozione della tecnologia a scuola come mezzo e non come fine;
  • l’uso responsabile/consapevole delle tecnologie da parte degli studenti;
  • l’innovazione nella didattica e negli ambienti di apprendimento;
  • la cittadinanza digitale attiva e responsabile.

Un’altra considerazione che emerge leggendo il decalogo è che, a seconda della particolare voce descrittiva, cambia anche l’interlocutore di riferimento. Si passa dalla scuola in senso lato al discente, al docente, alle famiglie e alla società. Ovviamente docenti e studenti sono le due categorie protagoniste, non solo per il ruolo essenziale che occupano nella scuola, ma anche perché il cambiamento stesso della società, nel bene e nel male, è condizionato dal risultato delle loro interazioni/relazioni educative.

Quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono ripari, altri mulini a vento (proverbio cinese)

Il decalogo sul BYOD essenzialmente vuole trasmettere a tutti gli attori che gravitano nell’orbita scolastica una cultura e una concezione tecnologica educativa e costruttiva. Si evidenziano le potenzialità formative e creative insite nelle tecnologie personali, senza nasconderne i lati oscuri. Usate positivamente, esse possono aiutare e supportare gli studenti ampliando le possibilità di studio, di ricerca e di acquisizioni cognitive. Le tecnologie mobili personali rendono gli studenti partecipi e attivi protagonisti del proprio apprendimento e della propria crescita personale, per prepararsi ad esercitare una cittadinanza attiva nella società digitale futura. Il messaggio rivolto nei confronti dei docenti è semplice ed immediato: non temere i cambiamenti che le tecnologie, anche quelle considerate per certi versi distruttive, pongono. I docenti devono comprenderle, valutarle e utilizzarle al meglio, per innovare la propria didattica e rendere la scuola più aderente alle esigenze di una società in perenne trasformazione.

Una generazione vissuta nel “rumore” tecnologico

La generazione Z (ragazzi nati tra il 1995 e il 2010), che frequenta attualmente le scuole, ha avuto, nel bene e nel male, un profondo “imprinting” da smartphone sin dai primi anni d’età. Si tratta in effetti dello strumento tecnologico con cui sono cresciuti, e che ha surclassato i computer e offuscato persino gli stessi tablet. Lo smartphone è considerato dai ragazzi un’appendice insostituibile, innestata indissolubilmente nel loro modo di vivere, di relazionarsi e di divertirsi. Si tratta della tecnologia al momento più invasiva, con profondi risvolti emotivi e psicologici, in grado purtroppo di sviluppare facilmente forme di dipendenza e di isolamento assolute. Anche per questo motivo la scuola non può permettersi di trascurare tale tecnologia. Non si tratta solo di insegnare in modo diverso e maggiormente accattivante, ma anche di far comprendere ai giovani che lo strumento può e deve essere usato in modo diverso, meno istintivo e più razionale.

Le virtù del silenzio tecnologico

Alternare, a scuola, momenti di attività digitali con momenti di silenzio tecnologico, è il più importante insegnamento che si può offrire. In tali frangenti si alza la testa dal piccolo schermo, e ci si confronta con i propri compagni e con il docente direttamente, con apertura ed empatia, alla ricerca di una produzione collettiva di senso. Tale atteggiamento diventa poi un’abitudine e si trasferisce nella vita quotidiana: c’è il tempo in cui si utilizza la tecnologia, ma c’è anche il tempo in cui la si spegne, e si parla e si riflette senza l’assillo o la psicosi continua di rispondere ad una chat, di leggere un messaggio, o di compiere qualsiasi altra attività nel mondo digitale.

Insicurezza e decaloghi

Come scriveva il sociologo Bauman, la liquidità insita nella nostra società provoca, a livello psicologico individuale, un senso di incertezza e di insicurezza. Le tecnologie sono alla base di tali cambiamenti continui. La condizione di indeterminatezza è sintomatica in tutti i campi. Sicuramente tale nevrosi viene trasmessa e si riflette nella scuola, che è alla base stessa della società. Ma i messaggi e le sollecitazioni che la scuola riceve non sono sempre chiari e coerenti. Si sente allora, sempre più stringente, la necessità di certezze e di regolazione per governare tali incongruenze. Il proliferare di decaloghi rivolti alla scuola è sintomatico di tale situazione. Nella loro diversità, essi hanno un denominatore comune: la tecnologia e le mutazioni che genera. Oltre al decalogo BYOD illustrato precedentemente, sempre il Miur, in accordo con Camera dei Deputati, ha pubblicato nell’ottobre 2017 il decalogo “BastaBufale”  sulle “fake news” postate in internet, che si diffondono incontrollabili a macchia d’olio grazie alle diverse condivisioni, compiute anche in buona fede dai navigatori dei social network. Nell’immagine sottostante è ritratto il suddetto decalogo (anche se in realtà trattasi di un ottalogo).

Una scuola a prova di privacy

Un altro punto caldo presente nella società, e ovviamente nella scuola, riguarda la privacy, messa a serio rischio dalle tecnologie digitali. “La scuola a prova di privacy” non è proprio un decalogo, ma un vademecum pubblicato dal Garante della privacy (l’ultima versione è del 2016), indirizzato alle scuole. La copertina della pubblicazione è del tutto esplicativa: una studentessa intenta a utilizzare lo smartphone. Una parte del vademecum riguarda proprio ciò che è possibile compiere all’interno della classe con gli smartphone, o gli altri strumenti in grado di registrare in video/audio, senza incorrere in situazioni di illiceità.

Roberto Baldascino

Un manifesto per un’alternanza scuola-lavoro di qualità

Domenico CICCONE

Un documento di base per la via italiana all’alternanza

La “via italiana all’alternanza”, fatta di scelte coraggiose come l’obbligatorietà, l’estensione a tutti i settori ed indirizzi della secondaria di secondo grado, e la quantificazione del monte ore complessivo nel triennio di riferimento, ha trovato consensi e buone pratiche, ma anche molte scuole e parecchi operatori impreparati o disorientati, studenti poco convinti, professori dubbiosi. In realtà le agitazioni, le contrarietà e le difficoltà, sono sempre pungoli per elaborare nuove idee e nuove proposte, come ad esempio quella del “Manifesto per un’alternanza di qualità”, pubblicato su www.progressi.org/alternanza, che giunge - a pochi giorni dall’entrata in vigore della “Carta dei diritti e dei doveri per l’ASL” -  sulla base delle proposte avanzate da più di cento operatori del mondo della scuola,  della formazione e dell’università.

Esperienze di costruzione del futuro

L’ASL non è un asettico schema di relazione tra scuole ed aziende, ma un significativo ed irrinunciabile modello di costruzione di competenze di vita, e di saperi indispensabili per affrontare la complessità del mondo che cambia. Diventa perciò fondamentale considerare le esperienze svolte in alternanza non come una sorta di pre-addestramento lavorativo, quanto piuttosto come una costruzione di competenze che attengono alla sfera dei saperi disinteressati, quelli che occorrono, a prescindere dal futuro lavorativo di ciascuno, per costruire modelli di relazione, substrati culturali, scelte personali e sistemi valoriali ed etici di riferimento.

Per tali motivi i sottoscrittori del “Manifesto” condividono l’obbligatorietà con la quale il sistema scolastico italiano ha aumentato, dal 9% al 100%, il numero dei giovani frequentanti il triennio della secondaria superiore impegnati in alternanza; ma sottolineano la necessità che essa sia accompagnata da:

  • lo sviluppo di un sistema territoriale stabile di raccordo, come avviene negli altri paesi europei;
  • un piano di formazione fondato sul supporto alla progettazione;
  • l’avvio di una revisione dell’organizzazione complessiva del lavoro nella scuola.

Inoltre si ritiene indispensabile che nel monte ore triennale siano ricomprese tutte le attività connesse all’alternanza, inclusi la progettazione, il monitoraggio, l’orientamento, l’impresa simulata, il project working ed il lavoro su commissione. In tal modo la capitalizzazione dell’esperienza svolta coinvolgerà i giovani in maniera diretta e totale, scongiurando strutturalmente l’improprio utilizzo del lavoro giovanile, da più parti paventato.

Continuare in questa direzione è irrinunciabile

La metodologia dell’alternanza dev’essere implementata, perfezionata e resa funzionale alle finalità del nostro sistema educativo. La giusta direzione è quella della perseveranza, quella che, nella realizzazione dei percorsi, rileva le criticità e rifiuta di assumerle come alibi, supporta le scuole con fermezza, ne limita errori e ritardi, ne sorregge processi e modelli, e ne stimola miglioramenti e innovazioni. Le aziende non possono sostenere costi ingiustificati per l’alternanza; quando si parla di oneri aziendali si fa riferimento soprattutto alle preziose risorse umane. Infatti per le imprese è già molto oneroso misurarsi con le radicali innovazioni tecnologiche e organizzative che investono oggi il sistema produttivo, e che cambiano sempre più velocemente il lavoro attraverso una crescente incorporazione di conoscenze. Questo patrimonio, in continua evoluzione, indicato con il marchio Industria 4.0, non può essere però ignorato dalla scuola, che ha invece la necessità di appropriarsene per garantire il successo formativo ai suoi discenti.

Chiavi e grimaldelli per aprire tutte le porte verso il futuro: l’alternanza che orienta

Le interpretazioni di tipo ideologico dell’alternanza non riescono a dare risposte convincenti sul piano dell’indispensabile linea di continuità che deve caratterizzare ogni efficace percorso formativo individuale.

Riconoscere le competenze maturate in qualsiasi contesto pone le basi per estendere, in ampiezza e profondità, le esperienze ed i saperi di ciascuno, diventando una garanzia di esito formativo e lavorativo in prospettiva di vita (lifelong).

Nel manifesto si legge, tra l’altro:

I giovani avvertono fortemente l’esigenza di lavorare insieme, di assumersi responsabilità, di interpretare e trasformare le diverse situazioni in cui si troveranno ad operare. In questo sta il valore “orientativo” dell’alternanza, nella possibilità che offre agli studenti di sperimentare le proprie competenze, di delineare il proprio progetto di vita, di misurarsi con le occasioni e i conflitti che esistono negli ambienti di lavoro.

Il valore orientativo dell’alternanza potrà essere il grimaldello con il quale ciascuna studentessa e ciascuno studente potranno spalancare le porte, di non sempre agevole apertura, che consentiranno di entrare nel mondo del lavoro in maniera consapevole, responsabile ed impegnata.

Una formazione per un curricolo di qualità ed un giusto riconoscimento contrattuale

Occorre, tuttavia, sostenere le scuole in una nuova visione del curricolo, che dev’essere ripensato profondamente anche mediante l’implementazione di un modello formativo apposito, riconosciuto in ambito contrattuale, per coloro che assumono funzioni e ruoli indispensabili nell’attuazione dei percorsi di alternanza. In questo senso assume significato la proposta della creazione di una cabina di regia a livello nazionale, che possa agire su specifici ambiti territoriali stimolando modelli di relazione positiva tra scuole ed aziende, tra tutor scolastici e aziendali, senza incidere troppo profondamente con monitoraggi continui che rischiano di diventare ulteriori molestie burocratiche, e distolgono risorse da compiti ben più importanti. 

Non si deve tornare indietro!

Il Manifesto per un’alternanza di qualità sta riscuotendo notevole esito, e condivisione pressoché unanime tra coloro i quali hanno a cuore una scuola diversa, radicata in terreni nuovi e ricchi di straordinarie opportunità per i giovani. Scriverlo e pubblicarlo è stato necessario; oggi l’alternanza scuola-lavoro è argomento di un dibattito più ricco ed articolato, che i sottoscrittori, pur sapendo di non essere gli unici attori in campo, sottolineano con profonda convinzione. Quella in corso è una grande battaglia culturale, per il bene dei nostri ragazzi e del Paese di cui sono i protagonisti. Tornare indietro non è la giusta direzione; migliorare la normativa e renderla funzionale ad un modello peculiare e coerente è, sicuramente, la strada da seguire.

Per sottoscrivere: www.progressi.org/alternanza.

Domenico Ciccone

Cessazioni dal 1° settembre 2018: istruzioni

Il Miur trasmette le indicazioni operative fornite dall’Inps relativamente alle cessazioni del personale scolastico e dei dirigenti scolastici con decorrenza dal 1° settembre 2018. I dati richiesti per l’accertamento del diritto al trattamento pensionistico vanno inseriti tramite SIDI.

Con nota 19 gennaio 2018 prot. n. 3372 il Miur trasmette la circolare Inps 17 gennaio 2018 n. 4, con la quale vengono fornite indicazioni operative relativamente alle cessazioni del personale scolastico e dei dirigenti scolastici con decorrenza dal 1° settembre 2018.

L’accertamento del diritto al trattamento pensionistico sarà effettuato dalle Strutture territoriali Inps, sulla base dei dati presenti sul conto individuale assicurativo ed integrato con i dati inseriti al sistema informativo del Miur: l’inserimento dei dati richiesti avverrà tramite SIDI.

Le indicazioni sull'utilizzo delle relative funzioni SIDI sono fornite con nota Miur 24 gennaio 2018, prot. n. 171.

La nota raccomanda in particolare la tempestiva lavorazione dei provvedimenti ante-subentro (domande di ricongiunzione, di riscatto, di computo) da trasmettere all’INPS e alle Ragionerie territoriali.

Solo successivamente all’accertamento del diritto a pensione da parte dell’INPS sarà possibile convalidare al SIDI la cessazione da parte delle istituzioni scolastiche/UST.


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Nuove frontiere per l’insegnamento della filosofia

Portare l’insegnamento della filosofia anche negli istituti tecnici: questa la proposta del Gruppo tecnico-scientifico di filosofia del Miur, che lo scorso 23 gennaio ha presentato gli Orientamenti per l’apprendimento della filosofia e il Sillabo di filosofia per competenze.

Lo scorso 23 gennaio si è tenuto al Miur il convegno “Orientamenti per l’apprendimento della filosofia nella società della conoscenza”, organizzato per avviare un confronto sugli esiti del lavoro del Gruppo tecnico-scientifico di filosofia del Miur e sulle nuove frontiere dell’insegnamento della filosofia. Ad animare il dibattito, tra gli altri, Vito De Filippo, Sottosegretario all’Istruzione, Umberto Curi, professore emerito di Storia della filosofia dell’Università di Padova, Adriano Fabris, professore ordinario di Filosofia morale dell’Università di Pisa, Roberto Esposito, professore ordinario di Teoretica alla Scuola Normale di Pisa.

L’incontro ha visto la presentazione di due documenti:

  • gli Orientamenti per l’apprendimento della filosofia: hanno come obiettivo, fra l’altro, quello di portare l’insegnamento della filosofia, con moduli extra curricolari, anche negli istituti tecnici per consentire a tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di sviluppare il proprio pensiero critico attraverso lo studio di questa disciplina. Il documento vuole inoltre dare un ulteriore impulso alle connessioni tra la filosofia e le altre materie di studio e tra la filosofia e le nuove metodologie di insegnamento, sviluppando così tutte le potenzialità di questa disciplina;
  • una proposta di Sillabo di filosofia per competenze: è concepito per identificare e costruire il profilo “filosofico” degli studenti che escono dalla scuola secondaria di secondo grado, con l’obiettivo di far sì che lo studio della filosofia e l’abitudine al pensiero critico rendano i ragazzi capaci di comprendere e interpretare ciò che li circonda e di avere sempre una visione d’insieme.

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Affidamento del servizio di cassa: questionario

Entro il prossimo 12 febbraio le scuole sono invitate a compilare un questionario informativo relativo affidamento del servizio di cassa, predisposto dal Miur nell’ambito delle attività progettuali volte a semplificare i processi amministrativo-contabili delle istituzioni scolastiche.

Con nota 24 gennaio 2018 prot. n. 1278 il Miur segnala che è in corso una revisione dei processi di affidamento del servizio di cassa, al fine di:

  • uniformare su tutto il territorio nazionale le modalità di acquisto del suddetto servizio;
  • adeguare gli schemi e gli atti di gara rispetto alla normativa vigente (D.Lgs. 50/2016 e provvedimenti attuativi) e agli effettivi fabbisogni di utilizzo dei servizi da parte delle istituzioni scolastiche.

Al fine di revisionare il processo di affidamento e di aggiornare i relativi schemi e atti di gara a supporto della gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche, le scuole sono invitate a compilare un breve questionario, disponibile fino al 12 febbraio.

I dati saranno raccolti in forma anonima e dovranno far riferimento all’esercizio finanziario 2017.


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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