Scuola7 12 febbraio 2018, n. 77

Scuola7

la settimana scolastica

12 febbraio 2018, n. 77


In questo numero parliamo di:

Contratto firmato: primo passo “necessario” (Intervista a cura di A. Crusco)

Novità in vista nella valutazione dei dirigenti scolastici (M.T. Stancarone)

Parola di RAV… (G. Prosperi)

Il nuovo volto dell’istruzione professionale (D. Ciccone)

Accesso all’APE sociale: le istruzioni

Adempimenti delle scuole al termine delle iscrizioni on line

Edilizia scolastica: risorse per antisismica

Part time: domande entro il 15 marzo

Prove Invalsi: individuazione scuole polo e osservatori esterni


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diContratto firmato: primo passo “necessario”
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12 febbraio 2018

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n. 77

Contratto firmato: primo passo “necessario”

Intervista a Maddalena Gissi, segretaria generale di Cisl Scuola

Alla segretaria generale della Cisl Scuola, una dei più attivi protagonisti nella trattativa che ha portato al rinnovo del contratto nel nuovo comparto dell’istruzione e della ricerca, la prima domanda è d’obbligo: come valuta il risultato ottenuto?

Credo sia stato fatto un buon lavoro, la firma del contratto l’abbiamo definita una scelta giusta e responsabile. Addirittura doverosa per lavoratrici e lavoratori il cui ultimo contratto era stato firmato nel 2007, rinnovato poi per la sola parte economica nel pieno della grande emergenza finanziaria esplosa nel 2008. Chi lavora non ha bisogno di gente bravissima a ricordargli i problemi che ha, ma assolutamente incapace di risolverne anche uno solo. Chi lavora ha bisogno di strumenti che lo tutelino veramente e concretamente, il contratto è da sempre lo strumento fondamentale. Sono dieci anni che subiamo un attacco pesante alla regolazione del lavoro per contratto, di cui la scuola è stata terreno privilegiato di sperimentazione. Basterebbe questo per dire l’importanza di tornare a confrontarsi, a discutere e a decidere a un tavolo di contrattazione. La trattativa è stata molto complessa e difficile, il contratto rinnovato ci riporta finalmente ad una condizione di normalità che mancava da troppo tempo nelle relazioni sindacali. Con l’accordo del 30 novembre 2016 abbiamo avviato un percorso di riequilibrio tra legge e contrattazione a favore di quest’ultima, c’è ancora strada da fare, ma rinnovare il contratto era un passo necessario per proseguire nella direzione giusta.

Però gli aumenti contrattuali sembrano essere davvero modesti…

Gli aumenti sono in linea con quelli resi disponibili nel bilancio dello Stato per tutti i pubblici dipendenti. Che quelle risorse non fossero sufficienti a soddisfare pienamente le attese di una categoria ancora lontana dalle retribuzioni di cui beneficiano i colleghi di altri paesi lo sapevamo benissimo noi e lo sapevano tutti. Per questo abbiamo sempre detto in modo chiaro che l’impegno per vedere riconosciuto adeguatamente il valore delle professionalità che rappresentiamo dovrà comunque continuare. A partire dal prossimo rinnovo contrattuale, già imminente, e dal confronto serrato che dovremo aprire con chi riceverà il mandato di governare il paese dopo il voto del 4 marzo, rivendicando scelte forti di investimento in istruzione e formazione. Una prospettiva che rendeva ancor più necessario compiere un primo passo fondamentale col rinnovo del contratto. Detto questo, non è di poco conto avere aumentato tutte le retribuzioni senza modificare la struttura salariale; restano per tutti gli scatti di anzianità, e non era certo un esito scontato. Poi abbiamo recuperato alla contrattazione le risorse del bonus premiale della 107/2015, destinandone una parte a incrementi della retribuzione tabellare facendo in modo da assicurare una tutela alle retribuzioni più basse, principio contenuto nell’intesa del 30 novembre 2016. Obiettivo pienamente raggiunto anche la salvaguardia dei benefici di natura fiscale (80 euro), che infatti, per chi ne ha diritto, non vengono riassorbiti ma si sommano agli aumenti contrattuali. Insomma, abbiamo utilizzato al meglio le risorse disponibili e aggiunto anche qualcosina di più, attingendo alle risorse fino a questo momento non contrattualizzate.

E sulla parte normativa? C’era un allarme notevole per una possibile stretta sui diritti, accompagnata a un inasprimento disciplinare e in generale a un aumento dei carichi di lavoro.

Guardi, sulla parte normativa abbiamo smentito tutte le bufale messe in giro ad arte negli ultimi tempi: nessuna manomissione dei diritti, nessun aumento degli orari di lavoro, invariati anche nella loro articolazione, nessuna imposizione forzata di prestazioni non volontarie, nessuna riduzione delle assenze e dei permessi. Casomai qualche opportunità in più. Come il diritto alla disconnessione, che mette al riparo da molestie non indifferenti. Chi ha letto il testo del contratto si è subito reso conto dell’assoluta infondatezza di una campagna squallida, condotta in molti casi con toni che definire astiosi è un eufemismo, con una disinvoltura nel ricorrere agli insulti che lascia francamente sconcertati quando ha per protagonista chi è o vorrebbe essere investito di una funzione anche educativa. Voglio dare qui atto pubblicamente della grande onestà intellettuale e politica di un dirigente sindacale che non ha firmato il contratto, il coordinatore della Gilda Rino Di Meglio, che non ha esitato a riconoscere quanto di positivo abbia prodotto l’azione sindacale sulla parte normativa del contratto. Lo ha detto annunciando il suo no alla firma, lo ha ribadito in altre dichiarazioni. Lo prendano a esempio i tanti tribuni improvvisati che vorrebbero insegnarci come si fa sindacato senza minimamente sapere cos’è e come di fa una trattativa.

C’è chi dice che il contratto è una presa in giro e che sarebbe più conveniente tutelarsi in tribunale.

Si tratta di capire per chi un ricorso può essere più conveniente di un contratto: non certo per i lavoratori. Senz’altro lo è per chi agisce con la logica del business. Legittima, per carità: ma chi fa davvero sindacato non può che pensarla esattamente al contrario. Se poi entrassimo nel merito di ciò che si dovrebbe portare in tribunale, ci sarebbe molto da dire a proposito di prese in giro.

Lei ha detto di considerare questo contratto un segnale di svolta. In che senso?

Ho già avuto modo di dire quanto io consideri fondamentale avere rilanciato il ruolo alle relazioni sindacali, sviluppando in questo contratto le premesse poste nell’accordo quadro di Palazzo Vidoni. Il risultato è ancora più importante alla vigilia del rinnovo delle RSU, che vedono rafforzato il loro ruolo. Ma in questo contratto abbiamo fatto di più, scrivendo che la scuola è chiamata ad agire come ‘comunità educante’, nella quale ogni soggetto, quale che sia la sua qualifica, partecipa con pari dignità allo svolgimento dei compiti che le sono affidati: formare alla cittadinanza, garantire il diritto allo studio, sviluppare le potenzialità di ciascuno recuperando le situazioni di svantaggio. Quindi una scuola accogliente, inclusiva, partecipata, che esalta collegialità e condivisione. L’esatto opposto di modelli a lungo vagheggiati negli anni scorsi, improntati a dirigismo, individualismo, esasperata concorrenzialità. Modelli che trovano qualche riflesso anche in tanta produzione legislativa sulla scuola. Modelli che per quanto ci riguarda abbiamo sempre considerato lontani, se non opposti, alla nostra idea di scuola, e anche di società. Non a caso abbiamo scelto come motto del nostro ultimo congresso “fare comunità”. Lanciando un segnale che con grande soddisfazione vediamo accolto nel testo di questo contratto. Si tratta ora di dare seguito alle parole che abbiamo scritto, un impegno che chiama in causa non solo le nostre controparti ma anche noi stessi. La scuola ha bisogno di essere vissuta come investimento di speranza, scommessa di futuro, luogo delle migliori energie che il Paese mette in campo, comunità sorretta da grande forza ideale e qualità etica. Anche per questo un sindacato come il nostro c'è.

Antonio CRUSCO

(Intervista a cura di Antonio Crusco)


Novità in vista nella valutazione dei dirigenti scolastici

Maria Teresa STANCARONE

Di nuovo ai nastri di partenza

Il 29 gennaio u.s. a Bologna il Miur ha sintetizzato i dati emersi al termine del primo anno di applicazione del procedimento di valutazione dei dirigenti scolastici ed ha indicato le principali novità previste per l’anno in corso. Si tratta di un processo ormai avviato, anche se non ancora efficace in tutti i suoi aspetti e con ancora molti nodi da sciogliere, ma al quale va riconosciuto il merito di aver restituito il profilo di una categoria fino ad oggi di difficile definizione, per l’assenza di analisi sistematizzate e di strumenti specifici di indagine.

Il dato più interessante è sicuramente l’attenzione che si intende riservare alle sollecitazioni arrivate dalle parti sociali e da chi ha partecipato, volente o nolente, in qualità di valutato o di valutatore, al percorso, al fine di migliorare gli strumenti adottati per la valutazione della dirigenza scolastica. Quello che infatti appare evidente è la necessità di definire un metodo di lavoro basato sul coordinamento funzionale tra l’Amministrazione centrale e quella periferica, poiché se il Ministero, da un lato, definisce linee guida e direttive, dall’altro la responsabilità della valutazione è di competenza dei direttori degli USR. I territori, inoltre, traducono in azione l’intera procedura attraverso il lavoro dei Nuclei, a cui va dunque dedicata un’attenta e approfondita attività di formazione, unico antidoto al rischio della mancanza di omogeneità a livello nazionale e indispensabile garanzia di equità.

Una discontinuità funzionale

Le principali novità nella procedura determinano la modifica di alcuni aspetti e dell’approccio stesso alla valutazione dei dirigenti scolastici, ma sono cambiamenti che si sperano funzionali a rendere tutto il sistema, che si sta definendo, realmente uno strumento di supporto per lo sviluppo professionale. Vediamoli allora, seppure sinteticamente, nel dettaglio.

Un Portfolio più snello

È in questa direzione che va il promesso snellimento degli strumenti a disposizione dei Nuclei, primo tra tutti il famigerato Portfolio, che rispetto allo scorso anno dovrebbe consentire con maggiore facilità ed immediatezza il collegamento degli elementi caratterizzanti l’azione dirigenziale alle dimensioni professionali descritte dal comma 93 della Legge 107/15, che indica tali dimensioni come criteri generali rispetto ai quali esprimere la valutazione. Il dirigente, infatti, potrà scegliere quali azioni evidenziare, collegandole direttamente sia alle dimensioni professionali sia agli obiettivi della propria lettera di incarico, facilitando sicuramente l’analisi del Portfolio. Anche la documentazione a corredo del Portfolio, al di là di quella eventualmente scelta dal dirigente per testimoniare le diverse azioni professionali che deciderà di descrivere, dovrebbe essere ridotta e maggiormente pertinente agli ambiti di diretta responsabilità dirigenziale.

L’interlocuzione diretta

Ma la novità di maggiore rilievo è il ruolo centrale dell’interlocuzione diretta tra il dirigente ed il Nucleo. Il contatto diretto, elemento di comune apprezzamento nella precedente annualità, sarà garantito a tutti i dirigenti, che nel corso dell’incontro illustreranno personalmente al Nucleo le proprie scelte e le diverse azioni selezionate, con le possibili evidenze raccolte, utilizzando il Portfolio sia come valido strumento di supporto alla documentazione, sia come sostegno all’orientamento professionale in termini di autovalutazione.

Il protagonismo del dirigente

Poiché il dirigente illustrerà i collegamenti tra quanto realizzato e gli aspetti funzionali alla sua valutazione, assumerà sicuramente un ruolo attivo nell’intero processo, diventandone attore principale e non solo destinatario. A facilitare questo protagonismo dovrebbe contribuire anche la chiarezza delle rubriche sia di autovalutazione che di valutazione, che si ipotizzano collegabili tra loro, in modo da orientare strategicamente le scelte del dirigente sugli aspetti del proprio operato da valorizzare.

La necessità di un protocollo comune

È indubbio, come dichiarato in premessa, che per una buona valutazione, cioè equa e veritiera, occorre un buon protocollo, cioè chiaro, funzionale e comune a livello nazionale, per tutte le fasi previste dal procedimento in corso. La difformità di comportamento dei Nuclei, la variegata composizione degli stessi, non sempre sostenuta da competenze solide in tema di valutazione professionale, è infatti la variabile più delicata dell’intero sistema. Solo regole chiare e condivise di comportamento, e modalità comuni a cui attenersi, potranno compensare il fattore umano, difficile da controllare senza strumenti di lavoro ben costruiti.

È particolarmente importante, quindi, l’attività di formazione appena avviata, a cura dell’Invalsi (PRODIS) in collaborazione con il Miur, a favore di tutti i coordinatori dei Nuclei, e che precederà l’iter formativo che capillarmente dovrebbe in tempi brevi coinvolgere tutti i componenti dei Nuclei.

L’importanza di un piano di informazione rivolto ai dirigenti scolastici

Accanto alla formazione dei valutatori non va tralasciata l’esigenza di informare tutti i dirigenti scolastici sulle novità in vista nell’intera procedura, per creare le condizioni necessarie a svolgere pienamente il ruolo attivo a cui si faceva prima riferimento. Senza informazione, infatti, non si determina condivisione e si alimentano diffidenze e resistenza, in un periodo particolarmente delicato sia dal punto di vista contrattuale sia, più in generale, politico.

Maria Teresa Stancarone


A questi e ulteriori aspetti sarà dedicato un approfondimento tematico sul prossimo numero di Notizie della Scuola, per comprendere meglio le nuove funzioni di compilazione e di lettura del Portfolio e  le modalità di interlocuzione tra il Nucleo e i dirigenti scolastici.


Accesso all’APE sociale: le istruzioni

Indicazioni operative per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio da parte del personale docente, ATA e dirigente scolastico che ha ottenuto il riconoscimento delle condizioni di accesso all’APE sociale.

Con nota 8 febbraio 2018 prot. n. 7673 il Miur comunica che coloro che  hanno ricevuto la comunicazione INPS di riconoscimento delle condizioni di accesso all’APE sociale potranno presentare la domanda cartacea di cessazione dal servizio all’istituzione scolastica di riferimento per il personale docente  ed ATA  o all’USR di riferimento per i dirigenti scolastici.

Nella domanda l’interessato dichiarerà di essere in possesso dei requisiti previsti per l’APE sociale certificati e riconosciuti dall’INPS tramite l’invio delle suddette comunicazioni.

Le suddette cessazioni decorreranno dall’1 settembre 2018.

Sarà possibile inserire e convalidare le dimissioni al SIDI senza inserire la data della domanda di cessazione utilizzando il codice CS10.


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Repertorio 2018

Dizionario normativo della scuola

contributi di: Alessia Auriemma • Sergio Auriemma • Alberto Bottino • Antonia Carlini • Giancarlo Cerini • Dino Cristanini • Bruno Di Palma • Susanna Granello • Mario Guglietti • Mario Rossi • Mariella Spinosi • Maria Teresa Stancarone • Rosa Stornaiuolo • Maurizio Tiriticco

pagg. 1408, febbraio 2018, euro 68,00


Uno strumento fondamentale per lo studio dell’ordinamento scolastico, l’aggiornamento professionale, la preparazione a prove concorsuali: Tecnodid presenta l’edizione 2018 del Repertorio - Dizionario normativo della scuola.

Si compone di saggi illustrativi, curati da esperti di settore, su tematiche giuridiche, amministrative, talvolta anche didattiche, temi di attualità, questioni di diritto costituzionale, amministrativo, del lavoro e sindacale, di diritto fiscale, tributario, di contabilità pubblica.

Ogni voce espone i temi, enuncia le fonti normative, informa sul loro evolversi nel tempo.

Ne possono trarre specifica utilità anche gli aspiranti a pubblici concorsi, selezioni interne o prove di esame riferibili a tutte le figure professionali (ispettori, dirigenti scolastici, docenti, dsga, personale amministrativo).

Tutta la modulistica di riferimento è disponibile on line accedendo all’area dedicata.

Il volume è inviato in omaggio a tutti coloro che sono in regola con l'abbonamento a Notizie della Scuola per l'anno scolastico in corso.

 

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Adempimenti delle scuole al termine delle iscrizioni on line

Il Miur illustra gli adempimenti cui le scuole devono procedere al termine delle iscrizioni on line per il prossimo anno scolastico. Le apposite funzioni per la gestione e la verifica delle domande d’iscrizione ricevute dalle scuole per l’a.s. 2018/2019 sono disponibili sul portale SIDI.

Con nota 8 febbraio 2018 prot. n. 314 il Miur chiarisce la scuola/CFP responsabile della domanda è la scuola/CFP che la detiene (sia essa prima o ultima scelta da parte delle famiglie); tale responsabilità comporta il farsi carico di aiutare la famiglia a trovare la migliore soluzione nel caso di una eventuale mancanza di disponibilità di posti.

Se, alla data di chiusura delle Iscrizioni on line (6 febbraio), una domanda rimane nello stato “In lavorazione” oppure nello stato “Restituita alla famiglia”, la scuola può effettuare l’acquisizione d’ufficio attraverso l’inoltro a se stessa (funzione “Inoltro d’ufficio”).

In questa fase le scuole hanno a disposizione un file (“Dati domande di iscrizione per graduatoria”) con i dati delle iscrizioni utile per la definizione di una lista di accettazione. Inoltre, conclusa la fase di accettazione, tramite la funzione di “Download Dati” è possibile prenotare lo scarico di tutti i dati di iscrizione in formato zip, secondo tre diversi livelli di dettaglio, così da consentire l’importazione nei pacchetti locali.

 

Calendario delle attività per la gestione e la verifica delle iscrizioni

Periodo

Attività

dal 08/02/2018 al 14/02/2018

Le scuole di destinazione possono inserire le domande di iscrizione rimaste in sospeso accedendo a “Iscrizioni on line (Supporto alle famiglie)”. Tale data è improrogabile perché connessa all’avvio delle procedure per la definizione degli organici. Tramite la funzione “Inoltro d’ufficio” sarà possibile inoltrare le domande rimaste nello stato “In lavorazione” oppure “Restituite alla famiglia”.

dal 08/02/2018

Le scuole di provenienza inseriscono la prosecuzione dell’obbligo scolastico tramite la funzione “Alunni classi conclusive”.
Le scuole paritarie hanno a disposizione la funzione di “Iscrizione diretta” per inserire le domande pervenute.

dal 08/02/2018 al 26/02/2018

Le scuole di destinazione procedono all’accettazione/ smistamento delle domande ricevute on line.

dal 27/02/2018  al 01/03/2018

Viene eseguita in automatico, da parte del sistema, l’accettazione d’ufficio di tutte le domande di iscrizione “Inoltrate” alle scuole e che non sono state accettate. L’area “Gestione iscrizioni” non sarà disponibile.

dal 02/03/2018

Le scuole statali hanno a disposizione la funzione di “Iscrizione diretta". Le scuole di provenienza avranno la possibilità di effettuare l’inoltro delle domande che si trovano nello stato “Inoltrata” o “Smistata” che sono rimaste in carico ai CFP.

dal 15/03/2018  al 18/03/2018

A tutti gli utenti (scuole/CFP) viene chiusa l’area “Gestione iscrizioni”, per consentire la migrazione delle domande di iscrizione sui codici di scuola statale validi per l’anno scolastico 2018/2019.

a partire dal 19/03/2018

Vengono nuovamente messe a disposizione delle segreterie scolastiche e dei CFP le funzioni SIDI per la gestione delle iscrizioni. Le scuole potranno prenotare il file con i dati di iscrizione per l’importazione sui propri pacchetti locali.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata, alla luce del Bando e degli ultimi scenari normativi.

Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 100 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Bando. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione



Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo

12 febbraio 2018

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n. 77

Parola di RAV…

Giuseppe PROSPERI

A.A.A. “omogeneità culturale” cercasi?

“Il nostro liceo è situato in un'area dal livello socio-economico alto, in cui l'incidenza degli studenti di cittadinanza non italiana è attualmente quasi nulla, e non ci sono gruppi di studenti che provengono da contesti sociali particolarmente svantaggiati.  Gli studenti e le studentesse del liceo possono generalmente contare su famiglie che riescono a sostenere il loro percorso scolastico dal punto di vista delle risorse materiali, e che forniscono loro un ambiente culturale sostanzialmente omogeneo con le finalità educative della scuola”. 

Così recita il Rav di un liceo classico posto nel centro storico di una città settentrionale, rispondendo alla prima domanda sul “contesto”. Parole in apparenza neutre, simili a quelle usate da altri licei dello stesso tipo, ma che, soprattutto nell’ultima frase, tradiscono un evidente retropensiero, cioè che quella scuola ha un’utenza socialmente e culturalmente “omogenea” anche con la scuola stessa, e quindi adatta alle finalità educative del liceo classico.

L’incipit conta…

Uno studente di terza media che abiti in periferia, o sia un immigrato o figlio di operai o disabile o straniero, volendo chiarirsi le idee  su “Scuola in chiaro” circa la sua futura scelta, e trovandosi a leggere quelle frasi, cosa potrebbe pensare? Qualcosa di diverso da “quella scuola non è per me, anche se mi piacerebbe frequentarla”? Lo stesso pensiero che avrebbero i suoi genitori. Si potrebbe obiettare che, Rav o non Rav, questo sarebbe accaduto ugualmente. Forse sì, ma ora è ufficiale, carta canta, e allora non gli resta che rivolgersi ad altre scuole meno pretenziose. Il diritto costituzionale, sancito dall’art. 34, viene  così di fatto conculcato.

Che la scuola italiana sia ancora una scuola di classe non è una novità - è un fatto attestato da numerose ricerche -, ma qui ci troviamo davanti ad una sorta di preavvertimento dell’istituzione  scolastica: “guarda, pensaci bene, le nostre condizioni sono queste, sappilo fin d’ora, non osare troppo!” Poi, andando avanti nella lettura del Rav - ma chi ne ha voglia, dopo un simile esordio? -, si potrebbe anche scoprire che la scuola adotta tutte le misure necessarie per sopperire a carenze di ogni tipo, ma, come nei romanzi, è spesso l’incipit quello che invoglia o meno alla lettura.

RAV e PTOF… non solo giochi di parole

Allora questo Rav, così faticosamente partorito, a che serve? Può aiutare la scuola, ogni scuola, a migliorare, guardandosi e analizzandosi un po’ più in profondità? Penso di sì, a patto di non intenderlo come l’ennesimo adempimento, ma come un modo per evidenziare periodicamente i nodi problematici e i risultati del proprio lavoro, e uno strumento, da perfezionare, per imparare a concepirsi come organizzazione, non come una somma di individui tenuta insieme dall’orario, come amava ripetere spesso il compianto Piero Romei. “La scuola – scriveva invece –è una realtà complessa, fatta di tante risorse diversificate che non sono nate per stare insieme, ma che vengono scelte per la capacità di ciascuna di dare un contributo specifico alla realizzazione di un compito unitario, che nessuna di esse è in grado di perseguire da sola”.

Sincerità e trasparenza nei documenti della scuola

Fra i tanti acronimi che molestano il lavoro dei docenti e dei dirigenti io salverei il Ptof e il Rav, intesi in un legame reciproco di causa ed effetto: il piano dell’offerta formativa dev’essere validato dal rapporto di autovalutazione, e questo dev’essere traguardato dal contenuto del piano. Il Ptof è la promessa pubblica di ogni istituzione scolastica, il Rav è un documento interno da stilare con sincerità e anche con un po’ di spietatezza, che metta, questa volta sì, “in chiaro” agli attori del sistema i cosiddetti punti di forza e di debolezza, assumendo in primo luogo, come base condivisa di riferimento, i principi costituzionali sanciti dagli artt. 3, 33 e 34.  Solo così si può esercitare quell’azione collettiva che Romei definisce come  “necessità funzionale”, per dare un senso più condiviso alla professione dell’insegnamento e toglierlo dall’isolamento e dalla solitudine che sono spesso all’origine di tante forme di stress e di burnout presenti fra i docenti.  Anche il principio della libertà di insegnamento, sovente utilizzato per nascondere pigri individualismi, sarebbe così onorato e valorizzato in una dimensione più collaborativa, che rifugga la tentazione diffusa di ricorrere a “relazioni amicali o sociologicamente connotate” (Romei) come base di un’azione collettiva.

C’è anche un’autovalutazione “interna”

Qualche osservazione su “Scuola in chiaro”. A me sembra che questa mania di trasparenza ad ogni costo non sia sempre positiva. Le istituzioni pubbliche devono certamente rendere conto del loro operato - nel caso della scuola attraverso il Ptof, il programma annuale, il bilancio sociale, le riunioni collegiali - ma non è necessario e neanche auspicabile che un rapporto di autovalutazione sia reso pubblico, per di più a fini di orientamento. Per due ragioni: la prima perché la pubblicazione rischia di inficiarne la sincerità e l’autenticità,  e come si è visto lo piega, più o meno consapevolmente, a fini pubblicitari; la seconda perché, ammesso che questo non accada, è inopportuno esportare in pubblico valutazioni strettamente didattico-pedagogiche e talvolta psicologiche, che devono restare confinate nella sfera professionale. Sarebbe come dire che un gruppo di medici o psicoterapeuti, professioni di aiuto con le quali anche la scuola ha qualche attinenza, in fase di supervisione di casi pubblicassero le loro discussioni in merito al di fuori della cerchia professionale, o addirittura per farsi pubblicità. Non credo proprio che sarebbe deontologicamente corretto. La scuola non è un ambito sanitario, ma neanche un’azienda il cui lavoro possa essere espresso prevalentemente con numeri.

Sviluppare una seria valutazione esterna

Quindi Rav come documento interno, e la valutazione esterna? I nuclei di valutazione? Io non credo che il sistema attuale, con nuclei variamente compositi, comprensivi anche di colleghi dei “valutandi”, sia la soluzione. La valutazione esterna è necessaria, altrimenti il sistema sarebbe troppo autoreferenziale, ma dovrebbe fondarsi su un corpo - solo per comodità lo chiamerei “ispettivo” - che assuma più il volto e la funzione di un supervisore culturale, pedagogico e organizzativo, capace di stimolare la crescita professionale di tutto il sistema, aiutando i singoli attori ad affrontare positivamente le infinite e sempre nuove problematiche della professione.

La scelta dei licei: una tendenza che viene da lontano

Sulla prevalenza delle iscrizioni ai licei a scapito delle scuole tecniche e professionali molto è stato detto e raccomandato, dal mondo dell’industria, del sindacato, e da economisti e politici come Romano Prodi. Si tratta di una questione molto complessa che dipende da molte cause, e che richiederebbe una trattazione sistematica di tipo sociologico, storico, statistico e anche antropologico. Mi limito a indicare alcuni motivi, tutti da approfondire:  la struttura industriale ed economica del Paese, che non sempre è stata ed è in grado di assorbire tecnici e operai specializzati; l’impostazione, con il primato delle lettere e della  filosofia, data alla scuola italiana post unitaria prima da Francesco De Sanctis e poi da Giovanni Gentile, che si è riflessa nella mentalità di tanti insegnanti  e della borghesia  italiana; il mito della professione intellettuale, molto vivo nel sud, anche per ragioni economiche, che ha prodotto generazioni di avvocati, notai e letterati. Infine la mia lunga esperienza nella scuola mi suggerisce che conti, nella scelta delle ragazze, anche una certa ruvidezza relazionale che si pensa esista, non a torto, in scuole tecniche a prevalenza maschile.

Giuseppe Prosperi

Il nuovo volto dell’istruzione professionale

Domenico CICCONE

Documenti che anticipano i decreti attuativi

Sebbene non codificato in norma, il documento Miur del 24 gennaio scorso, che ha evidentemente tentato di alleviare - in tempi di iscrizioni e di scelte ponderate da parte delle famiglie - la sete di informazioni sulle caratteristiche e sulle attività dei Nuovi Professionali, fornisce l’idea concreta del volto che assumeranno gli istituti professionali nella nuova dimensione della riforma tratteggiata dal d.lgs. 61/2017.

La pubblicazione, mediante la declinazione del Profilo Educativo, culturale e professionale (P.E.Cu.P.) degli undici indirizzi che compongono il nuovo assetto dell’Istruzione Professionale (IP), viene presentata dopo che sono stati raccolti i contributi degli stakeholder della scuola, rappresentati dalle associazioni di categoria, dalle grandi imprese, dai soggetti istituzionali e dalle reti di scuole. Questi, sulla base delle programmazioni a medio termine, hanno dato indicazione delle competenze che si prevede saranno richieste dal mondo del lavoro all'uscita dei primi diplomati dai nuovi percorsi di istruzione professionale.  Forse è la prima volta che il Miur utilizza in maniera così esplicita il canale divulgativo informale per erogare una (necessaria e indispensabile) sequela di notizie sul sistema IP, appena riformato e ciononostante ancora fortemente compromesso sul piano del numero di iscrizioni degli studenti.

Notizie importanti e piuttosto incoraggianti

Oggi sappiamo qualcosa in più quanto ad assetti organizzativi e didattici, soprattutto in termini di competenze in uscita con relative abilità e conoscenze.

La scelta operata è stata quella di valorizzare l’autonomia delle scuole, in maniera tale da lasciare loro la possibilità di definire “Percorsi” di istruzione professionale, a partire dai Profili di uscita “snelli, asciutti, essenziali” nelle competenze, abilità e conoscenze da acquisire. Tali profili sono allegati al documento e descrivono un modello alquanto innovativo, lasciato libero di utilizzare autonomia e flessibilità, solo tenendo conto delle priorità indicate dalle Regioni nella propria programmazione.

Tale opzione consentirà di declinare “Percorsi” altamente funzionali ai bisogni e alle esigenze del territorio, sia innovando gli indirizzi in funzione di specifici bisogni di filiera produttiva o di struttura organizzativa dei servizi, sia lasciando invariati percorsi che hanno mostrato una buona risposta in termini di occupabilità.

I contenuti dei Profili di uscita dei vari indirizzi di studio vengono ampiamente illustrati nel documento, facendo riferimento alle relative competenze, abilità e conoscenze, ed ai riferimenti ai codici ATECO e ai settori economico-professionali che ad essi sono stati associati.

Un documento atteso, anche se in altre modalità

In realtà le scuole aspettavano da tempo questo documento e, se è pur vero che esso preannuncia la pubblicazione di un decreto attuativo ad hoc, di cui ormai conosciamo praticamente l’ossatura, è anche innegabile che la disinformazione è la vera avversaria dell’istruzione professionale. Il calo appena registrato nelle iscrizioni, che sfiorano per l’anno scolastico 2018/19 appena il 14% del totale, non solo è inspiegabile ma registra una vera e propria disfatta. Immaginiamo cosa sarebbe capitato senza la recente riforma, e lasciando la struttura ferma a 6 indirizzi piuttosto che 11.

Nell’Allegato 1 il documento chiarisce che tale carenza di iscrizioni è dovuta, tra l’altro, anche ad una parziale o mancata innovazione nella metodologia di approccio al processo di insegnamento/apprendimento.

La soluzione prospettata è quella proposta dell'accorpamento delle discipline in assi culturali, previsto nel biennio per tutte le attività ed insegnamenti, e nel terzo, quarto e quinto anno per le attività ed insegnamenti di area generale. Questo impone un ripensamento della declinazione in abilità e conoscenze, delle competenze già inserite nell'Allegato A al d.lgs. 61/2017.

Curricoli e metodologie innovative

Il documento del Miur, in merito ai nuovi assetti curricolari, precisa che:

“…alcune competenze di uscita possono essere declinate in abilità e conoscenze riferibili agli assi culturali e alle discipline di studio, mentre altre sono da considerare assolutamente trasversali, per cui la loro acquisizione si ottiene attraverso l'interazione tra tutte le attività didattico-formative, e non può essere declinabile all'interno di un singolo asse culturale”.

Leggendo l’Allegato 1  si scorge la consapevolezza che per alcune competenze del P.E.Cu.P. dovranno essere condivisi strategie, metodi e strumenti caratterizzanti i percorsi di Istruzione Professionale, che, nel medio e lungo periodo, potranno "fare la differenza" per garantire o quantomeno sostenere il successo formativo di tutte le studentesse e di tutti gli studenti,

Non si può fare a meno, a questo proposito, di sottolineare come il d.lgs. 61/2017 faccia riferimento a metodologie di apprendimento di tipo induttivo e ad un'organizzazione del progetto curricolare per unità di apprendimento. Tale assetto didattico si completa con la didattica laboratoriale, l'alternanza scuola-lavoro, la progettazione interdisciplinare, la costruzione del progetto formativo individuale. Sono proprio questi elementi caratterizzanti che devono contribuire al raggiungimento delle competenze trasversali.

Trasversalità, ma con la dovuta attenzione

Il documento è stato elaborato tenendo in conto l’opportunità di prevedere obiettivi di apprendimento in termini di competenze distinti per ciascuna disciplina, partendo dalle competenze del P.E.Cu.P. dei percorsi di istruzione professionale, e facendo riferimento agli assi culturali di cui alla Legge 296/2006 per proporre una loro declinazione.

Tale impostazione implica che una declinazione riguardante tutti e quattro gli assi culturali per ciascuna disciplina proporrebbe collegamenti forzati e strumentali, nonché lontani dalla reale pratica didattica.

È chiaro, altresì, che il documento va letto in stretta correlazione con quello concernente le competenze di uscita e la declinazione in abilità e conoscenze delle discipline di indirizzo.

Un curricolo di non facile impostazione e gestione

L'Allegato 2, coerentemente con l’impostazione generale, non propone elenchi esaustivi di contenuti, ma indicazioni sulle conoscenze fondamentali. È un ulteriore riconoscimento alla competenza progettuale delle scuole che, soprattutto per le attività e per gli indirizzi di area generale, devono riappropriarsi dell’onere e della prerogativa di selezionare attentamente i contenuti dell’apprendimento.

Infatti non ci sono accorpamenti di abilità e conoscenze in discipline, ma essi articolano le competenze di riferimento, che costituiscono la caratterizzazione per indirizzo di ogni profilo educativo culturale e professionale, in stretta relazione con i codici ATECO di riferimento.

Resta solo un dubbio che ormai è ricorrente: riusciranno le comunità professionali delle scuole a gestire, in maniera adeguata alle attese, l’enorme portata del cambiamento prospettato? Oppure i Professionali cadranno in una rovinosa e definitiva crisi di identità, che avrà inizio proprio dalla difficile gestione del curricolo?

Bisogno di formazione in servizio

Ben pochi finora si sono posti il problema di una formazione del personale adeguata ad un contesto in mutamento radicale. Peraltro, negli ambiti territoriali per la formazione, i Professionali sono ovviamente in minoranza numerica, e la gestione delle poche risorse, fatta salva la possibilità di sostenere progetti per bisogni specifici, non consente operazioni di grande portata. Lasciamo ai posteri, speriamo di non troppo lunga posterità, la conclusione del ragionamento. 

Domenico Ciccone

Edilizia scolastica: risorse per antisismica

Reso noto da parte del Miur l’elenco dei Comuni beneficiari delle risorse per l’adeguamento alla normativa antisismica delle scuole: 1,058 miliardi di euro, che consentono di partire con 1.739 interventi.

Il Miur ha pubblicato l’elenco dei Comuni beneficiari delle risorse destinate prevalentemente all’adeguamento alla normativa antisismica delle scuole, stanziate dalla Legge n. 232/2016 (legge di bilancio per il 2017). Si tratta di 1,058 miliardi di euro che consentono di partire da subito con 1.739 interventi. L’accordo sui Comuni beneficiari è stato raggiunto lo scorso 22 novembre, in Conferenza Unificata, sulla base delle programmazioni regionali. A dicembre il Ministro Fedeli ha firmato il relativo decreto, sottolineando come negli ultimi quattro anni sull'edilizia scolastica ci sia stata una svolta, con l’istituzione di un Osservatorio dedicato, una Programmazione unica nazionale, ovvero un elenco di priorità effettive sulle quali intervenire, e un’Anagrafe con tutti i dati sullo stato delle scuole.

Le risorse assegnate serviranno prioritariamente per interventi di adeguamento sismico, o di nuova costruzione per sostituzione degli edifici esistenti (nel caso in cui l’adeguamento sismico non sia conveniente); interventi finalizzati all’ottenimento del certificato di agibilità delle strutture; interventi di messa in sicurezza resisi necessari a seguito delle indagini diagnostiche sui solai e sui controsoffitti; interventi per l’adeguamento dell’edificio scolastico alla normativa antincendio previa verifica statica e dinamica dell’edificio.

Consulta l’elenco dei Comuni beneficiari delle risorse


articolo originale


Part time: domande entro il 15 marzo

Entro il prossimo 15 marzo devono essere prodotte, da parte del personale di ruolo interessato, le istanze di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale per l’a.s. 2018/19. Tutte le indicazioni utili per la presentazione delle domande nel nostro servizio redazionale.

I rapporti di lavoro a tempo indeterminato o determinato del personale scolastico sono, come è noto, regolati  dal CCNL/2007 e  sono costituiti e regolati da contratti individuali, nel rispetto delle disposizioni di legge, dalla normativa comunitaria.

Nel contratto di lavoro individuale, per il quale è richiesta la forma scritta, sono, indicati:

a) tipologia del rapporto di lavoro;

b) data di inizio del rapporto di lavoro;

c) data di cessazione del rapporto di lavoro per il personale a tempo determinato;

d) qualifica di inquadramento professionale e livello retributivo iniziale;

e) compiti e mansioni corrispondenti alla qualifica di assunzione;

f) durata del periodo di prova, per il personale a tempo indeterminato;

g) sede di prima destinazione, ancorché provvisoria, dell'attività lavorativa.

Il contratto individuale specifica le cause che ne costituiscono condizioni risolutive e specifica, altresì, che il rapporto di lavoro è regolato dalla disciplina del presente CCNL. È comunque causa di risoluzione del contratto l'annullamento della procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto. L'assunzione a tempo determinato e a tempo indeterminato può avvenire con rapporto di lavoro a tempo pieno o a tempo parziale. In quest'ultimo caso, il contratto individuale indica anche l'articolazione dell'orario di lavoro.

Gli artt. 39 e 58, rispettivamente per il personale docente ed ATA, stabiliscono, poi, che l'Amministrazione scolastica costituisce rapporti di lavoro a tempo parziale sia all'atto dell'assunzione sia mediante trasformazione di rapporti a tempo pieno su richiesta dei dipendenti interessati, nei limiti massimi del 25% della dotazione organica complessiva di personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso a cattedre o posti o di ciascun ruolo e, comunque, entro i limiti di spesa massima annua previsti per la dotazione organica medesima.

Per il reclutamento del personale a tempo parziale si applica la normativa vigente in materia per il personale a tempo pieno.  Ai fini della costituzione di rapporti di lavoro a tempo parziale si deve, inoltre, tener conto delle particolari esigenze di ciascun grado di istruzione, anche in relazione alle singole classi di concorso a cattedre o posti, ed assicurare l'unicità del docente, per ciascun insegnamento e in ciascuna classe o sezioni di scuola dell’infanzia, nei casi previsti dagli ordinamenti didattici, prevedendo a tal fine le ore di insegnamento che costituiscono la cattedra a tempo parziale.

Con ordinanza del Miur, previa intesa con i Ministri dell’Economia e della Funzione Pubblica, sono determinati, i criteri e le modalità per la costituzione dei rapporti di lavoro in part time, nonché la durata minima delle prestazioni lavorative, che deve essere di norma pari al 50% di quella a tempo pieno; in particolare, con la stessa ordinanza sono definite le quote percentuali delle dotazioni organiche provinciali, per ciascun ruolo, profilo professionale e classe di concorso a cattedre, da riservare a rapporti a tempo parziale, in relazione alle eventuali situazioni di soprannumero accertate.

 

Normativa di riferimento

Oltre quanto detto in precedenza a proposito delle norme pattizie contenute nella contrattazione, la procedura di  trasformazione dei rapporti di lavoro del personale scolastico a tempo indeterminato in regime di part time, è disciplinata anche dall’O.M. 446/97, dall’O.M. 55/98, dal D.L.vo 61/2000, come modificato dal DL.vo 100/2001.  Successivamente sono state, poi, apportate delle  innovazioni in materia di part-time introdotte con l'art. 73 del d.l. n. 112/2008 e con l'art. 16 della l. n. 183/2010.

Con tali ultime disposizioni,  è stato modificato il regime giuridico relativo alla trasformazione del rapporto da tempo pieno a part-time, con una novella all'art. 1, comma 58, della l. n. 662/1996. Inoltre  è stato modificato il comma 59 del citato articolo, incidendo sulla destinazione finanziaria dei risparmi derivanti dalla trasformazione dei rapporti.

In sintesi, le novità apportate con il d.l. n. 112/2008 riguardano i seguenti aspetti:

  • è stato eliminato ogni automatismo nella trasformazione del rapporto, che era  subordinato alla valutazione discrezionale dell'amministrazione interessata;
  • è stata soppressa la mera possibilità per l'amministrazione di differire la trasformazione del rapporto sino al termine dei sei mesi nel caso di grave pregiudizio alla funzionalità dell'amministrazione stessa;
  • è stata contestualmente introdotta la possibilità di rigettare l'istanza di trasformazione del rapporto presentata dal dipendente nel caso di sussistenza di un pregiudizio alla funzionalità dell'amministrazione;
  • è stata innovata la destinazione dei risparmi derivanti dalle trasformazioni, prevedendo che una quota sino al 70% degli stessi possa essere destinata interamente all'incentivazione della mobilità, secondo le modalità ed i criteri stabiliti in Contrattazione collettiva, per le amministrazioni che dimostrino di aver proceduto ad attivare piani di mobilità e di riallocazione di personale da una sede all'altra.

L'art. 16 della Legge n. 183/2010 [c.d. collegato lavoro] ha introdotto in via transitoria un potere speciale in capo all'amministrazione, prevedendo la facoltà di assoggettare a nuova valutazione le situazioni di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale già realizzatesi alla data di entrata in vigore del d.l. n. 112/2008. In base alla norma, questa speciale facoltà poteva essere esercitata entro un determinato lasso di tempo e, cioè, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge (24 novembre 2010), scaduti il 23 maggio 2011.

 

Le valutazioni discrezionali dell'amministrazione

Come accennato in premessa, interessa in questa sede focalizzare l'attenzione sul momento della trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale e, in particolare, sui presupposti oggettivi ed i limiti della discrezionalità dell'amministrazione - datore di lavoro -, in sede di valutazione della domanda del dipendente.

In base alla norma vigente, a fronte di un’istanza  del lavoratore interessato, l'amministrazione non ha un obbligo di accoglimento, né la trasformazione avviene in maniera automatica. Infatti, la disposizione prevede che la trasformazione “può” essere concessa entro 60 giorni dalla domanda. La legge fa riferimento a particolari condizioni ostative alla trasformazione, essendo state tipizzate ex ante le cause che precludono l'accoglimento della domanda. Pertanto, in presenza del posto nel contingente e in mancanza di tali condizioni preclusive [che riguardano il perseguimento dell'interesse istituzionale e il buon funzionamento dell'amministrazione] il dipendente è titolare di un interesse tutelato alla trasformazione del rapporto, ferma restando la valutazione da parte dell'amministrazione relativamente alla congruità del regime orario e alla collocazione temporale della prestazione lavorativa proposti.

La valutazione dell'istanza, una volta verificatane l’accoglibilità  dal punto di vista soggettivo e la presenza delle altre condizioni di ammissibilità, si basa su tre elementi:

1. la capienza dei contingenti fissati dalla contrattazione collettiva in riferimento alle posizioni della dotazione organica;

2. l'oggetto dell'attività, di lavoro autonomo o subordinato, che il dipendente intende svolgere a seguito della trasformazione del rapporto; in particolare, lo svolgimento dell'attività  non deve comportare una situazione di conflitto di interessi rispetto alla specifica attività di servizio svolta dal dipendente e la trasformazione non è comunque concessa quando l'attività lavorativa di lavoro subordinato debba intercorre con altra amministrazione (a meno che non si tratti di dipendente di ente locale per lo svolgimento di prestazione in favore di altro ente locale);

3. l'impatto organizzativo della trasformazione, che può essere negata quando dall'accoglimento della stessa deriverebbe un pregiudizio alla funzionalità dell'amministrazione, in relazione alle mansioni e alla posizione organizzativa ricoperta dal dipendente.

La valutazione circa la sussistenza dei presupposti per la concessione o delle condizioni ostative, come pure quella relativa alla collocazione temporale della prestazione proposta dal dipendente e alla decorrenza della trasformazione, non può che essere svolta in concreto, in base alle circostanze fattuali particolari che l'amministrazione è tenuta ad analizzare. In caso di esito negativo della valutazione, le scelte effettuate devono risultare evidenti dalla motivazione del diniego, per permettere al dipendente di conoscere le ragioni dell'atto, di ripresentare nuova istanza se lo desidera e, se del caso, consentire l'attivazione del controllo giudiziale. La verifica della capienza del contingente ha carattere oggettivo e va compiuta in concreto con riferimento al momento in cui la trasformazione dovrebbe aver luogo in base alla domanda del dipendente.

In ordine all'impatto organizzativo, la relativa valutazione deve essere operata analizzando le varie opzioni gestionali possibili, ad esempio, verificando la possibilità di spostare le risorse tra più servizi in modo da venire incontro alle esigenze dei dipendenti senza sacrificare l'interesse al buon andamento dell'amministrazione. Inoltre, la valutazione va fatta attraverso una seria ponderazione degli interessi in gioco: da un lato l'interesse al buon funzionamento dell'amministrazione, dall'altro l'interesse del dipendente ad organizzare la propria vita personale nella maniera ritenuta più soddisfacente per le esigenze familiari o di cura, per le aspirazioni professionali o semplicemente nel modo che considera più gradevole. Le amministrazioni debbono considerare con particolare attenzione non solo la posizione di quei dipendenti ai quali le norme accordano un diritto alla trasformazione, ma anche quella di quei dipendenti che possono vantare un titolo di precedenza.

Per quanto riguarda le situazioni di possibile conflitto  di interesse, la relativa valutazione va svolta al momento della trasformazione e, successivamente, durante tutto il corso del rapporto. Nel merito, si rammenta che il comma 58 bis dell'art. 1 della menzionata l. n. 662 del 1996, perseguendo  la trasparenza e l'imparzialità, pone un principio di predeterminazione delle situazioni di incompatibilità, stabilendo che le amministrazioni provvedono ad indicare le attività che, in ragione della interferenza con i compiti istituzionali, sono comunque non consentite ai dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non superiore al 50% di quella a tempo pieno. Per le Amministrazioni centrali tale predeterminazione avviene con decreto del Ministro competente, di concerto con il Ministro della funzione pubblica. Inoltre, si richiama per analogia e senza valore di esaustività la disciplina contenuta nel comma 5 dell'art. 23 bis del d.lgs. n. 165/2001, che pone una preclusione legale alla concessione dell'aspettativa per lo svolgimento di attività o incarichi presso soggetti privati o pubblici quando:

a) il personale, nei due anni precedenti, è stato addetto a funzioni di vigilanza, di controllo ovvero, nel medesimo periodo di tempo, ha stipulato contratti o formulato pareri o avvisi su contratti o concesso autorizzazioni a favore di soggetti presso i quali intende svolgere l'attività. Ove l'attività che si intende svolgere sia presso una impresa, il divieto si estende anche al caso in cui le predette attività istituzionali abbiano interessato imprese che, anche indirettamente, la controllano a ne sono controllate, ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile;

b) il personale intende svolgere attività  in organismi e imprese private che, per la loro natura o la loro attività, in relazione alle funzioni precedentemente esercitate, possa cagionare nocumento all'immagine dell'amministrazione o comprometterne il normale funzionamento, o l'imparzialità.

 

Presentazione delle domande

La data di scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 15 marzo. Le domande devono  essere presentate, per il tramite del Dirigente scolastico della scuola di servizio, all’Ufficio Scolastico Provinciale (USP)  nel citato termine.

Scarica il fac simile di domanda

 

Dichiarazioni da riportare nella domanda:

  • nome, cognome e luogo e data di nascita;
  • ruolo di appartenenza,  classe di concorso e/o  il tipo di posto,  sede di titolarità;
  • tipologia di part-time;
  • anzianità complessiva di servizio di ruolo e non di ruolo riconosciuto o riconoscibile agli effetti della progressione di carriera.

Personale interessato alla presentazione delle  domande:

  • personale docente con contratto a tempo indeterminato in servizio nelle scuole di ogni ordine e grado;
  • personale A.T.A. con contratto a tempo indeterminato in servizio nelle  scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e dei conservatori ed accademie, con l’esclusione dei Direttori dei Servizi generali ed amministrativi;
  • personale della scuola utilizzato in altri compiti ai sensi dell’art. 23 del C.C.N.L. del 4 agosto 1995, nonché il personale a qualsiasi titolo comandato o distaccato presso enti od istituzioni diversi da quelli di titolarità, previo parere favorevole dell’amministrazione di servizio;
  • i neo immessi in ruolo dal 1° settembre 2018 (potranno presentare istanza di part time alla stipula del contratto).

 

La durata minima delle prestazioni lavorative deve essere di norma pari al 50% di quella a tempo pieno.   Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve risultare da contratto scritto e deve contenere l'indicazione della durata della prestazione lavorativa.

Il tempo parziale può essere realizzato:

a) con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i giorni lavorativi (tempo parziale orizzontale);

b) con articolazione della prestazione su alcuni giorni della settimana del mese, o di determinati periodi dell'anno (tempo parziale verticale);

c) con articolazione della prestazione risultante dalla combinazione delle due modalità indicate alle lett. a e b (tempo parziale misto), come previsto dal decreto legislativo 25.2.2000, n. 61.

Nel rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale è consentito lo svolgimento di prestazioni lavorative straordinarie in relazione alle giornate di attività lavorativa. A tali prestazioni si applica la disciplina legale e contrattuale vigente, ed eventuali successive modifiche ed integrazioni, in materia di lavoro straordinario nei rapporti a tempo pieno.  Il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale è escluso dalle attività aggiuntive di insegnamento aventi carattere continuativo; né può fruire di benefici che comunque comportino riduzioni dell'orario di lavoro, salvo quelle previste dalla legge. Nell'applicazione degli altri istituti normativi previsti dal  contratto, tenendo conto della ridotta durata della prestazione e della peculiarità del suo svolgimento, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di legge e contrattuali dettate per il rapporto a tempo pieno.

 

Formazione degli elenchi

La gestione delle domande di lavoro a tempo parziale del personale docente e ATA è demandata al Dirigente scolastico. Le domande dovranno essere acquisite a SIDI (area Personale comparto scuola - Gestione posizioni di stato - Trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale), direttamente dalla Istituzione scolastica di titolarità o di servizio, previo controllo di tutti i dati necessari per l’inserimento o per la stipula del contratto. Copia della domanda dovrà essere inviata all’Ufficio scolastico provinciale, allegando copia della stampa di avvenuta acquisizione al SIDI. L’Ufficio scolastico provinciale ha  la competenza di determinare il numero complessivo dei posti da destinare ai rapporti di lavoro a tempo parziale, a predisporre le graduatorie (per ogni classe di concorso, tipo posto, profilo professionale) e, conseguentemente, ad individuare il personale legittimato a fruire della trasformazione di lavoro. L’ufficio curerà tali procedure sulla base dei dati che saranno forniti dal SIDI e ne darà comunicazione alle istituzioni scolastiche. Il Dirigente scolastico dovrà procedere alla stipula del contratto a tempo parziale e a trasmetterne copia all’Ufficio Scolastico Provinciale (USP) che ne curerà l’acquisizione a SIDI.

Il richiedente che ottenga il trasferimento o il passaggio in altra sede dovrà provvedere a rettificare i dati relativi alla sede di titolarità e/o classe di concorso e a confermare la domanda di tempo parziale e  trasmettere la richiesta di tempo parziale alla nuova istituzione scolastica che provvederà alla stipula del contratto.  Nel caso di personale già con contratto di lavoro a tempo parziale trasferito da altra provincia, il Dirigente scolastico ne darà immediata comunicazione all’USP per l’aggiornamento e la verifica della consistenza numerica dei docenti ammessi a regime di tempo parziale.  Nell’ipotesi in cui venga richiesta, sempre entro il 15 marzo, la revoca del rapporto di lavoro a tempo parziale, il Dirigente ne darà comunicazione all’USP per l’acquisizione dell’operazione a SIDI e alla Direzione Provinciale dei Servizi Vari per il seguito di competenza. Le richieste di revoca prima della scadenza del biennio potranno essere accolte solo per motivate esigenze.  Nel caso in cui l’interessato richieda una variazione dell’orario, il Dirigente dovrà procedere alla stipula di un nuovo contratto.

 

Limiti nella concessione del  part time

L’Amministrazione scolastica accoglie le domande degli interessati con l’unico limite massimo commisurato al  25% della dotazione organica complessiva di personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso a cattedre o posti o di ciascun ruolo e, comunque, entro i limiti di spesa massima annua previsti per la dotazione organica medesima.

L’Ufficio Scolastico provinciale procede alla pubblicazione degli elenchi di coloro che sono stati ammessi al regime di lavoro in part time.

È possibile apportare variazioni a detti elenchi in seguito all’accoglimento di istanze finalizzate alla correzione di errori materiali ovvero su iniziativa dello stesso Ufficio.

Non è consentito l’impiego di personale a tempo parziale nelle classi delle scuole primarie e dell’infanzia nelle quali  l’insegnamento debba essere interamente svolto da un unico docente. Gli insegnanti di scuola materna con rapporto di lavoro a tempo parziale, per quanto detto in precedenza, non possono essere assegnati alle sezioni funzionanti con il solo turno antimeridiano, in quanto occorre assicurare l’unicità di insegnante per sezione.

Per  i docenti dell’istruzione secondaria di primo e secondo grado, titolari su classi di concorso comprendenti più discipline, la fruizione del part-time deve essere funzionalmente raccordata alla scindibilità del monte orario di ciascun insegnamento della classe di concorso stessa. Allo scopo di consentire la maggiore fruizione possibile dei rapporti di lavoro a tempo parziale, i dirigenti scolastici  provvedono ad individuare, sentito il collegio dei docenti, le modalità più opportune di assegnazione su cattedre e posti compatibili con la riduzione di orario.

I  docenti di sostegno con rapporto di lavoro a tempo parziale non possono essere utilizzati su posti che comportino interventi di sostegno su singoli alunni di durata superiore alla metà dell’orario settimanale obbligatorio d’insegnamento stabilito per ciascun grado di scuola.

I docenti con rapporto di lavoro a tempo parziale possono essere designati a svolgere la funzione di membro interno nelle commissioni degli esami di Stato e come componenti, a domanda, a pieno titolo. In relazione all’effettivo impegno derivante dall’espletamento di tale incarico, eventualmente comprensivo dell’ulteriore nomina in qualità di docente aggregato, la prestazione lavorativa deve essere svolta secondo l’orario e le modalità previste per il rapporto a tempo pieno. Ai  docenti interessati  vengono corrisposti, per il periodo della effettiva partecipazione agli esami di maturità, la stessa retribuzione e lo stesso trattamento economico che percepirebbero senza la riduzione dell’attività lavorativa.

 

Priorità e precedenze nelle domande

Nel caso in cui il numero delle domande risulti eccedente rispetto ai posti di contingente, la valutazione sull'accoglimento va operata tenendo conto congiuntamente dell'interesse al funzionamento dell'amministrazione, che non deve essere pregiudicato in relazione a quanto detto in precedenza, e della particolare situazione del dipendente, il quale, ricorrendo determinate circostanze, può essere titolare di un interesse protetto, di un titolo di precedenza o di un vero e proprio diritto alla trasformazione del rapporto. In proposito, si rammenta che l'art. 7, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001 stabilisce il principio generale secondo cui le amministrazioni "individuano criteri certi di priorità nell'impiego flessibile  del personale, purché compatibile con l’organizzazione degli uffici e del lavoro, a favore dei dipendenti in situazioni di svantaggio personale, sociale e familiare e dei dipendenti impegnati in attività di volontariato ai sensi della legge 11 agosto 1991, n. 266".

Questa disposizione, che è stata ripresa dai vari CCNL, in sostanza stabilisce due regole:

a) alcuni dipendenti, in considerazione della particolare situazione in cui si trovano, hanno un titolo di priorità nell'accesso alle varie forme di flessibilità [dell'orario, del rapporto] che l'amministrazione decide di attuare compatibilmente con l'organizzazione degli uffici e del lavoro;

b) i criteri di priorità debbono essere "certi", ossia predeterminati in modo chiaro e resi conoscibili, in modo da evitare scelte arbitrarie o comunque non imparziali.

Pertanto, le amministrazioni, nel rispetto delle forme di partecipazione sindacale, debbono stabilire in maniera generale i criteri di priorità e la graduazione tra gli stessi, tenendo conto delle previsioni legali e di contrattazione collettiva, che, intervenendo specificamente in riferimento a determinate fattispecie, hanno accordato rilevanza a particolari situazioni in cui il disagio personale o familiare è maggiore.

Le fattispecie che radicano un diritto o un titolo di precedenza nella trasformazione del rapporto sono previste nell'art. 12 bis del d.lgs. n. 61/2000, come modificato dall'art. 1 della l. n. 247/2007. In particolare, il comma 1 di questo articolo stabilisce che hanno diritto alla trasformazione del rapporto i lavoratori del settore pubblico e di quello privato affetti da patologie oncologiche per i quali residui una ridotta capacità lavorativa, anche a causa di terapie salvavita, accertata dalla competente commissione medica. Tali lavoratori hanno poi anche diritto alla successiva trasformazione del rapporto da tempo parziale a tempo pieno a seguito della richiesta. Il comma 2 ed il comma 3 disciplinano i titoli di precedenza nella trasformazione a favore dei:

1. Lavoratori il cui coniuge, figli o genitori siano affetti da patologie oncologiche;

2. Lavoratori che assistono una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa, che abbia connotazione di gravità ai sensi dell'art. 3, comma 3, della l. n. 104 del 1992, con riconoscimento di un'invalidità pari al 100% e necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita;

3. Lavoratori con figli conviventi di età non superiore a tredici anni;

4. Lavoratori con figli conviventi in situazione di handicap grave.

La disciplina contenuta nel citato art. 12 bis, in quanto fonte di pari rango successiva, ha determinato l'abrogazione implicita dell'art. 1, comma 64, della l. n. 662 del 1996, che individuava delle cause di precedenza nella trasformazione del rapporto. Altra situazione meritevole di tutela è poi quella dei famigliari di studenti che presentano la sindrome DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento). Questa sindrome, che si riferisce alle ipotesi di dislessia, disgrafia, disortografia  e discalculia, è stata oggetto di un recente intervento normativo con la legge n. 170 del 2010, con il quale sono state previste apposite misure di sostegno e all'art. 6 è stato stabilito che “I familiari fino al primo grado di studenti del primo ciclo dell'istruzione con DSA impegnati nell’assistenza alle attività scolastiche a casa hanno diritto di usufruire di orari di lavoro flessibili”. La norma fa poi rinvio ai contratti collettivi per la disciplina delle modalità di esercizio del diritto e, pertanto, la concreta attuazione del diritto è subordinata alla regolamentazione da parte dei contratti stessi. Comunque, la posizione di questi dipendenti deve essere considerata come assistita sin da subito da una tutela particolare e, quindi, deve essere valutata nell'ambito di quanto già previsto dal citato art. 7, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001 e dai CCNL vigenti in ordine alla flessibilità  dell'orario.

Come detto, il grado di tutela accordato dall'ordinamento alla varie situazioni è differenziato. Nel caso di titolarità del diritto alla trasformazione (lavoratori affetti da patologie oncologiche con ridotta capacità lavorativa), una volta ricevuta l'istanza dell'interessato, l'amministrazione non può negare la trasformazione del rapporto, trovandosi in una situazione di soggezione; pertanto, la determinazione di trasformazione deve essere presa entro il termine stabilito dal citato art. 1, comma 58, e cioè entro 60 giorni dalla domanda.

Nel caso di titolarità di un diritto di precedenza, la domanda dell'interessato deve essere valutata con priorità rispetto a quella degli altri dipendenti concorrenti. In considerazione delle limitazioni alla trasformazione del rapporto di lavoro derivanti dal contingente percentuale e al fine di assicurare al part-time la funzione, oltre che di flessibilità, di strumento di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare, si raccomanda di inserire nell'ambito dei contratti individuali una clausola con cui si stabilisce che le parti si impegnano, trascorso un certo periodo di tempo (da individuare di volta in volta a seconda delle circostanze) ad incontrarsi, per rivalutare la situazione, in considerazione delle esigenze di funzionamento dell'amministrazione, delle esigenze personali del lavoratore in part-time e di quelle degli altri lavoratori, che nel frattempo possono essere mutate. Questo per consentire al maggior numero possibile di dipendenti la possibilità di richiedere la trasformazione del proprio rapporto di lavoro in presenza di obiettive esigenze legate ai primi anni di vita dei figli ovvero per la cura di genitori e/o altri familiari.

Successivamente alla categorie di personale innanzi citate che hanno titolo alla priorità nelle graduatorie degli aspiranti alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato in regime di part time, hanno la precedenza nelle suddette graduatorie le seguenti categorie di personale  (DPCM n. 117 del 17.3.1989, integrato dall’art. 64 della legge n. 662 del 23.12.1996):

  • soggetti in situazione di  handicap o di invalidità riconosciuta ai sensi della normativa sulle assunzioni obbligatorie, da documentare  con certificazione in originale o in copia autenticata rilasciata dalla A.S.L. o dalle preesistenti commissioni sanitarie provinciali;
  • persone a carico per le quali è riconosciuto l’assegno di accompagnamento di cui alla legge 11 febbraio 1980, n. 18, da documentare con certificazione rilasciata dall’ASL;
  • familiari a carico portatori di handicap o soggetti a fenomeni di tossicodipendenza, alcolismo cronico o grave debilitazione psicofisica;
  • figli di età inferiore a quella prescritta per la frequenza della scuola dell’obbligo;
  • familiari che assistono persone portatrici di handicap non inferiore al 70 per cento, malati di mente, anziani non autosufficienti, nonché genitori con figli minori in relazione al loro numero;
  • aver superato il 60° anno di età, ovvero aver compiuto  venticinque anni di effettivo servizio;
  • esistenza di motivate esigenze di studio, valutate dall’amministrazione di competenza.

A parità di condizione precede il soggetto con maggiore anzianità di servizio.

 

Trattamento giuridico

Al personale con rapporto di lavoro a tempo parziale si applicano gli istituti normativi spettanti al personale con rapporto di lavoro a tempo pieno, tenendo conto della ridotta durata della prestazione.

Il chiarimento è contenuto nel parere n. 36667 del Dipartimento della Funzione Pubblica espresso in risposta ad un quesito proveniente dall'Agenzia del territorio di Roma, alla quale si applica il CCNL comparto ministeri del 16 maggio 2001 che all'art. 23 ha disciplinato la fruizione dei congedi e permessi per il personale a tempo parziale.

In tale clausola si prevede che al personale con rapporto di lavoro a tempo parziale si applicano appunto gli istituti normativi previsti dal medesimo contratto, in quanto compatibili, spettanti al personale con rapporto di lavoro a tempo pieno, tenendo conto della ridotta durata della prestazione. Il comma 11 del citato art. 23 stabilisce che le ferie, le festività soppresse e le altre assenze previste dalla legge e dal contratto nel caso di part-time verticale spettano in numero proporzionato alle giornate di lavoro prestate nel corso dell'anno, individuando specifiche deroghe. Tra queste deroghe non è menzionato il caso del congedo di cui all'art. 42, commi 5 ss., del d.lgs. n. 151 del 2001 (congedo biennale retribuito) e, pertanto, ad avviso del DFP, in caso di part-time verticale la sua durata deve essere riproporzionata in osservanza della regola generale espressa nella clausola, precisandosi che tale modalità applicativa continua a verificarsi sin quando perdura la situazione che l'ha originata, ossia sino a quando il dipendente fruisce del part-time verticale. Tale calcolo andrà effettuato sulla base delle giornate lavorative del dipendente per tutto il periodo in cui il lavoratore presta la sua opera in regime di part time, la cui durata è fissata in precedenza.

Nel caso di ritorno a tempo pieno, il periodo di congedo già fruito andrà poi riproporzionato (rapportandolo alla situazione di rapporto di lavoro a tempo pieno) e così detratto dal complessivo periodo biennale per conoscere il periodo di congedo residuo, ancora fruibile dal dipendente.

Per quanto riguarda la rilevanza dei periodi non lavorativi (ossia dei periodi durante i quali, in virtù dell'articolazione del part-time verticale la prestazione non deve essere resa), considerato che in generale i congedi possono essere fruiti in corrispondenza dei periodi in cui è dovuta la prestazione, sempre ad avviso del DFP, il conteggio dovrebbe comprendere solo i mesi o le giornate coincidenti con quelli lavorativi. Le festività, le domeniche e le giornate del sabato (nel caso di articolazione dell'orario su 5 giorni alla settimana) ricadenti nel periodo non lavorativo dovrebbero essere escluse dal conteggio, con eccezione di quelle immediatamente antecedenti e seguenti il periodo se al termine del periodo stesso non si verifica la ripresa del servizio ovvero se il dipendente ha chiesto la fruizione del congedo in maniera continuativa.

Pertanto in via esemplificativa è possibile affermare che:

  • il  trattamento economico del personale con rapporto di lavoro a tempo parziale è proporzionale alla prestazione lavorativa;
  • i dipendenti a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad un numero di giorni di ferie e di festività soppresse pari a quello dei lavoratori a tempo pieno. I lavoratori a tempo parziale verticale hanno diritto ad un numero di giorni proporzionato alle giornate di lavoro prestate nell'anno;
  • ai  fini del diritto del trattamento di quiescenza e di previdenza gli anni di servizio a tempo parziale sono utili per intero;
  • per la  misura dei trattamenti previdenziali (pensionistici e di fine rapporto) gli anni ad orario ridotto vanno ricondotti ad anni interi moltiplicando gli stessi per il coefficiente risultante dal rapporto tra orario settimanale di servizio ridotto ed orario di servizio a tempo pieno; conseguentemente, l’anzianità contributiva ai fini della determinazione dell’ammontare del trattamento previdenziale è pari alla proporzione esistente tra l’orario di lavoro effettivamente svolto e quello full-time;
  • per  la base di calcolo si considerano le retribuzioni previste per la corrispondente posizione di lavoro a tempo pieno.

 

Fruizione permessi legge personale in part time

L’Inps con la circolare 100/2012 ha fornito alcune precisazioni sulle modalità di fruizione dei benefici in argomento da parte di dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale.

 

a) Part time di tipo verticale

Permessi  a favore di persone con disabilità grave di cui all’art. 33 della legge 104/92: ai dipendenti in regime di tempo parziale, i permessi in argomento, se fruiti nella modalità oraria, spettano in misura corrispondente alla percentuale di riduzione dell’orario di lavoro nel caso di part-time orizzontale, mentre nel caso di part-time verticale spettano per intero (18 ore mensili).

Al riguardo occorre precisare che la prestazione lavorativa a tempo parziale di tipo verticale si può articolare concentrando l’attività lavorativa con due diverse modalità:

1)  in tutti i giorni lavorativi, solo in alcuni mesi dell’anno;

2)  soltanto in alcune settimane del mese o in alcuni giorni della settimana.

Conseguentemente, nel caso in cui il contratto di part time riconducibile all’ipotesi contemplata al punto 1), il dipendente avrà diritto ai benefici in parola nella misura intera nei mesi in cui è prevista la prestazione lavorativa. Diversamente, qualora l’articolazione della prestazione lavorativa prevista nel contratto di part time rientri nell’ulteriore ipotesi indicata al punto 2, il diritto ai permessi mensili di cui alla legge 104/92 deve essere riconosciuto in misura ridotta proporzionalmente alla riduzione della prestazione lavorativa prevista dal contratto stesso nel mese di riferimento.

 

b) Part time di tipo orizzontale

Il rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale prevede l’articolazione della prestazione lavorativa secondo un orario ridotto uniformemente in tutti i giorni lavorativi. I dipendenti disabili con rapporto di lavoro a tempo parziale orizzontale, i quali assicurino una prestazione lavorativa fino a sei ore giornaliere, hanno diritto, in alternativa, ai seguenti benefici:

1) un’ora di permesso giornaliero;

2) giorni di permesso mensile;

3) permessi orari mensili in misura corrispondente alla percentuale della prestazione lavorativa.

I dipendenti disabili con rapporto di lavoro a tempo parziale orizzontale, che assicurino una prestazione lavorativa superiore a sei ore giornaliere, hanno diritto, in alternativa ai benefici previsti ai punti 2 e 3, a due ore di permesso giornaliero. Le medesime regole relative ai benefici indicati ai punti 2 e 3 valgono anche per i dipendenti con rapporto di lavoro part time orizzontale che fruiscono dei permessi in argomento per assistere un familiare disabile.

 

c) Part time di tipo misto

Tale articolazione della prestazione lavorativa deriva dalla combinazione delle due tipologie verticale ed orizzontale e consiste, pertanto, nella concentrazione della prestazione lavorativa giornaliera ad orario ridotto soltanto in alcuni periodi dell’anno, del mese o della settimana.

Il dipendente che assiste un familiare disabile avrà diritto ad un numero di permessi giornalieri calcolato sulla base della percentuale della prestazione lavorativa corrispondente alla componente verticale. Diversamente, in caso di fruizione dei permessi mensili nella modalità oraria, il monte ore dei benefici spettanti è determinato sulla base della percentuale corrispondente alla componente orizzontale.

 

Durata del rapporto di lavoro a tempo parziale

Il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale non può richiederne la trasformazione in rapporto a tempo pieno   per la durata di almeno due anni. Prima della scadenza del biennio, eventuali domande di trasformazione in rapporto a tempo pieno possono essere accolte sulla base di motivate esigenze, che in prima applicazione saranno valutate anche in relazione alla situazione della dotazione organica complessiva della provincia per l’anno scolastico cui si riferisce la richiesta. (art. 11 OM 97).   Tale cessazione comporta, peraltro, il divieto di riproposizione della domanda ancorché inoltrata anticipatamente all’età prevista per il pensionamento di vecchiaia. (art.  5 OM 55/98).

Tanto premesso  non è necessaria alcuna richiesta di proroga se al termine dei due anni dalla stipula il personale interessato decida di proseguire il rapporto di lavoro in part time. Il  rientro a tempo pieno (da presentare entro lo stesso termine del 15 marzo), dopo il prescritto periodo minimo, può trovare accoglimento solo se esplicitamente richiesto.

 

Mantenimento della  sede di titolarità

Il personale beneficiario del part-time ha diritto al mantenimento in servizio presso la sede di ultima titolarità, salvo il caso in cui non risulti in soprannumero rispetto alla dotazione organica dell’istituzione scolastica.

Nell’ipotesi di soprannumerarietà relativa sia all’organico di diritto che alla determinazione della situazione di fatto, si procede, per l’assegnazione della sede nei confronti dei soprannumerari in part time con le stesse modalità previste per il personale a tempo pieno.

 

Attività  compatibili con  il rapporto di lavoro in part time

L’art. 53 del decreto legislativo 165/2001 stabilisce che per i dipendenti pubblici resta  ferma  la disciplina delle incompatibilità dettata dagli articoli 60 e seguenti del T.U. di cui al DPR 3/1957, salva la deroga prevista dall'articolo 23-bis dello stesso decreto, nonché, per i rapporti di lavoro a tempo parziale, dall'articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 marzo 1989, n. 117 e dagli articoli 57 e seguenti della legge 23 dicembre 1996, n. 662. Restano ferme altresì le disposizioni di cui agli articoli 267, comma 1, 273, 274, 508 nonché 676 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, all'articolo 9, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 1992, n. 498, all'articolo 4, comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, ed ogni altra successiva modificazione ed integrazione della relativa disciplina.

Da tale complesso normativo si evince che il  personale con rapporto di lavoro pubblico a tempo indeterminato a tempo pieno non può svolgere altre contemporanee  attività di lavoro subordinato o autonomo tranne che la legge o altra fonte normativa ne prevedano l’autorizzazione rilasciata dall’amministrazione di appartenenza e la stessa sia stata concessa.

La richiesta di autorizzazione inoltrata dal dipendente si intende accolta ove entro trenta giorni dalla presentazione non venga adottato un motivato provvedimento di diniego.

Il  dirigente che viene a conoscenza di un caso di incompatibilità lavorativa, invita formalmente l’interessato  a recedere da tale situazione assegnando un breve termine per ottemperare.  Trascorsi  15 giorni dalla diffida, senza che sia cessata l’incompatibilità, il personale incorre nella decadenza  del rapporto di lavoro.

Il  personale docente  può esercitare la libera professione, previa autorizzazione del Direttore didattico o Preside, sempre che la suddetta attività non sia di pregiudizio all’assolvimento degli obblighi inerenti alla funzione docente e sia compatibile con l’orario d’insegnamento e di servizio.

La richiesta di autorizzazione si considera accolta decorsi 30 gg. dalla sua presentazione (D.P.R. 26-4-1992, n. 300). L’esercizio di attività professionali, senza la prescritta autorizzazione, costituisce incompatibilità e implica la decadenza dall’impiego.

 

Deroghe per il personale in part time

La  legge 23.121996 n. 662 (comma 56 e comma 56 bis della legge 140/97) stabilisce che i dipendenti delle pubbliche amministrazioni con prestazione lavorativa non superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno.

Il personale con rapporto di lavoro in part time non superiore al 50% dell’orario obbligatorio settimanale può iscriversi negli albi professionali ed esercitare  attività professionali e  cumulare un rapporto di lavoro in part time in una scuola statale (o altra pubblica amministrazione),  con un contratto di lavoro con datore privato (anche in full time).

Ovviamente deve essere verificata la compatibilità dello svolgimento degli obblighi e degli orari del servizio nella scuola che non deve essere assolutamente condizionata dallo svolgimento dell’attività privata e deve essere concessa la necessaria autorizzazione.


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Prove Invalsi: individuazione scuole polo e osservatori esterni

Nell’ambito delle rilevazioni nazionali degli apprendimenti, verranno inviati osservatori esterni presso un campione statistico di classi, a garanzia della corretta applicazione del protocollo di somministrazione delle prove. Le istruzioni Invalsi.

Con nota 30 gennaio 2018 prot. n. 1201 l’Invalsi comunica che le scuole polo andranno individuate utilizzando le consuete procedure di selezione già utilizzate negli scorsi anni.

Nel caso in cui sarà individuata un’unica scuola polo per un’intera Regione è prevista un’ulteriore quota forfettaria pari a euro 2.000,00 qualora la scuola svolga la funzione di scuola polo per una regione con più di 700 istituzioni scolastiche oppure pari a euro 1.000,00 qualora la scuola svolga la funzione di scuola polo per una regione con meno di 700 istituzioni scolastiche, oltre alla quota prevista per l’intensificazione del lavoro amministrativo richiesto per ogni destinatario di contratto, pari a euro 11,00 a contratto stipulato.

In considerazione dell’ottimo lavoro svolto con le scuole polo individuate per l’anno scolastico 2017-2018 l’Invalsi invita a confermare le medesime anche per le prossime Rilevazioni nazionali.

La selezione del profilo di osservatore sarà avviata dagli UU.SS.RR. con apposito bando, avendo come riferimento i criteri di selezione, le funzioni e i compiti precisati nella scheda (Allegato 2 alla suddetta nota). A ciascun bando dovrà essere allegato anche il modello di domanda (Allegato 3).

I bandi sono pubblicati entro e non oltre il 9 febbraio e la presentazione delle domande di partecipazione ha scadenza il 5 marzo. La pubblicazione degli elenchi è prevista entro il 19 marzo per la classe terza della scuola secondaria di primo grado ed entro il 29 marzo per le classi seconde e quinte della scuola primaria e per le classi seconde della scuola secondaria di secondo grado.

Gli estremi identificativi della scuola polo individuata andranno comunicati al seguente indirizzo PEC: protocollo.invalsi@legalmail.it.


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


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Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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