Scuola7 19 febbraio 2018, n. 78

Scuola7

la settimana scolastica

19 febbraio 2018, n. 78


In questo numero parliamo di:

Contratto scuola: un'occasione perduta? (Intervista a cura di A. Crusco)

Se genitori e studenti alzano le mani (M. Tiriticco)

La formazione in servizio nel contratto… Stop? No, avanti adagio… (M. Berghella)

Il RAV come strumento di rendicontazione pubblica (G. Cavadi)

La dimensione pubblica del miglioramento (P. Davoli)

Concorso docenti abilitati: pubblicato il bando

Concorso docenti abilitati: indicazioni preliminari

Anticipo pensionistico (APE): le istruzioni Inps

Prove Invalsi: elenco studenti elettronico

Nuove modalità di segnalazione condotte illecite

PON Per la scuola: disposizioni per l’attuazione delle iniziative

Rinnovo RSU comparto scuola


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diContratto scuola: un'occasione perduta?
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19 febbraio 2018

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n. 78

Contratto scuola: un'occasione perduta?

La parola all’ANP

Intervista ad Antonello Giannelli, Presidente dell’ANP - Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola. A cura di Antonio Crusco.

All’indomani della sottoscrizione del rinnovo del contratto nel nuovo comparto dell’istruzione e della ricerca, l’ANP ha affermato che “per i sindacati che hanno sottoscritto l’ipotesi la qualità dell’istruzione e gli interessi degli stessi lavoratori non contano”. Ci spiega il senso di questa affermazione?

È del tutto evidente che il nuovo CCNL non punta ad innalzare la qualità dell’istruzione.

In primo luogo, non prende in considerazione la formazione in servizio dei docenti nonostante il fatto che le esigenze di ammodernamento della didattica siano sotto gli occhi di tutti. Una didattica innovativa è assolutamente necessaria per contrastare la dilagante demotivazione degli studenti.

In secondo luogo, il contratto prevede continuità di permanenza triennale dei docenti nella stessa scuola solo se questa sede è quella richiesta all’atto di compilazione della domanda di trasferimento, con buona pace delle esigenze di continuità didattica.

Per quanto riguarda gli interessi dei lavoratori, vorrei ricordare che gli aumenti salariali sono risibili a causa della inaccettabile Intesa firmata il 30 novembre 2016 tra Governo e alcune confederazioni sindacali. In quella Intesa si sono accettati aumenti modestissimi pur di ottenere il riconoscimento di un maggior ruolo per i sindacati nelle contrattazioni. Insomma più potere per le organizzazioni sindacali e meno soldi per il personale.

Sul merito ci sono divergenze di opinioni. In particolare, il merito resta, anche se c’è una riduzione dei fondi del 30% e si introducono forme di contrattazione a livello nazionale e di scuole. Dunque: nelle mutate regole previste nel nuovo contratto, viene meno la possibilità di riconoscere e incentivare il merito?

La dotazione annua del bonus premiale, come prevista dalla legge 107/2015, ammonta a 200 milioni di euro. Tale fondo sembrerebbe ridotto a 130 milioni per il 2018, a 150 milioni per il 2019 e a 160 milioni a partire dal 2020. Faccio uso del condizionale perché è abbastanza incomprensibile come sia possibile, attraverso un contratto, alterare le disposizioni finanziarie di una legge imperativa come la 107. In ogni caso, a prescindere da questo non trascurabile aspetto giuridico, è palese l’intento di ridurre la rilevanza della premialità. Ancora una volta, quindi, si è scelto di colpire i docenti migliori, più preparati e più impegnati. Con ovvio peggioramento della qualità della didattica e, più in generale, del servizio scolastico.

Per quanto riguarda la concreta procedura di attribuzione del bonus, è rimessa alla contrattazione integrativa di istituto l’individuazione dei “criteri generali per la determinazione dei compensi finalizzati alla valorizzazione del personale, ivi compresi quelli riconosciuti al personale docente” in virtù della legge 107/2015. Quindi la concreta determinazione degli importi – nonché del docente a cui attribuirli – è compito esclusivo del dirigente scolastico.

C’era timore per il rischio di ridurre i diritti dei lavoratori e inasprire il sistema disciplinare. Come giudica il contratto per questi aspetti?

Il sistema disciplinare è estremamente garantista e non pregiudica certo i diritti dei lavoratori, ma semmai è posto a presidio della qualità del servizio prestato. Se non si sanziona chi si sottrae ai propri obblighi lavorativi, si crea una doppia ingiustizia: nei confronti del destinatario del servizio (alunni e famiglie) e nei confronti dei tantissimi lavoratori che si impegnano davvero. Questi ultimi, in particolare, sono spinti a lavorare peggio, constatando l’impunità di chi viola i propri obblighi contrattuali. Il mondo della scuola è stato oggetto di periodiche attenzioni da parte della Corte dei conti, che in più occasioni ha formalmente criticato l’estrema riluttanza ad adottare provvedimenti sanzionatori nei confronti dei responsabili di comportamenti esecrabili.

E per quanto riguarda le lettere h, i ed m del secondo comma dell’articolo 6 del vecchio contratto, relativo all’organizzazione del lavoro e alle prerogative dirigenziali in tale ambito, cosa ha portato di nuovo il rinnovo contrattuale?

Il nuovo contratto fa proprio, finalmente, ciò che innumerevoli tribunali avevano già sancito, e cioè che quelle materie non devono essere contrattate a seguito dell’entrata in vigore del ben noto decreto legislativo 150/2009. Purtroppo la nuova procedura di “confronto” è alquanto farraginosa, e rallenterà ulteriormente i lavori del tavolo negoziale in ogni scuola. Evidentemente è proprio quello che le sigle sindacali firmatarie del CCNL auspicano, e che l’Amministrazione, rappresentata dall’ARAN, non è riuscita ad evitare.

Cosa risponde a quanti affermano che ridurre gli spazi della contrattazione a favore di un maggior potere dei dirigenti scolastici mina la condivisione dei valori all’interno delle scuole?

Su questo concetto reclamo la massima onestà intellettuale: se è vero, come è vero, che la responsabilità del servizio ricade sul solo dirigente, non si può nello stesso tempo pretendere che le sue decisioni siano condizionate dall’obbligo giuridico di contrattarle con altri. Negli anni, il modello di gestione partecipata ipotizzato dai decreti delegati del 1974 si è rivelato, oltre che una finzione, del tutto fallimentare dal punto di vista della responsabilizzazione degli operatori coinvolti, secondo il detto “tutti colpevoli, nessun colpevole”. L’introduzione, nell’ordinamento del lavoro pubblico, della distinzione tra potere di indirizzo e potere di gestione è stata motivata principalmente proprio dall’esigenza di attribuire ad un unico soggetto – il dirigente pubblico – la responsabilità della gestione, perché questo è garanzia di maggior qualità dei risultati, a esclusivo vantaggio dei cittadini destinatari del servizio. I dirigenti devono quindi poter disporre di poteri commisurati alle responsabilità.

Ora c’è attesa per il contratto dei dirigenti delle scuole…

Siamo in attesa dell’atto di indirizzo necessario per consentire all’ARAN di avviare le trattative, disponendo dei fondi stanziati dalla legge di bilancio 2018. Come è noto, i dirigenti delle scuole soffrono di una grave iniquità: nonostante il loro lavoro sia caratterizzato da molte più responsabilità di quello degli altri dirigenti pubblici, percepiscono una retribuzione molto inferiore. Il nuovo CCNL dell’area dirigenziale “istruzione e ricerca” dovrebbe consentirci di raggiungere un primo importante obiettivo: la voce stipendiale nota come “indennità di posizione fissa” dovrebbe diventare pari a quella dei colleghi dirigenti degli enti di ricerca e dell’università. Si tratta di una parte minoritaria della differenza retributiva da colmare, ma è quella più importante perché, essendo costituita da voci “fisse e continuative”, non può essere assoggettata ad una eventuale futura reformatio in pejus, come può invece accadere (ed è effettivamente accaduto) per le voci retributive accessorie. Inoltre l’indennità di posizione fissa è totalmente pensionabile, al contrario di quanto avviene con le voci accessorie.

Antonio CRUSCO

(a cura di Antonio Crusco)

Se genitori e studenti alzano le mani

Maurizio TIRITICCO

Quando la scuola fa cronaca (nera)

Mah! Ormai sembra che picchiare l’insegnante sia una sorta di sport! Chissà se alle prossime Olimpiadi… Comunque, se non c’è il cazzotto ben dato che spedisce il povero prof. all’ospedale, nel migliore dei casi c’è l’indifferenza, o l’insulto, proprio quando lo studente non ne può più! Ma insomma! Perché doversi subire chiacchiere fuori dal mondo, di un Giulio Cesare che muore trafitto da ventitrè pugnalate… pare che le abbiano proprio contate una per una; o di un frate mezzo matto che va ad attaccare manifesti contro il Papa sul portone di una chiesa a Wittenberg… dicono che sia una città tedesca; o del volume di una sfera… quattro terzi p greco erre tre! Ma che, quando gioco a pallone, sto a pensare al volume della palla? Oppure a tirare un bel cucchiaio in porta come faceva il grande Francesco Totti!

Istruzione, cultura e successo nella società

Ma no, una scuola fatta così non mi piace! E poi, che si studia a fare! Tanto alla fine il diploma me lo danno lo stesso! Tanto, sessanta o cento, lode o non lode, il lavoro non lo trovi! Meglio una bella raccomandazione… pare che i politici siano molto gettonati per via dei voti… non quelli di scuola, quelli delle votazioni, le votazioni politiche! No, la scuola oggi non serve! In effetti è sempre servita a poco! Ci insegnano che certi grandi inventori a scuola se la cavavano sì e no! E allora? Vuoi vedere che mi bocciamo alla maturità, ma poi diverto ricco sfondato? Come Trump! Dicono tutti che è un ignorante! Che non sa dire più di tre o quattro parole messe insieme! Che non sa leggere neanche i discorsi che gli preparano. Ho letto su internet che è il presidente più impopolare della storia americana da 70 anni a questa parte! Però ha un grattacielo tutto suo… e c’è scritto grande grande pure il suo nome! Dare retta ai professori… guadagnano poco… lo sanno tutti… e se uno è pagato male… che conta? Dimmi un po’! All’idraulico che ti aggiusta il rubinetto, ma ti sfascia lo sciacquone, lo paghi pure?! No! Lasciate perdere gli insegnanti! Basta che ci danno il sei e… non rompessero!!!

Diventare grandi a scuola

Non sono pensierini peregrini! Frullano nella testa di tanti studenti e, purtroppo, di tanti genitori. Penso a quanto accade nelle scuole superiori, perché alle elementari le maestre sono sempre le brave maestre, che hanno tanta tanta pazienza e insegnano a tuo figlio a leggere e scrivere! E alla fine dell’anno facciamo loro anche un pensierino! Poi c’è la media, un po’ noiosa, è vero! Però basta che alla fine scrivano un bel dieci sulla scheda, e la scuola finisce: la scuola vera, quella che insegna a leggere, scrivere e contare… beh! contare fino a un certo punto: ormai abbiamo tutti lo smartphone… insomma la scuola finisce lì! È la scuola che viene dopo che è insopportabile! Fino 19 anni sui banchi! Ormai sono uomini e donne, fanno pure l’amore, eppure devono sedersi ed alzarsi quando suona una campanella? No! Roba del secolo scorso!

Una scuola “superiore” da ripensare

Il fatto è che questa divisione, ormai storica, tra licei, istituti tecnici e istituti professionali, è quella che è! Lo sappiamo bene! Chi si iscrive ai licei, lo fa perché già sa che poi andrà all’università, perché il diploma liceale non ti serve per trovare lavoro. E poi è sicuro di non trovare né stranieri né handicappati. I poverelli, invece, devono scegliere tra un tecnico o un professionale! E poi si opta per quello più vicino a casa!

Il mondo del lavoro è in rivoluzione ormai da decenni, ma la nostra scuola superiore è sempre la stessa. Il malumore e la noia degli studenti sono diffusi, e i primi della classe sono merce rara. E quando c’è un disagio è difficile che non ci si stravacchi sui banchi, che non si dicano parolacce, e che non si dileggino gli insegnanti! Se poi ci scappa uno schiaffone, se non fa troppo male… non fa neanche notizia!

Chi se ne intende dice che tutto il sistema scolastico secondario andrebbe ripensato! Ma chi sa pensare pensa: vale la pena pensare a come rifondare la nostra scuola superiore? Insomma, il cane si morde la coda… e lo studente morde l’insegnante! Fino a quando?

Maurizio Tiriticco

Concorso docenti abilitati: pubblicato il bando

In Gazzetta Ufficiale il bando di concorso per il reclutamento a tempo indeterminato di personale docente nella scuola secondaria di I e II grado in possesso del titolo di abilitazione all'insegnamento o di specializzazione per il sostegno. Domande on line dal 20 febbraio al 22 marzo.

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 16 febbraio il bando del concorso per il reclutamento di docenti abilitati all'insegnamento nella scuola secondaria.

I candidati possono presentare istanza  di  partecipazione,  a pena di esclusione, in  un'unica  regione  per  tutte  le  classi  di concorso o tipologie di posto per le quali posseggano i requisiti.

Alla selezione potrà partecipare chi ha una abilitazione o è specializzato per l’insegnamento sul sostegno, inclusi anche i docenti già di ruolo.

È possibile concorrere per più classi di  concorso  e/o posti di sostegno mediante la presentazione di un'unica  istanza  con l'indicazione delle classi di  concorso/posti  di  sostegno  per  cui si intende partecipare.

L'istanza di partecipazione ve presentata esclusivamente  tramite  POLIS  dalle ore 9,00 del 20 febbraio 2018  fino alle ore 23,59 del 22 marzo 2018.

Come già illustrato dal Regolamento, gli aspiranti insegnanti sosterranno una prova orale (il punteggio massimo è di 40 punti) e saranno inseriti in una graduatoria di merito, anche in virtù del punteggio derivante dai titoli posseduti e dal servizio pregresso (massimo 60 punti).

I vincitori del concorso per l’immissione in ruolo dovranno poi superare con una valutazione positiva un anno di formazione e di tirocinio. Nel corso di questo anno la loro attitudine all’insegnamento verrà valutata anche con visite in classe.

Leggi il bando


articolo originale


Concorso docenti abilitati: indicazioni preliminari

Il Miur comunica le azioni preliminari per fornire ai candidati elementi utili alla scelta della regione per la quale presentare domanda relativamente al concorso riservato a docenti abilitati di scuola secondaria.

In attesa dell’imminente pubblicazione del bando in Gazzetta Ufficiale, con nota Miur 14 febbraio 2018 prot. n. 8900 il Miur comunica le azioni  preliminari da porre in essere, al fine di fornire ai candidati utili elementi alla  scelta della regione per la quale presentare domanda.

Infatti i posti da destinare, ogni anno, alla procedura in oggetto sono quelli residui dopo le immissioni in ruolo da Gae e da GM,  e quindi quantificabili per ciascuna classe di concorso/tipo posto solo a conclusione di dette operazioni.

Pertanto, al fine di fornire ai docenti interessati un’informazione relativa alla situazione riguardante le diverse graduatorie ancora vigenti in ciascuna regione/provincia, gli UU.SS.RR. sono invitati a far  pubblicare, nei rispettivi siti istituzionali, le Gae esaurite ai fini delle immissioni in ruolo e il numero di coloro che ancora sono in attesa di nomina in quelle non esaurite. Anche per quanto riguarda le graduatorie di merito, andranno indicate quelle esaurite e il  numero di coloro che sono ancora in attesa di nomina; in tale numero dovranno essere conteggiati anche coloro che hanno raggiunto il punteggio minimo previsto dal bando.

Le domande di partecipazione al concorso potranno essere presentate dal 20 febbraio al 22 marzo.


articolo originale


Repertorio 2018

Dizionario normativo della scuola

contributi di: Alessia Auriemma • Sergio Auriemma • Alberto Bottino • Antonia Carlini • Giancarlo Cerini • Dino Cristanini • Bruno Di Palma • Susanna Granello • Mario Guglietti • Mario Rossi • Mariella Spinosi • Maria Teresa Stancarone • Rosa Stornaiuolo • Maurizio Tiriticco

pagg. 1408, febbraio 2018, euro 68,00


Uno strumento fondamentale per lo studio dell’ordinamento scolastico, l’aggiornamento professionale, la preparazione a prove concorsuali: Tecnodid presenta l’edizione 2018 del Repertorio - Dizionario normativo della scuola.

Si compone di saggi illustrativi, curati da esperti di settore, su tematiche giuridiche, amministrative, talvolta anche didattiche, temi di attualità, questioni di diritto costituzionale, amministrativo, del lavoro e sindacale, di diritto fiscale, tributario, di contabilità pubblica.

Ogni voce espone i temi, enuncia le fonti normative, informa sul loro evolversi nel tempo.

Ne possono trarre specifica utilità anche gli aspiranti a pubblici concorsi, selezioni interne o prove di esame riferibili a tutte le figure professionali (ispettori, dirigenti scolastici, docenti, dsga, personale amministrativo).

Tutta la modulistica di riferimento è disponibile on line accedendo all’area dedicata.

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19 febbraio 2018

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n. 78

La formazione in servizio nel contratto… Stop? No, avanti adagio…

Monia BERGHELLA

La formazione in servizio nel ccnl 2016-2018

Il 9 febbraio 2018, alle 7.45, è stato firmato il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2016-2018.

Molte le aspettative, dopo undici anni, durante i quali sono state varate importanti riforme strutturali, come il DPR 80/2013, la Legge 107/2015 e i successivi decreti attuativi, che hanno delineato un nuovo assetto del sistema scolastico italiano.

Pare superfluo ricordare che il tema della formazione e dell’aggiornamento è strettamente legato al ruolo professionale del docente, quindi era fortemente atteso il recepimento delle norme vigenti nel contratto di lavoro, in particolare il riferimento al comma 124 della L. 107/2015, - “Nell’ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale” - e il DM 797 del 19 ottobre 2016, “Piano nazionale di formazione del personale docente 2016/2019”.

Tuttavia il nuovo contratto non sembra regolamentare tali principi legislativi, infatti i riferimenti alla formazione sono presenti nella sola disposizione della materia relativa alla contrattazione integrativa nei termini riportati all’art. 22:

  • al comma 4, che prevede a livello nazionale i “criteri generali di ripartizione delle risorse per la formazione del personale docente educativo ed ATA”;
  • al comma 8 (a1), che riporta a livello nazionale e regionale la definizione degli obiettivi e delle finalità della formazione professionale;
  • al comma 8 (b3) sono demandati a livello di istituzione scolastica i criteri per la fruizione dei permessi per l’aggiornamento.

Una nuova stagione di incertezze?

L’art. 1 comma 10 rimanda, per quanto non espressamente previsto, ai CCNL precedenti e alle specifiche norme compatibili, nei limiti del D.Lgs. n. 165/2001[1].

Dunque anche per la formazione docente si potrebbe aprire una nuova stagione di difficoltà interpretative, come è già successo a partire dal discusso art. 65 del D.Lgs. 150/2009, che aveva dato vita a forti contenziosi e ad una serie di vertenze giudiziarie anche tra loro contrastanti. Un contenzioso giudiziario che continua, nonostante il D.Lgs. n. 141 del 1 agosto 2011[2].

Nei giorni scorsi sono già emersi difformi pareri sull’obbligatorietà o meno della formazione; non è difficile immaginare quanto la discussione possa animarsi nelle sale insegnanti, ad esempio relativamente alle decisioni prese sui criteri per la fruizione dell’aggiornamento a livello di istituto.

Formazione obbligatoria sì o no?

Tra i punti di forza del nuovo contratto il sindacato ritiene soddisfacente che non vi sia “nessuna manomissione dei diritti, nessun aumento degli orari di lavoro, invariati anche nella loro articolazione, nessuna imposizione forzata di prestazioni non volontarie”[3]. Probabilmente anche la formazione obbligatoria avrebbe potuto trascinare con sé il conseguente tema delle ore di attività funzionali all’insegnamento[4], della retribuzione o meno della formazione ecc…

Tuttavia, portare l’ombra dell’incertezza sull’obbligatorietà della formazione, e sul deludente binomio diritto/dovere, non soltanto non garantirebbe un sistema scolastico di qualità, ma riverserebbe sulle singole scuole il problema della motivazione delle persone alla partecipazione ai corsi, dei riconoscimenti, degli incentivi, delle convenienze.

Chi ha frequentato le aule scolastiche sa bene che fare formazione comporta un ulteriore aggravio di lavoro. Difficile cogliere la “convenienza” quando ci si costringe ad uscire dal caldo tepore domestico nei pomeriggi piovosi d’inverno, per tornare tra i banchi vuoti delle aule a discutere, per esempio, se ha senso il gerundio nei problemi di matematica - a termosifoni spenti! La “convenienza” si coglie solo in seguito, nel sentirsi vivi, in tasca la motivazione, pronti a portare nella lezione, ai ragazzi, sotto i loro occhi, le argomentazioni. Sfidare, per esempio, la monotonia degli esercizi grammaticali, e inventare problemi fatti solo di verbi “amici” … Piccoli giochi didattici, frutto di spunti nati in un pomeriggio piovoso e faticoso, passato a parlare di come “fare la scuola” con esperti e colleghi.

Più che la convenienza, si riconosce la fatica di tornare a casa di corsa, buttare qualcosa nei piatti e spesso rimettersi tra i quaderni degli studenti.

Perché è conveniente impegnarsi nella formazione?

La convenienza può arrivare, dopo il corso, quando ci si sente pronti a portare in classe nuove/rinnovate azioni didattiche da condividere, da spiegare, per farne un’esperienza unica da vivere insieme ai ragazzi. Non la ripetizione meccanica di regole e programmi, ma per esempio la “posizione” di un dubbio, una scommessa – “Davvero i problemi di matematica sono più risolvibili se si semplifica il testo, se si toglie il gerundio?!”.

Più che la convenienza, la soddisfazione è impagabile quando accade che i ragazzi lamentano il suono della campanella, e vorrebbero invece continuare la lezione. La soddisfazione di vederli motivati, attivi, autonomi, partecipi, interessati, curiosi, protagonisti dell’apprendimento.

Il frutto di un pomeriggio di ricerca, di approfondimenti, di confronti… piccole idee che risvegliano la voglia di sperimentare… che rafforzano o confermano la professionalità acquisita… che fanno sentire attuale e irripetibile l’esperienza formativa che si riporterà a quella classe, che rinnova la voglia, che riaccende l’energia.

Tuttavia disattendere una formazione strutturale, obbligatoria e permanente, potrebbe facilmente portare a scegliere anche di non aggiornarsi. Lo si è visto negli ultimi venti anni, sebbene sia paradossale non formarsi pur formando per mestiere, non innovare, seppure è il cambiamento continuo la cifra dell’era del terzo millennio.

Non sarebbe impossibile ritrovare nelle classi “ammuffiti” stili educativi ripetuti giorno dopo giorno, somministrati indifferentemente agli alunni di terza D come a quelli di terza A, ai ragazzi del 2001 come a quelli del 2012.

Formazione e crescita del Paese: un rapporto causa-effetto

Con il D.M. 797 del 19 ottobre 2016 si è rimesso al centro il valore della professionalità docente, delineandone uno degli aspetti imprescindibili: “La crescita del Paese (e del suo capitale umano) richiede un sistema educativo di qualità, che guardi allo sviluppo professionale del personale della scuola - in coerenza con una rinnovata formazione iniziale - come ad un obiettivo strategico, di respiro internazionale, ripreso e valorizzato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.”[5]

Ci sono molte risorse per la formazione nei prossimi anni: 325 milioni di euro per il piano della formazione (comprese imminenti risorse europee), 1486 milioni di euro per lo sviluppo professionale continuo con carta del docente, nel triennio 2016/19, rimettono al centro il tema della “formazione come”: didattica laboratoriale, webinar, digitale, didattica per competenze, valutazione efficace, empowerment, autoformazione, peer to peer, ricerca…

Anche se tra incertezze e difficoltà, stanno emergendo gli elementi strategici del come fare formazione, a partire dalla qualità dei percorsi formativi, la presenza di buoni formatori, il ruolo dell’Indire, la qualificazione degli enti di formazione, le nove priorità nazionali[6]. L’attuazione del piano ha già visto la strutturazione di una nuova governance attraverso le “Scuole polo per la formazione”, la Carta docente, la piattaforma Sofia, come anche la possibilità di fare rete fra gli istituti scolastici autonomi. Ambiziosi traguardi sono il Piano di sviluppo professionale e la costruzione del portfolio professionale docenti.

Un piano che guarda al futuro non può essere compromesso dal “tepore domestico” del diritto/dovere.

La formazione in servizio nell’agenda del dirigente

Quanto delineato nel Piano nazionale per la formazione chiama in causa l’impegno dei dirigenti scolastici. Nella Legge 107/2015, al comma 93, lettera b), si raccomanda al dirigente scolastico la “valorizzazione dell’impegno e dei meriti professionali del personale docente dell’istituto, sotto il profilo individuale e negli ambiti collegiali”.

Del peso attribuito alla “valorizzazione della professionalità” si parla nelle Linee guida sulla valutazione dei dirigenti scolastici (Direttiva 36/2016)[7], ove si prefigurano molte azioni dei DS correlate alla formazione in servizio, e volte alla valorizzazione del personale scolastico: dalla promozione dello sviluppo professionale alla (predisposizione di strumenti per la) rilevazione dei bisogni e delle competenze dei docenti. La progettazione delle unità formative, coerenti con il piano nazionale della formazione, tiene conto delle esigenze formative rilevate, della soddisfazione del personale e della coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa di ogni istituto: sono azioni indispensabili per tenere insieme le tessere che pure compongono la “comunità educante” (guarda caso, il nuovo articolo 24 del CCNL), con uno sguardo lungo verso una professionalità degli insegnanti crescente e diversificata.

Si può essere validi docenti anche senza fare formazione? Forse sì, ma la formazione obbligatoria, permanente e strutturale, è senza dubbio uno dei “fattori abilitanti” al fine di assicurare al Paese il miglioramento degli apprendimenti e il successo formativo di tutti gli alunni.

Monia Berghella

[1] CCNL 2016-2018 Art. 1 co. 10: Per quanto non espressamente previsto dal presente CCNL, continuano a trovare applicazione le disposizioni contrattuali dei CCNL dei precedenti comparti di contrattazione e le specifiche norme di settore, in quanto compatibili con le suddette disposizioni e con le norme legislative, nei limiti del D.Lgs. n. 165/2001.

[2] Di cui all’art. 5, “Interpretazione autentica dell’art.65 del D.Lgs. 150/2009”.

[3] Intervista a Maddalena Gissi 12 febbraio 2018, in Scuola7.it, n. 77.

[4] Art 29 CCNL 2006-2009.

[5] DM 797/2016, “Piano nazionale di formazione del personale docente 2016/2019”. Si veda anche il fascicolo monografico di “Voci della Scuola”, 11/2016, novembre 2016, “Formazione in servizio per tutti, Tecnodid, Napoli, con commenti di M. Spinosi, C. Brescianini, M.T. Stancarone, P .Serafin, E. D’Orazio, N. Maloni, G. Cerini, e il testo integrale del Piano triennale di formazione.

[6] 1. Autonomia organizzativa e didattica; 2. Didattica per competenze, innovazione metodologica e competenze di base; 3. Competenze digitali e nuovi ambienti per l’apprendimento; 4. Competenze di lingua straniera; 5. Inclusione e disabilità; 6. Coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile globale; 7. Integrazione, competenze di cittadinanza e cittadinanza globale; 8. Scuola e Lavoro; 9. Valutazione e miglioramento.

[7] Nota esplicativa n. 2 “Il Portfolio del Dirigente scolastico e gli strumenti di valutazione”. In particolare si veda “il repertorio del dirigente scolastico”.

Il RAV come strumento di rendicontazione pubblica

Giorgio CAVADI

Quattro anni di RAV

Il clamore giornalistico sollevato sulle “pubblicità classiste dei Licei” (fra i tanti, l’articolo di Corrado Zunino “Qui niente poveri e disabili”, La Repubblica 8 febbraio, 2018), sollecita  alcune considerazioni sul Rapporto di Autovalutazione (RAV)[1].

Intanto per la prima volta, in maniera eclatante, lo strumento RAV è uscito dalla cerchia, oramai per la verità non più tanto ristretta, a 4 anni dal suo esordio, degli addetti ai lavori,  mostrando la potenza del mezzo che ha dispiegato pienamente, in una dimensione pubblica, la sua funzione comunicativa.

Sinora il RAV ha assolto prevalentemente una funzione di servizio, innanzitutto rispetto al suo uso collettivo, quale strumento di autoriflessione a disposizione della comunità professionale, in un processo aperto, condiviso e collegiale di posizionamento dell’istituzione scolastica, a partire da una costruzione “guidata” dall’interno, tracciata  e accompagnata dalle “domande guida” proposte dall’Invalsi.

Ti presento la mia scuola…

A tutta la comunità scolastica, in maniera omogenea sul territorio nazionale, è stata offerta l’opportunità di condividere una riflessione unitaria sugli snodi fondamentali di un’istituzione scolastica (contesto, esiti e processi), a partire dalle domande guida che costituiscono la trama sottesa alla compilazione del Rapporto (l’ultima guida alla compilazione del RAV è del marzo 2017).  Il RAV così è una sorta di selfie collettivo  di presentazione della scuola, in un mix di autonarrazione, autopercezione e dati strutturali (desunti da diverse fonti e dal Questionario scuola). Solo a poche e fortunate scuole è toccato in sorte un momento di riscontro – la visita/confronto con il nucleo di valutazione esterna – da parte di un punto di vista altro ma complementare che, da una prospettiva differente, ha potuto confermare o suggerire modifiche ed integrazioni al Rapporto; ha potuto cioè validare in tutto o in parte la bontà sostanziale e formale di questa autorappresentazione.

Il dirigente e la “sua” scuola

Vi è poi un uso “professionalizzante” che riguarda il dirigente scolastico, che nel RAV dovrebbe trovare il terreno di coltura che gli permetta di mettere a fuoco il proprio ruolo all’interno di “quella” istituzione scolastica, per tracciare la rotta al di là del proprio impegno quotidiano, verso obiettivi realistici che facciano i conti con l’effettiva condizione della propria scuola. Aiuta il dirigente, per dirla con Franco De Anna, nel passaggio da un approccio idealtipico del ruolo ad uno “immersivo” nell’hic et nunc della scuola da lui diretta. Il dirigente che non presidia  a fondo e con consapevolezza il RAV perde perciò un’opportunità formidabile di conoscenza e governo della comunità che gli è stata affidata.

La dimensione pubblica del RAV

Vi è infine la dimensione pubblica dello strumento, fin  qui sottovalutata o considerata residuale – forse in attesa del compimento del ciclo con la redazione del bilancio sociale della scuola –, ma che la polemica di cui parliamo ha svelato in tutta la sua evidenza, dicendoci un paio di cose: intanto che, al di là dei titoli giornalistici, il RAV ha svolto il suo compito di rendicontazione sociale, per cui occorre ri-valutare con sempre maggiore attenzione, in fase di redazione del Rapporto, il fatto che maneggiamo un testo nato anche per rispondere ad una finalità pubblica. Ecco perché occorre tenere presente con sempre maggiore attenzione l’uso pubblico del RAV, a partire dal caso specifico nel quale  il Rapporto ha svolto esattamente la funzione per la quale è stato pensato, e cioè, in ultima analisi, quella di mezzo di rendicontazione pubblica dell’istituzione, chiamando la comunità professionale a rispondere di scelte di organizzazione, di gestione e di autorappresentazione. Ed anche è per questa ragione che non possiamo più permetterci di  sottovalutare la dimensione pubblica del Rapporto, il quale non può essere trattato alla stregua di uno dei tanti (troppi) adempimenti che incombono nella gestione dell’istituzione scolastica.

Compilare o costruire il RAV?

Nella dimensione dell’uso pubblico del Rapporto occorre presidiarne la costruzione (e non la “compilazione”), con attenzione al merito ma anche alla forma di ciò che è innanzitutto un medium di comunicazione, più chiaro ed efficace della stragrande maggioranza di quei compendi enciclopedici che sono  troppo spesso i PTOF di una scuola.

Le frasi riportate dai giornalisti erano effettivamente quelle estrapolate dalle sezioni del Rapporto, nelle quali, ovviamente, non si voleva intenzionalmente rappresentare una situazione di ceto esclusivo o di scarsa propensione all’inclusività; tuttavia hanno finito con il  fotografare, in maniera infelice e frettolosa, una situazione oggettiva.

Descrivere, argomentare, rappresentare

La redazione del Rapporto esige, quindi, la cura della  scrittura e dell’argomentare: non basta dire “la mia scuola è così”, occorre spiegare anche ad un lettore non esattamente esperto perché, fra tante possibilità di rappresentazione di un’area, ci si riconosce in un descrittore della rubrica più che in un altro.

Va curato l’aspetto scientifico della scrittura, evitando l’incoerenza di tante motivazioni sul livello autoattribuitosi dalla scuola, motivazioni che, a volte, difettano di un nesso fra il contenuto stesso dell’area e il significato dell’esposizione (in altri termini, capita di leggere delle motivazioni totalmente disconnesse dall’area in questione). La rappresentazione del contesto, la descrizione di opportunità e vincoli, dei punti di forza o di debolezza di una determinata area, non possono cioè essere ricondotte ad un  frettoloso copia e incolla di qualche pagina del PTOF.

In conclusione, il RAV va presidiato con consapevolezza dal dirigente in tutte le fasi della sua costruzione, tenendo ben presente la forma “intenzionale” della comunicazione, poiché è ormai chiaro a tutti che si tratti di un potente strumento pubblico, per mezzo del quale la comunità professionale nella sua interezza (il RAV non è un fatto privato del gruppo di lavoro, della funzione strumentale e del preside) comunica all’esterno diversi livelli di assunzione di responsabilità, e pertanto va curato anche per evitarne un uso distorto e distorcente nella sua dimensione pubblica.

Giorgio Cavadi

[1] Sugli usi impropri del Rav si veda anche G. Prosperi in Scuola7.it  n. 77 del 12 febbraio 2018.

Anticipo pensionistico (APE): le istruzioni Inps

Con apposita circolare l’Inps illustra requisiti e procedura per richiedere l’APE, l’anticipo pensionistico che consente di lasciare il lavoro pur non avendo ancora maturato i requisiti previsti, mediante un prestito corrisposto a quote mensili dall'istituto finanziatore scelto dal richiedente iscritto a determinate forme previdenziali.

In via sperimentale, dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2019, gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché alla gestione separata, in possesso dei prescritti requisiti, possono chiedere all’istituto finanziatore, per il tramite dell’INPS, l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (c.d. APE) da restituire in venti anni mediante trattenute mensili su pensione.

L'APE è un prestito corrisposto a quote mensili dall'istituto finanziatore scelto dal richiedente iscritto a determinate forme previdenziali, con almeno sessantatré anni di età e venti anni di contribuzione, che matura il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi dalla domanda, a condizione che l'importo della pensione, al netto della rata di ammortamento corrispondente all'APE richiesta per il tramite dell'INPS, sia pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo previsto nell'assicurazione generale obbligatoria. La restituzione del prestito, coperto da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza, avviene a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, con rate di ammortamento mensili per una durata di venti anni.

Con circolare 13 febbraio 2018, n. 28 l’Inps comunica che gli iscritti all'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi nonché alla gestione separata possono ottenere l'APE, se in possesso di tutti i seguenti requisiti:

  • età minima di sessantatré anni, alla prima data utile di presentazione della domanda di APE;
  • età che consenta la maturazione del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi dalla prima data utile di presentazione della domanda di APE;
  • età che consenta la maturazione del suddetto requisito anagrafico non prima di sei mesi precedenti alla prima data utile di presentazione della domanda di APE;
  • anzianità contributiva non inferiore a venti anni, utile per conseguire la pensione di vecchiaia a carico di una delle forme assicurative sopra indicate, alla data della domanda di certificazione del diritto all'APE;
  • per i soggetti con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, importo di pensione non inferiore a 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale, alla data della domanda di certificazione del diritto all'APE;
  • importo di pensione, al netto della rata di ammortamento corrispondente all'APE richiesta, pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo previsto nell'assicurazione generale obbligatoria, alla data della domanda di certificazione del diritto all'APE.

L'importo minimo è pari a 150 euro. L'importo massimo è determinato in base all'ammontare mensile di pensione maturato alla data di presentazione della domanda di certificazione del diritto all'APE, nonché alla durata del periodo di erogazione dell'APE - corrispondente al periodo intercorrente tra la prima data utile di presentazione della domanda di APE e la data di perfezionamento del requisito anagrafico - nonché alle ulteriori condizioni che concorrono alla determinazione del finanziamento.

I soggetti interessati possono presentare la domanda di certificazione del diritto all'APE, tramite il portale dell'Istituto, direttamente o attraverso un intermediario autorizzato e appositamente delegato.

Entro 60 giorni dalla ricezione della domanda, al soggetto interessato è comunicato l'esito per via telematica. Nella certificazione del diritto viene indicata la prima data utile di presentazione della domanda di APE e comunicato l'importo minimo e massimo della quota mensile di APE ottenibile, nonché la durata massima del finanziamento.

I soggetti in possesso della certificazione del diritto all'APE possono presentare la domanda di APE all'istituto finanziatore, per il tramite dell'INPS, mediante l'uso dell'identità digitale SPID almeno di secondo livello. La domanda è sottoscritta con firma elettronica avanzata ed inviata per via telematica tramite il portale dell'INPS direttamente o attraverso un intermediario autorizzato.

La domanda può essere presentata entro e non oltre il 31 dicembre 2019.

Per i soggetti che hanno maturato i prescritti requisiti nel periodo compreso tra il 1° maggio ed il 18 ottobre 2017, la presentazione della domanda a decorrere dall'ultimo mese di durata del finanziamento indicato nella certificazione comporta la perdita del diritto all'APE. Tali soggetti, al fine di ottenere la corresponsione di tutti i ratei arretrati maturati dalla data della decorrenza dell'APE, devono presentare la relativa domanda entro il 18 aprile 2018.

L'istituto finanziatore comunica l'accettazione ovvero il rigetto della domanda al richiedente ed all'INPS, che pubblica tale informazione nella sezione del sito internet dedicata al richiedente.


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Prove Invalsi: elenco studenti elettronico

L’Invalsi ha diramato le indicazioni operative per la compilazione dell’elenco studenti elettronico, preliminare alla realizzazione nel mese di aprile 2018 delle prove computer based (CBT) per gli allievi delle classi III secondarie di primo grado.

Il Dirigente scolastico deve assicurarsi che tutti gli allievi iscritti nelle classi III secondarie di primo grado siano iscritti nel sistema SIDI del MIUR con l’aggiornamento delle frequenze per l’a.s. 2017/2018 o negli specifici sistemi locali per le scuole della Valle d’Aosta e della Provincia Autonoma di Bolzano. La mancata inclusione in questi sistemi preclude la possibilità di partecipare alle prove INVALSI e quindi di acquisire uno dei requisiti di ammissione all’esame di Stato conclusivo del primo ciclo d’istruzione.

Dal 19 febbraio 2018 nell’area riservata al Dirigente scolastico è disponibile per ogni classe terza secondaria di primo grado l’elenco studenti elettronico. In base alle informazioni fornite a INVALSI dal sistema SIDI del MIUR o dai sistemi locali per le scuole della Valle d’Aosta e della Provincia Autonoma di Bolzano, nell’elenco studenti elettronico sono riportate le seguenti informazioni:

  • codice meccanografico della scuola
  • codice meccanografico del plesso
  • sezione
  • nome dello studente
  • cognome dello studente
  • codice SIDI
  • mese e anno di nascita
  • genere

Nel caso si riscontri all’interno dell’elenco studenti elettronico la mancanza di uno o più allievi o l’inesattezza dei dati riportati per uno o più alunni, la scuola deve tempestivamente (entro il 26 febbraio) aggiornare i propri dati nel sistema SIDI del MIUR o nei sistemi locali per le scuole della Valle d’Aosta e della provincia autonoma di Bolzano. Dal 1° marzo l’INVALSI renderà disponibile l’elenco studenti elettronico aggiornato e il Dirigente scolastico dovrà eseguire i passaggi successivi.

Dal 1° al 9 marzo devono essere fornite le informazioni richieste per ogni allievo con DVA certificato e in base a quanto stabilito dal PEI, e per ogni allievo con DSA certificato e in base a quanto stabilito dal PDP.

Entro il 9 marzo 2018 il Dirigente scolastico conferma le informazioni fornite nell’elenco studenti elettronico di ciascuna classe, comprese le richieste di misure compensative e/o dispensative.

Per i candidati privatisti o in istruzione parentale la procedura prevede l’iscrizione al sistema SIDI del MIUR o nei sistemi locali per le scuole della Valle d’Aosta e della Provincia Autonoma di Bolzano da parte delle scuole entro il 23 febbraio, quindi lo svolgimento delle attività suindicate entro e non oltre 28 marzo.


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




19 febbraio 2018

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n. 78

La dimensione pubblica del miglioramento

Paolo DAVOLI

Si valuta per migliorare

Una scommessa sul futuro delle scuole. Così si racconta il libro “La dimensione territoriale del miglioramento: una sfida solidale” di Tecnodid Editrice, stampato alcune settimane fa a cura dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna[1]. Le tre parti del libro ruotano intorno ad un’idea chiave: il miglioramento delle scuole non è affare privato di ciascuna singola istituzione scolastica, ma ha una dimensione sociale, solidale e di rete.

Il Piano di Miglioramento (PdM) rappresenta il “secondo tempo” del film SNV, dopo il primo tempo  dell’Autovalutazione e in attesa del terzo tempo della Rendicontazione sociale, come previsti dal DPR 80/2013. Il miglioramento, nel sistema italiano, è il principale obiettivo della valutazione: per il nostro SNV valutare serve per migliorare, non per fare classifiche, pure legittimamente perseguite da qualcuno. Parlare di miglioramento significa parlare di futuro perché, partendo dalle criticità che ciascuna scuola sperimenta, viene richiesto di uscire dalle routine per ideare pratiche professionali innovative. 

La dimensione sociale e solidale di questo miglioramento è indagata in modi differenti nelle tre parti del libro.

La lettura dei Piani di Miglioramento

La prima parte presenta un progetto di ricerca-azione realizzato in Emilia Romagna, che ha comportato la lettura di tutti i PdM delle scuole, svolta da 66 docenti “osservatori”, provenienti da tutti gli ambiti territoriali creati in quella regione in seguito alla legge 107 (comma 66). Pur se limitata agli aspetti solo documentali (si è esaminato il progettato, non l’agito), la ricerca mostra risultati interessanti. La qualità di questi documenti appare maggiore nel primo ciclo rispetto al secondo ciclo; la maggioranza delle scuole non ha utilizzato in toto il format Indire, ma si è liberamente ispirata ad esso; il monitoraggio e valutazione dei risultati dei PdM appaiono punti deboli, ma qui primeggiano gli istituti professionali (una bella rivincita per queste scuole, magari con esiti condizionati dalle caratteristiche dell’utenza, ma che sono spesso scuole all’avanguardia nell’innovazione e progettazione).

Fare rete nel territorio

Il PdM è un documento a formato libero lasciato all’autonomia della scuola: non è assente il rischio che difficoltà interne, “cultura dell’adempimento”, emergenze continue in cui lavorano i dirigenti scolastici, lo riducano ad un passaggio formale o ad una collezione di progetti magari già esistenti. Questi 66 docenti sono stati una piccola task-force distribuita sul territorio regionale a servizio delle scuole, che, insieme ad una cinquantina di dirigenti scolastici dei nuclei di supporto provinciali e ai dirigenti tecnici, ha poi disseminato per tutte le scuole i risultati della ricerca e la buona pratica dell’analisi del proprio PdM. La griglia di analisi dei PdM (in appendice) viene lasciata alle scuole per riflettere insieme sui propri piani. No one left behind viene dichiarato nel libro: nessuna scuola lasciata da sola ad affrontare i propri problemi.

I punti caldi del miglioramento

Questo passaggio introduce alla seconda parte del libro, che riporta le esperienze di 19 reti per il miglioramento. I fondi della legge 440 in due a.s. successivi sono stati infatti quasi interamente orientati alla continuità biennale dei progetti di alcune reti di scuole. Le scuole hanno lavorato sui “punti caldi” del RAV, dal significato di competenza agli esiti a distanza (anche quelli tra I e II ciclo), all’uso delle prove standardizzate per riprogettare la didattica, all’inclusione. Dai racconti emerge che la modalità di lavoro in rete non è stata priva di criticità[2], ed è spesso ancora allo stato germinale; tuttavia il lavoro svolto tra i docenti di scuole diverse, tra loro vicine, anche di diverso ordine e grado, ha portato in vari casi a quell’ampliamento di orizzonti da cui nasce il lavoro comune.

L’apprendimento organizzativo a scuola

La terza parte del libro raccoglie due contributi di tipo sistemico. Il pezzo sull’apprendimento organizzativo esplora una dimensione poco frequentata dei processi di miglioramento. Una scuola non può crescere, se non insieme. L’ottica della scuola come organizzazione complessa, di servizio alle persone e fondata su comunità professionali, appare importante per la consapevolezza di quella cultura organizzativa che fonda valori, identità e pratiche di lavoro delle scuole. Il lavoro dei docenti si sviluppa tra legami “forti” (con gli studenti e le discipline) e legami “deboli” (con i colleghi e l’organizzazione), ed è chiamato a passare da una iniziale visione individuale ad una dimensione di dialogo professionale, in cui l’autonomia è lo strumento attraverso cui il corpo docente collegialmente esprime la tecnicalità delle proprie scelte didattiche, come strutturato d’altra parte nella stessa normativa e contratto.

Le visite “esterne” dei NEV come feedback per il miglioramento

Qual è il rapporto tra autovalutazione e “visite esterne” dei NEV (Nuclei esterni di valutazione)? Ne parlano in un saggio a più mani Davoli, Migliori, Cerini. Sulle visite esterne alle scuole sono già presenti in letteratura i “diari di bordo” dei valutatori[3], ma il contributo dei tre citati dirigenti tecnici dell’Emilia Romagna appare il primo tentativo di fornire elementi di valutazione più sistematici anche basati su dati, in attesa che Invalsi presenti gli esiti nazionali complessivi. I nuclei di valutazione esterna sono entrati nel merito delle prassi di lavoro, senza limitarsi a notarili conferme dell’autovalutazione svolta dalle scuole, ma anche senza comportamenti investigativi e censori: per questo sono stati in genere percepiti dalle scuole come opportunità per il proprio miglioramento.

[1] Disponibile on line all’indirizzo http://istruzioneer.it/wp-content/uploads/2017/12/La-dimensione-territoriale-del-miglioramento.zip.

[2] Sulle modalità di lavoro delle reti è in corso una specifica ricerca dell’USR con l’Università di Bologna.

[3] Ad es. l’articolo di Cavadi su Rivista dell’Istruzione n. 5/2016, l’articolo di Da Re su Scuola7, il contributo di Davoli nel testo “Per una valutazione delle scuole oltre l’adempimento” di Franco Angeli

Paolo Davoli


La dimensione territoriale del miglioramento

Una sfida solidale

Collana “I Quaderni dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna” • 38


Questo libro racconta di una scommessa sul futuro delle nostre scuole. Per accompagnare lo sviluppo dei loro Piani di Miglioramento, nell'ambito del Sistema Nazionale di Valutazione, nel 2016 è stato avviato dall'Ufficio Scolastico Regionale per l'Emilia-Romagna un progetto di ricerca-formazione-azione per svolgere un'analisi di dettaglio di questi piani, anche per farli uscire dall'area degli adempimenti formali e dall'indefinitezza. Il miglioramento, infatti, è il principale obiettivo della valutazione delle scuole: autovalutarsi serve per migliorare. Il percorso ha permesso una crescita diffusa di consapevolezza nelle scuole della regione, anche perché si è investito sulla formazione di docenti distribuiti su tutto il territorio regionale e sul lavoro dei Nuclei Provinciali di Supporto al SNV.
Un'altra parte della scommessa, condotta in parallelo e a cui in questo volume viene data voce, ha riguardato il lavoro in rete fra le scuole, promosso dall'USR E-R attraverso i finanziamenti previsti dalla legge 440/1997, con l'obiettivo di supportare reti finalizzate all'effettiva programmazione e realizzazione di azioni di miglioramento. Il miglioramento delle scuole costituisce non solo un obiettivo posto dall'ordinamento in capo alle singole scuole, ma anche un 'punto di lavoro' condiviso dall'USR E-R. Infine, il volume raccoglie contributi sui processi di apprendimento organizzativo e sulle visite di valutazione esterna, che completano il quadro di riferimento.



Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata, alla luce del Bando e degli ultimi scenari normativi.

Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 100 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Bando. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione



Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo

Nuove modalità di segnalazione condotte illecite

Al via un nuovo portale ANAC dedicato al c.d. whistleblowing, ovvero alla segnalazione in forma anonima di illeciti di interesse generale da parte dei dipendenti pubblici.

Il dipendente pubblico che intende segnalare illeciti di interesse generale di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro (c.d. whistleblower) può utilizzare il nuovo portale dell’Anac per la segnalazione di condotte illecite, disponibile al link https://servizi.anticorruzione.it/segnalazioni/#/.

La disciplina del whistleblowing riguarda i dipendenti delle amministrazioni pubbliche, di enti pubblici economici ovvero enti di diritto privato sottoposti a controllo pubblico, nonché  ai lavoratori e ai collaboratori delle imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell’amministrazione pubblica.

Registrando una segnalazione sul portale, si ottiene un codice identificativo univoco (key code), da utilizzare per “dialogare” con Anac in modo anonimo e per essere costantemente informato sullo stato di lavorazione della segnalazione inviata. È importante conservare il codice identificativo, in quanto, in caso di smarrimento, non potrà essere recuperato.

Qualora l’ANAC ritenga fondata la segnalazione, può avviare un’interlocuzione con il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) dell’Amministrazione oggetto di segnalazione o disporre l’invio della segnalazione alle istituzioni competenti, quali ad esempio l’Ispettorato per la Funzione Pubblica, la Corte dei conti, l’Autorità giudiziaria, la Guardia di Finanza.

L’ANAC non tutela diritti e interessi individuali, non svolge attività di accertamento/soluzione di vicende soggettive, non può sostituirsi alle istituzioni competenti per materia, non fornisce rappresentanza legale o consulenza al segnalante, non si occupa delle segnalazioni provenienti da enti privati.

Si consiglia a coloro che hanno introdotto la propria segnalazione dopo la data di entrata in vigore della legge n. 179/2017 tramite altri canali, di utilizzare esclusivamente la piattaforma informatica, che garantisce anche una maggiore celerità di trattazione della segnalazione stessa.


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PON Per la scuola: disposizioni per l’attuazione delle iniziative

Pubblicate da parte del Miur le “Disposizioni e istruzioni per l’attuazione delle iniziative cofinanziate dai Fondi Strutturali Europei 2014-2020”. Il documento, elaborato in ottemperanza ai Regolamenti comunitari, costituisce un manuale pratico per i beneficiari.

Il Programma Operativo Nazionale: “Per la Scuola Competenze e ambienti per l’apprendimento” è cofinanziato con il Fondo Sociale Europeo e con il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale.

L'attivazione dei progetti finanziati con i Fondi Strutturali è soggetta ad un insieme di adempimenti gestionali e di controlli necessari per dimostrare la sana gestione finanziaria nonché la trasparenza delle operazioni. L'adesione delle scuole a tali iniziative comporta l'obbligo di ottemperare a tutte le disposizioni che sovrintendono all'attuazione dei programmi e la relativa assunzione di responsabilità degli Organi di gestione della scuola, nonché la disponibilità incondizionata a consentire i controlli predisposti a livello nazionale e comunitario.

Ciò premesso, a seguito dell’approvazione dell’atto delegato della Commissione Europea relativo ai costi standardizzati per il settore dell’Istruzione, nonché la definizione della norma nazionale sulla ammissibilità della spesa, in procinto di pubblicazione, sono state elaborate le “Disposizioni e istruzioni per l’attuazione delle iniziative cofinanziate dai Fondi Strutturali Europei 2014-2020” che rivestono carattere generale, affinché si disponga di un manuale pratico per i beneficiari.

Le Disposizioni, trasmesse dal Miur con nota 9 febbraio 2018 prot. n. 1498,  non costituiscono solo adempimenti formali bensì sono finalizzate ad orientare, rendere trasparente, efficiente ed efficace l’attuazione dei Programmi Operativi nonché a promuovere la qualità degli interventi e favorire l’ottimizzazione dei risultati.

Quanto contenuto nelle Disposizioni deve essere osservato con scrupolosità anche in vista dei controlli che saranno disposti a livello nazionale e di quelli che la Commissione Europea potrà disporre per tutto il periodo di programmazione e fino alla conclusione e rendicontazione dei Programmi Operativi.

Sarà altresì utile consultare il manuale dei controlli di gestione di I livello e le relative checklist in via di pubblicazione. Tale manuale supporterà le istituzioni scolastiche a predisporre la documentazione per consentire e facilitare i controlli previsti.


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Rinnovo RSU comparto scuola

Nei giorni 17, 18 e 19 aprile si svolgeranno le elezioni per il rinnovo delle Rappresentanze sindacali unitarie (RSU). Il calendario delle operazioni e gli adempimenti delle scuole.

Nei giorni 17, 18 e 19 aprile si svolgeranno le elezioni per il rinnovo delle Rappresentanze sindacali unitarie (RSU) per il personale non dirigente nei comparti delle pubbliche amministrazioni, tra cui anche il Comparto del personale della Scuola, delle Istituzioni di Alta Formazione e Specializzazione Artistica e Musicale, delle Istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione dell’Università.

Questo il calendario delle procedure elettorali trasmesso con circolare ARAN 26 gennaio 2018, n. 1:

  • 14 febbraio-9 marzo: presentazione liste;
  • 23 febbraio: insediamento commissione elettorale;
  • 28 febbraio: costituzione commissione elettorale;
  • 17 aprile: insediamento commissione elettorale e inizio operazioni di voto;
  • 18 aprile: operazioni di voto;
  • 19 aprile: operazioni di voto;
  • 20 aprile: scrutinio.

Ogni istituzione scolastica costituisce sede di elezione, in quanto viene eletta un’unica RSU in ciascuna scuola. Il Miur e il Maeci rendono disponibili ai sindacati gli elenchi delle sedi per la presentazione delle liste.

Le istituzioni scolastiche devono favorire la più ampia partecipazione dei lavoratori alle operazioni elettorali. Sono altresì chiamate a dare il proprio supporto logistico. Devono individuare i possibili seggi, consegnare alle organizzazioni sindacali che ne facciano richiesta gli elenchi alfabetici generali degli aventi diritto al voto (elettorato attivo). Gli stessi elenchi devono essere obbligatoriamente consegnati alla Commissione elettorale.

Le scuole sono tenute a fornire la propria collaborazione curando tempestivamente tutti gli aspetti di pertinenza, quali:

  • la messa a disposizione:del locale per la Commissione elettorale; dei locali per il voto; del materiale cartaceo o strumentale (anche informatico) per lo scrutinio (matite, urne,...); della stampa del “modello” della scheda predisposta dalla Commissione elettorale; della stampa delle liste dei candidati da affiggere all'ingresso dei seggi;
  • curare la sicurezza e sorveglianza dei locali dove si vota specie dopo la chiusura;
  • curare l'integrità delle urne sigillate fino allo scrutinio utilizzando ogni mezzo utile a disposizione ogni mezzo utile.

Le istituzioni scolastiche hanno l'obbligo di consentire ai componenti delle Commissioni elettorali l'assolvimento dei propri compiti utilizzando ogni forma di flessibilità nell'organizzazione del lavoro. Devono infine trasmettere all'Aran il verbale riassuntivo ricevuto dalla Commissione elettorale tempestivamente e comunque entro il 10 maggio, rispettando scrupolosamente le modalità per l'invio indicate nella suddetta circolare.


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© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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