Scuola7 5 marzo 2018, n. 80

Scuola7

la settimana scolastica

5 marzo 2018, n. 80


In questo numero parliamo di:

Novità in materia di responsabilità disciplinare (C. Olivieri)

Verso nuove competenze chiave in Europa (F. Marostica)

Un punto di vista sul nuovo contratto 2016-2018 (A. Valentino)

Scuola dell’infanzia statale: i nostri primi 50 anni (L. Donà)

Adozione Piano triennale delle arti

Indizione concorsi per soli titoli personale ATA

Patto di corresponsabilità: proposta di revisione

Bando immissione in ruolo titolari di contratti co.co.co.

Obblighi vaccinali: procedura semplificata

Concorso dirigenti scolastici: preselezione il 29 maggio


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diNovità in materia di responsabilità disciplinare
< Trascina
5 marzo 2018

__TESTATA__

n. 80

Novità in materia di responsabilità disciplinare

Dopo il nuovo Contratto Nazionale di Lavoro

Cinzia OLIVIERI

Premesse: dal vecchio al nuovo contratto

Dall’ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro sottoscritta il 9 febbraio 2018, emergono elementi di continuità con le precedenti parti normative, ma anche diversi aspetti innovativi.

Non guasta rammentare, per chiarirne l'efficacia giuridica, che ai sensi dell'art. 39 della Costituzione i sindacati registrati “Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce”.

Costituisce un elemento interessante, nella suddetta ipotesi contrattuale del triennio 2016-2018, l'art. 24, rubricato “comunità educante”, che recita: “Ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, la scuola è una comunità educante di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni”.

Ed invero alla “comunità scolastica” era dedicato il Titolo I del DPR 416/74 (cd. Decreti Delegati), che all'art. 1 prevedeva l'istituzione degli “organi collegiali”, scolastici e territoriali, allo scopo di realizzare “la partecipazione della gestione della scuola dando ad essa il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica”, ed è rubricato, appunto, l'articolo 3 del Dlgs 297/1994 innanzi richiamato, che, reiterata sostanzialmente la suddetta formulazione al comma 1, nel successivo preannunciava un riordino di quegli organi, la cui delega da ultimo è stata stralciata dalla L 107/2015.

Insomma, mentre degli organi collegiali territoriali sopravvive solo il neocostituito Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione di cui al Dlgs 233/1999, l'ipotesi contrattuale sembrerebbe riproporre una collegialità, nei progetti di riforma sostituita da un nuovo sistema di “governance”.

Proseguendo nella lettura del testo, tra vecchio e nuovo, il successivo art. 26 ci rammenta il carattere unitario dell’organico dell’autonomia, che concorre, con pari dignità, alla realizzazione del PTOF “tramite attività individuali e collegiali: di insegnamento; di potenziamento; di sostegno; di progettazione; di ricerca; di coordinamento didattico e organizzativo”. Per l'effetto si ribadisce che non è corretto parlare di “docenti di potenziamento” ma di “attività di potenziamento”.

Schema delle responsabilità disciplinari nel contratto 2006-2009

Specifica attenzione va posta alle norme disciplinari.

La parte normativa del precedente CCNL 2006-2009 dedicava il Capo IX appunto alle “Norme Disciplinari”, dividendolo in due sezioni.

La prima era relativa al personale docente e l'art. 91 rinviava in materia al Titolo I, Capo IV, Parte III del Dlgs n. 297/1994, nonché ad apposita sequenza contrattuale entro 30 giorni dalla stipula del contratto, per garantire “procedure disciplinari certe, trasparenti e tempestive”, disciplinate dal Dlgs 165/2001.

La Sezione II invece era dedicata, negli articoli 92-99, al Personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

La responsabilità disciplinare del CCNL 2016-2018

Nell'ipotesi contrattuale 2016-2018 il Titolo III norma la responsabilità disciplinare del personale ausiliario, tecnico e amministrativo delle istituzioni scolastiche ed educative, del personale degli Enti ed Istituzioni di ricerca, delle Università, nonché del personale docente, amministrativo e tecnico dell’AFAM (Art. 10 - Destinatari), per il quale sono previste nella specifica sezione al Capo II disposizioni in materia di “Obblighi del dipendente” e di “Codice disciplinare”.

Tra gli obblighi a carico del personale ATA delle istituzioni scolastiche ed educative e quello amministrativo e tecnico dell’AFAM, di cui all’articolo 11 comma 4, particolarmente innovative le lettere d) ed f):

d) mantenere una condotta coerente con le finalità educative della comunità scolastica o accademica nei rapporti con le famiglie e con gli studenti e con le studentesse anche nell’uso dei canali sociali informatici;

f) nell’ambito dei compiti di vigilanza, assolvere ai doveri di segnalazione, ove a conoscenza, di casi e situazioni di bullismo e cyberbullismo.

Dunque la lettera f) estende gli obblighi di segnalazione di casi di bullismo e cyberbullismo a tutto il personale scolastico, mentre la formulazione della previsione della lettera d) appare piuttosto generica.

Testualmente non appare escluso ogni contatto “social” con studenti e famiglie. Invero è fonte di responsabilità solo quella condotta “anche” (ma non esclusivamente) connessa all'utilizzo “dei canali sociali informativi”, che non risulti “coerente con le finalità educative”.

Pertanto, nell'ambito dei suddetti rapporti scaturenti dal previsto (e quindi concesso) “uso” dei social, occorre tenere una condotta corretta.

Aspetti rimessi ad ulteriore contrattazione e sopravvivenza del Testo Unico

Quanto al personale docente ed educativo, l'art. 29, anche in tal caso, rinvia “ad una specifica sessione negoziale a livello nazionale – da concludersi entro luglio 2018 e nel rispetto del d.lgs. n. 165 del 2001 – la definizione ... della tipologia delle infrazioni disciplinari e delle relative sanzioni, nonché l’individuazione di una procedura di conciliazione non obbligatoria”.

Nella ridefinizione, la contrattazione deve tener conto degli elencati principi:

1) deve essere prevista la sanzione del licenziamento nelle seguenti ipotesi:

a) atti, comportamenti o molestie a carattere sessuale, riguardanti studentesse o studenti affidati alla vigilanza del personale, anche ove non sussista la gravità o la reiterazione, dei comportamenti;

b) dichiarazioni false e mendaci, che abbiano l’effetto di far conseguire un vantaggio nelle procedure di mobilità territoriale o professionale.

Dunque dovranno essere aggiunte tali specifiche ipotesi di licenziamento.

Inoltre: 2) occorre prevedere una specifica sanzione nel seguente caso: a) condotte e comportamenti non coerenti, anche nell’uso dei canali sociali informatici, con le finalità della comunità educante, nei rapporti con gli studenti e le studentesse.

Per l'effetto è rimessa alla futura contrattazione la determinazione della sanzione nel caso di un comportamento nei rapporti con gli studenti “non coerente con le finalità della comunità educante” che si esplichi “anche”, ma non esclusivamente, sui social.

Manca qui il riferimento alle famiglie, come nell'art. 11, e si aggiunge alla “condotta” il “comportamento” non coerente con le finalità educative, anche in questo caso dai contenuti indefiniti.

L'estrema vaghezza della definizione non dovrebbe tuttavia far ritenere “incoerente” con le suddette finalità qualunque contatto sui “canali sociali informatici”, dal momento che l'indicazione normativa parla di una “condotta” ovvero di un “comportamento”, dunque azioni ulteriori e diverse dal semplice “uso”.

Poiché la formulazione appare in questi termini generici recepita nell'art. 11, probabilmente non può attendersi una pur auspicabile precisazione all'esito della contrattazione.

Per il resto, anche in tal caso, nelle more resta “fermo quanto stabilito dal Capo IV Disciplina, Sezione I Sanzioni Disciplinari del d.lgs. n. 297 del 1994”.

Un quadro di sintesi delle sanzioni

Ai sensi dell'art. 492 del T.U., come sanzioni irrogabili al personale docente, tra cui dovrà essere individuata anche quella per le summenzionate condotte, oltre “l'avvertimento scritto, consistente nel richiamo all'osservanza dei propri doveri”, sono previste:

a) la censura;

b) la sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio fino a un mese;

c) la sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio da oltre un mese a sei mesi;

d) la sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio per un periodo di sei mesi e l'utilizzazione, trascorso il tempo di sospensione, per lo svolgimento di compiti diversi da quelli inerenti alla funzione docente o direttiva;

e) la destituzione.

Si aggiungono però all'art. 498 le due predette nuove ipotesi di destituzione ovvero di “cessazione dal rapporto d'impiego”, inflitta oltre che:

a) per atti che siano in grave contrasto con i doveri inerenti alla funzione;

b) per attività dolosa che abbia portato grave pregiudizio alla scuola, alla pubblica amministrazione, agli alunni, alle famiglie;

c) per illecito uso o distrazione dei beni della scuola o di somme amministrate o tenute in deposito, o per concorso negli stessi fatti o per tolleranza di tali atti commessi da altri operatori della medesima scuola o ufficio, sui quali, in relazione alla funzione, si abbiano compiti di vigilanza;

d) per gravi atti di inottemperanza a disposizioni legittime commessi pubblicamente nell'esercizio delle funzioni, o per concorso negli stessi;

e) per richieste o accettazione di compensi o benefici in relazione ad affari trattati per ragioni di servizio;

f) per gravi abusi di autorità

anche appunto:

g) per atti e comportamenti o molestie a carattere sessuale che riguardino gli studenti affidati alla vigilanza del personale, anche ove non sussista la gravità o la reiterazione;

h) per dichiarazioni false e mendaci che abbiano l’effetto di far conseguire, al personale che le ha rese, un vantaggio nelle procedure di mobilità territoriale o professionale.

Ogni considerazione ulteriore, quindi, dovrà essere rinviata all'esito dell'attesa contrattazione in via di definizione.

Cinzia Olivieri




Repertorio 2018 - Dizionario normativo della scuola

contributi di: Alessia Auriemma • Sergio Auriemma • Alberto Bottino • Antonia Carlini • Giancarlo Cerini • Dino Cristanini • Bruno Di Palma • Susanna Granello • Mario Guglietti • Mario Rossi • Mariella Spinosi • Maria Teresa Stancarone • Rosa Stornaiuolo • Maurizio Tiriticco

pagg. 1408, febbraio 2018, euro 68,00


Uno strumento fondamentale per lo studio dell’ordinamento scolastico, l’aggiornamento professionale, la preparazione a prove concorsuali: Tecnodid presenta l’edizione 2018 del Repertorio - Dizionario normativo della scuola.

Si compone di saggi illustrativi, curati da esperti di settore, su tematiche giuridiche, amministrative, talvolta anche didattiche, temi di attualità, questioni di diritto costituzionale, amministrativo, del lavoro e sindacale, di diritto fiscale, tributario, di contabilità pubblica.

Ogni voce espone i temi, enuncia le fonti normative, informa sul loro evolversi nel tempo.

Ne possono trarre specifica utilità anche gli aspiranti a pubblici concorsi, selezioni interne o prove di esame riferibili a tutte le figure professionali (ispettori, dirigenti scolastici, docenti, dsga, personale amministrativo).

Tutta la modulistica di riferimento è disponibile on line accedendo all’area dedicata.

Il volume è inviato in omaggio a tutti coloro che sono in regola con l'abbonamento a Notizie della Scuola per l'anno scolastico in corso.

 

Clicca qui per ordinare o per maggiori informazioni

(Per acquisti superiori alle 5 copie si prega di contattare il nostro ufficio commerciale al tel. 081441922)



Verso nuove competenze chiave in Europa

Flavia MAROSTICA

Le competenze chiave del 2006

«Dato che la globalizzazione continua a porre l'Unione europea di fronte a nuove sfide, ciascun cittadino dovrà disporre di un'ampia gamma di competenze chiave per adattarsi in modo flessibile a un mondo in rapido mutamento e caratterizzato da forte interconnessione»: il 18 dicembre 2006 il Parlamento europeo e il Consiglio, dopo lunga elaborazione, varano la Raccomandazione sulle competenze chiave per l'apprendimento permanente, dettagliate nell’Allegato Quadro di riferimento europeo. Si tratta di 8 macro-competenze e relative conoscenze, abilità e attitudini essenziali, 3 delle quali a carattere fortemente - anche se non esclusivamente - disciplinare, come nella tradizione della scuola, ma ben 5 a carattere fortemente - anche se non esclusivamente – trasversale.

La revisione in corso

A distanza di un decennio, in un mondo radicalmente cambiato, il 10 giugno 2016 nella Comunicazione A new skills agenda for Europe - rivolta al Parlamento, al Consiglio e ad altre istituzioni - la Commissione propone una revisione del Quadro di Riferimento Europeo delle competenze chiave e un’Agenda di lavoro per aggiornarle e meglio descriverle, valutarle, certificarle nei diversi ambienti di apprendimento (formali, informali, non formali), e per migliorarle qualitativamente, sia rafforzando le competenze di base sia introducendo competenze più complesse. Contemporaneamente diffonde due importanti risultati del lavoro svolto: i Quadri di Riferimento delle competenze digitali (DigComp 2015) e i Quadri di Riferimento delle competenze imprenditoriali (EntreComp 2016).

Il 24 luglio 2017 è pubblicata la interessante Relazione sui risultati della consultazione delle parti interessate (Report on the results of the stakeholder consultation), in cui sono presentati in modo dettagliato i risultati dei sondaggi (la maggior parte fatti a insegnanti di diversi ordini di scuola, il 24% dei quali italiani, gli altri residenti in altri paesi UE), della lettura di documenti dedicati, dell’analisi dei contributi raccolti in occasione di riunioni, conferenze etc. e dei punti chiave delle consultazioni, per una panoramica generale, a testimonianza della poderosa ricerca svolta, che evidenzia un interesse particolare per le competenze sia digitali che sociali-civiche.

La nuova proposta

Il 17 gennaio 2018 la Commissione vara la Proposta di Raccomandazione del Consiglio relativa alle competenze chiave per l'apprendimento permanente, con Allegato un nuovo Quadro di riferimento europeo che dovrebbe sostituire quello del 2006, e un poderoso Documento di accompagnamento che riporta i risultati del lavoro dei servizi della commissione (pagg. 104).

In base al Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007, la Commissione, formata da un Commissario per Stato membro, nominato dal Consiglio europeo con l'approvazione del Parlamento, esercita solo il potere esecutivo e quello di iniziativa legislativa (il potere legislativo è del Parlamento e del Consiglio); quindi il percorso non è ancora terminato, ma è interessante notare subito che la revisione proposta è piuttosto significativa.

Le competenze chiave nella versione 2018

L’Allegato con le nuove competenze chiave esordisce con una significativa citazione tratta dal Pilastro europeo dei diritti sociali proclamato da Parlamento, Consiglio e Commissione il 14 novembre 2017: «Ogni persona ha diritto a un'istruzione, a una formazione e a un apprendimento permanente di qualità e inclusivi, al fine di mantenere e acquisire competenze che consentono di partecipare pienamente alla società e di gestire con successo le transizioni nel mercato del lavoro. Ogni persona ha diritto a un'assistenza tempestiva e su misura per migliorare le prospettive di occupazione o di attività autonoma. Ciò include il diritto a ricevere un sostegno per la ricerca di un impiego, la formazione e la riqualificazione».

Precisa anche che le competenze chiave, «tutte di pari importanza», sono quelle «necessarie per l'occupabilità, la realizzazione personale, la cittadinanza attiva e l'inclusione sociale» e sono «una combinazione di conoscenze (fatti e cifre, concetti, idee e teorie che sono già stabiliti e che forniscono le basi per comprendere un certo settore o argomento), abilità (capacità di eseguire processi ed applicare le conoscenze esistenti al fine di ottenere risultati) e atteggiamenti (disposizione e mentalità per agire o reagire a idee, persone o situazioni)».

Due documenti a confronto

Confrontando il testo del 2006 e quello del 2018 a grandi linee si può subito notare che:

• le competenze sono sempre 8, ma già la loro intitolazione è diversa (alle varie terminologie utilizzate nel 2006 si sostituisce un elenco di tutte competenze);

• la comunicazione nella madre lingua e quella nelle lingue straniere sono sostituite da competenze alfabetiche funzionali («capacità di individuare, comprendere, esprimere, creare e interpretare concetti, sentimenti, fatti e opinioni, in forma sia orale sia scritta, utilizzando materiali visivi, sonori e digitali» ovvero capacità «di comunicare e relazionarsi») e da competenze linguistiche («capacità di utilizzare diverse lingue in modo appropriato ed efficace allo scopo di comunicare»);

• le competenze scientifico-tecnologiche sono meglio dettagliate in competenze matematiche (al plurale, «capacità di sviluppare e applicare il pensiero matematico per risolvere una serie di problemi in situazioni quotidiane», ma anche «capacità di usare modelli matematici di pensiero - pensiero logico e spaziale - e di presentazione - formule, modelli, costrutti, grafici, carte) e competenze in scienze, tecnologie e ingegneria (in scienze non più solo di base, «capacità di usare l'insieme delle conoscenze e delle metodologie utilizzate per spiegare il mondo che ci circonda, per identificare le problematiche e trarre conclusioni che siano basate su fatti empirici»; la tecnologia si estende alle tecnologie e compare anche l’ingegneria, «competenze in tecnologie e ingegneria sono applicazioni di tali conoscenze e metodologie per dare risposta ai desideri o ai bisogni avvertiti dagli esseri umani»);

• la competenza digitale si allarga in competenze digitali («l'alfabetizzazione informatica e digitale, la comunicazione e la collaborazione, la creazione di contenuti digitali - inclusa la programmazione - la sicurezza - compreso l'essere a proprio agio nel mondo digitale e possedere le competenze relative alla cyber-sicurezza - e la risoluzione di problemi»);

• il solo imparare ad imparare si accompagna ad altre competenze traversali/leggere nelle competenze personali, sociali e di apprendimento («capacità di riflettere su sé stessi, di gestire efficacemente il tempo e le informazioni, di lavorare con gli altri in maniera costruttiva, di mantenersi resilienti e di gestire il proprio apprendimento e la propria carriera», «di far fronte all'incertezza e alla complessità, … di mantenere il proprio benessere fisico ed emotivo, di empatizzare e di gestire il conflitto» - in letteratura competenze metaemozionali e metacognitive);

• le competenze sociali e civiche perdono la prima parte, già compresa nelle competenze traversali, e si identificano nella «capacità di agire da cittadini responsabili e di partecipare pienamente alla vita civica e sociale, in base alla comprensione delle strutture e dei concetti sociali, economici e politici oltre che dell'evoluzione a livello globale e della sostenibilità»;

• spirito di iniziativa e imprenditorialità si trasformano in competenze imprenditoriali («capacità di agire sulla base di idee e opportunità e di trasformarle in valori per gli altri. Si fondano sulla creatività, sul pensiero critico e sulla risoluzione di problemi, sull'iniziativa e sulla perseveranza, nonché sulla capacità di lavorare in modalità collaborativa al fine di programmare e gestire progetti che hanno un valore culturale, sociale o commerciale») e presuppongono dunque una buona padronanza delle competenze traversali;

• la consapevolezza ed espressione culturale viene solo diversamente intitolata («la comprensione e il rispetto di come le idee e i significati vengono espressi creativamente e comunicati in diverse culture e tramite tutta una serie di arti e altre forme culturali», «la conoscenza delle culture e delle espressioni locali, nazionali, europee e mondiali;… la comprensione … nei testi scritti, stampati e digitali, nel teatro, nel cinema, nella danza, nei giochi, nell'arte e nel design, nella musica, nei riti, nell'architettura oltre che nelle forme ibride»).

L’Allegato si conclude con un paragrafo dedicato al Sostegno allo sviluppo delle competenze chiave (che nel testo del 2006 non c’era), in riferimento a più modalità didattiche (9 punti), al supporto agli operatori (4 punti), alla valutazione delle competenze (4 punti) a partire dalle buone pratiche.

Un raffronto sintetico

2006 2018

1) comunicazione nella madrelingua

2) comunicazione nelle lingue straniere

3) competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia

4) competenza digitale

5) imparare a imparare

6) competenze sociali e civiche

7) spirito di iniziativa e imprenditorialità

8) consapevolezza ed espressione culturale

competenze alfabetiche funzionali

competenze linguistiche

competenze matematiche e competenze in scienze, tecnologie e ingegneria

competenze digitali

competenze personali, sociali e di apprendimento

competenze civiche

competenze imprenditoriali

competenze in materia di consapevolezza ed espressione culturale

Flavia Marostica

Adozione Piano triennale delle arti

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto di adozione del Piano triennale delle arti, previsto dal D.Lgs. 60/2017, attuativo della Buona Scuola in materia di promozione della cultura umanistica, valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sostegno della creatività.

L’art. 5 del D.Lgs. 60/2017 (Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività) ha previsto l’adozione, con cadenza triennale, di un Piano delle arti. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 50 dello scorso 1 marzo è stato pubblicato il DPCM 30 dicembre 2017, che dà attuazione a tale disposizione.

Il Piano triennale delle arti contiene le seguenti misure, idonee a garantire agli studenti lo studio, la conoscenza storico-critica e la pratica delle arti, quali requisiti fondamentali del curricolo, nonché la conoscenza del patrimonio culturale nelle sue diverse dimensioni:

  • a) sostegno alle istituzioni scolastiche e alle reti di scuole, per realizzare un modello organizzativo flessibile e innovativo, quale laboratorio permanente di conoscenza, pratica, ricerca e sperimentazione del sapere artistico e dell'espressione creativa;
  • b) supporto alla diffusione, nel primo ciclo di istruzione, dei poli a orientamento artistico e performativo e, nel secondo ciclo, di reti di scuole impegnate nella realizzazione dei «temi della creatività»;
  • c) sviluppo delle pratiche didattiche dirette a favorire l'apprendimento di tutti gli studenti, valorizzando le differenti attitudini di ciascuno anche nel riconoscimento dei talenti attraverso una didattica orientativa;
  • d) promozione da parte delle istituzioni scolastiche, delle reti di scuole, dei poli a orientamento artistico e performativo, di partenariati per la co-progettazione e lo sviluppo dei temi della creatività e per la condivisione di risorse laboratoriali, strumentali e professionali anche nell'ambito di accordi quadro preventivamente stipulati dal Miur, nonché dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Miur;
  • e) promozione della partecipazione degli studenti a percorsi di conoscenza del patrimonio culturale e ambientale dell'Italia e delle opere di ingegno di qualità del Made in Italy;
  • f) potenziamento delle competenze pratiche e storico-critiche, relative alla musica, alle arti, al patrimonio culturale, al cinema, alle tecniche e ai media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni;
  • g) potenziamento delle conoscenze storiche, storico-artistiche, archeologiche, filosofiche e linguistico-letterarie relative alle civiltà e culture dell'antichità;
  • h) agevolazioni per la fruizione, da parte degli studenti, di musei e altri istituti e luoghi della cultura, mostre, esposizioni, concerti, spettacoli e performance teatrali e coreutiche;
  • i) incentivazione di tirocini e stage artistici di studenti all'estero e promozione internazionale di giovani talenti, attraverso progetti e scambi tra istituzioni formative artistiche italiane e straniere, con particolare riferimento ai licei musicali, coreutici e artistici.

Per ciascuna misura il Piano triennale delle arti reca le azioni specifiche, nonché il riparto su base triennale dei fondi destinati.

Il Piano è attuato in collaborazione con i soggetti del sistema coordinato per la promozione dei «temi della creatività» nel sistema nazionale di istruzione e formazione e prevede azioni di monitoraggio sulla relativa attuazione.


articolo originale


Indizione concorsi per soli titoli personale ATA

Istruzioni per la predisposizione, da parte degli UU.SS.RR., dei bandi dei concorsi per soli titoli per l'accesso ai ruoli provinciali relativi ai profili professionali dell’area A e B del personale ATA, finalizzati alla costituzione delle graduatorie provinciali permanenti utili per l’a.s. 2018/19.

Gli Uffici Scolastici Regionali, con esclusione della Valle d’Aosta e delle province autonome di Trento e Bolzano, sono invitati a indire i concorsi per soli titoli per i profili professionali del personale ATA dell’area A e B. Tali concorsi sono indetti con appositi bandi nel corrente anno scolastico, ma sono finalizzati alla costituzione delle graduatorie provinciali permanenti utili per l’a.s. 2018/19.

Con nota 27 febbraio 2018, prot. n. 11117 il Miur fornisce apposite istruzioni per la predisposizione dei relativi bandi. In relazione ai requisiti generali di ammissione, si richiama quanto disposto con nota 13 marzo 2015 prot. n. 8151. È altresì valutabile come servizio svolto presso enti pubblici anche il  servizio civile volontario svolto dopo l’abolizione dell’obbligo di leva.

Per il personale che intende usufruire dei benefici della legge 104/92, è prevista la compilazione di un apposito Allegato H, integrativo e non sostitutivo della dichiarazione a tal fine resa dal candidato nei moduli domanda B1 e B2.

Le dichiarazioni concernenti i titoli di riserva, i titoli di preferenza limitatamente alle lettere M, N, O, R e S, nonché le dichiarazioni concernenti l’attribuzione della priorità nella scelta della sede, devono essere necessariamente riformulate dai candidati che presentino domanda di aggiornamento della graduatoria permanente.

Per la scelta delle istituzioni scolastiche in cui si richiede l’inclusione nelle graduatorie di circolo e di istituto di 1° fascia per l’a.s. 2017/18 (Allegato G), sarà adottata la modalità telematica. I termini della trasmissione on line del modello G saranno contestuali in tutto il territorio nazionale.

Di conseguenza dovranno essere inviati:

  • con modalità tradizionale i modelli di domanda allegati B1, B2, F e H mediante raccomandata a/r ovvero consegnati a mano ovvero mediante pec, all’Ambito Territoriale della provincia d’interesse entro i termini previsti dal relativo bando;
  • tramite le istanze on line, in un momento successivo, il modello di domanda allegato G di scelta delle sedi.

Modalità, tempi e aspetti specifici della procedura on line saranno comunicati con successiva nota. Sempre con successiva nota saranno trasmessi i modelli di domanda.

Chi ha presentato istanza di depennamento dalle graduatorie permanenti provinciali per iscriversi nelle graduatorie di istituto di terza fascia di diversa provincia può presentare domanda di inclusione nelle graduatorie provinciali permanenti di quest’ultima provincia.

Per dare uniformità alla procedura, gli UU.SS.RR. sono invitati a pubblicare i bandi entro il 20 marzo.


articolo originale


Patto di corresponsabilità: proposta di revisione

Un documento per rafforzare la collaborazione tra scuola e famiglia: sottoscritta all’unanimità dal FONAGS (Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola) la proposta di revisione del Patto di corresponsabilità educativa.

Il Patto di corresponsabilità educativa, voluto dall’allora Ministro Giuseppe Fioroni, ha compiuto dieci anni lo scorso 21 novembre.

A seguito di numerosi incontri all’interno del tavolo tecnico, istituito presso il Miur, che sta curando anche i lavori per la definizione della riforma della rappresentanza, il Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola (FONAGS) ha sottoscritto all’unanimità la proposta di revisione del Patto.

Il documento prevede che i genitori dovranno aderire, contestualmente all’iscrizione a scuola, al Patto di corresponsabilità educativa, che viene definito ed approvato dal Consiglio di istituto, il cui obiettivo è definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica, studenti e famiglie e a stabilire chiaramente modalità, tempi e ambiti di partecipazione alla vita scolastica.

Il Patto descrive i modi e i termini ai quali rappresentanti degli organi collegiali, dei genitori e degli studenti, nel caso delle secondarie di secondo grado, dovranno attenersi per presentare proposte per la redazione o l’aggiornamento del Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) delle loro scuole. Le proposte dovranno pervenire al dirigente scolastico entro il 15 ottobre di ogni anno.

Il documento prevede la condivisione degli interventi di informazione e prevenzione relativi al cyberbullismo e la progettazione curricolare ed extracurricolare dei singoli istituti. I rappresentanti eletti negli organi collegiali, gli organismi e le associazioni dei genitori e degli studenti potranno presentare al dirigente scolastico le proprie proposte ed esprimere i propri pareri anche relativamente allo stesso Patto di corresponsabilità. Annualmente, su richiesta degli studenti o dei genitori, il Consiglio di istituto potrà valutare e deliberare modifiche al Patto. Solo in caso di modifica sarà richiesta ai firmatari una nuova adesione.

La proposta prevede, infine, l’istituzione della “Giornata della corresponsabilità” e la creazione di un portale della rappresentanza, uno spazio destinato alla pubblicazione di  materiale informativo per i rappresentanti degli organi collegiali, del Forum delle associazioni degli studenti e di quello dei genitori.

La proposta sarà ora oggetto di confronto con tutti gli attori a vario titolo coinvolti e con il Forum delle studentesse e degli studenti.


articolo originale


Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




5 marzo 2018

__TESTATA__

n. 80

Un punto di vista sul nuovo contratto 2016-2018

Ma è già tempo di pensare al prossimo...

Antonio VALENTINO

Alcuni commenti, per partire

Con riferimento all’Ipotesi di nuovo Contratto sottoscritto dalle Organizzazioni Sindacali Confederali il 9 febbraio u.s., la Rivista on line Tuttoscuola (di lunedì 19 febbraio) così ne commenta i risultati: “…segna soprattutto il successo della strategia di raffreddamento della conflittualità e del rancore sociale che costituisce l’asse strategico del governo Gentiloni…”.

Non è la rilevanza del merito (cioè dei contenuti dell’accordo) ad essere oggetto della valutazione, ma la ripresa di un dialogo che, a partire soprattutto dal Governo Renzi con il varo della L. 107/2015, era venuto meno, sviluppando conflittualità e disorientamento.

Di tutt’altro tenore è invece la posizione di ANP che, attraverso le dichiarazione del suo Presidente, Antonello Giannelli (intervista di A. Crusco su Scuola7 del 19 febbraio 2018), spara a zero contro l’Intesa, soprattutto per due motivi: la riduzione del fondo per la premialità (ridotto a 130 milioni per il 2018, a 150 milioni per il 2019 e a 160 milioni a partire dal 2020) e il persistere dell’obbligo di contrattazione integrativa nelle scuole.

Il suo giudizio complessivo: si tratta di un contratto al ribasso soprattutto sul versante salariale, sottoscritto “pur di ottenere il riconoscimento di un maggior ruolo (…) nelle contrattazioni”; maggior ruolo che si teme, perché ne conseguirebbe un offuscamento del ruolo del DS.

Un po’ tutti i commenti, in realtà, si muovono lungo una linea le cui polarità sono rappresentate da giudizi del tutto negativi (cfr. ANP), diversamente articolati, e giudizi in cui si enfatizza soprattutto la ripresa del dialogo (cfr. Tuttoscuola), la cui assenza ha pesato negativamente sulle relazioni sindacali e sul clima dentro le scuole di questi ultimi anni.

Percezioni ad una prima lettura

Provo ora, dopo i commenti di cui sopra, riportati a mo’ di introduzione, a raccontare percezioni e idee suggerite da una prima lettura dell’Ipotesi di rinnovo contrattuale.

Nel merito dei contenuti dell’accordo, si tralascia qui di mettere sotto il riflettore gli aspetti salariali, che già erano sostanzialmente noti a seguito dell’Intesa del 30 novembre scorso.

Richiamo solo che nelle risorse complessive messe a disposizione del contratto rientra, come già si è visto prima con l’intervista al Presidente ANP, una quota parte dal fondo per la valorizzazione del merito. Scelta che ha - mi sembra - un suo significato sotto il profilo delle disponibilità reciproche a trovare intese su terreni anche di difficile negoziazione.

Questa sottolineatura vuole evidenziare che l’aspetto clou di questo contratto sembra essere la ripresa di un dialogo, di cui si cerca nel testo di chiarire termini e passaggi (v. art. 22).

Questo riavvicinamento – diciamo così – può essere visto come una sorta di passo indietro del Ministero rispetto alle sue precedenti strategie; ma anche esprimere nuova disponibilità da parte dei Sindacati Confederali della Scuola, da qualche anno un po’ sul piede di guerra.

Il bilancio per il Governo

L’Intesa sembra dire in primo luogo – è la lettura più probabile – che il Ministero:

1. ha dovuto riconoscere a) che non porta da nessuna parte il braccio di ferro con soggetti istituzionali che rappresentano comunque la maggior parte del personale scolastico chiamata a dare gambe alle riforme; b) che può invece risultare fruttuoso il confronto con questi soggetti. Finalizzato, anche oltre le relazioni sindacali ‘tradizionali’[1], a “consentire [loro] di esprimere valutazioni esaustive e di partecipare costruttivamente alla definizione delle misure che l'amministrazione intende adottare” (art. 6, comma 1).

Ma anche, probabilmente, che:

2. non aiutano né i tempi da Speedy Gonzales adottati dall’Amministrazione in questi ultimi anni nella gestione delle innovazioni proposte, né le strategie, spesso opinabili e definite a porte chiuse, né l’approssimazione nella gestione dei processi;

3. il Ministero è riuscito ad ottenere che “La contrattazione collettiva integrativa (….) è finalizzata ad incrementare la qualità dell’offerta formativa, sostenendo i processi di innovazione in atto, anche mediante la valorizzazione delle professionalità coinvolte” (art. 22, comma 1). Che non è poco.

Sembra però di capire altresì che, nel confronto e nella contrattazione, si dovrà necessariamente fare i conti con i processi di innovazione in atto, e che non si può pensare di interromperli o addirittura di cancellarli.

Il bilancio per i sindacati

Anche i Sindacati hanno buoni motivi per valutare positivamente questa Ipotesi. E non solo per alcuni passi in avanti che il Contratto contiene. Ma anche perché finalmente l’Amministrazione ha dovuto riconoscere che il tentativo di marginalizzarli è fallito, perché ha provocato solo disastri a più livelli, e ha reso più difficile il clima dentro le scuole. E che riconoscerne ruolo e peso può favorire i processi di innovazione in atto, o in ogni caso aprire avvicinamenti e intese più produttive.

Comunque nei Sindacati che hanno sottoscritto l’intesa[2], o che si accingono a farlo, sembra ci sia consapevolezza che i risultati che si portano a casa sono al di sotto delle attese della categoria.

La spia di questa difficoltà a capire, che si avverte in giro, è - se interpreto bene - nel passaggio del Documento congiunto dei Sindacati firmatari, dove c’è la sottolineatura che, nella pre-intesa, non è previsto “nessun aumento di carichi e orari di lavoro; invariati, questi ultimi, anche nella loro articolazione; nessuna imposizione forzata di prestazioni non volontarie”.

Una frase che sembra dirci che da questa intesa, data la situazione, non era possibile aspettarsi di più (quindi che si potesse contrattare su orario e carichi di lavoro aggiuntivi), e che più avanzati obiettivi vanno pertanto spostati essenzialmente sulla gestione di qualche aspetto di questo contratto, ma soprattutto sulla prossima contrattazione (che inizierà fra meno di un anno).

Se questa lettura è sensata, allora diventa auspicabile un risultato positivo della consultazione in atto. Soprattutto se, già in questa fase di presentazione e discussione dell’Ipotesi nelle scuole, si comincia a lanciare e raccogliere idee per un’agenda da costruire e approfondire in vista della prossima stagione contrattuale.

Pensando al prossimo contratto

E se si comincerà a parlarne partendo da questioni urgenti che nel testo siglato non sono state neanche nominate, o nominate solo di sfuggita, tra queste citerei in primo luogo:

orario di lavoro del personale docente, con particolare riferimento all’orario per le attività funzionali all’insegnamento (le 40 + 40 ore annue previste dai contratti precedenti si sono dimostrate lacci ormai assurdi e incompatibili con una configurazione, qual è quella attuale, della scuola come organizzazione per molti aspetti complessa);

figure di funzionamento, ancora né carne né pesce, essendo la loro definizione transitoria e contrattualmente poco significativa, e pertanto slegata da ogni tipo di sviluppo professionale;

una definizione compiuta della dimensione strutturale e obbligatoria della formazione che:

- permetta un coordinamento efficace dell’offerta e l’individuazione di soggetti organizzatori e di agenzie formative in grado di garantire percorsi e processi coerenti con la domanda,

- favorisca forme semplificate di controllo dei percorsi formativi,

- leghi funzionalmente – e prioritariamente – lo sviluppo professionale alla padronanza delle competenze richieste per la gestione individuale e collettiva dei percorsi formativi degli studenti e, più in generale, del Piano dell’offerta di scuola;

una diversa filosofia e declinazione della valorizzazione del merito e delle professionalità, dopo le esperienze non esaltanti di questi ultimi due anni (nessuno, d’altra parte, può pensare che tale questione possa essere messa in freezer con la riduzione da 200 a 160 milioni, prevista a regime, del fondo specifico di cui al comma 127 della L. 107. È il tema dello sviluppo di carriera, da riconsiderare attraverso un sistema di crediti professionali - didattici, formativi, organizzativi - che bisogna far ridiventare centrale nel dibattito sindacale, per un corretto approccio su tale questione).

La governance della scuola come “comunità professionale”

Tra le priorità di una nuova agenda andrebbe previsto anche il tema della governance interna delle scuole. Da affrontare però senza opacizzare figura e ruolo del DS, che la scuola dell’autonomia ha voluto, con buone ragioni, “responsabile dei risultati del servizio” e “garante del funzionamento della scuola”. Andrebbe, sul punto, fugato ogni timore[3].

Il problema al riguardo può essere semmai quello della cultura professionale e del profilo di ruolo di questa figura, di coerenti modalità di selezione e formazione dei DS. Oltre che quello della sperimentazione di modelli organizzativi che favoriscano una leadership diffusa orientata ai risultati.

Ovviamente – e questo andrebbe sottolineato – la definizione di strategie su queste aree avrà senso e valore se si iscriveranno dentro un quadro di riferimento generale in cui l’interesse immediato della contrattazione (condizioni di lavoro e riconoscimento delle competenze e del loro valore) tenda a coniugarsi con l’interesse pubblico, e finanche coi diritti dei cittadini a un servizio di qualità.

Oggi come oggi, i pur modesti passi in avanti (che comunque era difficile attendersi più consistenti in questa situazione), e soprattutto il clima di confronto e di reciproca apertura che l’Intesa registra e definisce, non credo possano considerarsi, guardando in prospettiva, risultati di poco conto. O no?

Antonio Valentino

-----

[1] Le relazioni sindacali nei contratti precedenti non prevedevano la procedura del “confronto” (artt. 6 e 22, comma 8), ma solo quelle dell’informazione e della contrattazione vera e propria.

[2] Come si è già detto, finora sono le OO.SS confederali. Ma non si esclude, anzi è probabile, che anche Gilda, il cui disaccordo riguarda sostanzialmente la parte salariale, e Snals, che invece aveva firmato l’intesa del 30 novembre, abbiano dei ripensamenti nelle prossime settimane.

[3] Si avverte un po’ anche l’impressione – ma è un aspetto che andrebbe guardato con più attenzione – che da una lettura complessiva dell’Ipotesi non esca bene lo stesso collegio (e sue articolazioni), che andrebbe invece rilanciato e ricostruito come luogo di necessario confronto e coinvolgimento sulle politiche complessive dell’Istituto (Comunità professionale). Invece nella pre-intesa l’accento si sposta sulla scuola come Comunità Educante, che non mi sembra un recupero lessicale felice (è ancora oggi parola d’ordine di Comunione e Liberazione), considerata la connotazione ideologica divisiva – e in ogni caso generica e ambigua – che ha avuto soprattutto negli anni ‘70 e ‘80 (ma anche nei decenni successivi) nella vita delle nostre scuole, e non solo delle scuole. Né può risultare convincente il suo accostamento a termini come dialogo, ricerca, esperienza sociale, che appaiono, nel contesto in cui sono inseriti (art. 24), un po’ come specchietto per le allodole.

Scuola dell’infanzia statale: i nostri primi 50 anni

Laura DONÀ

Un compleanno significativo

Il Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione del Miur, con la nota 483 del 1.03.2018, ha diramato alcune indicazioni per promuovere iniziative volte a ricordare cinquant’anni di storia della scuola dell’infanzia italiana e l’istituzione della scuola materna statale, sollecitando gli Uffici Scolastici Regionali a organizzare, nella settimana che cade tra il 17 e il 24 marzo p.v., un evento culturale e pedagogico in ogni capoluogo di regione. Saranno invitati a partecipare una rappresentanza delle scuole dell’infanzia statali, con invito esteso anche ai rappresentanti delle scuole paritarie a gestione di privati e degli Enti locali.

La nota costituisce una novità interessante, perché riporta attenzione al segmento della scuola dell’infanzia proprio in una fase aperta di innovazioni, determinate dall’applicazione del D.L.vo 65 del 13-4-2017 con la nota Miur del Dip.to n. 404 del 19.02.2018, che fornisce primi orientamenti operativi per avviare il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai 6 anni.

Riprendere attenzione sul primo segmento della scuola di base riporta centralità alla qualificata offerta formativa della fascia 3-6, che a pieno titolo è inserita nel sistema scolastico, alla sua valenza culturale ed educativa, considerato che nel nostro Paese le scuole dell’infanzia sono frequentate da più del 95% delle bambine e dei bambini, e che tale dato assume valore in quanto predittivo di successo scolastico e valorizzazione del diritto all’istruzione.

La scuola dei ‘piccoli, medi, grandi’

L’art. 1 della L. 444 del 18 marzo 1968 titola: Caratteri e finalità della scuola materna statale; definiva l’impostazione di detta scuola con “fini di educazione, di sviluppo della personalità, di assistenza e di preparazione alla frequenza della scuola dell’obbligo, integrando l’opera della famiglia. L’iscrizione è facoltativa; la frequenza gratuita”.

Questa legge, di cui ricorrono i 50 anni, ha sancito il riconoscimento che nella fase di sviluppo dai 3 ai 6 anni si potesse parlare di scuola e di progetto educativo, superando il precedente modello dell’asilo e dei giardini d’infanzia, intesi come luoghi prevalenti di custodia dei ‘piccoli’. La gratuità della frequenza già rimandava all’idea dell’importanza di questo segmento per lo sviluppo globale dei soggetti, e alla necessità di garantirne a tutti l’accesso.

In questa frase si colgono anche alcuni passaggi che sono stati attualmente superati dagli studi psicologici e pedagogici sul periodo infantile, e dallo stesso percorso che questo segmento di scuola ha compiuto nel corso di questi cinquant’anni. Il riferimento è alla convinzione che la scuola materna poteva preparare alla frequenza della scuola dell’obbligo. Gli Orientamenti del ’69, e particolarmente quelli del ‘91, hanno confutato quest’idea, rafforzando l’identità di un modello pedagogico centrato sull’apprendimento in situazione esperienziale, sul valore delle relazioni tra pari e con adulti, sulla costruzione di comportamenti autonomi e responsabili.

In parallelo il servizio della scuola materna statale gratuita ha supportato l’emancipazione femminile e la sostenibilità del lavoro anche per le donne, garantendo qualità all’educazione delle bambine e dei bambini, al punto che oggi la frequenza di una scuola nella fascia 3-6 è considerata un diritto formativo e un servizio essenziale per la comunità.

Un progetto pedagogico in crescita

Cinquant’anni di percorso sono un tempo lungo, ma anche relativamente giovane se parametrato ai percorsi ordinamentali degli altri segmenti scolastici. La scuola dei ‘piccoli’ è sempre stata giovane per antonomasia, e di fatto costituisce il segmento più innovativo dell’intero sistema scolastico. Fin dal 1968 ha sperimentato un modello organizzativo basato sulla pluralità docente, con educatrici e assistenti che hanno fin da subito orientato le attività educative verso la costruzione di esperienze-gioco finalizzate, volte a far crescere apprendimenti e centrate sulla maturazione del linguaggio come strumento di comunicazione intenzionale, sull’uso intelligente del corpo e delle mani, e la cura al bello per la realizzazione di prodotti e manufatti. Gli Orientamenti del ‘69 e quelli del ’91 hanno supportato la crescita professionale delle docenti, e progressivamente qualificato il modello pedagogico centrato sulla maturazione dell’identità, la conquista dell’autonomia, lo sviluppo della competenza e, con le Indicazioni 2012, il vivere le prime esperienze di cittadinanza.

L’evoluzione del modello organizzativo

Sul piano ordinamentale, con la L. 463 del 9.08.1978 si è passati al doppio organico delle docenti con la soppressione delle assistenti, proprio per garantire una cura qualificata delle routine e consentire l’allestimento di contesti organizzativi improntati a valorizzare la presenza di più età e di più linguaggi. Fino agli Orientamenti del ‘91 le scuole materne si sono consolidate con il modello del gruppo docente paritario, e con l’assunzione congiunta dei compiti anche di tipo assistenziale, come il servizio mensa e l’accompagnamento al trasporto scolastico. La crescita di un gruppo docente coordinato, attento ad un progetto di scuola complessivo in cui valorizzare le diverse età dei bambini (piccoli, medi e grandi) e gli spazi offerti dalla contemporaneità, è stata supportata da tre grandi progettualità – Ascanio, Alice e O.R.M.E. – che hanno ulteriormente rinforzato un modello di scuola aperta, inclusiva e a forte caratterizzazione creativa, che lavora per campi di esperienza.

Un altro cambiamento lo si è registrato con la L. 62 del 2000, che ha introdotto il sistema paritario di carattere pubblico, permettendo un confronto ulteriore tra scuole e allargando la copertura di un servizio dedicato all’età infantile. Una criticità si è in parte registrata per le scuole statali sulla collocazione all’interno delle Direzioni Didattiche, e più recentemente negli Istituti Comprensivi, perché la dimensione dell’aggancio ai gradi successivi di scuola non sempre ha significato cura e attenzione alle specificità.

Il progetto pedagogico della ‘prima scuola’ oggi si trova ad un nuovo passaggio, ossia all’intreccio con il sistema integrato della fascia 0-3, e a come orientarsi nei costituendi ‘poli per l’infanzia’, valorizzando le azioni educative poste in essere, mettendo a fuoco la caratterizzazione delle sezioni primavera e potenziando forme diversificate di coordinamento pedagogico allargato.

Iniziative ed eventi per il cinquantenario

La nota Miur dell’1.03.2018 sollecita a promuovere eventi culturali e pedagogici per riflettere sui passaggi storici e sulle prospettive in atto, che portano in campo temi di particolare attualità, dall’inclusione alla dimensione interculturale e plurilingue, alla qualità degli apprendimenti e dei contesti educativi, alla continuità dei percorsi per l’accompagnamento al progetto di vita…; incoraggia a far assumere a docenti e dirigenti la funzione di ‘ambasciatori’ nei diversi contesti scolastici, per riprendere senso e significato delle azioni educative con questa fascia d’età, oltre a sollecitare interventi formativi specifici, previsti dal Piano Nazionale di Formazione Docenti in particolare sulla continuità educativa e sulle figure di coordinamento interno e sul territorio.

Ogni Ufficio Scolastico Regionale potrà inviare il programma delle iniziative, per diffonderne ulteriormente la risonanza, all’attenzione di mariarosasilvestro@istruzione.it, dirigente tecnico in servizio al Miur c/o la Direzione generale degli Ordinamenti, che cura il supporto per conto dell’Amministrazione Scolastica.

Buon compleanno a tutte le scuole con un pensiero di Loris Malaguzzi: “I bambini, quelli che ci sono e quelli che verranno, ci aspettano là dove la nostalgia del futuro potrà arrivare”.

a cura di Laura Donà

Bando immissione in ruolo titolari di contratti co.co.co.

Il Miur ha indetto una procedura selettiva per titoli e colloquio finalizzata all'immissione in ruolo del personale titolare di contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati con le istituzioni scolastiche, per lo svolgimento di compiti e di funzioni assimilabili a quelli propri degli assistenti amministrativi e tecnici. Domande entro il 30 marzo.

Possono partecipare alla procedura selettiva indetta con Decreto Direttoriale 28 febbraio 2018 n. 209:

  • coloro i quali risultano al 1 gennaio 2018 titolari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati con le istituzioni scolastiche statali, per lo svolgimento di compiti e di funzioni assimilabili a quelli propri degli assistenti amministrativi e tecnici;
  • coloro che siano, altresì, in possesso di diploma di scuola secondaria di primo grado. Sono considerati validi i titoli di studio conseguiti all'estero e riconosciuti equivalenti attraverso apposito provvedimento del Miur entro la data di scadenza del termine per la presentazione della domanda di ammissione.

Il personale interessato deve presentare istanza di partecipazione, utilizzando l’apposito modello di domanda allegato al bando, entro il 30 marzo 2018. Il modello di domanda può essere presentato:

  • direttamente all’istituzione scolastica in cui l’avente diritto presta servizio. L’istituzione scolastica provvede a rilasciare idonea ricevuta di presentazione;
  • con raccomandata con ricevuta di ritorno all’istituzione scolastica in cui l’avente diritto presta servizio. In tale caso fa fede il timbro e la data dell’ufficio postale accettante;
  • con invio all’istituzione scolastica in cui l’avente diritto presta servizio tramite posta elettronica certificata.

Per la valutazione dei titoli, la Commissione dispone complessivamente di 70 punti, distribuiti nelle sotto indicate categorie e come specificate nell’Allegato A al bando:

  • Titoli di cultura: massimo punti 20;
  • Titoli di servizio: massimo punti 50.

Per il colloquio la commissione dispone di 30 punti. Esso consisterà nella discussione di aspetti di ordine generale sulle attività e mansioni espressamente previste per il profilo per cui si concorre. La convocazione al colloquio è effettuata almeno venti giorni prima della data della prova. Nella convocazione è data, altresì, comunicazione del punteggio riportato nella valutazione dei titoli.  La convocazione è inviata a mezzo PEC all’istituzione scolastica dove il candidato presta servizio e notificata per il tramite del dirigente scolastico. Il colloquio è superato dai candidati che riportano un punteggio non inferiore a 21/30.

I vincitori sono assegnati ai ruoli provinciali sulla base della sede in cui hanno prestato servizio sino al 31 agosto 2018. Saranno assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato a tempo parziale, nei limiti delle risorse previste e del numero dei posti di organico di diritto accantonati con il trattamento economico previsto dal vigente C.C.N.L. del Comparto Scuola a decorrere dal 1 settembre 2018.

La graduatoria finale rimane efficace ai sensi della normativa vigente, e verrà utilizzata ai fini della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno o al fine di incrementare il numero di ore nel rispetto dei posti di organico di diritto disponibili e in presenza di risorse certe e stabili.


articolo originale


Obblighi vaccinali: procedura semplificata

Le regioni e province autonome presso le quali sia istituita un'anagrafe vaccinale possono anticipare l'applicazione della procedura semplificata relativa agli obblighi vaccinali. Istruzioni e tempistica delle operazioni in una nota congiunta Miur - Ministero della Salute.

Entro il prossimo 10 marzo i genitori/tutori/affidatari che abbiano presentato la dichiarazione sostitutiva relativa agli obblighi vaccinali dovranno presentare la documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie ovvero l'avvenuta prenotazione delle vaccinazioni non ancora effettuate.

Nelle regioni e province autonome presso le quali sia istituita un'anagrafe vaccinale è prevista la possibilità di una procedura semplificata. Con nota 27 febbraio 2018 prot. n. 467 il Miur e il Ministero della Salute trasmettono le indicazioni operative per l'attuazione della procedura semplificata, con relativa tempistica.

L'articolo 18-ter del d.l. n. 148/2017 dispone che nelle regioni e province autonome presso le quali sia istituita un'anagrafe vaccinale:

  • è possibile anticipare all'a.s. 2018/19 l'applicazione della procedura semplificata di cui all’art. 3-bis d.l. n. 73/2017 (comma 1);
  • la predetta procedura semplificata è applicabile già per l'a.s. 2017/18, a condizione che il controllo sul rispetto degli adempimenti vaccinali si concluda entro il 10 marzo 2018 (comma 2).

Nelle regioni e province autonome presso le quali sono istituite anagrafi vaccinali e che intendono avvalersi della procedura semplificata, entro il 10 marzo 2018 i genitori/tutori/affidatari non dovranno presentare la documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie ovvero l'avvenuta prenotazione delle vaccinazioni non ancora effettuate.

Analogamente, per l’a.s. 2018/19, i genitori/tutori/affidatari non saranno tenuti a presentare all'atto dell'iscrizione la documentazione vaccinale prevista, in quanto il rispetto degli adempimenti vaccinali sarà accertato secondo la procedura semplificata.

Il rispetto degli adempimenti vaccinali sarà accertato secondo le seguenti modalità:

A.S. 2017/2018

A.S. 2018/2019

Entro il 2 marzo 2018

I dirigenti scolastici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione e i responsabili dei servizi educativi per l'infanzia, delle scuole private non paritarie e dei centri di formazione professionale provvederanno a inviare l'elenco degli iscritti

Entro il 10 marzo 2018

I dirigenti delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione e i responsabili dei servizi educativi per l'infanzia, delle scuole private non paritarie e dei centri di formazione professionale provvederanno a inviare alle Aziende sanitarie locali l'elenco degli iscritti.

Entro il 10 marzo 2018

Le Aziende sanitarie locali restituiranno i predetti elenchi completandoli, ove necessario, con le seguenti diciture:
- "non in regola con gli obblighi vaccinali";
- "non ricade nelle condizioni di esonero, omissione o differimento";
- "non ha presentato formale richiesta di vaccinazione".

Entro il 10 giugno 2018

Le Aziende sanitarie locali restituiranno i predetti elenchi completandoli, ove necessario, con le seguenti diciture:
- "non in regola con gli obblighi vaccinali";
- "non ricade nelle condizioni di esonero, omissione o differimento";
- "non ha presentato formale richiesta di vaccinazione".

Entro il 20 marzo 2018

I dirigenti scolastici inviteranno per iscritto i genitori/tutori/affidatari dei soli minori indicati nei suddetti elenchi con le diciture "non in regola con gli obblighi vaccinali", "non ricade nelle condizioni di esonero, omissione o differimento", "non ha presentato formale richiesta di vaccinazione", a depositare, entro dieci giorni dalla ricezione della predetta comunicazione, la documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni ovvero l'esonero, l'omissione o il differimento delle stesse o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione all'Azienda sanitaria locale.

Entro il 10 luglio 2018

I genitori/tutori/affidatari dei soli minori indicati nei suddetti elenchi, con le diciture "non in regola con gli obblighi vaccinali", "non ricade nelle condizioni di esonero, omissione o differimento", "non ha presentato formale richiesta di vaccinazione", depositeranno, su invito scritto del dirigente scolastico, la documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni ovvero l'esonero, l'omissione o il differimento delle stesse, o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione all'Azienda sanitaria locale.

Entro il 30 aprile 2018

I dirigenti scolastici trasmetteranno la documentazione fornita dai genitori/tutori/affidatari ovvero comunicheranno l'eventuale mancato deposito, alla Azienda sanitaria locale che provvederà agli adempimenti di competenza.

Entro il 20 luglio 2018

I dirigenti scolastici trasmetteranno la documentazione fornita dai genitori/tutori/affidatari ovvero comunicheranno l'eventuale mancato deposito, all'Azienda sanitaria locale che provvederà agli adempimenti di competenza.


articolo originale


Concorso dirigenti scolastici: preselezione il 29 maggio

Con avviso pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Miur rende noto che la prova preselettiva del corso-concorso per dirigenti scolastici si svolgerà il 29 maggio. Dall’8 maggio sul sito del Miur i quesiti oggetto della preselezione.

Con un comunicato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 27 febbraio il Miur rende noto che in data 29  maggio, alle ore 10, si svolgerà la  prova preselettiva  del  corso-concorso  finalizzato  al  reclutamento  di  dirigenti  scolastici  presso   le istituzioni scolastiche statali.

In  data  8  maggio sul  sito internet del  Miur verrà  pubblicata la banca dati dei 4.000 quiz da cui saranno estratti i quesiti della prova preselettiva.

L'elenco  delle  sedi  della   prova preselettiva con la loro esatta ubicazione, con  l'indicazione  della destinazione dei candidati distribuiti, ove possibile,  per  esigenze organizzative, nella regione di residenza in ordine alfabetico, e  le ulteriori istruzioni operative, sarà comunicato entro il  14  maggio tramite  avviso  pubblicato   sul   sito   internet   del   Miur.

I candidati si dovranno presentare nelle rispettive sedi  d'esame muniti di un documento di riconoscimento in corso di  validità,  del codice fiscale, nonché della ricevuta di  versamento  attestante  il pagamento del diritto di segreteria pari ad € 10,00 (dieci).

La prova preselettiva avrà la durata di 100 minuti.


articolo originale


Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata, alla luce del Bando e degli ultimi scenari normativi.

Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 100 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Bando. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione



Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

Iscrizione alla newsletter di «Scuola7»

Per ricevere la newsletter di «Scuola7» inserire la propria e-mail nella pagina di iscrizione.

Si potrà annullare l'iscrizione a questa newsletter in qualsiasi momento.

Archivio numeri precedenti «Scuola7»

Per la consultazione dei numeri precedenti di «Scuola7» visitare http://www.scuola7.it/archivio.