Scuola7 19 marzo 2018, n. 82

Scuola7

la settimana scolastica

19 marzo 2018, n. 82


In questo numero parliamo di:

Se cinquant’anni vi sembran pochi (G. Cerini)

Il femminile e il maschile nel linguaggio (C. Mion)

Dopo il voto: ricominciare dall’autonomia degli istituti (G.C. Sacchi)

Abbiamo un Piano delle Arti (A. Spadolini)

Mobilità personale scolastico 2018/19

Esame di Stato 2017/18: formazione commissioni

Concorso docenti: candidature per le commissioni

Nuove modalità di accesso al SIDI

Prove Invalsi: protocollo di somministrazione

Siti internet delle scuole: nasce il dominio edu.it


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diScuola dell'infanzia: 50 anni portati bene!
< Trascina
19 marzo 2018

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n. 82

Se cinquant’anni vi sembran pochi

Mezzo secolo di scuola dell’infanzia (Legge 18-3-1968, n. 444)

Giancarlo CERINI

Quando le riforme si vedono dopo 50 anni

Può sembrare paradossale, ma cinquant’anni sono un periodo giusto per misurare gli effetti di una riforma scolastica. Qualche anno fa, nel 2012, è passato quasi sotto silenzio il cinquantenario dell’istituzione della scuola media unica (con la legge 31 dicembre 1962, n. 1859). Eppure quella riforma, a detta di molti studiosi, è stata forse il provvedimento più incisivo e innovatore della storia della Repubblica: ha consentito a intere generazioni di italiani di accedere a un livello più elevato di istruzione, ed ha accompagnato la crescita del nostro Paese in termini sociali e culturali. Dopo tanti anni resta irrisolto il tema dell’equità, cioè delle reali opportunità offerte dalla scuola media ai nostri ragazzi, per divincolarsi dai condizionamenti sociali, culturali e territoriali, che pesano fortemente sul successo scolastico[1]. E qui è evidente il link con la scuola dell’infanzia…

Mezzo secolo di scuola materna statale

In questi giorni si festeggia il 50° anno dall’istituzione della scuola materna statale, che fu approvata dopo molti contrasti al termine della prima legislatura di centro-sinistra, caratterizzata dai governi di Aldo Moro (Legge 18-3-1968, n. 444). Sono stati cinquant’anni di progressiva espansione e presenza nel panorama della scuola italiana, con un insediamento capillare in tutti i territori, specie in quelli più complessi (le grandi aree urbane, i piccoli centri periferici). La scuola italiana per i bambini dai 3 ai 5 anni è tra le più frequentate d’Europa, anche se non obbligatoria, e coinvolge oltre il 95% dei bambini in età. È un panorama articolato, che vede la presenza di oltre 22.000 scuole, in genere di piccole dimensioni e molto vicine alle comunità e ai genitori, con diverse forme di gestione: scuole statali (60% del servizio), comunali (10%) e private paritarie (30%). L’intervento dello Stato è risultato decisivo per diffondere l’educazione per l’infanzia, per garantirla a bassi costi (praticamente gratuita) ed in ogni contrada. Non altrettanto può dirsi per i servizi educativi per i bambini fino a tre anni (nidi d’infanzia), dove la copertura arriva a malapena al 23%, secondo le stime più recenti.

Domanda sociale, risposta educativa

Uno sviluppo così importante della scuola dell’infanzia non sarebbe stato possibile, se non fosse stato spinto da una domanda sociale forte e determinata. Lavoro femminile extradomestico, nuovi stili di vita, urbanesimo e famiglie “corte” hanno certamente trovato risposte nella rete di servizi educativi e scolastici per l’infanzia. Questa domanda porta anche il segno dell’emancipazione femminile, di parità di diritti e doveri, di conciliazione più equilibrata tra tempi di vita, di lavoro, di cura famigliare. La domanda sociale, però, a volte è disordinata (si pensi alla richiesta di tempi lunghi, di estrema flessibilità degli orari di apertura, di funzioni assistenziali). La scuola la deve saper ascoltare, filtrare, educare, proponendo un progetto educativo che si faccia apprezzare per la sua qualità, per l’attenzione ai compiti di sviluppo dei bambini, per un progetto pedagogico ricco di stimoli e suggestioni, per la capacità di dialogo aperto con i genitori. Le scuole dai 3 ai 5 anni sono scuole di prossimità, a chilometro zero, godono della fiducia della comunità: sono il primo luogo di incontro con una istituzione pubblica, per imparare (grandi e piccoli) le regole del vivere insieme.

Il progetto curricolare degli Orientamenti

I livelli di qualità della scuola dell’infanzia sono assai diversi, e dipendono dalla professionalità degli insegnanti (dovremmo dire: delle insegnanti), dalle condizioni operative (strutture, numerosità dei frequentanti, compresenza dei docenti), dal supporto organizzativo e dalla supervisione pedagogica (coordinamento). In effetti, i programmi (o meglio, gli orientamenti che si sono via via succeduti in questo lungo periodo) hanno consolidato l’identità pedagogica di questo segmento scolastico, evitando che la scuola dell’infanzia fosse considerata una semplice “sala di custodia”, ma anche che si trasformasse in un precoce luogo di addestramento pre-alfabetico. Gli Orientamenti del 1991, che restano insuperati nella loro struttura concettuale, trovano un bel punto di equilibrio nel definire la scuola un “ambiente di vita, di relazioni e di apprendimento”, mettendo in evidenza la dimensione vitale dell’esperienza dei bambini, il loro crescere in un clima ricco di risonanze affettive e sociali, attraverso appropriati stimoli cognitivi, linguistici, estetici.

I campi di esperienza e il curricolo verticale

Il concetto di “campo di esperienza” è il dispositivo che da trent’anni regola il curricolo della scuola dell’infanzia. Da un lato permette di tenere al centro le esperienze del bambino, le loro azioni, il vissuto, il loro osservare, raccontare; dall’altro offre (con la mediazione competente dell’adulto) linguaggi, strumenti, abilità, conoscenze riferite ai diversi ambiti del sapere. L’esperienza del bambino diventa conoscenza, perché l’adulto, i compagni, il contesto, rilanciano, inviano risposte, retroagiscono, danno consistenza e consapevolezza a quelle azioni. È qui il nucleo generativo del curricolo verticale, perché il rapporto esperienza-conoscenza via via si approfondisce, si arricchisce, e procede alla conquista di nuovi saperi.

Ecco perché è giusto che il segmento 3-5 anni sia fortemente collegato al percorso del primo ciclo (6-14 anni), visto che entrambi fanno parte dell’istituto comprensivo, ed entrambi fanno riferimento alle Indicazioni per il curricolo del 2012[2].

Che la festa (dei 50 anni) continui…

Questa lunga storia, fatta di riflessioni pedagogiche ma anche di evoluzione organizzativa (orari di funzionamento, organici, compresenza, rapporti con il territorio), trova in queste settimane un punto d’approdo in numerosi seminari che si tengono in tutta Italia, in ogni capoluogo di regione, a cura degli Uffici Scolastici Regionali. Non si tratta di celebrazioni retoriche, ma piuttosto di riconoscere e riconoscersi in una bella vicenda pedagogica e istituzionale, con un pizzico di orgoglio, sapendo che una scuola “ben fatta” a partire dai tre anni è uno dei possibili fattori di successo dell’istruzione pubblica. Dopo i seminari regionali (promossi sulla base della CM 483 del 1-3-2018), gli insegnanti partecipanti sono impegnati a portare la loro testimonianza nei rispettivi collegi dei docenti, per tornare in maniera più diffusa sul significato e l’apporto culturale, pedagogico e didattico della scuola dell’infanzia all’intera scuola di base.

I temi non mancano: l’ambiente di apprendimento e relazione, le discipline come campi di esperienza, l’operatività e la riflessione, la valutazione formativa, la mediazione didattica…

Insomma, un patrimonio non solo da conservare (i gioielli di famiglia!), ma da reinvestire con saggezza e generosità a vantaggio di tutti.

Giancarlo Cerini

[1] MIUR, Una politica nazionale di contrasto del fallimento formativo e della povertà educativa, Roma, gennaio 2018.

[2] MIUR - Comitato Scientifico Nazionale Indicazioni, Infanzia e oltre. Indicazioni per il curricolo e identità della scuola dell’infanzia, USR ER, Tecnodid, Napoli, 2018. Prelevabile sul sito USR ER: https://drive.google.com/file/d/1QXmowOnYclzq3Sma_3eORQn5FLK1DgEl/view

Il femminile e il maschile nel linguaggio

Cinzia MION

L’uso maschilista delle regole grammaticali

All’interno di questa rubrica ho già commentato brevemente il documento del Miur che, con Linee Guida Nazionali, propone l’approfondimento del comma 16 della Legge 107/2015, in parte criticando alcune espressioni improprie, ma in fondo approvando l’intera impalcatura. Ora affronto un’altra parte di questo documento, e precisamente quella che analizza l’uso maschilista, quindi improprio, di alcune regole grammaticali e delle consuetudini della lingua italiana.

Il problema della denuncia del sessismo nella nostra lingua ha radici lontane. Lo ricorda, attraverso una voce della Treccani, Cecilia Robustelli, che ha fatto parte del gruppo di lavoro che ha elaborato le Linee Guida Educare al rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione. Ed io mi appresto a commentare proprio l’aspetto linguistico, che non aiuta certamente a far evolvere positivamente la coniugazione dell’autorealizzazione delle donne, del loro riconoscimento come soggetti e della prevenzione della violenza. È cominciata negli anni 60/70 negli Stati Uniti l’analisi della manifestazione della differenza sessuale nel linguaggio, ed è stata ripresa in Italia nel 1987 da un volumetto della linguista Alma Sabatini, pubblicato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Questa pubblicazione allargò il dibattito e arrivò anche al grande pubblico, ma lasciò la consuetudine dell’uso della lingua praticamente invariato.

Nel linguaggio istituzionale della scuola il primo cambiamento si fece strada con la stesura del testo dei “Nuovi Orientamenti per la scuola dell’infanzia” del 1991, in cui apparve l’espressione “bambini e bambine”, superando così l’uso del maschile come dominante ed onnicomprensivo, dopo che noi del “Comitato Pari Opportunità donna-uomo”, insediato presso il M.P.I. dal 1989, inviammo una lettera alla commissione che stava lavorando a tale documento, raccomandando l’attenzione alla differenza dell’identità di genere.

La dirigente scolastica

Quando ero in servizio, ricordo che apponevo la mia firma sempre dopo aver avuto l’accortezza di modificare la dicitura “Il dirigente scolastico” in “La dirigente scolastica”, e non mi sognavo assolutamente di recedere da questa decisione anche se le altre colleghe invece continuavano ad utilizzare la formula maschile. A me, senza tanti alibi ideologici, in genere portati avanti allora dalla “Pedagogia della differenza”, sembrava molto naturale comportami così, senza fra l’altro scomodare questioni estetiche.

Avevo intuito che fosse per una ragione di importanza, implicitamente assegnata al maschile, che molte colleghe usavano questa formula. Altre invece lo facevano forse per passività (in quanto i documenti prestampati così venivano proposti) ma queste ragioni  non mi turbavano  particolarmente, semmai mi stupivano. Era senz’altro più coerente con la mia passata appartenenza al Comitato dove, insieme alle altre, avevo maturato una più forte sensibilità alla problematica. Soprattutto però era una questione di presentazione corretta: ero una donna, dirigente scolastica, e non vedevo perché dovessi utilizzare la forma maschile. Fra l’altro quella femminile non era per niente “brutta”, né “suonava male”: scusa utilizzata generalmente per i termini architetta, assessora, avvocata, chirurga, difensora, consigliera, prefetta (come utilizziamo a Treviso da tempo con nonchalance) e via dicendo. A proposito: vi siete resi conto che si tratta di “fare l’orecchio”?

Ritornando al tema del linguaggio, credo sia diventato ineludibile prendere atto che la situazione oggi è cambiata, e che le donne hanno raggiunto uno stato sociale, culturale e professionale, che un tempo solo gli uomini raggiungevano. “Fornire una rappresentazione inadeguata del genere femminile si configura infatti come una vera e propria violenza simbolica”, recitano le Linee guida, che provano a contrastare la tendenza a privilegiare il maschile nella grammatica e non solo, tanto che anche i bambini, rivolgendosi alle bambine, quando viene loro spiegata la dominanza nelle concordanze, spesso esclamano: “Vinciamo noi!”.

Frizzi (e lazzi) anche da parte di donne

Mi sono resa conto, però, che le raccomandazioni suddette, nei confronti degli aspetti del linguaggio sessista, hanno disturbato qualcuno e, purtroppo, qualcuna. L’avevo colto e continuo a coglierlo dai frizzi che appaiono ancora sulla stampa e su Facebook. Alcuni amici ed amiche, anche piuttosto noti nel mondo della scuola, si dilettavano e di dilettano tuttora assai ad ironizzare su questi aspetti. Allora ho capito che questi commenti, reiterati ed insistenti, sono importanti, in quanto il sessismo del linguaggio è ancora diffuso anche nel mondo della scuola. Anzi ho capito che il sessismo maschilista tout court è ancora incarnato all’interno di questa istituzione, che avrebbe il compito di sensibilizzare invece alle pari opportunità di genere. Un sessismo ancora più pericoloso se inconsapevole, perché difficilmente correggibile, assolutamente fuori luogo ed incomprensibile se sostenuto dalle donne. Qualcuna di loro, dirigente scolastica, ha definito le linee guida facezie, espressione seguita da un codazzo di “like”, ed io capisco allora se il lavoro portato avanti in modo, secondo me, molto significativo, da parte del Comitato, negli anni ’90 sia andato perduto, e non sia mai arrivato veramente alle scuole. Mi viene un dubbio: è forse allora ignoranza? (nel senso di non-conoscenza, naturalmente).

Queste osservazioni portano alla luce come il percorso della emancipazione femminile non sia stato sempre e solo ostacolato dagli uomini; molte donne, più o meno consapevolmente, l’hanno fatto e continuano a farlo. La derisione e la sottovalutazione sono i sistemi peggiori. Sono spesso donne abbastanza giovani da aver già usufruito delle conquiste femminili che a noi sono costate un caro prezzo, e non si accorgono che spesso le loro figlie sono la rappresentazione di una progressiva “involuzione”, come ha benissimo testimoniato Loredana Lipperini nel suo saggio “Ancora dalla parte delle bambine”.

Linguaggio neutro

Dalle linee guida vado ora ad estrapolare:  “…Si sostiene l’uso della sola forma maschile dei titoli che indicano ruoli istituzionali o professioni ritenute prestigiose anche se sono riferite a donne, accampando giustificazioni inconsistenti sul piano linguistico…. Invece le forme femminili che indicano professioni ritenute meno prestigiose sono tranquillamente accettate (es. infermiera, parrucchiera, cameriera). Ma è doveroso sottolineare che un atteggiamento omologante non produce un linguaggio “neutro”, bensì lo “maschilizza” ulteriormente attraverso l’estensione (impropria, come vedremo) alle donne dell’uso del genere grammaticale maschile e favorisce, così, quei comportamenti discriminatori che si riscontrano in molte esperienze sociali e di lavoro”.

La lingua esprime la nostra visione della vita, dei fatti, ed il suo uso ne limita o ne espande le potenzialità.  È quindi di grande importanza l’analisi che viene suggerita, con le sue conseguenze pratiche. La cosiddetta neutralità del linguaggio corrente consiste nel suo utilizzo riferito ad un solo soggetto apparentemente neutro e universale, in realtà maschile. Invece “un uso della lingua che rifletta la differenza attraverso l’uso del genere grammaticale e permetta di identificare la presenza delle donne e attribuire loro i nuovi ruoli che esse detengono nella società sul piano professionale e istituzionale, contribuisce a contrastare la discriminazione, a favorire la parità, e anche a trasmettere modelli socioculturali utili alle giovani generazioni per la scelta della loro futura professione”. Questo passaggio del testo ministeriale mi sembra particolarmente interessante.

Testi di educazione linguistica

I suggerimenti portati avanti dalle raccomandazioni ministeriali riguardano la pratica didattica, e soprattutto l’adeguatezza del linguaggio usato nei libri di testo di tutte le discipline, non solo per quanto riguarda la presenza di eventuali stereotipi del maschile e del femminile, ma anche per quanto concerne l’uso del genere grammaticale, che costituisce uno strumento fondamentale per la rappresentazione della donna nel linguaggio. Tutto ciò però era già stato affermato dal progetto “polite” nel 1999. Vorrà dire qualcosa…

Cinzia Mion

Mobilità personale scolastico 2018/19

Pubblicata da parte del Miur l’ordinanza relativa alla mobilità del personale docente, educativo ed A.T.A. per il prossimo a.s. 2018/19. Domande a partire dal 3 aprile, con scadenze differenziate per le diverse categorie di personale. Come di consueto, "Notizie della scuola" dedica alla mobilità uno speciale numero monografico.

Con nota 13 marzo 2018 prot. n. 13708 il Miur trasmette:

  • ordinanza 9 marzo 2018 n. 207, concernente le norme di attuazione del predetto contratto integrativo in materia di mobilità del personale, docente, educativo ed A.T.A.;
  • ordinanza 9 marzo 2018 n. 208, concernente le norme di attuazione del predetto contratto integrativo in materia di mobilità degli insegnanti di religione cattolica.

La tempistica delle operazioni prevede scadenze differenziate per i diversi gradi di scuola e le diverse categorie di personale. Le prime operazioni previste avranno inizio il giorno 3 aprile, termine fissato anche per i docenti che, utilizzando i modelli presenti nella sezione Mobilità del sito, partecipano alla mobilità professionale verso le discipline specifiche dei licei musicali.

Per il personale educativo questo anno si procederà con la gestione tramite Istanze on line secondo il calendario indicato nella relativa ordinanza.

Il docente soprannumerario su sostegno tipologia (singola) vista / udito / psicofisici, partecipa ai movimenti con precedenza, qualora in possesso di peculiare titolo di specializzazione, su altra tipologia nella stessa scuola ove presente il posto disponibile.

Si rimette alla valutazione dei Direttori preposti agli Uffici scolastici regionali l’opportunità di accogliere domande tardive da parte del personale per il quale siano in corso aggiornamenti dello stato giuridico, anche a seguito dell’esito di contenzioso.

Termini per la presentazione delle domande:

  • dal 3 al 26 aprile per il personale docente;
  • dal 3 al 28 maggio per il personale educativo;
  • dal 23 aprile al 14 maggio per il personale A.T.A.;
  • dal 13 aprile al 16 maggio per gli insegnanti di religione cattolica.

Con apposita intesa Miur -  OO.SS. il CCNI sulla mobilità a.s. 2017/18 è stato prorogato anche per il prossimo anno scolastico.

Come di consueto, anche quest'anno "Notizie della scuola" dedica uno speciale numero monografico alla mobilità del personale docente, educativo ed A.T.A. Il fascicolo presenta l’intera normativa ministeriale di riferimento, le scadenze e gli adempimenti, e un ampio servizio redazionale illustrativo.


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Esame di Stato 2017/18: formazione commissioni

Emanata la circolare che dispiega termini e modalità per la formazione delle commissioni degli esami di Stato conclusivi dei corsi di istruzione secondaria di II grado. Domande tramite istanza POLIS dal 19 marzo al 4 aprile.

Con circolare 16 marzo 2018 prot. n. 4537 il Miur fornisce istruzioni sui seguenti profili:

  • formazione delle commissioni, con particolare riguardo all’abbinamento delle classi e alla designazione dei commissari interni, ecc.;
  • partecipazione alle commissioni del personale avente titolo;
  • adempimenti richiesti alle istituzioni scolastiche e agli Uffici Scolastici Regionali;
  • criteri di nomina dei presidenti e dei commissari esterni.

La commissione di esame di Stato è composta di norma da sei commissari, dei quali la metà interni e la restante metà esterni all'istituto, più il presidente, esterno.

La commissione è nominata dal dirigente preposto all'Ufficio Scolastico Regionale sulla base di criteri determinati a livello nazionale.

Ogni due classi sono nominati un presidente unico e commissari esterni comuni alle classi stesse, in numero pari a quello dei commissari interni di ciascuna classe e, comunque, non superiore a tre. In ogni caso deve essere assicurata la presenza dei commissari delle materie oggetto di prima e seconda prova scritta. Ad ogni classe sono assegnati non più di trentacinque candidati.

I candidati esterni sono ripartiti tra le diverse commissioni degli istituti statali e paritari e il loro numero non può superare il cinquanta per cento dei candidati interni.

I candidati esterni sono ripartiti tra le diverse commissioni degli istituti statali e paritari e il loro numero non può superare il cinquanta per cento dei candidati interni.

La commissione deve essere costituita sulla base dell’indirizzo d’esame, come individuato nelle tabelle allegate al D.M. n.53 del 31-1-2018.

Questa la tempistica degli adempimenti amministrativi e tecnici:

Attività

Periodo/Data

1

Compilazione automatica delle proposte di configurazione (Modelli ES-0) da parte delle istituzioni scolastiche

19/3/2018 – 22/3/2018

2

Compilazione automatica dei modelli ES-C (commissari interni) da parte delle istituzioni scolastiche.
Monitoraggio e verifica dei modelli ES-0 e relativi modelli ES-C registrati a sistema in formato pdf, da parte degli Ambiti Territoriali Provinciali.

23/3/2018 – 4/4/2018

3

Gestione delle configurazioni delle commissioni da parte degli Uffici Scolastici Regionali, per il tramite degli Ambiti Territoriali Provinciali

05/4/2018 – 24/4/2018

4

Trasmissione, tramite istanza POLIS, delle schede di partecipazione (Modello ES-1)

19/3/2018 – 04/4/2018

5

Termine per la designazione dei commissari interni da parte dei consigli di classe

22/3/2018

6

Termine ultimo per il recapito, dai dirigenti scolastici agli Uffici Scolastici regionali degli elenchi riepilogativi:
- degli aspiranti che hanno presentato il Modello ES-1
- degli esonerati, dei docenti con ruolo di referente del plico telematico e dei docenti che abbiano omesso di presentare la scheda (con indicazione dei motivi)

19/4/2018

7

Verifica e convalida delle schede di partecipazione (Modelli ES-1) da parte degli Istituti Scolastici e degli Ambiti Territoriali Provinciali

9/4/2018 – 24/4/2018

8

Termine ultimo per la presentazione delle schede degli aspiranti ai Rettori e ai Direttori A.F.A.M. (Modello ES-2)

6/4/2018

9

Termine ultimo per il recapito delle schede Modello ES-2 dai Rettori delle università e dai Direttori delle istituzioni A.F.A.M. agli Uffici Scolastici Regionali competenti

13/4/2018

10

Gestione delle schede di partecipazione (Modelli ES-2) da parte degli Uffici Scolastici Regionali competenti

9/4/2018 – 24/4/2018


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Concorso docenti: candidature per le commissioni

Dal 20 marzo al 9 aprile sarà disponibile l’istanza on-line per la presentazione delle candidature come presidente, componente e membro aggregato della commissione giudicatrice del concorso per docenti abilitati di scuola secondaria.

Lo ha comunicato il Miur con nota 15 marzo 2018, prot. n. 14192.

Gli aspiranti  appartenenti ai ruoli di dirigenti scolastici,  dirigenti tecnici, docenti e direttori  delle istituzioni AFAM  e docenti del comparto scuola  o che vi appartenevano, se  collocati a  riposo, potranno utilizzare esclusivamente  la procedura informatica POLIS. Gli aspiranti appartenenti ai ruoli dei professori universitari o che vi appartenevano, se in quiescenza, utilizzeranno la procedura informatica del consorzio interuniversitario CINECA.

L’istanza dovrà essere presentata unicamente per la regione di servizio o, per gli aspiranti collocati a riposo, per la regione di residenza. I requisiti per far parte delle commissioni di valutazione sono indicati negli artt. 11 e 12 del Dm 995/2017.

Nell’istanza di partecipazione gli aspiranti, oltre a dichiarare il possesso dei requisiti previsti dai succitati articoli e la mancanza di condizioni ostative all’incarico, dovranno allegare il curriculum vitae.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata, alla luce del Bando e degli ultimi scenari normativi.

Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 100 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Bando. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione



Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo

19 marzo 2018

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n. 82

Dopo il voto: ricominciare dall’autonomia degli istituti

Gian Carlo SACCHI

Riforme della scuola alla prova del voto

Dopo i risultati delle elezioni, la “buona scuola” potrebbe essere superata; le forze politiche uscite vincitrici dal confronto elettorale, infatti, ne hanno chiesto da tempo l’abrogazione e, vista la quantità di provvedimenti ancora da emanare per mettere in pratica gli otto decreti applicativi della legge 107/2015, sarà difficile metterla a regime in tutte le sue parti. Resteranno alcuni provvedimenti, almeno quelli per i quali è stato disposto il finanziamento, ma per il resto si potrebbe già voltare pagina, come ha iniziato a fare il nuovo contratto del personale recentemente sottoscritto dalle parti.

La politica scolastica purtroppo è vittima dell’instabilità del nostro sistema di governo: le novità che vengono introdotte non fanno in tempo ad essere adeguatamente sperimentate, ed il giudizio sulle riforme è dato sulla base delle idee dei proponenti, e non piuttosto sull’efficacia dei risultati prodotti. Della buona scuola è risultata difficile anche quest’ultima considerazione, in quanto si è provato ad incidere sul tessuto culturale e professionale senza tuttavia motivare adeguatamente il senso del cambiamento, proclamando ad esempio l’inclusione, ma puntando sulla valutazione e competizione, indicando l’orizzonte dell’autonomia, pur mantenendo salda la governance nelle mani del centralismo ministeriale.

Le proposte del Movimento 5 stelle

Riandando alle piattaforme elettorali di chi ha totalizzato il maggior consenso, si individuano strade diverse ma che possono trovare delle convergenze. Da una parte si parla di “scuola aperta”, anche al fine di realizzare esperienze di cittadinanza e di “scuola diffusa”, con spazi pubblici destinati ad ospitare gruppi di studenti, con lezioni a contatto con la natura, per una didattica esperienziale. Una precedente proposta di legge del Movimento 5 stelle (2015) indicava “nuclei per la didattica avanzata” per esercitare l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo, in relazione alle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico. In questi nuclei venivano “comandati” docenti, dirigenti scolastici e ricercatori universitari (ci ricorda tanto gli IRRSAE). Si vuole introdurre poi una equipe formativa territoriale, per essere di supporto alle comunità scolastiche.  La sperimentazione verrà promossa con un fondo triennale per l’innovazione, ed  in quest’ottica  si dovrà ampliare l’offerta formativa per innovare la didattica e combattere la dispersione, superare i rigidi confini disciplinari ed organizzare i curricoli in forme interdisciplinari, con relativa revisione delle classi di concorso, per sviluppare contemporaneamente diverse competenze. La definizione dei livelli essenziali delle prestazioni garantirà la qualità dei servizi.

Sostenere la professionalità e l’autonomia, in ottica cooperativa

Valorizzare il personale docente non vuol dire agire sulla competizione, ma sulla collaborazione, sia con incentivi economici generalizzati, con riferimento ai Paesi europei, sia con la stabilità del posto di lavoro, sia sul fronte della formazione-motivazione e cura, sia nell’ambito delle misure organizzative: flessibilità del curricolo, laboratorialità, team docente e compresenza, tempo scuola, alternanza scuola-lavoro, ecc. Reclutamento e mobilità devono avvenire con l’intervento delle regioni, come va prendendo sempre più piede negli accordi di recente firmati con il governo, senza togliere la possibilità di meccanismi compensativi per l’intero territorio nazionale.

Un’autonomia strutturale, che fa degli istituti scolastici presidi pedagogici del territorio, non li porrà in competizione, perché impegnati nella soluzione dei problemi della propria comunità, e quindi una valutazione rispetto agli standard nazionali/europei sarà utile per determinare la sostenibilità del sistema stesso, ma non entrerà a gamba tesa nel percorso degli alunni e dei docenti. E questo potrà consentire di introdurre, con la tutela della contrattazione, innovazioni rispetto alle modalità di assunzione e di assegnazione, alla mobilità ed all’incentivazione del personale.

Sulle strade del federalismo

Nel risalire ad una dimensione territoriale più ampia, si incontra dall’altra parte il “federalismo scolastico” (Lega), che vuole emulare le competenze dei Lander tedeschi che da noi sono già presenti nelle regioni a statuto speciale. Questa idea è tornata alla ribalta a seguito della firma, tra il governo nazionale e le regioni Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, per il conferimento di “più autonomia”, in base all’applicazione dell’art. 116 della Costituzione. Anche se la cosa dovrà passare per la legislazione ordinaria del prossimo Parlamento, saranno le regioni questa volta a sollecitare. Già otto di loro si sono mosse in tale direzione, ed altre si stanno organizzando: l’autonomia dei territori, dunque, è un tema che tende ad interessare sempre di più il rapporto tra governanti e cittadini. Sarebbe questa l’occasione per riprendere in maniera più razionale ed efficace la riforma costituzionale naufragata con il referendum del dicembre 2016, che potrebbe portare ad una nuova legge sulle autonomie regionali e locali che riprenda il ruolo del Senato in un nuovo bicameralismo, le unioni dei comuni, i progetti di area vasta, ecc. Inoltre c’è da completare il decentramento dello Stato, iniziato nell’ormai lontano 1988, e rivedere gli organi collegiali nell’ottica dell’autogoverno degli istituti scolastici. Qui, com’è noto, c’è da cambiare anche sul fronte delle competenze dello Stato che, come dice l’art. 117 della Costituzione, non deve più occuparsi di gestione ma di norme generali e principi fondamentali, rispettando l’autonomia delle scuole.

Un sistema pubblico, plurale e a forte autonomia

Si potrà dire che la governance non è la più importante tra le emergenze in cui si dibatte la scuola italiana. Certo occorre lavorare su più fronti, dalla relazione educativa alla didattica, ma senza un equilibrato contesto istituzionale non si può gestire proficuamente il processo formativo, garantendo democrazia e qualità.

Il nostro sistema scolastico resta pubblico, inclusivo, pluralistico, contrario ad ogni tipo di discriminazione, come vuole la Costituzione; difficile pensare ad una competizione pubblico-privato, con scuole trasformate in fondazioni, anche se la libera iniziativa è consentita attraverso il completamento della legge 62/2000 nell’ambito della programmazione regionale e territoriale. La scuola non è un’azienda e non ha bisogno di mercato, ma nel “sistema delle autonomie” pubblico e privato possono arricchirsi reciprocamente, andando a soddisfare le scelte delle famiglie.

L’autonomia della scuola come possibile punto di intesa

È unanime la richiesta di maggiori investimenti economici per il sistema formativo, derivanti da interventi “multilivello”: dallo Stato agli enti territoriali, ai privati, magari con sgravi fiscali; occorre però cambiare da un lato la modalità di calcolo delle risorse, superando la spesa storica e andando verso i cosiddetti “costi standard”, già previsti dalla legge sul federalismo fiscale, e dall’altro favorendo un’autonomia di spesa per le scuole stesse, senza lo stillicidio dei bandi ministeriali.

Il rilancio delle autonomie potrebbe dunque favorire un punto d’intesa tra le forze politiche che dovranno indicare la strada ad un prossimo governo. Si tratta finalmente di arrivare all’applicazione di quel Titolo V della Costituzione che consente di creare le condizioni affinché il sistema formativo, senza venire meno alle funzioni istituzionali, possa operare per lo sviluppo dei territori con le diverse caratteristiche sociali e culturali.

A livello nazionale sarà necessario definire i livelli essenziali delle prestazioni, le politiche economiche e fiscali per il finanziamento, le norme generali e gli spazi di flessibilità dei curricoli, una legge quadro sulla gestione delle strutture. La valutazione del sistema, così, sarà un utile compendio di conoscenza e miglioramento, e non uno spauracchio persecutorio.

Una legislazione a favore di un sistema educativo decentralizzato

Ogni regione, come già in gran parte si era iniziato a fare, dovrà approvare una propria legislazione al riguardo, che traduca le “norme generali” sul proprio territorio, metta mano alla programmazione, compresi la gestione funzionale del personale ed i rapporti con il mondo del lavoro. In questo ambito le scuole autonome troveranno la propria sede di rappresentanza, per arrivare fino al Consiglio Superiore dell’Istruzione, e le iniziative per il sostegno alla loro qualificazione.  Lo sviluppo della rete locale, con i relativi tempi scuola, andrà di pari passo con la riorganizzazione dei servizi alla persona e degli stessi Comuni, con particolare riferimento alla prima infanzia, soprattutto in applicazione del D.Lgs. 65/2017, nonché a tutti quegli interventi di carattere compensativo per affrontare le emergenze sociali e garantire il diritto allo studio. Completerà il quadro l’attenzione, per la verità non molto presente, alle reti territoriali per l’apprendimento permanente, che soprattutto per la popolazione adulta saranno un riferimento per sviluppare le competenze non formali, e per contrastare l’analfabetismo di ritorno.

Gian Carlo Sacchi

Abbiamo un Piano delle Arti

Annalisa SPADOLINI

Un “manifesto” in controtendenza

È stato recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il «Piano delle arti» (DPCM 30-12-2017), adottato con Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo.

La visione culturale di questo documento riguarda l’accoglimento, la definizione, la promozione di una piena cittadinanza artistica e creativa, di cui sono destinatari le allieve e gli allievi della scuola italiana, in un ampio respiro europeo, così come ben indicato dal richiamo di alcuni importanti documenti indicati nel Piano stesso.

Si tratta di un provvedimento che, per i suoi contenuti e la forma scelta per la sua adozione, segna una netta linea di demarcazione fra le intenzioni e decisioni legislative e la predisposizione di azioni ed organizzazioni ben delineate e strutturate.

Siamo di fronte ad un vero e proprio “manifesto” di politica educativa che, a partire dal D.M. 8/2011 e fino al D.Lvo.13 aprile 2017 n. 60, appare quasi in controtendenza rispetto alla priorità attribuita alla tecnologia, all’idea che l’intelligenza artificiale sostituisca l’umano. Infatti si investe sul potenziamento delle competenze creative dei nostri ragazzi, per una crescita armoniosa e flessibile delle menti e per un nuovo umanesimo.

I presupposti culturali del Piano delle Arti

Il documento è frutto di ampie condivisioni e riflessioni, svolte da un gruppo di lavoro interistituzionale, derivanti dall’impegno costante e determinato di molti studiosi, ricercatori, operatori del settore, con il fondamentale apporto del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti, presieduto dal prof. Luigi Berlinguer. In questi ultimi anni si è lavorato per creare un humus culturale, un “paesaggio” di accoglimento da parte della comunità educante, del principio che l’esperienza estetica e la creatività debbano a pieno titolo far parte del percorso educativo di ogni individuo. Il gruppo di lavoro ha preso in considerazione numerosi documenti pervenuti, ricerche in ambito educativo-didattico, e le documentazioni di prassi consolidate che il mondo della scuola (dirigenti scolastici, docenti, educatori) ha in questi anni promosso, attuato e diffuso sul territorio nazionale.

Nel Piano si ribadisce che la pratica e lo studio delle arti sono una componente fondamentale di crescita e conoscenza, nella piena inclusione di tutti, in quanto esperienza educativa completa, dove mente e corpo, creatività e manualità, pratica e teoria, unicità e socialità, si incontrano armoniosamente in un dialogo costante e virtuoso.

Il Piano allegato al DPCM ed è strutturato in 8 paragrafi. Analizziamoli in sintesi.

I principi fondativi della cultura artistica

Fra i principi fondanti: «una nuova concezione della scuola in cui trova piena cittadinanza la dimensione della conoscenza delle manifestazioni e l’espressività artistica». Lo studio e la pratica delle arti, la conoscenza e l’apprendimento pratico delle arti, sono “esperienze di elaborazione di forme personali di rappresentazione della realtà”, capaci di “dare una lettura attiva e critica del reale”; esse aggregano “processi linguistici e conoscitivi, pensiero critico e metacognizione, profili affettivi e stati emotivi attorno alla costruzione di bellezza e armonia”. Esse sviluppano “la dimensione sociale in termini di relazioni di scambio e di reciprocità”, rafforzano “il senso di appartenenza e di identità”.

Le scuole possono alimentare e rafforzare la cultura artistica, offrendo esperienze formative che leggano attivamente e creativamente il reale, favorendo l’integrazione dei linguaggi artistici e la transdisciplinarità, valorizzando e coinvolgendo inoltre i sistemi culturali del territorio.

Istituzioni scolastiche e coinvolgimento interistituzionale

Per la prima volta, al di là delle formali collaborazioni e oltre i protocolli di intesa, i due Ministeri che si occupano di cultura e formazione (il Miur e il Mibact)  sono chiamati a collaborare insieme a tutti i soggetti di cui all’art. 4 del D.Lvo n. 60/2017,  fra i quali: l’Indire, l’Afam, le università, gli istituti tecnici superiori, gli istituti italiani di cultura, soggetti pubblici e privati, il terzo settore operante in ambito artistico e musicale, le istituzioni scolastiche stesse.

Si indica in questo paragrafo un quadro teorico di riferimento molto ampio. 

Le scuole, singole od organizzate in reti e/o nei poli, dovranno occuparsi di analizzare i bisogni, predisporre una mappa delle risorse professionali, strumentali, organizzative, didattiche e finanziarie, con l’obiettivo di progettare percorsi, attività teoriche e pratiche, di studio, approfondimento, produzione, fruizione e scambio, negli ambiti scelti fra i “temi della creatività”. Nel PTOF, attraverso l’adozione di organizzazioni sempre più flessibili, saranno indicati i percorsi didattico-artistici, facendo riferimento all’autonomia organizzativa e didattica, e con il coinvolgimento dell’intera comunità scolastica.

Saranno i docenti, qualificati per curricola e titoli conseguiti, ma anche per le esperienze artistiche, professionali e didattiche maturate, e per gli apprendimenti non formali e informali acquisiti, affiancati da «esperti specializzati nel settore delle arti performative, applicate e figurative, artisti, letterati», ad attuare quanto progettato dalle scuole. Si ribadisce, così come nel D.Lvo n. 60/2017, “priorità strategica” la «formazione dei docenti impegnati nei temi della creatività».

I temi della creatività

Richiamando l’art. 3 del Decreto legislativo 60, si indicano i temi della creatività sui quali le scuole andranno ad operare: a) musicale-coreutico b) teatrale-performativo, c) artistico-visivo, d) linguistico-creativo.

I percorsi potranno essere attuati nel curricolo e nell’extracurricolo, sin dalla scuola dell’infanzia, in percorsi orizzontali e verticali, in continuità e in alternanza scuola-lavoro.

Priorità strategiche del Piano delle arti

Sono indicate 13 priorità strategiche per l’attuazione del Piano, i cui contenuti riguardano fra gli altri: la promozione dello studio, della conoscenza  storico-critica,  e in particolare  della  pratica delle arti; la conoscenza del patrimonio culturale  secondo un approccio inter- e transdisciplinare; l’utilizzo delle tecnologie digitali; la promozione del territorio; la valorizzazione di approcci formativi “non formali” e di metodologie fortemente laboratoriali; la valorizzazione delle risorse presenti a livello locale presso archivi, digitali e non, biblioteche, musei, università, istituti di ricerca, fondazioni, associazioni culturali, enti pubblici.

Cosa prevede il Piano delle arti?

a) sostegno alle istituzioni scolastiche e alle reti di scuole, per realizzare un modello organizzativo flessibile e innovativo, quale laboratorio permanente di conoscenza, pratica, ricerca e sperimentazione del sapere artistico e dell'espressione creativa.

b) supporto alla diffusione, nel primo ciclo di istruzione, dei poli a orientamento artistico e performativo, di cui all'art. 11 del presente decreto, e, nel secondo ciclo, di reti di scuole impegnate nella realizzazione dei «temi della creatività».

c) sviluppo delle pratiche didattiche dirette a favorire l'apprendimento di tutti gli alunni e le alunne e di tutti gli studenti e le studentesse, valorizzando le differenti attitudini di ciascuno anche nel riconoscimento dei talenti attraverso una didattica orientativa.

d) promozione da parte delle istituzioni scolastiche, delle reti di scuole, dei poli a orientamento artistico e performativo, di partenariati con i soggetti del Sistema coordinato per la promozione dei temi della creatività, per la co-progettazione e lo sviluppo dei temi della creatività e per la condivisione di risorse laboratoriali, strumentali e professionali anche nell'ambito di accordi quadro preventivamente stipulati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nonché dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

e) promozione della partecipazione delle alunne e degli alunni e delle studentesse e degli studenti a percorsi di conoscenza del patrimonio culturale e ambientale dell'Italia e delle opere di ingegno di qualità del Made in Italy.

f) potenziamento delle competenze pratiche e storico-critiche, relative alla musica, alle arti, al patrimonio culturale, al cinema, alle tecniche e ai media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni.

g) potenziamento delle conoscenze storiche, storico-artistiche, archeologiche, filosofiche e linguistico-letterarie relative alle civiltà e culture dell'antichità.

h) agevolazioni per la fruizione, da parte delle alunne e degli alunni e delle studentesse e degli studenti, di musei e altri istituti e luoghi della cultura, mostre, esposizioni, concerti, spettacoli e performance teatrali e coreutiche.

i) incentivazione di tirocini e stage artistici di studentesse e studenti all'estero e promozione internazionale di giovani talenti, attraverso progetti e scambi tra istituzioni formative artistiche italiane e straniere, con particolare riferimento ai licei musicali, coreutici e artistici.

Attuazione del Piano e riparto dei finanziamenti

Il Piano delle arti indica in modo molto puntuale alcuni obiettivi, declinati in specifiche azioni, e i relativi finanziamenti di due milioni di euro annui.

Le misure-azioni, suddivise in anni solari, sono affidate in parte a livello centrale nazionale (al Miur e al Mibact) e in parte alle istituzioni scolastiche.

Il Miur e il Mibact si occuperanno di:

  • costituire un Gruppo nazionale per l’attuazione del Piano; realizzare un portale web sui temi della creatività (in collaborazione con Indire); promuovere un concorso, rivolto agli studenti, per la produzione di un logo per il portale della creatività; realizzare un monitoraggio quali-quantitativo delle azioni e delle misure attuate;
  • costituire presso gli Uffici Scolastici regionali il Gruppo regionale per l’attuazione del Piano delle arti, che darà il supporto alla diffusione dei poli nel primo ciclo di istruzione e delle reti nel secondo ciclo;
  • indicare forme di agevolazione agli studenti per la fruizione di concerti, spettacoli, iniziative culturali.

Alle istituzioni scolastiche è affidata la responsabilità delle altre misure finanziate nel triennio 2017-2019.

Finanziamento 2017

  • partecipazione a percorsi di conoscenza del patrimonio culturale, con specifico riferimento al paesaggio e alle tradizioni popolari (€ 700.000, di cui il 60% al primo ciclo e il 40% al secondo ciclo);
  • potenziamento delle competenze pratiche e storico-critiche, con l’attivazione di laboratori, la realizzazione di prodotti audiovisivi e multimediali e siti web, progettazione di interventi di riqualificazione urbana (€ 1.300.000, di cui il 60% al primo ciclo e il 40% al secondo ciclo).

Finanziamento 2018

  • sviluppo delle pratiche didattiche, con la costituzione di orchestre e gruppi vocali, di danza e nelle altre arti; uso delle tecnologie e di metodologie innovative; valorizzazione del patrimonio culturale (€ 700.000);
  • promozione dei partenariati e condivisione delle risorse, con lo sviluppo di percorsi di ricerca, attivazione di tirocini, realizzazione di produzioni multimediali, costruzione di esperienze interdisciplinari (€ 1.300.000, di cui il 40% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo ciclo costituite in poli, e il 30% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del secondo ciclo organizzate nelle reti).

Finanziamento 2019

  • potenziamento delle conoscenze storiche, storico-artistiche, archeologiche, filosofiche e linguistico-letterarie relative alle civiltà e culture dell’antichità (€ 800.000);
  • incentivazione di tirocini e stage artistici all’estero, con azioni di scambio, soggiorni studio, partecipazione a concorsi internazionali (€.1.200.000).

Il monitoraggio

Sono previsti due monitoraggi del Piano, affidati ad Indire: il primo sullo stato dell’arte e il secondo, finale, sui risultati conseguiti a livello nazionale. Essi saranno pubblicati sul portale delle arti.

Gruppo nazionale per l’attuazione del Piano delle arti

Per sostenere la realizzazione del Piano, il Ministro dell’Istruzione -  di concerto con il Mibact - con proprio decreto, istituirà il Gruppo nazionale per l’attuazione del Piano delle arti. Il Gruppo avrà il compito di agevolare le collaborazioni e le sinergie, coordinare le attività di monitoraggio quantitativo e qualitativo, individuare i criteri di selezione e valutazione per la scelta delle buone pratiche, collaborare con Indire, il CEPELL e con i soggetti del Sistema coordinato per la promozione dei temi della creatività, per la raccolta e la diffusione delle buone pratiche a livello nazionale.

Il Gruppo collaborerà con i gruppi regionali per l’attuazione del Piano, e si avvarrà delle competenze del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti, di esperti delle associazioni professionali e disciplinari della scuola, oltre che del Comitato scientifico nazionale per le indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, del Mibact, dell’Afam e dell’Accademia nazionale di danza e di arte drammatica.

Alla fine del triennio, nel 2020, il Gruppo nazionale presenterà ai Ministri del Miur e del Mibact una relazione sull’attuazione e sulle ricadute del Piano.

Nel quadro normativo del D.Lvo 13 aprile 2017 n. 60, sono ancora 4 i provvedimenti su cui il Miur sta lavorando, per completare il quadro programmatico sulla promozione del sapere artistico a scuola. Si tratta di fare in modo che i finanziamenti del Piano, per ora certo non sufficienti al quadro sistemico nazionale, siano affiancati da altre risorse. Ora è necessario che il Piano sia “adottato” a sua volta dalle scuole, e sia sostenuto da efficaci azioni di supporto alle riflessioni culturali e alle prassi fattive delle azioni quotidiane all’interno della comunità scolastica. 

Per approfondire

Convenzione di Faro

Programma della Commissione europea «Creative Europe» Supporting Europe’s cultural and creative sectors per il periodo 2014-2020

Comunicazione della Commissione europea n. 477 del 22 luglio 2014 «Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l’Europa»

Raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente

Piano nazionale triennale Musica nella scuola e nella formazione del cittadino

Protocollo Miur-Mibact

Annalisa Spadolini

Nuove modalità di accesso al SIDI

Dal 12 marzo è cambiato l’accesso al Sistema informativo dell'istruzione (SIDI), il portale attraverso cui il personale della scuola può acquisire, elaborare e fornire dati del patrimonio informativo del Miur.

Il SIDI diventa uno dei servizi dell’area riservata del portale Miur, quindi tutti gli utenti, comprese le scuole non statali, accederanno con le credenziali dell’area riservata del nuovo portale.

Sul SIDI sono disponibili le Guide operative aggiornate per l'uso dell'applicazione "Gestione Utenze". Inoltre un Web Based Training (WBT) sulla piattaforma Learning@MIUR illustrerà le novità della funzione "Gestione Utenze".

Sul proprio canale YouTube il Miur ha reso disponibili due video tutorial che illustrano la nuova area riservata e le modalità di abilitazione al servizio SIDI.


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Prove Invalsi: protocollo di somministrazione

Pubblicato da parte dell’Invalsi il protocollo di somministrazione relativo alle rilevazioni degli apprendimenti nella classe III secondaria di primo grado (prove computer based), sia per le classi campione che per le classi non campione.

Il D.Lgs. n. 62/2017 ha modificato considerevolmente l’impianto delle prove Invalsi per la classe III secondaria di primo grado. Queste le principali novità:

  • prove computer based  (cbt);
  • svolgimento delle prove in tre giornate definite dall’Invalsi tra il 9 aprile 2018 e il 12 aprile 2018;
  • prova d’Inglese articolata in una parte dedicata alla comprensione della lettura (reading) e    in una alla comprensione dell’ascolto (listening).

Nelle classi campione le prove Invalsi cbt si svolgono in tre giornate  distinte  e prefissate  (tra il  9.4.18 e il 12.4.18)  e già comunicate alle scuole  dall’Invalsi nel mese di febbraio 2018:

  • giornata 1: Italiano;
  • giornata 2: Matematica;
  • giornata 3: Inglese (lettura e ascolto).

In ciascuna classe campione le prove Invalsi cbt si svolgono alla presenza di:

  • un  osservatore  esterno, inviato  dall’USR di competenza;
  • un  docente somministratore, individuato  dal Dirigente scolastico;
  • [figura fortemente consigliata] un collaboratore tecnico, individuato a sua discrezione dal Dirigente scolastico tra il personale docente, il personale ATA o altri collaboratori della scuola.

L’organizzazione  della  somministrazione   delle  prove   deve  consentire  all’osservatore   esterno  di assistere   allo svolgimento delle prove di  tutti gli allievi,  con  la  sola  eventuale   eccezione degli allievi disabili che non sostengono la  prova ai sensi dell’art. 11 del D. Lgs. n. 62/2017.

Protocollo di somministrazione classi campione

Nelle classi non campione le prove Invalsi cbt si svolgono  preferibilmente in  tre giornate distinte  scelte  dal  Dirigente  scolastico  all’interno  della  finestra  di  somministrazione della  scuola.

Anche  l’ordine  di  somministrazione  delle  materie (Italiano,  Matematica  e  Inglese) è  deciso dal  Dirigente scolastico in base all’organizzazione che intende adottare.

In ciascuna classe  non campione le prove Invalsi cbt si svolgono alla presenza di:

  • un  docente somministratore, individuato dal Dirigente scolastico;
  • [figura fortemente consigliata]  un  collaboratore tecnico, individuato a sua discrezione dal  Dirigente scolastico tra il personale docente, il personale ATA o altri collaboratori della scuola.

L’organizzazione  della somministrazione delle  prove può  avvenire:

  • per classe: l’intera classe svolge contemporaneamente la prova in un’aula informatica
  • per gruppi: la classe è suddivisa in gruppi (non necessariamente di uguale numerosità) che in  sequenza (anche in giorni diversi) o in  parallelo svolgono la prova.

Protocollo di somministrazione classi non campione


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Siti internet delle scuole: nasce il dominio edu.it

In conseguenza della determinazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale che ha previsto di riservare il dominio “gov.it” alle sole Amministrazioni centrali dello Stato, le istituzioni scolastiche in possesso di tale dominio devono migrare i loro servizi sul nuovo dominio “edu.it” a loro riservato.

Con determinazione 12 febbraio 2018 n. 36, l’Agenzia per l’Italia Digitale, in coerenza con quanto stabilito dal Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione, ha previsto di riservare il dominio “gov.it” alle sole Amministrazioni centrali dello Stato, in conformità a quanto già avviene in altri paesi dell’Unione Europea.

Pertanto le istituzioni scolastiche in possesso del dominio “gov.it” devono migrare i loro servizi sul nuovo dominio “edu.it”, appositamente riservato alle scuole medesime.

Il provvedimento Agid fornisce altresì indicazioni sulla possibilità di continuare a utilizzare temporaneamente il  dominio “gov.it”, assicurando di reindirizzare automaticamente gli utenti dal vecchio al nuovo dominio.

Il Miur sta definendo, in accordo con Agid, una serie di iniziative per rendere l’attività di migrazione più semplice anche con l’obiettivo di migliorare la visibilità e la sicurezza dei siti delle istituzioni scolastiche. Inoltre sono in corso di definizione con i maggiori gestori del settore attività di accompagnamento necessarie a traghettare le istituzioni scolastiche verso il nuovo dominio senza oneri aggiuntivi.

Con nota 9 marzo 2018 prot. n. 544 il Miur comunica che entro il mese di marzo saranno illustrati tempi e fasi operative del processo, nell’ottica di semplificare il più possibile questo passaggio per le scuole.


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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