Scuola7 2 maggio 2018, n. 87

Scuola7

la settimana scolastica

2 maggio 2018, n. 87


In questo numero parliamo di:

Concorso a dirigente scolastico: il rebus dei quiz (M. Spinosi)

La scuola presa a sberle (G. Cavadi)

Musica, una pratica educativa per tutti (A. Spadolini)

Il rinnovamento della didattica delle lingue classiche (V. Cubelli)

Accademia della Crusca vs Ministero (L. Zauli)

Concorso dirigenti: preselezione rinviata

Esame di Stato: gestione plico telematico

Alternanza scuola-lavoro: il Miur chiarisce

Piano Nazionale Cinema per la Scuola

Proroga contratti di supplenza personale ATA

Ape sociale: chiarimenti


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diConcorso a dirigente scolastico: il rebus dei quiz
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2 maggio 2018

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n. 87

Concorso a dirigente scolastico: il rebus dei quiz

Mariella SPINOSI

Verso l’ultimo miglio

Nella Gazzetta Ufficiale del 24 aprile u.s. (la numero 33) sono state pubblicate le date del rinvio del concorso a dirigente scolastico, proprio di quel concorso che la scuola sta aspettando da quattro anni.

La prova preselettiva è stata spostata al 23 luglio, e la pubblicazione dei relativi quesiti avverrà conseguentemente il 27 giugno.

Per un verso ora si può tirare un bel sospiro di sollievo. Era nell’aria l’ipotesi di uno spostamento in pieno autunno, che avrebbe messo in crisi la possibilità per le scuole di avvalersi, a partire dal 1° settembre 2019, di nuovi dirigenti scolastici. Sappiamo che allo stato attuale la situazione è assai critica per via delle numerose reggenze.

Tale data, però, che va a cadere alla fine dell’anno scolastico, sta mettendo in difficoltà gli stessi aspiranti dirigenti: sicuramente avrebbero preferito concentrare la preparazione sui test in un periodo meno impegnativo per la scuola. Ma il disagio è ben compensato dall’obiettivo di riuscire a stare nei tempi.

Ce la possiamo ancora fare…

Ci piace considerare la data del 1° settembre 2019 come inamovibile. Ma questa è una bella scommessa, soprattutto per i responsabili politici ed amministrativi, che non possono permettersi disattenzioni né tanto meno errori procedurali. Proviamo ad immaginare una possibile tabella di marcia. Essa parte, questa volta, da due punti fermi (o quasi): la data di avvio (la preselettiva) e la data di chiusura del processo (l’immissione in ruolo di 2.425 nuovi dirigenti scolastici).

Ipotesi di una realistica tabella di marcia

n.

Azioni

Dalle date reali alle ipotetiche

Tempi di lavoro (ipotetici)

1

Pubblicazione test prova preselettiva

27 giugno 2018

---

2

Prova preselettiva

23 luglio 2018

---

3

Prova scritta

Entro la metà di settembre 2018

---

4

Correzione della prova scritta e pubblicazione risultati

Entro la prima decade di novembre 2018

Due mesi circa

Pari a 30/35 giorni lavorativi (1)

5

Avvio prova orale

Entro la seconda decade di novembre 2018

Tempi tecnici

6

Conclusioni prove orali

Entro la prima decade di gennaio 2019

Due mesi circa (ivi comprese le vacanze natalizie)

Pari a circa 25 giorni lavorativi (2)

7

Pubblicazione graduatoria di ammissione al corso di formazione

Entro la prima decade di gennaio 2019

Tempi tecnici

8

Corso di formazione

Entro prima decade di marzo 2019

Due mesi effettivi

9

Tirocinio

Entro prima decade di luglio 2019

Quattro mesi effettivi

10

Relazione e colloquio

Entro prima decade di agosto 2019

Un mese

11

Pubblicazione graduatorie

Entro agosto 2019

Tempi tecnici

12

Assunzione in servizio

1° settembre 2019

---

Fonte: elaborazione personale dell’autore

Il tempo di correzione delle prove scritte costituisce un elemento di criticità (1). La commissione (articolata in sottocommissioni) è responsabile di un massimo di 250 elaborati. Nella tabella abbiamo ipotizzato che trenta/trentacinque giorni complessivi possono essere sufficienti per valutarne in media circa 8 al giorno. Ma ciò significa che, per garantire un buon lavoro, ai componenti delle commissioni non può essere chiesto di gestire contestualmente le attività ordinarie. Per esempio, i dirigenti scolastici non ce la farebbero mai, in questa fase, ad occuparsi anche del proprio istituto. Questo significa, quindi, che bisogna mettere in conto altre risorse per le eventuali supplenze nei posti lasciati momentaneamente liberi dai membri, ancora in servizio, delle commissioni.

Per il colloquio orale (2) non è facile prevedere il numero dei candidati da esaminare. Mettendo in conto circa 25 giorni lavorativi, un presumibile quanto realistico numero ridotto, rispetto alle prove scritte, porterebbe o ad accelerare i tempi delle procedure o a contemplare la contestualità di più impegni dei componenti della commissione ancora in servizio (lavoro ordinario nel proprio istituto e lavoro straordinario nella commissione).

Se si vuole veramente raggiungere l’obiettivo di arricchire le scuole con questo nuovo contingente direttivo fin dal 1° settembre 2019, i responsabili istituzionali devono già avere sotto controllo tutti gli aspetti, pure quelli che attengono alla fase della formazione e del tirocinio. Basterebbe un piccolo incidente di percorso per mettere tutto in crisi. 

Esercitarsi per la prova preselettiva

Il 27 giugno saranno resi pubblici i 4.000 quesiti da cui verranno selezionati i 100 della prova preselettiva. In questa stessa sede più di una volta abbiamo messo in rilievo i rischi di una simile scelta. Gli esempi del precedente concorso ci inducono ancora a pensare che fra le tante domande ce ne possano essere anche di scorrette o di mal formulate. Ma quello che riteniamo più inquietante è il pericolo del nozionismo. Dovendo gli esperti predisporre, su ognuna delle nove tematiche previste nell’articolo 10 del Regolamento, un numero considerevole di quiz, sarà inevitabile entrare nella logica del dettaglio. Si stimolano in tal modo gli aspiranti dirigenti a dare peso ai frammenti e a trascurare la visione d’insieme, a non dare quindi importanza a ciò che serve veramente per una buona leadership di scuola.

Ma tanto è. Dobbiamo cercare, allora, di dare un senso a quello che non può essere modificato. Ci sono ancora quasi due mesi di tempo prima di avere a disposizione l’archivio delle domande su cui esercitarsi in maniera mirata. Nel frattempo bisogna cercare di tenere sotto controllo i saperi specifici delle aree tematiche del Regolamento. Ognuno deve cercare la propria strada, proprio al fine di evitare di perdersi in un mare di nozioni. Per esempio è utile ricordare che le norme, per essere meglio interpretate, vanno collocate sia in un preciso periodo storico, sia all’interno di un’attenta gerarchia delle fonti.  Tenendo presente questi due aspetti risulterà più semplice costruire intorno ad esse, pure a quelle più ostiche, un proprio storytelling, e quindi riuscire a trovare per ognuna ricordi personali, esperienze, collegamenti a situazioni vissute: è la strada più efficace per memorizzare, per riflettere e per recuperare, partendo da quei ricordi, altri saperi.

Partiamo dai punti fermi

C’è una questione metodologica e c’è una questione di contenuti. Sulla prima si fanno domande soprattutto coloro che vorrebbero conoscere la “meccanica del quiz”, perché pensano che sia questa la condizione per evitare gli errori più grossolani, a prescindere dalla conoscenza dell’argomento. Sulla seconda si fanno domande coloro che vorrebbero avere dai quiz le coordinate giuste per perfezionare la propria preparazione. Al momento possiamo fare solo ipotesi, sapendo che ci sono alcuni elementi certi:

  • i quesiti saranno 100 e a risposta multipla;
  • ciascun quesito ha quattro opzioni di risposta di cui una esatta;
  • l’ordine dei 100 quesiti somministrati sarà diversificato per ciascun candidato;
  • i 100 quesiti saranno estratti da una banca dati di 4.000 resa nota il 27 giugno p.v.;
  • la prova ha la durata di 100 minuti, al termine dei quali il sistema interrompe la procedura ed acquisisce definitivamente le risposte;
  • prima dell’acquisizione definitiva il candidato può correggere le risposte date;
  • il punteggio massimo della prova è di 100 punti. Vale 1,0 punti per ciascuna risposta esatta; 0,0 punti per ogni risposta non data; -0,3 punti per ogni risposta errata;
  • il punteggio della prova è restituito al termine della stessa;
  • supereranno la prova 8.700 candidati, ed eventualmente tutti quelli che hanno conseguito un punteggio pari a quello del candidato collocato all’ultima posizione utile.

Il quiz ha le sue regole, ma…

È pur vero che in genere i quiz sono costruiti su regole note. Ma non possiamo contarci più di tanto perché, comunque, ammesso che siano state oggetto di condivisione nel comitato tecnico scientifico, esse non sono state rese pubbliche. E neanche sono stati resi noti i possibili presupposti cui si atterranno gli esperti chiamati ad elaborare i test. Possiamo solo ricordare alcune questioni basilari: in genere in un test a quattro opzioni si trovano, oltre alla risposta giusta, una risposta totalmente errata, facile da individuare, e due cosiddetti distrattori. Come la parola stessa suggerisce, consistono in una o più alternative inserite appositamente per indurre l’aspirante dirigente a cadere in errore. Nella formulazione di ogni opzione ci possono essere assolutismi come “nessuno”, “qualunque”, “qualsiasi”, “tutti”, etc. che invitano a riflettere, ma anche la doppia negazione, che potrebbe confondere ed indurre in errore. In realtà quest’ultima, in un test istituzionale, dovrebbe essere evitata, ma non sappiamo se questa regola verrà rispettata.

Tuttavia non sono questi i nodi da sciogliere. I problemi reali sono nei “contenuti” che diventeranno gli oggetti privilegiati dei quesiti.

I contenuti dei quiz: gerarchia o pari cittadinanza?

C’è una risposta apparentemente semplice a questa domanda: è nell’articolo 6 dello stesso bando, laddove si dice: “I cento quesiti saranno riferiti alle seguenti aree tematiche…”. Di seguito sono elencate le nove aree tematiche su cui verteranno tutte le prove concorsuali. Le possiamo riassumere con alcune parole chiave: normativa, leadership, organizzazione, ambienti di apprendimento, gestione del personale, valutazione e autovalutazione, elementi di diritto, contabilità di Stato, Europa.

È chiaro che queste nove tematiche racchiudono l’universo della scuola e non forniscono indicazioni su che cosa dev’essere privilegiato, se non per ragionamenti inferenziali.

Ci sentiamo, invece, di dire con certezza (rischio ricorsi) che le questioni da trattare non possono andare oltre quelle normativamente definite prima dell’uscita del bando (cioè il 24 novembre 2017).

Se esaminiamo analiticamente ognuno dei nove punti, ci rendiamo conto che non sono equipollenti. Ci sono aspetti più complessi ed altri meno, vuoi per come sono stati definiti (alcuni in maniera alquanto generica, altri in maniera più dettagliata), vuoi per la complessità stessa della materia. A ciò si aggiunge la specificità professionale dell’esperto chiamato a predisporre i test. Una domanda che, per un magistrato, può rientrare nell’informazione di base, per un dirigente scolastico può essere percepita come minuzioso dettaglio. Non è una questione di poco conto: significa veicolare la funzione dirigenziale verso modelli differenti di leadership: relazionale, gestionale, manageriale…

Sarebbe utile e corretto sapere, per esempio, se i 4.000 quesiti saranno divisi equamente tra le nove aree, o se invece qualche area avrà diritto di maggiore cittadinanza; stesso discorso vale per le 100 domande selezionate per la prova.

Ma c’è domanda e domanda

Spesso, quando si parla genericamente di prove di ammissione o di preselezione, si hanno in mente diverse tipologie di domande: qualche volta appaiono assai generiche, altre volte chiamano in causa la cultura generale, spesso fanno riferimento a specifiche scuole di pensiero… In queste tipologie di quiz le fonti non sono sempre facilmente controllabili, e si possono prestare a possibili equivoci.

Siamo abbastanza fiduciosi che le scelte per il concorso a dirigente scolastico siano diverse. Ci sono alcune ragioni per sperarlo: il riferimento specifico del bando e la precedente analoga esperienza che, com’è noto, ha dato esito a numerosissimi ricorsi, oltre che a polemiche.

Ci piace immaginare che le domande siano tutte fondate normativamente, o comunque attinenti a documenti istituzionali significativi. Quasi tutte le questioni richiamate dal Regolamento lo permettono. Qualche dubbio resta per il secondo punto, cioè quello relativo alla leadership. Si parla infatti di “Modalità di conduzione delle organizzazioni complesse, con particolare riferimento alla realtà delle istituzioni scolastiche ed educative statali”. Le eventuali domande sulla cultura organizzativa, sulle diverse scuole di pensiero, sui modelli di leadership, farebbero presupporre una scelta preventiva delle fonti da parte del comitato tecnico scientifico, che in qualche modo dovrebbe essere resa esplicita. Ma al momento quest’ipotesi non sembra negli intenti dei decisori.

Il riferimento alla normativa e ai documenti istituzionali, anche qui, rappresenta una strada possibile. Pensiamo, per esempio, all’idea di efficacia ed efficienza del servizio, presente nella legge 107/2015 (che di fatto rilancia pure il D.lgs. 150/2009); pensiamo alla complessità delle funzioni del dirigente scolastico, ben definite nella normativa esistente, in modo particolare nell’art. 25 del D.lgs. 65/2001, e pensiamo pure alla sua valutazione, a tutte le responsabilità per il miglioramento della scuola (SNV, RAV, PdM)… Pur tuttavia, se ci riferiamo solo agli aspetti normativi, quest’area resta comunque assai più ridotta rispetto alle altre. In modo particolare ci riferiamo alla prima area, che è immensa, e mette in campo tutta la normativa e tutto ciò che attiene agli ordinamenti delle scuole. C’è poi una settima area che attiene al diritto civile, amministrativo, nonché penale. Anche se il bando si limita ad utilizzare la parola “elementi”, che in qualche modo ne limita l’estensione, resta sempre un settore ampio da esplorare. Va inoltre sottolineato che per i dirigenti le competenze giuridiche rappresentano voci ineludibili del profilo, non solo per le loro responsabilità dirette, ma perché esse costituiscono garanzia e tutela per tutto il personale e, soprattutto, per gli studenti.

Per queste ultime ragioni, e per quanto prima evidenziato, sarebbe utile e giusto per gli aspiranti dirigenti poter comprendere meglio come si orienteranno gli esperti e, soprattutto, capire quanto peso sarà assegnato ad ogni specifica voce.

Mariella Spinosi

La scuola presa a sberle

Giorgio CAVADI

I particolari in cronaca (nera)

Dopo i due cazzotti ben assestati da un padre (prima pausa di riflessione sulla potestà genitoriale) all’insegnante della scuola Abba-Alighieri di Palermo due settimane addietro, dopo le aggressioni dei genitori e senza soluzione di continuità, si è aperto il secondo fronte degli episodi di bullismo nei confronti dei docenti, sbeffeggiati, derisi e aggrediti dai propri studenti (“prof. ti faccio sciogliere nell’acido”). Fin qui la cronaca.

Il climax dei commenti si è arricchito di interventi, spostandosi via via  dalla denuncia dell’oltraggio alla scuola (Massimo Recalcati, La Repubblica, 8 aprile)  all’indignazione apocalittica e definitiva per l’irrilevanza della scuola e degli insegnanti (Ernesto Galli Della Loggia, Il Corriere, 25 aprile), passando per un’Amaca di Michele Serra (20 aprile), una inconsueta contro-Amaca (22 aprile) e un commento di Maria Pia Veladiano (La Repubblica, 24 aprile).

La fragilità del patto educativo

Quindi, mentre gli intellettuali cercavano di tenere il punto sul tramonto di quel barlume di idea di corresponsabilità educativa coltivata dai Patti e dagli Statuti, la realtà ha subito una ulteriore accelerazione, le ragioni della difficile convivenza fra la scuola e la famiglia sono deragliate nel campo della cronaca nera, e l’“oltraggio” alla scuola ha raggiunto punte di temporaneo allarme sociale.

Sottolineo “temporaneo” poiché sono quasi certo che, passato il momento dell’emozione, ma spero di sbagliarmi, la sequenza delle aggressioni a docenti e dirigenti delle scuole italiane verrà derubricata all’episodicità dei fatti di cronaca nera. Che costituiscono una delle due leve attraverso le quali si compie una sorta di manovra a tenaglia, che insidia la fragilità del patto educativo: perché  l’aggressione fisica è la manifestazione più diretta, meno raffinata, della crescita esponenziale, speculare e tipica di determinati contesti (di censo, si direbbe con Michele Serra), del contenzioso giuridico-amministrativo, alimentato dai tanti genitori che scrivono al dirigente, e non è una facezia aneddotica, su carta intestata del proprio studio professionale non per dialogare, ma per intimorire; mentre sempre più frequente diventa il “ricorso” nel senso giuridico del termine, contro il risultato della valutazione scolastica, specie gli esiti dell’esame di Stato sia del I che del II ciclo.

Sotto la punta dell’iceberg

Intanto, sotto la punta dell’iceberg dei titoli di giornali, occorre dire con forza che gli episodi di scontro quotidiano fra i due attori del discorso educativo, la famiglia e la scuola, che vengono mediati e sedati, sono innumerevoli e non trascendono nella cronaca nera, poiché il più delle volte vengono ricomposti dagli insegnanti e dai presidi, nel quotidiano sforzo di educare e accompagnare la crescita dei propri studenti.

Che cosa ha trasformato quella creatura centauro che era il genitore-elicottero (oggi si direbbe drone), che sorvolava e vigilava con una certa discrezione sulla vita scolastica e sulla formazione dei propri figli, nel caccia intercettore che interviene quando all’orizzonte si profila l’imprevisto o l’inciampo? Dove si infrange la sintonia fra insegnanti e genitori della e per la corresponsabilità educativa?

Una crisi di valori

Alcuni sintomi sono di sistema: lo sfaldamento sociale, che passa attraverso la sempre minore autorevolezza di ogni tipo di istituzione, non può che travolgere la scuola (negli anni ‘70 considerata uno dei luoghi deputati al controllo sociale in senso coercitivo-repressivo), oggi impegnata a dipanare il discorso educativo fondato sul padroneggiamento della conoscenza che si matura attraverso la disciplina (lo studio), mentre tutto intorno si svolge il tempo presente dell’edonismo, del tutto-subito e senza sforzo, anche nell’acquisizione della conoscenza.

Possiamo lasciare fuori dal portone al suono della campanella, il tutto subito e senza sforzo? Possiamo arginare il risentimento, il rancore, quando non la rabbia sociale, sentimenti sempre più diffusi del nostro presente?

Vista così, dal di dentro, la scuola è la fortezza Bastiani, e i Tartari sono alle porte, e non solo; la scuola, costretta sulla difensiva, inventa tutti gli “adempimenti borbonici” per evitare il contenzioso.

I tempi “lenti” della scuola

L’allontanamento fra scuola e società si misura anche rispetto al fatto che nel discorso educativo domina il tempo della lentezza, si coltiva e si cura l’insuccesso, l’incognita del non previsto, che è fondamentale per costruire la curiosità verso la conoscenza. La cultura edonistica del nostro presente vorrebbe, invece, un luogo formativo sempre accondiscendente e rassicurante nei confronti delle piccole sconfitte quotidiane, “un’autostrada spianata dove ogni ostacolo, ogni esperienza di frustrazione o di ingiustizia, dovrebbe essere rimossa”. In questo quadro il progetto educativo della scuola, impegnata nel formare e consolidare una persona competente, e che cerca di indirizzare la crescita verso una sempre più consapevole assunzione di autonomia e di responsabilità, che permetta nell’età adulta di gestire l’imprevisto (cioè il naturale andamento della vita quotidiana), è destinata al fallimento, con buona pace di tutta la didattica della competenza e dintorni.

Se viene meno il rispetto per la conoscenza “esperta”

Si consuma perciò una curiosa inversione:  l’azione educativa e formativa, che è rivolta a fornire gli strumenti per la crescita di una persona autonoma, sicura, perché attrezzata a confrontarsi con le situazioni-problema del nostro vivere quotidiano, la scuola dove si cura il “tempo dell’inciampo” in un ambiente-laboratorio, tutto sommato protetto, dove ci si allena a giocare la partita della vita, viene osteggiata proprio nel momento e nell’atto di creare quelle difese e quel vaccino contro gli inciampi della vita; contro di essa, nelle forme che sappiamo, si esplicita l’azione di contrasto dei genitori del “tutto-subito e senza sforzo”.

Nel frattempo la società post-industriale de “lo cerco su Google”, e della falsa democrazia della conoscenza, ha smarrito il rispetto per la competenza, e quindi il valore dell’insegnamento è alterato anche dal venir meno del rapporto “asimmetrico” con il docente, un tempo rispettato quale depositario di una conoscenza “esperta”, ritenuta fondativa per l’avvenire dei propri figli.

L’era della incompetenza

Si tratta di un fenomeno sociale diffuso (ne ha scritto Tom Nichols, La conoscenza e i suoi nemici. L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia), che da un alto nutre il falso mito dei cittadini esperti in tutto (l’immunologo Burioni sostiene giustamente che la scienza non è democratica) e della democrazia della conoscenza esperta coltivata su internet, dall’altro ha generato un vero e proprio odio per la competenza che, secondo Michele Serra, accomuna le aggressioni ai medici negli ambulatori e quelle agli insegnanti nelle scuole.

Anche il professor Nichols, in una non cercata assonanza con le parole di Recalcati, nel raccontare l’età dell’ignoranza che pervade il presente della società americana, descrive l’arroganza infondata di chi si nutre dello sdegno sempre più “narcisistico”, di chi non riesce a sopportare neanche il minimo accenno di diseguaglianza di qualunque tipo, men che meno nel campo della conoscenza specialistica. Che si parli di problemi ambientali, chimica dei polimeri o vaccini, siamo tutti esperti “spiegatori” di qualcosa.

Come se ne esce?

L’irrilevanza del docente e la sua perdita di identità (per non parlare della crisi della figura professionale e pedagogica del preside), la progressiva erosione del valore aggiunto riconosciuto alla scuola (cultura) nel costruire le possibilità del successo di “mio figlio”, si nutrono anche di questa crescente considerazione sociale per l’incompetenza.

Siccome a questo punto dovrei chiudere, e vedere se c’è un senso all’orizzonte, ma la situazione è fluida e la società è liquida, propongo al lettore due conclusioni.

Apocalittica: mettiamo le telecamere nelle scuole; coltiviamo le competenze civiche e di cittadinanza facendo sempre più ricorso alle Procure dei minori;  e, infine, siamo solo agli esordi di una deriva all’americana: sino ad oggi entrano a scuola le pistole giocattolo… prima o poi entreranno quelle vere.

Resiliente: non possiamo non farci carico delle condizioni socio-culturali che abbiamo descritto e del disastro educativo del nostro tempo; è nel DNA della scuola resiliente. Con i BES abbiamo adottato il disagio; adottiamo il disagio delle famiglie, l’incapacità genitoriale che inficia la bellezza dell’atto educativo. Troveremo una via.

Ma, nel frattempo, la cronaca quotidiana ci induce al pessimismo…

Giorgio Cavadi

Concorso dirigenti: preselezione rinviata

Con avviso pubblicato in Gazzetta Ufficiale è rinviata al 23 luglio, alle ore 10, la prova preselettiva del corso-concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici. La pubblicazione dei quesiti slitta al 27 giugno.

Con un comunicato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 24 aprile scorso, il Miur rende noto che la pubblicazione dei quesiti relativi al corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali, prevista per il giorno 8 maggio 2018, è rinviata al 27 giugno 2018.

La prova preselettiva, prevista per il 29 maggio 2018 alle ore 10,00 è rinviata al 23 luglio 2018 alle ore 10,00.

L'elenco delle sedi della prova preselettiva, con l'indicazione della destinazione dei candidati, sarà comunicato entro il 6 luglio 2018 tramite avviso pubblicato sul sito internet del Ministero.


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Esame di Stato: gestione plico telematico

Il Miur ha diramato le istruzioni operative inerenti alla trasmissione delle prove scritte degli esami di Stato a.s. 2017/2018. Entro il 31 maggio è necessario procedere alla nomina dei Referenti di sede abilitati a gestire il plico telematico.

Anche quest'anno la trasmissione dei plichi contenenti le prove scritte d’esame avverrà per via telematica. Affinché il Plico telematico possa essere fruito nei modi e nei tempi stabiliti, con nota 26 aprile 2018 prot. n. 912 si richiede che ogni istituzione scolastica, che sia sede di una o più commissioni, individui e comunichi al Miur, tramite SIDI, tanti referenti quante sono le sedi scolastiche in cui si svolgono fisicamente gli esami.

I referenti sono scelti dal dirigente scolastico tra il personale docente e/o non docente con contratto a tempo indeterminato o determinato di durata annuale, che sia in possesso di basilari competenze informatiche.

Il personale individuato,  se non dispone di credenziali per l’accesso all’Area riservata del portale del Miur, dovrà effettuare la   registrazione  al link  https://iam.pubblica.istruzione.it/iam-ssum/registrazione/step1?lang=it.

In seguito, i Dirigenti Scolastici e i Referenti della Sicurezza degli Uffici Territoriali possono procedere all’abilitazione, accedendo al portale SIDI e selezionando la funzione Gestione Utenze - Referenti Plico telematico, disponibile dal 26 aprile 2018.

È necessario provvedere alla nomina dei referenti improrogabilmente entro il 31 maggio 2018.

Il referente di sede accede ad apposita funzione, disponibile sul SIDI (area Esami di Stato e di Abilitazione alla Libera Professione - Plico Telematico – Download), che permette di scaricare il “Plico telematico” contenente le prove d’esame criptate relative alla commissione o alle commissioni operanti presso tutte le sedi d’esame dell’Istituzione scolastica di cui sono stati nominati i referenti.

Tramite tale funzione saranno forniti al referente un Codice Utente e una Password, da conservare, e da utilizzare ogni volta all’atto dell’apertura dell’applicazione “Plico telematico”. Per decifrare il contenuto del Plico telematico sarà necessaria un’ulteriore chiave, detta Chiave Ministero, distinta tra prima, seconda e quarta prova, resa disponibile solo la mattina della relativa prova scritta. L’inserimento della suddetta Chiave permetterà l’apertura e la corretta visualizzazione della prova selezionata.

Essendo il Plico Telematico a livello di istituzione scolastica, nel caso in cui siano presenti più sedi scolastiche facenti capo alla stessa Istituzione, prima di procedere alla scelta della prova, si rende necessario selezionare la sede scolastica d’interesse e la relativa commissione, per poi procedere alla selezione, alla visualizzazione e quindi alla stampa della prova.

Per la prima prova scritta, se non ci sono prove speciali, l’applicazione presenta una sola opzione (es. P000 – Italiano). La seconda prova potrebbe invece differire, in caso di commissioni con classi che seguono diversi indirizzi di studio.

Gli UU.SS.RR. mettono a disposizione come di consueto i nuclei tecnici di supporto ai dirigenti scolastici e ai referenti di sede. Il Ministero, a sua volta, fornirà successivamente le istruzioni con i riferimenti per supportare i predetti nuclei durante le fasi operative del processo.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata, alla luce del Bando e degli ultimi scenari normativi.

Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 100 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Bando. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione



Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo

2 maggio 2018

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n. 87

Musica, una pratica educativa per tutti

Annalisa SPADOLINI

La Settimana della musica (7-12 maggio)

Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, con  il Comitato nazionale per l'apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti (CNAPM), promuove  da diversi anni, nel mese di maggio, la settimana della musica a scuola, con l'obiettivo di sostenere, valorizzare e accendere un focus di attenzione e  di interesse, nonché  di sostegno alla pratica musicale nelle scuole di ogni ordine e grado.

Con la nota Miur 4 aprile 2018 prot. n. 733  anche  in questo anno scolastico si propone alle scuole,  nella settimana dal 7 al 12 maggio 2018, di  dare visibilità  alle  attività musicali che realizzano  nel corso dell'intero anno scolastico, attraverso  percorsi di riflessione  e di produzione  dentro e fuori il curricolo. Nella stessa nota si invitano gli istituti a condividere le proprie progettualità con il più ampio territorio italiano, non solo con quello di appartenenza.

Promozione culturale e novità legislative

Negli ultimi anni il Miur si è impegnato con crescente interesse nella promozione di   iniziative mirate a valorizzare e supportare le attività di pratica musicale in tutti gli ordini e gradi di scuola, e in collaborazione con il CNAPM e con Indire organizza concorsi, rassegne, seminari, convegni, sviluppa programmi di ricerca, con l'obiettivo di proporre materiali ed esperienze che abbiano il carattere della trasferibilità sul piano didattico e organizzativo. Sono numerose, inoltre, le proposte formative di qualità  per docenti di musica di ogni ordine e grado, progettate e realizzate.

Testimonianza reale di un  interesse autentico del legislatore su questi temi, la troviamo in due importanti norme di recente pubblicati in Gazzetta Ufficiale:

  • il D.lvo 13 aprile 2017 n. 60,  in cui si afferma che la  promozione della cultura umanistica, la valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali,  il sapere artistico  e la pratica delle arti devono essere  garantiti  a tutti gli studenti;
  • il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 dicembre 2017  - Adozione del Piano delle arti, che contiene misure organizzative ed economiche  idonee a garantire agli  studenti  lo studio, la pratica delle arti, la conoscenza storico-critica del patrimonio culturale, quali requisiti fondamentali  del  curricolo.

Settimana della musica e rassegna delle scuole a indirizzo musicale

In tale contesto normativo la "Settimana nazionale della musica a scuola", ovvero l'organizzazione di eventi  formativi e di produzione musicale affidati alle autonome decisioni  delle istituzioni scolastiche, con la partecipazione attiva degli enti musicali, degli Istituti musicali di alta formazione e di tutti i soggetti pubblici o privati, associati o singoli, restituisce alle scuole il senso di appartenenza ad una società creativa e collaborativa,  richiesta a gran voce da tutta la comunità educante e che è stata oggi recepita dal legislatore.

Nell'ambito della settimana della musica, come ogni anno, il Miur, in collaborazione con il CNAPM, promuove questo anno, a Taranto, l'organizzazione della XXIX  Rassegna Nazionale delle scuole a indirizzo musicale, comprendendo anche le scuole primarie, gli istituti comprensivi e i licei musicali. 

La manifestazione  è organizzata dal Liceo “Archita” e dalla Scuola secondaria di I grado “A. Volta” di Taranto, capofila della Rete “Jonio in musica”, dall’USR Puglia  - Ufficio VII  - Ambito territoriale di Taranto, e dalla Provincia di Taranto. 

In questa edizione, oltre all'esibizione di numerose orchestre giovanili provenienti dalle scuole di ogni parte d'Italia, sono previsti workshop formativi dedicati ai ragazzi partecipanti, incentrati su tematiche popolari, e numerose visite culturali. 

Il 10 maggio 2018, inoltre, per la prima volta in un contesto istituzionale scolastico, più di 1000 ragazzi suoneranno insieme in una grande orchestra, diretta dal Maestro della Juni orchestra della Fondazione S. Cecilia di Roma, Simone Genuini, ed avranno come testimonial il Maestro Peppe Vessicchio, impegnato da diversi anni nella promozione della musica nelle scuole.

Il convegno "Stato dell'arte e sviluppo delle scuole ad indirizzo musicale in Italia", che si svolgerà il giorno 9 maggio 2018 nella sede della Provincia di Taranto, vedrà confrontarsi alcune importanti personalità della ricerca italiana sullo stato della formazione strumentale a scuola, ed avrà come relatore principale il prof. Luigi Berlinguer. 

Un omaggio al Maestro Abreu

La settimana della musica è dedicata al Maestro Josè Antonio Abreu, recentemente scomparso. Musicista ed economista, Abreu vede “la diseguaglianza come una inaccettabile dissonanza sociale”, e sceglie gli strumenti musicali, il suonare insieme, la musica sinfonica, come palestra di vita sociale e di elevazione culturale per i bambini dei quartieri più poveri del Venezuela. Nel 1975 dà vita a «El sistema», che diventerà la rete nazionale delle orchestre per bambini e ragazzi. Dopo quel primo esempio, oggi sono tante le reti create in ogni parte del mondo. Il «Sistema Orchestre e Cori Giovanili e Infantili» in Italia è stato avviato a fine 2010 per iniziativa di Claudio Abbado, nella convinzione che la musica è di tutti, per tutti. 

In questa settimana in tutta Italia saranno forti e convincenti le musiche dei ragazzi appartenenti alle scuole di ogni ordine e grado, che dimostreranno di essere capaci di esprimersi con passione ed entusiasmo. Perché la scuola che vogliamo mette al centro i ragazzi e la loro capacità creativa, li fa esprimere e li ascolta, li guida e li aiuta a capire come migliorare la nostra società. 

È la metafora dell'orchestra che suona, ognuno con il proprio ruolo, con senso di responsabilità, per il bene comune.

Annalisa Spadolini

Il rinnovamento della didattica delle lingue classiche

Vincenzo CUBELLI

Da tempo l’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia svolge una intensa attività di promozione dello studio e del rinnovamento della didattica delle lingue classiche: alla ormai consolidata certificazione delle competenze del latino si è aggiunta, a partire dal corrente anno scolastico, la rilevazione delle competenze del greco antico, quale attività della neonata Rete dei licei classici della Lombardia.

La certificazione delle competenze del latino

Il dispositivo di certificazione linguistica della lingua latina, nato per decisione della Consulta Universitaria di Studi Latini (CUSL) e attivato inizialmente nella regione Liguria, è stato promosso da due sperimentazioni avviate nell’anno scolastico 2013/2014 dal Comitato per la classicità, attivato da USR per la Lombardia e dalla CUSL; nell’anno scolastico 2014/2015 le due sperimentazioni sono state unificate con la creazione di un Tavolo unico di lavoro per meglio coordinarle. La certificazione nasce con lo scopo di accertare e certificare le competenze linguistiche di latino dei soggetti che la richiedono, in modo tale da fornire un documento ufficiale di certificazione di queste competenze, che abbia validità nazionale.

L’attività di certificazione del latino è giunta alla sua quarta edizione con una crescente  e indubbiamente rilevante partecipazione: quest’anno si sono registrate ben 1400 iscrizioni di studenti della Lombardia, che hanno svolto le diverse prove di livello, dall’A1 fino al B2, in 13 sedi diverse.

La rilevazione delle competenze del greco antico e la Rete dei licei classici della Lombardia

La rilevazione delle competenze linguistiche del greco antico è invece un’attività sperimentale, che vede coinvolte al momento le sole classi prime (le ex quarte ginnasio) dei Licei aderenti alla rete dei Licei Classici della Lombardia, la cui creazione è stata favorita dall’azione dell’USR. La rete, a cui hanno dichiarato di voler far parte circa 40 istituti, la quasi totalità dei licei classici regionali, si configura come uno spazio entro cui sviluppare un piano di ricerca e formazione per l’innovazione della didattica delle lingue classiche: la rilevazione delle competenze ne rappresenta il primo tentativo.

Il dispositivo di rilevazione delle competenze del greco antico presenta alcune analogie con la certificazione del latino: un apposito Tavolo tecnico, nominato con decreto del Direttore Generale dell’USR Lombardia, composto da un professore universitario e da docenti di disciplina delle istituzione scolastiche aderenti alla rete, ha il compito di identificare e descrivere i livelli di apprendimento, le competenze attese e la tipologia degli esercizi da utilizzare per la rilevazione, servendosi della strumentazione tipica della certificazione linguistica delle lingue europee, adattata alla peculiarità della lingua greca (e.g. livello A1 al primo anno, A2 al secondo, e così via). Tuttavia, a differenza della certificazione del latino, la rilevazione del greco prevede che la prova venga somministrata alla classe intera: in tal modo gli esiti permetteranno di valutare l’apprendimento degli studenti, e di avviare una riflessione sulle pratiche didattiche (a livello di istituto prima e di rete poi) nella direzione del progressivo miglioramento dei processi di insegnamento e apprendimento.

Il valore formativo delle lingue classiche

Si tratta di un complesso di azioni attraverso le quali vengono perseguiti obiettivi a breve termine, nella direzione del D.Lgs. 60/2017 (Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività):  rilevare e certificare le competenze acquisite dagli studenti, favorire  l’orientamento per la prosecuzione degli studi,  creare un sistema di crediti riconosciuto da istituzioni scolastiche e università, fissare livelli minimi di apprendimento delle lingue classiche, ribadendo la funzione essenziale del loro studio e la centralità del loro valore formativo.

Nel liceo classico, infatti, non è mai venuto meno il convincimento dell’assoluto valore formativo delle discipline (specie del latino e del greco), ma questo convincimento ha talora fatto da freno all’innovazione didattica. Perciò la rete dei licei classici della Lombardia può offrire la possibilità di mettere in fruttuoso rapporto concetti altrimenti antitetici: favorire la sintesi tra la tradizione e l’innovazione didattica, collocare la libertà di insegnamento entro l’autonomia didattica e di ricerca, e infine permettere di superare l’autoreferenzialità del docente, a vantaggio della creazione di una comunità professionale partecipata.

Vincenzo Cubelli

Alternanza scuola-lavoro: il Miur chiarisce

Per il corrente anno scolastico non è previsto un monte ore minimo di alternanza scuola-lavoro per accedere all’esame di Stato, mentre dal 2018/19 lo svolgimento dell’alternanza costituirà requisito di ammissione. Per gli studenti-atleti di “Alto livello” le attività sportive agonistiche praticate sono riconducibili a quelle di alternanza scuola-lavoro.

Con nota 24 aprile 2018 prot. n. 7194 il Miur fornisce chiarimenti in materia di alternanza scuola-lavoro, al fine di eliminare alcuni dubbi interpretativi ed assicurare l’uniforme applicazione della normativa sul territorio nazionale.

Ai fini dell’ammissione dei candidati interni all’esame di Stato per l’anno scolastico 2017/2018, la normativa nulla dispone circa l’obbligo di aver svolto un monte ore minimo di attività di alternanza scuola lavoro nell’ultimo triennio del percorso di studi. Potranno essere ammessi all’esame di Stato, quindi, anche le studentesse e gli studenti che non hanno completato il numero minimo di 400/200 ore nel secondo biennio e nell’ultimo anno previsto dalla legge 107/2015.

Il Consiglio di classe procede alla valutazione degli esiti delle suddette esperienze e della loro ricaduta sugli apprendimenti disciplinari e sul voto di comportamento. In sede di predisposizione della terza prova scritta e di organizzazione del colloquio, la Commissione di esame tiene conto anche delle eventuali esperienze condotte in alternanza scuola lavoro, indicate nel Documento del Consiglio di classe.

Tali esperienze sono da considerare quale elemento di valorizzazione del curriculum dell’allievo; la loro eventuale mancanza non deve costituire in alcun modo elemento di penalizzazione nella valutazione. Le esperienze condotte in alternanza scuola lavoro sono riportate nel modello di certificazione allegato al diploma, tra gli “ulteriori elementi caratterizzanti il corso di studi seguito”.

I candidati esterni dichiarano e documentano, alla scuola alla quale sono stati assegnati e comunque entro l’inizio dell’esame preliminare, le eventuali esperienze di alternanza scuola lavoro o le attività ad esse assimilabili.

A partire dall’anno scolastico 2018/2019, in seguito all’entrata in vigore del d.lgs. n. 62/2017, lo svolgimento dell’attività di alternanza scuola lavoro costituirà requisito di ammissione agli esami di Stato conclusivi dei percorsi di studi di istruzione secondaria di secondo grado.

La suddetta nota riporta le categorie di atleti di “Alto livello”, per i quali è accertata la riconducibilità delle attività sportive agonistiche praticate a quelle di alternanza scuola lavoro, con l’Ente abilitato al rilascio della documentazione attestante l’appartenenza.


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Piano Nazionale Cinema per la Scuola

Con un seminario e la pubblicazione di tre bandi, il cinema arriva tra i banchi di scuola, entrando a pieno titolo nel Piano dell’offerta formativa, con l’attuazione della legge 107/2015 e con il Piano Nazionale Cinema per la Scuola.

Il Piano Nazionale Cinema per la Scuola è promosso dal MiBACT e dal MIUR in attuazione della legge n. 220/2016, “Disciplina del cinema e dell’audiovisivo”.

La prima delle iniziative attivate è il Seminario Nazionale di Educazione all’Immagine “Il mondo dello Spettacolo: una palestra per educare”, promosso da AGISCUOLA, MiBACT - Direzione Generale Cinema e MIUR – Direzione Generale per lo Studente, tenutosi il 17 e 18 aprile al Nuovo Cinema Sacher e negli spazi del WEGIL. Nel corso di quello che intende divenire un appuntamento annuale fra il mondo del cinema e quello della scuola si è discusso dell’obiettivo di fornire ai ragazzi gli strumenti per leggere, decodificare e usare in maniera consapevole le migliaia di immagini con le quali vengono a contatto ogni giorno, consentire l’approfondimento di un linguaggio che caratterizza il nostro tempo e dialoga con gli strumenti digitali ormai a disposizione di tutti.

In data 18 aprile sono stati pubblicati tre bandi rivolti alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e a Enti, Fondazioni, Associazioni, che destinano quasi 24 milioni di euro a realizzare strumenti didattico-educativi e iniziative di sensibilizzazione e formazione degli studenti attraverso l’utilizzo del linguaggio cinematografico e audiovisivo.

  • il primo bando destina 17 milioni di euro per attività che rientrino in quattro linee di azione: un Piano di formazione sulla didattica del linguaggio cinematografico per i docenti; “Cinema scuola 2030”, dedicata a progetti che affrontino le tematiche dell’Agenda 2030; laboratori nelle scuole e nei cinema che abbiano per oggetto il linguaggio cinematografico; “Visioni fuori-luogo”, dedicata alla selezione di progetti proposti dalle scuole o da reti di scuole delle aree a rischio, che raccontino i territori di riferimento;
  • il secondo avviso è relativo a Buone pratiche-Rassegne-Festival e mette disposizione 6 milioni di euro per la realizzazione di progetti promossi dal MIUR e dal MIBACT su specifiche aree tematiche di attualità e di particolare interesse culturale e sociale e per il finanziamento di progetti;
  • il terzo bando è destinato alla realizzazione di un Piano di comunicazione e di una piattaforma web attraverso i quali diffondere la cultura cinematografica e dell’audiovisivo nelle scuole, con risorse pari a 700mila euro.

La legge 107/2015 prevede l’inserimento delle discipline artistiche, tra cui il cinema, nel Piano dell’offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado. Per accompagnare le scuole nell’inserimento del cinema e dell’audiovisivo nelle loro attività quotidiane sono stati pubblicati degli Spunti didattici per la presentazione dei progetti previsti dal Piano nazionale Cinema per la scuola.


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


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2 maggio 2018

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n. 87

Accademia della Crusca vs Ministero

Ma come si parla di imprenditorialità?

Lorella ZAULI

Roma. Tarda mattinata tiepida, anzi calda. Metà aprile. Passeggiando in viale Trastevere, MIUR (M) incontra Amico Critico (A).

Un dialogo (non troppo) immaginario

A. Buongiorno, M. Come va?

M. Ciao, A. In linea di massima non c’è male. In realtà oggi sono un po’ amareggiato… hai letto il comunicato dell’Accademia della Crusca? Non ti sembra ingeneroso?

A. Ti riferisci a quello del gruppo incipit sul Sillabo per l’imprenditorialità pubblicato a marzo, giusto?

M. Si, sì, A., proprio a quello. Il comunicato muove diverse accuse, a mio parere davvero eccessive. Non sembra anche a te?

A. Di certo non usa giri di parole e va direttamente al punto. Se hai cinque minuti di tempo, possiamo entrare nel merito dei singoli giudizi. D’altra parte sono il tuo Amico Critico…

M. Va bene, A., mi fa piacere conoscere la tua opinione: cinque minuti con te sono sempre ben spesi. Guarda, sediamoci lì su quella panchina, all’ombra. Oggi fa davvero caldo.

A. (sedendosi) In primo luogo devo riconoscere che il gruppo che ha scritto il comunicato stampa, Incipit, è composto da studiosi e specialisti di chiara fama. Leggo che esso è nato nel 2015 all’interno dell’Accademia della Crusca, con lo scopo di “monitorare i neologismi e i forestierismi incipienti, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana e prima che prendano piede”, e che questo è il suo decimo comunicato in tre anni.

Anglismi (o anglicismi?) di troppo…

M. Caro A., stai rigirando il coltello nella piaga, perché anche il sesto comunicato era rivolto sempre a me. In particolare, criticava la propensione del sistema universitario a impiegare termini ed espressioni del mondo economico aziendale, che ne avrebbero accentuato l’immagine aziendalistica…

A. Ah, già, ricordo. Sai che condivido in gran parte quel timore: mi conosci, ormai. Ma torniamo al comunicato odierno. Viene segnalato un nuovo grado di intensità della tendenza ad adottare termini ed espressioni anglicizzanti, che non sarebbero più occasionali, ma programmatici e organici, tanto che il gruppo Incipit rinuncia a proporre traducenti italiani, come invece fece la volta scorsa, perché sarebbe necessario tradurre l’intero documento. Tu la pensi diversamente, immagino.

M. Direi! La critica è smisurata, dai! Si tratta di un documento di undici pagine, con alcuni termini stranieri, che risultano “funzionalmente necessari quando il prestito consente una funzione designativa del tutto inequivoca, specie se si accompagna all’introduzione di nuove cose, nuovi concetti e le relative parole”.

A. Questo è quanto hai dichiarato, l’ho letto. Devo essere sincero con te. Quando, per svolgere bene il mio ruolo, ho cominciato a leggere il Sillabo, ho deciso di evidenziare con il colore giallo gli anglicismi, e all’inizio non vi ho trovato nulla di strano: uno, due per pagina, niente di significativo… poi da pagina 5 a pagina 9 il tenore cambia sensibilmente, e il colore giallo diventa oltremodo abbondante. Difficilmente si può contestare la critica di un uso eccessivo di termini inglesi, credimi: case histories, Innovation & Creativity Camp o Startup bootcamp, hackathon, matchmaking, team-building, lean startup, User Interaction e User Experience design, businnes model canvas, product marketing fit, growth hacking, pitch deck e pitch day, per citarne solo alcuni.

L’inglese, una lingua panterrestre?

M. Tu quoque, A.!!! Eppure il Sillabo è stato costruito attraverso il coinvolgimento di una quarantina di “stakeholder, tra cui rappresentanze nazionali, fondazioni, attori del mondo dell’innovazione, imprese, mondo cooperativo e altri attori della società civile…”. Che cosa potevo fare di più?

A. Non fraintendermi, M. Certamente gli esperti di un determinato settore danno un contributo insostituibile e di grande valore. Forse però a te viene chiesta un’ultima revisione, con il supporto di gente di scuola, di linguisti, di professori, che potrebbero salvaguardare, indicare, proporre i termini italiani, non dico sempre, ma almeno quando questi siano equivalenti e altrettanto efficaci come quelli anglosassoni.

M. Non credo davvero di aver esagerato, A. D’altra parte viviamo in un mondo globalizzato: certi concetti nascono all’estero, bisogna stare al passo con i tempi e riconoscere che l’inglese è ormai diventata la lingua universale e panterrestre, che i nostri ragazzi devono conoscere bene.

A. Questo non lo metto in dubbio, M. Non si tratta di una battaglia contro l’inglese, ci mancherebbe! Tutti dovremmo studiarlo e saperci esprimere in quella che è ormai riconosciuta come la lingua veicolare del modo contemporaneo. L’italiano, però, non ha un passato glorioso soltanto nella letteratura, nelle arti figurative, nella musica, nella gastronomia, bensì anche nelle scienze. Sarebbe davvero un peccato che entrasse in pericolo l’italiano come lingua scientifica, e che a uno scienziato, o anche a un imprenditore italiano, mancassero i termini o le argomentazioni nella nostra lingua.

M. Quindi tu stai affermando che il pericolo di una smisurata anglicizzazione è concreto? E io ne sarei in parte responsabile?

Una difesa intelligente della lingua italiana

A. Tutti noi possiamo avere un piccolo ruolo nella difesa dell’italiano, senza arroccamenti e rigidi baluardi. Il tuo può essere un po’ più efficace, e sicuramente fungerebbe da esempio e da modello per studenti e docenti, affinché l’insieme concettuale, come afferma Incipit, non risulti sovrabbondantemente anglicizzante, ma in esso si possano riconoscere la nostra storia, la nostra cultura, le nostre origini, aperte al mondo e al futuro e al tempo stesso fiere del nostro passato.

M. Mmh… eppure mi sembrava di aver fatto già qualcosa.

A. Più di qualcosa. Lodevole, ad esempio, la collaborazione con il prof. Luca Serianni per gli esami di Stato del primo ciclo. Secondo il mio modesto parere, devi semplicemente sforzarti legare i tuoi già significativi interventi con un sottile, ma robusto fil rouge (i forestierismi non sono da bandire, le lingue sono sempre state duttili, dinamiche, aperte; è il loro abuso che va evitato) che aiuti a preservare quel patrimonio inestimabile che è la nostra lingua.

M. Ci penserò seriamente, A. Vista l’ora, posso offrirti un light lunch...? Ops… un pranzo leggero, o se hai fretta anche un semplice spuntino… meglio, vero?

A. Decisamente! Se la metti così, pago io!

Lorella Zauli

Insegnare e dirigere nella scuola digitale

Come cambiano gli ambienti di apprendimento

Roberto Baldascino
pagg. 208, marzo 2018, euro 20,00


Il volume spiega, in maniera semplice ed efficace, cosa significa oggi insegnare e dirigere in un mondo digitale, e come si stanno modificando gli ambienti di apprendimento con le nuove tecnologie.

Contiene 30 voci che trattano questioni di grande attualità, tra le quali: Coding, Competenze digitali, Stampante 3D, Flipped classroom, Metodo BYOD. Si analizzano i framework europei sulle competenze digitali degli studenti e dei docenti. Non sono trascurati gli strumenti tecnologici più tradizionali, come PC, videoproiettori, TV e la LIM, e neanche i più recenti tablet e smartphone.

Una parte importante è riservata alla E-leadership del Dirigente Scolastico, sia a livello gestionale amministrativo sia a livello educativo e didattico. Il volume è pensato anche per coloro che si stanno preparando ad affrontare le prove concorsuali.

per informazioni



Proroga contratti di supplenza personale ATA

Diramati da parte del Miur alcuni chiarimenti in merito alla proroga dei contratti di supplenza del personale ATA. Le relative richieste devono essere effettuate dai dirigenti scolastici nei casi di effettiva necessità, e pervenire agli Uffici scolastici regionali per la prescritta autorizzazione.

Con nota 19 aprile 2018, prot. n. 20117 il Miur chiarisce che le proroghe dei contratti di supplenza del personale ATA per il corrente anno scolastico devono essere richieste dai dirigenti scolastici nei casi di effettiva necessità qualora non sia possibile assicurare lo svolgimento dei servizi di istituto mediante l’impiego di personale a tempo indeterminato e di personale supplente annuale.

Le richieste motivate devono pervenire agli Uffici scolastici regionali per la prescritta autorizzazione.

Le comprovate motivazioni potranno fare riferimento ad attività relative allo svolgimento degli esami di Stato, al recupero debiti nelle scuole secondarie di secondo grado, a situazioni eccezionali che possano pregiudicare l’effettivo svolgimento dei servizi di istituto con riflessi sull’ordinato avvio dell’anno scolastico.


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Ape sociale: chiarimenti

Il Miur fornisce alcune precisazioni in merito all’Ape sociale e alle cessazioni dal servizio per coloro che avranno il riconoscimento delle condizioni di accesso all’APE prima dell’inizio del nuovo anno scolastico 2018/19.

Con nota 19 aprile 2018 prot. n. 20038 il Miur chiarisce che coloro che avranno il riconoscimento delle condizioni di accesso all’APE sociale e, pertanto, riceveranno la relativa comunicazione INPS prima dell’inizio del nuovo anno scolastico 2018/19 potranno presentare la domanda cartacea di cessazione con decorrenza dal 1° settembre 2018.

Successive indicazioni verranno fornite per coloro che riceveranno le comunicazioni INPS dopo l’inizio del nuovo anno scolastico 2018/19.

Analoga domanda cartacea di cessazione può essere presentata dai lavoratori precoci che hanno avuto la certificazione dell’INPS attestante il possesso di un anno di lavoro prima del 19° anno di età.

Qualora dopo il riconoscimento delle condizioni di accesso all’APE sociale dovesse mancare il requisito  e quindi  venir meno anche la possibilità di accesso all’APE sociale, gli interessati  potranno ritirare la domanda di cessazione.


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© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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