Scuola7 7 maggio 2018, n. 88

Scuola7

la settimana scolastica

7 maggio 2018, n. 88


In questo numero parliamo di:

Formazione in servizio? Le unità formative... cosa, come, quando? (C. Brescianini)

L’esercizio della funzione ispettiva: il nuovo atto di indirizzo (E. Acerra)

Arriva il “potenziamento” nella scuola dell’infanzia (G. Cerini)

C’è anche l’educazione finanziaria… (M. Pietraforte)

Esame di Stato 2018: tutte le istruzioni

Esame di Stato classi sperimentali

Valorizzazione eccellenze: aggiornamento enti accreditati

Insegnare e dirigere nella scuola digitale

Educazione stradale: a che punto siamo

Conferma incarichi di presidenza a.s. 2018/19


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diFormazione e professionalità: novità in vista?
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7 maggio 2018

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n. 88

Formazione in servizio? Le unità formative... cosa, come, quando?

Chiara BRESCIANINI

Un nuovo quadro di riferimento

Il documento Sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio (di seguito "documento 2018"), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca ad aprile 2018, rende disponibile il risultato delle azioni sviluppate da tre gruppi di lavoro, appositamente individuati dall'amministrazione centrale per accompagnare e approfondire le tematiche correlate allo sviluppo del Piano nazionale per la formazione dei docenti triennio 2016-2019 (di seguito "Piano 2016"), giunto alla seconda annualità nel corrente a.s. 2017/2018.

Come noto, la Legge 107/2015  mette a disposizione ingenti risorse (40 milioni di euro annui) per il dispiegarsi di azioni di formazione per le scuole (docenti, dirigenti e personale ATA). Pur nelle more della definizione di aspetti contrattuali e di dispositivi tecnici attuativi, le 319 scuole polo per la formazione, individuate a livello nazionale, hanno agito sin dal primo anno di attuazione del Piano, con capillare impegno nella realizzazione di proposte formative strutturate in unità formative.

Il Piano è un dossier voluminoso (10 capitoli e 88 pagine) con impianto ambizioso, che intende tradurre in operatività il principio ispiratore dell'investimento in formazione, che dia come esito maggiore sviluppo economico, sociale, sicurezza per l'ambiente e le persone, equità e coesione, capacità di affrontare le sfide di una "agenda globale", con una centratura su una formazione situata in classe e con ricaduta sugli alunni e sul loro successo formativo[1].

Il documento della Direzione Generale per il personale scolastico propone le risultanze dei lavori dei tre gruppi (Indicatori di qualità e governance, Standard professionali e Curriculum e portfolio docente)[2].

Tre gruppi di lavoro al Miur

In particolare ci si sofferma, con il presente contributo, sugli esiti dei lavori del gruppo 1 (Parte III del documento, “Indicatori di qualità e governance”,  al quale ho direttamente partecipato), dedicati all'approfondimento dei temi:

  • unità formativa (chi la promuove, quali dimensioni, durata, progettazione);
  • autovazione e validazione dell'unità formativa;
  • attori della formazione;
  • governance (problemi e prospettive).

In sostanza, compito del gruppo 1 è stato quello di delineare le caratteristiche delle unità formative dal punto di vista dell'articolazione metodologica, delle scansioni operative (progettazione, gestione e attestazione finale), delle modalità per la formazione in servizio (tempi, durata, obbligo) e della valutazione degli esiti, con approfondimento descrittivo dei diversi soggetti impegnati nei percorsi formativi (Direttori, coordinatori, esperti...) ed ipotesi per la loro formazione[3].

Cos'è l'unità formativa?

Come indicato nel Piano, le attività programmate dalle scuole polo per la formazione sono state configurate come "unità formative", una forma di unità di misura della formazione, quindi non come tradizionali corsi di formazione, bensì come percorsi che comprendano non solo l’attività in presenza, ma anche tutti quei momenti che contribuiscono allo sviluppo delle competenze professionali, quali ad esempio:

  • formazione a distanza;
  • sperimentazione didattica documentata e ricerca/azione;
  • lavoro in rete;
  • approfondimento personale e collegiale;
  • documentazione e forme di restituzione/rendicontazione, con ricaduta nella scuola;
  • progettazione.

L’articolazione di un’unità formativa

Nel Documento 2018 sono sintetizzati gli elementi costitutivi dell'unità formativa, in relazione alla rispondenza ai bisogni dell'organizzazione e ai bisogni del singolo docente, al tipo di formazione realizzata e alla restituzione in termini di comunità professionale:

Rispondenza ai bisogni dell’organizzazione e ai bisogni del docente in rapporto al miglioramento dell’organizzazione

Formazione seminariale o approfondimento di vario genere

Lavoro
collaborativo

Realizzazione del prodotto e documentazione dell’attività svolta in classe

Restituzione all’organizzazione e valutazione tra pari

Strumenti: Piano di Formazione e Piano di Miglioramento con chiari agganci al PTOF, al RAV e al PDM di Istituto

In presenza o a distanza. Può essere integrata in un pacchetto formativo o inserita in un progetto formativo di Istituto desumendola da offerte esterne

Con i docenti della scuola (se UF di scuola il gruppo di riferimento possono essere i colleghi del Dipartimento, del Team, del CDC) o con i corsisti se UF promossa da rete o enti

Definizione a monte dell’UF del prodotto da realizzare e sperimentare e previsione di un monte ore dedicato. Documentazione del percorso con strumenti di accompagnamento (diario di bordo, griglie di autoanalisi, ecc) definiti a monte dell’UF e forniti al docente in formazione

Messa a disposizione del materiale realizzato e della documentazione dell’esperienza e conseguente peer review del gruppo di riferimento (in base ai casi il gruppo di riferimento sono i corsisti o i docenti del dipartimento, team o CDC

L'unità formativa si caratterizza come itinerario formativo significativo con approccio pratico-riflessivo. I nuclei tematici possono essere riferiti sia a specifici contenuti (ad es. formazione sulle lingue e sul CLIL) sia a competenze di natura trasversale (ad es. realizzazione di progetti di rete; assunzione di responsabilità in progetti di ricerca e formazione), sia per consolidare competenze organizzative (ad es. ruoli di tutoraggio per i docenti in periodo di formazione e prova, ruoli in azioni chiave: animatori digitali e team per l'innovazione; coordinatori per l'inclusione; alternanza scuola-lavoro...).

Chi attesta le unità formative?

L'attestazione delle unità formative è rilasciata dai soggetti che promuovono ed erogano la formazione, quindi scuole, università, enti di ricerca, struttura formative accreditate dal Miur (in riferimento alla Direttiva 170/2016).

Le scuole possono riconoscere come unità formative anche iniziative liberamente scelte dai docenti, purché coerenti con il Piano per la formazione della scuola (riferimento alla card docenti), e le istituzioni scolastiche programmano e attuano le unità formative su base triennale, in coerenza con gli obiettivi e le priorità indicati nel Piano e nei piani di formazione di istituto, garantendo almeno un'unità formativa per ogni anno scolastico, diversamente modulabile nel triennio.

Chi progetta l'unità formativa?

L'unità formativa deve trovare coerenza con i principali assetti della scuola. Di seguito uno schema esplicativo di sintesi che delinea il circolo virtuoso fra il piano triennale dell'offerta formativa, il rapporto di autovalutazione, il piano di miglioramento, l'analisi dei bisogni formativi e il bilancio individuale di competenze (Documento 2018).

Quali dimensioni dell'unità formativa?

Le dimensioni fondative dell'unità formativa possono essere ascritte a tre aree fondamentali concatenate e intrecciate (cfr. Documento 2018):

Nelle tre dimensioni è possibile ritrovare elementi qualificanti e caratterizzazioni dell'unità formativa, che si traducono in azioni, indicatori di qualità e figure di riferimento (pp. 46-47 Documento 2018).

Com’è possibile valutare l'unità formativa?

Nel Documento si individuano tre dimensioni di valutazione:

- autovalutazione-autoriflessione, con modalità prevalentemente orientate alla documentazione-riflessione. A titolo esemplificativo, gli strumenti indicati possono essere rubriche, diaristica, strumenti di auto-rappresentazione, linee guida per la compilazione e la validazione dei profili in entrata e in uscita;

- valutazione formativa (dinamica), in relazione a quanto già posseduto dal soggetto e a quanto in via di sviluppo grazie alla interazione sociale, anche attraverso accompagnamenti in presenza (tutor, formatore, etc...). Ad esempio: rubriche di processo e di prodotto individuale e collaborativo, griglie di osservazione, diaristica, prove autentiche - project work, role play, simulazioni...);

- valutazione dell'efficacia del percorso, con tracciamenti, verifiche e modalità di verifica dello sviluppo di competenze, ad esempio: triangolazione dei dati, tracciamento di comportamenti/attività in ambienti specifici, monitoraggio e rilevazione del percepito (interviste, questionari etc...).

Il tema è certamente complesso, perché implica innanzitutto un tempo disteso per definire, validare e attuare modalità di valutazione, nonché la disponibilità individuale a mettersi in gioco in termini di esiti e ricadute in aula dell'impatto formativo.

Quali attori per la formazione?

Il documento propone possibili figure per qualificare la formazione, dal facilitatore al formatore, al tutor... come possibili sostegni ed accompagnamento per una formazione di qualità, e delinea profili di formatori diversificati a seconda dei bisogni e dei settori (competenze sui contenuti, sulla comunicazione, sull'organizzazione e sugli aspetti pedagogici).

L'attuale procedura amministrativa per l'individuazione dei formatori (il c.d. bando o avviso pubblico per la formulazione di graduatorie) ha talora evidenziato gap fra i bisogni espressi, in sede di rilevazione delle necessità, da parte dei docenti, e le competenze effettivamente disponibili per la realizzazione delle azioni formative previste.

Nel Documento si ipotizzano azioni anche a livello territoriale/regionale, in capo agli Uffici Scolastici Regionali, per la promozione di figure di progettista della formazione "junior e senior", per elevare la qualità della formazione, nonché per l'individuazione e relativa formazione di figure di riferimento per ogni istituzione scolastica (coordinatore della formazione in servizio e dello sviluppo professionale), da integrare nello staff del dirigente.

Sono proposte certamente interessanti, che devono essere con chiarezza identificate non come professionalità nuove e diverse dall'insegnamento, ma come implementazione di expertise sul campo riconosciuto e valorizzato dalla comunità professionale.

Problemi di governance

L'ultima sezione è dedicata al tema della governance degli aspetti progettuali, amministrativi e gestionali, con problemi non irrilevanti individuati a partire dallo stato di attuazione del primo anno del Piano nazionale per la formazione dei docenti. Nel Documento 2018 sono infatti sottolineati aspetti sostanzialmente ascrivibili alla necessità di una più intensa e intenzionale regia nazionale e regionale, con armonizzazione fra le varie esperienze compiute, sia a livello di cabine di progettazione sia a livello di singole scuole.

Un Piano da perfezionare e mettere alla prova

La triennalità dell'attuazione del Piano, seppure apparentemente tempo cosiddetto "lungo", ha necessariamente bisogno di un ulteriore dispiegarsi, per almeno un altro triennio, al fine di consentire alle scuole polo di sedimentare le procedure, ai docenti di meglio sviluppare e comprendere i propri bisogni formativi e di orientarsi nella scelta dell'offerta formativa, agli enti e ai proponenti formazione di calibrare un'offerta più matura e articolata di unità formative (e non di corsi di formazione), alle scuole di recepire la formazione realizzata con una forte compenetrazione fra unità formative e unità di apprendimento (o didattiche, che dir si voglia).

Fino a che non viene effettivamente connessa la formazione con la pratica didattica e la ricaduta sugli studenti, la sfida per una formazione di qualità nella scuola è e resta aperta.

L'investimento in termini di struttura e di risorse economiche allocate per la scuola da parte dei decisori politici, e dell'amministrazione attraverso il Piano, è una scelta opportuna e vincente, che rende conto delle professionalità di alto livello che vivono in aula con i ragazzi ogni giorno, e che necessitano di una formazione in servizio di qualità, centrata sulla realtà dell'aula e non sulla sola teoria. I risultati di un investimento così importante, però, possono essere resi visibili e quantificabili, in termini di miglioramento del successo formativo degli studenti, solo in un lungo periodo, e con la messa a punto di strumenti di rilevazione accurati.

Chiara Brescianini

[1] Il Piano triennale per la formazione è stato pubblicato nel fascicolo monografico di “Notizie della Scuola”, n. 5/6, novembre 2016, Voci della scuola n. 11, con interventi di Chiara Brescianini, Giancarlo Cerini, Ettore D’Orazio, Nilde Maloni, Paola Serafin, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone.

[2] Il Documento del Miur sulla formazione è stato pubblicato nel n. 16, aprile 2018, di “Notizie della Scuola”, con una introduzione di Mariella Spinosi e un’intervista al Direttore Generale del Personale, Maria Maddalena Novelli.

[3] Nel documento finale, i lavori del gruppo 1 sono riportati nella parte III - Indicatori di qualità e governance, mentre nella parte I - Standard professionali sono riportati gli esiti del secondo gruppo, e nella parte II - Curriculum e portfolio professionale sono riportati gli esiti del terzo gruppo.




Notizie della scuola n. 16 del 16/30 aprile 2018

SVILUPPO PROFESSIONALE E QUALITÀ DELLA FORMAZIONE IN SERVIZIO

 

DOCUMENTI DI LAVORO



L’esercizio della funzione ispettiva: il nuovo atto di indirizzo

Ettore ACERRA

Dopo otto anni, la nuova direttiva per gli Ispettori

A conferma di quanto già preannunciato in occasione dell’incontro di presentazione dell’interessante ricerca di TreeLLLe, la Ministra Fedeli ha firmato il nuovo atto di indirizzo per l’esercizio della funzione ispettiva, che, dopo qualche ritardo dovuto ai meccanismi non semplici di registrazione, è stato diramato dal Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione in data 11 aprile 2018.

L’atto di indirizzo, che è stato rubricato come Decreto Ministeriale n. 1046 del 28 dicembre 2017, arriva a quasi otto anni dal precedente (D.M. 60/2010), in una situazione del sistema scolastico che ha risentito di grossi cambiamenti (basti pensare alla Legge 107/2015, ma anche, e per alcuni versi soprattutto, al D.P.R. 80/2013, cioè al Regolamento sul sistema nazionale di valutazione).

Erano quindi più che mai necessarie sia una riflessione approfondita, sia l’introduzione di nuovi elementi.

Entro la cornice dell’amministrazione scolastica

Prima di analizzare in sintesi i contenuti del Decreto, è però doverosa una precisazione: dal punto di vista organizzativo, l’Atto di Indirizzo si pone nei limiti dettati dal regolamento di riorganizzazione del Miur, di cui al DPCM 98/2014 e al successivo Decreto che concerne l’organizzazione degli uffici dirigenziali di seconda fascia (DM 753). Non ci si poteva aspettare di più, da questo punto di vista, e quindi rimane confermato che il servizio ispettivo tecnico è collocato, a livello di amministrazione centrale, in dipendenza funzionale dal Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione e, a livello periferico, in dipendenza funzionale dal Dirigenti preposti agli Uffici Scolastici Regionali.

Siamo ancora decisamente lontani dalle ipotesi che erano state messe in campo nel convegno del 5 dicembre 2017 (Ispettorato come Direzione Autonoma, o altro); d’altra parte neanche si poteva andare oltre, tenuto conto del momento politico e della necessità di una riflessione approfondita sull’intera organizzazione del Ministero. È anzi da leggere positivamente la volontà della Ministra di tener fede all’impegno, accogliendo peraltro molte delle proposte avanzate dal Corpo Ispettivo.

Autonomia delle scuole e servizio ispettivo

L’atto di indirizzo è organizzato in tre parti.

Nella premessa si inquadra sinteticamente l’identità del Servizio Ispettivo Tecnico, sottolineandone il contributo alla realizzazione delle finalità del sistema di istruzione e formazione. Il Servizio Ispettivo costituisce parte integrante del Sistema Nazionale di Valutazione, di cui al DPR 80/2013, anche al fine di realizzare una valutazione di sistema, basata su un’analisi della situazione della scuola italiana e della sua evoluzione, e sull’individuazione dei punti di forza e di debolezza.

Oltre a ciò si sottolinea come, nel contesto dell’autonomia, l’attività ispettiva si riveli fondamentale strumento conoscitivo, valutativo e di miglioramento delle diverse realtà scolastiche.

I compiti degli ispettori, oggi

Nella seconda parte dell’Atto di indirizzo, denominata proprio “la funzione ispettiva tecnica”, viene affrontato il tema delle diverse attività che i dirigenti tecnici sono chiamati a svolgere. Tuttavia non si tratta di un elenco esaustivo/analitico (non si tratta, per dirlo chiaramente, di una “liste de commissions”, che sarebbe comunque difficile da definire), ma di una focalizzazione dei principali campi di azione.

Naturalmente viene ribadita la funzione specifica degli Ispettori nell’ambito del Sistema Nazionale di Valutazione: coordinamento dei nuclei di valutazione delle scuole, coordinamento dei nuclei di valutazione dei dirigenti scolastici, partecipazione ai gruppi tecnici e ai nuclei di supporto al SNV, contributo alle attività di formazione.

In questa parte vengono riportati anche gli altri importanti campi di azione:

  • supporto tecnico-scientifico per le tematiche e i processi definiti dall’Amministrazione;
  • assistenza, consulenza e formazione alle istituzioni scolastiche autonome;
  • raccordo tra l’Amministrazione centrale e periferica e le scuole autonome;
  • partecipazione a gruppi di lavoro ed organismi tecnici per l’efficace attuazione delle misure previste da PNSD e PON;
  • predisposizione delle prove d’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione;
  • assistenza e vigilanza agli esami di Stato;
  • monitoraggio, controllo e verifica dei requisiti delle scuole paritarie.

Non poteva essere sottaciuta la questione concernente gli accertamenti ispettivi, che riguardano aspetti didattici ed organizzativi, contabili e amministrativi. A questo proposito, l’Atto di indirizzo prevede che gli organi dell’Amministrazione centrale e periferica conferiscano incarichi ispettivi ai dirigenti tecnici, sentiti i coordinatori delle segreterie tecniche e tenendo conto della specifica professionalità e del criterio di  rotazione degli incarichi. Tali organi informano i dirigenti tecnici incaricati dei provvedimenti adottati rispetto al contenuto dell’incarico.

L’organizzazione del servizio ispettivo, al Miur e nel territorio

La terza parte dell’Atto di indirizzo riguarda l’organizzazione dei dirigenti tecnici: pur se non vi sono - né vi potevano essere - elementi di profonda innovazione, essendo tale atto stato emanato “a legislazione vigente”, in questa parte possono essere comunque rinvenuti alcuni elementi interessanti, concernenti soprattutto il potenziamento degli organi di coordinamento e le segreterie tecniche.

In particolare, la Segreteria Tecnica nazionale predispone il Piano Ispettivo Nazionale Triennale, da proporre al Capo Dipartimento che lo adotta, coordina l’attuazione di tale Piano Ispettivo, coordina i lavori finalizzati alla predisposizione delle tracce degli esami di Stato.

I coordinatori del Servizio Ispettivo regionale predispongono il Piano di lavoro triennale e il Piano regionale di valutazione dei dirigenti scolastici, adottati con provvedimento del Direttore scolastico regionale.

Un importante accenno viene inoltre dedicato alla formazione dei dirigenti tecnici: infatti la Segreteria tecnica centrale si raccorda con i coordinatori regionali per l’esame dei problemi generali concernenti la funzione, e per proporre e realizzare il piano di formazione.

I nodi critici

Benché l’emanazione dell’Atto di indirizzo vada giudicata positivamente, per gli elementi di adeguamento alla nuova situazione e per qualche interessante spunto di innovazione, non possiamo nascondere che permangono ancora molti interrogativi e molti nodi da sciogliere.

Tali questioni, alle quali per motivi di spazio possiamo ora solo accennare, vanno ricercate principalmente (ma non solo) in alcuni aspetti nodali, sia sotto il profilo organizzativo e logistico, sia per il posizionamento del servizio ispettivo nell’ambito del sistema educativo nazionale. Li presentiamo in sintesi.

La questione dei numeri

Ormai da qualche anno siamo abituati ad ascoltare “lamentationes” varie, assolutamente legittime e giustificate, sulla necessità che il corpo Ispettivo sia oggetto di un significativo investimento in termini di reclutamento, al fine di avvicinare progressivamente i “numeri” degli ispettori ai fabbisogni del sistema.

L’ultimo concorso, come sappiamo bene, non ha dato una risposta numericamente significativa in termini di reclutamento; peraltro la Legge 107/2015 ha scelto una via temporanea e quantitativamente insufficiente.

Oggi il numero degli ispettori con incarico a tempo indeterminato (quelli di ruolo, per intenderci) è largamente inferiore a quelli reclutati – con incarichi a termine – con l’art. 19, commi 5 bis e 6; siamo a circa il 40% del totale.

Si tratta di una tematica molto delicata, rispetto alla quale urgono decisioni politiche importanti, anche perché non ci sarebbe bisogno di risorse finanziarie particolarmente cospicue. Non entro nel merito delle modalità di reclutamento: mi limito ad osservare che, con poche decine di milioni di euro, una goccia nel mare rispetto al bilancio complessivo del settore istruzione, si potrebbero dare risposte importanti.

L’autonomia del corpo ispettivo

Sebbene la necessità di un corpo ispettivo autonomo e indipendente sia un’esigenze riconosciuta a livello nazionale ed internazionale, appare chiaro che, anche per questo aspetto, sarà necessaria un’iniziativa politica importante e coraggiosa.

Al momento, non esistendo un vero e proprio Ispettorato, si può ritenere che la situazione sia molto differenziata nei territori: in alcune parti d’Italia (fortunatamente maggioritarie a livello quantitativo) la funzione ispettiva è riconosciuta a pieno titolo, e partecipa e contribuisce ai processi decisionali, soprattutto quelli che richiedono una specifica competenza tecnica. In altri territori, invece, la situazione non è così “rosea”, dato che l’Ispettore viene considerato quasi un “braccio” armato dell’Amministrazione, e la sua attività è molto centrata sulle “patologie” e sul controllo.

La valutazione degli ispettori e la titolarità degli uffici

Pur ripromettendomi di approfondire tali questioni, molto delicate per la verità, la valutazione della performance individuale dei dirigenti tecnici rappresenta un nodo importante, anche perché viene effettuata con modalità e strumenti che risalgono al 2005, ben precedenti l’entrata in vigore dalla Legge 15/2009 e del D.Lgs. 150/2009.

Per non parlare della cosiddetta “pesatura” degli Uffici, rispetto alla quale le sperequazioni nei confronti della Dirigenza Amministrativa sono palesi e ingiustificabili.

Infine l’Amministrazione attualmente ritiene di non poter conferire agli ispettori la titolarità di Uffici amministrativi (per esempio U.A.T.), anche in territori dove le carenze di organico sono causa di situazioni ingestibili: o si ricorre a “reggenze” o ad incarichi con comma 5 bis o 6 (e non entro nel merito). Sta di fatto che un dirigente tecnico, pur rientrando a pieno titolo nella dirigenza pubblica, viene escluso da tale titolarità, che invece viene affidata a dirigenti scolastici o a funzionari amministrativi).

Il Sistema Nazionale di Valutazione

IL DM n. 1046 ha finalmente messo in evidenza che il Servizio Ispettivo tecnico costituisce parte integrante del Sistema Nazionale di Valutazione, in collaborazione con gli altri soggetti individuati dal DPR 80/2013.

Anche questo aspetto andrebbe adeguatamente approfondito.

Per non rischiare di essere tacciato di corporativismo o di superficialità, mi limito a osservare che ancora oggi, forse, si rileva una distanza troppo ampia tra chi la valutazione (delle scuole o delle professionalità) la esercita sul campo, e altri soggetti che prendono le decisioni o predispongono modelli e strumenti.

Nel quadro normativo ed organizzativo esistente bisognerebbe rivalutare e potenziare le attività della Conferenza nazionale di coordinamento dell’SNV (ove sono presenti i vertici di Invalsi, Indire e Servizio ispettivo), e restituire vigore all’Osservatorio per la valutazione dei dirigenti scolastici.

In prospettiva sarà utile un ripensamento complessivo, perché il ruolo dei dirigenti tecnici nel Sistema Nazionale di Valutazione avrebbe bisogno di una riflessione condivisa su modelli, strumenti, compiti e responsabilità.

Ettore Acerra

Esame di Stato 2018: tutte le istruzioni

Pubblicata l’ordinanza che riporta istruzioni e modalità organizzative per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di II grado per l’a.s. 2017/18. Come di consueto, Notizie della scuola dedicherà all'argomento un fascicolo monografico con un'ampia guida redazionale.

Con l’ordinanza 2 maggio 2018 n. 350 il Miur comunica tutte le indicazioni relative all'esame di Stato II ciclo.

La sessione degli esami di Stato inizia il 20 giugno alle ore 8.30. I consigli di classe dell'ultimo anno di corso elaborano entro il 15 maggio per la commissione d'esame, un apposito documento relativo all'azione educativa e didattica realizzata nell'ultimo anno di corso. Al documento stesso possono essere allegati eventuali atti e certificazioni esterne relativi alle prove effettuate e alle iniziative realizzate durante l'anno in preparazione dell'esame di Stato, alle esperienze di alternanza scuola-lavoro, di stage e di tirocini eventualmente promosse, nonché alla partecipazione studentesca.

Il Presidente e i commissari esterni delle due classi abbinate, unitamente ai membri interni di ciascuna delle due classi, si riuniscono, in seduta plenaria, presso l'istituto di assegnazione, il 18 giugno alle ore 8,30. Questo il calendario delle prove:

  • prima prova scritta: mercoledì 20 giugno, ore 8.30; (durata massima: sei ore)
  • seconda prova scritta, grafica o scritto-grafica, compositivo/esecutiva musicale e coreutica: giovedì 21 giugno, ore 8.30.
  • terza prova scritta: lunedì 25 giugno, ore 8.30.
  • quarta prova scritta: giovedì 28 giugno, ore 8.30.

Durante la riunione plenaria o in una successiva, appositamente convocata, le commissioni definiscono la data di inizio dei colloqui per ciascuna classe/commissione e, in base a sorteggio, l’ordine di precedenza tra le due classi/commissioni e, all’interno di ciascuna di esse, quello di precedenza tra candidati esterni ed interni, nonché quello di convocazione dei candidati medesimi secondo la lettera alfabetica. Ẻ, altresì, determinata la data di pubblicazione dei risultati, che deve essere unica per le due classi/commissioni. Al fine di evitare sovrapposizioni e interferenze, i presidenti delle commissioni che abbiano in comune uno o più commissari interni concordano le date di inizio dei colloqui senza procedere a sorteggio della classe.

La prima prova scritta suppletiva si svolge nel giorno di mercoledì 4 luglio alle ore 8.30; la seconda prova scritta suppletiva nel giorno successivo 5 luglio alle ore 8.30, con eventuale prosecuzione, nei giorni successivi per gli esami nei licei artistici e nei licei musicali e coreutici; la terza prova scritta suppletiva si svolge nel giorno di lunedì 9 luglio alle ore 8.30. La quarta prova scritta suppletiva, per gli istituti interessati, si svolge nel giorno successivo all’effettuazione della terza prova scritta. Le prove, nei casi previsti, proseguono nei giorni successivi, ad eccezione del sabato; in tal caso, le stesse continuano il lunedì successivo.

Per i candidati con disabilità, la commissione d'esame, sulla base della documentazione fornita dal consiglio di classe, relativa alle attività svolte, alle valutazioni effettuate e all'assistenza prevista per l'autonomia e la comunicazione, predispone per i candidati con disabilità prove equipollenti a quelle assegnate agli altri candidati. La Commissione d’esame terrà in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive, adeguatamente certificate, relative ai candidati con disturbi specifici di apprendimento (DSA), in particolare, le modalità didattiche e le forme di valutazione individuate nell’ambito dei percorsi didattici individualizzati e personalizzati.

Ciascuna classe-commissione d'esame si riunisce, per le operazioni intese alla valutazione finale e alla elaborazione dei relativi atti, subito dopo la conclusione di tutti i colloqui, compresi quelli dei candidati che hanno sostenuto le prove scritte nella sessione suppletiva. A ciascun candidato è assegnato un voto finale complessivo in centesimi, che è il risultato della somma dei punti attribuiti dalla commissione d'esame alle prove scritte e al colloquio e dei punti relativi al credito scolastico acquisito da ciascun candidato.

Gli Istituti scolastici di istruzione secondaria superiore rilasciano, per tutti i percorsi di studio, insieme al diploma e alla Certificazione, il “Supplemento Europass al Certificato”. Il “Supplemento Europass al Certificato” è un documento standard, diffuso e riconosciuto nell’Unione Europea, riferito a ciascun Indirizzo di studio, che contiene informazioni riguardanti il percorso ufficiale compiuto dallo studente per acquisire il diploma, il corrispondente livello EQF, le competenze generali e d’indirizzo e le attività professionali cui il diplomato potrebbe accedere, anche in contesti di mobilità transnazionale.

L'esito dell’esame con l’indicazione del punteggio finale conseguito, inclusa la menzione della lode qualora attribuita dalla Commissione, è pubblicato, contestualmente, per tutti i candidati delle due classi costituenti la commissione, nell'albo dell'istituto sede della commissione, con la sola indicazione della dizione “esito negativo” nel caso di mancato superamento dell’esame stesso.


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Esame di Stato classi sperimentali

Pubblicati i decreti che regolamentano lo svolgimento, per il corrente a.s. 2017/18, degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di II grado nelle sezioni delle classi sperimentali autorizzate, nelle sezioni ad opzione internazionale tedesca, spagnola e cinese, e in quelle di liceo classico europeo.

In data 2 maggio il Miur ha pubblicato i seguenti decreti:

  • Decreto MIUR 02.05.2018, prot. n. 345: Norme per lo svolgimento per l’anno scolastico 2017/2018 degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado nelle classi sperimentali autorizzate.
  • Decreto MIUR 02.05.2018, prot. n. 346: Norme per lo svolgimento degli esami di Stato nelle sezioni di Liceo Classico Europeo.
  • Decreto MIUR 02.05.2018, prot. n. 347: Norme per lo svolgimento degli esami di Stato nelle sezioni ad opzione internazionale cinese funzionanti presso il Convitto Nazionale “v. Emanuele Il’’ di Roma e presso il Convitto Nazionale “Umberto I” di Torino.
  • Decreto MIUR 02.05.2018, prot. n. 348: Norme per lo svolgimento degli esami di Stato nelle sezioni ad opzione internazionale spagnola funzionanti presso istituti statali e paritari.
  • Decreto MIUR 02.05.2018, prot. n. 349: Norme per lo svolgimento degli esami di Stato nelle sezioni ad opzione internazionale tedesca funzionanti presso istituti statali e paritari.

Leggi i decreti


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Valorizzazione eccellenze: aggiornamento enti accreditati

Aggiornato l'elenco dei soggetti esterni accreditati per il prossimo triennio scolastico al fine di promuovere e realizzare gare e competizioni rivolte agli studenti delle scuole secondarie di II grado, statali e paritarie, nell’ambito delle iniziative per la valorizzazione delle eccellenze.

Con decreto 26 aprile 2018 n. 708 il Miur trasmette l’elenco aggiornato dei soggetti esterni accreditati a collaborare con l'Amministrazione scolastica al fine di promuovere e realizzare gare e competizioni nazionali e internazionali, nonché olimpiadi e certamina, concernenti la valorizzazione delle eccellenze degli studenti delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria superiore, statali e paritarie.

Nel suddetto elenco sono definiti i periodi di validità dell’accreditamento. Il decreto è per fornire informazione alle scuole, ai docenti e agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado sui soggetti esterni che organizzano iniziative di valorizzazione delle eccellenze.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata, alla luce del Bando e degli ultimi scenari normativi.

Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 100 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Bando. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione



Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo

7 maggio 2018

__TESTATA__

n. 88

Arriva il “potenziamento” nella scuola dell’infanzia

Giancarlo CERINI

Dall’organico di potenziamento all’organico funzionale

L’istituzione dell’organico di potenziamento rappresenta una delle novità più rilevanti della legge 107/2015, perché consente di mettere a disposizione delle scuole posti di insegnanti non utilizzati per il funzionamento delle classi (orario curricolare e quadro ordinamentale-base), da impegnare per attivare la flessibilità organizzativa e didattica, indispensabile per migliorare gli esiti dell’apprendimento. In quest’ottica il “potenziamento” rappresenta uno dei presupposti per la piena realizzazione dell’autonomia (Dpr 275/1999).

Al netto di una fase di avvio, legata all’assorbimento dei docenti delle GAE, l’organico di potenziamento si inserisce nell’alveo di un organico funzionale di istituto, in cui tendono a scomparire le rigide distinzioni tra posti curricolari, posti di sostegno, posti di potenziamento, per dar vita ad un organico complessivo rispondente alle diverse esigenze, e per valorizzare al meglio le competenze professionali dei docenti. Questa tendenza è segnalata anche in documenti di indirizzo del MIUR (Nota Dip.to Istruzione 2852 del 5/9/2016).

A cosa dovrebbe servire il potenziamento?

In estrema sintesi, le possibili direzioni di impiego dell’organico di potenziamento sono analiticamente previste nel comma 7 dell’art. 1 della legge 107/2015, e sono così riassumibili:

  • flessibilità didattica (organizzazione modulare di tempi e gruppi, quote di autonomia e flessibilità, classi aperte, didattica laboratoriale, didattiche innovative, didattica per competenze);
  • flessibilità organizzativa (integrazione in “verticale” tra gradi scolastici, aumento del tempo scuola, attività opzionali, apertura pomeridiana, ampliamento offerta formativa: CLIL, musica, digitale, ecc.;
  • figure professionali e organizzative (oltre ai collaboratori… coordinatore personalizzazione curricoli, animatore digitale, tutor per la formazione, supporto alternanza e IFP, ecc.).

Il potenziamento nella scuola dell’infanzia

Destò preoccupazione, tra gli operatori della scuola dell’infanzia (statale), l’esclusione di questo segmento scolastico dalla ripartizione del contingente di potenziamento (v. tabella allegata all’art. 1 della legge 107/2015), perché fu percepita come il disconoscimento della piena funzione educativa di questo segmento scolastico.

Con l’approvazione del decreto legislativo sul “sistema zero-sei” (D.lgs. 65/2017) si è modificata in parte questa clausola, prevedendo l’istituzione progressiva dell’organico di potenziamento anche per la scuola dell’infanzia statale, a patto però di prelevare i posti necessari attraverso una parallela riduzione dei contingenti assegnati agli altri livelli scolastici, con il limite di non determinare esuberi di personale. I posti, dunque, possono essere ri-assegnati alla scuola dell’infanzia solo se non occupati da titolari o aventi diritto. Nei mesi scorsi sono state avanzate proposte, in sede legislativa, per un incremento “reale” dei posti di potenziamento nella scuola dell’infanzia, ma non sono state accolte all’interno della legge finanziaria per il 2018. C’è ancora chi guarda con sospetto questo “organico”, sia all’interno del mondo della scuola, perché implica il superamento di una certa rigidità nell’organizzazione didattica attuale, sia presso l’opinione pubblica, che non sempre ne coglie i vantaggi in termini di arricchimento dell’offerta formativa e di miglioramento dei livelli di apprendimento e del successo formativo degli allievi.

Il reperimento dei posti per il potenziamento

Sono al momento in corso le procedure per la definizione degli organici del personale della scuola, sulla base degli orientamenti amministrativi espressi dal Miur. Per il tema che qui ci interessa, così si esprime il Miur con la nota 16041 del 29-3-2018:

“Per quanto attiene al potenziamento, secondo quanto previsto in decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65 ciascun Ufficio Scolastico Regionale destinerà alla scuola dell’infanzia, nel limite del contingente assegnato, i posti dell'organico di potenziamento posto comune, senza determinare esuberi nell’ambito dei ruoli regionali, attingendo per tale rimodulazione ai posti di potenziamento disponibili prioritariamente della scuola secondaria di II grado, in via secondaria della scuola primaria e in via subordinata dalla scuola secondaria di primo grado”.

Dalle prime indiscrezioni si sta determinando questo quadro previsionale dei posti di potenziamento che saranno attivati: nel migliore dei casi si stima in circa 800 posti complessivi, notevolmente al di sotto di quanto spetterebbe in base alla consistenza del settore scuola dell’infanzia statale nell’ambito del sistema scolastico statale. Si può prevedere, in questa prima fase, la dotazione di circa 2-3 posti (o poco più) per ogni ambito territoriale in cui è suddiviso il territorio italiano. Un piccolo gruzzolo, che risente dei vincoli imposti dalla legge. Si tratterebbe comunque di un primo significativo riconoscimento della pari dignità della scuola per i bambini dai 3 ai 5 anni.

Nord

Centro

Mezzogiorno (Sud e isole)

Piemonte 59

Lombardia 95

Veneto 37

Friuli VG 14

Liguria 17

Emilia-Romagna 45

Marche 28

Umbria 15

Toscana 55

Lazio 75

Abruzzo 24

Basilicata 10

Calabria 34

Campania 102

Molise 5

Puglia 71

Sicilia 92

Sardegna 22

Nuovi posti, per quale utilizzazione?

Intrecciando le disposizioni della legge 107/2015 (comma 7) relative al potenziamento in generale con i contenuti della riforma “zerosei” prevista dal D.lgs. 65/2017, emergono alcune priorità nell’utilizzo dell’organico di potenziamento in fase di definizione. Ci si riferisce a:

a) ampliamento e consolidamento delle fasce orarie di compresenza giornaliera per ogni sezione. Il tema della compresenza è esplicitamente previsto nel D.lgs. 65/2017, ma anche nel regolamento di funzionamento della scuola dell’infanzia statale (DPR 89/2009); tuttavia il tempo effettivo di compresenza appare il frutto casuale e residuale del modello orario della scuola (che può oscillare dalle 30 alle 50 ore settimanali). Sono dunque penalizzate le sezioni con orario prolungato a 9 o 10 ore giornaliere. Un corretto utilizzo della compresenza deve tener conto anche dell’età dei bambini, delle sezioni numerose, delle ragioni di benessere e sicurezza (valori, questi ultimi, citati nel D.lgs. 65/2017), ma soprattutto delle caratteristiche dell’ambiente di apprendimento. Nella scuola dei piccoli risulta indispensabile uno stile educativo improntato all’ascolto, alla cura, all’accompagnamento, alla relazione ravvicinata, che richiede l’articolazione della vita di sezione in piccoli gruppi, in angoli, in situazioni “protette” che favoriscono l’autonomia e l’iniziativa dei bambini;

b) attività di coordinamento pedagogico e didattico: le funzioni di coordinamento pedagogico sono esplicitamente previste nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo 2012, e formulate nel D.lgs. 65/2017 come elemento di garanzia di progettualità, qualità organizzativa e didattica, supervisione e formazione del personale. Sull’apporto di queste figure si sono sviluppate le migliori esperienze italiane (degli enti locali e del sistema paritario), mentre la scuola dell’infanzia statale ne è priva. Con il potenziamento si potrebbe valorizzare l’apporto dei migliori insegnanti statali, cui affidare compiti, anche a tempo ridotto, di coordinamento, consulenza, verifica e monitoraggio, supporto alle funzioni del dirigente scolastico (come per gli altri gradi scolastici);

c) attività di prevenzione, sostegno, supporto ai bisogni educativi speciali: una funzione rilevante nella scuola dell’infanzia dovrebbe riguardare lo svolgimento di momenti di osservazione, di screening, di supporto ai genitori, anche per la precoce individuazione delle situazioni di difficoltà e la predisposizione di misure di prevenzione. Si tratterebbe di un investimento di risorse umane ad alta redditività, per il contrasto delle disuguaglianze e dei potenziali insuccessi, come segnala anche il documento del Miur “Una politica nazionale di contrasto del fallimento formativo e della povertà educativa”, gennaio 2018;

d) supplenze brevi e temporanee: com’è noto, si tratta di una finalità prevista dal legislatore, che dovrebbe essere utilizzata con molto equilibrio, per non vanificare il significato del “potenziamento”. A tal fine sarebbe assai utile definire dei criteri amministrativi nazionali per salvaguardare un uso intelligente del “potenziamento”, ad esempio indicando che l’utilizzo per supplenze non dovrebbe essere superiore ad 1/3 del monte-ore assegnato. Inoltre le sostituzioni brevi dovrebbero essere a carico dell’intera comunità professionale, attraverso un meccanismo di corresponsabilità e rotazione degli impegni e delle disponibilità.

E se ci fossero altre esigenze?

Se consideriamo la scuola dell’infanzia uno dei settori trainanti del nostro sistema scolastico, non possiamo sottovalutare le esigenze di natura strutturale che occorre affrontare per la sua espansione e generalizzazione qualitativa (così si esprime il D.lgs. 65/2017). Ci riferiamo a situazioni quali:

e) funzionamento didattico delle sezioni primavera: possibilità di assegnare almeno un posto di organico docente per realizzare pienamente le finalità di continuità, transizione, passaggio fluido tra le diverse età, tipiche della sezione primavera, evidenziando il carattere innovativo e sperimentale di questa istituzione. Purtroppo, fino ad oggi, almeno per quanto riguarda le sezioni primavera “statali”, tutto avviene tramite “esternalizzazione” del servizio;

f) completamento dell’organico per sezioni funzionanti ancora ad orario ridotto: è necessaria una quantificazione del reale fabbisogno di orario a tempo standard-pieno (40 h) nelle realtà che ne sono sprovviste, ma serve soprattutto un’analisi approfondita delle cause del mancato funzionamento della scuola dell’infanzia a tempo standard-pieno (carenza di servizi? mancanza di domanda dei genitori? “latitanza” degli enti locali?);

g) assunzione in gestione di scuole dell’infanzia non statali, a fronte di difficoltà crescenti di enti locali o di soggetti privati e/o paritari, che potrebbero lasciare determinate aree territoriali prive di servizio educativo.

Incombe il calo demografico

Queste esigenze in parte entrano in collisione con quanto previsto dal legislatore in materia di organico di potenziamento, anche se spesso, nella versione “popolare” della legge 107/2015, si è fatto cenno alla possibilità di sdoppiare classi, ridurre il numero degli allievi, ampliare il tempo scuola, ecc. A queste si dovrebbe far fronte con “manovre” di programmazione degli organici e degli insediamenti scolastici, cominciando ad affrontare l’impatto del notevole decremento demografico della fascia 3-5 anni atteso per i prossimi anni[1]. La Fondazione Agnelli stima che nei prossimi 10 anni la popolazione infantile interessata alla scuola dell’infanzia potrebbe diminuire del 14-17%, circostanza che potrebbe implicare la riduzione di oltre 6.000 sezioni.

Sarà possibile utilizzare l’esubero non riducendo gli organici, ma qualificando ulteriormente il servizio scolastico, proprio a partire dalla scuola dell’infanzia?

Giancarlo Cerini

[1] Fondazione Agnelli, Scuola. Orizzonte 2028 Evoluzione della popolazione scolastica in Italia e implicazioni per le politiche, FGA, aprile 2018.

C’è anche l’educazione finanziaria…

Mavina PIETRAFORTE

Le educazioni per una cittadinanza attiva

Le educazioni, alla legalità, alla musica, all'arte, linguistiche, alla pace, allo sport, hanno pervaso il testo della L. 107/2015, sollevando ondate di progettualità da parte delle scuole, stimolandole e sviluppandole anche con l'ausilio dei fondi stanziati con appositi bandi, in base al Programma operativo nazionale (PON) 2014-20.

Una stagione feconda, quella iniziata tre anni fa, paragonabile solo a quella della seconda metà degli anni '90, quando le scuole avviarono le maxi-sperimentazioni, avvalendosi dell'art. 11 del Dpr 275/1999.

Ma c'è un'educazione che la fa da padrona: quella alla cittadinanza attiva, perché la qualificazione di attiva non può mancare, sembrando incompiuta una cittadinanza tout court, che magari può rimanere passiva o non produttiva di scelte utili per la società, specie in materia finanziaria.

L’educazione finanziaria surtout!

Da questa convinzione scaturisce la decisione strategica di potenziare l'educazione finanziaria, che il Governo ha assunto in prima persona, tirando le fila di quella che era comunque una prerogativa delle scuole nella loro progettualità, a partire dall'applicazione di precisi protocolli siglati all'origine  tra il Miur e la Banca d'Italia già dal 2007, fino al più recente tra il Miur e il Fedur del 2016. Questi Protocolli vengono replicati a cascata nelle articolazioni periferiche del Miur, ovvero  negli Uffici scolastici regionali e provinciali, nei loro raccordi con le agenzie del territorio, generando una serie di iniziative diffuse nelle scuole, come le giornate dedicate all'educazione finanziaria, in base al  progetto €cono-mix, o al premio della Banca d'Italia "Inventiamo una banconota", senza dimenticare la Giornata europea dell'educazione finanziaria, che ricorre ogni anno il 21 ottobre.

Ma ora tutto questo va ben oltre le scuole, e diventa un'educazione finanziaria per l'intera popolazione, dai giovani agli adulti, passando per le fasce potenzialmente più deboli della società, le donne, i migranti, ma anche i piccoli imprenditori.

La necessità di una alfabetizzazione finanziaria

L’educazione finanziaria a livello nazionale è oggetto di un’apposita Strategia nazionale per il triennio 2017-20, da parte del Governo, in primis dal Mef, sentito il Parlamento, ed è a suo modo rivoluzionaria. Assume a modello quanto intrapreso negli USA durante l'amministrazione Obama con il Global Financial Literacy Excellence Center, fondato dall'economista della George  Washington University Annamaria Lusardicon il compito di vagliare  le conoscenze dei  cittadini nel mondo, anche in collaborazione con Ocse e Banca Mondiale.

La stessa Lusardi è ora alla guida del Comitato dell'educazione finanziaria, affiancata dai rappresentati dei Ministeri, Mef e Miur, e degli organismi bancari ed assicurativi. Un Comitato inteso come il braccio operativo della Strategia, dovendo mettere in campo una serie di iniziative volte alla diffusione dei temi dell'educazione finanziaria, per una cittadinanza attiva e consapevole sull'uso del denaro e dei suoi strumenti, con interventi mirati per la popolazione e per la scuola.  Le iniziative riguardanti le scuole hanno il proposito di dare ulteriore linfa a quanto già in atto, potenziando gli insegnamenti, aumentando i protocolli, dedicando un intero mese all'educazione finanziaria, promuovendo gare con Olimpiadi e hackathon tra gli studenti.

Quest'opera di alfabetizzazione finanziaria si avvale di un apposito portale che qui presentiamo.

Il portale dell'educazione finanziaria: quello che conta

Al portale dell'educazione finanziaria "Quello che conta" (http://www.quellocheconta.gov.it/it/), on line dal 16 aprile u.s., si accede da una pagina del sito Miur dedicata all'educazione finanziaria, http://www.miur.gov.it/web/guest/-/educazione-finanziaria-online-la-prima-versione-del-portale-quello-che-conta-?. Esso è articolato in una serie di rimandi anche ad altri portali, come  http://open.gov.it/itaedufin/, o quello della Banca d'Italia, https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/avvisi-pub/avvertenza-valute-virtuali-2018/index.html, e del Mef, http://www.mef.gov.it/ministero/comitati/comitato-educazione-finanziaria/.

Il portale, in versione beta, ovvero una versione di un software non definitiva, che viene messa a disposizione degli utenti secondo una modalità accessibile e utile, è il risultato di una sinergia di attori governativi e di poteri economici, volta ad intraprendere un'azione di rete per la crescita culturale dell'intera popolazione sui temi finanziari, bancari ed assicurativi.

A questo fine esemplifica i momenti essenziali della vita ineludibilmente connessi a situazioni finanziarie e reddituali, dall'avere i primi soldi al percepire un reddito conseguente al tanto sospirato lavoro, all'acquisto del bene primario che è la prima casa, alla costruzione di una vita a due, alle responsabilità economiche dell'avere dei figli, per concludere con la pensione e la necessità di garantirsi una vita dignitosa.

Momenti essenziali, o meglio  "momenti che contano", racchiusi nella grafica dei cartelloni, che ci ricordano come la vita sia fatta di scelte, e come sia opportuno che queste scelte siano oculate e ben amministrate.

Un Sillabo per l’educazione finanziaria: spread, taeg, swap…

Se si decide di saltare la pagina dei cartelloni con i momenti che contano, si apre per intero il portale
 dell'educazione finanziaria in versione beta, dove si può navigare per esplorare.

In ABC di quello che conta ci sono le 7 cose da sapere: la spiegazione di cosa sia il tasso di interesse, semplice e composto, in cosa consista la relazione rischio-rendimento e la diversificazione del rischio, con un affondo su cosa sia l'inflazione.

Vi sono a completamento 12 guide pratiche su cosa leggere prima di investire, come scegliere la polizza RC auto, come pianificare il risparmio previdenziale, per finire su come riconoscere il denaro falso e "cosa sapere delle cosiddette valute virtuali".

L'ABC è completato da un glossario dalla A alla Z, dove i termini sono quelli di addebito, anzianità contributiva, carta di credito, conto corrente bancario, denaro, diversificazione del portafoglio, Euribor, INPS, IBAN, PAC, protesti, quietanza, rischio assicurativo, spread, taeg, titoli di stato, valuta virtuale.

Associati al glossario vi sono gli strumenti bancari e finanziari: alla voce “Derivati” del Glossario segue una spiegazione di cosa siano questi strumenti e come funzionano, e la descrizione delle tipologie, come gli swap, ovvero accordi per scambi di pagamenti a date certe.

A seguire, nella barra del menu di scelta, 5 consigli utili, che sono: aver cura dei propri soldi, informarsi bene, in particolare non firmare se non si è compreso il prodotto o servizio finanziario, per concludere che comunque "guadagni di più" solo se "rischi di più".

I momenti che contano nella propria vita (finanziaria)

Cosa conta per te dunque è già certo: i momenti che contano di cui sopra, e il sapere correlato a questi momenti, già definito  in pillole finanziarie di saggezza, dal saper gestire i conti di tutti i giorni ad investire i propri soldi, affrontando anche gli imprevisti, al pianificare la pensione e la terza età, al comprare beni e servizi importanti; tutte voci, anche queste, inscritte in rettangoli corredati da disegnini in tema (ad es. per gestire i conti di tutti i giorni vi è l'icona quotidiana del carrello della spesa, oppure per comprare beni e servizi vi è il disegnino della macchina).

All'interno di questi rettangoli, se si vuole "scoprire di più", si possono fruire brevi video animati.  Ad esempio, in quello per investire i propri soldi in caso di risparmio, e tenuto conto che è sempre meglio diversificare, si consiglia di investire in azioni, obbligazioni, fondi di investimento, polizze assicurative, a seconda dell'orizzonte temporale che si considera, e comunque ricordando che è sempre meglio informarsi prima, appunto sul portale dell'educazione finanziaria.

Dalle conoscenze teoriche alle scelte operative

Si preannuncia che il portale sarà in futuro corredato con  toolkit e tutorial didattici, per agevolare il passaggio dalla conoscenza teorica alla sperimentazione pratica (applicativi per la pianificazione finanziaria, test comportamentali e giochi interattivi), per raggiungere in modo semplice ed efficace l'intera popolazione, i giovani, gli adulti, alcuni gruppi vulnerabili (donne, anziani, migranti), piccoli imprenditori, come stabilito nel programma della Strategia nazionale per l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, triennio 2017-2019.

Mavina Pietraforte

Insegnare e dirigere nella scuola digitale

Cosa significa oggi insegnare e dirigere in un mondo digitale? Come cambiano gli ambienti di apprendimento con le nuove tecnologie? Se ne parla lunedì 14 maggio presso l’Istituto Tecnico Economico Matteucci di Forli’, in compagnia, fra gli altri, di Giancarlo Cerini e Roberto Baldascino, autore del libro “Insegnare e dirigere nella scuola digitale”.

“Chi ha paura del digitale? Apprendere, insegnare e dirigere nella scuola digitale”: è questo il titolo dell’evento che si terrà lunedì 14 maggio 2018, a partire dalle ore 15,45, presso la Sala incontri dell’Istituto Tecnico Economico “Matteucci”, in via Turati 9, Forli’.

Si tratta di un incontro di approfondimento e confronto a partire dal testo “Insegnare e dirigere nella scuola digitale”, edito da Tecnodid. Intervengono l’autore del libro, Roberto Baldascino (Dottore di ricerca, Università di Ancona, insegnante di scuola secondaria di II grado), il prof. Massimo Della Valle (Liceo Scientifico “F.P.di Calboli. – Servizio Marconi TSI - USR Emilia-Romagna). Conduce l’incontro Giancarlo Cerini (già Dirigente Tecnico Miur).

L’ingresso è libero. Sarà rilasciato attestato di partecipazione.

Maggiori informazioni


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Insegnare e dirigere nella scuola digitale

Come cambiano gli ambienti di apprendimento

Roberto Baldascino
pagg. 208, marzo 2018, euro 20,00


Il volume spiega, in maniera semplice ed efficace, cosa significa oggi insegnare e dirigere in un mondo digitale, e come si stanno modificando gli ambienti di apprendimento con le nuove tecnologie.

Contiene 30 voci che trattano questioni di grande attualità, tra le quali: Coding, Competenze digitali, Stampante 3D, Flipped classroom, Metodo BYOD. Si analizzano i framework europei sulle competenze digitali degli studenti e dei docenti. Non sono trascurati gli strumenti tecnologici più tradizionali, come PC, videoproiettori, TV e la LIM, e neanche i più recenti tablet e smartphone.

Una parte importante è riservata alla E-leadership del Dirigente Scolastico, sia a livello gestionale amministrativo sia a livello educativo e didattico. Il volume è pensato anche per coloro che si stanno preparando ad affrontare le prove concorsuali.

per informazioni



Educazione stradale: a che punto siamo

Lo scorso 3 maggio 2018 il Sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi ha illustrato l’andamento dei progetti di educazione stradale avviati nelle scuole nell’a.s. 2017/18, gli obiettivi e i risultati attesi ad un anno dall’avvio dell’offerta formativa, presente su “Edustrada”, la prima Piattaforma Nazionale sull’Educazione Stradale del Miur.

Il portale Edustrada rientra tra le iniziative messe in campo dal MIUR, in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), la Polizia Stradale, ACI, Fondazione ANIA, Federazione Italiana Motociclisti, Federazione Ciclistica Italiana e l’Associazione Guarnieri. A partire dal 2016, le scuole hanno a disposizione un contenitore tematico su materiali, concorsi, iniziative e progetti didattici. L’offerta formativa è programmata in collaborazione con i partner ed è disponibile dai primi mesi dall’avvio dell’anno scolastico. Le scuole esprimono preferenze sui progetti direttamente online.

Il Miur, in collaborazione con i partner, ha offerto per l’a.s. 2017/18 ben 22 progetti.  Si sono registrate 1.443 adesioni per circa 800 scuole su tutto il territorio nazionale. Il numero maggiore di scuole aderenti ai progetti sul portale Edustrada  si è registrato al Sud per il 50%, segue il Nord al 30% e il Centro al  20%. L’analisi dei progetti svolti in questi anni ha registrato un costante incremento del numero delle scuole impegnate in attività di educazione stradale.

Il Ministero ha effettuato monitoraggi sempre più dettagliati su progetti territoriali e nazionali per programmare in maniera mirata iniziative e progetti futuri.

All’incontro sono intervenuti Rosa De Pasquale, Capo Dipartimento per il Sistema Educativo di Istruzione e Formazione del Miur, Riccardo Nencini, Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Giovanni Busacca, Direttore del Servizio Polizia Stradale, Umberto Guidoni, Segretario Generale Fondazione ANIA, Vincenzo Leanza, Responsabile Educazione Stradale ACI.


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Conferma incarichi di presidenza a.s. 2018/19

Pubblicata la direttiva che disciplina la conferma degli incarichi di presidenza nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, nelle scuole secondarie di secondo grado e nelle istituzioni educative per l’anno scolastico 2018/2019. Domande in carta semplice all’Ufficio Scolastico Regionale - Ambito territoriale entro il 24 maggio.

Con nota 16 aprile 2018, prot. n. 19224 il Miur ha trasmesso la direttiva 16 aprile 2018, prot. n. 281, che disciplina la conferma degli incarichi di presidenza nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, nelle scuole secondarie di secondo grado e negli istituti educativi per l’anno scolastico 2018/2019.

Gli incarichi di presidenza già conferiti negli anni precedenti sono confermati a domanda sui posti residuati dopo eventuali nomine in ruolo e autorizzazioni all’accoglimento di istanze di riammissione e trattenimento in servizio.

Qualora si verifichi una riduzione dei posti disponibili rispetto al numero degli aspiranti alla conferma sul posto ricoperto nell’anno scolastico 2017/2018, gli stessi possono essere assegnati ad altra scuola o istituto nell’ambito della regione.

Gli aspiranti alla conferma dell’incarico devono presentare domanda, in carta semplice, all’Ufficio Scolastico Regionale - Ambito territoriale della provincia in cui hanno la sede di servizio in qualità di preside incaricato nel corrente anno scolastico, nel periodo dal 24 aprile al 24 maggio 2018. Nella domanda sono indicati il punteggio conseguito nella graduatoria per il conferimento degli incarichi di presidenza relativo all’anno scolastico 2005/2006, le sedi preferite e le istituzioni scolastiche presso le quali gli aspiranti desiderino essere assegnati, nonché il possesso di eventuali titoli di precedenza nella scelta della sede.

Deve, inoltre, essere espressamente indicata l’eventuale preferenza ad essere prioritariamente confermati nella sede di servizio occupata nell’anno scolastico 2017/2018, ove disponibile, ovvero ad essere assegnati ad altra sede. Gli interessati, nel caso di mancanza di sedi nella provincia di appartenenza, devono dichiarare la propria eventuale disponibilità ad essere assegnati ad istituti disponibili in altra provincia della regione, indicando, nell’ordine, le province nell’ambito delle quali desiderino essere assegnati.

I posti disponibili non assegnati per conferma sono successivamente conferiti con incarico di reggenza.


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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