Scuola7 28 maggio 2018, n. 91

Scuola7

la settimana scolastica

28 maggio 2018, n. 91


In questo numero parliamo di:

Il colloquio orale all’esame di stato: cosa c’è di nuovo? (A. Prontera)

Alternanza scuola lavoro, un passo di lato (D. Ciccone)

Scuola dell’infanzia: si avvia il RAV infanzia (L. Donà)

La questione delle iscrizioni ai percorsi per adulti (M.G. Accorsi)

Regolamento europeo sulla privacy: prime indicazioni per le scuole

Biblioteche scolastiche: stanziamento MiBACT

Alternanza scuola-lavoro: aggiornamento dati

Comandi di dirigenti scolastici e docenti a.s. 2018/19

Graduatorie d’istituto ATA: tempistica

Alunni con disabilità: tutti i dati


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diIl colloquio orale all’esame di stato: cosa c’è di nuovo?
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28 maggio 2018

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n. 91

Il colloquio orale all’esame di stato: cosa c’è di nuovo?

Angelo PRONTERA

Un esame coerente con le Indicazioni/2012

L’ultima delle prove che compongono l’esame di Stato conclusivo del 1° ciclo d’istruzione è il colloquio che l’alunno di “terza media” dovrà affrontare dinanzi alla sottocommissione d’esame composta da tutti gli insegnanti dell’ultimo anno.

Prova che non può essere ricondotta a “un repertorio di domande e risposte su ciascuna disciplina, prive del necessario organico collegamento” o a “una somma di colloqui distinti” per disciplina così come affermava il vecchio DM del 26 agosto 1981 relativo ai “Criteri orientativi per gli esami di licenza media”, ma riguarda piuttosto un “parlare insieme” (dal latino colloquium da colloqui)  “finalizzato a valutare il livello di acquisizione delle conoscenze, abilità e competenze descritte nel profilo finale dello studente previsto dalle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”.

Il colloquio viene pertanto inquadrato, con espresso richiamo nei tre riferimenti normativi (dal d. lgs. 62/2017 al DM 741/2017 alla nota circolare 1865 del 10 ottobre scorso), all’interno dello scenario culturale pedagogico e didattico delle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione del 2012 e in particolare si richiama il Profilo dello studente al termine del 1° ciclo che descrive, in forma essenziale, le “competenze riferite alle discipline di insegnamento e al pieno esercizio della cittadinanza, che un ragazzo deve mostrare di possedere al termine del primo ciclo di istruzione”.

Il colloquio è ancora pluridisciplinare e interdisciplinare?

Mentre per quanto riguarda le tre prove scritte finali il dettato normativo è abbastanza dettagliato e puntuale (d. lgs. 62/2017 e DM 741/2017, nota circolare 1865/2017 e infine il Documento di orientamento per la redazione della prova d'italiano nell'esame di stato conclusivo del primo ciclo del 16 gennaio 2018 del gruppo di lavoro guidato dal prof. Serianni)[1], per il colloquio non vi sono, ancora, indicazioni di dettaglio in merito ad alcuni aspetti sui quali in questi giorni si stanno interrogando i collegi dei docenti.

Fino allo scorso anno era "consuetudine" far firmare agli alunni di terza media, per ogni disciplina, gli argomenti trattati durante l'ultimo anno e da portare agli esami, in forza della "vecchia" OM 90/2001 che al c. 28 dell'art. 9 (Valutazione finale nelle classi terze della scuola media ed esame di Stato di licenza della scuola media) affermava che "Nella riunione preliminare vengono, altresì, esaminati i programmi effettivamente svolti”, non solo quelli relativi ai candidati interni ma anche quelli “presentati dai candidati privatisti".

Da diversi anni, inoltre, è invalso l’uso tra gli alunni di preparare le c.d. “tesine” da discutere in sede di colloquio finale, ma non contemplate da alcun riferimento normativo: nella sostanza si trattava di un percorso tematico preparato dal candidato (in molti casi preconfezionato), spesso privo di collegamenti con la “progettazione disciplinare” o con la "progettazione curricolare della classe” presentate nei rispettivi consigli di classe all’inizio dell’anno scolastico.

Sempre sino allo scorso anno scolastico si faceva riferimento, in sede d’esame, a un colloquio pludisciplinare che aveva il suo riferimento normativo nella CM a carattere permanente n. 48/2012 dove si affermava che “Il colloquio pluridisciplinare, condotto collegialmente alla presenza dell’intera sottocommissione esaminatrice, verte sulle discipline di insegnamento dell'ultimo anno (escluso l’insegnamento della religione cattolica), consentendo a tutte le discipline di avere giusta considerazione”.

Alcuni elementi innovativi

La novità, almeno dal punto di vista testuale (ma non proprio semantico), è la "capacità di collegamento organico e riflessivo tra le varie discipline di studio", laddove nella previgente normativa si parlava, invece, di colloquio "pluridisciplinare" e "interdisciplinare", aggettivi scomparsi dai decreti attuativi relativi al nuovo esame di Stato.

La novità più rilevante però, introdotta dalla riforma, riguarda i livelli di padronanza delle competenze connesse alle attività di Cittadinanza e Costituzione che il candidato in sede di colloquio dovrà dimostrare di aver acquisito. Si tratta di una competenza le cui attività, dopo l’eliminazione di “Educazione civica” (istituita dall’allora ministro dell’istruzione Aldo Moro), non fanno più capo ad una disciplina specifica ed autonoma con un orario settimanale ben definito e per questo spesso marginalizzata nel triennio della scuola secondaria di 1° grado[2].

La capacità di argomentazione e di risoluzione di problemi

Un punto fermo rimane, nel nuovo articolato normativo, la conduzione collegiale del colloquio da parte della sottocommissione che dovrà porre “particolare attenzione alle capacità di argomentazione, di risoluzione di problemi, di pensiero critico e riflessivo”.

La capacità di argomentazione, in sede di colloquio orale, richiama una delle tre tipologie di tracce previste per la nuova prova scritta di Italiano, ovvero il “testo argomentativo”, il cui fine comune alle due prove è l’esposizione di riflessioni personali e il sostegno delle idee presentate.

Non di una mera ripetizione degli argomenti studiati quindi si tratta, ma di saper argomentare ed essere in grado di fare inferenze  attraverso il ragionamento.  Insomma, parafrasando Sciascia potremmo dire che “il colloquio non è l’interrogazione, ma è il ragionare”.

La capacità di risoluzione di problemi richiama, invece, la metodologia didattica del problem solving, ossia l’abilità, da parte dell’alunno, di risolvere problemi nuovi, piuttosto che la capacità di applicare metodi conosciuti a situazioni problematiche già codificate.

Insomma, la commissione d’esame dovrà accertare, secondo la nota definizione di Wiggins, “non solo ciò che l’alunno sa, ma ciò che sa fare con ciò che sa”, valutando così la sua capacità di generalizzare, di trasferire e di utilizzare la conoscenza acquisita nel corso del triennio in altri contesti problematici (transfer delle competenze).

Dimostrare pensiero critico e riflessivo

Strettamente connessa al problem solving è la capacità di pensiero critico e riflessivo che l’alunno dovrà dimostrare in sede di colloquio d’esame.

L’aggettivo “critico” accostato al sostantivo “pensiero”[3] sta ad indicare un pensiero profondo, razionale e attivo, che valuta e decide, un pensiero riflessivo, quindi, che si genera da un dubbio, da una incertezza e dalla capacità di individuare e concettualizzare un problema attraverso la riflessione su una situazione sfidante (Problem posing e pensiero critico per affrancarsi dagli oppressori, in La pedagogia degli oppressi di Paulo Freire).

Si tratta, fra l’altro, di una delle “16 skills del ventunesimo secolo” da sviluppare a scuola individuate dallo studio del Forum economico mondiale (World Economic Forum) pubblicato nel 2015 che definisce il pensiero critico come “la capacità di identificare, analizzare e valutare situazioni, idee e informazioni per formulare risposte ai problemi” (la 7ª skill: thinking/problem-solving) [4].

Del resto, come aveva affermato qualche decennio fa Don Giussani nel suo Rischio educativo (1977) “La vera educazione deve essere un’educazione alla critica”, in quanto senza critica “il giovane è foglia frale” [fragile], vittima del vento dominante, della sua mutevolezza, di un’opinione pubblica generale creata dal potere reale”.

I dubbi e i nodi irrisolti del colloquio dell’esame

Alla luce di quanto “argomentato” sopra rimangono ancora alcune problematicità concrete da affrontare prima della prova, che si terrà a giugno prossimo, e che possono essere così sintetizzate:

  1. Se il colloquio verte ancora sulle discipline di insegnamento dell’ultimo anno (così come è stato fino allo scorso anno alla luce della CM a carattere permanente n. 48/2012) o anche sulle discipline e sugli argomenti dell’intero triennio (la nuova normativa in tal senso non dice nulla).
  1. Se il colloquio ha inizio con un argomento scelto dal candidato (come per l’esame di Stato del 2° ciclo, OM n. 350/2018) per poi passare ad altri argomenti trattati durante l’ultimo anno o se verte “esclusivamente” sugli argomenti del percorso tematico prescelto dall’alunno.
  1. Se gli “argomenti effettivamente svolti” durante l’ultimo anno (il vecchio “programma”) vanno ancora consegnati alla commissione d’esame in sede di riunione preliminare e pertanto sono vincolanti per il colloquio finale, com’era previsto dall’OM n. 90/2001.
  1. Se il colloquio finale si può intendere anche “come momento di approfondimento di aspetti culturali, non necessariamente pertinenti ciascuna disciplina” come previsto dal “vecchio” DM 26 agosto 1981 (Criteri orientativi per gli esami di licenza media).
  2. Se gli alunni si possono discostare in sede di colloquio finale dagli argomenti trattati durante l’ultimo o gli ultimi anni scegliendo e portando, eventualmente, altri argomenti, autori o opere non svolti in alcuna delle discipline d’esame.

Come orientare il colloquio? Criteri nazionali o “di scuola”?

Ci chiediamo, in conclusione: un “Documento di orientamento per lo svolgimento del colloquio” (così come elaborato dal gruppo di lavoro ministeriale guidato dal prof. Serianni per lo scritto di Italiano) o un chiarimento ministeriale (come la recente nota n. 7885 del 09 maggio 2018 concernente la “Prova scritta relativa alle competenze di lingua straniera)[5] potrebbe rappresentare una bussola significativa sia per i collegi dei docenti sia per le commissioni e le sotto-commissioni d’esame?

O è preferibile demandare il tutto all’autonomia delle istituzioni scolastiche con le conseguenti diverse modalità di conduzione del colloquio finale?

Angelo Prontera


Ricognizione normativa colloquio esame conclusivo 1° ciclo

§ D. Lgs. 62/2017: Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107.

Art. 8: Svolgimento ed esito dell'esame di Stato [PRIMO CICLO]

5. Il colloquio è finalizzato a valutare le conoscenze descritte nel PROFILO FINALE dello studente secondo le INDICAZIONI NAZIONALI, con particolare attenzione alla CAPACITÀ di ARGOMENTAZIONE,  di risoluzione di problemi, di pensiero critico e riflessivo, nonché il livello  di  padronanza  delle  COMPETENZE  di  CITTADINANZA,   delle competenze nelle  lingue  straniere. Per i percorsi ad INDIRIZZO MUSICALE, nell'ambito del colloquio è previsto anche lo svolgimento di una PROVA PRATICA di STRUMENTO.

§ DM 741/2017: Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di Istruzione

Art. 10 - Colloquio

1. Il colloquio è finalizzato a valutare il livello di acquisizione delle conoscenze, abilità e competenze descritte nel PROFILO FINALE dello studente previsto dalle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione.

2. Il colloquio viene condotto collegialmente dalla sottocommissione, ponendo particolare attenzione alle capacità di argomentazione, di risoluzione di problemi, di pensiero critico e riflessivo, di collegamento organico e significativo tra le varie discipline di studio.

3. Il colloquio tiene conto anche dei livelli di padronanza delle competenze connesse all’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione.

4. Per i percorsi ad indirizzo musicale è previsto anche lo svolgimento di una prova pratica di strumento.

§ Nota circolare MIUR n. 1865 del 10 ottobre 2017: Indicazioni in merito a valutazione, certificazione delle competenze ed esame di Stato nelle scuole del primo ciclo d’istruzione [ai sensi del DM n. 741 del 3 ottobre 2017, in corso di registrazione]

4.Le prove d’esame

Attraverso il colloquio la commissione valuta il livello di acquisizione delle conoscenze, abilità descritte nel profilo finale dello studente previsto dalle Indicazioni nazionali per il curricolo.

Il colloquio è condotto collegialmente da parte della sottocommissione e si sviluppa in modo da porre attenzione soprattutto alla capacità di argomentazione, di risoluzione di problemi, di pensiero critico e riflessivo, di collegamento organico tra le varie discipline di studio.

Il colloquio tiene conto anche dei livelli di padronanza delle competenze connesse alle attività svolte nell’ambito dei Cittadinanza e Costituzione.

Per gli alunni iscritti a percorsi ad indirizzo musicale è previsto anche lo svolgimento di una prova pratica di strumento.

§ CM n. 48/2012: Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione. Istruzioni a carattere permanente

Colloquio pluridisciplinare

Il colloquio pluridisciplinare, condotto collegialmente alla presenza dell’intera sottocommissione esaminatrice, verte sulle discipline di insegnamento dell'ultimo anno (escluso l’insegnamento della religione cattolica), consentendo a tutte le discipline di avere giusta considerazione.

Il colloquio è finalizzato a valutare non solo le conoscenze e le competenze acquisite, ma anche il livello di padronanza di competenze trasversali (capacità di esposizione e argomentazione, di risoluzione dei problemi, di pensiero riflessivo e critico, di valutazione personale, ecc.). Al colloquio interdisciplinare è attribuito un voto espresso in decimi.

Gli studenti che hanno frequentato le classi ad indirizzo musicale sono chiamati a dimostrare anche la competenza musicale raggiunta al termine del triennio, sia sul versante della pratica esecutiva, individuale e/o d’insieme, sia su quello della conoscenza teorica.

§ O.M. n. 90/2001: Norme per lo svolgimento degli scrutini e degli esami nelle scuole statali e non statali di istruzione elementare, media e secondaria superiore - Anno scolastico 2000-2001

Art. 9: Valutazione finale nelle classi terze della scuola media ed esame di Stato di licenza della scuola media

28. Nella riunione preliminare vengono, altresì, esaminati i PROGRAMMI EFFETTIVAMENTE SVOLTI, … Vengono, infine, esaminati i programmi presentati dai candidati privatisti e le domande di partecipazione   agli   esami   con   la   relativa documentazione.

§ D. lgs. 297/1994, n. 297: Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado

Art. 185 - Esame di licenza e commissione esaminatrice [licenzia media]

1. Sono materie di esame: italiano; storia ed educazione civica; geografia; scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali; lingua straniera; educazione artistica; educazione tecnica; educazione musicale; educazione fisica.

2. L'esame di licenza consiste nelle prove scritte di italiano, matematica e lingua straniera e in un colloquio pluridisciplinare su tutte le materie indicate al comma 1.

§ D.M. 26 agosto 1981: Criteri orientativi per gli esami di licenza media

COLLOQUIO PLURIDISCIPLINARE

La commissione imposterà il colloquio in modo da consentire una valutazione comprensiva del livello raggiunto dall'allievo nelle varie discipline, evitando peraltro che esso si risolva in un repertorio di domande e risposte su ciascuna disciplina, prive del necessario organico collegamento, così come impedirà che esso scada ad inconsistente esercizio verboso, da cui esulino i contenuti culturali cui è tenuta ad informarsi l'azione della scuola. Pertanto il colloquio non deve consistere in una somma di colloquio distinti …

Modalità del colloquio

La sottocommissione programmerà - tenendo conto dei successivi criteri - in piena coerenza con le linee della programmazione educativa e didattica attuata nel corso del triennio, anche l'impostazione essenziale dei colloqui come momento di approfondimento di aspetti culturali, non necessariamente pertinenti ciascuna disciplina.


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[1] Per un approfondimento sul “tema” cfr.:

  • “La prova di italiano negli esami di Stato del primo ciclo” di Emanuele Contu in Scuola7, n. 89 del 14 maggio 2018, http://www.scuola7.it/2018/89/
  • “Abbasso il tema, evviva il riassunto?” di Simonetta Fasoli, in Scuola7, n. 59 del 25 settembre 2017, http://www.scuola7.it/2017/59/
  • Predisposizione prova Italiano nell’esame primo ciclo d’istruzione, Notizie della scuola, periodico quindicinale per le scuole primarie e secondarie, n. 11, 30 gennaio 2018.
  • Valutazione e certificazione esame primo ciclo d’istruzione, Notizie della scuola, periodico quindicinale per le scuole primarie e secondarie, n. 6, 16-30 novembre 2017.
  • Moretti M. A., Un esame ben fatto: indicazioni operative, in Un’ancora per la valutazione a cura di Cerini G. e Spinosi M., Tecnodid editrice, Napoli, 2017.

[2] Sull’argomento e sulle iniziative legislative in campo si suggerisce il recente contributo di Luciano Corradini, in Scuola 7, n. 89 del 14 maggio 2018. http://www.scuola7.it/2018/89/

[3] Due dei maggiori esperti di Critical Thinking, Michael Scriven & Richard Paul nel 1987 hanno dato la seguente definizione: Il pensiero critico è il processo intellettualmente disciplinato di concettualizzare, applicare, analizzare, sintetizzare e/o valutare attivamente e abilmente le informazioni raccolte da, o generate da, osservazione, esperienza, riflessione, ragionamento o comunicazione, come guida alla credenza e all’ azione. Nella sua forma esemplare, si basa su valori intellettuali universali che trascendono le divisioni disciplinari: chiarezza, accuratezza, precisione, precisione, coerenza, pertinenza, evidenza solida, buone ragioni, profondità, ampiezza ed equità.

Defining Critical Thinking  in The foundation critical thinking: http://www.criticalthinking.org/pages/defining-critical-thinking/766

[4] Il report “New Vision for Education. Unlocking the Potential of Technology” (Nuova visione per l'istruzione. Sbloccare il potenziale della tecnologia), relativo alle 21st-Century Skills è consultabile sul sito del Forum economico mondiale: http://www3.weforum.org/docs/WEFUSA_NewVisionforEducation_Report2015.pdf

[5] http://istruzioneer.gov.it/2018/05/10/esame-di-stato-conclusivo-del-primo-ciclo-di-istruzione-chiarimenti/?download=2831




Notizie della scuola n. 18 del 16/31 maggio 2018

ESAME DI STATO CONCLUSIVO DEL PRIMO CICLO DI ISTRUZIONE

 

  • Ammissione
  • Prove Invalsi
  • Commissioni esaminatrici
  • Riunione preliminare
  • Calendario delle operazioni
  • Prove scritte
  • Colloquio
  • Seduta plenaria conclusiva
  • Certificazione delle competenze
  • Rilascio dei diplomi

per informazioni



Alternanza scuola lavoro, un passo di lato

Domenico CICCONE

Alternanza ed esame di stato: stop and go

Con la nota pubblicata il 24 aprile 2018 con prot. n. 7194 il Miur ha inteso fornire opportuni  chiarimenti in ordine alle attività svolte in alternanza scuola-lavoro (ASL) ed alla loro validità per l’ammissione all’esame di Stato 2018. Pur essendo previsto, dalla L. 107/2015, che gli studenti del triennio, di ogni tipologia di istruzione secondaria di II grado, dovessero svolgere le attività di Alternanza per 200 o 400 ore complessive, il successivo decreto 62/2017 ha stabilito che il nuovo assetto dell’Esame di Stato, conclusivo dei percorsi secondari di II grado, avesse inizio nell’anno scolastico 2018/19. La conseguenza naturale è che potranno essere ammessi, all’esame di quest’anno, anche le studentesse e gli studenti che non abbiano completato il numero minimo di ore di alternanza pari al 75% del monte ore complessivo.

Quindi, pur essendo a pieno regime, la norma che dispone l’obbligatorietà dell’Alternanza scuola lavoro, così come sancita dalla L. 107/2015, essa, nel decreto applicativo, non trova riscontro riguardo allo svolgimento di tali attività, intese quali requisito di ammissione per i candidati interni all’esame di Stato per l’anno scolastico 2017/2018.

Aspettare un altro anno, ma perché?

Un tale indugio, benché sorretto da una norma, rimane inspiegabile sul piano educativo, didattico e formativo. Infatti, non premia le scuole attive, impegnate nell’ASL e nella sua validità didattica, fin dal primo anno di vigore normativo, e riconosce, mediante una “pausa di riflessione” di un anno scolastico, una sorta di rivincita ai consigli di classe più recalcitranti. 

Infatti, pur procedendo, nel “Documento del 15 maggio”, alla valutazione degli esiti delle suddette esperienze e della loro ricaduta sugli apprendimenti disciplinari e sul voto di comportamento, il Consiglio di classe dovrà limitarsi a prevedere che la Commissione di esame terrà conto anche delle eventuali esperienze condotte in alternanza scuola lavoro.

In questo anno, da considerare di passaggio, nel quale le esperienze di ASL potranno essere riconosciute solo quale elemento di valorizzazione del curriculum dell’allievo e, in alcun modo, elemento di penalizzazione nella valutazione, è fatta salva la annotazione delle esperienze compiute nel modello di certificazione allegato al diploma, tra gli “ulteriori elementi caratterizzanti il corso di studi seguito”.

Per i candidati esterni, è data facoltà agli stessi di dichiarare e documentare - alla scuola alla quale sono stati assegnati e comunque entro l’inizio dell’esame preliminare - le eventuali esperienze di alternanza scuola lavoro o le attività ad esse assimilabili.

L’alternanza è già “dentro” l’esame di stato

Eppure, una lettura delle disposizioni contenute nell’O.M. 350 del 2 maggio scorso, relativa agli esami di Stato 2018, fornisce una visione più confortante in ordine alle attività di ASL ed al loro valore nel processo di costruzione delle competenze da apprezzare nella valutazione degli studenti candidati. Con riferimento al documento del Consiglio di classe, infatti, si specifica, dando per scontata l’attuazione dell’alternanza, che la certificazione attestante le competenze acquisite mediante la metodologia ASL deve essere svolta entro la data dello scrutinio di ammissione all’esame di Stato. La portata del cambiamento, nonostante un minimo di contraddizione normativa, è rinvenibile, quindi, già da quest’anno. Sempre nell’OM 350/18 si legge che i candidati dovranno presentare sollecitamente alla commissione di esame la tipologia del lavoro prescelto per dare inizio al colloquio come specificato dall’art. 5 c7 del DPR 323/98, specificando:

  1. titolo dell'argomento;
  2. esperienza di ricerca o di progetto;
  3. esperienza di alternanza scuola-lavoro, stage o tirocinio.

Per la terza prova scritta è ribadito altresì che la commissione debba tenere conto, ai fini dell'accertamento delle conoscenze, abilità e competenze, anche delle eventuali esperienze condotte in alternanza scuola lavoro, stage e tirocinio…

Questo lo stato dell’arte, ferma restando la disposizione che, a partire dall’anno scolastico 2018/2019, in seguito all’entrata in vigore del d.lgs. n. 62/2017, dispone lo svolgimento dell’attività di alternanza scuola lavoro quale requisito di ammissione agli esami di Stato conclusivi dei percorsi di studi di istruzione secondaria di secondo grado.

Alternanza “sportiva” non è fai da te

Ritornando alla nota ministeriale prot. n. 7194, è interessante notare che essa riporta le categorie di atleti di “Alto livello agonistico”, per i quali è accertata la riconducibilità delle attività sportive agonistiche praticate, con l’Ente abilitato al rilascio della documentazione attestante l’appartenenza, a quelle di alternanza scuola lavoro.

La lista, rinvenibile nel documento ministeriale, fa riferimento a società sportive di livello davvero elevato e di gruppi atletici di ambito anche olimpionico che, di fatto, impedisce qualsiasi tipo di speculazione mediante “ASL fai da te”, magari presso la locale bocciofila o presso la squadra parrocchiale, da parte di studenti riottosi e poco inclini alle nuove metodologie.

Sperando che la transizione non diventi regola

A prescindere dai risultati in termini governativi, nel recente documento denominato “Contratto di governo”, redatto dai rappresentanti delle forze politiche in lizza per nuove coalizioni, emergeva un’apposita sezione dedicata all’analisi (impietosa) del modello metodologico dell’alternanza. Infatti, pur definendo la metodologia un efficace strumento di formazione dello studente, si ipotizzava apertamente che essa fosse diventata un sistema inefficace, con discenti impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento. Spingendosi oltre si opinava che “uno strumento così delicato che non preveda alcun controllo né sulla qualità delle attività svolte, né sull’attitudine che queste hanno con il ciclo di studi dello studente, non può che considerarsi dannoso.”

Nonostante la convinzione con la quale era affrontata la questione e nel rispetto delle idee, che comunque rappresentano una buona parte di opinione pubblica, c’è, in quelle considerazioni, un evidente problema di interpretazione normativa e scientifica sul concetto di apprendimento.

È chiarito, infatti, dal DPR 13/2013 (che recepisce nell’ordinamento italiano le indicazioni europee in materia di certificazione delle competenze), che l’apprendimento, con il quale si raggiungono obiettivi esprimibili in termini di competenze, avviene, con la medesima dignità ed efficacia, sia nei contesti formali sia nei contesti non formali ed informali.

Ci sarebbe da capire quale concetto di apprendimento postulavano le sopra esposte considerazioni; rimane, altresì, da comprendere quanti docenti di scuola secondaria di secondo grado abbiano seguito seri e produttivi corsi di formazione sull’alternanza.

Ponendosi come modello metodologico di grande valore ed interesse che deve essere sostenuto su piani plurali e complessi, non sembrano profilarsi tempi migliori per l’ASL. Tra le possibilità che aleggiano, potrebbe trovare facile accoglimento una non opportuna “riforma della riforma” dell’alternanza.

Alternanza solo per attitudine?

Provando ad ipotizzare, ma non troppo, la sorte della “via italiana all’alternanza scuola-lavoro”, essa potrebbe virare verso nuove direzioni.

Il “contratto” riprendeva un’opinione, spesso condivisa dal comune senso pratico di chi, pur non addetto ai lavori, insiste sulla scarsa “attitudine” con il ciclo di studi di molte esperienze. In verità, questa visione tende a sminuire la possibilità che le esperienze di ASL siano un modello orientato a costruire competenze non solamente lavorative ma marcatamente sociali, relazionali, di vita e di apprendimento permanente. È facile ipotizzare che molti imprenditori, in grado di orientare le scelte della politica o di parte di essa, accettino più di buon grado il modello alternanza scuola lavoro come una sorta di addestramento, utile nei contesti tecnici e professionali e, quindi, esclusivamente votato verso attività coerenti con l’indirizzo di studio.

Ne discende che il medesimo orientamento sia propenso a rendere facoltativa l’alternanza nei licei, come frequentemente auspicato anche da alcuni esponenti della scuola, dell’università e della cultura che hanno definito queste attività una “perdita di tempo”, dimenticando la variegata e multiforme struttura dei licei italiani, caratterizzata da specifici percorsi, non tutti assimilabili al classico ed allo scientifico. Spiace constatare che il dibattito politico, come sempre molto propenso a speculare e questionare sulle controversie scolastiche, si stia orientando verso una concezione non del tutto aperta facendo prevalere visioni minimaliste e negative che potrebbero ridimensionare notevolmente le sorti della “via italiana all’alternanza scuola lavoro”.

Domenico Ciccone

Regolamento europeo sulla privacy: prime indicazioni per le scuole

In attesa dell’emanazione di un apposito decreto legislativo che definisca la materia a livello nazionale, il Miur fornisce indicazioni alle scuole per l’attuazione del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (c.d. GDPR).

Con nota 22 maggio 2018 prot. n. 563 il Miur comunica che ciascun istituto scolastico deve dotarsi di un Responsabile della protezione dati personali. Tale figura, interna o esterna, deve essere connotata dai requisiti di autonomia e indipendenza, operare senza conflitto di interessi e possedere specifiche competenze in materia di trattamento dei dati personali.

È consentito a più scuole di avvalersi di un unico Responsabile. Gli Uffici Scolastici Regionali dovranno svolgere un ruolo di coordinamento per promuovere soluzioni condivise, ad esempio un unico Responsabile per le reti di scopo o per istituti scolastici dislocati nello stesso ambito regionale, provinciale o subprovinciale, a seconda delle peculiarità territoriali, soddisfacendo comunque il requisito della cosiddetta “raggiungibilità”.

Il Miur provvederà a rendere accessibile a tutto il personale scolastico un corso di formazione on line, della durata di nove ore, sui temi e le nuove problematiche concernenti il trattamento dei dati personali alla luce del suddetto Regolamento.

Verrà poi definita l’organizzazione di un sistema di formazione a rete, così come configurato e realizzato per il Piano Nazionale Scuola Digitale, prevedendo degli incontri interregionali indirizzati in via prioritaria ai dirigenti scolastici e ai direttori dei servizi generali ed amministrativi (DSGA).

Infine sarà trasmesso alle scuole un modello standard di Registro delle attività di trattamento dei dati personali.

 

Occorre che i soggetti pubblici e privati comunichino al Garante per la protezione dei dati personali il nominativo del Responsabile della Protezione dei dati, che funge da punto di contatto fra il singolo ente o azienda e il Garante.

Sul sito dell'Autorità è disponibile una procedura online per la comunicazione del nominativo, corredata da alcune faq sulla compilazione.

Per facilitare i soggetti tenuti all'adempimento, nella sezione dedicata alla procedura, è presente anche un facsimile in formato .pdf - da non utilizzare per la comunicazione al Garante - che consente di familiarizzare con l'adempimento e verificare, prima di iniziare la compilazione online, quali saranno le informazioni richieste.


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Biblioteche scolastiche: stanziamento MiBACT

È destinato alle biblioteche scolastiche il 30% del Fondo per la promozione della lettura, della tutela e della valorizzazione del patrimonio librario, pari a 1 milione di euro annui, istituito nello stato di previsione del MiBACT a decorrere dal 2018.

Ai sensi del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50/2017 (art. 22, comma 7-quater), per potenziare il funzionamento dei sistemi bibliotecari locali, nello stato di previsione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo è istituito uno specifico Fondo con dotazione di 1 milione di euro annui a decorrere dall'anno 2018, destinato alla promozione della lettura, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio librario, alla riorganizzazione e all'incremento dell'efficienza dei sistemi bibliotecari.

Con decreto MiBACT-MEF 23 marzo 2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 118 del 23 maggio 2018, sono stabilite le modalità di ripartizione del suddetto Fondo:

  • 70% per il sostegno ai sistemi bibliotecari provinciali e comunali;
  • 30% per il sostegno delle biblioteche scolastiche, tenuto conto del ruolo fondamentale delle suddette biblioteche nel promuovere la lettura, con particolare riguardo agli utenti più giovani.

Le scuole interessate dovranno presentare, entro il 30 aprile di ciascun anno, apposita istanza, utilizzando la modulistica predisposta dal MiBACT, corredata da un progetto dettagliato degli interventi da realizzare, con indicazione puntuale dei tempi e dei costi previsti.

Il direttore generale biblioteche e istituti culturali valuta i progetti e ripartisce le risorse, sentito il competente direttore generale del Miur, fermo restando che ciascun beneficiario non potrà ricevere più del 10% dell'ammontare complessivamente destinato a tale finalità.

Le risorse del Fondo sono assegnate con decreto adottato entro il 30 giugno di ciascun anno.

I soggetti beneficiari presentano alla Direzione generale biblioteche e istituti culturali, entro il 31 marzo dell'anno successivo a quello dell'assegnazione, un rendiconto dettagliato sull'utilizzo delle risorse assegnate.


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Alternanza scuola-lavoro: aggiornamento dati

Da quest’anno il monitoraggio tramite il SIDI è sostituito da quello tramite la Piattaforma per la gestione dell’alternanza scuola-lavoro. A partire dal 23 maggio sono attive sulla piattaforma www.alternanza.miur.gov.it le funzioni per la comunicazione dei dati per l’anno scolastico in corso.

Con nota 22 maggio 2018, prot. n. 1084 il Miur comunica che le scuole che hanno già operato sulla piattaforma per la pianificazione e lo svolgimento dei percorsi di alternanza devono completare la comunicazione dei dati indicando, a consuntivo, le ore svolte da ogni studente.

Le scuole che non hanno utilizzato la Piattaforma per inserire i percorsi devono:

  • accedere alla sezione “Gestione percorsi”;
  • selezionare la voce “Percorsi a consuntivo” per inserire i percorsi con le relative informazioni di dettaglio;
  • associare a ciascun percorso le strutture ospitanti selezionabili da un elenco di strutture inserite dalla scuola negli anni precedenti e prospettate dal sistema; inserire una nuova struttura ospitante nel caso in cui la scuola abbia stipulato una nuova convenzione con una struttura non presente nel suddetto elenco.

Per ciascun percorso, tramite la voce di menu “I miei percorsi”, gli studenti devono essere associati alla struttura ospitante presso la quale si svolge l’alternanza; vanno inoltre indicate le ore effettuate sia presso la scuola sia presso la struttura.

Tutti i percorsi, sviluppati sulla piattaforma oppure inseriti a consuntivo (compresi tutti i dati inseriti sul portale SIDI negli anni precedenti), sono visualizzabili alla voce “I miei percorsi”.

Per assistenza: tel. 0658492702 – 0658492704, e-mail assistenza.alternanza@istruzione.it.


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Summer School Ischia 2018

Summer School Ischia 2018

La scuola tra organizzazione e comunità

Idee e strumenti per un’autonomia efficace


In uno scenario di grandi incertezze politiche e istituzionali, la scuola ha comunque bisogno di ritrovare punti di riferimento sicuri, per ben operare e realizzare i compiti che la Costituzione e le Leggi le affidano, e che la società e i ragazzi si aspettano.

Il meeting di Ischia, attraverso incontri con esperti, workshop, confronti operativi, vuole offrire una visione ampia sulle novità che si presentano nell’ordinamento scolastico, ma al contempo fornire piste di lavoro e strumenti aggiornati per operare.


Maggiori informazioni e modulo di iscrizione

 

28 maggio 2018

__TESTATA__

n. 91

Scuola dell’infanzia: si avvia il RAV infanzia

Laura DONÀ

Un dibattito aperto

Nei giorni scorsi al MIUR, Invalsi e la Direzione Generale degli Ordinamenti ha incontrato i referenti degli USR e le associazioni e i gruppi più rappresentativi a livello nazionale dei servizi per l’infanzia. Il confronto era finalizzato a condividere le prime azioni di avvio della sperimentazione del RAV infanzia. Lo scambio è stato interessante e partecipato, sono emerse posizioni diversificate quali:

  • Un piccolo gruppo è scettico sull’uso del RAV infanzia e teme una schedatura dei bambini nella sezione del RAV dedicata agli esiti degli allievi, si esorta ad una compilazione partecipata e un lavoro di accompagnamento per le scuole alla compilazione;
  • Si sollecitano azioni formative per i docenti che non vengono più promosse a livello nazionale dal 2001
  • Alcuni referenti USR propongono che il RAV infanzia sia accompagnato da una visita dei NEV per dar valore al lavoro di autovalutazione.
  • È rimasto aperto in confronto su quali criteri fondare le autocandidature per il campione non selezionato da INVALSI.

Invalsi ha precisato che a proposito di sperimentazione RAV infanzia si potrebbe meglio dire innovazione controllata, poiché le finalità che sottendono a tale intervento è quella di portare a sistema questa innovazione, verificandone la scalabilità da un nucleo di scuole che già ha avuto modo di conoscere lo strumento, per giungere ad un campione rappresentativo che proverà questa innovazione per capire quali problematiche si evidenziano e come portare a sistema questa modalità autovalutativa. 

Un antefatto: il prototipo di RAV-infanzia

Il 27.01.2016 con nota 829 fu diffuso dal MIUR-Direzione Generale per gli Ordinamenti il prototipo di RAV infanzia, alla luce della specificità di questo importante segmento del percorso scolastico, caratterizzato da una variegata realtà di scuole dell’infanzia:

  • quelle statali inserite spesso all’interno degli Istituti Comprensivi;
  • le scuole comunali particolarmente importanti nelle grandi città e con tradizioni pedagogiche riconosciute a livello internazionale (è il caso di Reggio Emilia in particolare);
  • le scuole paritarie che  rappresentano un’importante offerta formativa in questo settore, in particolare nelle aree del Nord Italia.

Il modello di RAV è stato costruito con una struttura analoga al RAV in uso per le scuole degli altri gradi scolastici, mantendo le stesse aree: Contesto, Esiti, Pratiche Educative e Pratiche gestionali con l’attenzione a personalizzare gli indicatori e le rubriche in relazione alle caratteristiche delle strutture educative per i bambini dai 3 ai 6 anni. Nelle aree del contesto e delle risorse oltre all’area degli Esiti si sono modificati 4 indicatori adattandoli alla specificità dell’infanzia.

La consultazione sul Rav infanzia

Nel 2016-2017 è stata svolta una consultazione nazionale, curata da INVALSI, su 7.624 plessi di scuola dell’infanzia e con il documento del 24.01.2017 sono stati presentati e pubblicati gli esiti della consultazione.

Le molte le scuole che hanno risposto hanno fornito un segnale di attenzione motivata a conoscere lo strumento. La raccolta di pareri e proposte ha evidenziato la necessità di semplificare gli indicatori e dare la possibilità di caricare documenti propri nei diversi indicatori del RAV.

Con la Consultazione, è stato possibile fotografare una situazione generale delle scuole dell'infanzia che considerano il modello di RAV-infanzia in termini moderatamente positivi.

In questo a.s. sono stati comunque effettuati degli aggiustamenti che hanno tenuto in considerazione le osservazioni e i suggerimenti che le scuole stesse avevano segnalato.

Lo stesso modello di riferimento pone al centro la qualità processuale, strutturale e degli orientamenti degli operatori (valori, competenze, motivazione) in vista di un impatto significativo per bambini e bambine.

Ricerca, sperimentazione o innovazione “controllata”?

La sperimentazione sarà anche una prima prova sul campo degli strumenti collegati al RAV infanzia e delle procedure riferite agli strumenti (si configura come 1^ indagine infanzia perché non esistono dati a sistema sull’infanzia in Italia); una seconda prova sarà costituita dalla composizione dell'insieme di indicatori che dovranno poi essere restituiti alle scuole che potranno così compilare il RAV, come viene svolto dagli altri gradi scolastici.

Quest'ultimo obiettivo sarà alimentato dalle risposte ricavate dai 4 questionari che dovranno essere compilate da più attori.

Le azioni che saranno proposte

La prima questione attiene agli strumenti che saranno l’anima per la composizione del RAV  e che rimandano alla compilazione di 4 diverse tipologie di questionari:

  1. Questionario Scuola: per meglio riflettere sull’idea di bambino che si condivide;
  2. Questionario Dirigente scolastico/coordinatore nelle scuole paritari: per capire quanto tempo viene dedicato alla scuola dell’infanzia e con quali azioni;
  3. Questionario Docenti: mirato alla formazione professionale;
  4. Questionario Genitori: sulle disponibilità della scuola verso i bambini.

Il RAV potrà essere compilabile da varie entrate: dalle domande guida, dai  percorsi quanti/qualitativi, dalle rubriche di valutazione. Si ribadisce l’importanza di  scoraggiare la compilazione di una singola persona o peggio il commissariare la compilazione a terzi perché si vanifica lo scopo formativo sotteso all’operazione autovalutativa.

I passaggi della sperimentazione

La sperimentazione prevederà vari passaggi così riassunti:

  1. Selezione del campione da parte di INVALSI, sono 500 scuole già individuate secondo il metodo del campionamento utilizzato su modello ISTAT;
  2. Partecipazione volontaria di altre scuole, al max 400, si attendono indicazioni per come effettuare le autocandidature;
  3. Tutte le scuole campionate e aderenti si dovranno iscrivere nel sito MIUR/SNV come campionate o autocandidate;
  4. Si prevedono le autocandidature e le iscrizioni entro maggio-giugno 2018;
  5. Il campionamento prevede un’equa ripartizione di scuole che contengano le diverse tipologie presenti nel territorio nazionale.

La qualità dei servizi educativi per l’infanzia

Dagli anni ’90 in tutta Europa e anche a livello internazionale ci si occupa di individuare indicatori di qualità per leggere i diversi servizi educativi dedicati all’infanzia, nell’ottica di ottimizzare personale e risorse avendo maturato la consapevolezza che la frequenza di servizi educativi nella fascia 0-6 è un valore per ogni paese, costituisce un investimento sul successo formativo.

Durante il semestre della presidenza italiana nell’UE si era fatto il punto di questi studi in un seminario a Reggiochildren  da cui era emerso come in Italia il livello dei servizi erogati per la fascia 3-6 anni fosse collocabile nei primi 10 paesi UE, ciò non venisse confermato per la fascia 0-3 anni che resta ancora poco diffusa, circa il 33% sull’intero territorio nazionale e soprattutto non fossero state implementate politiche atte a garantire una piena accessibilità da parte dell’intera popolazione ai servizi per la prima infanzia.

Oltre alla componente collegata all’erogazione dei servizi occorre ricordare diversi studi, a livello internazionale, che si sono succeduti sul Monitoraggio del sistema infanzia. Questi studi sono rintracciabili nei volumi della serie Starting strong 2017[1], che si sono dedicati ai seguenti aspetti:

  1. comprendere quali sono i dati già disponibili a livello internazionale in questo comparto sull'infanzia;
  2. approfondire il tema della transizione di frequenza dei bambini dalla scuola dell'infanzia alla primaria.

I documenti internazionali su accessibilità e qualità

Anche l’OCSE e l’UE hanno prodotto documenti su come migliorare i servizi educativi 0-6, si sono in particolare soffermati su una raccomandazione del Consiglio per quanto concerne l'infanzia, con una serie di indicatori di sistema che un gruppo di esperti ha elaborato da proporre ai policy maker.

Anche lo IEA, Centro di Ricerca Educativa,[2] sta approfondendo lo studio di come funziona la scuola dell'infanzia, con lo scopo in particolare di conoscere meglio i sistemi da un punto di vista di governance e policy. Ha promosso lo studio Early Childhood Education Study (ECES) per esplorare, descrivere e analizzare l'offerta di servizi per l'infanzia e il loro ruolo nell'avviare i bambini all'apprendimento, alla scuola e più in generale alla convivenza civile, basi sulle quali l'individuo adulto si inserisce nella società. 

Nel 2017 in UE si parla del pilastro dei diritti sociali[3] che è stato approvato dal Parlamento e dal Consiglio, che si traduce in 20 Principi che contribuiscono a fornire i diritti ai cittadini: il n. 11 è quello che si focalizza proprio sulla scuola dell'infanzia e che sancisce il diritto a servizi di educazione e di cura di buona qualità e accessibili per tutti i bambini.

Come sintesi di questi apporti si può dire che accessibilità e qualità sono considerati due indicatori importanti per qualificare un servizio educativo e garantire una buona funzionalità al sistema scolastico stesso.

Laura Donà

[1] OECD 2017, Key OECD Indicators on Early Childhood Education and Care

[2] Cfr www.invalsi.it alla pagina ECES 2016

[3] Cfr. ec.europa.eu pilastro dei diritti sociali 2017

La questione delle iscrizioni ai percorsi per adulti

Maria Grazia ACCORSI

L’apertura permanente delle iscrizioni

Ogni anno, con una apposita Nota del MIUR, vengono fornite indicazioni circa le iscrizioni ai percorsi di istruzione rivolti agli adulti. La scadenza (nella Nota n.7647 del 03.05.2018, relativa all’a.s. 2018-2019, così come in quelle degli anni scorsi) viene fissata “di norma al 31 Maggio e comunque non oltre il 15 ottobre”, lasciando però la facoltà ai Collegi dei Docenti di deliberare deroghe, definendo “i criteri generali e le fattispecie che legittimano la deroga”.

Generalizzazione delle deroghe per una domanda “fragile”

È superfluo evidenziare quanto siano indispensabili le deroghe, in considerazione dei target ai quali si rivolge l’offerta formativa dei C.P.I.A. e degli Istituti superiori in rete nei quali vengono erogati percorsi di secondo livello per adulti (Istituti tecnici, Istituti professionali, Liceo artistico):

  • Stranieri che intendono / hanno necessità di apprendere la lingua del Paese ospitante per ottenere il permesso di soggiorno o per avviare un’attività economica,
  • lavoratori adulti che perdono il lavoro o sono a rischio di perderlo,
  • adolescenti in ricongiungimento familiare, detenuti, giovani ‘dispersi’ che ‘scelgono’ di rientrare in formazione,
  • adulti di età diverse che intendono recuperare saperi a rischio di obsolescenza o ottenere un titolo non acquisito in età scolare, …

I tempi per l’ingresso non coincidono con l’anno scolastico canonico. Il fabbisogno si manifesta in momenti diversi e la soluzione spesso non può attendere. Quando insorge la domanda la soluzione deve essere pronta sia per dare risposta alle esigenze da cui muove, sia anche per non perdere utenti mossi da domanda ‘fragile’. Un’accoglienza ‘amica’ può anche ottenere ulteriori risultati favorevoli, grazie alla familiarizzare con l’Istituzione, soprattutto per persone di altri Paesi, e alla riconciliazione con una Scuola che ha espulso, promuovendo ulteriore domanda anche verso la prosecuzione degli studi.

Secondo l’avviso di chi scrive, tutti i Collegi Docenti dovrebbero adottare la delibera per la deroga alle scadenze ‘regolari’. Anche correlando le motivazioni alle eventuali varianti territoriali dei target.

Una sfida organizzativa

Certo si pone un problema importante per le Scuole, che debbono trovare la necessaria capacità progettuale per configurare e organizzare le risposte per un ‘pronto intervento’. Flessibilità organizzativa; struttura dell’offerta in grado sia di realizzare percorsi ‘regolari’, eventualmente con ripartenze scaglionate nel tempo, sia di inserire proficuamente nuovi ingressi in percorsi già avviati o modulare offerte parallele personalizzate; pluralità di orari e calendari; tempestività dei servizi di accoglienza e definizione dei Patti formativi individuali; iscrizioni lungo l’intero anno previste anche solo nei C.P.I.A., utilizzabili per maturare crediti per l’accesso ai percorsi di secondo livello per i quali non sia attivo il primo periodo….

Ricordiamo anche che le Scuole superiori nelle quali sono incardinati i percorsi di 2° livello sono accreditabili per i Servizi per il lavoro (e dunque, se colgono questa importante opportunità, disporsi per soddisfare una domanda specifica per i tempi e per i contenuti, valorizzando le competenze interne) e per attivare Tirocini.

Le risorse per l’apprendimento permanente (organici, finanziamenti, partenariati)

L’organico viene determinato sul numero dei Patti formativi (PFI) sottoscritti ad inizio anno. Quest’anno sono 222.431. Con quali risorse allora realizzare l’offerta per ingressi non contabilizzati ai fini dell’organico? Vale la pena ricordare che, così come la domanda preme in diversi momenti dell’anno, anche ai PFI non corrispondono in molti casi effettive frequenze per l’intera durata del percorso, liberando spazi per nuovi utenti. Un ‘andirivieni’ può meglio rappresentare l’andamento della domanda adulta. Ma, oltre all’alternanza degli utenti, altre modalità e risorse sono disponibili per i CPIA e le Scuole superiori. Tra questi: scambi di risorse formative nell’ambito degli ‘Accordi di rete’ (che debbono essere resi effettivi e sottratti al rischio di trasformarsi in mero adempimento burocratico) quali l’accesso di utenti dei C.P.I.A. ai laboratori delle discipline di indirizzo e alle esperienze di incontro con il mondo del lavoro presenti nell’offerta del secondo livello; scambio di orientatori, psicologi scolastici, docenti esperti in Italiano lingua 2 e Italiano per le discipline, docenti capaci di interagire in ambienti multiculturali; ecc...; ampliamento dell’offerta formativa con fondi della Scuola (compresi quelli destinati alle ‘scuole in carcere’) o con risorse di Istituzioni locali (ad esempio nell’ambito di accordi con i Servizi sociali) o realizzato grazie ad accordi con strutture educative del territorio (Centri culturali, Università degli adulti, ecc.). In merito a quest’ultima opportunità ricordiamo l’importante Accordo in C.U. del 10/07/2014 “Linee strategiche di intervento in ordine ai servizi per l’apprendimento permanente e all’organizzazione delle reti territoriali” che, se applicato, può rivoluzionare l’intero sistema dell’offerta di apprendimento davvero permanente, non solo di istruzione formale.

Una distinzione identitaria per l’educazione permanente

Peraltro l’identità delle Istituzioni scolastiche che operano con adulti non può che essere flessibile e aperta per ottemperare al proprio profilo identitario, come presidio istituzionale nel territorio per l’occupabilità, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale, l’aumento del livello di scolarità della popolazione. I numeri impietosi della dispersione scolastica, degli early leavers, degli adulti non in possesso di titolo superiore alla licenza media, oltre che i confronti umilianti con altri Paesi nella padronanza delle ‘competenze funzionali’, reclamano che le Istituzioni dedicate rispondano efficacemente e prontamente. L’attuazione di questi principi passa anche attraverso l’emancipazione necessaria dal modello di scuola 6-19 anni - peraltro anch’esso pressato a rinnovare l’approccio all’insegnamento-apprendimento verso modalità personalizzate e flessibili - e attraverso la sintonia anche temporale fra la domanda e l’offerta.

Prevenzione e cura dell’insuccesso formativo

Nel Documento “Una politica nazionale di contrasto del fallimento formativo e della povertà educativa” (gennaio 2018) la ‘Cabina di regia per la lotta alla dispersione scolastica e alla povertà educativa’ istituita a maggio 2017 individua obiettivi di prevenzione di uno dei fenomeni che stanno alla base dell’emergere del bisogno in età adulta. Prevenzione e cura.

Maria Grazia Accorsi

Comandi di dirigenti scolastici e docenti a.s. 2018/19

Le istruzioni per progetti nazionali e di rete, per le assegnazioni presso enti di prevenzione del disagio psico-sociale, presso associazioni professionali dei dirigenti scolastici e del personale docente, nonché per gestire, coordinare e vigilare il sistema della formazione italiana all'estero. Domande entro il 1° giugno.

Con nota 18 maggio 2018, prot. n. 15260 il Miur comunica che per l'a.s. 2018/19 possono essere individuati:

a) 732 docenti per i progetti nazionali e di rete di cui all'articolo 1 comma 65 secondo periodo della legge n. 107/2015 nella ripartizione definita per ciascun Ufficio scolastico dal Decreto ministeriale 659/16;

b) 100 docenti per le assegnazioni presso gli Enti e delle Associazioni che svolgono attività di prevenzione del disagio psico-sociale o di assistenza, cura, riabilitazione e reinserimento di tossicodipendenti;

c) 50 docenti per le assegnazioni presso le Associazioni professionali del personale direttivo e docente ed enti cooperativi da esse promossi, nonché presso enti che operano nel campo della formazione e della ricerca educativa e didattica;

d) n. 35 unità di personale scolastico da utilizzare ai sensi dell'art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 64/2017 (“per gestire, coordinare e vigilare il sistema della formazione italiana nel mondo, la selezione e la destinazione all'estero del personale”), individuato tramite procedura selettiva a cura del Dipartimento per il  Sistema di Educativo di Istruzione e Formazione.

Le richieste di assegnazione di cui alle lettere b) e c) dovranno essere inviate a mezzo pec entro le ore 23.59 del 1° giugno 2017 all’indirizzo dgpersonalescuola@postacert.istruzione.it.

Le assegnazioni di cui alle lettere b) e c) comportano il collocamento fuori ruolo del personale interessato. Il personale da collocare fuori ruolo deve aver superato il periodo di prova.

Qualora il collocamento fuori ruolo abbia durata non superiore ad un quinquennio i docenti, all'atto della cessazione dalla posizione di comando, sono assegnati alla sede nella quale erano titolari all'atto del provvedimento. I collocamenti fuori ruolo che abbiano durata superiore ad un quinquennio comportano la perdita della sede di titolarità. A tal fine, i periodi trascorsi in posizione di comando si sommano se tra gli stessi non vi sia soluzione di continuità.

I docenti che perdono la titolarità, all'atto del rientro in ruolo o della cessazione del comando hanno priorità di rientro come titolari.

L'orario di servizio del personale docente collocato in posizione di comando è di 36 ore settimanali, non è previsto il servizio ad orario parziale. I dirigenti scolastici mantengono le condizioni di servizio del proprio CCNL.

Gli Enti, le Associazioni e le Università presso cui il personale presta servizio avranno cura di comunicare le assenze esclusivamente al Dirigente scolastico dell'ultima sede di titolarità del docente o, per i dirigenti scolastici, ai Direttori generali degli Uffici scolastici regionali.


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Graduatorie d’istituto ATA: tempistica

Dal 23 maggio sino al 13 giugno saranno rese disponibili alle segreterie scolastiche le funzioni di gestione dei dati personali degli aspiranti all’inserimento/aggiornamento/conferma nelle graduatorie di circolo e di istituto di terza fascia del personale ATA.

Lo ha comunicato il Miur con nota 17 maggio 2018, prot. n. 23718, a seguito di segnalazioni di un non puntuale inserimento dei suddetti dati.

Al fine di contribuire ad effettuare le opportune verifiche, ove necessario anche contattando l’aspirante, saranno forniti ai referenti informatici di ciascun USR, per il tramite del gestore del sistema informativo, i file contenenti le situazioni da accertare che è stato possibile rilevare automaticamente.

Questa la tempistica complessiva del procedimento:

Attività

Date

apertura funzioni di gestione dati (sistema informativo)

dal 23 maggio al 13 giugno

procedura di attribuzione automatica della scuola che ha valutato la domanda agli aspiranti che a conclusione delle attività di acquisizione/aggiornamento sedi non hanno ancora alcuna sede attribuita alla domanda (uffici provinciali)

dal 14 giugno

prenotazione massiva delle graduatorie provvisorie per tutti gli uffici provinciali (sistema informativo)

dal 15 giugno

esame reclami e rettifiche a seguito dei reclami accolti (scuola)

entro il 7 luglio

convalida esame reclami Allegati D1 e D2 (scuola)

entro il 7 luglio

prenotazione graduatorie definitive (uffici provinciali)

dal 9 luglio

prenotazione massiva delle graduatorie definitive per gli UST che non hanno provveduto autonomamente (sistema informativo)

dal 20 luglio


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Alunni con disabilità: tutti i dati

Reso noto da parte del Miur il Focus che fornisce con cadenza biennale una fotografia del grado d’inclusione degli alunni con disabilità nel sistema scolastico italiano. Il totale degli alunni con disabilità è cresciuto dell’8,3%, rispetto all’a.s. 2014/15.

I dati raccolti dalle  Rilevazioni sulle scuole – Dati generali per l’a.s. 2016/2017 mostrano  come itale incremento appare decisamente  ragguardevole in particolare a fronte della diminuzione dell’1,6% del totale degli  alunni frequentanti le scuole italiane, registrata  tra i due anni.

Gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado sono 254.366, il 2,9% del totale della popolazione studentesca. In totale, nell’anno scolastico 2016/2017 il 43,3% delle classi aveva almeno un alunno disabile.

È la scuola primaria a registrare, in termini assoluti,  la presenza più elevata di alunni con disabilità, 90.845. Mentre è la scuola secondaria di I grado ad avere la più alta incidenza di disabili sul totale della sua popolazione studentesca, pari al 4%.

Il 93% degli alunni con disabilità frequenta le scuole statali che hanno una media di presenze, rispetto al totale della propria popolazione studentesca del 3,1% contro l’1,6% delle non statali.

Gli alunni con disabilità nel Centro Italia sono il 3,1% (51.259), al Nord-Est sono il 2,6% (42.353), nel Nord-Ovest  sono il 3% (66.804), al Sud sono il 2,9% (93.950). La punta massima si registra in Abruzzo con una percentuale media del 3,6% e la minima in Basilicata con il 2,2%.

Nel 96,1% dei casi la disabilità è di tipo psicofisico. Nella scuola di II grado il 23,6% delle studentesse e degli studenti con disabilità frequenta un liceo, il 26,6% un istituto tecnico e il 50% un istituto professionale.

Dall’a.s. 2009/10 si è registrato un miglioramento del rapporto numerico tra alunne/alunni disabili e posti di sostegno, passando da 2,09 alunni a 1,80. La percentuale del contingente dei docenti di sostegno sul totale del corpo docente è passata dall’8,6% del 2001/2002 al 16,3% del 2016/2017.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata, alla luce del Bando e degli ultimi scenari normativi.

Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 100 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Bando. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione



Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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