Scuola7 11 giugno 2018, n. 93

Scuola7

la settimana scolastica

11 giugno 2018, n. 93


In questo numero parliamo di:

La scuola italiana tra Invalsi, descrittori e competenze da certificare (M. T. Stancarone)

Bullismo: punire o prevenire? (C. Olivieri)

Dove va la politica scolastica del nuovo Governo? (M. Piras)

Dopo il contratto: e se la formazione fosse prima di tutto un diritto? (R. Marchisciana)

Nuovo dominio edu.it: tutte le istruzioni

Piano triennale delle arti: al via la selezione

Maturità 2018: on line le commissioni

Sperimentazione RAV infanzia: come candidarsi

Mediazione linguistica: istituzione corsi di II ciclo

Graduatorie d’istituto ATA: proroga


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diLa scuola italiana tra Invalsi, descrittori e competenze da certificare
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11 giugno 2018

__TESTATA__

n. 93

La scuola italiana tra Invalsi, descrittori e competenze da certificare

Maria Teresa STANCARONE

Primi dati sulle rilevazioni Invalsi

Tra aprile e maggio si sono svolte le rilevazioni Invalsi nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, con le novità che da quest’anno hanno caratterizzato le prove e rispetto alle quali c’è grande attesa in termini di esiti raggiunti.

In sintesi questa è la situazione al termine delle date e dei periodi di somministrazione, i cui esiti, riferiti alle rilevazioni delle classi campione, saranno restituiti dall’Invalsi attraverso il Rapporto Nazionale atteso per il prossimo 5 luglio.

Scuola primaria

Le prove, somministrate come per il passato in modalità cartacea, hanno riguardato 540.909 alunni di classe seconda e 561.775 alunni di classe quinta, e hanno fatto registrare un livello di partecipazione di circa il 98% del totale delle classi. Una partecipazione ampia, dunque, che da quest’anno ha riguardato anche la lingua inglese, rispetto alla quale sicuramente le attese e le ansie per i livelli raggiunti sono maggiori.

Scuola secondaria di primo grado

La somministrazione è avvenuta tramite computer (CBT) e, quindi, in un arco temporale durante il quale le scuole hanno scelto il modello organizzativo ritenuto maggiormente funzionale al numero di alunni, classi e postazioni disponibili. È stata introdotta la prova di inglese ed in totale la rilevazione ha riguardato 570.000 studenti, arrivando ad una copertura del 99,9% delle classi e di circa il 95% degli studenti, percentuali che non subiscono variazioni anche se analizzate a livello regionale. Un’ampia partecipazione, quindi, grazie anche alla obbligatorietà della prova, che da quest’anno è diventata requisito di ammissione all’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Scuola secondaria di secondo grado

Come per il livello 8, anche nelle classi seconde delle scuole del secondo ciclo (le classi quinte saranno coinvolte dal prossimo anno scolastico) la somministrazione è avvenuta computer based in un periodo di più giorni. Rivolta a 520.848 studenti, la prova è stata svolta garantendo la copertura media (tra gli indirizzi liceali, tecnici e professionali) di circa il 90% del campione, con un aumento di circa 10 punti percentuali rispetto al precedente anno scolastico.

Dati confortanti, dunque, nella speranza che lo siano altrettanto i livelli raggiunti negli apprendimenti dai nostri studenti…

Le rilevazioni Invalsi e la certificazione delle competenze

Il 12 giugno 2018, presso la Sala della Comunicazione del Miur, si tiene il seminario “La certificazione in forma descrittiva dei livelli di competenza relativa alle prove Invalsi”, curato dall’Invalsi e dalla Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema di Istruzione del Miur. Il seminario è rivolto ad un nutrito gruppo di esperti e studiosi in materia di valutazione con cui, tra le altre questioni da analizzare, saranno approfonditi i descrittori per la certificazione delle competenze recentemente pubblicati dall’Istituto. Una delle grandi novità delle rilevazioni standardizzate di questa annualità, infatti, è la prevista consegna, a ciascun alunno che abbia superato gli esami di Stato del primo ciclo di istruzione, del livello raggiunto nella prova di italiano e di matematica e della certificazione relativa alle competenze di ascolto e lettura derivanti dall’esito della prova di inglese. A tale riguardo è stato comunicato che le certificazioni prodotte dall’InvalsI saranno disponibili per le scuole, in ambiente SIDI, dal 20 al 30 giugno p.v. Una scelta, questa, che modifica quanto inizialmente comunicato dall’Istituto, poiché in accordo con il Miur si è decisa l’opportunità che le scuole ricevano gli esiti raggiunti dai singoli alunni dopo gli scrutini di ammissione all’esame, per evitare il rischio di influenzare il voto di ammissione.

Come sono state costruite le prove

I livelli restituiti dall’Invalsi attraverso i descrittori, resi disponibili sul sito dell’Istituto sia in forma sintetica, nella versione destinata alla comunicazione con studenti e famiglie, sia in forma analitica, appannaggio della comunità scientifica per approfondire aspetti e implicazioni delle prove, rimandano ad un laborioso lavoro di costruzione delle domande. Ciascuna prova, infatti, è stata organizzata assemblando un elevato numero di domande che, posizionate su una scala crescente di difficoltà, intercettano i diversi gradi di abilità degli studenti, assicurando alle diverse prove prese singolarmente la cosiddetta equivalenza misuratoria. Tra di loro, infatti, le prove che si riferiscono allo stesso grado di abilità che si intende rilevare condividono la modalità di composizione, la lunghezza, il rapporto tra domande chiuse e aperte e ogni altro elemento funzionale al loro valore misuratorio.

Prove e livelli normativi e criteriali

Dalla lettura dei descrittori e dell’analisi degli stessi fornita dall’Invalsi, appare evidente la differenza tra i livelli raggiunti ed attestati in riferimento alle prove di italiano e matematica e quelli certificati relativamente alle abilità in lingua inglese.

La prova di italiano e matematica, non avendo a priori degli standard attesi di riferimento, ha richiesto l’individuazione di tagli (posizionamenti) rispetto alla distribuzione degli esiti conseguiti dagli studenti, rispetto ai quali si è fissato un livello medio per posizionare il campione. La distribuzione, come noto, ha determinato cinque descrittori corrispondenti ad altrettanti livelli di posizionamento, che vanno dal Livello 1 (livello descrittivo più basso) al Livello 5 (livello descrittivo più alto), più un sesto destinato a coloro i quali, pur avendo partecipato alla prova, di fatto non l’hanno svolta in maniera da attestare il proprio grado di abilità.

La prova di inglese, invece, è stata costruita e valutata in riferimento a standard (criteri) noti a priori, riferiti al QCER e quindi indipendenti dal livello medio di distribuzione degli esiti conseguiti dagli studenti. In sintesi i livelli certificati per la lingua inglese saranno corrispondenti ai livelli pre-A1, A1, A2 del Quadro Comune Europeo per le lingue, più un quarto che, analogamente alla prova di italiano e di matematica, è destinato a chi, di fatto, non ha raggiunto nella prova neanche il livello pre-A1.

Una prova, ma quante Italie?

La rilevazione di quest’anno, con particolare riferimento a quella condotta nella scuola secondaria di primo e secondo grado, ha già avuto il merito di una partecipazione elevatissima e di un sicuro abbattimento del fenomeno del cheating. E questo sia per la modalità di somministrazione computer based sia, ovviamente, per il mancato peso sulla valutazione finale dell’alunno, compensato dall’essere diventata un requisito di ammissione all’esame conclusivo del corrispondente ciclo di studi. La rilevazione realizzata, inoltre, è stata un banco di prova per la somministrazione delle tre prove, a partire dal prossimo anno scolastico, agli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, di pari passo con le novità previste per l’esame di maturità dal D.Lgs. 62/2017.

Anche l’omogeneità del dato rilevato in termini di partecipazione nei diversi territori regionali sembra far ben sperare, ma saranno solo i livelli raggiunti dai nostri studenti che potranno davvero raccontare se e quanto il sistema di istruzione del nostro Paese è ancora affetto da differenze geografiche che sembrano dividerci in tante Italie, e chissà se tutte parlano inglese…

Maria Teresa Stancarone

Bullismo: punire o prevenire?

Cinzia OLIVIERI

Cyber security

Al paragrafo 23 del Contratto di Governo, dedicato a “Sicurezza, legalità e forze dell’ordine”, vi è uno specifico punto su “Cyber security e contrasto al bullismo”, che dispone: “ È indispensabile incentivare lo sviluppo del settore della sicurezza anche per quanto concerne la cyber security, avendo particolare attenzione al fenomeno del cyber bullismo e individuando strumenti di ausilio per il superamento del problema, soprattutto negli ambienti scolastici. É necessario introdurre misure repressive per chi commette il reato e premianti per chi lo denuncia: prevedere sanzioni amministrative nei regolamenti scolastici; numero verde unico nazionale; premialità per gli studenti che denunciano episodi di bullismo (borse di studio); videocamere nelle scuole”.

Il contrasto al bullismo nel contratto di Governo

Non può non condividersi l'importanza attuale della questione, l'attenzione al problema ed alle possibili soluzioni; tuttavia appaiono indispensabili alcune considerazioni sugli strumenti proposti e destinati ad operare in ambito scolastico:

  • premialità per gli studenti che denunciano episodi di bullismo (borse di studio);
  • sanzioni amministrative nei regolamenti scolastici;
  • numero verde unico nazionale;
  • videocamere nelle scuole.

La videosorveglianza a scuola

Degli impianti di videosorveglianza si parla da tempo come deterrente anche per i ripetuti episodi di aggressione a danno di docenti. Tuttavia nella precedente legislatura il disegno di legge n. S2574, avente ad oggetto Prevenzione abusi in asili e case di cura, aveva incassato il parere contrario in Senato sia della VII Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) che della XII (Igiene e sanità).

Per la verità, se le telecamere possono dissuadere da episodi di violenza (sebbene il problema non sia costituito certo dall'identificazione del colpevole), non è chiaro come possano arginare non solo il fenomeno del cyberbullismo, in considerazione delle condotte elencate dall'art. 1 della L. 71/2017 che si realizzano non attraverso un approccio diretto bensì telematicamente, ma anche comportamenti di bullismo qualora non si estrinsechino in un’aggressione fisica e all'interno dei locali scolastici, bensì attraverso molestie di vario tipo “ il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo ”.

Spesso poi la scuola rappresenta l'occasione di contatto, di conoscenza, ma le aggressioni, fisiche o psicologiche, possono perpetrarsi anche fuori e a distanza.

Ciò anche a prescindere dai limiti in materia di privacy e di tutela dei lavoratori.

La strategia della prevenzione

Occorre ricordare che la recente L. 71/2017 si propone di contrastare il cyberbullismo “ con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti ”: dall'istanza di oscuramento alla procedura di ammonimento, quindi l'individuazione del docente referente; progetti in rete in collaborazione con i servizi minorili, le prefetture, gli enti locali, i servizi territoriali, le Forze di polizia, associazioni ed enti presenti sul territorio; campagne informative di prevenzione e di sensibilizzazione anche al fine di promuovere l'educazione all'uso consapevole della rete.

La norma dispone poi a carico del dirigente (art. 5) l'informativa ai soggetti esercenti la responsabilità genitoriale ovvero ai tutori di tutti i minori coinvolti, in caso venga a conoscenza di atti di cyberbullismo, el'attivazione di adeguate azioni di carattere educativo. In coerenza, i regolamenti interni ed il patto educativo di corresponsabilità dovranno essere integrati con specifici riferimenti a condotte di cyberbullismo e relative sanzioni disciplinari commisurate alla gravità degli atti compiuti.

La strategia della sanzione

Osservando invece gli interventi innanzi proposti, non si può fare a meno di notare che, sia in funzione punitiva che premiale, hanno contenuto economico e comunque carattere successivo al verificarsi dell'evento.

È dall'emergenza educativa che ha determinato, nel 2007, le modifiche al DPR 249/1998, che si tenta di arginare il fenomeno con un rafforzamento delle sanzioni, evidentemente con scarsa efficacia.

La legge del 2017 invece richiama alla corresponsabilità educativa, anche in considerazione dei crescenti conflitti tra scuola e famiglia, evidenziando come sia proprio questo l'elemento debole da rafforzare.

Sicuro che la scuola abbia bisogno di ulteriori sanzioni da imporre a posteriori, e non invece di interventi concreti per prevenire le condotte lesive?

Occorrerebbero piuttosto indicazioni su come lavorare in maniera ampiamente condivisa sul Patto educativo e sulla più corretta elaborazione dei regolamenti interni per l'individuazione di un efficace “ intervento educativo”, che va evidentemente ben oltre la sanzione.

Sanzioni amministrative e dubbi applicativi

Senza entrare nel merito della scelta educativa di premiare comportamenti che dovrebbero essere semplicemente ordinari, per cui diventa meritorio ciò che dovrebbe essere corretto e normale, la previsione di una sanzione amministrativa pone peraltro alcuni dubbi applicativi.

Invero non è peregrino dubitare dell'efficacia di un simile intervento, se per la L. 689/1981 (articoli 1-3) l'applicazione delle sanzioni amministrative risponde in particolare a tre principi fondamentali:

- Legalità (art. 1): per cui occorre una legge entrata in vigore prima della commissione della violazione per essere assoggettato a sanzioni amministrative. Dunque sarà necessaria una nuova disposizione legislativa che detti disposizioni (analogamente a quanto avvenuto per il divieto di fumo nelle scuole). Occorrerà poi indicare e disciplinare compiutamente il procedimento di contestazione e comminazione, oltre che per l'eventuale opposizione, con ulteriore aggravio per le istituzioni scolastiche.

- Responsabilità personale (art. 3);

- Imputabilità (art. 2): per cui per l'assoggettamento alla sanzione amministrativa occorre aver compiuto i diciotto anni e la capacità di intendere e di volere. Per espressa previsione normativa, “ della violazione risponde chi era tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto ”.

Culpa in vigilando, culpa in educando

Ci si chiede quindi se, nel caso la violazione avvenga all'interno dei locali scolastici, ove i minori sono sottoposti a vigilanza dei docenti, con la culpa in educando dei genitori non possa persino concorrere la culpa in vigilando di costoro.

Pertanto si auspica che possano pervenire alle scuole concrete indicazioni per uscire finalmente da questa emergenza, calibrando le azioni in collaborazione con tutte le realtà del territorio, ed elaborando finalmente regolamenti interni esaustivi ed efficaci.

Cinzia Olivieri

Nuovo dominio edu.it: tutte le istruzioni

In conseguenza della determinazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale che ha previsto di riservare il dominio “gov.it” alle sole Amministrazioni centrali dello Stato, le istituzioni scolastiche in possesso di tale dominio devono migrare i loro servizi sul nuovo dominio “edu.it” a loro riservato.

Per facilitare il passaggio, il Miur ha predisposto un apposito spazio web che verrà costantemente aggiornato con documenti e informazioni utili per le scuole.

L’obiettivo dell’intera operazione è quello di migliorare la visibilità e la sicurezza dei siti delle istituzioni scolastiche coerentemente con il lavoro che si sta svolgendo sul design di tali siti.

Il Miur, in accordo con l'Agid e il Team per la trasformazione digitale, sta consolidando un percorso di accompagnamento per le scuole (presto disponibile su questo sito), con date e attività specifiche.

Il Regolamento sull’Assegnazione e gestione dei nomi del dominio di secondo livello (sld) edu.it, di recente pubblicazione, definisce le regole di registrazione dei nomi e comprende la descrizione delle operazioni per tale registrazione.

Le istituzioni scolastiche con dominio gov.it potranno mantenerlo fino alla naturale scadenza del contratto di canone con il proprio gestore ed eccezionalmente anche nel caso in cui questo superi la scadenza prevista dalla citata determina AgID.

Seguiranno quanto prima ulteriori dettagli operativi circa le modalità di migrazione/registrazione.


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Piano triennale delle arti: al via la selezione

Pubblicato da parte del Miur l’Avviso pubblico che definisce le finalità, i requisiti e le specifiche caratteristiche richieste per le proposte progettuali presentate da istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo di istruzione, anche organizzate in rete, al fine di attuare il “Piano triennale delle arti”.

Con nota 6 giugno 2018 prot. n. 9446 il Miur trasmette l’avviso pubblico 6 giugno 2018 n. 921 che ripartisce per ambiti regionali lo stanziamento di € 2.000.000,00 (duemilioni/00), destinato a finanziare i suddetti progetti per gli anni scolastici 2017/2018 e 2018/2019.

Il piano di riparto, predisposto anche nell’ottica di assicurare la qualità e l’efficacia delle proposte progettuali, prevede la suddivisione del finanziamento in ragione delle misure e) ed f) e delle corrispettive azioni di cui al punto 5 del “Piano triennale delle arti”. In particolare:

Misura e) promozione della partecipazione delle alunne e degli alunni e delle studentesse e degli studenti a percorsi di conoscenza del patrimonio culturale e ambientale dell'Italia e delle opere di ingegno di qualità del Made in Italy.

È previsto uno stanziamento di € 700.000,00 ripartiti secondo le seguenti percentuali:

  • 60% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo ciclo, anche organizzate in rete;
  • 40% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del secondo ciclo, anche organizzate in rete.

Misura f) potenziamento delle competenze pratiche e storico-critiche, relative alla musica, alle arti, al patrimonio culturale, al cinema, alle tecniche e ai media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni.

È previsto uno stanziamento di € 1.300.000,00 ripartiti secondo le seguenti percentuali:

  • 60% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del primo ciclo, anche organizzate in rete;
  • 40% da destinarsi alle istituzioni scolastiche del secondo ciclo, anche organizzate in rete.

Il costo unitario di ogni proposta progettuale non deve essere inferiore a € 2.000,00 e non deve superare € 10.000,00.

Le istituzioni scolastiche interessate, anche organizzate in rete, presentano appositi progetti sulla base delle indicazioni contenute negli Avvisi predisposti dagli Uffici scolastici regionali. Ogni Ufficio scolastico regionale pubblica un apposito Avviso per invitare le istituzioni scolastiche a presentare specifici progetti assegnando un congruo termine, tale comunque da consentire successivamente allo stesso Ufficio scolastico regionale di costituire la commissione esaminatrice, di valutare i progetti, di individuare le scuole o le reti prescelte.

Al fine di consentire il regolare svolgimento delle successive attività istruttorie a carico di questa Direzione generale, si invitano gli Uffici scolastici regionali a produrre, in una cartella in formato zip, entro il 20 luglio 2018, la documentazione indicata nel suddetto avviso pubblico.


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Maturità 2018: on line le commissioni

Disponibile sul sito del Miur il motore di ricerca per le commissioni dell’esame di Stato 2018. È possibile effettuare la ricerca per tipologia di indirizzo, per istituto e per presidente/commissario. Pubblicati anche i dati relativi agli esiti degli Esami nel precedente anno scolastico.

Saranno 12.865 quest’anno le commissioni, per un totale di 25.606 classi coinvolte. Ad oggi gli studenti iscritti all’esame sono 509.307; i candidati interni sono 492.698.

In occasione della pubblicazione delle commissioni, il Miur ha reso disponibili i dati relativi agli Esiti degli Esami di Stato di scuola secondaria di II grado dell’anno scolastico 2016/2017.

Consulta il Focus

È possibile effettuare la ricerca delle commissioni:

  • per tipologia di indirizzo, inserendo Provincia, Percorso, Indirizzo/Settore, Indirizzo/Articolazione/Opzione;
  • per istituto, inserendo Provincia e Denominazione Istituto;
  • per presidente/commissario, inserendo Provincia della Commissione, Cognome e Nome.

Consulta il motore di ricerca delle commissioni


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Summer School Ischia 2018

Summer School Ischia 2018

La scuola tra organizzazione e comunità

Idee e strumenti per un’autonomia efficace


In uno scenario di grandi incertezze politiche e istituzionali, la scuola ha comunque bisogno di ritrovare punti di riferimento sicuri, per ben operare e realizzare i compiti che la Costituzione e le Leggi le affidano, e che la società e i ragazzi si aspettano.

Il meeting di Ischia, attraverso incontri con esperti, workshop, confronti operativi, vuole offrire una visione ampia sulle novità che si presentano nell’ordinamento scolastico, ma al contempo fornire piste di lavoro e strumenti aggiornati per operare.


Maggiori informazioni e modulo di iscrizione

 

11 giugno 2018

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n. 93

Dove va la politica scolastica del nuovo Governo?

Mauro PIRAS

Tra Lega e 5 Stelle

La scuola sembra scomparsa dal radar del nuovo Governo. Nel discorso programmatico del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Senato, non una parola. Nel discorso alla Camera solo un breve accenno: “non stravolgeremo la Buona scuola, ma affronteremo alcune criticità”. Tutto qui. Nel Contratto per il Governo del cambiamento, il vero programma, neanche due pagine. La cosa lascia perplessi, dopo che i 5S hanno raccolto voti cavalcando qualsiasi malumore contro la Buona scuola. Sembrava che quella legge fosse un’opera del demonio, degna di essere abolita e basta. Invece nel Contratto si parla solo di alcuni punti, e timidamente. Forse l’alleato di Governo, la Lega, ha idee molto diverse sulla cosa, al punto che ha imposto un proprio ministro, contro tutte le previsioni. E forse, anche, ci saranno ben pochi soldi per la scuola, se il Governo deve trovare quelli che servono per la flat tax e il reddito di cittadinanza.

Vediamo quello che si riesce a intuire della futura politica scolastica dal Contratto e da alcune anticipazioni di questi giorni.

Ai sensi del Contratto di Governo

Le due pagine scarse che il Contratto dedica alla scuola sono generiche e poco sistematiche. Fanno un elenco disordinato di problemi da affrontare. Dopo una lamentazione sui tagli alla scuola di “questi anni”, si enunciano altri temi di facile successo come le “classi pollaio” o l’edilizia scolastica. Più precise sono invece le indicazioni sul personale docente. Ovviamente si richiama il problema del precariato; viene citato esplicitamente il problema dei cosiddetti “diplomati magistrali”. Per intervenire in generale sul precariato si propone una “revisione del sistema di reclutamento dei docenti” (Contratto, p. 41). Inoltre si dichiara di voler introdurre “nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio, affrontando all’origine il problema dei trasferimenti” (p. 42). Viene poi annunciata l’abolizione della “chiamata diretta” (in realtà chiamata per competenze) dei docenti da parte del dirigente scolastico, introdotta dalla Buona scuola. Si propone infine di garantire a tutti i docenti una “formazione continua” e la presenza nelle scuole di “docenti preparati ai processi educativi e formativi specifici” (p. 42).

Dal punto di vista invece degli studenti, c’è ben poco. Un generico accenno alla lotta alla dispersione scolastica e al diritto allo studio per tutti, e un’indicazione più precisa sui disabili, “ai quali va garantito lo stesso insegnante per l’intero ciclo” (p. 42). Infine l’alternanza scuola-lavoro, cavallo di battaglia delle opposizioni alla Buona scuola: un capoverso molto polemico, che ne condanna l’inefficacia e la mancanza di controlli, ma che finisce senza dire che cosa se ne farà.

Indizi e anticipazioni di politica scolastica

Ci sono altri punti importanti di politica scolastica in altre parti del Contratto.

Nella sezione sul lavoro si fa una proposta interessante: rafforzare la formazione professionale superiore (di terzo livello, post-diploma), favorendo “la nascita di nuove figure professionali idonee alle competenze richieste dalla quarta rivoluzione industriale” (p. 30).

Nella sezione sulle politiche per la famiglia viene proposto “il sostegno per servizi di asili nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane” (p. 33).

Dopo la formazione del Governo alcune anticipazioni hanno confermato i punti citati: si è parlato dell’intenzione di costituire una graduatoria specifica per i diplomati magistrali, ipotesi smentita poi dal Ministro Bussetti, che ha però confermato che il problema è allo studio; si è parlato di una riforma del sistema di reclutamento, che vada incontro alle esigenze dei precari che hanno già una certa anzianità di servizio: si è parlato anche di “regionalizzazione” dei ruoli docenti. Sono comunque tutte voci; è quindi opportuno rifarsi, per il momento, solo al Contratto.

Che valutazioni si possono dare?

Primo check-up alla futura politica scolastica

1. I pochi punti presentati nei documenti ufficiali sono slegati, e non c’è nessuna visione sistematica. L’impressione è che la scuola debba passare in secondo piano; che verranno fatti degli interventi per rispondere al malcontento di alcuni gruppi, in modo disordinato; e che la differenza di visione tra Lega e M5S si paghi con questa indeterminatezza, come mostra bene l’assenza di proposte sull’alternanza scuola-lavoro.

2. La bilancia pende troppo dalla parte dei docenti, e non dalla parte degli studenti e delle famiglie. La maggior parte dei punti riguarda il precariato, il reclutamento, le graduatorie, la “chiamata diretta”. Questo vuol dire che, come è successo troppo spesso in passato, si interverrà prevalentemente dal lato sbagliato.

3. Sul merito, gli interventi sul personale docente sono molto discutibili, se non inaccettabili. La “revisione del sistema di reclutamento dei docenti” è incomprensibile. Il sistema è stato appena riformato, con il D.lgs. 59/2017. È un sistema forse criticabile, ma garantisce un percorso di formazione iniziale di qualità e un reclutamento regolare per concorso. Riformarlo è un grave errore, perché si crea ancora instabilità normativa, mentre è necessario stabilizzare il sistema e farlo funzionare; e perché ci sono tentazioni di fare entrare in ruolo senza concorso gruppi di precari (come i “diplomati magistrali” o i precari di seconda fascia con anzianità di servizio), che vanno respinte con fermezza, perché il reclutamento deve avvenire assolutamente e solo per concorso.

4. L’idea di rafforzare il legame tra docenti e territorio per evitare troppi trasferimenti è ambigua: se vuol dire formare dei ruoli regionali rischia di essere irrealizzabile, per i dubbi di incostituzionalità. Se si tratta di porre dei vincoli ai trasferimenti è una buona idea, ma incontrerà gravi opposizioni dai docenti e dai sindacati. Senza una politica di incentivi è impossibile stabilizzare i docenti, tanto di ruolo quanto precari, nelle loro sedi.

5. Le poche parti che riguardano gli studenti sono così vaghe da non dare appigli a critiche specifiche. Vincolare i docenti di sostegno per garantire continuità didattica agli alunni disabili è una buona idea, già tentata dalla Buona scuola, ma ridimensionata per le opposizioni dei docenti e dei sindacati. Le critiche all’alternanza scuola-lavoro sono dure ma generiche. Va invece respinta con nettezza, come antidemocratica e contraria alla missione inclusiva della scuola, l’idea di limitare alle sole famiglie italiane il sostegno finanziario per la frequenza degli asili nido. L’estensione del servizio dei nido sul territorio nazionale è un’emergenza generale, che non va inquinata con queste proposte discriminatorie.

6. Ottime invece, e da sostenere, le proposte di rafforzamento della formazione professionale e tecnica superiori, di terzo livello oltre il diploma. La carenza di sbocchi post-diploma non universitari è una delle cause più profonde dello scollamento tra formazione e mercato del lavoro. Queste iniziative vanno sostenute, ricollegandole a quanto si è fatto finora (gli Istituti Tecnici Superiori, da rafforzare).

Mauro Piras

Dopo il contratto: e se la formazione fosse prima di tutto un diritto?

Rosalba MARCHISCIANA

Le aspettative contrattuali

L’ipotesi contrattuale tanto attesa e da poco siglata sembra sferrare un colpo di spugna al comma 124 dell’art. 1 della legge 107/2015 che, superando le incertezze espressive, aveva coraggiosamente imboccato la strada inequivocabile della formazione in servizio “obbligatoria, permanente e strutturale”. Non c’è traccia di obbligatorietà nel testo firmato il 19 aprile. Non c’è traccia della parola “formazione”. Tanto è bastato per porre in quarantena proposte in cantiere, o rimandare sine die l’attuazione di delibere collegiali che, interpretando al meglio il diritto-dovere alla formazione dei docenti, erano riuscite ad imboccare la strada della crescita professionale comunitaria.

Sembra.

Ciò che sembra, non sempre è

Una lettura attenta e coscienziosa non può limitarsi a evidenziare “ciò che non è scritto”. Più utile e costruttiva è una lettura in controluce dei dispositivi normativi che, presentati asciutti e freddi, finiscono per far perdere valenza al sostrato pedagogico e culturale che non può non essere presente in tutto ciò che regolamenta il mondo della scuola, e il profilo professionale di chi dà forza e gambe al servizio. Senza dimenticare altresì che la gerarchia delle fonti normative pone il contratto collettivo, per di più ancora nello stato ipotetico, in una condizione di subordinazione tale da non poter comunque derogare alla legge primaria.

Proviamo ad umanizzare la norma

Se “la scuola è una comunità educante di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale” (art. 24, comma 1 dell’ipotesi contrattuale) , allora non può che essere un ambiente relazionale attivo, in divenire, che scruta il contesto sociale di riferimento e si interroga su possibili ipotesi progettuali funzionali alla realizzazione di un progetto-scuola significativo, che pone finalità a lungo termine e obiettivi fattibili per fare di ogni contesto scolastico un centro di aggregazione e di crescita culturale, per proiettare il microcosmo-educativo nel macro-cosmo sociale; che ripensa al proprio operato per porre correttivi a scelte metodologiche anacronistiche che non riescono a “tenere dentro” tutti; che sperimenta e documenta buone pratiche da mettere a disposizione; che pone la progettazione educativa e didattica… al centro dell’azione della comunità educante (art. 24, comma 3).

La comunità educante protagonista

La progettazione educativa e didattica, che è al centro dell’azione della comunità educante, è definita con il piano triennale dell’offerta formativa, elaborato dal Collegio dei docenti (art. 24, comma 3). È esplicito il richiamo all’ articolo 3, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, e quindi al Regolamento di attuazione dell’autonomia scolastica, che sottolinea in più commi il protagonismo del collegio dei docenti, la professionalità di docenti “ricercatori” che sperimentano modelli di insegnamento-apprendimento significativi tenendo conto delle peculiarità del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali, e curano tra l'altro la formazione e l'aggiornamento culturale e professionale (art. 6, comma 1 lett. b, dpr. 275/1999).

Il docente professionista

È un richiamo incisivo alla scuola come sistema integrato che deve far leva sull’utilizzo integrale delle professionalità in servizio (art. 24, comma 3 del contratto) , ossia su quei docenti che per essere tali (professionali) non possono adagiarsi alla logica impiegatizia dell’orario di servizio tout-court, forti di un concorso vinto in un tempo che fu e che è già tramontato perché in divenire, ma sono sollecitati a rincorrere le interferenze comunicative per dominarle, a conoscere i fenomeni sociologici che vedono protagonisti adolescenti “fluidi” per guidare gli studenti verso l’acquisizione di coordinate cognitive intelligenti, che devono intercettare e sollecitare motivazioni più o meno esplicite per indirizzarle verso slanci emozionali che producano conoscenza e competenza insieme.

È la logica della scuola-sistema, che delinea una propria identità valoriale e assume impegni con interlocutori attivi e passivi del progetto educativo, che mette in campo risorse umane e materiali che concorrono alla realizzazione del piano triennale dell’offerta formativa tramite attività individuali e collegiali: di insegnamento; di potenziamento; di sostegno; di progettazione; di ricerca; di coordinamento didattico e organizzativo (art. 26, comma 1).

Dare forma alle conoscenze

A delineare in modo inequivocabile il dna del docente-professionista della scuola di oggi è l’art. 27 dell’ipotesi contrattuale, che sembra porre il “cappello” sul profilo professionale dei docenti, costituito da competenze disciplinari, informatiche, linguistiche, psicopedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali, di orientamento e di ricerca, documentazione e valutazione tra loro correlate ed interagenti, che si sviluppano col maturare dell’esperienza didattica, l’attività di studio e di sistematizzazione della pratica didattica.

Studio, ricerca, organizzazione cognitiva, documentazione: attività coinvolgenti funzionali a sedimentare competenze trasversali, che presuppongono conoscenze consolidate da declinare in metodologie didattiche innovative, che sappiano sollecitare curiositas e meraviglia negli studenti; stimolo alla crescita della persona, che attraverso tali attività “dà forma” a ciò che sa (fa formazione) e adegua le conoscenze acquisite alle esigenze contingenti (si aggiorna).

La formazione in servizio come diritto

Espressioni come “formazione” e “aggiornamento”, percepite come ostiche se evocative di impegni aggiuntivi, di imposizioni datoriali, di vincolo contrattuale, andrebbero riscoperte sotto una luce nuova e reinterpretate in chiave di diritto professionalizzante (con risorse economiche adeguate, tempi distesi da programmare, prospettive di riconoscimento qualificante).

Questa scelta, culturale e professionale in primo luogo, potrebbe servire a dare linfa nuova alla considerazione di sé che ogni docente dovrebbe riscoprire in se stesso, prima ancora che ricercare in un qualunque comma che è sempre frutto di equilibrismi politici e finanziari.

Non si tratta di riproporre l’espressione ambivalente del diritto-dovere, che, per quanto completa nel contemperare l’equilibrio tra essere e dover essere, ha lasciato aperto il dibattito rimandando al personale impegno più morale che professionale. Si tratta piuttosto di andare dritto al cuore e alla mente di chi ogni giorno, nel prendersi cura, con il cuore e con la mente, del variegato mondo degli studenti, “lascerà il segno” attraverso quell’arte nobile che è in-segnare.

Rosalba Marchisciana

Sperimentazione RAV infanzia: come candidarsi

Disponibile dal 13 al 15 giugno il modulo per le scuole che intendono autocandidarsi per partecipare alla sperimentazione sul RAV Infanzia, che coinvolgerà circa 900 scuole statali e non statali. L’Invalsi ha estratto 500 scuole campione; possono autocandidarsi ulteriori 400 scuole.

Il percorso di sperimentazione inizia a maggio-giugno 2018 con la conferma di adesione da parte delle scuole campione e con l’autocandidatura da parte delle altre scuole; proseguirà nel corso dell’a.s. 2018/19 e terminerà a giugno 2019.

L’Invalsi ha estratto un campione casuale delle scuole dell’infanzia italiane rappresentativo delle tre tipologie di scuola (statale, comunale e paritaria privata) distribuite nelle cinque macro-aree geografiche italiane (Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud e Sud-Isole).

Alle scuole campione che seguiranno tutto il percorso l'Invalsi riconoscerà un contributo lordo di 500 euro.

Per confermare l'adesione alla sperimentazione o autocandidarsi è necessario compilare un modulo on line, che sarà disponibile:

  • per le scuole del campione (vai alla lista) dal 5 all'8 giugno 2018;
  • per le scuole che intendono autocandidarsi dal 13 al 15 giugno 2018.

Tutte le altre scuole (che non fanno parte del campione né riescono a candidarsi) a febbraio 2019 potranno accedere alla compilazione online per poter cominciare a familiarizzare con lo strumento. Non avranno però i dati restituiti dall’INVALSI.

Tutte le scuole che parteciperanno alla sperimentazione compileranno 4 distinti questionari:

  1. questionario dirigente scolastico/coordinatore
  2. questionario scuola
  3. questionario docenti
  4. questionario genitori

Entro il 14 settembre 2018 il referente RAV Infanzia comunicherà alla casella infanzia@invalsi.it l’elenco degli indirizzi e-mail dei docenti e dei genitori disponibili a compilare il questionario a loro indirizzato. Agli interessati verrà inviata un’e-mail con un link per accedere al questionario in forma anonima. Ad ottobre 2018 si avvierà la compilazione di tutti i questionari.

Dopo la compilazione dei questionari, l'Invalsi elaborerà i dati provenienti da tutte le scuole e selezionerà gli indicatori ritenuti più efficaci. Successivamente restituirà i dati alle singole scuole nella piattaforma RAV Infanzia.

Ogni scuola, sulla base dell’analisi interna condotta con il coinvolgimento della comunità scolastica, secondo i criteri di condivisione che riterrà più opportuni, potrà esprimere la propria autovalutazione facendo riferimento alle rubriche del RAV.

Al termine del processo di autovalutazione, le scuole compileranno il RAV Infanzia online. La compilazione online del RAV Infanzia partirà a febbraio 2019.


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Mediazione linguistica: istituzione corsi di II ciclo

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Regolamento per il riordino della disciplina delle scuole superiori per mediatori linguistici, in particolare per quanto concerne l’attivazione dei corsi di secondo ciclo di durata biennale.

Il decreto Miur 3 maggio 2018, n. 59, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 127 del 4 giugno 2018, dispone che le scuole superiori per mediatori linguistici riconosciute, che abbiano attivato corsi di studio di durata triennale da almeno sei anni, possono attivare, previo accreditamento, corsi di secondo ciclo di durata biennale.

L'accreditamento dei corsi è accordato dal Miur previo parere obbligatorio e non vincolante di un’apposita Commissione consultiva e di valutazione.

Per essere ammessi ai corsi di secondo ciclo occorre essere in possesso di un diploma per mediatori linguistici di primo ciclo, ovvero di una tra le lauree o lauree magistrale indicate in allegato al suddetto regolamento, o di altro titolo estero riconosciuto come equipollente.

Le scuole superiori per mediatori linguistici devono disporre di qualificati docenti con comprovate competenze in ambito di didattica e ricerca nelle discipline linguistiche, comprese quelle professionalizzanti.

Le scuole superiori per mediatori linguistici adottano i regolamenti didattici dei corsi di secondo ciclo in conformità agli obiettivi formativi qualificanti e alle attività formative indispensabili individuate per la classe delle lauree magistrali in Traduzione specialistica e interpretariato (LM-94).

I titoli di studio rilasciati all'esito dei corsi di secondo ciclo sono equivalenti alle lauree magistrali della classe LM-94 «Traduzione specialistica ed interpretariato» ai soli fini professionali e concorsuali inerenti all'interpretariato, alla traduzione ed alla mediazione linguistica e non consentono l'ammissione a corsi universitari per l'accesso ai quali è richiesta la laurea specialistica o magistrale.

Per il conseguimento del titolo di studio di secondo ciclo è prevista la presentazione di un progetto finale, elaborato in modo originale dallo studente sotto la guida di un relatore.

Le scuole superiori per mediatori linguistici autorizzate al rilascio dei titoli di primo ciclo e secondo ciclo sono tenute al rilascio del supplemento al diploma (diploma supplement) contestualmente a quello del titolo finale.

Le scuole superiori per mediatori linguistici devono dotarsi di un Comitato tecnico-scientifico e di valutazione, con funzioni di monitoraggio e di valutazione del funzionamento della scuola, nonché di valutazione dei risultati scientifici e didattici conseguiti, sia al primo che al secondo ciclo. Il Comitato presenta ogni anno al Miur una relazione sul funzionamento della scuola.

È costituita infine una banca dati degli studenti e dei diplomati delle scuole superiori per mediatori linguistici, con oneri a carico delle stesse, ai fini del monitoraggio dei risultati del percorso formativo e delle attività di verifica.


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Graduatorie d’istituto ATA: proroga

Differito all’8 luglio il termine per la presentazione dell’allegato G per la scelta delle sedi relativamente alle graduatorie d’istituto di prima fascia del personale A.T.A. per l’anno scolastico 2018/2019.

Lo ha comunicato il Miur con nota 7 giugno 2018, prot. n. 1205. La nuova tempistica prevede il rilascio dell’istanza in data 18 giugno e la disponibilità della stessa fino all’ 8 luglio.

Quindi dal 18 giugno all’8 luglio sarà resa disponibile l’istanza dell’allegato G per la prima fascia d’istituto, mentre per la seconda fascia sarà effettuato il dimensionamento e saranno riprodotte le graduatorie a cura del sistema informativo.

L’istanza Polis di scelta delle sedi (allegato G) effettuerà il controllo che sul SIDI la domanda sia presente e con almeno una graduatoria valida, o con riserva sulla stessa provincia in cui l’aspirante intende presentare le sedi.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata, alla luce del Bando e degli ultimi scenari normativi.

Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 100 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Bando. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione



Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo

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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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