Scuola7 23 luglio 2018, n. 99

Scuola7

la settimana scolastica

23 luglio 2018, n. 99


In questo numero parliamo di:

Ricostruire un’alleanza educativa, mai davvero realizzata (C. Olivieri)

Un sistema educativo zerosei tutto da concretizzare (G. Cerini)

Il protagonismo del mondo della scuola: il ruolo dell’associazionismo professionale (A. Valentino)

Novità e conferme per l’anno di formazione (G. Cavadi)

Portfolio del dirigente scolastico: proroga

Immissioni in ruolo: firmato il decreto

Innovazione digitale: le graduatorie

Diplomati magistrali: 120 giorni per eseguire le sentenze

Organico di fatto: acquisizione dati

Chiusura anno di formazione e prova 2017/18


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diUn patto in equilibrio precario
< Trascina
23 luglio 2018

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n. 99

Ricostruire un’alleanza educativa, mai davvero realizzata

Cinzia OLIVIERI

Parola di Ministro: il Miur diventa “parte civile”

Durante l’audizione alle VII Commissioni riunite di Camera e Senato, il Ministro Bussetti, illustrando le linee programmatiche del dicastero, ha preliminarmente espresso l’intenzione di “ascoltare tutte le componenti del mondo della scuola … per migliorare il sistema educativo”, e quindi ha aggiunto che “la società liquida nella quale viviamo … ha progressivamente trasformato la visione collettiva della scuola assimilandola ad un servizio percepito dalle famiglie a volte scontato … La rottura del patto formativo scuola-famiglia ha fatto sì che purtroppo nell’immaginario collettivo il docente non rivestisse il ruolo di educatore posto alla base del rapporto di crescita e sviluppo degli allievi. Depauperati di questo ruolo, i docenti sono stati - ne parlano le cronache recenti - oggetto di manifestazioni violente, estremizzate a volte da inspiegabili quanto inutili prevaricazioni. E insieme ai docenti la scuola tutta risente del clima generale di impoverimento culturale. Ecco perché esigo, anzi pretendo, che gli studenti e le loro famiglie abbiano nei confronti dell’istituzione scolastica e di tutte le sue componenti un atteggiamento di rispetto. Ho già dichiarato, e voglio ribadirlo in questa sede, che è mia ferma intenzione verificare e valutare con gli organi preposti la possibilità che il Ministero si costituisca parte civile nei procedimenti penali che abbiano ad oggetto episodi di violenza, o anche di semplice minaccia, posti in essere da studenti o dai loro genitori/parenti nei confronti di docenti, dei dirigenti o del personale ausiliario”.

Patto educativo e contratto formativo

Il Ministro ha parlato di “patto formativo”, una definizione che fonde terminologicamente il più noto e recente “patto educativo di corresponsabilità” del Dpr 235/2007, “finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”, con il “contratto formativo” previsto dalla Carta dei Servizi del 1995, che costituisce la “dichiarazione, esplicita e partecipata, dell’operato della scuola”.

Appare sostanzialmente chiara la differenza di contenuti, sebbene oggi potremmo considerare il secondo compreso nel primo.

Cosa dice il Codice Penale

Prima di entrare nel merito di questo argomento, occorre evidenziare che  la costituzione di parte civile delle amministrazioni dello Stato nei procedimenti penali è prevista in generale dall’articolo 1, comma 4, della legge 3 gennaio 1991, n. 3, per il quale “deve essere autorizzata dal Presidente del Consiglio dei Ministri”, previo parere della competente Avvocatura dello Stato allorquando, in considerazione degli interessi in discussione, è opportuno che affianchi l'azione del pubblico ministero.

Nell’ambito degli enti locali, ad esempio, la giunta municipale ha riconosciuto la legittimazione del Comune a costituirsi parte civile nel procedimento penale avente ad oggetto l’ipotizzato reato di “violenza o minaccia a un pubblico ufficiale” previsto e punito dall’art. 336 c.p., costituendo in tal caso il bene giuridico tutelato (corretto e normale funzionamento della P.A.) fattispecie plurioffensiva, essendo persone offese tanto il pubblico ufficiale e l’incaricato di pubblico servizio oggetto della condotta illecita, quanto la pubblica amministrazione. Infatti l’art. 336 c.p., nell’ambito dei previsti reati contro la P.A., sanziona “chiunque usa violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell'ufficio o del servizio”.

Quando ci si costituisce “parte civile”

I fatti sopra considerati non appaiono tuttavia inquadrabili in tale fattispecie, trattandosi tra l’altro piuttosto di azioni “ritorsive”, cioè reazioni, comunque non giustificabili, a presunte “ingiustizie” subite dagli studenti.

È invece sempre più frequente la costituzione di parte civile delle PP.AA., con funzione riparatoria e compensativa, nei procedimenti penali aventi come persona offesa appunto la P.A., per ottenere il ristoro del danno all’immagine cagionato dall’imputato – dipendente dell’amministrazione – con il suo comportamento delittuoso. In particolare la Corte di Cassazione nella sent. n. 35205 del 16/3/2017 ha stabilito, richiamando precedenti pronunce, l’autonomia della giurisdizione civile e contabile, salva la preclusione derivante dal giudicato. 

Crisi generalizzata di fiducia reciproca

Non si può non pensare ai casi che hanno portato a presentare, anche durante questa legislatura, una proposta di legge (C. 480 presentata il 6 aprile 2018), sul presupposto che “le cronache degli ultimi anni riportano un numero sempre maggiore di episodi di maltrattamento”, per l’introduzione di impianti di videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia, per i quali, anche con maggiore forza in considerazione della fragilità dei soggetti coinvolti, va invocato quel rispetto tra le componenti che esigerebbe  la costituzione di parte civile della P.A.

Potrebbe apparire invece, da quanto innanzi riportato, che la “rottura del patto formativo” derivi piuttosto da un “tradimento” operato solo da studenti e famiglie, e non - come ci mostrano i fatti di cronaca - da una crisi reciproca e generalizzata nell’auspicata alleanza educativa in realtà ancora irrealizzata.

In questo senso quindi la scuola, quale “comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica” (art. 3 D.lgs. 297/1994), diventa espressione del predetto “clima generale di impoverimento culturale”.

Ricostruire l’alleanza educativa

Può essere dunque la costituzione di parte civile la strada per costruire l’alleanza? Può stipularsi un patto da tale premessa? In realtà questo patto si è rotto, o non è mai stato davvero condiviso e sottoscritto?

Non basta infatti sottoporre un prestampato nei primi giorni di scuola o inserire una spunta nel modulo on line al momento dell’iscrizione. Occorre una condivisione, un dialogo continuativo, un confronto che nasce da un sempre più esteso coinvolgimento, giacché “non conoscenza e disinteresse si rinforzano a vicenda” (Audizione UCIIM 2004). E proprio l’obiettivo di “rafforzare la collaborazione tra scuola e famiglia”, attraverso occasioni e strumenti concreti di condivisione, ha informato i lavori che avevano portato, nella precedente legislatura, alla proposta di revisione del patto di corresponsabilità.

Insegnare la cultura delle regole

Del resto, come illustra la nota del 31 luglio 2008 che aveva esplicato il DPR 235/2007, la scuola, “quale luogo di crescita civile e culturale della persona, rappresenta, insieme alla famiglia, la risorsa più idonea ad arginare il rischio del dilagare di un fenomeno di caduta progressiva sia della cultura dell’osservanza delle regole, sia della consapevolezza che la libertà personale si realizza nel rispetto degli altrui diritti e nell’adempimento dei propri doveri. Il compito della scuola, pertanto, è quello di far acquisire non solo competenze, ma anche valori da trasmettere per formare cittadini che abbiano senso di identità, appartenenza e responsabilità”. Questa cultura della cittadinanza, verso la quale vi è una rinnovata attenzione, dovrebbe caratterizzare tutti i rapporti nell’ambito della comunità scolastica. L’autonomia infatti consente di programmare e condividere con tutti gli attori “il percorso educativo da seguire per la crescita umana e civile dei giovani”, rispetto al quale abbiamo già sperimentato la scarsa efficacia dell’inasprimento delle sanzioni.

Cinzia Olivieri

Un sistema educativo zerosei tutto da concretizzare

Giancarlo CERINI

Un “dossier” impegnativo

Tra gli impegnativi “dossier” che il nuovo governo dell’istruzione deve esaminare c’è certamente il tema del sistema integrato zerosei, per un più incisivo intervento in favore dello sviluppo delle scuole dell’infanzia e degli asili nido. Mentre per le scuole dell’infanzia (che coprono il 95% della popolazione infantile tra i 3 e i 5 anni) si tratta di procedere ad un consolidamento qualitativo, per i servizi 0-3 anni (fermi al 22% di copertura) è necessario un forte impegno progettuale ed operativo (non solo finanziario). La nuova legge propone di raggiungere il benchmark europeo del 33%, ma molte regioni meridionali sono ancora al di sotto della soglia del 10%. La carenza di servizi educativi per l’infanzia è una delle cause della povertà educativa nel nostro Paese, con dati sempre più allarmanti.

Il sistema zerosei è ben delineato, sulla carta, nel D.lgs. 65/2017, ed alcune prime indicazioni operative sono state fornite dal Miur con la nota 404 del 19-2-2018. La prima annualità dei fondi disponibili (relativa al 2017) è stata ripartita in sede di Conferenza Stato-Regioni, che ha anche approvato il Piano di Azione Pluriennale. Si ha l’impressione che i fondi siano serviti a ridurre le rette per i bambini che già frequentano il servizio, piuttosto che a espandere quest’ultimo dove non c’è. Non basterà indossare felpe con lo slogan “nidi gratis per tutti” (obiettivo, peraltro, fuori portata per il nostro Paese).

Comunque gli aspetti più rilevanti e innovativi del progetto zerosei chiedono di essere affrontati con più decisione, a partire dall’effettiva operatività dell’apposita Commissione tecnico-scientifica prevista dal decreto 65/2017 (per gli aspetti pedagogico-didattici), e dalla Cabina di regia voluta dalla Conferenza Stato-Regioni (per affrontare le questioni di sviluppo organizzativo e istituzionale).[1]

La scuola dell’infanzia nello zerosei

In questo quadro una particolare attenzione merita la scuola dell’infanzia statale, che ha appena celebrato i primi 50 anni (dalla sua istituzione con la legge 444 del 18-3-1968)[2]. Si pensi all’appartenenza organizzativa, gestionale, professionale degli insegnanti delle scuole statali aggregate agli istituti comprensivi (che accolgono allievi dai 3 ai 14 anni), che devono contemporaneamente fare comunità professionale con docenti e professori (per realizzare una formazione di base coerente e unitaria, come propongono le Indicazioni/2012) ed aprirsi alle prospettive dello zerosei. In misura analoga, ma minore, questo fenomeno riguarda anche il rapporto tra servizi educativi 0-3 e scuole dell’infanzia (3-6 anni), non agevole anche quando appartengono alla medesima gestione (ad esempio comunale o privata). Un problema nel problema riguarda poi le sezioni primavera, per i bambini tra i 24 e i 36 mesi, che dall’anno della loro istituzione (Legge 206/2006) hanno sempre vissuto una vita grama e precaria. In questo campo ci si aspetta un deciso cambio di prospettiva.

La piattaforma pedagogica: cura, educazione e apprendimento

Il binomio “cura ed educazione” è proposto nel documento europeo sulla qualità nei servizi educativi per l’infanzia (ECEC), e rilancia un approccio olistico nell’educazione di piccoli, ove il benessere si coniuga con le migliori condizioni per l’apprendimento. Il tema della “cura” si carica di un significato psicologico ed educativo profondo, che fonda eticamente il “senso” della responsabilità educativa degli adulti nei confronti dei piccoli. Ma cura ed educazione sono anche le chiavi interpretative per costruire un contesto di apprendimento capace di accogliere, includere, favorire la progressiva autonomia. Un atteggiamento di cura è fondamentale in ogni livello scolastico. Dunque siamo in presenza di un dispositivo pedagogico “generativo”, in grado di orientare un percorso educativo in continuità.[3]  Il D.lgs. 65/2017 prevede l’elaborazione di Linee guida zerosei nazionali (da intendersi come cornice entro cui promuovere una progettualità di respiro, anche con soluzioni innovative sul piano organizzativo), di Orientamenti educativi per i nidi d’infanzia (0-3) e Indicazioni nazionali per le scuole dell’infanzia, peraltro già vigenti con DM 254/2012. Ogni segmento scolastico dovrà essere valorizzato e rispettato nella sua identità.

Continuità educativa e curricolo verticale

La costruzione progressiva dell’autonomia e dell’apprendimento è il filo conduttore di ogni percorso educativo. Non si tratta di saldare in un indistinto le diverse tappe dello sviluppo dei bambini, ma di costruire un’effettiva progressione di esperienze e di contesti educativi organizzati, in grado di stimolare un reale incremento di competenze nei bambini e negli allievi. Il curricolo è evolutivo e ricorsivo, perché ritorna sulle esperienze precedenti ad un livello più approfondito, grazie alla mediazione e alla regia educativa degli adulti, con un’incidenza crescente dei sistemi simbolico-culturali (i saperi organizzati)[4]. Già ci sono esempi stimolanti di curricoli verticali: le linee guida 0-6 del Comune di Milano; il curricolo berlinese; il curricolo 0-16 anni della Repubblica di San Marino, le stesse Indicazioni nazionali 3-14 anni.

Lo sguardo zerosei: accoglienza, continuità, competenze

Il dialogo tra gli educatori che operano nelle diverse strutture educative che accompagnano la crescita del bambino, i progetti che puntano all’integrazione dei percorsi attraverso azioni di “fluidità”, azioni sperimentali più incisive che offrono occasioni di vita in comune e di progettazione aperta (ad esempio tra nido e scuola dell’infanzia), i progetti-ponte: sono misure già attuate in alcuni territori, e si basano sulla scoperta delle potenzialità dei bambini anche attraverso gruppi eterogenei per età, attraverso forme di peer education, di incontro tra linguaggi e stimoli culturali diversi. Uno sguardo comune (meglio più sguardi diversi su un bambino “unico” che cresce) può aiutare gli operatori ad andare al di là degli stereotipi correnti sulle “tappe di sviluppo” (rigidamente separate), sulla “normalità” e la “differenza” (affrontando in termini aperti il tema della diversità), ad apprezzare l’originalità delle manifestazioni dei bambini, in un clima di accettazione e di confronto reciproco nel gruppo.

Un’agenda per l’attuazione dello zerosei

I temi pedagogici che stanno alla base della piattaforma zerosei sono l’alveo che incanala le possibili soluzioni organizzative e gestionali sollecitate dal D.lgs. 65/2017. La legge non impone passaggi cogenti e si affida quindi alla convinzione che le scelte di integrazione portino ad un miglioramento dello stato dell’educazione dell’infanzia in un determinato territorio, valorizzando al massimo gli apporti delle diverse istituzioni, delle comunità e delle persone.

Si può delineare un’agenda dei problemi, peraltro già “imbastita” all’interno della citata nota 404 del 19-2-2018[5].

La nuova governance multilivello

Il sistema integrato richiede di essere governato a livello nazionale (attraverso il Piano di azione pluriennale e il Fondo finanziario che va ripartito tra le diverse regioni), ma anche a livello regionale (attraverso un accordo quadro che impegni i diversi soggetti istituzionali, e specifici accordi previsti dalla legge, ad esempio, per l’attivazione del coordinamento pedagogico territoriale). La governance si esercita anche a livello territoriale/locale su aspetti di notevole impatto operativo: si pensi alle modalità di iscrizione dei bambini alle diverse strutture, alla formazione in servizio per gli operatori, al calmieramento delle rette richieste ai genitori, al rafforzamento dei sistemi di valutazione e rendicontazione sociale.

I Poli per l’infanzia

La costituzione dei “Poli zerosei” rappresenta una delle possibili novità previste dalla legge. I Poli potranno essere nuove strutture edilizie (sono previsti finanziamenti aggiuntivi per ogni regione, per costruire 3-4 Poli), che richiederanno poi soluzioni organizzative innovative (con riferimento alla coerenza e unitarietà della gestione), dal forte valore emblematico e sperimentale. Ma si potranno sperimentare anche Poli “in versione light”, cioè un raccordo tra asili nido e scuole dell’infanzia (magari operanti in edifici contigui), con micro-progettazioni didattiche (ferma restando la diversità di gestione, di condizioni professionali e lavorative) utili per rafforzare pratiche di conoscenza e integrazione, da rivolgere ai bambini, agli operatori, ai genitori. Le stesse sezioni primavera (24-36 mesi) potrebbero rappresentare l’embrione di un Polo 2-6 anni, per garantire una continuità all’esperienza educativa dei bambini.

Il coordinamento pedagogico territoriale e la formazione

La costituzione di coordinamenti pedagogici può rappresentare una risorsa efficace per promuovere il sistema integrato attraverso forme di consulenza, supporto, supervisione professionale. Al momento solo in alcune regioni sono presenti le figure di coordinamento, soprattutto con riferimento ai Comuni. Una particolare cura andrà messa nella crescita di una specifica realtà di coordinamento all’interno della scuola dell’infanzia statale (utilizzando le opportunità dell’organico di potenziamento, valorizzando le funzioni strumentali, chiedendo una specifica attenzione ai dirigenti scolastici). Ci sarà bisogno di un coordinamento di primo livello (a diretto contatto quotidiano con la vita della scuola) e di secondo livello (per le azioni di sistema: formazione, consulenza, valutazione). Queste funzioni pedagogiche si aprono anche verso il sociale, l’extra scolastico, la verticalità dei percorsi, l’attenzione alle situazioni critiche (disabilità, stranieri, ecc.). Uno dei compiti fondamentali sarà la promozione, progettazione e gestione di attività formative per gli insegnanti e gli educatori, in modo da superare la logica dei “corsi di aggiornamento” e trasformare la formazione in accompagnamento permanente, di supporto all’azione di educazione e cura, di affinamento delle capacità organizzative e didattiche.

Il nodo della valutazione nell’infanzia

L’avvio della sperimentazione Invalsi (nota 5837 del 4-4-2018) rivolta alla scuola dell’infanzia (nelle sue diverse tipologie gestionali) rappresenta un’occasione di incontro e confronto all’interno del sistema integrato, per condividere una visione comune dell’educazione a partire dalla costruzione di indicatori e di rubriche, dalla comparazione, riflessione e stimolo al miglioramento, dalla rendicontazione sociale. La scuola dell’infanzia e il nido possono portare un tocco di qualità alla cultura della valutazione nel sistema educativo italiano, in un’ottica formativa, di descrizione, di analisi dei contesti educativi e di lettura non classificatoria dello sviluppo dei bambini. È importante che il programma sperimentale veda una piena partecipazione delle scuole e dei docenti, e non un semplice ruolo applicativo di scelte pensate altrove.

Giancarlo Cerini


[1] G. Cerini, La cornice emozionale dello zerosei, in G. Cerini - M. Spinosi, Una bussola per le deleghe, Tecnodid, Napoli, 2017.

[2] 50 anni della Scuola dell’Infanzia statale, Zerosei Up, 2, 2018, Bergamo, con interventi di Frabboni, Pontecorvo, Tonucci, Criscione, Maviglia, Cerini, Mion, Arcà, Lichene, Cremaschi, e numerose altre testimonianze: http://zeroseiup.eu/

[3] Miur - Comitato scientifico nazionale Indicazioni, USR Emilia Romagna, Infanzia e oltre. Indicazioni per il curricolo e identità della scuola dell’infanzia, Tecnodid, Napoli, 2017.

[4] R. Seccia, Ripartire dall’infanzia, in G. Cerini, S. Loiero, M. Spinosi, Competenze chiave per la cittadinanza, Tecnodid, Napoli, 2018.

[5] R. Seccia, Lo zerosei muove i primi passi, in Notizie della Scuola n. 13/2018, Tecnodid, Napoli. Il fascicolo contiene il testo della nota 404/2018 e del Piano di azione nazionale pluriennale, approvato con Delibera del Consiglio dei Ministri dell’11 dicembre 2017, a seguito dell’intesa sancita nella Conferenza Unificata del 2 novembre 2017 (Repertorio atti n. 133/CU).

Portfolio del dirigente scolastico: proroga

A seguito delle richieste pervenute al Miur, è differito al prossimo 31 agosto il termine ultimo, originariamente previsto per il 31 luglio, per la compilazione del Portfolio da parte dei dirigenti scolastici.

Lo ha comunicato il Miur con nota 16 luglio 2018, prot. n. 12106. La chiusura delle funzioni è prorogata al 31 agosto 2018, al fine di mettere a disposizione più tempo per la compilazione del Portfolio, a seguito delle richieste pervenute e in considerazione dei numerosi adempimenti che impegnano i dirigenti scolastici nella parte conclusiva dell’anno scolastico.

Il Portfolio del dirigente scolastico svolge innanzi tutto la funzione di strumento di orientamento, analisi e riflessione sui compiti e sulle competenze richieste al Dirigente scolastico per l’esercizio della specificità delle proprie funzioni, nonché di supporto per lo sviluppo professionale, utilizzabile come parte integrante di un processo di miglioramento organizzativo e gestionale delle istituzioni scolastiche nelle aree direttamente riconducibili al dirigente scolastico, ai fini della valutazione dei risultati della sua azione dirigenziale. Inoltre tramite la sua compilazione il Dirigente scolastico evidenzia il proprio contributo al perseguimento degli obiettivi contenuti nella lettera di incarico.

Le funzioni di compilazione del Portfolio del dirigente scolastico sono attive sul portale dedicato già a partire dallo scorso 20 aprile 2018. Quest’anno il Miur ha ravvisato l'opportunità di non limitarne temporalmente l'accesso, affinché il Dirigente, attraverso la possibilità di documentare nel tempo le azioni professionali realizzate, orienti le proprie scelte organizzative in maniera sempre più consapevole e funzionale al perseguimento degli obiettivi contenuti nella lettera di incarico.

Tuttavia, per garantire omogeneità e tempi comuni a livello nazionale per la formulazione della valutazione, dal 31 agosto 2018 il sistema manterrà in memoria una versione del Portfolio per come compilato entro quella data.

Tale versione, visibile al Dirigente ma non più modificabile, sarà quella disponibile per il Nucleo di valutazione per dare avvio alle operazioni connesse all'attività istruttoria e poi per il Direttore USR per formulare la valutazione relativa all'a.s. 2017/18.


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Immissioni in ruolo: firmato il decreto

57.322 assunzioni di docenti nel decreto firmato dal Ministro Bussetti e inviato al MEF per la prevista autorizzazione. Prossimo alla formalizzazione anche il decreto volto ad assumere 9.838 unità di personale ATA. Pronta anche la richiesta di autorizzazione a bandire il concorso per 2.004 posti di DSGA.

In data 17 luglio 2018, nel corso di un’informativa sugli organici ai sindacati, il Miur ha comunicato di aver richiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze 57.322 assunzioni di docenti per l’anno scolastico 2018/2019. Il Ministro Bussetti ha firmato il relativo decreto, che è stato inviato al MEF. È prossimo alla formalizzazione anche il decreto con la richiesta di autorizzazione ad assumere relativa agli ATA, per un totale di 9.838 posti.

Per quanto riguarda i dirigenti scolastici è al via il concorso da 2.452 posti bandito lo scorso novembre. Nel frattempo, per l’anno scolastico 2018/2019, sarà richiesta l’assunzione di 212 dirigenti dalle graduatorie di precedenti concorsi.

Infine il Ministro Bussetti sta per inviare, al Ministero per la Pubblica Amministrazione la richiesta di autorizzazione a bandire il concorso da 2.004 posti per Direttori dei Servizi Generali Amministrativi (DSGA), posti che potranno essere incrementati qualora quelli accantonati per mobilità non risultino del tutto utilizzati.


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Innovazione digitale: le graduatorie

Rese note da parte del Miur le graduatorie delle scuole che potranno usufruire dei finanziamenti relativi a progetti per l’innovazione digitale: biblioteche innovative, curricoli digitali, educazione alla cittadinanza.

Per la realizzazione di 500 nuove biblioteche innovative sono a disposizione cinque milioni di euro. I finanziamenti prevedono sia interventi di tipo infrastrutturale e sia di dematerializzazione e digitalizzazione. Le biblioteche offriranno spazi di consultazione e formazione avanzati, aperti al territorio anche al di fuori dell’orario di lezione scolastica, e saranno fruibili da tutti, non solo dagli studenti dell’istituto.

Graduatoria biblioteche scolastiche innovative

Per la realizzazione di contenuti didattici innovativi sui temi delle competenze digitali, e di percorsi didattici all’avanguardia, sono state selezionate 125 reti di scuole, che potranno contare su uno stanziamento di oltre 4 milioni di euro. Le aree tematiche in cui saranno realizzati i curricoli spaziano dai diritti in internet, all’educazione ai media (e ai social), al coding, all’arte e alla cultura digitale, all’economia e all’imprenditorialità digitale.

Graduatoria curricoli digitali

Per i progetti di Cittadinanza globale sono 2.890 le scuole autorizzate, e 3.779 quelle per i progetti di Cittadinanza europea,  che dal prossimo anno scolastico potranno ampliare la propria offerta formativa grazie al finanziamento complessivo di circa 150 milioni di euro. Le risorse permetteranno di tenere le scuole aperte anche di pomeriggio e realizzare attività mirate a sviluppare competenze trasversali, sociali e civiche per gli studenti, nonché per il potenziamento delle competenze linguistiche e stage all’estero.

Graduatoria cittadinanza europea

Graduatoria cittadinanza globale


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Prova scritta concorso dirigenti scolastici: piattaforma e testi

Testi consigliati per il concorso


Raccolta Leggi Scuola e Pubblico Impiego

a cura di Sergio Auriemma

Una Raccolta Leggi pensata appositamente per i concorsi nel comparto istruzione, curata da Sergio Auriemma.

- contiene tutte norme di rango primario, prive di annotazioni, aggiornate a giugno 2018;
- gli atti normativi sono opportunamente selezionati e organizzati per la consultazione durante le prove scritte;
- sono raggruppati per aree tematiche e in sequenza cronologica;
- per trovare con facilità le norme di interesse sono disponibili tre indici: sistematico, cronologico e analitico.

Raccolta Leggi è lo strumento ideale per affrontare al meglio le prove concorsuali.


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Repertorio 2018

Dizionario normativo della scuola - XXXII edizione

Repertorio, Dizionario normativo della scuola, è uno strumento fondamentale per lo studio dell’ordinamento scolastico, l’aggiornamento professionale, la preparazione a pubblici concorsi.

Si compone di saggi, ordinati alfabeticamente e curati da esperti di settore, che illustrano in modo aggiornato ed approfondito i principali istituti giuridico-amministrativi, contrattuali e contabili del comparto scuola e del pubblico impiego: tematiche giuridiche, amministrative e talvolta anche didattiche, temi di attualità, questioni di diritto costituzionale, amministrativo, del lavoro e sindacale, di diritto fiscale, tributario, di contabilità pubblica.

Ciascuna voce sintetizza un argomento, ne mette in risalto gli aspetti salienti, enuncia le fonti normative, informa sul loro evolversi nel tempo, presenta considerazioni tecnico-giuridiche, notazioni, commenti. Attraverso l'analisi dei riferimenti normativi e le riflessioni svolte dagli autori, è possibile cogliere l’evoluzione cronologica delle norme, ricostruire la storia degli istituti giuridici, individuare le principali disposizioni in vigore.

L’opera può agevolare le attività negli uffici dell’amministrazione scolastica, nelle presidenze, nelle sale dei professori e nelle segreterie delle scuole, nelle sedi di Soggetti, Enti e Agenzie esterne che operano a contatto con il mondo dell’istruzione; e ancora le attività di competenza dei revisori contabili, l’assolvimento di impegni delle RSU.

Ne possono trarre specifica utilità anche gli aspiranti a pubblici concorsi, selezioni interne o prove di esame riferibili a tutte le figure professionali (ispettori, dirigenti scolastici, docenti, dsga, personale amministrativo).

Schemi di provvedimenti, fac simile di domande, istanze, documenti ministeriali o di altre autorità, tabelle riassuntive e modulistica, possono essere prelevati nell’apposita sezione on line.

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Competenze chiave per la cittadinanza

a cura di G. Cerini, S. Loiero, M. Spinosi

Indicazioni nazionali e nuovi scenari - Didattiche per competenze - Percorsi per la sostenibilità - Criteri per la valutazione e certificazione

 

Il libro affronta, con una pluralità di contributi pedagogici, disciplinari e didattici, il complesso tema delle competenze chiave per la cittadinanza, che tanta attenzione sta ricevendo dal mondo della scuola e dall'opinione pubblica.

L'occasione è legata alla pubblicazione, da parte del Ministero dell'istruzione, di due importanti documenti: “Indicazioni nazionali e nuovi scenari” e “Linee guida per la certificazione delle competenze” (entrambi nel 2018). Essi propongono una rivisitazione delle Indicazioni per il curricolo del 1° ciclo, che le scuole stanno attuando dal 2012.

Le trasformazioni culturali, economiche, demografiche, degli stili di vita e delle aspettative, richiedono infatti un ripensamento delle priorità dell'intervento educativo. Le istituzioni scolastiche hanno la responsabilità di promuovere una piena educazione alla cittadinanza e di coinvolgere maggiormente gli allievi attraverso la costruzione di nuovi ambienti di apprendimento.

Confermando il valore formativo degli alfabeti di base (la literacy, la numeracy, le lingue straniere), è importante esplorare, nell'ottica della sostenibilità, le potenzialità di strumenti di conoscenza come il digitale, il coding, la statistica, la stessa geografia, fino ad oggi un po' emarginata.

Il testo si snoda con linearità ed efficacia attorno ai temi di sfondo dei “nuovi scenari della cittadinanza” (Parte I), analizza il quadro di “nuovi saperi e discipline di frontiera” (Parte II), si inoltra lungo alcuni “percorsi operativi” ispirati alla didattica per competenze (Parte III), e offre suggerimenti per “la progettazione didattica, la valutazione, la certificazione e la formazione in servizio” (Parte IV).

L'intento è quello di fornire a insegnanti, formatori, dirigenti scolastici, alcune chiavi di lettura per affrontare con maggiore sicurezza i propri impegni, per migliorare la qualità dell'insegnamento ed i risultati degli studenti.

 

Contributi di: Roberto Baldascino, Giancarlo Cerini, Maria Loreta Chieffo, Luciano Corradini, Gino De Vecchis, Elena Fascinelli, Italo Fiorin, Rossella Garuti, Silvana Loiero, Maria Antonietta Marchese, Flavia Marostica, Filomena Nocera, Rosa Seccia, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone, Rosa Stornaiuolo, Paola Traverso


maggiori informazioni

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata:

  • aggiornata alla luce degli ultimi scenari normativi;
  • integrata nei contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti.

Il prossimo step del concorso è la prova scritta. La piattaforma presenta un’apposita sezione Indicazioni per la prova scritta, che contiene:

  • indicazioni teoriche e riflessioni sulla lingua per scrivere in maniera chiara e farsi apprezzare;
  • esempi di scritture e rubriche valutative;
  • 100 quesiti a risposta aperta per orientare l’organizzazione delle conoscenze;
  • quesiti con esempi di risposte in forma di saggio breve.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

23 luglio 2018

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n. 99

Il protagonismo del mondo della scuola: il ruolo dell’associazionismo professionale

Antonio VALENTINO

La scuola tra centralismo e autonomia

Si parla spesso della necessità di puntare a sviluppare un protagonismo diffuso del personale scolastico, per rilanciare politiche e pratiche di cambiamento, e con esse il prestigio dell’Istituzione scuola.
Ho sempre reticenza a usare termini impegnativi come appunto protagonismo. Per evitare ambiguità e retorica fastidiosa occorre probabilmente riprendere qualche ragionamento preliminare.
I soggetti “pilota”, chiamati istituzionalmente in primis a promuovere politiche di cambiamento, indicare senso e direzione di marcia dei processi attivati e garantirne la gestione complessiva, sono ovviamente Miur e Direzioni Scolastiche Regionali.
Sappiamo però che tale gestione - ancora sostanzialmente neo-centralistica, a 20 anni dall’istituzione dell’autonomia, e disattenta ai tempi delle scuole e alle loro specificità - crea spesso, su vari versanti, più problemi di quanti ne risolva. La gestione della 107/2015 (anche al netto dei forti elementi di debolezza della Legge) ne è l’ultimo evidente esempio.

Il recupero dell’autorevolezza della scuola

Dalle evidenze critiche su gestione e direzione dell’Amministrazione Centrale(1) nasce la consapevolezza - in tanti che lavorano nella scuola e alla scuola tengono – di dover fare la propria parte con dedizione e competenza per contrastarne la situazione di declino e recuperarle autorevolezza. E di farla – la propria parte – impegnandosi sui suoi terreni specifici: adattare l’offerta formativa a bisogni e attese degli studenti, curare clima interno, qualità della didattica e funzionalità degli ambienti. Tutto questo anche per rilanciare l’idea di scuola come bene comune tra i più preziosi, e vincere comportamenti traducibili in “uscite”, ormai non più infrequenti, del tipo: – ma chi me lo fa fare – e simili.
Il protagonismo di cui una buona scuola ha bisogno – ma su questo si scopre, per molti, l’acqua calda – è pertanto quello che si nutre di presenze attive e competenti dentro i vari processi attivati, oltre che di rendicontazione responsabile dei risultati raggiunti rispetto agli esiti previsti (“responsabile” nel senso che “si fa carico”, “risponde”: con attenzioni e modalità che vanno chiarite e precisate, ma comunque si risponde).

Le associazioni professionali (e non solo) come soggetti “pilota”?

Si tratta di capire a questo punto su quali forze propulsive e soggetti “pilota” (che cioè orientano e indirizzano) può essere realistico puntare - ma anche quali leve attivare - per un’impresa di questo tipo.
Alcune esperienze degli ultimi anni hanno fatto emergere in alcune regioni un ruolo importante delle associazioni professionali.
Non poche associazioni delle diverse categorie di lavoratori della scuola (docenti e dirigenti in primis) hanno tra l’altro alle spalle una storia solida e importanti crediti da vantare su formazione e organizzazione scolastica. Oggi la loro immagine è un po’ offuscata, a motivo delle grandi trasformazioni che hanno messo in crisi ragioni sociali e modelli organizzativi con cui si erano affermate (hanno certamente pesato anche le difficoltà a rapportarsi proficuamente ad un’Amministrazione Centrale spesso disorientante).
Comunque la loro presenza continua ad avere un peso nella vita delle nostre scuole.
Da ciò l’idea – da approfondire e tradurre in strategie possibili – di un loro ruolo propulsivo e di primo piano in un’operazione che, puntando al recupero di prestigio e autorevolezza della scuola e di chi vi lavora, contribuisca a darle smalto e rilevanza nella considerazione dell’opinione pubblica.

L’iniziativa culturale e professionale

Sono peraltro da considerare risorse importanti - con cui eventualmente aprire confronti - anche altri soggetti, quali soprattutto le associazioni culturali (cito a titolo esemplificativo TREELLE, che continua a produrre Quaderni comunque preziosi) e le fondazioni, che promuovono e realizzano ricerche e iniziative generalmente di valore (cito qui, per tutte, la Fondazione Agnelli e la Fondazione Di Vittorio), come pure le variegate professionalità che gravitano intorno alle case editrici di riviste, periodici dedicati, pubblicazione di testi per la scuola e sulla scuola, diventate veri e propri centri di cultura scolastica.

Possibili leve. La rete delle associazioni come proposta promettente

Riprendiamo a questo punto il ragionamento sul protagonismo delle scuole, come condizione da costruire per uscire dallo stallo attuale e recuperare al sistema e a chi ci lavora credibilità e autorevolezza. La domanda a questo punto è: come e sulla base di quali orientamenti dare gambe a tale protagonismo? Domanda impegnativa, per la quale sono necessarie analisi ed elaborazioni all’altezza.
Qui ci si limita a riprendere e segnalare alcune direzioni di lavoro che il dibattito di questi anni, intorno alle cose di scuola, ha fatto emergere come importanti.

Primo: gli insegnanti

Puntare prioritariamente sugli insegnanti che non hanno mai perduto il proprio orgoglio professionale e hanno, anche in questi anni difficili, continuato a coltivarsi e viversi come risorsa dell’Istituto (com’è noto, una fetta di docenti non piccola - le ricerche di TREELLLE di qualche tempo fa parlano di un numero che varia dal 20 al 25% dei docenti di una scuola - a motivo della confusione e delle incertezze di questi anni sta perdendo entusiasmo e disponibilità).

Secondo: il dirigente

Recuperare centralità all’azione del DS, nel cui profilo andrebbe soprattutto evidenziato, a motivo delle sempre crescenti complessità del lavoro scolastico, il tratto di leader organizzativo di un’istituzione educativa, e andrebbero evidenziati e valorizzati anche i tratti che traducono ruolo e funzioni specifiche e centrali, come:

  • richiamare la scuola che si dirige alle sue responsabilità istituzionali (le scuole non sono monadi, ma parti di un progetto educativo e formativo che è dell’intero Paese, anche se destinato a misurarsi con le specificità dei diversi ambienti);
  • favorire condizioni di lavoro disteso e fiducioso, per garantire gestione unitaria e progettualità diffusa;
  • sostenere, motivare e orientare docenti e gruppi di lavoro, soprattutto se in difficoltà, con intelligenza empatica e competenza professionale;
  • promuovere consapevolezza di ruolo nelle diverse figure di funzionamento e garantire loro il necessario sostegno;
  • organizzare ambienti integrati di apprendimento assieme al personale interessato e competente;
  • essere interfaccia privilegiata (ma non unica) tra l’istituto e le reti associative a cui si sceglie di raccordarsi.

In questa prospettiva andrebbe previsto come obiettivo (a breve termine e prioritario per ridare efficacia e quindi prestigio al lavoro del DS) quello di liberare il DS dai compiti impropri (sempre più fagocitanti e alienanti) piovuti sulle scuole in questi anni, e permettergli di concentrarsi su ciò che più conta nella gestione della scuola (com’è noto, se ne continua a parlare da anni, ma con risultati vicini allo zero).

Terzo: le reti

Riconsiderare un possibile ruolo positivo delle reti di ambito: una novità importante della L. 107/2015, nonostante alcune ambiguità pesanti, che hanno purtroppo favorito una sua gestione caotica e di basso profilo nella scorsa legislatura. Può forse valere la pena recuperarne il senso nella direzione che qui si è cercato di mettere a fuoco.

Le associazioni professionali ed i loro forum

A questo punto si possono riprendere i ragionamenti sull’associazionismo professionale, da assumere presumibilmente come chiave di volta per recuperare protagonismo alle scuole, a chi in esse lavora, e ad altri soggetti interessati all’impresa.
L’ipotesi di lavoro diventa allora: partire dalle associazioni professionali, viste come soggetti propulsori e “pilota” dei processi di cambiamento, aggregate - eventualmente in base a interessi e sensibilità culturali prossime - in forum o comunque reti di scopo, di livello verosimilmente regionale.
Aggregazioni volte ad attivare processi e iniziative comuni (ricerche e sperimentazioni, diffusione di buone pratiche educative, didattiche, organizzative…), impegnate a rispettare orientamenti e decisioni condivisi, e non più solo a elaborare documenti comuni (comunque importanti per costruire comunità di intenti).
Ovviamente, con operazioni di questo tipo, identità e specificità delle singole associazioni non solo vanno salvaguardate, ma anche ulteriormente coltivate e approfondite. E ciò nella convinzione che le sintesi tra apporti diversi su tematiche impegnative sono tanto più avanzate ed efficaci, quanto più i livelli di elaborazione dentro le singole associazioni sono elevati e l’orizzonte aperto.

Sensate esperienze

Alcune realtà si sono già mosse su piste che hanno di mira obiettivi che sono un po’ quelli che ho voluto mettere al centro di questa riflessione. E si sono mosse - e continuano a farlo - con esiti soddisfacenti. Vanno citati e considerati al riguardo le esperienze e i progetti:
• del Forum delle Associazioni professionali e culturali venete(2);
• del Forum delle Associazioni professionali del Piemonte;
• delle reti di scopo, che, soprattutto per gli Istituti tecnici e professionali, hanno rappresentato, nei decenni a cavallo del 2000, forme e modalità di aggregazione, favorite dal Ministero, che hanno prodotto cambiamenti importanti – per quanto legati alle specificità degli indirizzi – nella vita delle scuole che vi aderivano.
Andrebbe citato qui anche il Cartello delle 32 associazioni e organizzazioni (2015)(3), nato in occasione del passaggio dal Disegno di legge sulla Buona Scuola alla L. 107/2015 (che ha prodotto alcuni cambiamenti significativi, anche se piuttosto parziali, del primo Disegno di Legge) e dissoltosi, per contraddizioni interne, dopo l’approvazione della L. 107/2015.
Sono segnali promettenti che dovrebbero essere recuperati e rilanciati.

Antonio Valentino



(1) Va però riconosciuto che, nonostante tutto, su alcuni aspetti non secondari del fare scuole - accoglienza, cultura autovalutativa, diversificazione dei ruoli - la nostra scuola è cresciuta, anche se attraverso contraddizioni e contrapposizioni, e lasciando sul campo risorse preziose (tra gli insegnanti soprattutto).

(2) Costituitosi nel 2013. Del Forum fanno parte: MCE, ANDIS, AIMC, CIDI, PROTEO, ANFIS; DISAL, AdI, Associazione Dino Zanella.

(3) Tra esse si richiamano soprattutto le seguenti sigle: FLC-CGIL, CISL scuola, UIL scuola, MCE, AIMC, CIDI, Proteo.



Novità e conferme per l’anno di formazione

Giorgio CAVADI

Check-up all’anno di formazione

Si è svolto il 16 luglio al Miur l’incontro promosso dalla DGPER col supporto di Indire, coordinato da Davide D’Amico, Giancarlo Cerini, Maria Chiara Pettenati, per esaminare i problemi connessi al nuovo anno di formazione. L’incontro, al quale hanno partecipato i referenti regionali, è stato l’occasione per presentare gli esiti del monitoraggio sulle azioni di formazione dei docenti in anno di prova per il 2017/2018, ed è servito all’Amministrazione per raccogliere le indicazioni al termine del terzo anno di realizzazione del percorso tracciato dalla L. 107/2015 e dal D.M. 850/2015.

Gli UU.SS.RR., cui spetta la supervisione sul territorio regionale delle iniziative formative, sono stati interpellati su cinque aree: Governance regionale, Incontri propedeutici e di restituzione finale, Bisogni formativi dei docenti, Laboratori formativi, Visita in scuole innovative, Ambiente online (piattaforma Indire).

La governance territoriale: gli ambiti

I Report delle regioni hanno confermato una sostanziale tenuta dei modelli di governance fin qui definiti, con uno staff di coordinamento a livello di U.S.R. che ha lavorato a stretto contatto con le scuole-polo per la formazione, le vere protagoniste  di questo percorso, affiancate, laddove presenti, da figure di raccordo a livello di ambiti territoriali. In Italia sono stati costituiti 319 ambiti su base sub-provinciale attraverso accordi di rete. Uno dei primi compiti affidati all’ambito territoriale è stato la progettazione della formazione in servizio nell’ambito del Piano Nazionale Formazione Docenti (DM 797/2016). La formazione dei docenti neo-assunti, che ha una sua specifica metodologia, rinnovata negli ultimi anni, rappresenta un banco di prova per mettere in connessione esigenze dei singoli docenti, compiti dei diversi soggetti, ricaduta all’interno delle scuole, costruzione di una dimensione professionale riflessiva (bilancio di competenze e portfolio).

I laboratori di formazione

Sull’organizzazione dei laboratori formativi è emersa una richiesta diffusa di maggiore flessibilità nel progettare le 12 ore degli interventi in presenza; probabilmente un minor numero di argomenti, trattati in tempi più distesi (spesso si organizzano 4 momenti laboratoriali di 3 ore ciascuno), potrebbe aiutare a superare una percezione di criticità, riscontrata dal monitoraggio, riguardo la brevità dei laboratori medesimi.

Un’altra indicazione chiara è emersa in merito alla necessità di organizzare i gruppi classe in modo omogeneo, avvicinando così le tematiche ai profili dei docenti (primaria, secondaria e sostegno), per consentire uno studio specifico ed un’effettiva rielaborazione per l’applicazione in aula, rispetto alla propria collocazione professionale.

I contenuti della formazione

Sulle tematiche della formazione è stata valutata positivamente l’attenzione posta, oltre che ai temi del Piano Nazionale 2016-2019 (le 9 priorità più volte citate nei documenti di riferimento, da ultimo la CM 47777 dell’8-11-2017), all’educazione allo sviluppo sostenibile (anche nella direzione di collegamenti trasversali alle discipline), che, soprattutto quando è stata sviluppata in assetto laboratoriale e nella direzione della costruzione di unità di apprendimento, si è mostrata fortemente “attraente” per i docenti di ogni ordine di scuola.

In merito ai contenuti della formazione occorre tuttavia interrogarsi sull’opportunità di inserire un segmento del percorso che riguardi la funzione docente (il contratto, questo sconosciuto!), che accompagni il docente a rivedere il quadro dei propri obblighi professionali e profili di responsabilità disciplinare, lo sostenga nella gestione del gruppo classe, nella relazione dentro e fuori le aule, anche attraverso un uso consapevole dei social media.

Un’attenzione “personalizzata” meriteranno i docenti “esperti” che cambiano ruolo: per questi l’immersione in contesti innovativi e stimolanti (con il visiting) potrebbe rappresentare occasione di rilancio professionale.

Il tutor e la supervisione professionale

Un punto di attenzione diffuso ha riguardato la figura del tutor, verso la quale negli ultimi due anni si sono rivolte azioni mirate di coordinamento e formazione. Si tratta senza dubbio di una figura intermedia fondamentale, finalmente vista non come mero esecutore di procedure amministrative, ma come il “Virgilio” del docente in formazione, che lo guida con fiducia verso l’inserimento nella nuova comunità scolastica, seguendolo e affiancandolo.

Si tratta di un compito prezioso, che va sostenuto con una formazione mirata (attraverso webinar, incontri in presenza o convenzioni con le università), tanto più quando il docente nell’anno di prova si muove in un ordine di scuola o in un indirizzo di studi – per la propria storia professionale – a lui non familiare. Insomma si va verso una maggiore riconoscibilità del ruolo, un riconoscimento dell’importanza di mediatori con la comunità professionale e scolastica accogliente, e non solo come compagni di un adempimento burocratico. In effetti, la formazione di un docente neo-assunto si gioca molto anche nella scuola di servizio, che deve sapersi presentare come una vera e propria comunità professionale accogliente. Dunque è decisivo anche l’imprinting che il dirigente scolastico riesce a dare alle relazioni professionali ed al lavoro collaborativo tra i docenti.

Comunque utile è risultata la partecipazione dei tutor agli incontri iniziali nel territorio: una presenza che ha permesso ai due soggetti del percorso formativo (tutor e neo-assunto) di “allinearsi” contemporaneamente in relazione alle aspettative reciproche e ai rispettivi ruoli.

Il visiting: stimolare un confronto professionale immersivo

La vera novità della C.M. 33989/2017 è stata l’introduzione dell’esperienza delle visite alle scuole innovative, un’opportunità che, tranne in due regioni, è stata realizzata con convinzione e in differenti modalità: dall’osservazione al job shadowing, alla partecipazione in prima persona ad attività significative in un assetto “immersivo” (la richiesta di adesione, sebbene contingentata, ha toccato punte dell’80%).

In alcuni casi si è stabilito un proficuo scambio di impressioni professionali fra scuola accogliente e docenti in formazione, che hanno restituito quanto osservato quasi sotto forma di suggerimento per il miglioramento delle buone pratiche. È stata fatta osservare infine la straordinaria utilità del visiting, specie nei passaggi di ruolo, per un primo contatto “in situazione” con il nuovo assetto scolastico. Anzi ci si è chiest, se un vero visiting non debba essere attuato anche per la scuola di primo inserimento.

L’esperienza continuerà, sarà forse potenziata, anche se sarà riservata a piccoli gruppi-pilota per non perdere le caratteristiche di sperimentalità e per filtrare con attenzione le scuole accoglienti, in modo che siano in grado di offrire sicuri elementi di qualità e di disponibilità.

Cosa cambierà nel prossimo anno?

Considerati la “tenuta” complessiva del progetto formativo e il gradimento che è stato espresso in più occasioni dai diretti interessati (i docenti neo-assunti), è assai probabile che anche per il prossimo anno il percorso formativo per gli immessi in ruolo (o per chi effettua passaggio di ruolo) possa realizzarsi con modalità molto simili a quelle sopra descritte. D’altra parte alcune delle novità, come l’“osservazione tra pari” in classe, il ruolo di tutoring e di accompagnamento, la modalità di incontro a piccolo gruppo, la costruzione di strumenti riflessivi (come il portfolio che invita il docente a documentare una o due esperienze didattiche), sono dispositivi che si vorrebbero diffondere anche nella “ordinaria” formazione in servizio, come si evince anche dalla lettura del documento “Sviluppo professionale e qualità della formazione” diffuso nella primavera scorsa dalla Direzione Generale per il Personale della Scuola.

Probabilmente il modello sarà leggermente semplificato, reso più flessibile, ma le coordinate di fondo non dovrebbero cambiare. È attesa nelle prossime settimane la nota del Miur che anticipa il percorso per l’a.s. 2018/19.

Giorgio Cavadi

Diplomati magistrali: 120 giorni per eseguire le sentenze

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il cd. Decreto Dignità, che prevede, tra l’altro, il differimento a 120 giorni del termine per l’esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali in tema di diplomati magistrali, al fine di assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2018/2019.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 161 del 13 luglio scorso è stato pubblicato il Decreto Legge 12 luglio 2018, n. 87, recante “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”,  cd. Decreto Dignità.

L’art. 4 del provvedimento stabilisce il differimento del termine di esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali in tema di diplomati magistrali. In particolare, al fine di assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2018/2019 e di salvaguardare la continuità didattica nell'interesse degli alunni, all'esecuzione delle decisioni giurisdizionali che comportano la decadenza dei contratti, a tempo determinato o indeterminato, stipulati, fino alla data di entrata in vigore del presente decreto, presso le istituzioni scolastiche statali, con i docenti in possesso del titolo di diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001-2002, si applica, anche a fronte dell'elevato numero dei destinatari delle predette decisioni, il termine di 120 giorni decorrenti dalla data di comunicazione del provvedimento giurisdizionale al Miur.

Viene quindi esteso al caso dei diplomati magistrali quanto già previsto dal decreto legge 669/1996, che concede alle amministrazioni dello Stato di ottemperare all’esecuzione di provvedimenti giurisdizionali entro 120 giorni dalla data di comunicazione del titolo esecutivo.

Nel comunicato stampa del Miur si legge che in sede di conversione del decreto in Parlamento sarà poi completato il quadro normativo, disciplinando procedure di reclutamento, nel rispetto della legislazione vigente.


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Organico di fatto: acquisizione dati

Reso noto da parte del Miur il calendario di apertura delle funzioni SIDI per l'acquisizione dei dati relativi all'adeguamento dell’organico di diritto alle situazioni di fatto per il prossimo anno scolastico 2018/19.

Il Miur ha comunicato che le funzioni di acquisizione dell'organico di fatto saranno disponibili secondo la seguente tempistica:

  • dal 16 luglio: apertura per il I ciclo (infanzia, primaria, secondaria di I grado);
  • dal 18 luglio: apertura per il II ciclo (secondaria II grado).

 

Indicazioni per la definizione del contingente annuale di posti non facenti parte dell'organico dell'autonomia (adeguamento alle situazioni di fatto)

L'adeguamento dell'organico triennale dell'autonomia comporta una contemporanea revisione degli obiettivi regionali di contenimento dell'adeguamento alle situazioni di fatto.

Per quanto riguarda le aree interessate dai recenti eventi sismici sono mantenute le classi attivate nei comuni colpiti, anche con parametri inferiori a quelli previsti dalla normativa vigente ed è possibile attivare ulteriori classi nei comuni che hanno accolto gli studenti delle zone terremotate, nei limiti delle risorse assegnate già comprensive dei predetti posti.

I Dirigenti scolastici, nel caso di diminuzione del numero degli alunni rispetto alla previsione, procederanno all'accorpamento delle classi a norma delle disposizioni vigenti.

Non sono ammessi sdoppiamenti, né istituzioni di nuove classi dopo l'inizio dell'anno scolastico, salvo nel caso di incrementi di alunni conseguenti al mancato recupero dei debiti formativi la cui verifica sia stata programmata dopo il 31 agosto. In presenza di alunni che non abbiano recuperato il debito, non si procede comunque all'istituzione o allo sdoppiamento delle classi interessate qualora il numero degli alunni delle stesse non superi le 31 unità. I Dirigenti scolastici possono autorizzare, nei limiti dell'organico dell'autonomia assegnato, lo sdoppiamento di classi o l'articolazione dell'insegnamento di alcune discipline per gruppi separati, anche con riferimento al rispetto dei parametri relativi alla capienza delle aule scolastiche.

Ulteriori posti per il funzionamento delle sezioni carcerarie, di quelle ospedaliere e delle attività inerenti ai corsi di istruzione per adulti possono essere attivati solo in presenza di personale in esubero, che non possa essere utilizzato su posti e ore di insegnamento disponibili fino al termine delle attività didattiche.

I Direttori degli Uffici scolastici regionali provvederanno, con proprio decreto, a definire l'adeguamento annuale dell'organico dell'autonomia per la propria regione nel limite delle risorse assegnate.


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Chiusura anno di formazione e prova 2017/18

Rimarrà disponibile per docenti e tutor fino al prossimo 31 agosto l’ambiente online predisposto dall’Indire relativo all’anno di formazione e prova a.s. 2017/18. L’Indire ha reso noti i primi dati sulle attività formative appena concluse.

Al termine dell’anno di formazione e prova a.s. 2017/18, l’Indire ha reso noti i primi dati conclusivi. Su 33.413 docenti iscritti nell’ambiente online gestito dall’Indire, 31.483 hanno esportato il Dossier finale, raccoglie tutte le attività svolte online e indica che i docenti neoassunti e con passaggio di ruolo hanno espletato tutte le richieste loro rivolte.

I dati relativi alla formazione confermano la prevalenza del rapporto 1 a 1 tra docente in formazione e docente tutor; 106.795 risultano le esperienze formative e professionali descritte nel Curriculum formativo, con una media di poco più di 3 esperienze inserite da ogni docente. In relazione alla documentazione delle attività didattiche, si conferma la prevalenza dell’impiego di materiali usati durante le lezioni, seguiti da quelli prodotti dagli studenti.

Due nuove sezioni sono state introdotte nell’ambiente online per la documentazione delle attività in presenza: i laboratori (109.485, in media 3 per docente) e le visite alle scuole innovative (2.179).

Su 30.796 tutor associati ai profili dei docenti in formazione, 30.558 hanno compilato e inviato il questionario di monitoraggio. I tutor possono l’attestazione di avvenuto svolgimento del loro compito.

L’ambiente online rimarrà disponibile per docenti e tutor fino al prossimo 31 agosto.


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Summer School Ischia 2018

Summer School Ischia 2018

La scuola tra organizzazione e comunità

Idee e strumenti per un’autonomia efficace


Dal 29 al 31 luglio tornano la formazione e l’aggiornamento firmati Tecnodid: anche quest’anno la splendida cornice dell’isola di Ischia ospiterà la Summer School “La scuola tra organizzazione e comunità. Idee e strumenti per un’autonomia efficace”.

  • GLI SCENARI: FACCIAMO IL PUNTO

  • L’ORGANIZZAZIONE: FACCIAMOLA FUNZIONARE

  • LA PROFESSIONALITÀ: CURIAMOLA

  • L’INCLUSIONE: FACCIAMOLA BENE

  • QUALI CAMBIAMENTI, QUALI PROPOSTE, QUALI AZIONI?

Per offrire una visione ampia sulle novità che si presentano nell’ordinamento scolastico, attraverso incontri con esperti, workshop, confronti operativi.

Per fornire piste di lavoro e strumenti aggiornati per operare.

Per una scuola efficace, che sa utilizzare al meglio le risorse professionali di cui dispone, nel rispetto dei diversi ruoli e delle diverse responsabilità.

Relatori: Ettore Acerra, Sergio Auriemma, Antonia Carlini, Giancarlo Cerini, Domenico Ciccone, Loredana Leoni, Cinzia Olivieri, Guglielmo Rispoli, Rosa Seccia, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone, Stefano Stefanel, Rosa Stornaiuolo.


Maggiori informazioni e modulo di iscrizione

 

Programma

Prima sessione [domenica 29 luglio – ore 14,00-19,00]

GLI SCENARI: FACCIAMO IL PUNTO

Ore 14,00-16,00

Accoglienza

Ore 15,00-16,00

Saluti delle autorità presenti

Ore 16,00-19,00

• Presentazione del seminario

A cura di Mariella Spinosi

• La pubblica amministrazione che cambia. Il quadro normativo e il quadro contrattuale

A cura di Sergio Auriemma

• Un contratto di Istituto alla moviola 

A cura di Sergio Auriemma con la collaborazione di Domenico Ciccone

Seconda sessione [lunedì 30 luglio – ore 9,00-13,00]

L’ORGANIZZAZIONE: FACCIAMOLA FUNZIONARE

Ore 9,00-11,10

Relazioni

• Dall’autovalutazione alla progettazione strategica

A cura di Ettore Acerra

• Dalla progettazione strategica alla rendicontazione sociale

A cura di Maria Teresa Stancarone

Ore 11,30 -13,00

Mettiamoci alla prova: workshop in parallelo

• Rinnovare il PTOF: la lezione dell’esperienza

Coordinato Guglielmo Rispoli

• Come si costruisce un bilancio sociale

Coordinato da Stefano Stefanel

Terza sessione [lunedì 30 luglio – ore 15,00-19,30]

LA PROFESSIONALITÀ: CURIAMOLA

Ore 15,00-16,00

Relazioni

Sviluppo professionale e qualità della formazione: cosa c’è di nuovo?

A cura di Giancarlo Cerini

Ore 16,00-17,00

Mettiamoci alla prova: workshop in parallelo

• Dal percorso di formazione alla ricaduta in classe

Coordinato da Rosa Stornaiuolo

• Organizzare un piano di formazione: d’istituto, di ambito, di disciplina…

Coordinato da Stefano Stefanel

Ore 17,00-19,30

Quando tra scuola e famiglia c’è un conflitto: analisi di caso

• Presentazione del caso

A cura di Guglielmo Rispoli

• Pubblico ministero

A cura di Sergio Auriemma

• Giudice

A cura di Ettore Acerra

• Avvocato difensore

A cura di Cinzia Olivieri

• Perito di parte

A cura di Giancarlo Cerini

Quarta sessione [martedì 31 luglio – ore 9,00-13,00]

L’INCLUSIONE: FACCIAMOLA BENE

Ore 9,00-11,00

Relazioni

• Dal curricolo al piano per l’inclusione

A cura di Loredana Leoni

• Andare oltre i piani didattici personalizzati 

A cura di Antonia Carlini

Ore 11,30 -13,00

Mettiamoci alla prova: workshop in parallelo

• Come costruire un piano d’inclusione

Coordinato da Rosa Seccia

• Le didattiche inclusive in classe: risorse e strategie per migliorare gli apprendimenti

Coordinato da Rosa Stornaiuolo

Quinta sessione [martedì 31 luglio – ore 15,00-17,30]

QUALI CAMBIAMENTI, QUALI PROPOSTE, QUALI AZIONI?

Ore 15,00-16,00

Tavola rotonda: le idee emerse dal convegno

Conducono Giancarlo Cerini e Mariella Spinosi

• Una scuola che funziona

A cura di Maria Teresa Stancarone

• Una scuola che si fa apprezzare

A cura di Domenico Ciccone

• La professionalità che serve

A cura di Guglielmo Rispoli

• I saperi per l’inclusione e la cittadinanza

A cura di Rosa Seccia

Ore 16,00-17,30

I prossimi passi? Chiediamolo a: …


Maggiori informazioni e modulo di iscrizione

 

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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