Scuola7

la settimana scolastica


31 ottobre 2016, n. 17


In questo numero parliamo di:

Senza rete... (gc)

Il miglioramento solidale che vorremmo (pd)

Programma Erasmus+ (sg)

La scuola di fronte alle competenze: certificazione e formazione in servizio (mm)

Per gestire i finanziamenti: la piattaforma Monitor 440 (cb)

Miur: le priorità per il 2017

Concorso dirigenti: arriva il parere del Consiglio di Stato

Valutazione DS: tempo di Piano regionale

Domande 150 ore per diritto allo studio

Anagrafe scuole dell’infanzia: istruzioni


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Parliamo diNella rete delle competenze...
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Senza rete...

Giancarlo CERINI

La necessità di individuare una scuola-polo in ogni ambito territoriale (sono 321 in tutta Italia), cui assegnare le risorse finanziarie del Piano Nazionale di Formazione (Nota MIUR n. 2915 del 15 settembre 2016) ha fatto emergere i ritardi e le difficoltà con cui si sta realizzando uno dei punti qualificanti della legge 107/2015 (commi 70, 72, 72 e 74), cioè la promozione di reti tra scuole.

Le reti nell’autonomia

È pur vero che le reti di scuola esistono già da almeno 15 anni, cioè dal Regolamento dell’autonomia (Dpr 275/1999) il cui articolo 7 delinea un quadro assai ricco delle potenzialità dell’aggregazione delle scuole in rete: oggetto degli accordi, modalità, costituzione di laboratori per la formazione, la ricerca, l’orientamento. Quell’articolo è stato utilizzato dalle scuole in modo esteso: l’INVALSI nel suo report su questionari-scuola e RAV [1] segnala che oltre l’80% delle scuole italiane del primo ciclo partecipa a reti di scuole (anzi il 40% delle scuole fa parte di oltre 3 reti), ma che solo il 35% ha svolto funzioni di capofila. Nel secondo ciclo tali valori sono superiori: l’85% fa rete, il 50% partecipa a più di tre reti, il 40% ha fatto il capo-fila. I temi più focalizzati sono stati la formazione in servizio, l’intervento contro la dispersione, i supporti per la disabilità, l’integrazione degli allievi stranieri, approfondimenti curricolari e disciplinari. Sembra cioè che le reti di scopo aiutino soprattutto le scuole a far fronte insieme alle emergenze, ad economie di scala, ad aspetti gestionali, piuttosto che a promuovere l’innovazione e il miglioramento. È già un primo passo, ma forse è proprio per questa gracilità (e volontarietà) dell’esperienza delle reti che il legislatore è intervenuto per rilanciare e rafforzare quell’autonomia negoziale già tipizzata nel 1999.

Le reti di ambito nella legge 107/2015

La legge istituisce un doppio profilo del dispositivo della rete. Il primo è di natura istituzionale: le reti di ambito, in cui tutte le scuole di un ambito sono invitate dall’USR di riferimento ad associarsi in rete. Questo consentirà all’Amministrazione scolastica di avere una interlocuzione semplificata e diretta con l’insieme delle scuole di un territorio omogeneo e ben definito (di norma sub-provinciale), ma anche di assegnare risorse in termini di budget che poi dovrà essere “gestito” in loco sulla base dei bisogni effettivi, evitando la trafila di bandi, avvisi, progetti, graduatorie, commissioni. Un esempio a portata di mano è quello dei fondi per la formazione dei docenti. Ma la rete di ambito “conviene” anche alle scuole, perché così troveranno una forma di rappresentanza dei loro “interessi” particolari, mettendo in evidenza il “bene comune” rappresentato dall’insieme delle scuole di un territorio. È facile associare questo “lavorìo” di rete ad un'idea non competitiva e non autarchica dell’autonomia scolastica. Questo nuovo approccio richiede un cambiamento di paradigma da parte dei dirigenti scolastici, nel sapersi vedere come parte di una vicenda istituzionale più ampia della gestione monocratica di una singola scuola, già di per sé complessa. Ma il mondo delle medie e piccole imprese ci ha dimostrato che per competere su mercati sempre più globali occorre mettere insieme competenze, servizi, strutture, come avviene nei distretti produttivi e nelle associazioni di impresa.

Restano le reti di scopo

La legge 107/2015 e la successiva regolamentazione (le Linee Guida allegate alla nota MIUR 2511 del 7 giugno 2016) non impediscono alle scuole (anzi incentivano) la possibilità di associarsi liberamente in rete, decidendo quali servizi, progetti, attività, mettere in comune. Sono le cosiddette “reti di scopo”. Resta così confermata anche la facoltà di cercarsi partner al di fuori dell’ambito territoriale di appartenenza. Spesso reti fortemente innovative aggregano scuole anche molto lontane tra di loro, ma accomunate da una forte motivazione che le porta a condividere valori, strumenti, idee, utilizzando anche le opportunità fornite dalle connessioni digitali, oltre che mediante incontri e seminari in presenza.

Le scuole hanno imparato a fare rete per raggiungere i loro obiettivi istituzionali e continueranno a farlo; semmai vorrebbero essere aiutate a farlo meglio, avendo a disposizione prototipi di accordi di rete, procedure amministrative e contabili più semplici, sicurezza su obblighi e diritti dei contraenti in accordo. Ciò che è mancato in questi anni è stato il consolidamento delle reti mediante strutture di servizio stabili. L’art. 7 le individuava nei laboratori territoriali in forma di Centri Risorse o di documentazione, ma questa intuizione ha avuto poche realizzazioni pratiche. È il caso dei centri territoriali dei servizi per la disabilità che hanno assicurato una continuità di presenza, anche in virtù di finanziamenti dedicati del MIUR.

Un punto debole del progetto-rete è certamente la carenza di personale specializzato da impegnare nel funzionamento delle attività della rete. La legge 107/2015 sembrava aver affrontato la questione con la possibilità di utilizzare docenti (attraverso comandi) per progetti di rete (commi 65 e 68). L’attuazione pratica di tale principio (cfr. Nota MIUR 15352 del 17 giugno 2016) ha implicato l’accantonamento dell’1,5% di posti dell’organico di potenziamento assegnati alle scuole (pari a 732), portando l’Amministrazione scolastica a disporre comandi prevalentemente presso le sedi centrali e periferiche (MIUR, USR, USP), colmando certamente una carenza di risorse professionali negli uffici, ma dimenticandosi di investire prioritariamente nel nascente “movimento” delle reti. Si dovrà certamente porre rimedio per il prossimo anno scolastico, poiché tali comandi hanno una durata annuale.

Verso una nuova architettura istituzionale?

Seppure a fatica, l’impianto a rete del sistema delle scuole sta prendendo forma. La rete di ambito delinea la base istituzionale di un diverso modo di rapportarsi delle scuole tra di loro e con l’amministrazione. Tali cambiamenti seguono la parallela evoluzione degli enti locali, che vede affievolirsi il ruolo dell’ente provincia (Legge 56/2014 cd “Del Rio”) in favore (forse) di nuove realtà intermedie, come potrebbero essere appunto gli ambiti territoriali di carattere sub-provinciale. La scuola capo-fila non dovrà essere vissuta come un “piccolo Provveditorato”: non ne avrebbe né la forza, né le prerogative. Dovrà piuttosto essere la struttura che facilita una forma estesa di partecipazione e valorizzazione delle scuole della rete. Nel caso della formazione potranno emergere scuole con specifiche vocazioni (handicap, tecnologie, formazione neo-assunti, alternanza, ecc.) che saranno “snodi” per la gestione di specifici interventi. Su questi cardini ci sarà il libero muoversi e aggregarsi delle reti di scopo, meglio adatte a rispondere a bisogni di aree territoriali con dimensioni ridotte, o del medesimo livello scolastico o per interessi/affinità tematiche.

Si verrebbe così a determinare un duplice livello di rete:

  • uno istituzionale (di ambito) che risponde anche ad esigenze di gestione amministrativa, in forma comunque partecipata, e che si interfaccia con l’amministrazione scolastica e gli enti locali;
  • uno vocazionale, che consente alle singole scuole di realizzare in pieno le proprie prerogative in materia negoziale (cioè per stringere accordi), ma avendo una rete (di ambito) di salvataggio.

Sembra un equilibrio accettabile, per esplorare fino in fondo le potenzialità dell’associarsi in rete.

Giancarlo Cerini

[1] http://www.invalsi.it/snv/index.php?action=documenti Rapporto su ”I processi e il funzionamento delle scuole” – Dati dal questionario scuola INVALSI e e dalle sperimentazioni VALES e VM (16 ottobre 2016).

Il miglioramento solidale che vorremmo

Le reti alla prova della legge 440 & dintorni

Paolo DAVOLI

Le risorse finanziarie per i Piani di Miglioramento

Due buone notizie: ci sono soldi per aiutare le scuole a migliorare, e verranno premiate le scuole che decideranno di spenderli insieme. Sembra questa la sintesi del Decreto della DG Ordinamenti e Sistema di Valutazione, DDG 1046 del 13/10/2016.

In una precedente nota di Scuola7 (“Fondi legge 440”, Scuola7 n.15) è stato presentato il quadro dei finanziamenti a sostegno dell’offerta formativa delle scuole. Il DM 663/2016 implementa quest’anno la legge 440, e per il potenziamento del SNV, all’articolo 27 lettera a), prevede 4 milioni di euro assegnati direttamente alle scuole per i loro piani di miglioramento. Il DDG 1046 citato incarica gli UU.SS.RR. di gestire i bandi per le scuole della propria regione, assegnando a ciascun USR un budget proporzionale alla numerosità delle scuole, con scadenze per le candidature che potranno essere diverse per ciascuna regione, ma comunque tutte entro il 19 novembre 2016.

Dopo questa introduzione (necessaria per dare alle scuole interessate i giusti riferimenti) cerchiamo di capire lo spirito migliore con cui accedere a questi bandi. Il DDG 1046 consolida una tendenza della recente normativa a lavorare secondo alcune “visioni di sistema”.

Economie di scala, progetti in rete

Il primo aspetto riguarda la dimensione di rete. Il DM 663 prevede che “venga selezionato un ampio numero di istituzioni scolastiche o loro reti, eventualmente anche con l’indicazione di un limite massimo di finanziamento”, limite che è stato fissato dal DDG 1046 a 2.500 euro per le singole scuole e 10.000 euro per le reti. Si punta quindi al massimo allargamento possibile di queste azioni: ad esempio, se immaginassimo la partecipazione di scuole singole ci sarebbe spazio per 100 progetti in Emilia Romagna, 190 in Campania, 93 in Toscana. Ma il DDG 1046, tra le priorità nella scelta dei progetti da finanziare, mette esplicitamente “la progettualità di reti di ambito o di scopo”: le scuole sono quindi spinte a proporre progetti di rete (pena il rischio di esclusione dai finanziamenti). È significativo anche il riferimento ai nuovi contesti nati dalla legge 107/2015, che vede in queste settimane le scuole impegnate (affaticate?) per la creazione dei nuovi “ambiti territoriali”, il cui futuro è tutto da delineare e di cui qui si propone correttamente una prima “messa a sistema”.  Ma anche le reti di scopo, nate attorno ad uno specifico focus tematico, verranno premiate. Già nelle azioni analoghe finanziate lo scosso anno (DM 435/2015) si sono viste significative applicazioni in questa direzione. Quindi la prima dimensione del miglioramento che viene richiesta è quella collaborativa, che nasce dall’identificare bisogni comuni e dal progettare azioni solidali per affrontarli.

Il ciclo ricorsivo tra RAV e PdM

Il secondo punto attiene al possibile circolo virtuoso RAV-PdM-PTOF-formazione e alla conseguente spinta verso una progettazione unitaria. La “coerenza dell’azione progettuale in relazione al Rapporto di Autovalutazione e al Piano di Miglioramento” è un requisito richiesto ai progetti. Il RAV, con la revisione di giugno 2016 e con la partenza delle prime visite di valutazione esterna, è diventato uno strumento sufficientemente consolidato. I PdM sono stati appena revisionati entro il 30 ottobre 2016 nella “versione 2.0” (la versione di gennaio 2016 non per tutte le scuole era ugualmente ben delineata…). Riguardo alla formazione, tra i criteri di priorità il DDG prevede “l’integrazione con il Piano di formazione” presente nel PTOF, “la presenza di Unità formative finalizzate alla condivisione” secondo la logica del Piano Nazionale di formazione. I progetti delle reti di scuole potrebbero quindi focalizzarsi ad es. sul miglioramento nelle aree di processo previste nel RAV, in particolare alle quattro aree della didattica (curricolo, ambienti di apprendimento, inclusione, continuità) e finalizzarle alle priorità e ai traguardi del proprio RAV riportati nei PdM.

La cultura del miglioramento

Il terzo elemento che possiamo far emergere dal DDG 1046 è quello di una cultura dell’organizzazione, perché siamo professionisti ma non “liberi professionisti”, e la scuola non cresce se non insieme. L’inserimento del PdM nel PTOF, previsto dalla legge 107, lo toglie dall’estemporaneità e lo inserisce nella progettazione di medio termine di ogni scuola. Esso nasce da un’idea di miglioramento inserita dentro la visione strategica del PTOF, non come semplice sommatoria di progetti, ma come insieme di interventi coerenti e collegati tra loro, all’insegna della fattibilità e della sostenibilità. Richiede pratiche di coinvolgimento e collaborazione, circolarità tra valutazione e miglioramento, inquadramento dell’identità e degli obiettivi dell’istituto scolastico, verifica puntuale dei risultati.

Insomma possiamo presentare il “solito progetto” (uno tra i tanti) oppure interpretare in modo più unitario le sollecitazioni normative e gestionali contenute nei documenti ministeriali. È prevedibile che più facilmente verrà premiato chi farà lo sforzo innovativo di questa seconda direzione.

Paolo Davoli

Programma Erasmus+

Susanna GRANELLO

Le risorse europee

Il 20 ottobre 2016 la Commissione europea ha pubblicato l’Invito a presentare proposte Erasmus+ e la nuova guida al programma: l’Avviso definisce la partecipazione al Programma Erasmus+ per il 2017, le scadenze per le singole attività, i criteri di ammissibilità e il budget annuale.

Le risorse a disposizione sono stimate in 2.157,1 milioni di euro, 300 milioni in più dello scorso anno. Non si tratta di aiuti sociali o di stato, ma di risorse concepite per attuare le politiche comunitarie in varie aree tematiche (ad esempio istruzione e formazione) attraverso la cooperazione tra soggetti di diversi Stati membri o di Stati terzi.

Erasmus+ rappresenta perciò lo strumento attraverso il quale vengono erogati i cd. fondi a gestione diretta, ossia quei finanziamenti gestiti direttamente e centralmente dalla Commissione Europea che effettua, senza ulteriori passaggi, il trasferimento dei fondi ai beneficiari, ad esempio le scuole italiane che vengono di anno in anno selezionate.

Rispetto al 2016, non ci sono grandi novità nelle scadenze.

1) ISTRUZIONE E FORMAZIONE
Mobilità, Azione Chiave 1 2 febbraio 2017
Partenariati Strategici, Azione Chiave 2 29 marzo 2017
2) GIOVENTU’
Mobilità individuale, Azione Chiave 1 2 febbraio, 26 aprile, 4 ottobre 2017
Servizio Volontario Europeo 26 aprile 2017
Partenariati strategici, settore Giovani 2 febbraio, 29 marzo, 26 aprile e 4 ottobre 2017
3) JEAN MONNET 23 febbraio 2017
4) SPORT 6 aprile 2017

Gli obiettivi di Erasmus

Gli obiettivi specifici che persegue il programma Erasmus+ non sono diversi da quelli dei PON:

  1. migliorare il livello delle competenze e abilità chiave, con particolare riguardo alla loro rilevanza per il mercato del lavoro e al loro contributo a una società coesa, in particolare mediante maggiori opportunità di mobilità a fini dell'apprendimento e grazie a una cooperazione rafforzata tra mondo dell'istruzione e della formazione e mondo del lavoro;
  2. favorire la dimensione internazionale dell'istruzione e della formazione, in particolare attraverso la cooperazione tra gli istituti dell'Unione e dei paesi partner nel settore dell'IFP e dell'istruzione superiore, aumentando l'attrattiva degli istituti di istruzione superiore europei e sostenendo le azioni esterne dell'Unione…;
  3. migliorare l'insegnamento e l'apprendimento delle lingue e promuovere l'ampia diversità linguistica e la consapevolezza interculturale dell'Unione;
  4. promuovere l'eccellenza in attività di insegnamento e di ricerca nell'ambito dell'integrazione europea mediante le attività Jean Monnet a livello mondiale.

Le azioni chiave

Le azioni, chiamate anche Key Action (Azioni Chiave), attuate dalle istituzioni scolastiche al fine di perseguire tali obiettivi, sono sostanzialmente tre:

  1. KA1 – Mobilità individuale ai fini dell’apprendimento, rivolte sia agli studenti che al personale della scuola (dirigente, docente, amministrativo, tecnico e ausiliario);
  2. KA2 – Cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone prassi, attraverso la realizzazione di partenariati strategici, alleanze per la conoscenza, alleanze per le abilità settoriali e piattaforme di supporto informatico (quali eTwinning ed EPALE),
  3. KA3 – Sostegno alle riforme delle politiche, che comprende attività realizzate livello di Unione ma sostiene anche il dialogo politico con Paesi partner e organizzazioni internazionali.

A queste si aggiungono l’iniziativa Jean Monnet e le azioni nel settore dello Sport, che per natura e organizzazione sono fuori della portata della “gestione” delle scuole, seppur in alcune di esse le scuole possono partecipare.

Susanna Granello

Miur: le priorità per il 2017

Diramato l’Atto di indirizzo che individua le priorità politiche del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca per l'anno 2017: un documento strutturato in nove punti, con relative aree di intervento aggiornate ed integrate sulla base delle nuove finalità da perseguire.

L’Atto di indirizzo 13 ottobre 2016, prot. n. 46 individua le seguenti nove priorità politiche:

  1. Miglioramento del sistema scolastico: formazione iniziale/reclutamento, formazione in servizio, autonomia e valutazione
  2. Inclusione scolastica: per un'offerta formativa personalizzata ed inclusiva
  3. Potenziamento e miglioramento dell'offerta formativa attraverso l'innovazione didattica in una dimensione internazionale
  4. Programma nazionale per la ricerca
  5. Autonomia responsabile delle istituzioni della formazione superiore
  6. Investire sul capitale umano nel settore della formazione superiore in una prospettiva di internazionalizzazione
  7. Innovazione digitale
  8. Edilizia scolastica
  9. Prevenzione della corruzione, trasparenza e miglioramento della qualità dei servizi erogati

In particolare, nell’ambito della priorità n. 1, si ribadisce la più volte espressa volontà di dare stabilità e certezza alla governance degli istituti scolastici attraverso lo svolgimento dei concorsi per dirigente scolastico e direttore dei servizi amministrativi.

Per sostenere il processo di rafforzamento dell’autonomia scolastica, fondamentale risulta potenziare la formazione degli insegnanti e del personale in servizio nella scuola.

In primo piano l’inclusione scolastica, da incentivare anche attraverso l’uso di nuove tecnologie, e la riduzione della dispersione. Centrali anche l’investimento sul capitale umano sul fronte della ricerca (mediante l’attuazione della strategia prevista dal Programma Nazionale per la Ricerca) e del diritto allo studio.

Prosegue l’impegno sul fronte dell’edilizia scolastica, nell'opera di riqualificazione sotto il profilo della sicurezza, dell'agibilità e della funzionalità, portando avanti il Piano nazionale attivato nel 2014.


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Concorso dirigenti: arriva il parere del Consiglio di Stato

È favorevole con alcuni rilievi il parere del Consiglio di Stato sullo schema di regolamento del prossimo concorso a dirigente scolastico. Lo step successivo per l'emanazione del bando sarà l'autorizzazione da parte del MEF.

Lo scorso 16 settembre il Miur ha richiesto il parere del Consiglio di Stato sullo schema di decreto recante “Regolamento per la definizione delle modalità di svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica, la durata del corso e le forme di valutazione dei candidati ammessi al corso”.

Lo schema si compone di 25 articoli e da un allegato (Tabella A). La richiesta di parere è stata corredata da relazione illustrativa, relazione tecnica, analisi di impatto della regolamentazione, analisi tecnico-normativa, e dal parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI).

La materia oggetto dello schema di Regolamento non rientra tra quelle per le quali è prevista l’acquisizione del parere obbligatorio del CSPI; tuttavia l’Amministrazione ha ritenuto opportuno acquisirlo al fine di avvalersi del relativo supporto tecnico-scientifico.

Il parere del CSPI conteneva diverse richieste di modifica, che sono state in larga parte accolte nello schema. Ora il parere 21 ottobre 2016 n. 2190 del Consiglio di Stato riprende le proposte CSPI non recepite, che vengono indicate in sede di esame delle relative disposizioni, con invito all’Amministrazione a riconsiderarle o comunque a motivare adeguatamente il mancato accoglimento.

Il Consiglio di Stato si è comunque espresso favorevolmente sullo schema di regolamento, pur con rilievi puntuali per diversi articoli. I principali riguardano la verifica delle conoscenze informatiche e i punteggi da attribuire all’accertamento delle competenze di lingua straniera e di informatica.

Riparte dunque l’iter verso l’emanazione del Bando. L’avvio del concorso dovrà verosimilmente slittare ai primi mesi del 2017, se si considera che mancano ancora alcuni passaggi formali, tra cui la quantificazione dei posti messi a concorso e l’autorizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze.


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Concorso dirigente scolastico: preparati con noi

Il prossimo concorso per dirigente scolastico porterà all’assunzione di 1000 nuovi presidi. In data 21 ottobre è stato diffuso il parere del Consiglio di Stato sul relativo Regolamento; seguiranno l’autorizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Per la prima volta la procedura sarà su base nazionale: sono previste tre prove (preselezione, scritto e orale), e a seguire un corso e un tirocinio della durata di 4 mesi ciascuno.

Per prepararsi al meglio ad affrontare le prove previste dal Regolamento, Tecnodid@Formazione, in collaborazione con Irsef-Irfed, presenta una piattaforma rivolta a tutti coloro che intendono partecipare al concorso.

Si tratta di un insieme articolato di prodotti professionali e percorsi mirati, particolarmente utili anche a tutti i dirigenti attualmente in servizio, e a tutte le figure intermedie che svolgono funzioni di supporto all’organizzazione e alla didattica.

Ogni sezione della piattaforma è curata da una rete accreditata di collaboratori Tecnodid@Formazione e Notizie della Scuola, tra cui: Alessia Auriemma, Roberto Baldascino, Antonia Carlini, Nicoletta Casale, Giancarlo Cerini, Susanna Granello, Sandra Molinaro, Vanna Monducci, Maria Antonia Moretti, Maurizio Muraglia, Cinzia Olivieri, Luciano Rondanini, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone... e da qualificati esperti Irsef Irfed, tra cui: Paolo Bonanno, Patrizia De Cuia, Elio Formosa, Mario Guglietti, Paola Serafin ed altri.

www.notiziedellascuola.it/formazione

La scuola di fronte alle competenze: certificazione e formazione in servizio

Maurizio MURAGLIA

L’orizzonte delle competenze

Si può affermare che attorno al tema delle competenze ormai ruotano tutti gli aspetti pedagogici e ordinamentali del sistema scuola. Sul piano del dichiarato non vi è alcun dubbio. Tuttavia, a fronte di dispositivi certificativi emanati in tempi diversi sia per il primo che per il secondo ciclo (DM 9/2010 per quest’ultimo, circ. 3/2015 per la scuola di base), e a fronte di una certa consapevolezza diffusa della necessità di superare il modello trasmissivo dell’insegnamento a favore di metodologie attive, sul piano delle prassi didattiche si può constatare che le competenze costituiscono un orizzonte non privo di nodi critici.

Il monitoraggio sulla certificazione nel primo ciclo

Il monitoraggio 2016 sulla certificazione delle competenze testimonia la complessità del percorso innovativo compiuto dalle scuole del primo ciclo che hanno voluto sperimentare il modello ministeriale di certificazione. La sua lettura risulta istruttiva e orientante per comprendere le prospettive che si aprono nell’anno scolastico in corso, definito dal documento “anno ponte per l’adozione guidata di nuovi strumenti di valutazione e certificazione”. Parallelamente il Piano Nazionale di Formazione presentato dal MIUR il 3 ottobre 2016 individua tra le priorità formative il punto “Didattica per competenze, innovazione metodologica e competenze di base”, tutto centrato sull’importanza delle adozione di metodologie alternative alla tradizionale lezione trasmissiva.

I nodi, si è detto, non mancano, e forse proprio un costrutto utilizzato dal citato documento ministeriale sulla sperimentazione consente di individuare il nodo dei nodi: è la “cultura della valutazione formativa”, che sarebbe sottesa ai modelli di certificazione e che richiederebbe “processi di lunga durata”, da gestire, si aggiunge qui, attraverso una formazione iniziale ed una formazione in servizio coerenti con gli obiettivi del sistema. Non si tratta, infatti, di applicare dispositivi elaborati altrove. Si tratta di comprendere in profondità il paradigma da cui si parte, ovvero quello della tradizione trasmissiva dell’insegnamento che nel nostro Paese sa resistere pervicacemente soprattutto nell’insegnamento secondario. Occorre comprendere le ragioni di questa resistenza per valutare l’efficacia dei percorsi formativi che si propongono alle comunità professionali.

Trasmettere conoscenze o promuovere competenze?

La trasmissione è funzionale alla selezione e all’omologazione. La sua ancella fedele è la valutazione quantitativa, sia che si tratti di voto numerico che di scala alfabetica (A, B, C, D…) o aggettivale (ottimo, distinto, ecc.). L’insegnamento per competenze confligge con l’idea di trasmissione del sapere e pertanto anche con forme di valutazione quantitativa e statica, ivi compresi i test standardizzati nazionali. Soltanto lo sviluppo di una valutazione formativa di carattere qualitativo e descrittivo, capace di integrare traguardi (di sviluppo, naturalmente, nel primo ciclo) e processi, può sensatamente candidarsi a costituire l’asse portante della formazione sulle competenze.

Questo sostiene il Piano Nazionale di Formazione quando enfatizza la necessità di “lavorare nella direzione di rafforzare l’applicazione di metodologie attive che rendano lo studente protagonista e co-costruttore del suo sapere attraverso il procedere per compiti di realtà, problemi da risolvere, strategie da trovare e scelte da motivare”. Ma occorre, si diceva, coerenza globale tra tutti gli attori del sistema perché nelle aule scolastiche tale prospettiva possa trovare applicazione. Si tratta infatti di un orizzonte didattico che postula una drastica riduzione dei contenuti disciplinari ed una loro conversione, se così si può dire, in “campi di esperienza” per tutti i gradi di scuola.

La scuola dell’infanzia in questo può fare da apripista, con il suo modello didattico globale, capace di integrare i saperi e di valorizzare gli atteggiamenti dei discenti di fronte a compiti che evocano la vita reale. L’integrazione tra dimensione cognitiva e dimensione affettiva in ambito di competenze scolastiche è ineludibile ed “evolutiva” non solo per l’infanzia, come riconosce il monitoraggio quando ipotizza la certificazione anche per quel settore di scuola, ma a tutte le età, e la formazione in servizio non potrà non tenerne conto.

Le priorità del Piano nazionale di formazione

Le linee strategiche individuate dal Piano di Formazione sono dunque condivisibili, ma la loro attuazione passa attraverso la consapevolezza che la mobilitazione degli apprendimenti - progettata, valutata e certificata - nella direzione dello sviluppo di competenze richiede la presa di distanza da ogni approccio meramente quantitativo e classificatorio (“uscire dalla logica della classificazione”, afferma il citato monitoraggio MIUR). Il sapere che si fa problema e lo studente che si fa ricercatore rappresentano i due poli attorno ai quali gli attori del sistema sono chiamati a muoversi, soprattutto nelle occasioni in cui il sistema cerca quelle “evidenze” che né esami di Stato, in cui i saperi e le discipline sono giustapposti, né test standardizzati, in cui i processi di elaborazione delle risposte restano largamente impliciti e convergenti, possono far emergere.

Dunque il cammino sembra ben tracciato dalle dichiarazioni dei documenti da cui qui si è tratto spunto. Ma alle dichiarazioni occorre far seguire una governance coerente sia della formazione in servizio – che richiede forte ancoraggio ai contesti reali e alla cooperazione tra i docenti – sia dei meccanismi ufficiali di valutazione degli apprendimenti degli studenti, che con la loro staticità e col loro orizzonte meramente quantitativo rischiano di opacizzare l’apprezzabile prospettiva pedagogica, formativa e inclusiva, delineata dai documenti ministeriali.

Maurizio Muraglia

Per gestire i finanziamenti: la piattaforma Monitor 440

Chiara BRESCIANINI

Perchè Monitor440

Il MIUR ha emanato il DM 633 del 1° settembre 2016 che assegna le risorse annualmente afferenti la Legge 440/1997 per l'autonomia scolastica. Con nota 2998 del 4 ottobre 2016 il Capo Dipartimento ha indicato il quadro complessivo delle “linee finanziarie”, con allegata tavola sinottica delle azioni [1]. Il MIUR, quindi, al fine di aiutare le scuole ad orientarsi rispetto alle molte proposte e alla gestione amministrativa, ha predisposto una piattaforma per la gestione dei finanziamenti ex Legge 440/97 denominata MONITOR 440 disponibile al link http://monitor440scuola.it/

Lo scopo è informatizzare l'intera procedura: dalla predisposizione del bando al rendiconto di progetto, fornendo report su partecipazione e risultati, analisi e monitoraggio sull'andamento dei percorsi.

La piattaforma prevede più sezioni e alla pagina “Ampliamento offerta formativa” (http://www.istruzione.it/arricchimento-offerta-formativa/index.shtml) è riportato l’elenco dei bandi che sono pubblicati ai sensi del D.M. 663 del 1 settembre 2016.

Come funziona Monitor 440

La piattaforma si articola in 7 sezioni e motore di ricerca:

1) Home

In Home è contenuta breve spiegazione, motore di ricerca, elenco ultime news. Si segnala in particolare il video tutorial che presenta numerosi aspetti operativi.

2) Il progetto

http://monitor440scuola.it/index.php/il-progetto/

Vi si ritrovano indicazioni su cos'è Monitor 440, sul suo funzionamento, sull'azione di sperimentazione del monitoraggio in termini di riuscita e di spesa, sulle azioni di sostegno alle scuole attraverso la casella mail raggiungibile dall'area riservata

Al link, dettaglio esplicativo:

http://monitor440scuola.it/wp-content/uploads/2016/09/monitor440-ilprogetto-1.pdf

3) Richiedi Accesso

http://monitor440scuola.it/monitor440/public/accesso

La sezione consente di accedere ad un’area riservata utilizzando il codice meccanografico dell'istituto scolastico. Con username e password si potrà accedere alla piattaforma.

Esistono tre tipologie di utenti, utente MIUR (una Direzione Generale che possa in autonomia gestire i propri bandi), utente USR-ER (uno per ogni USR) e utente Scuola (istituzione scolastica) con caratteristiche differenziate; ad esempio l'utente MIUR costruisce il bando mentre l'utente Scuola costruisce il progetto. L'idea di fondo è di creare un "Super utente" e "3 sotto-utenti" con differenti funzioni legate alla modifica e all'eliminazione di dati sensibili. Ogni Direzione e Ufficio Scolastico deve poter dialogare in modo uniforme, semplice ed immediato con i dati relativi alle scuole beneficiarie, e per le richieste di acconto e saldo da inviare alla Direzione Generale per le Risorse umane e finanziarie, e per gestire in maniera identica i dati provenienti dalle diverse Direzioni e dagli UU.SS.RR. Ad oggi è stata implementata gran parte dell'infrastruttura.

4) Area Riservata

http://monitor440scuola.it/monitor440/public/

All'area riservata possono accedere le scuole che hanno effettuato la procedura di accesso. L'Utente Scuola è ogni scuola che, verificata con il suo meccanografico, accede alla propria area, visualizza quali sono i bandi a cui può partecipare e completa il suo progetto.

Nel tutorial disponibile (di circa 12 minuti) viene esemplificata la procedura di accesso come utente MIUR – analoga a quella dell'USR – e come Istituto Scolastico. Nella piattaforma vi sono funzionalità ad hoc a seconda dell'utenza.

Accedendo come Istituto Scolastico il sistema mostra tutti i bandi cui è possibile partecipare, quelli cui si è partecipato, quelli scaduti, quelli da gestire e quelli aggiudicati. Per facilitare la visualizzazione esistono filtri per mostrare solo quelli di interesse per la scuola. Il sistema guida le scuole nella definizione del progetto, sia per gli aspetti obbligatori sia per gli aspetti di "finalizzazione", ossia di conferma del progetto, firma digitale, caricamento e conclusione, sempre scaricabili in formato PDF. Per accertarsi che l'invio sia andato a buon fine e per fare modifiche dopo l'invio formale al MIUR è possibile intervenire: il sistema, infatti, dopo la finalizzazione restituisce ricevuta, ed è possibile chiedere rettifica per il tramite cassetta postale per un massimo di due volte. Il MIUR, salvo fattibilità, riapre il progetto consentendo alla scuola di ripetere la procedura di invio.

L’area della piattaforma dedicata alla valutazione è di competenza MIUR/USR per gestire i processi di selezione e di finanziamento dei progetti.

Per ciò che riguarda la rendicontazione, le scuole dopo aver ricevuto l'acconto di metà progetto avviano il progetto stesso; completata la prima metà e speso l'acconto ricevuto, la scuola cliccando sull'apposito menu potrà accedere alla funzione di rendicontazione, ove è possibile indicare le spese sostenute e gli impegni da sostenere. Per definire le voci di spesa si parte dalle macro-voci dichiarate in fase di presentazione progetto, e per ogni macrovoce sarà possibile specificare fino a 10 sottovoci e indicare un importo totale suddiviso fra speso e impegnato. Al termine delle verifiche il progetto deve sempre essere "finalizzato" per renderlo definitivo, quindi scaricato, firmato dai revisori e ricaricato prima dell'invio al MIUR, che provvederà ad inviare il saldo progettuale a meno che non ravvisino eventuali criticità.

La scuola, al termine del progetto, dovrà completare un secondo e definitivo rendiconto con le spese sostenute.

5) Sezione News

http://monitor440scuola.it/index.php/news/

Ove sono segnalate le ultime notizie e i link del progetto. La piattaforma per l'arricchimento dell'offerta formativa segnala gli ultimi bandi disponibili:

http://www.istruzione.it/arricchimento-offerta-formativa/index.shtml

Aggiornamento al 20 ottobre 2016

- Promozione dell'educazione alla salute, dell'educazione alimentare e a corretti stili di vita;
- Italian Teacher Prize – Premio Nazionale Insegnanti, l'edizione italiana del Global Teacher Prize";
- Olimpiadi del Debate e del Service Learning;
- Attività inerenti il funzionamento del Consiglio Nazionale dei Presidenti di Consulta;
- Bando Partecipazione Consulte provinciali studentesche;
- Piano nazionale per l'educazione stradale;
- Piano nazionale per la cittadinanza attiva e l'educazione alla legalità;
- Ted “Piano Nazionale TED-Youth (Tecnology, Entertainment, Design)”;
- Io Studio “Piano nazionale per l’individuazione di proposte di coordinamento e ampliamento del servizio Carta dello Studente – IoStudio e di integrazione con il Curriculum dello studente”;
- Piano nazionale per la prevenzione dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo;
- Sviluppo della metodologia CLIL (ricerca e produzione di materiali digitali);
- Sistema Nazionale di Valutazione (progettazione ed attuazione dei piani di miglioramento e formazione in servizio).

6) Sezione per Scaricare il manuale

http://monitor440scuola.it/wp-content/uploads/2016/10/ManualeUtenteScuola-v1_1.pdf

Ove è possibile scaricare il manuale per le scuole.

7) Sezione Assistenza

http://monitor440scuola.it/monitor440/public/scuola_assistenza

Ove è possibile inviare un messaggio (campi: email, nome, telefono, oggetto messaggio).

I temi di Monitor 440

I temi di Monitor 440 sono quelli indicati nel Decreto Ministeriale 663/2016 citato: dall’alternanza scuola-lavoro al CLIL, dall’educazione alimentare al contrasto al bullismo, dalla legalità all’inclusione. Sarà interessante, non appena la piattaforma sarà a regime con un data-base storico, poter disporre di dati di sintesi relativamente alla presentazione di progetti per ciascun tema da parte delle scuole, non solo in termini di esito, ma di fabbisogno, nella piena ottica di analizzare le priorità delle scuole.

In sintesi quindi

Monitor 440 può costituire uno strumento utile per le scuole e l'amministrazione per disporre di un quadro informativo complessivo, sia in sede di progettazione delle attività sia di trasparenza delle procedure e di esiti delle candidature. In prospettiva sarà possibile verificare rapidamente l'ammontare delle risorse complessive, il numero dei beneficiari e la tipologia (ordine di scuola in primis), le tematiche preminenti e gli esiti delle procedure.

Il rischio sotteso alle grandi piattaforme digitali è di meccanicizzazione delle procedure e quindi, giocoforza, è necessario richiamare costantemente il Piano dell'Offerta Formativa, il Piano di Miglioramento e il Rapporto di Autovalutazione, come guide fattive alle scelte progettuali da proporre, non spinti unicamente dalla fattibilità tecnica visibile in piattaforma. Le tante azioni possono incentivare l'effetto bulimico di "indigestione progettuale", inseguendo affannosamente scadenze e procedure. Alle scuole spetta il compito di mantenere dritta la barra della significatività e della coerenza, coadiuvate da un'amministrazione che lasci il tempo di introdurre e metabolizzare il cambiamento, affinché le scuole italiane possano apprezzare gli aspetti di semplificazione, sostegno e snellimento burocratico, per la progettazione delle attività di arricchimento dell'offerta formativa.

Chiara Brescianini

[1] Per una riflessione complessiva sulle risorse ex Legge 440 si rimanda ad articolo "Fondi legge 440: ma cos'è l'arricchimento dell'offerta formativa" di Giancarlo Cerini reperibile in Archivio Scuola 7 - 17 ottobre 2016, n. 15.

Valutazione DS: tempo di Piano regionale

Entro dicembre 2016 i Direttori degli UU.SS.RR. sono tenuti ad adottare e pubblicare il Piano regionale di valutazione, a carattere annuale, previsto dalla Direttiva n. 36/2016 sulla valutazione dei dirigenti scolastici. Le indicazioni Miur, con specifico riferimento alla costituzione dei Nuclei di valutazione.

Con nota 21 ottobre 2016 il Miur fornisce alcune indicazioni e orientamenti comuni da seguire a livello nazionale per la definizione e la pubblicazione del Piano. Gli UU.SS.RR. utilizzeranno il format predisposto all’interno del Portale del Sistema Nazionale di Valutazione che, secondo quanto stabilito dalla Direttiva, è composto da tre sezioni:

  1. gli obiettivi regionali;
  2. la relazione sullo stato del sistema di valutazione;
  3. i Nuclei di valutazione.

In particolare la nota si sofferma su numero e composizione dei Nuclei di valutazione da attivare presso l’USR. La composizione dei Nuclei sarà pubblica, mentre le altre funzioni saranno riservate al Direttore USR e al Coordinatore del servizio ispettivo.

Il numero dei Nuclei da costituire è correlato con il numero dei Dirigenti scolastici in servizio. Al fine di permettere una distribuzione dei carichi di lavoro sostenibile e rendere il più possibile uniforme il sistema di valutazione, si evidenzia la necessità di prevedere l’assegnazione ad ogni Nucleo di massimo 50 Dirigenti scolastici da valutare.

I Direttori USR, entro dicembre 2016, individueranno, tramite avviso pubblico, i coordinatori e gli altri due componenti dei Nuclei regionali. È opportuno che i Direttori USR individuino un numero di componenti superiore al necessario, in modo da poter far fronte ad eventuali sostituzioni in caso di necessità contingenti.

È preferibile che le suddette figure abbiano svolto attività di formazione presso Università e/o Enti accreditati dal MIUR inerenti il tema della valutazione e abbiano maturato esperienze accreditate di valutazione in progetti nazionali per il miglioramento e la qualità del servizio.

In particolare i coordinatori vanno individuati tra le seguenti figure in ordine di priorità:

  • Dirigenti tecnici (anche dell’Amministrazione centrale che abbiano dato la loro disponibilità);
  • Dirigenti amministrativi;
  • Dirigenti tecnici o scolastici in quiescenza (da non oltre tre anni);
  • Dirigenti scolastici utilizzati ai sensi della L. 448/98 nell’USR di appartenenza o presso l’Amministrazione centrale;
  • Dirigenti scolastici.

La Direttiva contempla la possibilità che anche i Dirigenti scolastici svolgano il ruolo di coordinatori dei Nuclei, ma si ritiene che un Dirigente in servizio, o addirittura con reggenza, difficilmente possa assumere questo incarico senza venir meno ai compiti specifici e prioritari presso la scuola che dirige. Ad ogni modo, se un Direttore USR volesse conferire l’incarico di coordinatore ad un Dirigente scolastico in servizio, dovrà porre attenzione ai tempi e all’appartenenza territoriale, prevedendo, per quanto possibile, l’utilizzo di Dirigenti in servizio in altra Regione.

Almeno un componente del Nucleo dev'essere, ai sensi dell’art. 9 della Direttiva, un Dirigente scolastico, anche in quiescenza da non oltre tre anni. È opportuno che il Dirigente scolastico componente del Nucleo non sia dello stesso ambito territoriale del Dirigente valutato.

Entro gennaio 2017 il Coordinatore del servizio ispettivo effettuerà anche la proposta in merito agli abbinamenti dei Nuclei con i Dirigenti scolastici da valutare in relazione alla durata dell’incarico e la previsione del piano delle visite, da presentare al Direttore USR e da inserire, dopo l’approvazione, nella sezione riservata del Piano di valutazione. Nel piano delle visite annuali devono necessariamente rientrare i Dirigenti che non hanno raggiunto gli obiettivi nell’anno precedente, i Dirigenti che non hanno ricevuto nessuna visita negli ultimi due anni e una percentuale di visite casuali.

Per la formazione di tutti i componenti dei Nuclei di valutazione il MIUR si avvarrà delle competenze dell’INVALSI. Entro dicembre 2016 verrà presentata la Nota congiunta MIUR/INVALSI per il Piano di Formazione dei Nuclei di valutazione. Inoltre è opportuno che ogni Direttore USR promuova entro gennaio 2017 una prima informazione sulla partenza del sistema di valutazione per tutti i Dirigenti scolastici in servizio.


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Domande 150 ore per diritto allo studio

Entro il 15 novembre il personale della scuola impegnato nella frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio riconosciuti dall'ordinamento pubblico può richiedere i permessi retribuiti per l’anno solare 2017. La domanda va indirizzata all’Ufficio Scolastico della provincia in cui è ubicata la sede di servizio, per il tramite del Dirigente scolastico.

I permessi sono concessi, per un massimo di 150 ore, per la frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio universitari, post-universitari, di scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute, o comunque abilitate al rilascio di titoli di studi legali o attestati professionali riconosciuti dall'ordinamento pubblico.

Può presentare domanda:

  • il personale a tempo indeterminato, a prescindere dall’anzianità di servizio,
  • il personale supplente con contratto di durata sino al termine delle attività didattiche (30 giugno 2017) o sino al termine dell’anno scolastico (31 agosto 2017).

Scarica il fac simile di domanda

La domanda di concessione dei permessi straordinari retribuiti va indirizzata all’Ufficio Scolastico della provincia in cui è ubicata la sede di servizio ed inoltrata per il tramite del Dirigente scolastico, entro il 15 novembre 2016. L’istanza, redatta in carta semplice, deve contenere, unitamente alla esplicita richiesta di concessione dei permessi straordinari retribuiti di cui all'art. 3 del d.P.R. n. 395/1988, i seguenti dati:

  • nome, cognome, luogo e data di nascita;
  • tipo di corso;
  • durata dei permessi da utilizzare nel corso dell'anno solare in relazione al prevedibile impegno di frequenza del corso prescelto;
  • per il personale docente: ruolo di appartenenza e sede di servizio; per il personale educativo: sede di servizio; per il personale A.T.A.: profilo professionale e sede di servizio;
  • anzianità complessiva di servizio di ruolo;
  • eventuali requisiti di precedenza.

Le modalità di fruizione e le priorità nell’accoglimento delle domande sono regolate da contratti integrativi regionali, che possono anche prevedere una scadenza diversa da quella del 15 novembre (come nel caso della Toscana).

L’Ufficio Scolastico Provinciale provvede a formare una graduatoria dei richiedenti. I permessi verranno concessi in base alla graduatoria e fino alla concorrenza del contingente determinato e distribuito proporzionalmente tra i destinatari. I provvedimenti formali di concessione dei permessi dovranno essere predisposti entro il 15 dicembre 2016.

La certificazione relativa alla frequenza dei corsi e/o agli esami finali sostenuti va presentata al capo d'istituto della scuola di servizio, ove possibile, subito dopo la fruizione del permesso e, comunque, non oltre il termine di ciascun anno solare.


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Anagrafe scuole dell’infanzia: istruzioni

A partire da quest’anno scolastico l'Anagrafe Nazionale degli Studenti è alimentata anche dai dati relativi agli iscritti alle scuole dell'infanzia statali e paritarie. La relativa trasmissione a SIDI avviene dal 28 ottobre al 26 novembre.

Apposite istruzioni vengono impartite con nota 27 ottobre 2016 prot. n. 3624. A partire dal 28 ottobre e fino al 26 novembre 2016 sono disponibili sul SIDI le funzioni di “Avvio anno scolastico” per la trasmissione dei dati sulle frequenze nella scuola dell’infanzia. La trasmissione dei dati deve avvenire nell’area “Alunni” sul portale SIDI in Gestione Alunni/Anagrafe Nazionale Studenti.

Le istituzioni scolastiche statali accedono a tale area con le credenziali (utenza e password) profilate per l’area Alunni (profilo di accesso “Utente Statale Infanzia”). Le scuole dell’infanzia paritarie accedono con le credenziali già utilizzate per compilare le “Rilevazioni sulle scuole – Dati generali” nell’a.s. 2015/2016. Esclusivamente per le scuole paritarie, in caso di smarrimento delle credenziali o di scuola di nuova istituzione, occorre utilizzare la procedura di richiesta nuove credenziali o di registrazione nuova utenza nell'area "SIDI - Richiesta utenze", e successivamente richiedere la profilazione per l'area Alunni.

La comunicazione dei dati avviene in due fasi:

  • Fase A: Inserimento a SIDI delle informazioni che definiscono la struttura di base dell’Anagrafe quali sedi, sezioni e sezioni primavera con relativo “tempo scuola”;
  • Fase B: Comunicazione dei dati relativi alle frequenze.

Completata la fase A, vengono comunicati i dati legati alla frequenza dei bambini. A tale scopo la scuola deve prima effettuare la scelta tra due modalità operative di trasmissione dei dati, alternative tra loro: inserimento diretto sul SIDI oppure trasmissione dai pacchetti locali certificati.

Dopo aver effettuato la chiusura dell’attività di inserimento dati, si passa alla gestione ordinaria dell’Anagrafe. Da questo momento le istituzioni scolastiche devono prestare attenzione alle eventuali modifiche da apportare alla posizione di ogni singolo alunno (nuovi ingressi, trasferimenti, interruzioni, ...) da effettuare tempestivamente.

I dirigenti scolastici avranno cura di assicurare l’affidabilità dei dati trasmessi, al fine di disporre di un’Anagrafe corretta e completa, da utilizzare per i successivi adempimenti amministrativi.


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© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

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