Scuola7

la settimana scolastica

14 novembre 2016, n. 19


In questo numero parliamo di:

Alternanza Scuola Lavoro – Risultati e prospettive a un anno dall’obbligatorietà (nm)

Il Piano regionale per la valutazione della dirigenza scolastica: istruzioni per l’uso (ts)

Sicurezza a scuola: decreto cercasi (bs)

Piano di formazione docenti e dintorni (cb)

Vademecum sulla privacy a scuola

Funzionamento CPIA a.s. 2016/17

Carta del Docente, come e quando spendere i 500 euro per l’aggiornamento

Al via la nuova Anagrafe dell’Edilizia Scolastica

Esami di Stato 2017: presentazione domande

Funzioni automatiche di contabilizzazione delle fatture

L'istruzione in Italia secondo la Commissione europea


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Parliamo diL'alternanza scuola-lavoro
nello zainetto
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Alternanza Scuola Lavoro – Risultati e prospettive a un anno dall’obbligatorietà

Nilde MALONI

Le evidenze del monitoraggio

I numeri del monitoraggio dell’alternanza scuola lavoro (ASL) nell’anno scolastico 2015/2016 parlano chiaro: l’obbligo produce uno scarto quantitativo di assoluto rilievo rispetto al passato. È quanto viene annunciato in conferenza stampa dal ministro Giannini nella presentazione dei dati del monitoraggio [1].

Sono stati 652.641 gli studenti in alternanza, di cui 455.000 delle sole classi terze, cioè molto più del doppio dell’anno precedente (273.000). Anche il numero delle scuole coinvolte ha fatto un balzo in avanti (4.968 contro le 3.000 nell’anno precedente). I percorsi attivati sono stati 29.437 (contro gli 11.600) e 150.000 sono state le strutture ospitanti, in prevalenza imprese.

Rappresentato in percentuale, lo scarto si evidenzia ulteriormente:

Studenti

Scuole

Percorsi

Strutture ospitanti

Numero

%

Numero

%

Numero

%

Numero

%

652.641

+139%

4.968

+69%

29.437

+ 154%

150.000

+41%

Dai numeri alle novità

I numeri sono significativi anche per le novità che introducono.

  1. L’ingresso massiccio nei percorsi ASL degli studenti liceali, che da soli vanno a costituire più del 50% degli studenti delle classi terze. È questa una specificità, un unicum in Europa (per usare l’espressione della ministra Giannini che ha presentato i risultati il 18 ottobre u.s.). Nei sistemi scolastici europei, che da più tempo hanno introdotto l’alternanza scuola lavoro, prevale, infatti, il suo utilizzo come accompagnamento al lavoro in funzione del sistema duale.
  2. Si sono iscritte 500 organizzazioni tra imprese, amministrazioni pubbliche, enti no profit e ordini professionali al Registro Nazionale dell’Alternanza Scuola Lavoro, messo a disposizione da Unioncamere e collegato al Registro delle Imprese.
  3. Sono stati sottoscritti 40 protocolli d’intesa a livello nazionale e 70 a livello locale/regionale che coprono molti dei settori produttivi e dei servizi trainanti l’economia italiana.
  4. Sono state presentate come “Campioni dell’alternanza” 16 aziende leader: da Bosch a Fiat Chrysler Automobiles a Eni, alla COOP, a Mc Donald’s fino al FAI. Esse propongono e realizzano con le scuole di alcune regioni o dell’intera penisola progetti innovativi e di alta qualità per la formazione di competenze specifiche di settore e di soft skills, coinvolgendo circa trentamila studenti.

Le prospettive per i prossimi anni

I numeri sono collegati a investimenti continui e strutturali, fatti e programmati per i prossimi anni:

  • 100 milioni di euro l’anno per le scuole;
  • iscrizione senza costi al Registro delle Imprese;
  • 16 milioni di euro (Bando di Italia Lavoro) per le imprese che avviano percorsi di apprendistato di primo livello, per il conseguimento della qualifica e del diploma professionale o del diploma di scuola secondaria superiore;
  • 7,4 milioni di euro per il 2017, 40,8 milioni per il 2018, 86,9 milioni per il 2019 sono gli incentivi alle imprese nella legge di stabilità 2017.

All’art. 42, infatti, è previsto l’esonero contributivo per tre anni nei confronti di datori di lavoro privati che assumono studenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Due sono le condizioni. La prima: devono aver acquisito il titolo di studio da non oltre sei mesi; la seconda: devono aver svolto, presso il medesimo datore di lavoro, un periodo di apprendistato di primo livello o di alta formazione e/o di alternanza scuola lavoro pari almeno al 30 per cento delle ore previste dalla legge 107/2015.

Quello che i numeri non dicono

Bisognerebbe fare un supplemento di indagine per capire se oltre alla quantità cambiano anche la qualità dei percorsi e la loro significatività, potendo però riferire a specifici indicatori.

Un punto importante sono gli investimenti economici. Questi costituiscono il presupposto necessario per incidere positivamente su diversi fattori.

  1. durata media dei percorsi in alternanza, che prima dell’entrata in vigore della legge 107/2015 era di circa una settimana;
  2. superamento della forma più tradizionale di alternanza come visita aziendale più tirocinio curricolare (modalità che raramente è in grado di garantire la piena realizzazione del progetto formativo);
  3. coprogettazione scuola-impresa e certificazione delle competenze attese;
  4. efficacia del tutoraggio interno e aziendale per la durata dell’intero percorso;
  5. incidenza di modelli, quali per esempio l’Impresa Formativa Simulata, che consentono alla scuola di realizzare la maggior parte del progetto in situazione simulata a livello di laboratorio, con la riproduzione della creazione e gestione d’impresa.
  6. introduzione dell’alternanza sotto forma di apprendistato di primo livello.

Incentivi e buone pratiche

Gli incentivi alle imprese possono determinare l’implementazione e la diffusione dei percorsi di ASL anche in territori segnati da una scarsa sensibilità al guadagno d’impresa nel progettare ed accogliere percorsi di ASL.

Le buone pratiche, avviate dai Campioni dell’Alternanza, collegano la qualità dei percorsi all’alto grado di contenuto innovativo delle esperienze proposte e alla costruzione di competenze per l’occupabilità. Si tratta di esperienze che vedono coinvolti quasi sempre gli studenti migliori (almeno nelle discipline d’indirizzo), che devono accettare di essere selezionati, devono essere culturalmente preparati e predisposti ad un percorso di accompagnamento e di orientamento al lavoro in ambienti applicativi. Raramente, ed è il caso di Fiat Chrysler Automobiles, l’Azienda adotta un Istituto per la realizzazione dell’intero percorso (200 o 400 ore), scegliendo una classe.

Manca, nel monitoraggio del MIUR, come dato di riflessione quello sull’incidenza delle azioni di accompagnamento al lavoro e placement sull’occupazione dei neodiplomati (obiettivo strategico per l’UE in Europa 2020), già messe in atto nelle scuole con i progetti FIxO – Cliclavoro e Garanzia Giovani.

Le scuole, da parte loro, hanno sicuramente un grosso problema da affrontare: assicurare qualità dei percorsi e risposte ai grandi numeri di studenti da collocare in ASL.

Resta, comunque, da approfondire la relazione tra obbligatorietà dell’alternanza scuola lavoro e qualità dei percorsi, soprattutto bisognerebbe riflettere sulle condizioni che hanno reso possibili le buone pratiche.

Le tre sfide affidate all’alternanza scuola lavoro

Sono tre le sfide per la crescita del paese Italia, su cui insiste il ministro Giannini durante la presentazione del Rapporto sull’alternanza:

  • La sfida economica: il 40,3% di disoccupazione giovanile e 2 milioni di NEET sono incompatibili con una ripresa economica in tempi brevi del Paese. Per gli attuali 8 milioni e mezzo di studenti l’ASL viene vista come un attivatore di azioni positive per la transizione dalla formazione al lavoro e come acceleratore di formazione di competenze per l’occupabilità. È prevedibile un avvicinamento in pochi anni ai dati della Francia, 20,4% di giovani disoccupati, fino ad arrivare al 7,3% della Germania, con l’adozione convinta dell’ASL.
  • La sfida sociale: tenere fuori dal mercato del lavoro e dalla formazione 2 milioni di giovani significa compromettere gravemente la coesione sociale, impoverire la cittadinanza attiva e la spinta alla partecipazione consapevole allo sviluppo del Paese.
  • La sfida culturale: il made in Italy è da sempre caratterizzato da prodotti ad alto contenuto di tecnologia e arte fin dalla bottega rinascimentale. Rompere la sequenzialità tra saperi teorici e pratici significa mettere in discussione didattiche e organizzazione delle istituzioni scolastiche in funzione di apprendimenti più significativi perché più operativi.

Se ai contenuti dell’intervento del Ministro affianchiamo i dati del Rapporto ISFOL di maggio 2016, notiamo che l’obiettivo dichiarato è sempre lo stesso: avvicinare il mondo della formazione al mondo del lavoro “(…) nella prospettiva di promuovere la qualità del sistema educativo e il successo formativo degli individui”. È importante pertanto “facilitare i percorsi di transizione, accrescere il capitale umano disponibile e la competitività del sistema-Paese” [2].

La via italiana al sistema duale

Avvicinare il mondo della formazione al mondo del lavoro è, dunque, l’obiettivo centrale. Lo indica la presa in carico di alcuni indicatori: una popolazione giovanile nettamente inferiore a quella di altri paesi europei, un tasso di dispersione più alto, accompagnato da un numero inferiore di diplomati a livello di scuola secondaria superiore, i risultati definiti deludenti nelle prove standardizzate a livello internazionale, la bassa crescita economica, il permanere di un alto tasso di Neet e di disoccupati.

Due possono essere gli strumenti normativi strategici per l’integrazione dei sistemi: sul versante del lavoro, la legge 183/2014, meglio conosciuta come Jobs Act e, sul versante dell’istruzione e formazione, la legge 107/2015.

Tutte le azioni tese a migliorare l’attinenza tra le competenze acquisite a scuola e il fabbisogno di professionalità delle imprese migliorano il dialogo con queste ultime e facilitano la realizzazione di alleanze territoriali.

Da una parte si tratta di monitorare se e come la maggiore flessibilità nei contratti di lavoro, la presenza di incentivi per le imprese, gli aiuti all’autoimprenditorialità favoriscano l’incontro con il mondo della formazione, e dall’altra se e come gli strumenti adottati nell’avvicinamento per tappe siano efficaci.

La Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza (in fase di compilazione) e la Cabina di regia di MIUR e Ministero del Lavoro sono gli strumenti individuati per farlo.

In questa stessa direzione, in particolare per il contenimento della dispersione e l’aumento del numero dei diplomati in Italia, l’ultimo Accordo Stato-Regioni [3] e il Decreto Legislativo n. 81/2015 introducono, con l’apprendistato di primo livello, la via italiana al sistema duale.

La sfida culturale diventa allora prevalente e presupposto per la sfida economica e sociale. Il passaggio da una visione sequenziale e diacronica (prima la formazione e poi il lavoro) ad una visione sincronica, in cui l’esperienza lavorativa diventa parte integrante e orientante la formazione, restano un nodo culturale. Non basta applicare automatismi normativi, ma è importante che tutti i sistemi (istruzione, formazione, lavoro…) ne siano pienamente convinti.

La prima sfida culturale: il Piano Nazionale di Formazione

A questa sfida dovrebbe in parte rispondere il Piano Nazionale dei Formazione di insegnanti e dirigenti scolastici, perché le sfide culturali richiedono un livello alto di conoscenza delle evidenze ma anche strumenti ermeneutici che facciano riferimento ad un’idea efficace di sviluppo del Paese.

Nilde Maloni

[1] Presentati al Miur il 18 ottobre 2016 il monitoraggio nazionale e il programma ‘I Campioni dell’Alternanza’: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs181016

[2] ISFOL, Rapporto sulla Garanzia Giovani in Italia, maggio 2016

[3] Accordo in Conferenza Stato Regioni del 24 settembre 2015

Il Piano regionale per la valutazione della dirigenza scolastica: istruzioni per l’uso

Maria Teresa STANCARONE

La valutazione dei dirigenti ai nastri di partenza

Nell’agenda di ogni dirigente scolastico a breve occorrerà inserire gli appuntamenti con i Nuclei per la Valutazione della dirigenza che ciascun Ufficio Scolastico Regionale entro il prossimo mese di dicembre dovrà avere costituito, secondo la tempistica della Direttiva n. 36 del 18 agosto 2016 e delle successive Linee Guida attuative. Stiamo, dunque, per entrare nel vivo di questo delicato quanto fondamentale percorso di valutazione (… sperando che davvero sia sinonimo di valorizzazione), e per quanto il terreno sia stato preparato nel tempo ad accogliere la valutazione del dirigente come un tassello funzionale al miglioramento del sistema di istruzione, la dichiarata novità e complessità del processo non può lasciare nulla al caso né alla spontanea condivisione dei valori di fondo della valutazione come misura dell’autonomia di un sistema.

Ed è forse anche per questo che l’Ufficio IX della Direzione Generale per gli Ordinamenti e la Valutazione del MIUR ha emanato la nota esplicativa n. 1 sul Piano Regionale di valutazione.

Nella nota si sintetizzano i passaggi che gli Uffici Scolastici Regionali dovranno porre in essere per avviare la valutazione dei dirigenti, oltre a fornire indicazioni e orientamenti in grado di dare uniformità al processo, definito a livello nazionale, ma da attuare su base regionale con le stesse modalità, in modo da garantire efficacia e correttezza nelle diverse fasi e nelle finalità da perseguire.

Il contenuto principale della nota è l’iter di definizione e pubblicazione del Piano regionale, proposto annualmente dal coordinatore regionale del servizio ispettivo al Direttore dell’USR di riferimento, che lo deve adottare, e che contiene eventualmente gli obiettivi regionali da inserire, in maniera facoltativa, nei decreti di conferimento degli incarichi triennali ai dirigenti, la relazione sul sistema regionale di valutazione attuato (questa sezione, quindi, sarà attiva dall’a.s. 2017/2018), il numero e la composizione dei nuclei di valutazione da attivare con decreto del DG.

Chi valuterà i dirigenti?

La nota entra nel dettaglio della composizione dei Nuclei di Valutazione, costituiti presso gli Uffici Scolastici Regionali con decreto del Direttore Generale, sulla base del Piano proposto dal dirigente tecnico che coordina il servizio ispettivo del territorio, che deve anche indicare l’abbinamento dei Nuclei ai dirigenti da valutare ed il piano delle visite per l’anno in corso, in previsione dell’organizzazione dell’intero triennio di riferimento. A questo proposito la nota sottolinea l’opportunità che ciascun dirigente, nel corso del triennio di vigenza dell’incarico, sia valutato annualmente dallo stesso nucleo, poiché l’oggetto della valutazione è la tendenza al raggiungimento, pieno o meno, degli obiettivi dell’incarico dirigenziale sottoscritto, la cui lettura, quindi, necessita di coerenza e continuità di analisi.

Di seguito uno schema di sintesi delle caratteristiche ritenute fondamentali per ciascuno dei tre componenti del nucleo e le modalità di individuazione:

COMPOSIZIONE DEL NUCLEO

ORDINE DI PRIORITÀ PER L’INVIDUAZIONE DELLE FIGURE

PROCEDURA DI INDIVIDUAZIONE E TEMPISTICA

Coordinatore del nucleo

• Dirigenti tecnici

• Dirigenti amministrativi

• Dirigenti tecnici o scolastici in quiescenza (da non oltre tre anni)

• Dirigenti scolastici utilizzati ai sensi della L. 448/1998 nell’USR di appartenenza o presso l’Amministrazione centrale

• Dirigenti scolastici

Avviso pubblico del DGUSR entro dicembre 2016, per un numero suggerito  superiore a quello dei Nuclei da attivare, per eventuali esigenze di sostituzione.

Caratteristiche preferibilmente da richiedere:

• avere svolto attività di formazione presso Università e/o Enti accreditati dal MIUR sul tema della valutazione;

• avere svolto esperienze accreditate di valutazione in progetti nazionali per il miglioramento e la qualità del servizio, ad es. EFQM, CAF, V&M, Vales, componente dei nuclei di valutazione previsti dal SNV.

Dirigente scolastico componente

Almeno un componente del Nucleo deve essere, ai sensi dell’art. 9 della Direttiva 36/2016, un Dirigente scolastico, anche in quiescenza da non oltre tre anni.

Inoltre è opportuno che il Dirigente scolastico componente del Nucleo non sia dello stesso ambito territoriale del Dirigente da valutare.

Avviso pubblico del DGUSR entro dicembre 2016, per individuare un numero che la nota suggerisce triplo rispetto ai componenti ritenuti necessari.

Caratteristiche preferibilmente da richiedere per individuare il dirigente scolastico componente:

• avere maturato esperienze nella propria scuola e/o come valutatore nei progetti nazionali per il miglioramento e la qualità del servizio (ad es.: EFQM, CAF, V&M, Vales);

• avere esperienze nei nuclei di valutazione previsti dal SNV;

• avere svolto attività di formazione presso Università e/o Enti accreditati dal MIUR sul tema della valutazione.

Altro componente

• Dirigenti amministrativi

• Dirigenti scolastici in servizio o utilizzati nell’USR di appartenenza, ai sensi della L. 448/1998

• Dirigenti scolastici in quiescenza da non oltre tre anni

• Personale esterno all’Amministrazione scolastica

 

Avviso pubblico del DGUSR entro dicembre 2016, per un numero che la nota suggerisce triplo rispetto ai componenti necessari.

Caratteristiche preferibilmente da richiedere per individuare l’altro componente:

• avere maturato esperienze come valutatore nei progetti nazionali o nei nuclei di valutazione previsti nel SNV;

• avere svolto attività di formazione presso Università e/o Enti accreditati dal MIUR inerenti sulla valutazione.

Nessuna cultura degli alibi per una valutazione efficace

La complessità ed il valore strategico della valutazione delle professionalità del mondo della scuola e, ora, dei dirigenti scolastici, impone uno sforzo nuovo ed un approccio riflessivo al processo, di cui è aprioristicamente impossibile prevedere lo sviluppo e la ricaduta certa. È per questo che nella nota si evidenziano gli elementi operativi di fattibilità, come il numero di dirigenti da assegnare a ciascun nucleo, che se per un coordinatore, impegnato direttamente in tutte le fasi e le azioni, può arrivare a 50, non può superare le 20 unità per gli altri componenti, soprattutto pensando alle attività proprie del ruolo degli eventuali dirigenti scolastici chiamati a far parte dei nuclei, e per questo preferibilmente, secondo la nota, da non investire del ruolo di coordinatori.

Ma la sfida è importante ed il risultato atteso è ambizioso, perché mira a costruire una cultura della professionalità orientata al miglioramento continuo del servizio di istruzione e che per questo richiede, per essere realizzata, una formazione specifica, affidata all’INVALSI, che pure sarà presentata entro dicembre 2016, ed un’attenzione sincera e responsabile. L’impegno all’interno dei nuclei, infatti, per nessuna delle figure che ne faranno parte, potrà essere un compito esclusivo, ma questo non può e non deve diventare un alibi per non svolgere con la dovuta attenzione e professionalità un incarico che si prospetta leva strategica di un processo di cambiamento che punta alla valorizzazione e non al semplice controllo per l’attribuzione della corrispondente posizione salariale. Anche la presenza di un dirigente scolastico in ogni nucleo ha lo stesso obiettivo: quello di garantire correttezza e significatività all’analisi delle dimensioni professionali, con riferimento a tutti gli aspetti organizzativi specifici ed a quelli sociali che caratterizzano l’azione dei dirigenti scolastici.

Una tempistica stringente

I tempi per le fasi descritte dalla nota sono stretti, se si considera che gli avvisi delle Direzioni Regionali e l’individuazione dei componenti dei nuclei devono essere completati entro dicembre 2016, poiché entro il successivo mese di gennaio 2017 il coordinatore del servizio ispettivo dovrà anche proporre al Direttore dell’USR di riferimento gli abbinamenti dei Nuclei con i Dirigenti scolastici da valutare e la previsione del piano delle visite, da inserire, dopo l’approvazione, nella sezione riservata del Piano di valutazione all’interno del Portale del SNV.

Una volta costituiti, i nuclei seguiranno nel periodo da gennaio a febbraio 2017 la specifica formazione organizzata dall’INVALSI; da marzo a luglio 2017, invece, entreranno nel vivo delle azioni, cioè l’esame dei portfolio (che i dirigenti scolastici avranno già compilato) e delle altre documentazioni utili alla valutazione, e condurranno le visite. Entro agosto, infine, restituiranno la valutazione di prima istanza al DG che poi formulerà la valutazione finale.

Si entra, dunque, nella fase operativa della valutazione dei dirigenti scolastici che, tra resistenze e diffidenze, buoni propositi e sperimentazioni poco riuscite, oggi è inserita in un impianto di sistema complessivo che si spera possa valorizzare davvero l’azione dirigenziale, non sempre negli anni compresa e riconosciuta, che va ben al di là della correttezza amministrativa e del controllo di gestione, per stimolare e sostenere le sfide dell’istruzione nell’ottica dell’apprendimento permanente per il successo formativo di alunni e studenti.

Maria Teresa Stancarone

Vademecum sulla privacy a scuola

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato "La scuola a prova di privacy", una guida per la protezione dei dati personali in ambito scolastico. L'obiettivo è quello di aiutare studenti, famiglie, professori e la stessa amministrazione scolastica a muoversi agevolmente nel mondo della protezione dei dati, per insegnare la privacy e rispettarla a scuola.

Istruzione non è solo educare le nuove generazioni alla conoscenza di nozioni e alla trasmissione del sapere, ma anche e soprattutto insegnare il rispetto dei valori fondanti di una società, riaffermare quotidianamente, anche in ambito scolastico, quei principi  di civiltà, come la riservatezza e la dignità della persona, che devono  sempre essere al centro della formazione di ogni cittadino.

In  quest’ottica il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato "La scuola a prova di privacy". La guida tiene conto delle innovazioni previste, ma ancora  in fase di attuazione, dell’ultima riforma della scuola, e raccoglie i casi affrontati dal Garante con maggiore frequenza, al fine di offrire elementi di riflessione e indicazioni  per i tanti quesiti che vengono posti dalle famiglie e dalle istituzioni scolastiche.

Particolare attenzione è dedicata alla "scuola 2.0" e al corretto uso delle nuove tecnologie, al fine di prevenire atti di cyberbullismo o altri episodi che possano segnare negativamente la vita dei più giovani.

La guida è articolata in cinque capitoli, che riportano regole ed esempi:

  • Regole generali: Studenti e famiglie informate; Trattamento dei dati nelle istituzioni scolastiche pubbliche; Trattamento dei dati nelle istituzioni scolastiche private; Dati sensibili e giudiziari: alcuni esempi concreti; Diritto di accesso ai dati personali; Violazione della privacy.
  • Vita dello studente: Iscrizione a scuole e asili;  Temi in classe; Voti ed esami; Comunicazioni scolastiche; Disabilità e disturbi specifici dell’apprendimento;  Gestione del servizio mensa; Dalla scuola al lavoro;  Curriculum e identità digitale dello studente.
  • Mondo connesso e nuove tecnologie: Cyberbullismo e altri fenomeni di rischio; Smartphone e tablet; Immagini di recite e gite scolastiche; Registrazione della lezione e strumenti compensativi.
  • Pubblicazione on line: Pubblicità e trasparenza; Portale unico dei dati della scuola;  Graduatorie del personale e supplenze;  Pagamento del servizio mensa; Servizi di scuolabus.
  • Videosorveglianza e altri casi: Videosorveglianza contro furti e vandalismi; Questionari per attività di ricerca;   Marketing e promozioni commerciali.

Sono inoltre presenti una sezione di parole chiave, per comprendere meglio la specifica terminologia utilizzata nella normativa sulla privacy, e un’Appendice per avere un sintetico quadro giuridico di riferimento.

L'opuscolo non sostituisce la normativa o i singoli provvedimenti, ma offre un’agile mappa che verrà inviato in formato digitale a tutte le scuole pubbliche e private.


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Funzionamento CPIA a.s. 2016/17

Istruzioni agli Uffici Scolastici Regionali in merito ad accordi, disposizioni e adempimenti da porre in essere al fine di assicurare il regolare funzionamento dei CPIA nel corrente anno scolastico 2016-2017 nel rispetto dei nuovi assetti organizzativi e didattici.

Per garantire il regolare funzionamento dei CPIA nell'a.s. 2016-2017 nel rispetto dei nuovi assetti organizzativi e didattici, anche in considerazione delle eventuali modifiche ed integrazioni intervenute a seguito dei nuovi piani di dimensionamento e delle innovazioni introdotte dalla L. n. 107/2015, con nota 3 novembre 2016, prot. n. 12072 il Miur ha dato indicazioni in merito alle necessarie determinazioni di competenza da assumere a cura degli UU.SS.RR.  In particolare la nota indica:

  • gli Accordi per i quali si rende necessario predisporre quanto prima il perfezionamento e/o l'aggiornamento e/o il rinnovo;
  • le disposizioni, già impartite con precedenti note, che si intendono confermate anche per l'a.s. 2016/2017: Patto Formativo Individuale; Esame di stato conclusivo dei percorsi di istruzione degli adulti di primo livello primo periodo didattico; Commissario straordinario;
  • gli adempimenti previsti dalla C.M. 1/16 (Iscrizioni ai percorsi di istruzione per gli adulti a.s. 2016/2017) relativamente ai percorsi di secondo livello, aule Agorà, specifici interventi utili al proseguimento degli studi nel relativo secondo periodo didattico, strumenti del Piano PAIDEIA.

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Carta del Docente, come e quando spendere i 500 euro per l’aggiornamento

Dallo scorso anno gli oltre 740.000 docenti di ruolo della scuola italiana hanno a disposizione 500 euro da spendere per l’aggiornamento professionale. Un bonus che nella sua prima erogazione è stato assegnato eccezionalmente con accredito sullo stipendio. Quest’anno cambia il sistema di erogazione, come annunciato nel Piano di formazione degli insegnanti e attraverso la nota del 29 agosto relativa alla rendicontazione delle spese dello scorso anno.

L’importo resta lo stesso: 500 euro che saranno assegnati attraverso un ‘borsellino elettronico’. L’applicazione web “Carta del Docente” sarà disponibile all’indirizzo www.cartadeldocente.istruzione.it entro il 30 novembre. Attraverso l’applicazione sarà possibile effettuare acquisti presso gli esercenti ed enti accreditati a vendere i beni e i servizi che rientrano nelle categorie previste dalla norma.

Ogni docente, utilizzando l’applicazione, potrà generare direttamente dei “Buoni di spesa” per:

- l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale;

- l’acquisto di pubblicazioni e di riviste utili all'aggiornamento professionale;

- l'acquisto di hardware e software;

- l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell'Istruzione;

- l’iscrizione a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale;

- l’acquisto di biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche;

- l’acquisto di biglietti di musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo;

- iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione.

I buoni di spesa generati dai docenti daranno diritto ad ottenere il bene o il servizio presso gli esercenti autorizzati con la semplice esibizione. Per l’utilizzo della “Carta del Docente” sarà necessario ottenere l’identità digitale SPID presso uno dei gestori accreditati (http://www.spid.gov.it/richiedi-spid) e successivamente ci si potrà registrare sull’applicazione. L’acquisizione delle credenziali SPID si può fare sin da ora. Si tratta di un codice unico che consentirà di accedere, con un'unica username e un’unica password, ad un numero considerevole e sempre crescente di servizi pubblici (http://www.spid.gov.it/servizi).

Il nuovo sistema che parte quest’anno consentirà ai docenti di avere uno strumento elettronico per effettuare e tenere sotto controllo i pagamenti. E alle scuole di essere alleggerite dalla burocrazia e dalle procedure di rendicontazione. Sarà possibile spendere i 500 euro a partire dall’attivazione della Carta.

Concorso dirigente scolastico: preparati con noi

Il prossimo concorso per dirigente scolastico porterà all’assunzione di 1000 nuovi presidi. In data 21 ottobre è stato diffuso il parere del Consiglio di Stato sul relativo Regolamento; seguiranno l’autorizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Per la prima volta la procedura sarà su base nazionale: sono previste tre prove (preselezione, scritto e orale), e a seguire un corso e un tirocinio della durata di 4 mesi ciascuno.

Per prepararsi al meglio ad affrontare le prove previste dal Regolamento, Tecnodid@Formazione, in collaborazione con Irsef-Irfed, presenta una piattaforma rivolta a tutti coloro che intendono partecipare al concorso.

Si tratta di un insieme articolato di prodotti professionali e percorsi mirati, particolarmente utili anche a tutti i dirigenti attualmente in servizio, e a tutte le figure intermedie che svolgono funzioni di supporto all’organizzazione e alla didattica.

Ogni sezione della piattaforma è curata da una rete accreditata di collaboratori Tecnodid@Formazione e Notizie della Scuola, tra cui: Alessia Auriemma, Roberto Baldascino, Antonia Carlini, Nicoletta Casale, Giancarlo Cerini, Susanna Granello, Sandra Molinaro, Vanna Monducci, Maria Antonia Moretti, Maurizio Muraglia, Cinzia Olivieri, Luciano Rondanini, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone... e da qualificati esperti Irsef Irfed, tra cui: Paolo Bonanno, Patrizia De Cuia, Elio Formosa, Mario Guglietti, Paola Serafin ed altri.

www.notiziedellascuola.it/formazione

Sicurezza a scuola: decreto cercasi

Bruno SOZZI

Ogni istituzione scolastica è soggetta, al pari di ogni luogo di lavoro privato o pubblico, alla normativa relativa alla salute e sicurezza dei lavoratori, contenuta nel d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, considerato il Testo Unico in materia (TUSL).

In realtà nell’art. 3 è prescritto che, nei riguardi … degli istituti di istruzione universitari, ... degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, … le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzativeindividuate entro e non oltre ventiquattro mesi dalla data di emanazione del presente decreto legislativo … dal MIUR di concerto con i Ministri del lavoro … , della salute, delle riforme e innovazioni nella PA.

Preoccupante omissione

Va registrata anzitutto la grave quanto inspiegabile omissione del MIUR: non disponiamo ancora, dopo 8 anni, di un Decreto chiaro in sostituzione dell’abbastanza inutile D.M. 382/1998, applicativo del d.lgs. 626/1994, norma che ha indotto l’allora MPI a designare “datori di lavoro” i Capi d’Istituto, obbligandoli ad una serie di adempimenti tecnici ma soprattutto organizzativi (elaborare il DVR, documento di valutazione dei rischi lavorativi, e organizzare il Servizio di Prevenzione e protezione prioritariamente all’interno dell’azienda o unità produttiva). Il DM 382 brillava per genericità e non faceva l’indispensabile chiarezza relativamente ai rapporti con Comuni e Province tenuti alla fornitura di locali sicuri soggetti a regolare manutenzione ordinaria e straordinaria. Si tratta ancora oggi di fare chiarezza sull’ormai famoso comma 3 dell’art. 18 del TUSL (Obblighi del datore di lavoro e dirigente): “I Dirigenti scolastici assolvono gli interventi strutturali necessari per la sicurezza dei locali scolastici … con la richiesta del loro adempimento alle amministrazioni tenute alla loro fornitura e manutenzione”.

La chiarezza necessaria

Si tratta di definire le effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative relativamente alle “attività lavorative” svolte in locali e con impianti forniti e mantenuti sicuri dall’ente proprietario.

Da oltre 10 anni si chiede di rendere ufficiale l’importante indirizzo interpretativo espresso dalla Regione Emilia-Romagna, in sintonia con alcune altre regioni (Toscana, Veneto, …): “Il Documento di Valutazione dei rischi è costituito dall’insieme delle Valutazioni dei rischi effettuate, rispettivamente per le proprie competenze, dal proprietario dell’edificio (strutture, impianti fissi, presidi antincendio) e dal dirigente scolastico (organizzazione e gestione dell’attività, attrezzature, emergenze, ecc.) e contiene in particolare le valutazioni specifiche previste per i rischi particolari (chimico, biologico, di incendio, rumore, vibrazioni, atmosfere esplosive)”.

Conseguenze della mancata chiarezza

Il 22 novembre 2008, durante l’intervallo, in un’aula del Liceo Darwin di Rivoli (TO) crolla all’improvviso, in assenza di alcun segnale premonitore, l’intero controsoffitto in laterizio realizzato per abbassare il soffitto di circa un metro. La tragedia, com’è noto, ha avuto conseguenze gravissime: un giovane studente ha perso la vita, un altro ha riportato lesioni gravissime permanenti, altri hanno subito lesioni. Il lungo iter processuale si è concluso nel marzo scorso in Cassazione, che ha confermato la condanna dei soggetti responsabili di omicidio colposo comprendendovi anche i tre responsabili RSPP, docenti nella scuola, succedutisi dal 2000 per non aver effettuato, in estrema sintesi, la VDR sullo stato del solaio!

In assenza di chiarezza le scuole operano quindi nel timore di incorrere nelle sanzioni penali e amministrative previste per eventuali inadempienze, e spesso incaricano RSPP esterni che principalmente esprimono una VDR in supplenza al proprietario degli edifici e con evidente dispendio di risorse economiche. E ciò nell’errata convinzione di scaricare i dirigenti scolastici dalle loro non delegabili responsabilità.

I vantaggi della chiarezza

È indubbio che il Dirigente Scolastico è principalmente il gestore di un ambiente di apprendimento ed è responsabile delle attività che si svolgono nella scuola. Con la serenità fornita da una norma chiara potrebbe scegliere un gruppo di collaboratori interni (è necessario solo il diploma di scuola superiore), assicurare loro una formazione adeguata sui rischi relativi alle “attività lavorative” che si svolgono in quell’Istituzione scolastica, ed impegnarsi per lo sviluppo negli studenti della “cultura della prevenzione” tanto auspicata nell’attuale società complessa.

Bruno Sozzi

Piano di formazione docenti e dintorni

Chiara BRESCIANINI

A che punto siamo?

Il Piano Nazionale di formazione triennale docenti presentato il 3 ottobre 2016 al MIUR è nei fatti entrato nelle scuole che si interrogano sugli aspetti attuativi, talora con spinte in avanti talaltra con  timori inibitori.

In questa fase:

- gli Uffici Scolastici Regionali hanno comunicato o stanno comunicando al MIUR le scuole polo individuate dalle reti di ambito per la formazione (nota MIUR 2915 del 15 -9-2016) che saranno destinatarie delle risorse per la formazione per il prossimo triennio;

- la governance del piano è affidata al MIUR con cabina di regia nazionale, agli Uffici Scolastici Regionali con le costituende task force/staff per la formazione con compiti di indirizzo, e alle scuole per l'individuazione delle priorità strategiche correlate ai Piani dell'Offerta formativa, ai Piani di miglioramento e ai rapporti di autovalutazione, e per lo sviluppo di progettualità ancorate al contesto;

- le scuole polo riceveranno a breve un budget per le scuole della rete, correlato al numero dei docenti dell’ambito, con acconto e saldo a rendicontazione, attraverso piattaforma di monitoraggio. È stato così possibile evitare l'ipotesi di "bandi" che appesantiscono l'azione amministrativa e soprattutto non riescono sempre a coinvolgere l'intera platea delle scuole italiane;

- il modello emergente è quello delle reti di scuole, con attenzione agli equilibri territoriali e garanzia di risorse per tutte le scuole dell'ambito.

Il nodo della progettazione (unità formative)

Al di là dei pur necessari aspetti gestionali, il vero nodo è rappresentato dalla qualità della formazione. Non basta sommare le ore. Si pone la necessità di costruire un'"anatomia" del modello di unità formativa, certamente per analogia ascrivibile al Credito Formativo Universitario, ma collegandosi agli obiettivi di una buona formazione, alle azioni da realizzare e alle pratiche più efficaci. C'è chi propone un modello nazionale di unità formativa scolastica ma, d'altra parte, lasciare le scuole libere di sperimentare può voler dire, come per altre azioni, addivenire ad un modello condiviso e validato sul campo, forse più efficace.

Vedremo in quale direzione si muoverà l'amministrazione, auspicando un ampio respiro per la progettualità delle scuole.

Il capitolo 6 del Piano Nazionale richiama la struttura di massima di un'unità formativa per il percorso di formazione. Si ribadisce, infatti, che è importante qualificare, prima che quantificare, l’impegno del docente, considerando non solo l’attività in presenza, ma tutti i momenti che contribuiscono allo sviluppo delle competenze professionali, come ad esempio:

- formazione in presenza e a distanza,

- sperimentazione didattica documentata e ricerca/azione,

- lavoro in rete,

- approfondimento personale e collegiale,

- documentazione e forme di restituzione/rendicontazione, con ricaduta nella scuola,

- progettazione.

Le prime realizzazioni

Alcuni Uffici Scolastici (Toscana, Veneto, Marche, ...) stanno realizzando azioni di formazione-informazione ai dirigenti scolastici sul Piano, definendo le task force regionali, promuovendo la costituzione delle reti e proponendo curvature tematiche in relazione alle proposte degli staff regionali.

L’Ufficio Scolastico Regionale per l'Emilia-Romagna ha predisposto un'azione di accompagnamento volta a fornire alle scuole primi orientamenti per sintetizzare i contenuti salienti del Piano di formazione nazionale per il personale della scuola, per modellizzare l'attestazione delle unità formative e, soprattutto, per riflettere, prima di agire, su quali sono gli obiettivi che una formazione efficace si propone. Il respiro triennale del piano consente di metabolizzare le innovazioni, che certamente saranno accompagnate da note di indirizzo da parte dell'amministrazione centrale.

È necessario non disperdere le buone pratiche realizzate negli ultimi anni; si pensi ad esempio all'ingente struttura e alla complessità della realizzazione del PNSD - Piano Nazionale Scuola Digitale - che, precorrendo i tempi, implica un lavoro integrato di formazione sul campo, che oltre alla fase in presenza, innesti azioni di rielaborazione didattica, ricerca e sperimentazione in aula.

Un monitoraggio ragionevole

In tema di monitoraggio e raccolta delle buone pratiche scenderà in campo INDIRE, per raccogliere i materiali dei corsi e modellizzare strutture. È quindi importante non dedicare troppe energie a questo aspetto, perché sarà curato a livello centrale, ma è altrettanto importante che le scuole conoscano tempestivamente gli aspetti centrali del monitoraggio per attrezzarsi ex ante e non ex post, come succede spesso nelle azioni di raccolta informazioni curate a posteriori. Sarà inevitabile una prima fase sperimentale di attuazione che vedrà scuole creative e modelli diversificati sul territorio nazionale.

Verso un nuovo modello di formazione

Il Piano di formazione costituisce una sfida al tempo stesso rischiosa e promettente, ma non si dovrà deformare il senso della Formazione in servizio del personale, disancorandola dai contesti e riducendola ad attestazioni di forma e non di sostanza.

L'accelerazione di procedure, bandi, scadenze e adempimenti rischia di polverizzare la forza innovativa di un modello di formazione che superi la tradizionale forma frontale e on-up/on-down cui ci siamo assuefatti negli ultimi anni. Tenere dritta la barra del senso e ragionare sui nodi fondanti è il compito delle scuole, in rete, per uno sviluppo di comunità professionali reali.

Chiara Brescianini

Al via la nuova Anagrafe dell’Edilizia Scolastica

Con un accordo in Conferenza Unificata siglato lo scorso 10 novembre si dà il via libera alla nuova Anagrafe dell’Edilizia Scolastica. Molte le novità previste: più informazioni e più efficaci modalità di comunicazione dei dati, che porteranno ad un vero e proprio fascicolo elettronico delle scuole.

«Dopo 17 anni di attesa, questo Governo è stato il primo ad attivare l’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica. Uno strumento atteso ed essenziale per individuare le priorità di intervento e monitorare lo stato delle opere». Così il Ministro Giannini ha commentato la sottoscrizione dell’accordo in Conferenza Unificata, avvenuta lo scorso 10 novembre.

La nuova Anagrafe dell’Edilizia Scolastica prevede dati più dettagliati, e quindi una conoscenza più profonda sullo stato di ciascun edificio scolastico; informazioni rilevate in tempo reale e più facili da reperire per amministrazioni e cittadini; maggiore integrazione con le altre Anagrafi presenti nel sistema informativo del Miur, fra cui quella degli studenti.

In particolare, aumenta il numero delle informazioni che saranno raccolte e rese disponibili; sarà migliorato il quadro delle informazioni sull’adeguamento sismico, sulla presenza di spazi collettivi come palestre o auditorium, sullo stato delle strutture portanti. I record dei dati da rendere pubblici passano da 151 a 500.

Verrà potenziata la velocità di trasferimento delle informazioni, poiché invece di trasmissioni periodiche è previsto un flusso costante e diretto tra gli Enti locali, le Regioni e il Ministero. Entro il prossimo 31 dicembre avverrà l’ultima trasmissione dei dati secondo le vecchie procedure. Poi si partirà con la nuova modalità di comunicazione partiranno a inizio 2017, per arrivare poi entro la prima metà dell’anno ad un vero e proprio fascicolo elettronico per ciascun edificio scolastico.


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Esami di Stato 2017: presentazione domande

Rese note da parte del Miur tempistica e modalità di partecipazione dei candidati interni ed esterni agli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio d'istruzione secondaria di secondo grado per l'anno scolastico 2016/2017. Confermato il consueto termine di presentazione delle domande entro il 30 novembre.

Con circolare 9 novembre 2016 prot. n. 12474 il Miur fornisce modalità e termini di presentazione delle domande di partecipazione agli esami di Stato da parte dei candidati interni ed esterni e disposizioni relative alla procedura di assegnazione dei candidati, per l’a.s. 2016/17.

Ecco il quadro delle scadenze:

Termine presentazione domanda

Soggetti interessati

Destinatari domanda

30 novembre 2016

Alunni dell’ultima classe (Candidati interni)

Dirigente scolastico della scuola frequentata

31 gennaio 2017

Alunni della penultima classe per abbreviazione per merito (Candidati interni)

Dirigente scolastico della scuola frequentata

30 novembre 2016

Candidati esterni

Direttore Generale o Dirigente preposto all’Ufficio Scolastico Regionale della regione di residenza

20 marzo 2017

Alunni con cessazione della frequenza delle lezioni dopo il 31 gennaio 2017 e prima del 15 marzo 2017 (Candidati esterni)

Direttore Generale o  Dirigente preposto all’Ufficio Scolastico Regionale della regione di residenza

30 novembre 2016

Alunni in possesso del diploma professionale di tecnico (Regione Lombardia)

Direttore Generale o  Dirigente preposto all’Ufficio Scolastico Regionale della regione di residenza

30 novembre 2016

Alunni in possesso del diploma professionale di tecnico (Province Autonome di Trento e Bolzano)

Dirigente/direttore della sede dell’istruzione formativa frequentata per il corso annuale

30 novembre 2016

Candidati detenuti

Direttore Generale o  Dirigente preposto all’Ufficio Scolastico regionale, per il tramite del Direttore della Casa Circondariale

31 gennaio 2017

Domande tardive

Candidati interni

Dirigente scolastico della scuola frequentata

Candidati esterni

Direttore Generale o  Dirigente preposto all’Ufficio Scolastico Regionale della regione di residenza

Ricordiamo che la prima prova scritta dell’esame di Stato di istruzione secondaria di secondo grado si svolgerà il giorno 21 giugno 2017, alle ore 08.30.

 

Alunni dell’ultima classe

Gli alunni che frequentano l’ultima classe sono ammessi agli esami di Stato se, nello scrutinio finale, conseguono una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l'attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente, e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi.

Per gli studenti di tutte le classi di istruzione secondaria di secondo grado, ai fini della validità dell’anno scolastico, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell'orario annuale personalizzato.

Le istituzioni scolastiche possono stabilire, per casi eccezionali, motivate e straordinarie deroghe al suddetto limite, per assenze documentate e continuative, a condizione, comunque, che tali assenze non pregiudichino, a giudizio del consiglio di classe, la possibilità di procedere alla valutazione degli alunni interessati.

 

Alunni dell’ultimo periodo dei percorsi di istruzione degli adulti di secondo livello

Sono ammessi agli esami di Stato gli adulti iscritti e frequentanti i percorsi di istruzione di secondo livello che, nello scrutinio finale, conseguono una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l'attribuzione di un unico voto secondo l'ordinamento vigente e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi, ivi comprese quelle per le quali è stato disposto, ad esito della procedura di riconoscimento dei crediti condotta dalla Commissione,  l’esonero dalla frequenza di tutte le unità di apprendimento ad esse riconducibili.

 

Alunni della penultima classe

Gli alunni che frequentano la penultima classe possono chiedere, per abbreviazione per merito, di accedere direttamente agli esami di Stato del secondo ciclo a condizione:

  • che abbiano riportato, nello scrutinio finale, non meno di otto decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non meno di otto decimi nel comportamento,
  • che abbiano seguito un regolare corso di studi di istruzione secondaria di secondo grado,
  • che abbiano riportato una votazione non inferiore a sette decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non inferiore a otto decimi nel comportamento negli scrutini finali dei due anni antecedenti il penultimo, senza essere incorsi in ripetenze nei due anni predetti. Le votazioni suddette non si riferiscono all’insegnamento della religione cattolica.

 

Candidati esterni

Possono presentare istanza di partecipazione all’esame di Stato come candidati esterni coloro che hanno almeno uno dei seguenti requisiti:

  • aver compiuto il diciannovesimo anno di età entro l’anno solare in cui si svolge l’esame e dimostrare di aver adempiuto all’obbligo scolastico;
  • essere in possesso del diploma di licenza conclusiva del primo ciclo di istruzione da un numero di anni almeno pari a quello della durata del corso prescelto, indipendentemente dall’età;
  • avere compiuto il ventitreesimo anno di età entro l’anno solare in cui si svolge l’esame. In tal caso i candidati sono esentati dalla presentazione di qualsiasi titolo di studio inferiore;
  • essere in possesso di titolo conseguito al termine di un corso di studio di istruzione secondaria di secondo grado di durata almeno quadriennale del previgente ordinamento o essere in possesso di diploma professionale di tecnico;
  • aver cessato la frequenza dell’ultimo anno di corso prima del 15 marzo 2017.

I candidati esterni sostengono gli esami di Stato sui percorsi del nuovo ordinamento. Non è prevista l'ammissione dei candidati esterni agli esami di Stato dei corsi quadriennali sperimentali, dei percorsi di istruzione di secondo livello  per adulti (ex corsi serali) e degli indirizzi del previgente ordinamento (fatta eccezione per il "Liceo della Comunicazione - indirizzo sportivo").

L’ammissione dei candidati esterni è subordinata al superamento di un esame preliminare per accertare la loro preparazione sulle materie dell’anno o degli anni per i quali non siano in possesso della promozione o dell’idoneità alla classe successiva, nonché su quelle previste dal piano di studi dell’ultimo anno. In particolare, sostengono l’esame preliminare i candidati in possesso di idoneità o di promozione all’ultimo anno, anche riferita ad un corso di studi di un paese appartenente all’Unione Europea di tipo e livello equivalente, che non hanno frequentato il predetto anno ovvero che non hanno comunque titolo per essere scrutinati per l’ammissione all’esame.

 

Domande di partecipazione

La domanda dei candidati esterni, indirizzata al Direttore generale o al Dirigente preposto all’Ufficio scolastico regionale della regione di residenza, deve essere corredata, oltre che di ogni indicazione ed elemento utile ai fini dello svolgimento dell'esame preliminare e dell'esame conclusivo, di apposita dichiarazione sostitutiva, resa ai sensi del DPR 28 dicembre 2000, n. 445, atta a comprovare il possesso da parte del candidato dei requisiti di ammissione all'esame, compresa la residenza.

I candidati esterni indicano nell’istanza di partecipazione, in ordine preferenziale, almeno tre istituzioni scolastiche in cui intendono sostenere l’esame, e devono dichiarare la lingua e/o le lingue straniere presentate.

 

Pagamento della tassa per esami e del contributo

Il versamento della tassa erariale per esami da parte dei candidati interni è richiesto dalle istituzioni scolastiche all’atto della domanda di partecipazione all’esame di Stato.

Il pagamento della tassa erariale per esami deve essere effettuata dai candidati esterni al momento della presentazione della domanda di partecipazione all’esame di Stato.

Il pagamento dell’eventuale contributo da parte dei candidati esterni deve essere effettuato e documentato all’istituto di assegnazione dei candidati. Il versamento del contributo è dovuto esclusivamente qualora essi debbano sostenere esami con prove pratiche di laboratorio.


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Funzioni automatiche di contabilizzazione delle fatture

Grazie alle nuove funzioni SIDI di invio automatico, le segreterie scolastiche non dovranno più effettuare manualmente il caricamento delle informazioni relative alle fatture ricevute sul portale della Piattaforma per la certificazione dei crediti (PCC).

Il decreto legge n. 66/2014 prevede (art. 27) per tutte le Pubbliche Amministrazioni la comunicazione alla Piattaforma per la certificazione dei crediti (PCC) dei dati riferiti al pagamento delle fatture e ai debiti scaduti e non ancora pagati, ai fini di un corretto ed esaustivo monitoraggio dei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.

Per semplificare gli adempimenti in capo alle segreterie scolastiche, con nota 3 novembre 2016, prot. n. 16611 la Direzione Generale per le Risorse Umane e Finanziarie del Miur comunica che sono state sviluppate nuove funzioni nell'area Fatturazione Elettronica del SIDI, che consentono di inviare le comunicazioni dal sistema SIDI alla Piattaforma di Certificazione dei Crediti (PCC), rendendo completamente automatico il dialogo e la contabilizzazione delle fatture.

Pertanto la scuola non dovrà più effettuare manualmente il caricamento sul portale della PCC delle informazioni relative alle fatture ricevute.

La scuola potrà in qualsiasi momento visionare sul SIDI tutte le comunicazioni inviate alla piattaforma e il relativo esito ricevuto dalla PCC.


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L'istruzione in Italia secondo la Commissione europea

Ancora indietro rispetto all’Europa, ma i progressi ci sono: nella relazione annuale della Commissione europea sullo stato di salute del settore istruzione e formazione negli Stati membri dell’Unione, l’Italia figura come un paese in fase di transizione verso un miglioramento dei risultati, soprattutto a seguito della riforma del 2015 e relativi stanziamenti, e delle innovazioni messe in campo dal SNV.

La Commissione europea ha pubblicato la relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione 2016, composta da ventotto relazioni sui singoli paesi. Il documento prende le mosse dalle prove quantitative e qualitative più aggiornate per presentare e valutare le principali misure programmatiche recenti e in corso di realizzazione in ciascuno Stato membro dell’UE, rivolgendo una particolare attenzione agli sviluppi intervenuti dalla metà del 2015.

Per quanto riguarda l’Italia, tra i fatti salienti il documento cita in primis la circostanza che nel nostro Paese sono in fase di attuazione la riforma della scuola del 2015 e il sistema nazionale di valutazione delle scuole, che potrebbero migliorare i risultati delle scuole.

La relazione è così articolata:

  • sezione 1: panoramica statistica dei principali indicatori per l’istruzione e la formazione;
  • sezione 2: punti di forza e problematiche principali del sistema di istruzione e formazione a livello nazionale;
  • sezione 3: spesa per l’istruzione e sfide demografiche e in materia di competenze;
  • sezione 4: abbandono scolastico, educazione e cura della prima infanzia e competenze di base quali ambiti importanti per contrastare le disuguaglianze e promuovere l’inclusione;
  • sezione 5: politiche volte a modernizzare l’istruzione scolastica che riguardano, tra l’altro, il settore dell’insegnamento e le competenze digitali e linguistiche;
  • sezione 6: misure intese a modernizzare l’istruzione superiore;
  • sezione 7: istruzione e formazione professionale nonché l’istruzione per gli adulti.

Il documento presenta il raffronto, relativamente al 2015, tra i dati italiani e la media dell’Unione Europea in riferimento ai principali indicatori e parametri della strategia ET2020.

Pur attestandosi ancora al di sopra della media UE, il tasso di abbandono scolastico è in costante diminuzione. Per i bambini di età compresa tra i quattro e i sei anni si registra un'elevata partecipazione all'educazione della prima infanzia.

È prestata un'attenzione maggiore alla qualità dell'istruzione superiore, mentre negli ultimi anni il quadro per l'assegnazione dei finanziamenti pubblici alle università è nettamente migliorato.

Il tasso d'istruzione terziaria dell'Italia è il più basso dell'UE per i giovani di età compresa tra i 30 e i 34 anni. Il sistema dell'istruzione superiore non riceve risorse adeguate e deve confrontarsi con il problema dell'invecchiamento del personale docente e del suo assottigliamento.

Si conferma difficile, anche per le persone altamente qualificate, l'ingresso nel mondo del lavoro, dando luogo al fenomeno della "fuga dei cervelli".


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© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Email: info@scuola7.it

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