Scuola7 21 novembre 2016, n. 20

Scuola7

la settimana scolastica

21 novembre 2016, n. 20


In questo numero parliamo di:

Scuole sotto la lente (pn)

Do you speak English in your classroom? (lz)

Piano nazionale scuola digitale (rb)

La giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole (22 novembre) (ap)

Progetti per l’educazione economica a scuola

Erasmus+2017: disposizioni nazionali

Iscrizioni scuole di ogni ordine e grado a.s. 2017/18

Licei musicali e coreutici: Rapporto 2016

Scuole paritarie tra incentivi e ispezioni


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Parliamo diScuole sotto la lente:
eduscopio
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Scuole sotto la lente

L’indagine “Eduscopio”

Paola DI NATALE

Cosa fa la differenza?

Ha avuto ampia eco sugli organi di stampa l’uscita, lo scorso 15 novembre, della nuova edizione di Eduscopio, il portale della Fondazione Agnelli che permette di comparare la qualità degli istituti superiori in Italia; un lancio in grande stile e caratterizzato da una scelta dei tempi a dir poco perfetta, visto che le informazioni aggiornate sono diventate disponibili proprio in concomitanza con la pubblicazione della nota ministeriale sulle iscrizioni per il prossimo anno scolastico.

In precedenza il portale forniva solo dati sulla qualità della formazione offerta, in vista degli studi universitari, dalle scuole statali e paritarie ad indirizzo liceale e tecnico presenti sull’intero territorio nazionale; la novità dell’edizione 2016/17 consiste nella valutazione dell’efficacia di istituti tecnici e professionali in relazione all’inserimento lavorativo dopo il diploma, limitatamente alle città di sette regioni – Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Basilicata e Sardegna – che però insieme rappresentano il 62% del PIL italiano; l’obiettivo dichiarato è di raggiungere presto una copertura nazionale anche su questo versante.

Gli esiti a distanza dopo la scuola secondaria

Il primo elemento di forza del progetto sta nella metodologia utilizzata (chiarita sul portale nei dettagli ed in modo comprensibile anche a chi non ha nozioni di statistica) e nell’ampiezza del campione: i ricercatori della Fondazione Agnelli hanno infatti analizzato dati amministrativi relativi alle carriere universitarie e lavorative di quasi un milione di diplomati provenienti da circa 6.000 corsi di studio secondari di secondo grado, in base a specifici indicatori di performance. Ad esempio, per i percorsi universitari si esaminano gli esami sostenuti, i crediti acquisiti ed i voti ottenuti dagli studenti al primo anno di università, “quello – si legge nel portale - maggiormente influenzato dal lavoro fatto durante gli anni della scuola secondaria”. Si tratta di indicatori che “riflettono la qualità delle ‘basi’ formative, la bontà del metodo di studio e l’utilità dei suggerimenti orientativi acquisiti nelle scuole di provenienza” e che – aggiungiamo noi – sono analoghi a quelli considerati nel framework del Sistema Nazionale di Valutazione relativamente all’area “Risultati a distanza”.  

In aggiunta, Eduscopio è di facile consultazione, come del resto “Scuola in chiaro” (http://cercalatuascuola.istruzione.it/cercalatuascuola/), e fornisce dati affidabili e al tempo stesso “customizzati”, adattabili alle differenti esigenze informative di ragazzi e genitori, giacché offre una graduatoria per indirizzo delle scuole localizzate in un raggio massimo di 30 km dal luogo di residenza. Anche questo taglio metodologico è ampiamente giustificato dai ricercatori: in modo esplicito si dichiara che Eduscopio si propone di aiutare a capire non quale sia la scuola migliore in assoluto, ma la scuola che meglio corrisponde alle aspettative dello studente e della sua famiglia, e che sia situata nel contempo ad una distanza ragionevole dalla località in cui si vive.

La seduzione delle classifiche

Che i follower siano in rapidissima crescita, considerate le caratteristiche del portale, non stupisce. Alle persone “di scuola”, però, sarà consentita qualche ragionevole perplessità: è vero che le graduatorie sono ristrette ad uno specifico indirizzo di studi e che sono limitate ad un territorio sostanzialmente circoscritto, ma appaiono comunque nero su bianco, con la potenza disarmante dei numeri, e non si può pensare che non esercitino influenza tra gli utenti attuali e potenziali di quella zona, ed anche tra dirigenti e docenti di quelle scuole. Non è certo un caso se moltissime testate nazionali si sono affrettate a riportare in tempo reale la classifica degli istituti più efficaci e gettonati, almeno delle grandi città italiane, presentando addirittura un confronto tra la top ten dell’anno scorso e quella di quest’anno, e corredandola di commenti; insomma qualcosa di simile alle rubriche “Chi sale e chi scende” dedicate da qualche rivista a personaggi del mondo dello spettacolo.

Si potrà obiettare che ogni anno sono stilate e rese note anche classifiche delle città italiane per qualità della vita; ma in questo caso non si tratta della percentuale di furti, del patrimonio familiare medio, dei valori di biossido di azoto e polveri sottili o della diffusione della raccolta differenziata, bensì del sistema pubblico di istruzione, in cui responsabilità, scelte ed errori presunti sono ben più facilmente imputabili a persone, con un nome ed un cognome.

Tra Eduscopio e Sistema Nazionale di Valutazione: dov’è la differenza?

Lascia pensare soprattutto la distanza tra la finalità di Eduscopio, orientare ad una scelta consapevole, e l’obiettivo centrale del Sistema Nazionale di Valutazione del Miur, contribuire al miglioramento della qualità del servizio offerto e dei processi, didattici ed organizzativi, posti in essere dalle istituzioni scolastiche. Una distanza comprensibile, ed anche legittima, ma che può determinare disorientamento, tanto più alla luce del fatto che, come dichiarato dai ricercatori, ci si propone di offrire informazioni e dati comparabili utili anche alle scuole stesse, “di modo che siano maggiormente responsabilizzate rispetto a due fondamentali missioni formative – la preparazione e l’orientamento agli studi universitari e al lavoro – e possano finalmente conoscere gli esiti dei loro sforzi”.

Insomma Eduscopio e Scuola in chiaro rendono consultabili set di dati organizzati per scopi differenti e diffusi con diverse modalità; in più quelli forniti da Eduscopio provengono da uno sguardo puramente tecnico, per così dire impersonale, ed offrono una lettura degli esiti sganciata dalla riflessione di chi nella scuola vive e lavora. Non è difficile individuare il sistema dotato di maggiore forza di impatto e della possibilità di creare una forbice tra istituti di serie A, che hanno “una marcia in più”, e di serie B: proprio la conseguenza che il SNV, fin dall’inizio, si è proposto con forza di evitare.

Paola Di Natale

Do you speak English in your classroom?

Unit 1: CLIL, sempre CLIL, fortissimamente CLIL

Lorella ZAULI

La metodologia CLIL: dove eravamo rimasti?

Diffusasi in Italia già fra la fine degli anni ‘90 e i primi anni 2000, la metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning) è stata introdotta nelle scuole secondarie di secondo grado con i D.P.R. 88 e 89/2010, ed è entrata di fatto nelle classi italiane con la nota Miur n. 4969 del 25 luglio 2014, che ne ha disciplinato l’insegnamento su base ordinamentale nelle classi quinte dei licei e degli istituti tecnici (oltre alle terze e alle quarte dei licei linguistici). Tale nota, tuttora vigente, fornisce suggerimenti e indicazioni operative, e detta le norme transitorie, prevedendone un’introduzione graduale: si suggerisce infatti l’attivazione di norma del 50% del monte ore della DNL veicolata in lingua straniera, “in considerazione anche della necessità di dotare gli studenti della padronanza del linguaggio tecnico-specialistico della disciplina della lingua italiana”.

Si precisa che nella fase di prima applicazione della metodologia CLIL negli ordinamenti scolastici possano trovare impiego nella didattica anche i docenti in possesso di una competenza linguistica di livello B2 QCER, pur rimanendo il C1 l’obiettivo finale e ambizioso dei docenti che insegnano parte della loro disciplina attraverso una lingua straniera veicolare, che di norma è l’inglese.

La modalità CLIL è dunque entrata a pieno titolo nel lessico e nella didattica delle scuole italiane, e ha convogliato l’interesse e la partecipazione attiva di tanti docenti di disciplina non linguistica (in particolare, ma non solo, quelli di materie matematico-scientifiche), desiderosi di sperimentare in classe questa significativa innovazione metodologica e, qualora la propria formazione necessitasse di un consolidamento o di un perfezionamento, di formarsi con i corsi posti in essere dall’amministrazione e, in alcuni casi, con percorsi autonomi e certificazioni linguistiche ottenute presso enti riconosciuti dal Miur.

Passato, presente e prossimo futuro

Dal 2010 a oggi si sono succeduti vari decreti e direttive, con cui il Miur si è impegnato in un consistente e diffuso piano di formazione, che fino a oggi ha dato origine a quattro diverse generazioni (fasi) di corsi. La prima di queste generazioni fu affidata a INDIRE (di prossima uscita un approfondimento dell'INDIRE, dal titolo “Report CLIL: esperienza nazionale di formazione docenti”); le successive sono state gestite dal Miur, principalmente attraverso fondi all’uopo destinati dai rispettivi decreti ministeriali (ex legge 440/1997).

Ora le competenze di lingua straniera sono state inserite nel Piano per la formazione dei docenti 2016-19 come una delle nove priorità della formazione 2016-19 (la 4.4) e il Ministro Giannini, nel comunicato stampa di presentazione del piano, il 3 ottobre scorso, ne ha parlato come esempio concreto di compimento delle azioni formative garantite dal Miur, ricordando che “avere insegnanti che, anche insegnando discipline diverse dalla lingua… sono in grado di fare lezione in lingua straniera, con una certificazione ovviamente di livello adeguato, significa dare un’opportunità molto più efficace di raggiungimento delle soglie di competenza degli studenti”.

Le azioni formative per la scuola secondaria di II grado

Limitandoci in questa sede alla sola scuola secondaria di secondo grado, il piano prevede il coinvolgimento di decine di migliaia di docenti, secondo la seguente tabella:

Docenti di lingua e cultura straniera di Scuola secondaria di II grado Percorso di potenziamento linguistico con elementi di metodologia didattica innovativa 10.000 Anni scolastici 2016/2019
Docenti di lingua e cultura straniera di Scuola secondaria di II grado Percorsi di formazione metodologica per il CLIL 10.000 Anni scolastici 2016/2019
Docenti di DNL di Scuola secondaria di II grado B1 > C1 Percorso di formazione linguistica per il raggiungimento del livello C1 (propedeutico al CLIL) 20.000 Anni scolastici 2016/2019
Docenti di DNL di Scuola secondaria di II grado CLIL Percorsi di formazione metodologica per il CLIL 10.000 Anni scolastici 2017/2018

And now?

L’impegno del Miur è senz’altro cospicuo e diffuso. L’interesse e la partecipazione dei docenti rappresentano già una buona base di partenza. Ora bisognerà attendere le prossime mosse dell’Amministrazione centrale, e quali livelli di governance saranno previsti per quella che possiamo chiamare la quinta generazione di corsi; ci riferiamo in modo particolare al ruolo delle scuole polo per la formazione, delle task force regionali istituite presso gli UU.SS.RR. e degli uffici periferici, all’entità dei finanziamenti e ai destinatari dell’affidamento dei corsi (Università? Associazioni professionali e disciplinari accreditate? Docenti in servizio di comprovata esperienza e con specifici requisiti? Altro?)

Leggiamo inoltre con piacere, fra le linee strategiche del punto 4.4, l’eventuale certificazione, da parte di enti terzi, dei livelli di competenze linguistiche raggiunti, piccolo vulnus dei decreti sinora succedutisi. Ci auguriamo che questo impegno possa davvero diventare realtà.

Finanziamenti per progetti di eccellenza

Il 5 novembre 2016 è scaduto il termine di presentazione delle proposte progettuali finalizzate allo sviluppo della metodologia CLIL di cui all’avviso pubblico inerente l’art. 29 del DM 663/2016. Tale avviso, per il quale sono stati stanziati 1.500.000 euro (600.000 per le istituzioni scolastiche del primo ciclo e 900.000 per quelle del secondo ciclo) ricalcava quasi fedelmente – usiamo l’imperfetto perché il bando è scaduto – analoga iniziativa finanziata con il DM 435/2015, tanto che fra i requisiti del nuovo bando veniva esplicitato il fatto di non aver beneficiato dei fondi di cui all’art. 27 del DM 435/2015.

Nelle scuole del primo ciclo esso riguardava progetti di eccellenza e di ricerca-azione, che dovevano prevedere percorsi o moduli CLIL di almeno 20 ore annuali, da attivarsi in almeno due classi di ogni istituzione scolastica coinvolta; nelle scuole del secondo ciclo potevano invece candidarsi laboratori di apprendimento e progetti di lettura estensiva in lingua straniera, anch’essi con percorsi o moduli CLIL di almeno 20 ore annuali, da attivarsi in almeno due classi di ogni istituzione scolastica coinvolta. Le reti di scuole proponenti potevano essere composte da un minimo di 5 a un massimo di 10 istituzioni scolastiche, con docenti in possesso di un adeguato livello linguistico. Bizzarro, ad esempio, che i docenti della primaria coinvolti dovessero possedere un livello QCER B2, mentre quelli della secondaria di secondo grado solo il B1… Forse si è tenuto conto della presenza nel primo grado dei docenti di lingua straniera?

Attendiamo gli sviluppi, anche in considerazione del fatto che tutti i materiali prodotti (a titolo esemplificativo: power point ipertestuali, giochi educativi interattivi, esercizi, test, questionari multimediali, video ecc.) rimarranno di proprietà dell’amministrazione, che ci auguriamo li metta presto a disposizione di tutta la comunità scolastica.

To be continued…

Lorella Zauli

Iscrizioni scuole di ogni ordine e grado a.s. 2017/18

Emanata la circolare sulle iscrizioni alle scuole di ogni ordine e grado per il prossimo a.s. 2017/18. Le funzioni on line saranno aperte dal 16 gennaio al 6 febbraio, con registrazione a partire dal 9 gennaio. Nelle scuole dell’infanzia l’iscrizione resta in modalità cartacea.

La circolare 15 novembre 2016 n. 10 conferma che le iscrizioni dovranno essere effettuate esclusivamente on line per tutte le classi iniziali dei corsi di studio (scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado) statali.

Sono escluse dalla procedura on line le iscrizioni alla scuola dell'infanzia.

Si effettuano on line anche le iscrizioni ai percorsi di istruzione e formazione professionale erogati in regime di sussidiarietà integrativa e complementare dagli istituti professionali nonché dai Centri di formazione professionale accreditati dalle Regioni le quali, su base volontaria, aderiscono al procedimento di iscrizione on line.

Le iscrizioni alle classi iniziali dei corsi di studio delle istituzioni scolastiche paritarie si effettuano on line per le scuole paritarie che aderiscono alla modalità telematica, in quanto la loro partecipazione al sistema “Iscrizioni on line” è facoltativa.

Prima dell’avvio delle iscrizioni, le istituzioni scolastiche aggiornano le informazioni che le caratterizzano attraverso la funzione del portale SIDI “Scuola in chiaro” nell’Area “Rilevazioni”.

Le domande di iscrizione on line possono essere presentate dalle ore 8:00 del 16 gennaio 2017 alle ore 20:00 del 6 febbraio 2017. Dalle ore 9:00 del 9 gennaio 2017 è possibile avviare la fase della registrazione sul sito web www.iscrizioni.istruzione.it.

I genitori/esercenti la responsabilità genitoriale/affidatari/tutori accedono al servizio “Iscrizioni on line”, disponibile sul portale del Miur utilizzando le credenziali fornite tramite la registrazione.

Coloro che sono già in possesso di un’identità digitale (SPID) possono accedere al servi-zio utilizzando le credenziali del proprio gestore.

All’atto dell’iscrizione, i genitori rendono le informazioni essenziali relative all’alunno (codice fiscale, nome e cognome, data di nascita, residenza, etc.) ed esprimono le loro preferenze in merito all’offerta formativa proposta dalla scuola o dal Centro di formazione professionale prescelto.

Le istituzioni scolastiche destinatarie delle domande offrono un servizio di supporto alle famiglie prive di strumentazione informatica, in particolare nelle zone colpite dai recenti eventi sismici. In subordine, qualora necessario, anche le scuole di provenienza offrono il medesimo servizio di supporto.

Si ricorda che il servizio di iscrizioni on line permette di presentare una sola domanda di iscrizione per ciascun alunno consentendo, però, ai genitori di indicare anche una seconda o terza scuola/Centro di formazione professionale cui indirizzare la domanda nel caso in cui l’istituzione di prima scelta non avesse disponibilità di posti per l’anno scolastico 2017/2018.

L’iscrizione alle sezioni di scuola dell’infanzia, esclusa dal sistema “Iscrizioni on line”, è effettuata nella medesima tempistica, con domanda da presentare all’istituzione scolastica prescelta, attraverso la compilazione della scheda A allegata alla suddetta circolare.


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Erasmus+2017: disposizioni nazionali

L’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire ha pubblicato le Disposizioni nazionali allegate alla Guida al programma per il 2017. Il documento, redatto in accordo con il Miur, definisce alcune importanti indicazioni per la partecipazione al bando Erasmus+ nei settori istruzione scolastica, istruzione superiore, educazione degli adulti.

Riguardo ai Progetti di mobilità nell’Azione Chiave 1, settore Scuola e settore Educazione degli Adulti, al fine di finanziare un maggior numero di mobilità, è confermata la riduzione al 70% per gli importi delle diarie indicati dalle tabelle comunitarie, come già indicato lo scorso anno.

Riguardo ai Partenariati strategici (Azione Chiave 2), il documento stabilisce, a livello nazionale, la ripartizione del budget tra le due tipologie di partenariato: scuola ed educazione degli adulti.

Per quanto riguarda il settore istruzione superiore, le disposizioni riguardano prevalentemente la mobilità di studenti e staff nei Paesi del Programma, per la quale sono indicati gli importi del contributo stabiliti dal Miur insieme all’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire. È inoltre previsto un contributo aggiuntivo a favore di studenti con condizioni socio-economiche svantaggiate.

Tutti i progetti Erasmus+ devono avere con le priorità identificate dalla Commissione Europea un forte collegamento, che sarà oggetto di valutazione e avrà un peso determinante nell’attribuzione del punteggio finale.

In fase di valutazione delle candidature, l’Agenzia Erasmus+ Indire rivolgerà particolare interesse ai partenariati strategici incentrati sul tema dei migranti, sulla formazione digitale e sulla creazione di un ambiente accogliente per l’apprendimento e l’insegnamento.

Per il settore Scuola, saranno oggetto di attenzione i partenariati strategici che prevedranno la mobilità a lungo termine degli alunni (da 2 a 12 mesi).

I beneficiari di progetti finanziati dovranno essere muniti di firma digitale necessaria alla sottoscrizione dell’accordo finanziario e di un indirizzo PEC per lo scambio della documentazione ufficiale.

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Concorso dirigente scolastico: preparati con noi

Il prossimo concorso per dirigente scolastico porterà all’assunzione di 1000 nuovi presidi. In data 21 ottobre è stato diffuso il parere del Consiglio di Stato sul relativo Regolamento; seguiranno l’autorizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Per la prima volta la procedura sarà su base nazionale: sono previste tre prove (preselezione, scritto e orale), e a seguire un corso e un tirocinio della durata di 4 mesi ciascuno.

Per prepararsi al meglio ad affrontare le prove previste dal Regolamento, Tecnodid@Formazione, in collaborazione con Irsef-Irfed, presenta una piattaforma rivolta a tutti coloro che intendono partecipare al concorso.

Si tratta di un insieme articolato di prodotti professionali e percorsi mirati, particolarmente utili anche a tutti i dirigenti attualmente in servizio, e a tutte le figure intermedie che svolgono funzioni di supporto all’organizzazione e alla didattica.

Ogni sezione della piattaforma è curata da una rete accreditata di collaboratori Tecnodid@Formazione e Notizie della Scuola, tra cui: Alessia Auriemma, Roberto Baldascino, Antonia Carlini, Nicoletta Casale, Giancarlo Cerini, Susanna Granello, Silvana Loiero, Nilde Maloni, Sandra Molinaro, Vanna Monducci, Maria Antonia Moretti, Maurizio Muraglia, Cinzia Olivieri, Luciano Rondanini, Guglielmo Rispoli, Rosa Seccia, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone... e da qualificati esperti Irsef Irfed, tra cui Paolo Bonanno, Patrizia De Cuia, Elio Formosa, Mario Guglietti, Paola Serafin ed altri.

www.notiziedellascuola.it/formazione

Piano nazionale scuola digitale

... è già passato un anno!

Roberto BALDASCINO

Le risorse impegnate

Il 28 ottobre 2016 l’ufficio stampa del Miur ha emanato una comunicazione (cs281016bis) [1] riguardante il primo anno di realizzazione del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD). Ad un anno dal lancio delle diverse iniziative e azioni, il Ministero compie i primi bilanci.

Si tratta, in realtà, di un’analisi dello stato di avanzamento dei diversi progetti attivati. L’ammontare totale dei finanziamenti previsti risulta pari a 1,1 miliardi di euro. In sintesi risulta già finanziato il 65% dei progetti attivati.

Nello specifico:

Milioni di euro spesi

Progetto

Particolarità

Caratteristiche

88,5

Cablaggio interno di tutte le scuole

Finanziate 6.600 scuole

Connessione Internet nelle aule Wi-Fi o cablate

140

Realizzazione di ambienti digitali per la didattica integrata

Coinvolte 5.500 scuole

Nuovi ambienti di apprendimento in cui presenza e remoto possono fondersi significativamente tramite le tecnologie web

58

Laboratori territoriali per l’occupabilità

 

Didattica laboratoriale e innovazione. Apertura al territorio e al mondo del lavoro

28

Realizzazione di 1.800 atelier creativi

È previsto l’investimento di altri 40 milioni nel 2017

Creatività digitale. Il tinkering, il making costituiscono un saper fare “digitale”, tecnologico e pratico. Si realizzano artefatti tecnologico-digitali per una didattica “pratica” reale, più accattivante e innovativa

7,5

Biblioteche scolastiche digitali

 

La biblioteca scolastica si apre anche al territorio

5

Digital social innovation

 

L’innovazione sociale e la cittadinanza digitale

A tali investimenti si aggiungono anche 5 milioni di euro che finanzieranno il bando inerente la produzione di curricoli digitali da parte delle scuole. Le istituzioni scolastiche vincitrici produrranno percorsi didattici innovativi che riguarderanno lo sviluppo delle competenze digitali. Infine dal 25 al 30 novembre 2016 si terrà la settimana del PNSD in concomitanza con la Settimana internazionale dell'Ora del Codice. Nella settimana del PNSD le scuole sono chiamate ad essere protagoniste per costruire un percorso condiviso di formazione e di sviluppo che sarà alla base del secondo anno del PNSD.

La formazione per il digitale

Per quanto riguarda il capitolo formazione “tecnologico-digitale”, le azioni coinvolgeranno un totale di 140.000 dipendenti della scuola. L’attività è attualmente in corso d’opera. Essa è a rivolta a:

  • 8.300 animatori digitali,
  • 25.000 docenti che comporranno il team dell’innovazione presente in ogni scuola e che costituiranno un supporto per l’animatore digitale,
  • 10 docenti per ogni scuola,
  • 7.000 dirigenti,
  • 18.500 tra DSGA e altro personale amministrativo e tecnico.

Il vasto impegno formativo chiama in causa il personale a vari livelli e responsabilità. La scelta di ampliare ed estendere la platea in formazione si rende necessaria in quanto il processo tecnologico e di digitalizzazione investe l’intera scuola, in tutte le sue componenti, senza alcuna eccezione. Non si tratta, quindi, solo ed esclusivamente di corsi per promuovere una didattica innovativa, in grado di mantenere la scuola al passo con i tempi e ampliare il successo formativo – che rimangono ovviamente sempre i punti focali – ma anche di formare le altre componenti a tali cambiamenti, fino ad arrivare alla dirigenza. Per i dirigenti scolastici è in gioco un modo diverso di esercitare la leadership, o meglio la e-leadership. La formazione interesserà tutti coloro che si occupano della gestione, del supporto tecnico-amministrativo, del ri-orientamento delle risorse e della capacità di spesa (nella sua programmazione pluriennale).

La scuola si innova dal basso

Ancora è prematuro esprimere dei giudizi e riuscire a comprendere le effettive ricadute delle azioni del PNSD a livello sistemico e di singole istituzione scolastiche. Sicuramente l’impegno finanziario e la pluralità di interventi sono importanti e di tutto rispetto. Al di là di tali numeri e azioni, però, l’elemento che emerge chiaro ed evidente è un altro: spetta alla singola scuola attrezzarsi (in tutti i sensi) e autopromuovere il cambiamento tecnologico-digitale. Molto dipenderà dagli animatori digitali coadiuvati dal team di supporto. L’opera di diffusione delle buone pratiche (interne al proprio istituto, ma anche esterne) dovrebbe far raggiungere la cosiddetta massa critica di docenti favorevoli al cambiamento e propensi a mettersi in gioco e ad innestare processi di sviluppo e di innovazione virtuosi, condivisi e soprattutto irreversibili.

I due problemi da risolvere per innescare l’innovazione tecnologico-didattica

Le azioni di promozione dell’animatore digitale e del team di supporto, anche se andassero a buon fine, potrebbero scontrarsi con due criticità tecniche presenti in molte realtà scolastiche. La prima criticità è sintetizzata nella locuzione digital divide scolastico. Si tratta di una condizione di mancata equità, sia per i docenti, sia per discenti. Essi si trovano ad operare in un istituto in cui solo alcune aule sono dotate di tecnologie, mentre le altre risultano del tutto prive. La seconda riguarda la limitatezza della banda wi-fi. La connessione internet, seppur presente in tutte le aule, deve garantire una navigazione in rete fluida e con una velocità sufficiente, senza creare il famoso collo di bottiglia, in cui, a causa delle tante connessioni contemporanee, si blocca l’accesso alla rete. Tale condizione impedirebbe qualsiasi velleità di inserire metodologie come il BYOD, in cui ogni studente può usare in aula per scopi didattici la tecnologia personale.

Entrambe le criticità illustrate devono essere risolte, essendo condizioni ineludibili per sviluppare processi su ampia scala di innovazione pedagogico-didattica “digitale”. La risoluzione di tali problemi compete al dirigente scolastico. Egli attraverso politiche di fund raising e procurement, oltreché di ridistribuzione delle priorità, deve puntare alla loro eliminazione, altrimenti il rischio è quello di inficiare ogni tentativo di innovazione didattico-metodologica proposto all’interno dell’istituzione scolastica.

Roberto Baldascino

[1] http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs281016bis

La giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole (22 novembre)

Ci sono voluti ben tredici anni per la sua istituzione ufficiale

Angelo PRONTERA

Per non dimenticare la nostra storia

A distanza di tredici anni la Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, promossa dal 2002 da Cittadinanzattiva nell’ambito della campagna “Imparare sicuri”, diventa legge dello Stato (c. 159 “Buona scuola”) ed è istituita ufficialmente con decreto del ministro Giannini del 20 novembre 2015. Tale data non è casuale, ma è stata scelta in ricordo di Vito Scafidi, il ragazzo che nel 2008 perse la vita nel liceo “Darwin” di Rivoli a causa del crollo di un controsoffitto nella sua classe.

La ricorrenza, che si terrà il 22 novembre di ogni anno a partire dal 2016,  rappresenta un’occasione per organizzare nelle scuole di tutta Italia un momento di riflessione, formazione e confronto sul tema della sicurezza.

Pertanto la Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole assume - come ebbe a dire lo stesso ministro Giannini lo scorso anno - un valore evocativo, commemorativo, ma soprattutto educativo e formativo. È sempre la L. 107/2015, infatti, a prevedere nelle scuole di I e II grado “iniziative di formazione per gli studenti relative alle tecniche di primo soccorso” (c. 10) e “attività di formazione in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle scuole secondarie di secondo grado, mediante l'organizzazione di corsi rivolti agli studenti inseriti nei percorsi di alternanza scuola-lavoro” (c. 38).

Investire nella sicurezza

Oggi più che mai si comprende l’importanza e la necessità di investire sulla sicurezza, e l’edilizia scolastica pare proprio rientri tra le priorità del Governo, al punto da sfidare il presidente della commissione europea Junker sullo sforamento del patto di stabilità nei bilanci degli enti locali.

Pertanto vogliamo davvero sperare che il Piano di edilizia scolastica previsto dalla legge 107/2015 veda la capillare operatività al più presto, attraverso le novità introdotte dalla Buona scuola: 

- l’utilizzo della quota dell'otto per mille destinata agli interventi di edilizia scolastica che si rendono necessari a seguito di eventi eccezionali e imprevedibili (c. 172);

- il finanziamento e la definizione dei criteri per l’erogazione delle risorse da destinare a  indagini diagnostiche dei solai e dei controsoffitti nelle scuole (c. 177);

- la costruzione di scuole innovative dal punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell'efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica, caratterizzate dalla presenza di nuovi ambienti di apprendimento (c. 153).

La nuova anagrafe dell’edilizia scolastica

Si tratta di un piano di  intervento dello Stato per la messa in sicurezza delle scuole di una portata straordinaria, che impone inevitabilmente delle priorità. Un ulteriore passo in avanti in tal senso è stato compiuto nei giorni scorsi con l’approvazione della nuova Anagrafe dell’Edilizia Scolastica (10 novembre 2016) da parte della Conferenza Unificata, strumento attraverso il quale sarà approntato un fascicolo elettronico degli edifici scolastici, essenziale per individuare le priorità di intervento e monitorare lo stato delle opere. Speriamo!

In ricordo dei ragazzi e delle ragazze che hanno perso la vita a scuola  “perché non accada ad altri”

- S. Giuliano di Puglia (CB):  il 31 ottobre 2002 un terremoto causa il crollo di una scuola elementare dove 27 bambini e una maestra perdono la vita;

- Zagarolo (Roma): la piccola Ilaria, di quattro anni, perde la vita schiacciata dal cancello del cortile della scuola materna;

- Rivoli (TO): il 22 novembre 2008 crolla il controsoffitto di un’aula del liceo “Darwin” e Vito Scafidi perde la vita;

- L’Aquila: il sisma del 6 aprile 2009 provoca il crollo della Casa dello Studente, dove perdono la vita 8 studenti e il vigilante.

Angelo Prontera

Progetti per l’educazione economica a scuola

Nell’ambito della Carta d'intenti per l'Educazione economica, il Miur ha pubblicato l’elenco delle iniziative didattiche alle quali le scuole potranno aderire per promuovere nei giovani l'interesse, la conoscenza e la consapevolezza per i temi dell'economia, della finanza e della legalità fiscale.

La Carta d'intenti per l'Educazione economica come elemento di sviluppo e crescita sociale, sottoscritta il 10 giugno 2015 dal Miur con altre Istituzioni pubbliche e organizzazioni non profit, contempla tra i propri obiettivi la definizione di una strategia a livello nazionale per migliorare la cultura finanziaria dei giovani. I sottoscrittori della Carta si sono impegnati a condividere programmi educativi per favorire l'integrazione delle iniziative di educazione alla cittadinanza economica e alla legalità offerte sul territorio.

La nota 20 ottobre 2016 prot. n. 7615 presenta, per ogni iniziativa, la scheda illustrativa contenente il programma educativo proposto e tutte le indicazioni utili per la realizzazione dell'attività formativa nonché le modalità di partecipazione.

Questo l’elenco dei soggetti sottoscrittori: Banca D'Italia, Feduf, CPGT, ANSPC, Equitalia, Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, OCF, Unioncamere.

Ricordiamo che il potenziamento delle conoscenze in materia economico-finanziaria rientra tra gli obiettivi prioritari delle iniziative di accrescimento dell'offerta formativa previste dalla Legge n. 107/2015 cd. Buona scuola.


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Licei musicali e coreutici: Rapporto 2016

Presentati il 16 novembre in una conferenza stampa presso il Senato della repubblica i due volumi intitolati “I Licei musicali e coreutici italiani. Rapporto 2016”, che presentano gli esiti dell’indagine conoscitiva nazionale volta a monitorare l’assetto, l’organizzazione e i risultati conseguiti dagli studenti, alla fine del quinto anno di attività.

Frutto di un accordo sottoscritto tra il MIUR, Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione e la Rete nazionale “Qualità e sviluppo dei Licei musicali e coreutici”, il Rapporto 2016, suddiviso in due volumi, si basa sui seguenti indicatori di analisi:

  • variabili connesse alla dimensione strutturale e organizzativa;
  • rapporti con i Conservatori e AND;
  • formazione e professionalità docente;
  • verticalizzazione del curriculo e orientamento in entrata e in uscita;
  • rapporti con il territorio e con il mondo del lavoro;
  • uso delle tecnologie;
  • esiti degli studenti.

Il Rapporto delinea un quadro positivo innanzi tutto dal punto di vista numerico: a partire dalla loro nascita nell’a.s. 2010/11, i Licei musicali sono passati da 43 a 140, quelli coreutici da 11 a 34. Si è assistito a un progressivo incremento del numero delle iscrizioni e quindi del numero delle classi.

Soddisfacenti anche i risultati finali conseguiti dagli studenti, che nel prosieguo degli studi, coerentemente con gli obiettivi della riforma, si sono indirizzati verso gli studi dell’alta formazione, sia essa musicale, coreutica o universitaria.

I dati contenuti nel Rapporto costituiscono uno strumento significativo per tracciare le prospettive di sviluppo rispetto all'assetto che i Licei, usciti dalla fase di avvio sperimentale, potranno avere nel più generale riordino della formazione musicale e coreutica.


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Scuole paritarie tra incentivi e ispezioni

La legge cd. Buona Scuola ha introdotto un Piano straordinario triennale di ispezioni nelle scuole paritarie, finalizzato alla verifica dei requisiti. Il Miur ha presentato i primi dati emersi a seguito delle ispezioni, e contestualmente le misure incentivanti per le paritarie previste dalla nuova legge di bilancio.

Per realizzare il Piano di ispezioni è stato istituito un gruppo di coordinamento in raccordo con gli Uffici Scolastici Regionali. Nel 2016 il corpo degli ispettori è quasi raddoppiato, passando da 56 a 104 unità.

Nei primi 6 mesi del 2016 sono state 288 le istituzioni scolastiche visitate, con particolare attenzione a quelle scuole secondarie di II grado, dove si rilevava una sostanziale differenza fra il numero di iscritti al primo anno e quello di iscritti all’Esame di Stato.

27 sono stati i casi di revoca della parità, mentre in 145 casi sono state rilevate alcune problematiche da sanare ed è in corso la conferma della parità.

L’intento è quello di colpire le irregolarità e soprattutto i cosiddetti ‘diplomifici’. Fra i risultati del Piano, la riduzione del numero di privatisti all’ultimo Esame di Maturità, che sono passati dai 5.963 del 2015 ai 5.178 (-13%) del 2016.

La presentazione dei primi dati è avvenuta nella giornata del 16 novembre alla presenza del Ministro Stefania Giannini e del sottosegratario Gabriele Toccafondi, che hanno illustrato anche le misure per le paritarie inserite nell’ultima Legge di bilancio.

In particolare si prevede il raddoppio del fondo sulla disabilità per i ragazzi iscritti alle paritarie, lo stanziamento di 25 milioni per il 2017 per le materne, il raddoppio progressivo delle detrazioni fiscali per le famiglie nei prossimi tre anni.


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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

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